Dicembre 27th, 2013 Riccardo Fucile
IL CAVALIERE HA SCELTO I TRE VICE: IL DIRETTORE DEL TG4 TOTI, IL VICE PRESIDENTE UE TAJANI E UNA TRA BERNINI, CARFAGNA E GELMINI… LA PRESTIGIACOMO NON RIESCE A PRENDERE IL POSTO DI BRUNETTA
Avere un brutto carattere talvolta serve. Ne è la prova vivente Renato Brunetta, che deve proprio ringraziare il suo carattere collerico e molto vendicativo (come dicono in parecchi nell’ex Pdl) se il suo posto da capogruppo alla Camera sopravviverà alla “tempesta perfetta” che si abbatterà su Forza Italia appena consumata l’ultima festività natalizia.
Il Cavaliere non vuole perdere tempo. Convinto ancora che Matteo Renzi stia giocando nelle file della squadra (numerosa) che vuole andare alle urne il 25 maggio, in un mega election day con le Europee, punta al pieno rinnovamento del quadro dirigente del partito in tempi brevissimi. La parola d’ordine è “facce nuove, che piacciono alla gente”.
Addio alle vecchie cariatidi, troppo legate al passato (perdente) che è stato del Pdl.
A parte Brunetta. Già .
Perchè nelle ore immediatamente successive alla bocciatura, da parte di Napolitano, del decreto “salva Roma”, ad Arcore veniva firmato un altro “decreto reale“, ribattezzato dai maligni il “salva Brunetta”, dopo che il capogruppo alla Camera aveva minacciato fuoco, fiamme, fulmini e saette in caso di sostituzione della sua augusta figura con una più giovane per la guida dei deputati. Berlusconi aveva pensato a Stefania Prestigiacomo, una donna, bella, di esperienza parlamentare e di governo, volto non nuovo ma senza dubbio più piacevole da guardare di quello di Brunetta.
E per il Cavaliere si sa, l’immagine è tutto. Ma non era solo per questo.
Berlusconi ha speso gran parte dei giorni di vigilia delle feste a cercare di sedare una rivolta dei deputati contro la gestione del gruppo da parte di Brunetta che stava per sfociare in una raccolta di firme per farlo dimettere che avrebbe senza dubbio fatto danni e spaccato il gruppo. A capitanare la rivolta Mara Carfagna, che dei metodi brunettiani ne ha da tempo piene le tasche e che ha più volte riportato lamentazioni pesanti alle orecchie del Cavaliere che, tuttavia, le ha sempre risposto: “Che volete che faccia? Se non lo volete più, sfiduciatelo”.
Ma un conto è dire e l’altro è il fare.
Perchè un’altra che preme per prendere il posto del professore di Venezia è Mariastella Gelmini, oggi sua vice, alla quale — tuttavia — non dispiacerebbe il ruolo di coordinatrice in Lombardia.
Se non addirittura quello di terza tra i nuovi coordinatori del partito. Ormai, d’altra parte, siamo veramente alle strette con le nomine.
In ogni caso, Berlusconi sa che non potrà fare tabula rasa di tutti i fedelissimi, falchi compresi. Denis Verdini, per dire, manterrà di fatto – se non di carica–la gestione della macchina del partito. Perchè è vero che l’ex presidente del Consiglio sa che i volti “nuovi, della società civile” che potrebbero entrare in Forza Italia sono “spaventati” dagli estremismi e vanno “rassicurati”. Ma sa anche che al partito serve tutto, e bisognerà trovare “la giusta quadra”. E Verdini è colui a cui sono stati demandati, nel tempo, fin troppi affari “sporchi” per potergli dare un semplice benservito con relativo ringraziamento di facciata.
Eppure bisogna anche svecchiare: “Ci serve gente autorevole, capace in ogni ruolo”. Gente “fidata” e non destabilizzante per un elettorato che comunque resta quello moderato e che non si può sballottare a ogni pie’ spinto, con una linea troppo di destra e aggressiva che non paga. Conscio che gli amati sondaggi registrano un piccolo, ma pericoloso — perchè tendenzialmente graduale — arretramento, il Cavaliere nominerà a giorni tre vice presidenti “dialoganti” e sostanzialmente dal volto moderato, con specifiche e distinte funzioni: uno per l’Italia, uno per l’Europa e i rapporti internazionali e uno per i rapporti con il Parlamento.
