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BERLUSCONI NON TROVA VOLTI NUOVI PER FORZA ITALIA

Dicembre 28th, 2013 Riccardo Fucile

NEI CLUB MANCANO ADESIONI DI PRESTIGIO… A FINE GENNAIO LA CONVENTION

Ha passato il Natale tra famiglia e telefono, a cercare di completare il difficile puzzle delle nomine nel partito che viene rimandato di giorno in giorno.
Ma Silvio Berlusconi nemmeno sotto l’albero ha trovato in regalo una soluzione che lo soddisfi
Da oggi comincerà  ad incontrare a Villa San Martino big del partito e consiglieri fidati, per trovare suggerimenti che lo aiutino a rilanciare quella Forza Italia che ai suoi occhi non riesce a trovare la freschezza.
Perchè questo è il punto che lo immobilizza e gli fa rimandare le scelte: Berlusconi non è riuscito a trovare la formula magica di integrazione tra volti nuovi ed esperti politici per dar vita a un organigramma che regga il confronto con quello, da lui molto invidiato, del Pd renziano.
«Se nomino l’Ufficio di presidenza adesso non c’è un solo nome nuovo che posso proporre, e lo stesso vale per i coordinatori regionali», si è sfogato con i fedelissimi, stanco e scontento dicono, ma comunque al lavoro.
E non ci sono volti nuovi perchè anche l’operazione Club Forza Silvio, sulla quale comunque continua a puntare (ci sarà  una Convention nazionale il 27 e 28 gennaio a Milano), ha funzionato solo a metà .
È vero, ha confessato, che nuovi Club nascono, ma tra chi aderisce non ci sono quegli intellettuali, quei manager, quegli imprenditori che sperava arrivassero a dare una mano.
«La verità  – dice chi gli ha parlato -, è che questo tipo di personaggi oggi non è più attratto da noi, ma da Renzi. Noi non tiriamo, anche se abbiamo consensi ancora alti». E questo Berlusconi comincia a capirlo, anche se non si arrende.
Resta ancora in piedi l’idea di un partito guidato da tre vicepresidenti, uno fuori dalla politica come Giovanni Toti, uno forte in Europa come Antonio Tajani e un volto femminile apprezzato (in corsa Gelmini, Bernini, Carfagna), così come è lui stesso a dire che «su 20 coordinatori regionali, 12 li ho in testa».
E però un po’ le proteste di chi si vede escluso, un po’ la sua delusione per il quadro generale che non lo soddisfa, fanno prevedere che non si arrivi a decisioni almeno fino al nuovo anno.
In stand-by resta anche il caso Brunetta. L’attivismo del capogruppo alla Camera, sommato a un carattere non facile, ha provocato una tale ondata di malumore fra i deputati da far traballare anche il Cavaliere.
Che non è scontento di come Brunetta fa l’opposizione («È bravo, lavora tantissimo, conosce molto bene l’economia ed è efficace»), ma gli fa chiedere come sia possibile che «Renato non riesca a tenere un gruppo di soli 60 parlamentari…».
Le voci del partito danno per ancora possibile che si chieda un voto segreto sui capigruppo (che sono stati eletti per acclamazione per volere di Berlusconi), voto che vedrebbe sconfitto Brunetta e riconfermato Romani.
E questo nonostante il Cavaliere sia intervenuto tre giorni fa per smentire «qualsiasi repulisti» e riconfermare Brunetta che «non si tocca».
Ma comunque finisca, la sofferenza in Forza Italia, senza decisioni, è destinata a crescere.
Acuita dalla preoccupazione che alcuni nutrono rispetto all’ipotesi che al Cavaliere non vengano concessi i servizi sociali ma finisca agli arresti domiciliari.
Sarebbe «una tragedia», dicono i suoi, perchè «non avremmo più un leader, oltre che un candidato premier che ancora drammaticamente ci manca».
Berlusconi, dicono, non sembra preoccupato dell’evenienza, ma non è chiaro se è perchè la mette in conto o perchè la esclude.
In ogni caso, ad oggi la corsa verso il voto subito sembra interessarlo meno.
Con un partito tutto da costruire e tante incognite, è bene essere cauti.

(da “La Stampa“)

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MILLEPROROGHE; SLITTA LA WEB TAX, RINVIO SFRATTI PER REDDITI SOTTO I 21.000 EURO

Dicembre 27th, 2013 Riccardo Fucile

NEL DECRETO ANCHE LE NORME PER IL RECESSO DEGLI AFFITTI D’ORO E IL BILANCIO DI ROMA… VIA LIBERA AGLI AUMENTI DELLE ACCISE SUL TABACCO

Ecco le principali misure contenute nel decreto “Milleproroghe”

RECESSO AFFITTI D’ORO  

Le amministrazioni pubbliche potranno recedere dalle locazioni passive entro il 30 giugno 2014. È quanto prevede la norma sui cosiddetti «affitti d’oro»
SFRATTI SOSPESI PER 6 MESI  
Sfratti sospesi per sei mesi, ma non per tutti: solo per chi ha reddito familiare sotto i 21.000 euro, malati, anziani o disabili in famiglia. È quanto prevede il decreto Milleproroghe approvato oggi dal Cdm. «Nessuna proroga generalizzata degli sfratti – è scritto nel comunicato diffuso da Palazzo Chigi – ma attenzione alle emergenze reali».
POSTICIPATA LA WEB TAX  
La Web Tax, la norma introdotta nella legge di Stabilità  e non ancora entrata in vigore, è stata posticipata al primo luglio. È quanto prevede – è scritto nel comunicato di Palazzo Chigi – il decreto Milleproroghe.
BONUS MOBILI  
Viene modificata la norma della Legge di Stabilità  che non consentiva di superare, nel bonus riconosciuto per l’acquisto dei mobili, il valore della spesa sostenuta per le ristrutturazioni: ora diventa possibile. È quanto prevede una delle norme del decreto Milleproroghe approvato oggi dal Cdm.
POSSIBILE AUMENTO ACCISE TABACCO  
Al termine della conversione del decreto Milleproroghe potrà  essere deciso un aumento dell’accisa sui tabacchi dello 0,7% sui prodotti da fumo «e loro succedanei».
115 MILIONI PER ROMA CAPITALE  
La possibilità  per il commissario straordinario di Roma Capitale a inserire 115 milioni nella massa passiva dei debiti e nuove risorse per la raccolta differenziata. Sono due delle misure contenute nel decreto Milleproroghe per Roma Capitale. «Il commissario straordinario – è scritto nel comunicato – è autorizzato a inserire, per un importo massimo di 115 milioni di euro nella massa passiva di cui all’articolo 14 del dl 31 maggio 2010 da destinare a partite debitorie rivenienti da obbligazioni od oneri anteriori al 28 aprile 2008. Roma Capitale può riacquisite l’esclusiva titolarità  dei crediti e può avvalersi di appositi piani pluriennali per il rientro dal crediti verso le proprie partecipate». Inoltre sono previste «risorse per il Patto per Roma per la raccolta differenziata». Sono stati «sbloccati fondi, nel limite di 6 milioni di euro per il 2013, 6,5 milioni di euro per il 2014, e 7,5 milioni di euro per il 2015».
FONDI UE PER OLTRE 6 MILIARDI  
Il Consiglio dei ministri ha varato anche una ripartizione dei fondi strutturali europei «per 6,2 miliardi», soldi che «rischiavano di non essere utilizzati avendo un ciclo 2007-2013» ha spiegato Letta. «Con questo intervento di tipo amministrativo potremmo riallocare questi fondi».
700 MILIONI PER IMPRESE E OCCUPAZIONE  
«Abbiamo conferito 700 milioni per misure a sostegno di lavoro e occupazione» ha continuato il premier durante la conferenza stampa spiegando che: «Oggi presentiamo un complesso di interventi per salvare l’utilizzo dei fondi Ue che altrimenti si sarebbero persi. Con questa operazione siamo in grado di riallocarli con un intervento di tipo amministrativo e utilizzarli nella coda 2014-2015». Dei 700 milioni, 150 milioni vanno per la decontribuzione dell’occupazione giovanile, 200 milioni per l’occupazione femminile e 350 milioni per interventi a sostegno della ricollocazione dei lavoratori disoccupati.
800 MILIONI DI FONDI CONTRO LA POVERTA’  
«Aggiungiamo sul fronte della lotta alla povertà  300 milioni in più» che si aggiungono ai 500 milioni già  stanziati nella legge di Stabilità  a questo fine.
RIFORMARE IL PROCEDIMENTO LEGISLATIVO  
Quanto accaduto con il dl salva Roma, «dimostra che nel nostro Paese è essenziale rimettere mano al sistema legislativo», ha aggiunto. «Questa vicenda – aggiunge – è un ulteriore stimolo nel 2014 per mettere mano al riordino del percorso legislativo». «Il procedimento legislativo in Italia, come avviene oggi, non è quello di una democrazia moderna che sia in grado funzionare in modo efficiente” quindi il 2014 è «l’anno in cui dotare il nostro paese di un procedimento più lineare, che eviti le situazioni create in questo ingorgo di fine anno».
FONDI ALLE SCUOLE  
Uno dei capitoli a cui il Cdm di oggi destina alcune delle risorse dei fondi strutturali è quello delle scuole, perchè «quelle italiane non sono all’altezza». Lo ha annunciato in conferenza stampa il premier Enrico Letta. «C’è un capitolo – ha aggiunto Letta – a cui tengo moltissimo: è quello che ha a che vedere con gli edifici scolastici, con la loro messa in sicurezza» e con l’efficienza energetica.

