Febbraio 25th, 2014 Riccardo Fucile
“HA DETTO COSE SENZA CAPO NE’ CODA: ROBA DA KAMIKAZE PER UNO CHE NON E’ NEANCHE STATO ELETTO”
Al telefono Lucia Annunziata sembra sconcertata. «Diciamo la verità , è stato un discorso senza capo nè coda, infarcito di storielle riciclate», esordisce la direttrice dell’Huffington Post, stavolta dalla parte dell’intervistata
Cosa ne pensa dell’intervento del premier al Senato?
«Circolano già molti dubbi sul percorso di Renzi, anche tra i suoi sostenitori, fra i quali mi vanto di essere stata anche io. Finora c’era una certezza, quella che fosse un maestro di comunicazione. Il suo intervento mette in dubbio anche questo: da maestro della comunicazione o non ha fatto i compiti a casa, oppure questa era una favola».*
Che cosa non ha funzionato?
«Era un discorso non preparato, a braccio, una roba da kamikaze per uno che si presenta al Paese senza neppure essere stato eletto. E si suppone che chi non è andato a votare alle primarie non lo conosca neanche. Un discorso improvvisato, tecnicamente senza capo nè coda, infarcito di storie, storielle e aneddoti già usati molti volte. Ad esempio il punto centrale sulla bellezza dell’Italia lo ha ripreso dal discorso di addio a sindaco di Firenze. La storia della bambina senza cittadinanza che a scuola siede allo stesso banco della coetanea italiana, l’abbiamo sentita molte volte. Potrei fare vari esempi di storie riciclate. C’è stata una trascuratezza formale molto forte»
E dal punto di vista dei contenuti?
«È stato molto deludente. Capisco che Renzi volesse fare la parte del sindaco, ma al Paese deve dare un progetto. Anche il tema dell’Europa lo ha appena sfiorato. Spinelli non lo ha neppure citato per nome. Non ha detto cosa siamo e cosa andremo a fare in Europa, quali sono le idee nuove, quella che è la sua visione dell’Italia tra 15 anni. Dal punto di vista economico ha fatto proposte molto forti, ma senza fornire un numero. Si può anche dire di voler ridurre il cuneo fiscale del 10%, ma se non si dice in che modo…».
Questa è una bocciatura politica.
«Ero fra i suoi sostenitori ma ha detto cose senza capo nè coda. Non ha fatto i compiti a casa. Roba da kamikaze per uno che si presenta senza neanche essere stato eletto»
«Di certo è stato un discorso improvvisato, non all’altezza di un premier arrivato all’incarico con il suo discutibile percorso. Abbiamo conosciuto Renzi che voleva rottamare il mondo, ci siamo girati e lo abbiamo ritrovato al centro mondo che voleva rottamare. E al solito la conclusione è che sarebbe colpa dei talk show e dei giornalisti. Ma per cortesia… ».
Non crede sia stato nello stile di Renzi?
«I suoi già dicono che questo è lui e così ha parlato al Paese. Ma io Renzi lo conosco e non voglio “Renzi”, oggi voglio un premier. Chi si appresta a governare deve avere un patto con il Paese. Purtroppo non abbiamo conosciuto di più il suo programma. Renzi si vanta della sua età , ma la forza di chi è giovane sta nel saper crescere, non nel restare giovane per sempre. Quella di oggi (ieri, ndr) doveva essere una grande occasione. Ed è andata persa».
Alessandra Rubenni
argomento: Renzi | Commenta »
Febbraio 25th, 2014 Riccardo Fucile
DAL PRESEPIO VIVENTE DI LATERINA ALLE PECORELLE SMARRITE DEL GOVERNO
La notizia se fosse vera sarebbe da Premio Pulitzer : “Gesù è stato in braccio a un ministro
ma lo ha scoperto solo ieri… quando tutta Laterina parlava di quella sera nella quale Maria Elena Boschi faceva la Madonna nel presepe vivente del paese”.
A pubblicarla è La Nazione.
Non sappiamo, invece, se Obama nella telefonata a Renzi abbia assicurato il suo personale interessamento presso la Columbia University di New York affinchè il premio abbia la priorità .
E chi mai avrebbe potuto immaginare, se non lo avesse svelato La Nazione, che la Boschi si è “presentata al Quirinale, dove è stata chiamata prima tra i ministri a firmare l’impegno di servire la Repubblica vestita d’azzurro” perchè era “lo stesso colore del mantello della Madonna – alias Ministra per le Riforme”?