Due nomi su tre, a quanto sembra, sarebbero pressochè decisi, almeno nelle intenzioni del Cavaliere: Giovanni Toti, direttore di Tg4 e Studio Aperto e ad oggi luce degli occhi di Berlusconi, come responsabile del partito “per l’Italia”.
Antonio Tajani, commissario europeo, vice presidente della Commissione e del Ppe, fondatore di Forza Italia delle origini nonchè in ottimi rapporti con Alfano, che guarderebbe con molto favore alla sua nomina in vista di un riavvicinamento agli ex colleghi, diventerebbe il vice presidente per l’Europa, con l’incarico di mantenere i rapporti internazionali, ora pregiudicati. Infine, per la terza carica si pensa a una donna anche se in questo caso (vista l’acquolina in bocca manifestata dalla Gelmini) nulla è deciso: Anna Maria Bernini forse, con esperienza parlamentare, o anche la Carfagna, ma la scelta non sarebbe ancora fatta.
Pare che su quell’ultima poltrona ci voglia mettere bocca Francesca Pascale, ma si vedrà . Intanto, nella latitanza del potere, Brunetta continua a dettare la linea.
Attraverso il Mattinale, foglio sempre più gradito al Cavaliere. Ieri, la nota politica vergata dal capogruppo rappresentava gli italiani come un popolo “in balia di una brigata dell’Ultimo treno per Yuma” con alla guida un Letta ormai “impotente”, anzi, “un fuscello impotente dinanzi a questa razzia da panico, lui stesso orfanello di un partito che non c’è più, in attesa disperata di essere adottato da un partito che non c’è ancora.
Chi ci rimette è l’Italia”. Per questo serve “responsabilità ”, quella che starebbe dimostrando Renzi sostenendo che “occorre fare presto e bene una legge elettorale ‘con chi ci sta’; presto: vuol dire subito.
Bene: vuol dire maggioritaria, a turno unico. Chi ci sta: Forza Italia c’è, Berlusconi di più”, conclude Il Mattinale.
E Brunetta più che mai.
Sara Nicoli
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 27th, 2013 Riccardo Fucile
“NON MI FARANNO FUORI, AI GOSSIP RISPONDE SILVIO”
“Sono attacchi anonimi di anonimisti che mi fanno un po’ pena”. Così Renato Brunetta,
capogruppo alla Camera di Forza Italia, intervistato da Repubblica, risponde alle presunte critiche sul suo operato all’interno del gruppo parlamentare azzurro.
“Di queste fantomatiche critiche mi faccio una bella risata – spiega -, come sempre ha ragione il presidente Berlusconi che proprio alla vigilia di Natale ha spazzato il gossip bollandolo come ‘maldicenze’ e confermando che non c’è nessun repulisti in vista, tanto meno su di me, che resto capogruppo”.
“Purtroppo in questi mesi non ho avuto il tempo di occuparmi di gossip visto il mio impegno, da mattina a sera, alla Camera. Per me la politica resta alta, resta fatta di idee, lavoro, fatica e scontri. I gossip e i seminatori di zizzania li lascio ai rotomerd che sono specializzati nel genere”.
“Nella storia della Repubblica – aggiunge Brunetta – non è mai successo che un governo che ha ricevuto la fiducia su un provvedimento il giorno dopo decida di farlo decadere come accaduto con il Salva-Roma. Un decreto peraltro trasformato in un ‘millemarchette’ che nulla aveva a che fare con la motivazione iniziale controfirmata dal presidente della Repubblica, il cui disappunto è quindi comprensibile. Il governo è in stato confusionale e sta minando alla base le regole del gioco istituzionale. Quando un esecutivo arriva a fare queste cose è finito”.
Urge una legge elettorale che nasca da “un grande accordo politico tra le forze oggi in Parlamento alla luce del sole”.
“Serve un’intesa che se per eleganza arrivasse anche prima della pubblicazione della sentenza della Consulta sul Porcellum – sottolinea – avrebbe un grande significato politico. Sui contenuti mi rifaccio a quanto detto da Berlusconi: si può partire dal Mattarellum per una legge maggioritaria da fare subito per andare a elezioni quanto prima, magari assieme alle europee del 25 maggio 2014”.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 27th, 2013 Riccardo Fucile
I COLLEGHI INGLESI GUADAGNANO LA META’
I dirigenti di vertice italiani sono pagati tra il 50 e l’80 per cento più di quelli britannici e sono più numerosi. Una differenza indifendibile.