(da La Stampa”)

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LA LOBBY DELLE MEDICINE NON PAGA LA CRISI

Dicembre 27th, 2013 Riccardo Fucile

L’INDUSTRIA PUNTA SULLA TECNOLOGIA E TAGLIA I VENDITORI… LA MINACCIA ALLA POLITICA CHE VUOLE RINEGOZIARE I PREZZI… OCCUPAZIONE A RISCHIO IN ITALIA SE CAMBIANO LE REGOLE

La scenetta classica della ragazza in minigonna che attende in sala d’aspetto ormai non vale più.
Idem per il collega che siede davanti al medico invitandolo al convegno di fine maggio: Costiera Amalfitana o Cinque Terre, programma di lavoro ridotto al minimo per gustarsi la gita in barca o il pesciolino nel piatto.
Niente da fare, tutto finito e tutto molto vietato dal nuovo regolamento Farmindustria.
Via chi non serve più
La farmaceutica oggi ha mollato la categoria dell’informatore medico. Lo conferma l’inchiesta su 23 top manager (da Pfizer ad AstraZeneca) indagati dalla Procura di Milano per aver infilato in una bad company circa 1.200 venditori, gente finita presto per strada causa bancarotta: non servivano più, sono stati eliminati.
“Ormai l’affare della sanità  è roba per pesci enormi — spiega un informatore -. Coi tagli ai finanziamenti pubblici, e la fame della politica sempre più aggressiva, l’unica convenienza delle grandi case è fare lobby nelle alte sfere, spingere i prodotti nei protocolli di cura, avere l’ok degli organismi di controllo per i brevetti nuovi. Perder tempo col porta a porta non serve più, e quindi non serviamo più nemmeno noi”.
Chi resta s’adegua e fa salti mortali pur di portare a casa uno stipendio.
Eppure il comparto non mostra sofferenze serie, considerato il contesto generale.
“Il mercato farmaceutico chiuderà  il 2013 con un trend positivo (+ 2,4% sul cumulato gennaio-settembre) trainato dall’andamento del comparto specialistico e ospedaliero, mentre il canale farmacia è stabile” ha detto a Quotidianosa  nita.it   Sergio Liberatore, general manager di Ims Health Italia, società  che organizza il marketing farmaceutico.
E nel breve-medio termine?
“Il mercato farmaceutico sarà  rallentato dagli effetti della crisi economica e dal conseguente contenimento dei costi da parte delle pubbliche amministrazioni. Vanno considerati gli effetti dei possibili ripiani degli sforamenti dei budget per la spesa farmaceutica richiesti alle aziende”.
La piramide
La traduzione è semplice: il mercato, nonostante tutto, regge. E l’obiettivo primario resta la sanità  pubblica, i 110 miliardi di euro che serviranno nel 2014 per tenere in piedi il sistema tra medici, farmaci e ospedali.
Il problema è che il fondo non basta mai. Lo sforamento dei tetti per le varie voci di spesa è stata una costante negli ultimi decenni: sprechi gestionali e truffe maestose hanno sottratto forze cospicue, ma anche le politiche difensive della lobby farmaceutica hanno impedito di abbassare i costi.
Il monte totale dello stanziamento sanitario fissato dallo Stato viene suddiviso in una piramide di voci via via più dettagliate, dai grandi bacini nazionali (medicinali, ospedali, assistenza domiciliare), passando alle attribuzioni regionali per arrivare alle quote dei singoli prodotti di ciascuna casa autorizzata a vendere in Italia, a prezzo concordato.
Cioè per la pillola X si stabilisce il prezzo di vendita e il rimborso che andrà  a carico del servizio sanitario nazionale, ma anche il numero massimo di pezzi che ogni medico potrà  prescrivere: quando la pillola X viene venduta oltre la quantità  stabilita, il medico è sanzionato e il produttore va soggetto al payback, una sorta di mancato rimborso.
La tecnica serve a contenere la spinta commerciale, e nel 2012 ha ottenuto un buon risultato: come spiega l’Aifa (Agenzia italiana per il farmaco), sulla spesa farmaceutica complessiva — 25 miliardi e mezzo di euro — il tetto per le medicine ordinate in studio ha sostanzialmente retto, pur restando differenze territoriali importanti (i siciliani hanno assorbito 1.110 dosi giornaliere ogni 1000 abitanti, a Bolzano 743 su 1000).
Sforata brutalmente invece la spesa farmaceutica ospedaliera (fuori del 101%): vale 5 miliardi di euro contro i 20 del territoriale, ma promette bene per il futuro.
Target ospedaliero
Spiega il direttore generale dell’Aifa, Luca Pani: “Finora la spesa farmaceutica territoriale ha compensato l’aumento di quella ospedaliera. Ma nel momento in cui si porta il tetto della territoriale al limite minimo di tenuta, non abbiamo più spazio per compensare quella ospedaliera. Visto che quest’ultima sale, perchè i farmaci innovativi per fortuna stanno arrivando sul mercato, ma costano tanto e vanno somministrati in ospedale, questo richiederà  presumibilmente che si modifichino i tetti di spesa. Basterà  aumentare il tetto dell’ospedaliera e il sistema reggerà  benissimo”.
Dunque, ricetta più che tradizionale: il mercato italiano, che vive da sempre in simbiosi con la politica, deve trovare un nuovo patto economico dentro il Parlamento. Soprattutto perchè da qui al 2018 scadranno decine di brevetti fondamentali per la farmacologia moderna, e tutta la partita dei generici dovrà  essere compensata da nuovi prodotti. Chi li produrrà ? E chi li venderà  in Italia, sesto mercato mondiale per il farmaco?
Usa superstar
Un’idea viene dalla classifica dei top seller nel nostro paese. In testa c’è l’americana Pfizer, la più grande azienda farmaceutica del pianeta, che in Italia fattura oltre un miliardo di euro.
La squadra Usa (Pfizer e altri) totalizza 5 miliardi di fatturato, 13 mila dipendenti ed esprime il presidente di Federfarma, Massimo Scaccabarozzi, amministratore delegato di Janssen Cilag (Johnson & Johnson).
Una vera corazzata che difende il corpo produttivo nazionale, 26 miliardi di fatturato e 63 mila addetti, cifre che raddoppiano con l’indotto diventando il fiore tecnologico dell’industria italiana, un gioiello di qualità  votato all’export (67%) e con la minaccia sempre in canna: se non si fa come conviene a noi, facciamo presto ad andarcene. Ministri, assessori, direttori sanitari e medici fin qui compiacenti hanno poco da ribattere se un mese fa è stato arrestato l’ennesimo consigliere regionale con l’accusa di aver favorito un clan camorristico per gli appalti all’Asl di Caserta; e se i titolari della più importante casa italiana, la Menarini, sono stati rinviati a giudizio lo scorso giugno per evasione fiscale, riciclaggio e corruzione.
Una truffa al Servizio sanitario nazionale.