Chissà se Renzi affiderà a lei la preghiera affinchè le pecorelle grilline smarrite ritrovino l’ovile Pd.
Visto che, sempre secondo quanto racconta la signora Rita Gennai seduta al bar a La Nazione, Maria Elena che “ha fatto catechismo a mio figlio Federico, ha uno stile particolare, dove va lascia il segno”.
Il miracolo in pochi istanti ha spopolato sulla rete.
I commenti più esilaranti: Santissima Maria Elena prega per noi”. “Presepe degno di un Governo della Madonna: Renzi il Messia, Berlusconi San Giuseppe, Civati l’asino, Verdini il bue, Franceschini e Alfano i due Re Magi”. Peccato che manchi la stella cometa.
Sandra Amurri
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: governo | Commenta »
Febbraio 25th, 2014 Riccardo Fucile
I CUPERLIANI PREMONO : “NON SIAMO UN COMITATO DEL PREMIER”… DENUNCE DI BROGLI NELLE PRIMARIE A BARI
Una nuova segreteria, e in tempi brevi. Perchè il partito “non può essere il comitato elettorale del premier”.
E perchè il timore di tanti cuperliani è che la “ditta”, per citare Bersani, venga progressivamente rottamata, anche per semplice incuria.
Larga parte della minoranza interna del Pd lo ripete dentro e fuori microfono: urgono sostituti ai membri della segreteria chiamati in massa al governo.
Non solo: Renzi farebbe cosa buona e giusta lasciando la guida del partito a qualcun altro. “Avere un segretario che è anche premier è un’anomalia” aveva detto pochi giorni fa a Repubblica Gianni Cuperlo, scandendo le sue perplessità sul doppio ruolo.
Consentito dallo statuto Pd, ma finora mai ricoperto da nessun democratico.
Nella sua intervista a l’Unità di due giorni fa, Pier Luigi Bersani ha usato parole dalla sfumatura simile: “Il Pd non può essere un’appendice insignificante del governo, deve conservare la sua capacità di fare proposte”.
Il senatore Miguel Gotor, molto vicino a Bersani, rilancia: “Renzi deve colmare i vuoti in segreteria, perchè il partito non può essere il comitato elettorale del presidente del Consiglio, ma deve mantenere una sua autonomia e una sua dialettica con il governo. In caso contrario, se l’avventura di Renzi non dovesse avere il successo che ci si aspetta, le conseguenze sarebbero pesanti per tutta la democrazia italiana: dopo le scorse Politiche il Pd è diventato il fulcro del sistema”.
Ma il segretario appena eletto deve farsi da parte, lasciando spazio a un coordinatore o a un nuovo congresso?
“Le forme del nuovo assetto le dovrà scegliere Renzi, confrontandosi con la direzione nazionale. Compete a lui”.
Lui, il neo premier, sa che il tema andrà affrontato in tempi brevi. Non può permettersi troppi malumori e distinguo in corso d’opera: innanzitutto in Senato, dove la maggioranza ha numeri esigui.
Non a caso ha inserito tra i ministri un bersaniano di ferro come Maurizio Martina.
Per il ruolo di coordinatore in sua vece Renzi pensa al fedelissimo Lorenzo Guerini, attuale portavoce del Pd.
C’è chi parla di una possibile promozione per Debora Serracchiani, già responsabile Trasporti. Ma è il governatore del Friuli Venezia Giulia: un bell’impegno.
Nel frattempo Roberto Giachetti, renziano di vecchia data, reagisce: “Ma è possibile che mentre si tenta di rilanciare sui contenuti, c’è chi pensa subito ai posti? E poi è singolare che la richiesta arriva da chi solo qualche settimana fa non è voluto entrare in segreteria”.
Alfredo D’Attorre, senatore bersaniano, cambia prospettiva: “Il primo problema non sono i posti ma la politica, ovvero la capacità del Pd di fare da stimolo a un governo che non è solo di centrosinistra su temi come la legge elettorale, l’Europa e il lavoro. L’attuale segreteria va verificata sui fatti. Credo però che Renzi nominerà un coordinatore del partito. E ovviamente il ruolo della Direzione dovrà crescere”.
Da Bari invece arriva il frastuono delle denunce di brogli.
Il fosco contorno alla vittoria nelle primarie del deputato renziano Antonio Decaro, scelto domenica come candidato sindaco del centrosinistra.