La spesa per gli organi legislativi, è di alto valore simbolico, ma è una piccola parte della spesa pubblica.
La parte più importante è la remunerazione dei dipendenti pubblici.
Questo è un argomento controverso, su cui è importante evitare conclusioni e generalizzazioni affrettate. Ma una componente importante può essere investigata e valutata abbastanza facilmente: la remunerazione dei maggiori dirigenti.
Confrontiamo le remunerazioni dei dirigenti più senior di quattro ministeri italiani, quelli degli Esteri, dell’ Economia, delle Politiche Agricole, e della Salute, con i loro omologhi britannici. In entrambi i paesi la remunerazione include la parte variabile, ed eventuali bonus e premi di produttività .
Cominciamo dal ministero delle Politiche Agricole, in cui c’è una corrispondenza praticamente perfetta fra le posizioni di vertice in Italia e Gran Bretagna: un capo di gabinetto (un permanent undersecretary), tre direttori di dipartimento (tre director general) e sette direttori generali (otto director).
La figura più senior in Italia è il capo di gabinetto, che guadagna 275.000 euro; in Gran Bretagna il permanent undersecretary guadagna 192.000 euro — una differenza del 43 per cento.
Dopo di questi, in media i tre direttori di dipartimento guadagnano 287.000 euro, contro i 166.000 euro dei director general: una differenza del 70 per cento.
I sette direttori generali in media guadagnano 192.000 euro contro i 118.000 euro dei director: una differenza del 60 per cento.
Passiamo al ministero degli Esteri.
Il segretario generale guadagna oltre 300.000 euro all’anno, il 15 percento in più del suo omologo britannico — una differenza non enorme.
Il capo di gabinetto guadagna 273.000 euro, l’80 per cento più del chief operating officerbritannico.
Nel ministero degli Esteri italiano vi sono otto direttori generali, con uno stipendio medio di 250.000 euro, il 50 per cento più dei tre director general e l’80 per cento più della media dei tre director general e dei nove director.
La differenza è ancora più significativa perchè non vi possono essere dubbi che il Foreign Office britannico ha un ruolo internazionale enormemente più importante del ministero degli Esteri italiano
Passiamo al ministero dell’Economia.
I quattro direttori generali in Italia guadagnano in media 289.000 euro, il 90 per cento più dei quattro director general.
Gli altri 57 dirigenti di prima fascia italiani guadagnano in media 176.000 euro, il 60 per cento più dei 17 director britannici.
Arriviamo al ministero della Salute.
Il direttore del dipartimento ha uno stipendio di 293.000 euro, il 45 percento più del permanent secretary britannico.
La media dei quattordici direttori generali italiani è di 232.000 euro, quella dei cinque director generalbritannici di 164.000 euro, una differenza del 40 percento.
La conclusione è chiarissima: i dirigenti di vertice italiani sono troppi, e iperpagati. Non esiste alcuna giustificazione per remunerazioni così alte.
Semmai, ci si aspetterebbe l’ opposto, per due ragioni. I ministeri britannici competono nell’attrarre talenti con la City di Londra, che ha salari altissimi, mentre non esiste niente di comparabile a Roma; e il costo della vita è molto più alto a Londra che a Roma.
Qualcosa va fatto, e sostanziale: non basterà bloccare l’ adeguamento all’ inflazione, o altri palliativi del genere.
La Corte Costituzionale si opporrà , come in passato, perchè ha un evidente conflitto di interessi in materia di stipendi d’oro, ed ha già mostrato di usare una logica economica contorta per bocciare alcuni provvedimenti ragionevolissimi proposti in passato.
Si dovrà anche smettere di invocare la nozione di “diritto acquisito”.
Qualsiasi cambiamento di legislazione lede qualche “diritto acquisito”: se si aumenta l’ aliquota dell’Imu, si svantaggia chi aveva comprato una casa rispetto a un individuo identico che aveva deciso invece di prendere in affitto.