Chiara Paolin
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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GRILLO PER LA VILLA DI 24 VANI CON PISCINA PAGA COME PER UN APPARTAMENTO

Dicembre 27th, 2013 Riccardo Fucile

LA SUA RESIDENZA GENOVESE RISULTA “UN VILLINO” (A7) E NON VILLA (A8) ….GRAZIE ALL’INDIFFERENZA DI CATASTO E COMUNE CHE DOVREBBERO AGGIORNARE LA CLASSIFICAZIONE

Beppe Grillo è un uomo baciato dalla fortuna. È ricco, ha una bella famiglia e un certo potere.
Ma con lui, oltre al destino, sembra generoso pure il catasto.
Infatti il leader del Movimento 5 Stelle vive in una splendida villa d’epoca nella Beverly Hills genovese, la collina di Sant’Ilario.
Qui dispone di 24 vani, di una piscina interna e di una esterna, di un grande prato all’inglese. Intorno anche vigneti e uliveti.
Ma questa lussuosa dimora all’agenzia del territorio è classificata come immobile di categoria «A7», ovvero un «villino» e non una «villa» («A8»).
In pratica una di quelle casette a schiera in cui vive la borghesia produttiva di questo Paese. Dove solitamente non è prevista neppure una piccola piscina per evitare l’«upgrade» catastale.
In fondo un villino, per esempio, non paga l’Ici come prima casa e altri adempimenti fiscali prendono come riferimento la rendita catastale dell’immobile.
Per esempio,   questo è il valore di riferimento per le tasse legate alla compravendita e nei casi di accertamento sintetico da redditometro permette di giustificare un livello di reddito inferiore.
Quella del villone di Grillo è pari a 2.974,79 euro.
«È   pochissimo, pochissimo» sospira l’ingegner Giovanni Galletto, direttore regionale dell’agenzia del territorio della Liguria.
Chi deve valutare il reale valore della casa? «Se c’è un caso particolarissimo, come questo, il comune di Genova dovrebbe chiederci una verifica, dopo di che noi potremmo fare i controlli necessari. Anche perchè ci sono gli articoli di legge che ci consentono di intervenire».
In effetti nella legge finanziaria del 2004 i commi 335 e 336 permettono ai municipi di segnalare anomalie nell’accatastamento.
Certamente sulla villa di Grillo non è mancata la pubblicità  in questi anni e in tanti sanno che si trova in una zona dove le case valgono circa 8 mila euro al metro quadro.
Ingegner Gallino, ma nessuno di voi al catasto legge i quotidiani?
«Noi ci dobbiamo basare sugli articoli di legge, non su quelli di giornale» .
Però attribuire meno di 3 mila euro di rendita catastale a quella super villa non è un insulto alla povertà ?
«Sono d’accordo con lei, ma non è colpa nostra» conclude il direttore.
La domanda resta senza risposta: come è possibile che sia stata accatastata come villino una proprietà  tanto importante?
Un altro dirigente dell’agenzia ligure del territorio, l’ingegner Luigi Matarrese, dà  la sua versione: «Queste categorie catastali sono vecchissime,   gli accertamenti sono stati fatti chissà  quando. Una volta le cose andavano in un certo modo, ora, però, sono cambiate e bisogna tenerne conto. Sicuramente Sant’Ilario è una zona di pregio».
All’ufficio Urbanistica di Genova non accettano questo scaricabarile e una funzionaria dopo una consultazione con il suo dirigente (l’architetto Ferdinando De Fornari) risponde: «Il Comune non c’entra niente con la categoria dell’abitazione. Dovete rivolgervi al catasto».
Sembra il gioco dell’oca. E siamo al punto di partenza.
Il discorso non cambia con l’altra lussuosa proprietà  di Grillo, la villa Corallina di Marina di Bibbona (Livorno): 21 vani sulla spiaggia, con piscina, oltre 5.600 metri quadrati di macchia mediterranea e una rimessa di 70 metri.
L’estate scorsa questo «villino» veniva affittato a 14 mila euro la settimana, 56 mila al mese. Qui la rendita catastale, rispetto a Genova, è un po’ più alta: 4.229 euro.
Il sindaco di Bibbona, Fiorella Marini, argomenta: «Quella era un’ex colonia, Grillo l’ha acquistata 10-12 anni fa e l’ha ristrutturata. Era il suo tecnico che avrebbe dovuto fare l’accatastamento corretto. Non so perchè la categoria di quella casa sia “A7”».
Quindi promette di informarsi meglio e di richiamare. Purtroppo non lo sentiamo più.
Il geometra Massimo D’Andrea, quello che negli anni scorsi ha passato al setaccio l’intero patrimonio immobiliare di Antonio Di Pietro, pone un ultimo interrogativo: «La villa genovese di Grillo è di proprietà  della società  semplice Bellavista, inattiva dal 25 marzo 1998 e di cui Beppe risulta socio dal febbraio 1997. Verosimilmente Bellavista, che dispone nel suo patrimonio immobiliare di questa casa e di altri di cinque modesti terreni, ha concesso in uso al socio Grillo il proprio asset principale. A che titolo? Risulta il pagamento di un fitto? Oppure è un benefit aziendale? In entrambi i casi la società  non dovrebbe risultare inattiva».
Qualunque sia la risposta, è chiaro che in questo momento il mattone e la sua gestione risultano essere il principale business di Grillo, visto che il suo   730 «è a 0 da quattro anni» per colpa della politica.

Giacomo Amadori
(da “Libero”)

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ROMA, METRO C, BIDONE MILIARDARIO