Decaro, primo con il 53 per cento davanti a Giacomo Olivieri (Realtà Italia) e all’indipendente Elio Sannicandro, punta a succedere a Michele Emiliano, suo mentore e compagno di fede renziana.
Ma la notizia è il numero dei votanti, quasi 21 mila. Tanti, anzi troppi, a detta di Sannicandro (“mi arrivano numerosissime segnalazioni di episodi inquietanti”) e soprattutto di Emiliano, che domenica twittava così: “Andate ai seggi, c’è una chiara infiltrazione della destra nel voto libero”.
Per limitare i danni, il comitato dei garanti aveva sospeso il rilascio della ricevuta per il contributo di 1 euro.
Adoperata, secondo voci che si rincorrevano di quartiere in quartiere, per ottenere un compenso in denaro da oscuri capibastone.
Sospetti da provare, ma comunque fastidiosi per il Pd di Bari.
Per inciso, la città da dove Renzi aveva iniziato la campagna per la segreteria.
Ieri il coordinatore locale di Forza Italia, Antonio Distaso, ha parlato di “spettacolo indecente”. Gli ha replicato il democratico Domenico de Santis: “Distaso dimostra che la destra barese ha tentato di rovinare le primarie. Numerosi esponenti di Fi presidiavano i seggi ”.
Emiliano invece invoca “una regolamentazione per legge delle primarie”. Mentre Decaro ha ricevuto le congratulazioni di Renzi, della Madia e della Boschi.
Primarie anche in 13 Comuni del bolognese e in tre capoluoghi lombardi.
A Bergamo ha vinto Giorgio Gori, ex direttore di Canale 5, mentre a Cremona è stato scelto il ricercatore Gianluca Garimberti e a Pavia Massimo Depaoli, insegnante.
Luca De Carolis
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Partito Democratico, PD | Commenta »
Febbraio 25th, 2014 Riccardo Fucile
CON QUALE FACCIA PUO’ CHIEDERE SACRIFICI AGLI ITALIANI QUANDO LUI CONTINUA A COSTRUIRSI UNA DOPPIA PENSIONE CON UN TRUCCHETTO?
Matteo Renzi un minuto dopo avere ottenuto la fiducia, dovrebbe fare un gesto
fondamentale per la sua credibilità : dimettersi dalla società di famiglia.
Come il Fatto ha già scritto, Renzi ha ottenuto il diritto alla pensione grazie a un trucco: nel 2003, quando l’Ulivo decise di candidarlo alla Provincia di Firenze (elezione sicura nel giugno 2004) Renzi si fece assumere dalla società di famiglia nella quale era un semplice collaboratore.
La Chil Srl si occupava di marketing e vendita dei giornali ai semafori con gli strilloni. Il padre e la madre l’avevano fondata nel 1993 e avevano ceduto nel 1997 le quote ai figli Matteo (40 per cento) e Benedetta (60 per cento).
Quando matura la candidatura alla Provincia, Matteo è solo un co.co.co.
Se fosse rimasto un collaboratore non avrebbe maturato i 10 anni di contributi pensionistici da dirigente nè avrebbe avuto diritto alle cure mediche gratuite e al Tfr.
Per regalare questo vantaggio al figliolo, babbo Tiziano e mamma Laura lo assumono e lo pagano come dirigente per pochi mesi, per poi metterlo in aspettativa.
Così i contributi sono a carico della Provincia, e del Comune dal 2009, che nel 2013 pagava 3mila e 200 euro al mese per il suo sindaco.
Così, grazie a una somma stimabile in circa 350 mila euro versata dagli enti locali per lui in dieci anni, Renzi oggi è un trentenne fortunato dal punto di vista assistenziale e pensionistico.
Se non può essere definita una truffa allo Stato, quella realizzata da Renzi, è una truffa alla ratio, allo scopo alto dello Statuto dei lavoratori del 1970.
Il dubbio che sorge leggendo la cronologia di quelle giornate è che nel 2003 abbia usato la norma nata per garantire la partecipazione alle elezioni ai lavoratori per ottenere una pensione e un Tfr ai quali — fino a pochi giorni prima della sua candidatura — non aveva diritto.
Il 17 ottobre 2003 Matteo Renzi e la sorella vendono le quote della Chil alla mamma e al papà .
Il 27 ottobre mamma Laura assume in Chil l’ex socio Matteo.