E non è solo un problema politico, morale e simbolico, come nel caso degli organi politici legislativi: ora le somme in gioco sono probabilmente più alte.
(da “Lavoce.info”)
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Dicembre 27th, 2013 Riccardo Fucile
IL GIOVANE IMPRENDITORE, PRODUTTORE DELL’AMARO DEL CAPO: “IL LAVORO SI CREA ABBASSANDO L’IMPOSIZIONE FISCALE”
Oltre alla discussione sull’articolo 18, bisogna abbassare le tasse. In questo modo “non solo si
alleggerisce il peso per l’impresa, ma si creano anche possibili posti di lavoro perchè i costi minori faciliterebbero l’inserimento dei giovani”.
Parola di Sebastiano Caffo, imprenditore calabrese a capo della nota ditta Fratelli Caffo che produce il celebre Amaro del Capo.
“Renzi – spiega -propone delle modifiche all’art. 18 che prevede una maggiore facilità di licenziamento compensata da un sussidio di 2 anni per chi perde il posto…ma chi lo paga questo sussidio?”.
“La flessibilità non risolve tutti i problemi. Le faccio un esempio: se un’azienda va bene, non ha nessun interesse a licenziare i propri dipendenti, anche perchè le aziende sono fatte di persone e se l’impresa va bene vuol dire che in qualche modo anche le persone vanno bene. Andare a formare altro personale per fare lo stesso lavoro è solo un dispendio di tempo e soldi. Poi mi chiedo: perchè si parla sempre dei dipendenti privati e mai di quelli pubblici? E’ un discorso “intoccabile”. Bisognerebbe fare un po’ di conti allo Stato e vedere se tutti questi dipendenti producono per quanto costano, e mi riferisco soprattutto ai burocrati parassiti dell’amministrazione pubblica. Forse proprio nel pubblico servirebbero degli obiettivi per incentivare il lavoro e farlo funzionare bene, così a cascata tutto andrebbe meglio anche nel privato. Ovviamente non voglio fare di tutta l’erba un fascio perchè non tutti gli impiegati pubblici sono dei burocrati e non tutti gli imprenditori sono bravi datori di lavoro”.
Tramandata di generazione in generazione, la distilleria Caffo si è imposta sul mercato grazie ad un liquore che negli anni ha sbaragliato molta della concorrenza: il Vecchio Amaro del Capo.
La forza di questa impresa con base a Limbadi, in provincia di Vibo Valentia, è la volontà di perpetrare una gestione familiare e di non tradirne i valori, credendo fermamente che anche al Sud si possa fare impresa raggiungendo obiettivi un tempo impensabili.
Per dare un’idea, basti pensare che il giovane 38enne a capo di un’azienda con 30 lavoratori ha voluto la propria fidanzata come testimonial di una nota campagna pubblicitaria dal titolo “Ghiacciato ti conquista”…e ha fatto centro.
Qual è la parte buona di questo piano per il lavoro proposto da Renzi?
Che se un’azienda deve fallire perchè il lavoro di 30 persone lo fanno in 50, è giusto che ci sia la possibilità di ridurre il personale per mandare avanti la produzione. È meglio perdere tutti e 50 i posti di lavoro o perderne solo 20? In un momento come questo stringere determinati costi fissi è una necessità : se lasciamo fallire tutte le piccole aziende che sono l’ossatura del nostro Pil, facciamo un danno enorme al paese. E’ lo Stato che deve intervenire ad aiutare il lavoratore, non può gravare tutto sulle spalle dell’imprenditore.
Quindi più che a licenziare un’azienda sana vorrebbe incentivi ad assumere?
Consideri che a noi un dipendente costa il doppio di quello che a lui arriva in busta paga. Se si abbassano le tasse, non solo si alleggerisce il peso per l’impresa, ma si creano anche possibili posti di lavoro perchè i costi minori faciliterebbero l’inserimento dei giovani. Soprattutto nelle aziende cosiddette “vecchie” devi preparare il cambio generazionale e non lo puoi fare quando i lavoratori sono andati in pensione, altrimenti l’impresa si blocca, l’affiancamento con la forza lavoro giovane deve essere fatto prima. Io lo sto vedendo con l’acquisizione della Borsci che produceva il famoso Elisir San Marzano sin dal 1840: noi abbiamo riassunto il personale che c’era prima, ma hanno tutti più o meno 60 anni e quindi devo necessariamente pensare di assumere dei lavoratori giovani che imparino il mestiere da chi sta lì da 30 anni, se no tra 4 anni quando scattano le pensioni possiamo chiudere.