Dicembre 27th, 2013 Riccardo Fucile

RISPETTO ALLA GARA, L’OPERA È GIà€ COSTATA OLTRE UN MILIARDO DI EURO IN PIÙ

Anche a Roma c’è un pozzo di San Patrizio e si chiama metropolitana C.
È un buco senza fondo simile a quello della leggenda, ma non custodisce ricchezze favolose. Nasconde costi a profusione, piuttosto.
Come marchiata dalla maledizione italiana delle grandi opere che non finiscono mai e succhiano denaro pubblico al pari di idrovore, la metro capitolina in costruzione sta diventando una specie di Salerno-Reggio Calabria in versione urbana.
Come la lunga autostrada del Sud, anche la metropolitana romana non è un’opera inutile, anzi. Ma sta trasformandosi in un incubo per il Comune di Roma e tutti i contribuenti italiani essendo interamente finanziata con denaro pubblico.
Rispetto ai tempi di costruzione e al costo dell’opera stabiliti nel contratto dell’autunno 2006, siamo già  fuori con l’accuso: doveva essere consegnata in 1.760 giorni e siamo a più di 2.600 e ancora non si vede la fine.
Doveva costare 2 miliardi e 683 milioni di euro e invece ammontano a 3 miliardi e 740 milioni le somme elencate nell’ultimo aggiornamento contabile scaturito dal famoso e contestato accordo di settembre tra Campidoglio e costruttori (il cosiddetto “atto Improta”, da Guido Improta, assessore ai Trasporti).
Il di più è già  1 miliardo e 56 milioni di euro, con un incremento percentuale del 39 per cento. Non è uno scherzo, considerando che proprio in queste settimane il Comune di Roma, al pari di molti altri comuni d’Italia, è arrivato sull’orlo della bancarotta finanziaria, appesantito da un debito spaventoso di 867 milioni di euro, così grave che il governo avrebbe voluto alleggerirlo con un intervento ad hoc, il famoso decreto “Salva Roma”.
E considerando pure che la metro C non è affatto finita, anzi, ora in ballo c’è la costruzione della linea da San Giovanni a Piazza Venezia: la famosa tratta T3, il pezzo dell’opera più contestato e più a rischio per quanto riguarda l’esplosione dei costi.
Solo per la stazione di Piazza Venezia il Decreto del fare del governo Letta ha stanziato altri 370 milioni di euro, cosicchè il costo complessivo della metropolitana C sale a 4 miliardi e 110 milioni.
Le gallerie saranno scavate intorno al Colosseo e sotto il Foro romano e la possibilità  che a ogni metro le talpe si imbattano in un ritrovamento storico e in un reperto archeologico non è remota, èquasi una certezza.
Ogni fermata imposta da un’evenienza del genere comporterà  anche una fermata dei cantieri e quindi una moltiplicazione di costi.
Di fronte a questa infausta prospettiva, si allarga il fronte di coloro che vorrebbero che per la metro C non si proceda a qualsiasi costo.
Alcune settimane fa, delegazioni di cittadini e associazioni favorevoli a un radicale ripensamento dell’opera sono stati formalmente ricevuti in Campidoglio, e la faccenda ha avuto una sua importanza, non solo simbolica.
Comitati e organizzazioni vorrebbero che intanto si finissero i lavori del lungo pezzo dall’estrema periferia est di Pantano a San Giovanni e si mettesse in esercizio la linea rispettando il termine promesso di metà  del 2015.
E poi si tornasse a riflettere sull’opportunità  di proseguire verso Piazza Venezia e in direzione del quartiere Mazzini.
Ragionando se non sarebbe più conveniente, piuttosto, evitare il Vietnam del Foro romano deviando su un percorso alternativo verso il Circo Massimo.
La gara europea per i lavori della nuova metropolitana romana si svolse all’inizio del 2006 partendo da una base d’asta di 3 miliardi di euro e un tempo di realizzazione di 2.380 giorni. Il consorzio di imprese formato da Vianini (Caltagirone), Astaldi, Ansaldo e Cooperativa braccianti di Carpi sbaragliò gli altri 6 concorrenti con un’offerta strepitosa: 364 milioni di euro di ribasso e tempi ridotti di 2 anni.
Le cose, però, presero subito un’altra piega.
Al momento della stesura del contratto avvenuta poche settimane dopo, lo schema dei lavori fu totalmente rivoluzionato rispetto a quello descritto nella gara: invece di realizzare il tratto da Alessandrino a piazza Venezia (tratte T5, T4 e T3), decisero di costruire la metropolitana dal deposito di Pantano a San Giovanni (tratte T7, T6, T5 e T4).
Fu una modifica gigantesca e clamorosa, avvenuta come se niente fosse.
Da allora è stato tutto un rincorrersi di aumenti di spesa e di tempi.
L’incremento dei costi oggi è di circa 418 mila euro al giorno, il 63 per cento in più della produttività  giornaliera preventivata dal consorzio dei costruttori. È aumentato tutto. Le attività  di “alta sorveglianza”, cioè il compenso alla società  comunale Roma Metropolitana che ha il compito di seguire i lavori, è salito, per esempio, da 25 a 52 milioni di euro, i collaudi da 6 milioni a 15, l’“atto Improta” del settembre scorso per scongiurare il blocco dei lavori dopo la serrata dei costruttori si è portato via 352 milioni, il commissario straordinario costerà  altri 870 mila euro.
Dal 2006 a oggi c’è stata una sequela di perizie di variante, cioè di modifiche, addirittura 45, che hanno succhiato altri 360 milioni di euro.

Daniele Martini
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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LA REGIONE LAZIO TAGLIA, MA LA PENALE COSTA 10 VOLTE IL CANONE ANNUO: IL REGALO LASCIATO DA STORACE

Dicembre 27th, 2013 Riccardo Fucile

ERRORI NELLA RINUNCIA, IL GIUDICE CONDANNA LA REGIONE A PAGARE 2,9 MILIONI DI EURO

Il regalino risale al 2002, quando la Regione Lazio era in mano a una solida maggioranza di centrodestra.
Governatore, Francesco Storace.
Presidente del consiglio regionale, l’attuale senatore di Forza Italia Claudio Fazzone.
Per motivi imperscrutabili si decise che lo stesso consiglio, che com’è noto ha sede a Roma, aveva l’impellente necessità  di dotarsi di un ufficio di rappresentanza.
Dove? Ma nel centro di Roma, a due passi dagli uffici dei deputati, ovviamente.
Si poteva forse essere così crudeli da rifiutare ai consiglieri un punto d’appoggio nella Capitale al riparo delle intemperie d’inverno, e della canicola d’estate, senza costringere loro e i loro ospiti illustri ad affrontare un viaggio in taxi verso la periferia ovest della città , dov’è la sede della Pisana?
Anche l’affittuario era il medesimo che aveva ceduto in locazione alla Camera con il meccanismo del global service i palazzi che ospitano gli studio degli onorevoli: la società  Milano 90 dell’immobiliarista Sergio Scarpellini, titolare di uno dei più prestigiosi allevamenti di cavalli d’Italia.
Contratto superblindato: nove anni più nove.
All’epoca le macchine della politica giravano a pieno ritmo, bruciando immense quantità  di denaro.
Le Regioni, poi, avevano letteralmente inondato la Capitale di uffici di rappresentanza e il mondo intero di piccole ambasciate.
Al cospetto del mare di soldi nel quale nuotavano i partiti e della leggerezza con cui anche le istituzioni li amministravano, quei 320 mila euro l’anno che il consiglio regionale del Lazio pagava per un appartamento di 600 metri quadrati a Roma, sembravano quisquilie.
E nonostante fosse chiaramente un’assurdità  senza senso da tutti i punti di vista, quella spesa era riuscita a sopravvivere a un giro di centrodestra e al successivo giro di centrosinistra.
Finchè, con le polemiche montanti sui costi della politica e le oggettive difficoltà  di bilancio, la faccenda non era diventata indifendibile e insostenibile.
Trascorsi i primi nove anni il presidente del consiglio regionale Mario Abbruzzese (Popolo della libertà , ora in Forza Italia) arrivò quindi alla dolorosa conclusione di dare seguito alla pratica già  aperta dal suo predecessore Bruno Astorre (Partito democratico): quella di rescindere il contratto.
A febbraio del 2011 lui stesso lo ribadì in una lettera al Corriere replicando a un articolo che aveva ricordato quella storia.
«Per la sede di via Poli il contratto è stato rescisso. Inutile citarlo, dunque, se non per registrare un risparmio di 300 mila euro annui», scriveva Abbruzzese.
Peccato che la società  Milano 90 avesse impugnato la decisione, argomentando che la rescissione era avvenuta senza rispettare i termini del contratto.
E rivendicando un indennizzo pari ai nove anni di canone restanti.
Il calcolo dà  un risultato stupefacente: 2 milioni e 880 mila euro. Per parare il colpo, la Regione aveva dato incarico a un paio di avvocati fra cui un legale di Cassino, Massimo Di Sotto, concittadino di Abbruzzese.
Ma il giudice non ha potuto fare altro che accogliere le tesi contenute nel ricorso. Consapevoli del rischio di dover pagare una tombola, del resto, al consiglio regionale si erano già  preparati ad affrontare una costosa conciliazione: proposta però bocciata dalla giunta.
La vicenda è stata poi sommersa, e soffocata, dal precipitare degli eventi.
Lo scandalo dei milioni versati nelle casse dei gruppi politici consiliari, lo scioglimento del consiglio e della giunta di Renata Polverini, le elezioni e il ritorno al governo del centrosinistra.
Di quella storia, sulla quale ora pende il giudizio d’appello, si sono letteralmente perse le tracce. Ne resta soltanto una, ai limiti dell’inverosimile.
Nel sito internet della Regione Lazio c’è una pagina di «contatti», con gli indirizzi e i numeri di telefono di tutti gli uffici.
Ci credereste? Tre anni dopo la rescissione del contratto, nella casella del consiglio regionale figura ancora l’indirizzo della «sede di rappresentanza» di via Poli, 29.
Ma se si compone il numero di telefono una voce metallica avverte che «il numero selezionato è inesistente».
Almeno la bolletta telefonica hanno smesso di pagarla…

Sergio Rizzo
(da “il Corriere della Sera“)

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INTERVISTA A SALVATORE CASTELLO (BLU PER L’ITALIA): “SOGNO PER NAPOLI IL VENTO DELLO STATO DI DIRITTO E DELLA LEGALITA'”

Dicembre 27th, 2013 Riccardo Fucile

“DELLA TERRA DEI FUOCHI LE ISTITUZIONI SAPEVANO: TROPPE CONNIVENZE, IL PERICOLO E’ GRANDE”…”IN CAMPANIA VA RIPRISTINATA L’AUTOREVOLEZZA DELLO STATO”…”OCCORRE DARE VOCE ALLA VOGLIA DI RISCATTO DELLA PARTE MIGLIORE DEL SUD”… “LA POLITICA SCENDA NEI VICOLI DEGRADATI E DIA UNA SPERANZA AGLI ONESTI”

Salvatore Castello, leader napoletano di Blu per l’Italia, è un giovane imprenditore napoletano, operante nel settore della security preventiva e della sicurezza sul lavoro.
Ex musicista, quotidianamente impegnato nel settore della promozione sociale e culturale, ha la politica come passione, ma un linguaggio lontano dal politichese che rende interessante la chiacchierata con lui.