Il co.co.co. diventa dirigente un giorno prima che l’Ansa batta la notizia: “Il coordinatore provinciale della Margherita Matteo Renzi per la presidenza della Provincia di Firenze e Leonardo Domenici per la poltrona di sindaco della città sono le candidature proposte alla coalizione dalla Margherita”.
Il 30 ottobre, tre giorno dopo l’assunzione, l’Ansa racconta “la positiva accoglienza degli alleati della candidatura a presidente della Provincia del giovane Renzi”.
Il 4 novembre, 8 giorni dopo l’assunzione, arriva l’ufficializzazione.
Quello stesso anno anche il sindaco di Tortona, Francesco Marguati, viene eletto e assunto nella società di famiglia. Però nel 2008 Marguati e la figlia Michela sono stati condannati in primo grado a 16 mesi e 8 mesi per concorso in truffa aggravata ai danni del Comune.
Il sindaco si era fatto assumere dalla figlia 22 giorni prima di assumere la carica.
Per il pm, un rapporto di lavoro fittizio che ‘costava’ al Comune 23 mila euro all’anno di contributi”.
Ogni storia fa caso a sè e comunque nel 2010, la Corte d’Appello di Torino ha assolto l’ex sindaco di Tortona.
Intanto, nell’ottobre 2010 quando la Chil Srl viene ceduta, il ramo d’azienda con dentro il sindaco in aspettativa resta in famiglia: Matteo viene ceduto con il ramo marketing alla Eventi 6 della mamma e delle sorelle.
Così il Tfr pagato dai contribuenti fino al 2010, pari a 28.300 euro, resta in famiglia.
Renzi non è l’unico furbetto: Josefa Idem è stata assunta dall’associazione del marito 15 giorni prima della sua candidatura nel 2006, Nicola Zingaretti è stato assunto dal comitato del Pd alla vigilia della sua candidatura ed entrambi sono usciti indenni dalle denunce.
L’ex assessore provinciale di Vicenza, Marcello Spigolon, è stato rinviato a giudizio per truffa.
Le vicende e le interpretazioni dei magistrati sono diverse ma la questione non è giudiziaria bensì politica.
Matteo Renzi deve dimettersi dalla Eventi 6 perchè la storia della sua pensione a sbafo da ieri non è più un peccato di gioventù.
Oggi Renzi è il presidente del Consiglio, ha diritto a una retribuzione (tra indennità e diaria) di circa 12 mila euro lordi con un trattamento pensionistico simile a quello dei parlamentari.
Entro il 2018 sarà quasi certamente parlamentare e alla fine della carriera avrà diritto al vitalizio.
In qualità di dirigente in aspettativa della Eventi 6 potrebbe perseverare nella sua furbata anche a Palazzo Chigi.
L’unica differenza è che da oggi la quota di contributi del dipendente (pari al 9 per cento) non sarà versata dal datore di lavoro pubblico, come accadeva con Provincia e Comune, ma da Renzi stesso.
Se deciderà di restare dirigente in aspettativa della società di famiglia fino alla fine della sua carriera Renzi si ritroverà una doppia pensione e un doppio Tfr.
La scelta sta a lui. Da oggi può chiedere sacrifici ai pensionati d’oro, agli esodati o ai giovani che non avranno mai una sola pensione.
Con quale faccia potrà farlo se continua a costruirsi una doppia pensione con un trucchetto?
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: denuncia, la casta, Renzi | Commenta »
Febbraio 25th, 2014 Riccardo Fucile
“SI’ AL GOVERNO, MA NO A FIDUCIA IN BIANCO”… E POI ROTTAMA IL JOBS ACT
Una sfilza di “non funziona” e poi una dichiarazione di fiducia condizionata al merito dei provvedimenti.
Duro intervento del bersaniano Stefano Fassina alla Camera nel dibattito sulla fiducia all’esecutivo di Matteo Renzi.
L’esponente della minoranza Pd, già viceministro dell’Economia nel governo Letta, ‘assicura’ Renzi: “in una democrazia parlamentare- spiega- la responsabilità politica è condivisa da chi vota i provvedimenti. Noi non lasceremo solo il governo. La solitudine al comando non funziona, la storia del ventennio alle nostre spalle lo dimostra”.
Quanto alle proposte economiche illustrate dal presidente del consiglio nel suo discorso, Fassina osserva che “prevale ancora una sostanziale continuità con il paradigma economico in corso, un paradigma che non funziona”.