Un appello al Governo mentre si chiude un turbolento 2013: tre cose che nell’anno nuovo vanno fatte subito per aiutare le imprese al Sud…
Per prima cosa le semplificazioni dal punto di vista burocratico mettendo più automatismi e autocertificazioni possibili, dando meno potere agli uffici pubblici: se faccio una cosa contro legge mi punisci dopo, come succede in tanti altri stati europei…ma almeno mi dai la possibilità di iniziare a lavorare. Ho visto negli ultimi decreti che si sta andando in questa direzione e spero che si faccia sempre di più per snellire la macchina burocratica. La seconda cosa è togliere dalle mani dei politici, soprattutto a livello regionale, la possibilità di emanare i bandi con i fondi europei perchè alimentano il clientelismo e le graduatorie tante volte non vengono fatte in maniera oggettiva. Ci vorrebbe un sistema di incentivazione automatico che permetta ad un’azienda virtuosa che sta investendo di ricevere in automatico i finanziamenti. E poi i tempi sono infinitamente lunghi: se un giovane ha voglia di mettersi a lavorare e presenta un progetto per un bando, non può aspettare 2 o 3 anni per avere le graduatorie. Andando oltre, un problema enorme che abbiamo al Sud sono i trasporti che per come sono messi penalizzano le merci in entrata, ma soprattutto le merci in uscita. Il Sud al momento può produrre merci che abbiano un valore aggiunto tale da permettere di coprire questi costi esagerati. Basterebbe potenziare le strade del mare, visto che abbiamo i porti, e non basarsi quasi esclusivamente sui trasporti su gomma…che sono i più pericolosi, inquinanti e costosi. Io spero che le cambino, Letta dà l’idea di essere una persona seria, ma bisogna vedere attorno chi c’è: i vecchi della politica sono ancora tutti lì, solo che non vanno più in Tv. Non basta creare una bella confezione per migliorare un prodotto, bisogna vedere se quello che ci sta dentro è buono o è rimasto uguale a prima.
Un primo provvedimento che potrebbe dare una spinta positiva?
Ho avuto l’opportunità di fare il Presidente dei giovani imprenditori di Confindustria per il Sud Italia e i problemi sono tanti. Confrontandomi con altre realtà , ad esempio in Friuli, mi rendo conto che le cose funzionano in due modi differenti: se qui devi stare appresso alla burocrazia perdendo magari un anno o due per una singola cosa, lì i tempi si accorciano notevolmente…penso che i burocrati al Sud non abbiano molta voglia di lavorare, oppure vogliano far pesare il loro ruolo sulle aziende potendo metterle in difficoltà con ritardi e cavilli. Sembra di vivere in due paesi diversi. Qualche anno fa era nata l’idea di convogliare tutte le risorse destinate al Sud Italia per creare una grande no tax area, così da spingere le imprese che adesso vanno in Tunisia o in Romania ad investire nel meridione, ma non si è fatto nulla. Se siamo in tanti la catena dell’amministrazione pubblica farraginosa si può spezzare: per cambiare questo paese ci vogliono più imprenditori e meno burocrati.
Quanto incidono le mafie sul lavoro di un’impresa nel Sud Italia?
Sicuramente le cose cambiano da settore a settore: l’agroalimentare, ad esempio, si è sviluppato maggiormente perchè interessa meno la criminalità organizzata, mentre i settori degli appalti pubblici e delle costruzioni in generale sono presi di mira dalla criminalità perchè è facile fare tutto a nero. Le prefetture stanno facendo un lavoro capillare per rilevare le ingerenze della mafia sul settore edile…purtroppo ancora oggi, come dimostra la cronaca, dove c’è cemento è facile che ci sia criminalità organizzata. Ovviamente tutto questo blocca l’economia e riduce il lavoro e quel poco d’impresa che c’è muore. Per combattere le mafie bisogna partire dalla mentalità , e non pensare solo alle conseguenze estreme fatte di violenza e armi.