Lei, tra i responsabili locali di “Blu per l’Italia”, è senz’altro uno di quelli che opera sulla “linea del fronte”. Fare politica a Napoli in nome della legalità  è un’impegno ancora difficile?
Si, è ancora difficilissimo. A Napoli i quartieri caratterizzati da un sostanziale degrado, soprattutto strutturale e funzionale, sono ancora molti, soprattutto nelle zone periferiche come quella di Scampia, ed è sempre drammaticamente attuale e cogente la necessità  che il “vento liberatorio dello Stato di diritto” intervenga a dissipare dubbi e paure, ansie e “smarrimenti”, soprattutto nei più giovani.
C’è chi fa finta di nulla…
Si può anche far finta di nulla, ma la realtà  delle cose è che il territorio è sostanzialmente controllato da strutture bipolari e tra loro confliggenti: da un lato lo Stato, o almeno quello che si cerca di immaginare come l’idea di Stato, e dall’altro la malavita, in primis quella organizzata. Personalmente sono un convinto sostenitore dei sistemi liberali, ma qualsivoglia sia il sistema, nessun cammino sarà  mai seriamente ammissibile se non si riuscirà  a realizzare in toto l’idea dello Stato di Diritto, se “l’Arbitro delle regole del gioco” non sarà  serio, autenticamente terzo ed autorevole, il che rende ancora attualissimo, anzi come ancora drammaticamente indefettibile, l’impegno politico in tal senso. Altrimenti detto, ed involgendo, anche solo per mero accenno concettuale, al distinguo tra Stato-Apparato e Stato-Ordinamento, la linea programmatica sottesa al principio “meno Stato è più mercato”, fa da viatico all’idea del meno Stato Apparato, del “meno sprechi”, della tanta doverosa e partecipata meritocrazia; dell’adeguato spazio a chi saprà  realmente ritagliarsi un autentico ruolo da protagonista. Perchè il “meno Stato”, non potrà  mai singificare, meno Stato di Diritto…
A suo parere quanto la politica è ancora collusa con la criminalità  organizzata e quanto quest’ultima riesce a condizionare le scelte politiche in Campania?
Personalmente credo che il livello di collusione sostanziale sia ancora alto, e non solo in Campania. Le cronache giudiziarie hanno ampiamente dimostrato come la criminalità  organizzata, da un lato, abbia strutturazioni organizzative e funzionali variegate, mentre dall’altro abbia capacità  e possibilità    operativa diverse da struttura a struttura. Nell’immaginario collettivo, ad esempio, Mafia e Camorra s’immaginano uguali, quasi speculari, ma la realtà  è del tutto diversa. La Mafia ha una struttura piramidale, verticistica; la Camorra, invece, ha una struttura orizzontale, con vari capi e “capetti” a presidio esclusivo di singole zone, e la sua capacità  di incidenza è molto forte. Ne è una riprova la drammatica vicenda della “Terra dei Fuochi”. à‰ da oltre dieci anni che sono stati palesati intrecci e connivenze. E’ da troppo tempo che le Istituzioni, a tutti i livelli, sapevano, e fin nei minimi dettagli, eppure nulla è mai successo; ed anche oggi che la stessa gente perbene è democraticamente insorta, sulla scorta di reiterate e continuate manifestazioni di piazza, le dinamiche s’appalesano immobili, soprattutto da parte del mondo politico. Personalmente ho una stima ed un rispetto profondi per le Forze dell’Ordine. Non è facile presidiare e controllare il territorio, e non è facile battersi per affermare la Sovranità  dello Stato di Diritto, soprattutto in una terra dove l’Anti-Stato ha pregnanti capacità  di incidenza. E li si percepisce come se fossero “sempre soli”, come se combattessero per noi tutti, e con la parte sana e attenta della società  civile, una battaglia senza avere adeguato sostegno Istituzionale. Sarò molto diretto: i mega-stipendi dei Politici li riconoscerei agli appartenenti alle Forze dell’Ordine anzicchè a Politici stranamente, sempre distratti.
Lei ha denunciato le inadempienze delle istituzioni locali e nazionali in merito allo scandalo delle Terra dei fuochi nella gestione dei rifiuti campani. Che pericoli corre realmente la popolazione di quei territori?
I pericoli sono enormi e devastanti ed ho sentore che siano di gran lunga superiori a quelli che ci vogliono far credere, il che trasmette forte l’idea di assistere al peggior video-gioco mai concepito fino ad ora, con una classe politica sempre più alienata dalla realtà , per impegnarsi in vari “giochi” su alleanze e sistemi elettorali, mentre la gente, compresi i bambini, muore di cancro o viene variamente mutilata a cagione di malattie comunque devastanti. Posso anche immaginare, pur nella semplicità  che mi appartiene, quanto possa essere strumentale alla conservazione dello status quo il non andare oltre nell’esplicitazione delle questioni, ma trovo comunque assolutamente indegno perdere così tanto tempo nell’avvio delle attività  di verifica dei territori, dei pozzi e delle colture contaminate. I pericoli sono enormi, perchè è stato devastato il sottosuolo ma anche lo spazio aereo sovrastante, e le falde acquifere delle zone interessate saranno sicuramente contaminate, il che basta da solo a darci l’idea della drammaticità  della questione.
A fronte di quanto “Blu per l’Italia” ha denunciato, che rimedi le Istituzioni hanno posto in essere? Le ritiene sufficienti?
La risposta Istituzionale è stata assolutamente inadeguata. Il “famigerato” Decreto sulla “Terra dei Fuochi” recentemente proclamato dal Governo ha purtroppo dimostrato, ancora una volta, quanto sia sostanzialmente inefficace, “generico” e meramente propagandistico l’operato dell’attuale Esecutivo, anche in siffatta materia. Si ha forte la sensazione che, anche in questo caso, si sia fatto ricorso al solito “politichese”, sia nei confronti della nostra gente, che nei riguardi delle Istituzioni Europee, solo per trasmettere una generica volontà  d’intervento volta a sbloccare fondi Europei e Regionali senza aver ben chiaro su come procedere.
Vuole approfondire?
Al di là  di tutto, le generiche linee d’intervento tracciate dall’Esecutivo, oggettivamente dimostrano come il Governo e le Istituzioni locali: a) non abbiano ben chiara l’entità  e la consistenza dei danni frattanto cagionati all’ambiente; b) non conoscano la loro esatta localizzazione ed estensione; c) non siano ancora in grado di esplicitare quali e quanti siano gli interventi specificatamente a farsi. Senza contare come l’impianto pseudo-preventivo e pseudo-repressivo “immaginato” dall’Esecutivo, consistente nella previsione di un generico reato di combustione dei rifiuti, scevro del termine “speciali”, e nella possibilità  che possa intervenire l’esercito solo su richiesta dei Prefetti, trasmetta sostanzialmente l’idea che il Governo abbia sottovalutato il criminale nemico da combattere, quasi come se non ci si dovesse porre il problema di possibili reiterazioni degli stessi crimini, nel tempo, in Campania e/o in altre Regioni d’Italia…
Ci sono stati sprechi?
Nelle more si rileverà  di sicuro ulteriore sperpero di denaro pubblico perchè la previsione di Commissioni e Camere di “regia” finalizzate anche alla gestione del monitoraggio/mappatura dei fondi e dei pozzi (da eseguirsi in 150 giorni), se da un lato dà  oggettiva evidenza di quanto tempo questo Esecutivo abbia perso in materia, apre anche all’idea che si sia poco considerato il reale pericolo da scongiurare: quello che si consumi l’ennesima rincorsa al flusso economico conseguente alle prossime, e non meglio precisate, attività  di bonifica dei suoli e dei pozzi, da parte di quello stesso “patto criminale” che ha prodotto l’attuale biocidio…
E la lentezza burocratica fa il resto?
Le Istituzioni continuano a darci l’idea di muoversi al rilento e sulla scorta di meri proclami mentre bisognerebbe implementare e porre in essere azioni di ben altro spessore, perchè l’obiettivo è proteggere la vita della gente, “ritrovare” il territorio perduto, assicurare che l’operato di onesti produttori locali non subisca danni a cagione dell’allarmismo fuori luogo e ricreare le premesse reali per il rilancio di tutta la produzione agricola locale e dei relativi prodotti tipici, restituendo la Campania alla sua naturale vocazione di “terra del Sole”…
Occorrerebbero misure eccezionali?
In Campania va assolutamente mandato l’Esercito per supportare la quotidiana operosità  delle Foze dell’Ordine, per reprimere le condotte criminali, per riapporpiarsi del territorio resrtituendolo totalmente al Stato ed alla nostra gente, e per riaffermare con forza l’idea che — e mi perdoni per la forma! – “Io sono lo Stato, e qui comando io, nell’interesse della mia gente!” E invece no, l’Esecutivo si è “calato le braghe” delegando alle Isituzioni locali la responsabilità  di richiedere o meno l’intervento dell’Esercito; e le Istituzioni locali sembrano più interessate a “fare cassa” per ripinare i debiti da lavoro straordinario verso i propri dipendenti, che richiedere che lo Stato riaffermi compiutamente, celermente e senza più perdite di tempo, la sua sua indefettibile alterità  e sovranità … Intanto, mentre la Politica fa finta di occuparsene, la Terra dei Fuochi continua a bruciare, sempre di sera, con fumo tossico che arriva fino alla Rotonda di Arzano…