Allo stesso modo, osserva a proposito dei rapporti con l’Europa, “non funziona lo schema dei compiti a casa”.
Fassina cita a tal proposito un recente “appassionato discorso” di Jurgen Habermas alla direzione nazionale dell’Spd: “il governo federale tedesco ha portato avanti una situazione egemone nell’unione europea e ha creato una situazione esplosiva. Siamo dentro una situazione esplosiva. E’ questa la chiave nella quale affrontare il semestre italiano in Europa”.
Fassina invita Renzi a riflettere sulla natura del Jobs Act: “per favore- dice- ‘no’ a un altro intervento sulle regole del mercato del lavoro. Non funziona. La variabile decisiva è l’innalzamento della domanda aggregata. E questo vuol dire investimenti e equità “.
Quindi lo richiama a dire “una parola di rassicurazione alle decine di migliaia di persone cosiddette esodati, trattate brutalmente dallo Stato”.
L’ex viceministro conclude: “non do una fiducia in bianco. Quanto al programma do la più ampia disponibilità possibile ma valuterò il merito dei provvedimenti. Il merito guiderà le mie scelte”.
(da “Huffingtonpost“)
argomento: Renzi | Commenta »
Febbraio 25th, 2014 Riccardo Fucile
RICICLATO IL PROGRAMMA ECONOMICO DI LETTA CON POCHI NUMERI PRECISI… DIETRO GLI ANNUNCI SI PREPARA UN TAGLIO DEL COSTO DEL LAVORO DA 8 MILIARDI
Parla di un “cambio radicale delle politiche economiche”, ma il presidente del Consiglio
Matteo Renzi non spiega come.
Nel suo discorso al Senato non c’è l’annuncio della revisione dell’aliquota sui rendimenti dei titoli di Stato, evocato da Graziano Delrio domenica, non c’è l’annuncio esplicito di sfondare il vincolo europeo del 3 per rapporto tra deficit e Pil, nessun accenno alle grandi storie aziendali (Electrolux, Telecom, Monte Paschi, Fiat) mancano numeri precisi e — ma questo è un classico dei discorsi di insediamento — ogni riferimento alle coperture necessarie per mantenere le promesse.
Il discorso al Senato di Renzi parla del Pil perso, nove punti tra 2008 e 2013 “mentre qualcuno si divertiva”, della disoccupazione al 12,6 per cento, “sono i numeri di un tracollo”.
Ma le risposte che offre Renzi a questo disastro sono le stesse di cui hanno parlato gli ultimi due premier, Enrico Letta e Mario Monti.
Il primo punto del programma è “lo sblocco totale, non parziale, dei debiti della Pubblica amministrazione attraverso un diverso utilizzo della Cassa depositi e prestiti”.
Che vuol dire? Al momento il ministero del Tesoro ha pagato 22 miliardi di euro di debiti arretrati e ne ha già pronti altri 24,5 che verranno erogati nei prossimi mesi.
A giugno, con 47 miliardi, il Tesoro dovrebbe aver saldato tutti gli arretrati iscritti a bilancio, i ritardi sono colpa delle amministrazioni locali (la Sicilia , per esempio, non ha mai ritirato il miliardo che le spetta per saldare i conti con i fornitori della Regione).
Esauriti i 47 miliardi, restano i debiti fuori bilancio che, per definizione, sono difficili da calcolare e da pagare, secondo la Banca d’Italia sono 40 miliardi circa.
I renziani forniscono l’interpretazione autentica: “Matteo sta promettendo di accelerare il pagamento dei 47 miliardi già stanziati, visto che al Tesoro i tempi sono lunghi”, i debiti fuori bilancio sono un mostro contabile di cui per ora non si può affrontare.
Anche la seconda promessa è vaga: “Costituzione e sostegno di fondi di garanzia per le Piccole e medie imprese”, di nuovo con ricorso alla Cassa depositi e prestiti.
Il Fondo già esiste, sotto l’ombrello del ministero dello Sviluppo, la legge di Stabilità 2014 lo ha rafforzato con 1,6 miliardi, quello che Renzi potrebbe fare è integrarlo ancora (con risorse dalla Cdp, par di capire).
Il terzo impegno è il più gravoso: “Una riduzione a doppia cifra del cuneo fiscale attraverso misure serie e irreversibili, legate alla revisione della spesa”, il tutto entro giugno.