Barbara Tomasino
(da “Huffingtonpost“)
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Dicembre 27th, 2013 Riccardo Fucile
VALENTINA: “POTETE COLPIRCI, BRUCIARCI, UMILIARCI, MA I NOSTRI VALORI, LE NOSTRE PASSIONI, LA NOSTRA ANIMA NON LA COLPIRETE MAI”
Il racket le ha bruciato il negozio, ma lei approfitta del Natale per lanciare un messaggio agli estortori su Facebook. «Vi auguriamo Buon Natale. Non facciamoci fermare da nessuno. Mai» scrive Valentina Di Lorenzo, figlia della titolare del negozio «Porta d’oro arredamenti» dato alle fiamme a Palermo 12 giorni fa. L’esercizio è stato danneggiato, ma i proprietari hanno riaperto prima di Natale.
«AUGURI A CHI HA FATTO QUESTO»
«Potete colpirci all’esterno – scrive Valentina Di Lorenzo – bruciarci, umiliarci, ma i nostri valori, le nostre passioni, la nostra anima non potete colpirla! Auguri di Buon Natale a tutti e specialmente a chi ha fatto questo».
Dieci giorni dopo , i segni dell’intimidazione sono ancora evidenti. Il sistema elettrico bruciato. I vetri antiproiettile frantumati all’interno. Ma l’antica e preziosa porta che dà il nome negozio è stata già ridipinta .
LA MAMMA: «L’IRONIA CI AIUTA»
La mamma di Valentina, la signora Raffaella Di Maio, aggiunge: “Non hanno scalfito il nostro modo di vivere, non abbiamo paura, non viviamo nell’ansia.
L’ironia aiuta a superare momenti come questo, a credere ancora di più in quello che si fa. Ed io sono qui dal 1976, questo è il mio mondo, il mio negozio è sempre stato come un figlio per me, da allevare e far crescere, una mia creatura».
(da “il Corriere della Sera“)
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Dicembre 26th, 2013 Riccardo Fucile
SULLA SALARIA E AI PARIOLI I CASI PIU’ ECLATANTI
Da anni i sindacati chiedono di sapere come sono assegnati 230 alloggi individuali — dai 100 ai
250 metri quadri ciascuno — quasi tutti nei quartieri prestigiosi della Capitale.
Almeno una cinquantina, dalle loro ricerche, risultano occupati da persone senza alcun titolo tra cui pensionati, ex mogli, figli e parenti di dirigenti del Dipartimento della P.S.
Sulla Salaria, ed è solo un esempio, ci sono quelli della Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia.
Un edificio a ferro di cavallo immerso nel verde e a due passi dal centro con alberelli di limoni e cactus in giardino.
Una parte è destinata a residenze private per alte cariche, un villino a due piani e un edificio poco più grande di tre.
La chiave è passata da De Gennaro Gianni, al tempo Capo della Polizia, a De Gennaro Andrea, il fratello generale della Guardia di Finanza a capo della Direzione centrale per i servizi antidroga.
Alloggi di tutto rispetto anche ai Parioli, dove De Gennaro Francesco, figlio di Gianni, ha potuto abitare per anni in un alloggio Enasarco.
Un anno dopo nulla è cambiato. Sui citofoni ci sono ancora nominativi di ufficiali in pensione come il vicario dell’ex questore di Genova Francesco Colucci al tempo del G8.
E ancora un dirigente delle Risorse umane e la ex segretaria di Manganelli, poi addetta alle Relazioni esterne della Ps, poi alla Scuola di polizia e infine promossa a Rieti, a 100 km di distanza dalla Capitale.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 26th, 2013 Riccardo Fucile
LUCA DORDOLO NEL 2012: “LA DONNA INDIANA GETTATA NEL PO HA INQUINATO IL NOSTRO FIUME SACRO”… ESPULSO SOLO DOPO IL FATTO DALLA LEGA
Per commentare l’omicidio di una donna indiana incinta da parte del marito, che poi gettò il corpo nel “sacro fiume” dei leghisti, scrisse su Facebook: “La donna indiana gettata nel Po ha inquinato il nostro fiume sacro. Cosa direbbero se andassimo a fare lo stesso nel Gange?”.
Era il 2012 e Luca Dordolo ricopriva la carica di capogruppo della Lega Nord al Consiglio comunale di Udine.