Molti si chiedono come si possa pensare a rimedi tampone da parte delle autorità , senza porre in essere un reale bonifica di quei territori…
La questione credo che sia molto più complessa. Sicuramente l’adozione di meri provvedimenti tampone è del tutto fuori luogo oltre che inefficace, e bisognerà  immaginare dinamiche molto più complesse ed articolare, approfondendo ogni singola questione, ad ampio raggio e in tutte le direzioni, perchè, molto probabilmente, nessun intervento di bonifica potrà  mai seriamente rimediare ai danni prodotti, e non mancano decisi interventi scientifici volti a sostenere una possibile, sostanziale conversione della funzionalità  dei territori di che trattasi, da fondi agricoli a terreni con altra destinazione d’uso: da spazi parcheggio, a fondi per la sviluppo delle fonti rinnovabili, ovvero a zone di utilizzo comunque variamente “strumentale”, ma pur sempre sottratte alla produzione agricola in senso stretto.
Lei è un piccolo imprenditore, come categoria vede un desiderio di riscatto anche tra i suoi colleghi? Per quanto tempo il Sud dovrà  ancora pegno alla criminalità ? Lo Stato è presente o vi sentite abbandonati a voi stessi?
Per rispondere è necessario riprendere il distinguo fatto prima tra “Stato-Apparato” e “Stato di diritto” e solo per ribadire che sono poco presenti entrambi. Lo Stato-Apparato è macchinoso, lentissimo, poco attento ai reali bisogni della gente, incapace di dare risposte pronte, celeri e realmente esaustive. Troppi compromessi istituzionali e con l’ambiente; troppa insana poltica; troppi interessi di parte; tanta sordità  all’anima della gente, ai suoi bisogni, alla sua voce. Ed anche dal punto di vista dello Stato di Diritto le cose non vanno meglio.
E’ anche un problema di approccio culturale?
La vera sfida è, e resta, culturale. La vera rivoluzione concettuale, operativa e di valore sarà  finalmente realizzare ed affermare che il “diritto” non è una cortesia che ti sta facendo l’impiegato o il funzionario Pubblico di turno, ma un valore cogente, irrefragabilmente obbligatorio nei confrotni di tutti, “apparato” compreso. Comunque, si: nella mia terra c’è una sincera voglia di autentico riscatto e di affrancazione pregnante dalle neglette prassi clientelari che hanno da sempre caratterizzato il nostro sistema, nazionale e locale, anche nella speudo-seconda Repubblica. Voglia di meritocrazia autentica. Il desiderio sincero ed appassionato di poter scrivere una storia e di poter dar vita ad una fase finalmente nuova, libera, democraticamente incendiaria.
Napoli ha una percentuale elevata di giovani disoccupati: quale futuro vede per loro?
Non bisogna mai perdere la speranza, anzi bisognerà  darsi la capacità  sincera, e pregnante, si saper convogliare rabbia e indignazione verso le azioni che diventano idee. Concreti fautori del fare, quello dobbiamo immaginare di essere, e questo dobbiamo realizzare. Napoli, come l’intera Campania (ma andrei oltre, per involgere lìitero meridione d’Italia!), è anche la terra dell’arte presepiale, di quella orafa, della lavorazione di pregiatissime ceramiche e della produzione di prodotti gastronomici tipici, noti in tutto il mondo. Terra d’arte musicale, canora, teatrale, danzante, ma anche dimensione strutturata di professioni e di “mestieri”…
Anche di grandi “eccellenze”…
La nuova stagione politica dovrà  farsi carico di immaginare, propugnare e realizzare misure capaci di superare l’assistenzialismo fine a sè stesso per consentire da un lato la creazione effettiva del lavoro, anche sulla scorta di misure che consentano la creazione agevolata di nuove imprese, anche artigianali e dall’altro di “liberare” quelle esistenti dagli attuali gravami burocratici e di tassazione per dare a tanti giovani la possibilità  di contribuire alla conservazione ed allo sviluppo dell’anima di una terra famosa in tutto il mondo
Siete famosi per “l’arte di arraggiarvi”…
E’ vero. La nostra terra, la nostra stessa storia personale, è nota per l’“arte di sapersi arrangiare”. Ma, soprattutto oggi, la politica deve darsi doveri e dimensioni nuove e diverse, perchè il vero scopo è quello di consentire, e di offrire, a “quest’arte di sapersi arrangiare”, la capacità  strutturale di diventare storia lavorativa ed imprenditoriale effettiva, libera e totalmente consapevole. Il massimo della felicità  si realizza quando un uomo può essere sè stesso fino in fondo, libero di esprimere quello che è, senza se e senza ma; quando può contribuire al progresso di sè stesso e della collettività  attraverso il risultato finale del proprio e sistematico impegno quotidiano a misura del proprio essere. E se la Politica vuole davvero essere autentica, e se la stagione che verrà , vorrà  davvero essere democraticamente incendiaria, allora si dovrà  avere la reale capacità  di saper andare “oltre” per involgere direttamente al cuore dei problemi.
Rinunciando all’assistenzialismo?
Napoli, la Campania, come tutto il Meridione, non hanno bisogno degli “assegni di disoccupazione” o dei redditi di cittadinanza (pur sempre ammissibili, ma solo per periodi eccezionali e transuenti, essendo inconcepibile che debbano elevarsi a continuativa regola di sistema!), ma hanno bisogno di Istituzioni effettivamente capaci di saper andare “oltre”, perchè il fine primario è sempre quello di garantire l’armonico ed amonioso sviluppo della personalità  umana, e non certo quello di renderla — o, peggio ancora, conservarla – “chiusa” in una dimensione di miseria e di endemica pendenza/dipendenza dal potere del mondo affaristico, della malavita o addirittura dal deviato agire Istituzionale….
Una nuova sfida ?
La nuova sfida per la nostra terra, e per il nostro Paese, sarà  proprio questa, immaginando e realizzando qualcosa che sia davvero “nuovo” e con strutture finalmente al servizio reale della gente, evitando di immaginarci nuove Commissioni o Enti di gestione locale producenti solo nuove, inutili spese. Le spese della Politiche dovranno essere rigorosamente ridotte, ed anche le Istituzioni e le Procedure dovranno essere più snelle e, soprattutto, celeri. Uno Stato di Diritto ha senso e ragion d’essere solo se riesce a dare risposte certe e celeri: il resto rischia solo di arricchire chi ha posizioni Istituzionali e/o di “casta”, e basta. Quello che sarà , insomma, dovrà  essere per la gente, e non certo per continuare ad arricchire lo spregevole agire di quella partitocrazia da “quattro soldi” della quale siamo tutti stufi… E le idee su “cosa” e “sul come”, non mancano.
Lei ha promosso anche petizioni popolari partendo dai piccoli problemi di quartiere: è un modo sempre efficace di rappresentare le istanze dei cittadini?
C’è una premessa che è assolutamente necessaria. “Blu per l’Italia” è attualmente un’associazione. Va da sè che lo strumento preferenziale sia, allo stato, quello della petizione, della promozione delle idee e della loro formulazione partendo direttamente dall’interazione constante col territorio, e con la base. Ma se anche fosse un partito, Le risponderei sempre allo stesso modo. La Politica ha un senso solo se agisce tra la gente ed insieme alla gente. Se riesce a tastarle il “polso”, proprio come facenvano gli antichi giureconsulti nella Roma dei Cesari, ed a darsi contenuti autentici. La politica proprio questo deve fare se vuole davvero rimettere in moto la speranza: togliersi la giacca e la cravatta, abbandonare i salotti, e scendere nelle piazze, nei vicoli, nei circoli culturali, nelle strade. Dobbiamo smetterla di concepire la Politica come una ridda di proposte astruse avanzate alla gente con la speranza di scegliere la formula più efficace in termini di marketing.
Auspica una forma più tradizionale di messaggi politici quindi….
La Politica deve assolutamente ridarsi contenuti autentici ed agire sulla scorta di spinte sincere, vere, ed i propri contenuti li deve determinare insieme alla sua gente. E bisognerà  assolutamente ritornare a fare i comizi, guardare la nostra gente negli occhi; stringersi nuovamente la mano e prendere impegni da uomini veri, perchè se saremo capaci di arrivare al cuore delle persone per quello che realmente siamo, e allora si’ che avremo almeno una possibilità  seria di rimettere in moto la speranza di tutti per la rinascita dell’intero Paese. Oggi più che mai, bisogna darsi il sincero coraggio di accettare le sfide importanti, ritornando alla lezione dei Maestri perchè, come sostiene l’amico Danilo Petri, “la cornice “filosofica” di ogni impresa politica deve possedere la densità  delle lezioni dei maestri e lo slancio dinamico della gioventù. Creatività , passione, energia, spirito rivoluzionario devono essere gli strumenti per la costruzione dell’opera…” Ed io, come si usa dire oggi, “stra-quoto” in toto…  
Lei non ha un passato di impegno politico: perchè ha deciso di aderire a “Blu per l’Italia”?