Il cuneo fiscale è la differenza tra il costo di un lavoratore per l’azienda e la sua busta paga, si può ridurre tagliando l’Irpef (al lavoratore) o l’Irap (all’impresa) oppure i contributi previdenziali.
Gli economisti de lavoce.info, di recente, hanno stimato che una riduzione del cuneo del 10 per cento (quindi il minimo della doppia cifra) per i lavoratori sotto i quarant’anni costa circa 27,5 miliardi di euro.
Ma il piano che ha pronto Filippo Taddei, responsabile economico del Pd, è più fattibile: tagli per 8 miliardi, 2-3 all’Irap e 5 all’Irpef, per dare più soldi in busta paga ai lavoratori.
Le coperture arriveranno per tre quarti dalla spending review del commissario Carlo Cottarelli (che deve trovare 32 miliardi in tre anni), il resto da una riforma delle aliquote sulle rendite finanziarie.
Scenderanno quelle sul risparmio pensionistico, potrebbero salire quelle sui titoli di Stato, come ha annunciato domenica Delrio, ma i dettagli si capiranno pù avanti.
Questi sarebbero — per quanto fumosi, complice la scelta di Renzi di parlare a braccio — i cardini del programma renziano.
Poi c’è l’annuncio di un “piano per il lavoro” con annessa riforma degli ammortizzatori sociali, un “intervento strutturale” per attrarre investimenti esteri in Italia (quale?) e un piano straordinario di edilizia scolastica “nell’ordine di qualche miliardo e non di qualche decina di milioni”, lavori da fare durante le vacanze estive per ammodernare gli edifici e sostenere un settore edilizio in crisi.
Non c’è una cifra, solo la promessa di andare oltre i 450 milioni stanziati da Letta (che, nel suo ultimo documento, aveva promesso ulteriori 2 miliardi).
Stefano Feltri
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Renzi | Commenta »
Febbraio 25th, 2014 Riccardo Fucile
GRILLISMO IMMAGINARIO E GRILLISMO REALE: “L’EROICO” SINDACO GRILLINO DI POMEZIA CHE FA CARICARE DALLA POLIZIA LE LAVORATRICI ADDETTE ALLA PULIZIA SCOLASTICA
I lavoratori e le lavoratrici delle pulizie sono in lotta in tutta Italia, a difesa del proprio lavoro, contro una gara nazionale di appalto che taglia i loro posti di lavoro e/o stipendi. In questo quadro un gruppo di lavoratrici della scuola Trilussa di Pomezia ( Roma) si sono ribellate.
Il loro salario di 700 euro verrebbe ridotto a 200 euro, il loro orario da 6 ore ad una e mezza.
Insopportabile. Contro questa provocazione, le lavoratrici hanno occupato la scuola.
Ma il sindaco sceriffo a 5 Stelle ha immediatamente invocato il ripristino dell’”ordine” rivolgendosi alla forza pubblica.
La polizia è intervenuta con brutalità sfondando il cancello della scuola, caricando le lavoratrici, sbattendo la testa di una di esse contro il muro, e costringendola al ricovero in ospedale .
Il sindaco ha lodato l’intervento della polizia perchè “è importante che non si creino situazioni di disagio per le famiglie degli studenti”.
In più ha annunciato che procederà alla denuncia contro le lavoratrici manganellate, invitandole a “cercarsi un avvocato”.
Il sindacato Filcams CGIL di Pomezia ha definito “sconcertante” il comportamento del sindaco, chiamandolo “sceriffo improvvisato”.
In realtà non si tratta un improvvisazione. E’ la stessa logica con cui il sindaco grillino di Ragusa si contrappone alla lotta dei disoccupati, e il sindaco grillino di Parma ( il famigerato Pizzarotti) taglia i salari dei dipendenti comunali rifiutandosi persino di incontrare la loro RSU.
E’ la logica di un progetto generale non solo estraneo ai lavoratori, ma contrapposto ai lavoratori e ai loro diritti.
E’ l’anticipazione in miniatura della Repubblica reazionaria di Grillo e Casaleggio.
E’ il grillismo reale , molto diverso da quello immaginario.
argomento: Grillo | Commenta »
Febbraio 25th, 2014 Riccardo Fucile
DEMOCRAZIA SPONTANEA? ERA GIA’ TUTTO PREPARATO DA UN’AZIENDA DI MARKETING
Ecco chi è quello che dice (sbugiardato oggi dagli iscritti) che il “territorio” ha sfiduciato
Orellana e gli altri parlamentari 5 Stelle che hanno criticato Grillo, quello che chiede che siano cacciati.