Oggi, per quella frase, l’ex capogruppo è stato condannato dal tribunale di Udine per propaganda sull’odio razziale a una pena di cinque mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena e non menzione.
Come riporta il quotidiano locale Messaggero Veneto, la condanna è stata emessa dal giudice Carla Missera.
Il pm aveva chiesto solo il pagamento di una multa di 2 mila euro in base alla Legge Mancino; mentre per la difesa Dordolo andava assolto.
Punzecchiato dalla trasmissione radiofonica di Radio 24 La Zanzara che scoprì il post, il capogruppo del Carroccio si giustificò: “La mia era una battuta di umore nero — spiega -, volevo dire che questi qua possono fare quello che vogliono a casa nostra. E poi ero arrabbiato per come trattano le donne, così mi sono innervosito”.
Ma il leghista non è nuovo a uscite di stampo razzista.
Dopo essere stato espulso a giugno del 2012, per le polemiche su quella frase quella frase, Dordolo aveva rincarato la dose postando l’immagine di un orango accanto a quella di Mario Balotelli, commentando “Ma sono uguali!!!”.
Mentre dopo aver appreso della condanna si è limitato a dire: ”Ecco come siamo messi, questa è la dimostrazione di come funziona la giustizia italiana“, come riporta il quotidiano Veneto.
In effetti funziona male, altrimenti sarebbe in galera da tempo.
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Dicembre 26th, 2013 Riccardo Fucile
LA LIBERTA’ DI STAMPA DEGLI AMICHETTI DI PUTIN: GUAI A CRITICARE IL GOVERNO YANUKOVICH… PROTESTE IN PIAZZA CONTRO L’INFAME AGGRESSIONE
In Ucraina la conoscono per gli articoli contro il presidente Viktor Yanukovich. Le sue
inchieste hanno creato non poco imbarazzo tra gli alti funzionari del governo. Giornalista, attivista filo-europea, 34 anni, Tetyana Chornovol è quella che nel Paese vassallo di Mosca definiscono una persona scomoda. Troppo scomoda.
Nella notte tra mercoledì 25 dicembre e giovedì 26, intorno all’1,30, è stata aggredita selvaggiamente.
Si trovava in auto nella periferia di Kiev quando una Porsche Cayenne l’ha speronata più volte cercando di buttarla fuori strada.
Le immagini della telecamera posta scrupolosamente da Tetyana sul cruscotto dell’auto fanno rabbrividire.
Per oltre 5 minuti la donna cerca di sottrarsi all’aggressione. Fugge, avanti e indietro sull’autostrada. Riesce a non perdere il controllo, suona disperatamente il clacson. Poi cede. L’auto finisce fuori strada.
Dalla Porsche Cayenne scendono due uomini. Il resto lo raccontano le immagini pubblicate sul sito dell’Ukraà¯nska Pravda, il giornale di Tetyana.
Frattura al naso, commozione cerebrale e lesioni in tutto il corpo.
«Ho cercato di scappare, – racconta la giornalista – poi mi hanno preso e hanno iniziato a colpirmi sulla testa».
Ora Tetyana si trova nel reparto di terapia intensiva: sarà sottoposta ad almeno tre operazioni chirurgiche.
Il presidente Yanukovich ha provato a condannare l’episodio. «Il governo si oppone con forza alla violenza – ha scritto in un comunicato -, le forze dell’ordine faranno il possibile per trovare i colpevoli».
Ma dal carcere Yulia Tymoshenko punta il dito contro le autorità .
«Il regime è passato all’offensiva – accusa l’ex primo ministro -. Incapace di fermare le proteste pro-Ue, provoca con metodi criminali».
Duro anche il deputato dell’opposizione ed ex giornalista Andri௠Chevtchenko che su Twitter attacca «la polizia e i banditi che vogliono distruggere gli oppositori, come hanno fatto i regimi dittatoriali in Africa e in America Latina».
Quella contro Tetyana Chornovol, d’altronde, non è l’unica aggressione rimasta impunita.
La sera di martedì, a Kharkiv, nell’est del Paese, è stato accoltellato Dmytro Pilipets, uno degli organizzatori delle manifestazioni antigovernative che da giorni tengono sotto assedio la capitale ucraina.
I colpevoli non sono stati identificati.