Rientra nel mio modo di essere. Non sono mai stato una persona statica o che resta comunque alla finestra a guardare che cosa succede nel mondo. La Politica mi ha sempre appassionato, anche se non avrei mai immaginato di impegnarmi in tal senso in prima persona… Però, soprattutto oggi, c’è il dovere morale di darsi da fare, perchè c’è in gioco il futuro di tutti, soprattutto per chi si sta affacciando alla vita e per chi ancora deve conquistarsi questo mondo! Blu per l’Italia rappresenta una sfida nella quale ho creduto da subito.
Lei ha radici culturali di destra?
Oggi ricostruire una reale dimensione valoriale e culturale di destra, è un dovere assoluto e non più rinviabile, perchè la vera sfida è duplice: da un lato vi è l’assoluta necessità  di ridarsi tutti uno spazio concreto, “una casa comune”; dall’altro dimostrare che la destra può essere ancora una storia vincente per le sorti di tutto il Paese e della nostra gente. Insomma, per mutuare l’aristotelico concetto di medità  quale virtù, nella dialettica Democratica non può e non deve assolutamente più mancare una politica ed un’azione cuturale di Destra, a condizione che sia autenticamente moderna, liberale, rispettosa delle tradizioni ma altresì capace di guardare al futuro accettando tutte le sfide che la contemporaneità  propugna di continuo.
Una Destra che non pare profilarsi all’orizzonte, sia sincero..
Una Destra nuova, che supri l’assurda contrapposizione tra chi pretende di essere l’erede prediletto di Alleanza Nazionale e chi si agita di continuo per rispolverare una vecchia bandiera che ha celermente messo in soffitta anni fa, salvo ricordarsene in vista di possibili percentuali da conquistare alle prossime elezioni europee. L’impegno personale è per una Destra moderna, autonoma, repubblicana, Democraticamente incendiaria… Ma le dirò di più, se mi permette.
Prego..
Il vero fine è quello delle dimensioni autentiche, sincere; della Politica scritta tutta in maiuscolo. Nel nostro Paese la vera sfida, quella irrefragabilmente obbligatoria, dal punto di vista pragmatico e valoriale, afferisce all’assoluta necessità  di poter fruire di una “forza”, e di una proposta, Politica che sia realmente liberale, che si batta per la difesa del territorio, sia verso le aggressioni malavitose interne che verso quelle esterne, che ridia dignità  alla nostra azione di Patria nel futuro dell’Europa che bisognerà  essere all’altezza di saper propugnare federata. Un movimento autenticamente meritocratico e legalitario. La sostanza è questa. Il resto è solo una ridda di locuzioni di mera propaganda, perchè come amo sempre precisare, l’identità  non è dato dal nomen, ma dai valori per i quali ti batti…
Potesse realizzare un solo sogno, cosa vorrebbe realizzare per la sua Napoli?  
La mia Napoli la “vorrei sempre sorridente”. Il fiore all’occhiello di un mondo nuovo, ricco di quella cultura e di quella spinta alla vita che solo la mia terra sa dare… Ma è un desiderio che nutro per tutto il meridione, perchè questa terra, come già  ho detto, non aspetta altro che di potersi giocare il proprio destino e di vincere la propria sfida: quello di un territorio affrancato dalla mala-politica, dall’assistenzialismo becero ed inconsistente, e dalla malavita dilagante e collusa. Un autentco vento rivoluzionario capace di renderci tutti autentici protagonisti di un destino di pregnante libertà . E questa terra, la nostra gente, noi tutti ne abbiano a iosa le potenzialità ..
Se dovesse dare un consiglio un domani a suo figlio, lo inviterebbe a “emigrare” o a continuare a lottare per cambiare la sua città ?
Al figlio che un domani mi auguro di poter avere, non farei altro che ribadire quanto già  dico ai miei giovanissimi collaboratori: sebbene il mondo sia grande, la nostra terra è questa ed è qui che la vita, per un inesplicabile mistero, ci ha chiamati alla sfida di essere uomini veri e sinceri protagonisti del nostro tempo! Andare altrove sarebbe vile…