Maurizio Benzi è un dirigente della Casaleggio Associati, colui che di fatto è il primo iscritto e co-fondatore di 5 Stelle
Maurizio Benzi (dipendente di Casaleggio) fonda infatti il meetup Milano 1 nel 2005, la data di iscrizione alla piattaforma coincide con la data di fondazione del meetup stesso: 10 giugno 2005.
E’ il primo meetup degli amici di Beppe Grillo. E’ stato aperto a Milano, stessa città dove ha sede la Casaleggio Associati, da un dipendente della Casaleggio Associati stessa. Solo successivamente Beppe Grillo sponsorizzerà i meetup nei suoi spettacoli.
Grillo viene dunque dopo Benzi e Casaleggio.
Ecco cosa scriveva la ex grillina Federica Salsi già nel a proposito di Benzi:
Il M5S, e prima ancora gli Amici di Beppe Grillo, hanno da sempre utilizzato la piattaforma meetup per creare dei gruppi sul territorio.
Questi gruppi nascono da aggregazioni di persone che, riconoscendosi nel Grillo pensiero, decidono di aprire un meetup e connettersi tra loro. Si può dire che il motore sul territorio del M5S siano i meetup, dove gli attivisti fanno cose.
Banchetti, raccolte firme, presentazione di liste elettorali, manifestazioni, serate informative, riunioni varie etc etc etc…
Gli elettori del M5S sono altro, non necessariamente partecipano attivamente alle iniziative pentastellate. Non necessariamente sono iscritti ad un meetup. Non necessariamente sono iscritti al portale di Beppe Grillo.
Magari qualche volta leggono il Blog di Grillo, senza sapere nulla di quanto accade sotto i loro occhi
Grillo continua a parlare della spontaneità del movimento, ma andiamo a vedere se è proprio tutto così spontaneo o se c’è una regia a monte.
22 gennaio 2004
Gianroberto Casaleggio, ex Amministratore Delegato di Webegg, fonda la Casaleggio Associati; nell’azienda entrano da subito come soci: avide Casaleggio (ex consulente in Webegg, figlio di Gianroberto), Mario Bucchich (ex responsabile comunicazione e immagine in Webegg), Luca Eleuteri (ex responsabile funzionale di diverse aree in Webegg) In Webegg entra anche Maurizio Benzi, altro ex dipendente Webegg.
Chi è Maurizio Benzi?
Maurizio Benzi si occupa di web-marketing, prima in Webegg (di Casaleggio) poi dal 2004 in Casaleggio Associati.
Gennaio 2005: Grillo apre il Blog su consiglio di Casaleggio.
Cerchiamo quindi di capire quando, come, dove e da chi nascono i meetup. Qual’è il primo meetup? Chi lo ha aperto? Era un cittadino qualunque appassionato del Grillo pensiero?
10 giugno 2005: primo Meetup, Maurizio Benzi (dipendente di Casaleggio) fonda il meetup Milano 1.
E’ il primo meetup degli amici di Beppe Grillo in Italia.
Questo è il profilo di Benzi sul meetup Milano, la sua data di iscrizione alla piattaforma coincide con la data di fondazione del meetup stesso: 10 giugno 2005.
Solo successivamente Beppe Grillo sponsorizzerà i meetup nei suoi spettacoli.
27 luglio 2005
Si svolge il primo incontro di cittadini organizzato attraverso il meetup Milano 1.
Chi organizza? Maurizio Benzi, organizer del meetup. L’organizer è colui che ha le chiavi della piattaforma.
Il gran cerimoniere Benzi parla dal palco; alla stessa riunione presiede anche Gianroberto Casaleggio, nonchè suo figlio Davide.
18 settembre 2005
Alla riunione partecipa anche Beppe Grillo in persona; al suo fianco, molto soddisfatto, ancora Benzi. Piccola curiosità : già nel 2005 il fotografo degli spettacoli di Beppe Grillo era, stranamente, Mario Bucchich
2013
Maurizio Benzi, da dipendente di Casaleggio, si candida alle Elezioni Politiche 2013 nella circoscrizione Lombardia 3 (non viene eletto).
Quindi? Quale spontaneità ha un movimento creato a tavolino da un’azienda di marketing, da Casaleggio e dai suoi dipendenti?