E, sempre martedì, dopo giorni di agonia, è morto in ospedale l’attivista Masurenko Paul: il 18 dicembre alcuni agenti lo avevano picchiato a sangue.
Poco prima dell’agguato Tetyana Chornovol aveva pubblicato un articolo sulla residenza di campagna del ministro dell’Interno Vitaliy Zakharchenko, accusato di essersi arricchito con operazioni commerciali poco chiare.
Nel suo blog la giornalista aveva anche attaccato il segretario del Consiglio di Sicurezza nazionale Andrii Kliuiev e l’oligarca Viktor Volodymyrovich Medvedchuk. Persone influenti nel Paese che ora, si spera, cercheranno di far luce su questi orribili agguati.
Centinaia di persone, intanto, hanno manifestato a Kiev davanti alla sede del ministero dell’Interno.
Lo slogan è sempre lo stesso: libertà e giustizia.
L’Italia come al solito tace?
(da “La Stampa”)
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Dicembre 26th, 2013 Riccardo Fucile
UN BEL BIGLIETTO DA VISITA PER IL NOSTRO PAESE
«Come in India, peggio che in India. Vicino a Boccea, una mandria di maiali grufola nella monnezza non ritirata da giorni. Ci aggiorniamo per le epidemie: arriveranno!». Così sul blog «Roma fa Schifo» vengono annunciate una serie di foto, inviate da alcuni residenti della zona di Boccea, alla periferia Nord di Roma in pieno agro romano, che immortalano alcuni maiali che frugano tra i rifiuti, in strada durante il giorno di Natale.
ALLA RICERCA DI CIBO
I cassonetti in via Domenico Montagnana sono stracolmi e tra i sacchetti di rifiuti gettati a terra i maiali sono andati alla ricerca di cibo.
«Una squadra di Ama ha già verificato l’accaduto e ha ripristinato la normalità » rassicura l’assessore ai Rifiuti di Roma Capitale, Estella Marino.
«È in corso anche un ulteriore approfondimento sui motivi per cui degli animali d’allevamento fossero in libertà in quella zona: le autorità competenti procederanno con le opportune azioni e provvedimenti». aggiunge.
RACCOLTA A RILENTO
Ma al di là dei maiali, a Roma si segnalano diversi problemi con la raccolta dei rifiuti durante le feste. In quasi tutta la città da piazza Re di Roma all’Eur, dall’Esquilino all’Ostiense i residenti hanno visto cassonetti traboccanti, spesso con sacchi dell’immondizia lasciati in strada.
«La situazione della raccolta dei rifiuti è arrivata a un livello di tale caos che ho pensato di lanciare un concorso sulla mia pagina Facebook per scegliere la foto più raccapricciante. Le invieremo tutte al sindaco Ignazio Marino, unite ai commenti dei cittadini» attacca Sveva Belviso, già vicesindaco nella giunta Alemanno e ora capogruppo Ncd in Campidoglio.
CONSUETUDINE NEGATIVA
Immediata la replica dell’assessore Marino. «Ama ha assicurato lo svolgimento regolare dei turni di raccolta previsti per questi giorni e che, già da oggi, laddove si siano verificati particolari problemi le squadre lavoreranno per ripristinare la situazione ordinaria – assicura – Sappiamo tutti, purtroppo, che la sovrapproduzione di rifiuti dovuta alla concomitanza delle festività natalizie, come ogni anno, può portare a fenomeni di criticità in alcune zone della città . E stiamo lavorando per cambiare questa consuetudine negativa».
LE SCUSE DI AMA
Anche l’Ama, l’azienda comunale che si occupa della raccolta dei rifiuti, ha assicurato che «sono stati rispettati tutti i turni di pulizia, spazzamento e raccolta dei rifiuti previsti per i giorni della vigilia, Natale e Santo Stefano.
Come succede ogni anno, però, la sovrapproduzione di rifiuti fisiologica, dovuta ai cenoni e allo scambio dei doni, ha causato alcuni accumuli di sacchetti vicino i cassonetti in alcune zone della città . Ama, quindi, sta monitorando la situazione e ha già predisposto dei passaggi straordinari dei propri mezzi per consentire il ritorno alla normalità entro 24/48 ore». L’azienda, in ogni caso, «si scusa per i disagi arrecati».
(da “il Corriere della Sera”)
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