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TASSA SULLA CASA, UN ALTRO RINVIO

Dicembre 27th, 2013 Riccardo Fucile

OGGI IL MILLEPROROGHE: NEL DECRETO SOLO SFRATTI E AFFITTI D’ORO… POSTE E CAFFE’, RAFFICA DI AUMENTI

I nodi Tasi e mini-Imu saranno sciolti dopo la Befana.
Il piano prevede di alzare di un punto il tetto delle aliquote Tasi su prime e seconde case. E consentire con il gettito extra di finanziare le detrazioni, così da esentare chi già  non pagava l’Imu. Ma l’accordo non c’è.
Ritirato il decreto legge salva-Roma, per via del braccio di ferro sugli affitti d’oro, le norme urgenti vanno nel Milleproroghe che il Consiglio dei ministri varerà  oggi: previsto il blocco degli sfratti.
Aumenti in vista per poste e caffè, via agli sconti sull’Rc Auto. E la proposta Renzi sul lavoro scalda il dibattito politico.
Tutti i nodi finiscono nel Milleproroghe.
La decisione clamorosa del governo di ritirare (non l’ha ancora fatto ufficialmente) il decreto legge Salva-Roma alla vigilia di Natale — nonostante l’approvazione del Senato e la fiducia ottenuta alla Camera — comporta un inevitabile travaso di norme urgenti nell’altro decreto di fine anno che il Consiglio dei ministri varerà  quest’oggi.
Non ci sarà  il pacchetto sulla casa (Tasi e mini-Imu), ma se ne discuterà  in vista di una soluzione rimandata a gennaio. Mentre invece potrebbe arrivare il blocco degli sfratti, di sicuro la norma sugli affitti d’oro, i provvedimenti per “salvare” Roma e Venezia, la proroga al divieto di incrocio tra stampa e tv e quella per il pagamento delle tasse nelle zone della Sardegna colpite dall’alluvione di novembre.
Oltre a numerosi altri rivoli di scadenze spostate più in là  di sei mesi, un anno o due. Tutte cose da fare, ma non fatte.
Come gli accordi e i contratti della Pubblica amministrazione: dovevano essere stipulati in forma elettronica con firma digitale sin dal primo gennaio del 2013, se ne riparla il primo luglio 2014. O il commissario “ad acta” per l’Irpinia: prorogato dal terremoto del 1980, lo sarà  ancora fino al 31 dicembre 2014
CASA
Rimane dunque aperta la discussione sulla Iuc, la nuova imposta sugli immobili con le sue tre componenti (Tasi, Tari e Imu). La proposta esiste già .
Alzare di un punto il tetto delle aliquote Tasi su prime e seconde case (come chiedono i sindaci, in pressing sul governo tramite l’Anci). E consentire con il gettito extra di finanziare le detrazioni, così da esentare dalla Tasi chi già  non pagava l’Imu (le rendite catastali basse).
Questo il piano, ma l’accordo politico non c’è.
Con un’aliquota al 3,5 per mille, la Tasi somiglierebbe troppo all’Imu (e gli affitti salirebbero, lamenta Confedilizia). Il partito di Alfano non vuole correre questo rischio di fronte al proprio elettorato.
Ecco perchè i nodi Tasi e mini-Imu (possibilità  di abbuonarla o detrarla da tasse locali o dalla stessa Tasi) saranno sciolti dopo la Befana. L’8 gennaio il decreto Imu-Bankitalia arriva in aula al Senato. Un ottimo vagone normativo per sistemare la faccenda.
La proroga del blocco agli sfratti per il 2014 potrebbe invece essere inserita già  oggi, a meno che il ministro Lupi la destini al decreto sulla casa che sta preparando per i primi di gennaio (con i fondi da trovare per la morosità  incolpevole, cioè gli affitti non pagati da chi non può)
AFFITTI D’ORO
È stata la pietra di scandalo che per la prima volta nella storia della Repubblica ha costretto il governo a ritirare un decreto già  confermato dalla fiducia. I Cinquestelle prima si sono battuti alla Camera per difendere l’emendamento che consente di rescindere in trenta giorni i contratti di affitto, stipulati dalle istituzioni come Camera o Senato, ma anche dagli enti locali, pur dotati di un patrimonio immobiliare cospicuo e spesso in disuso.
Poi hanno denunciato la presenza di un’altra norma nella legge di Stabilità  che di fatto “neutralizza” la rescissione.
E minacciato di boicottare ad oltranza il decreto Salva-Roma, la cui approvazione era in calendario per oggi. Il governo, per non andare sotto, l’ha ritirato. E però si è impegnato a ripristinare la norma sugli affitti d’oro nel Milleproroghe.
Il punto di caduta potrebbe essere l’obbligo per le pubbliche amministrazioni di verificare la congruità  dei contratti e (alla loro scadenza) rescinderli, trasferendo gli uffici.
CAPITALE
Tra le cose da recuperare quest’oggi, c’è anche il nucleo originario del Salva-Roma (poi diventato un salva-tutti, un “omnibus” di mance e mancette). Ovvero le norme per tirare fuori il Comune di Roma dal dissesto il bilancio, spostando contabilmente più di 500 milioni dalla gestione ordinaria a quella commissariale.
Il sindaco Marino ha già  chiuso i conti, puntando proprio su quel provvedimento.
Nel Milleproroghe comparirà  anche l’attesa proroga del divieto di incrocio tra tv e giornali (la legge Gasparri del 2004 l’ha concepito come un divieto a tempo). Senza proroga, a mezzanotte del 31 dicembre, tra un brindisi e l’altro, un editore che possiede televisioni potrebbe farsi tentare dalla carta stampata, vecchia o nuova.
«Non ho dubbio alcuno che il conflitto di interessi e la questione degli incroci proprietari saranno nel nuovo patto di governo », ha assicurato Letta nella conferenza stampa di Natale.

Valentina Conte
(da “La Repubblica”)

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IL PROVVEDIMENTO “MILLE MARCHETTE”

Dicembre 27th, 2013 Riccardo Fucile

TRA FINANZIAMENTI A PIOGGIA E NUOVI INTERVENTI

Stamattina il governo approverà  il tradizionale decreto Milleproroghe.
È un appuntamento ormai tradizionale per ogni esecutivo nella settimana tra Natale e Capodanno per sistemare le faccende rimaste in sospeso, ma stavolta la cosa è ancora più complicata.
Oltre alle proroghe, infatti, oggi Enrico Letta e soci dovranno inserire nel decreto anche quei pezzi non rinunciabili del cosiddetto “Salva Roma” affossato da Giorgio Napolitano. La trattativa è ancora in corso e molto dura.
Molti, non solo nelle opposizioni, avvertono Palazzo Chigi del rischio che questo nuovo decreto faccia la fine di quello appena abbandonato rimpiendosi di finanziamenti a pioggia e microinterventi.
SOLDI PER ROMA
Servono 400 milioni Lite sull’aumento Irpef
Il decreto stoppato dal Quirinale non si chiamava “Salva Roma” per caso: il suo contenuto più rilevante, infatti, erano i 400 milioni (più altri soldi sparsi su vari capitoli) stanziati per evitare il default della capitale e già  messi nel bilancio 2013 dal sindaco Ignazio Marino.
Quei soldi venivano accollati alla gestione commissariale del “debito storico” — cioè quello accumulato prima del 2008 — che ha la garanzia statale. Come che sia, essendo in un bilancio approvato, quei soldi vanno trovati e saranno inseriti nel decreto Milleproroghe.
Caso più complesso è invece quello che riguarda l’aumento straordinario dell’addizionale Irpef dello 0,3 per cento per il Comune di Roma (che già  applica l’aliquota massima dello 0,9): questa norma era prevista nella prima versione del decreto per consentire a Marino di aumentare gli introiti e pagare la sua quota di debito, ma venne cancellata in Senato. Scelta civica ha già  avvertito Letta: “I romani non sono un bancomat”.
AFFITTI D’ORO
L’esecutivo si corregge sui palazzi della politica
Quella degli affitti cosiddetti d’oro è una vicenda legislativa intricata a cui il governo dovrebbe dare una soluzione definitiva proprio nel Milleproroghe.
Questa la cronologia. Nella manovrina d’autunno venne approvato un emendamento del M5S che consentiva alle Pubbliche amministrazioni di recedere dai loro contratti di affitto in soli 30 giorni entro il 2014: un modo per risparmiare soldi interrompendo contratti spesso inutilmente onerosi (26 milioni l’anno solo per la Camera). Nel dl Salva Roma, però, un emendamento dei relatori aveva tentato di cancellare questa nuova norma: scoperto dai 5 Stelle, è stato bloccato alla Camera e ora è decaduto insieme al resto del dl. Nel frattempo, però, la maggioranza aveva approvato nel ddl Stabilità  un altro emendamento che escludeva dal diritto di recesso immediato gli immobili di fondi comuni di investimento: una decisa limitazione del campo di applicazione della norma. Oggi il governo dovrebbe correggere anche questo
TASSE SULLA CASA
Slittano le nuove aliquote Sfratti ancora bloccati
Confermato per il 2014 il blocco degli sfratti nelle città  per le famiglie a reddito medio-basso oppure con situazioni particolari come la presenza in casa di un malato grave o di un portatore di handicap.
Questa misura, si apprende, dovrebbe essere contenuta nel decreto Milleproroghe che il governo approverà  stamattina.
Rinviata ad un nuovo provvedimento, invece, la soluzione dell’intricata vicenda della nuova Imposta unica comunale (Iuc) sugli immobili in vigore dall’anno prossimo: fatti i conti sulle attuali aliquote massime, l’Anci sostiene che manchi un miliardo e mezzo di gettito rispetto ai bilanci approvati nel 2013.
La richiesta dei sindaci è semplice: o il governo tira fuori quei soldi o consente ai Comuni di aumentare le aliquote massime (2,5 per mille sulla prima casa e 10,6 sulle seconde) dell’uno per mille.
Il ministro Delrio, per ora, ha promesso che i trasferimenti per detrazioni passeranno da 500 milioni a 1,3 miliardi: quando sarà , mancheranno comunque 700 milioni.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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