Uno vale uno? Democrazia spontanea?
Era già tutto preparato, tutto a tavolino, altro che movimento di cittadini…
argomento: Grillo | Commenta »
Febbraio 25th, 2014 Riccardo Fucile
“TU PREMIER E’ LA DIMOSTRAZIONE CHE CHIUNQUE PUO’ DIVENTARLO”
L’immagine più efficace arriva dai banchi di Forza Italia: Matteo Renzi parla ormai da trenta minuti e i senatori azzurri sono ancora assorti, chi a braccia conserte, chi con le mani sul banco davanti.
Le loro facce sorprese è come se esclamassero: “Finora uno così ce l’avevamo noi, adesso sta dall’altra parte”.
Il Renzi primo tenta di incantare il Senato con un discorso sì berlusconiano, ma con quella noia da effetto Valium tipica dei democristiani alla Forlani.
Una bestia strana, surreale. Un estraneo, non un marziano, che inizia in “punta in piedi” e fa l’orecchiante dalla memoria strepitosa per più di un’ora.
La cotazione d’esordio è impensabile. Gigliola Cinquetti. “Non ho l’età per sedere al Senato”.
Il premier under 40 mette le mani in tasca, poi gesticola, riprende i fogli. Pretende di andare a braccio e forse anche per questo non buca lo schermo. Dà l’impressione che per lui Palazzo Madama sia solo un pretesto, per oltrepassarlo e rivolgersi altrove, con toni da comizio.
I senatori vengono schiaffeggiati con una promessa crudele: “Vorrei essere l’ultimo presidente del Consiglio a chiedere la fiducia a quest’aula”. È il primo annuncio: l’abolizione del Senato concordata nel percorso delle riforme.
Il leghista Calderoli borbotta. Non si trattiene: “Tanto è una balla”.
L’ossessione di Renzi è inseguire i voti persi del Pd a favore dei grillini.
Di qui un’infinita serie di riferimenti contro la Casta. Per il premier prevalgono i mercatini rionali su quelli finanziari. Non solo.
Il sindaco di Firenze s’inerpica su un faticoso sentiero dedicato all’importanza della scuola. Si scaglia contro la burocrazia dei ministeri, invocando lo spoil system, ma usa il verbo più burocratico che esiste. Recare.
“Ogni settimana mi recherò in una scuola diversa, comincerò da Treviso”. L’edilizia scolastica, poi.
Più che un sindaco, sembra un assessore provinciale all’Istruzione. È qui che il discorso comincia a perdere quota.
In tribuna la moglie Agnese vaga con lo sguardo per tutto l’emiciclo. Il fido Carrai, invece, accanto a lei, è meno distratto. “Avete mai parlato con un insegnante?”.
I senatori del Movimento 5 Stelle ridono tutt’insieme. Un boato.
Il presidente Grasso è costretto a intervenire. Tutto il discorso è un duello continuo con i grillini. L’unico segno di vita nel surreale pomeriggio renziano. Dalle due alle tre. Un’ora e qualche minuto di intervento. “Eravamo a un bivio”.
È la spiegazione del letticidio nel senso di Enrico. “O si andava alle elezioni, oppure…”. Interruzione. Grillina, ovviamente. Renzi ribatte: “A differenza vostra noi non abbiamo mai paura di presentarci alle elezioni. Siamo abituati, voi no e lo avete dimostrato in Sardegna, Basilicata, nelle province di Trento e Bolzano”.
Sintesi: noi siamo democratici sul serio, dice Renzi, voi no.
Chiarisce anche: “Se perdiamo non cerchiamo alibi, se perdiamo è solo colpa mia”. Il primo applauso, blando, arriva tardi. In un’apologia dell’europeismo che va oltre il semestre fatidico. L’ambizione, a parole, è guidare il continente nei prossimi decenni. Stavolta la citazione è per gli Stati Uniti d’Europa di Altiero Spinelli.
Il premier si rimette subito sulla carreggiata dell’uomo semplice, estraneo alla Casta. La politica esca dai talk-show e pensi ai genitori che la mattina accompagnano i figli a scuola.
Dopo il verbo “recare” tocca a uno più insolito, rubato a Renzo Piano, archistar e senatore a vita. Rammendare. Rammendare un intero Paese che non è finito, non è morto. La scintilla continua a latitare.
Il berlusconismo da comizio è comunque ingessato dall’ansia da prestazione. I ministri, al banco del governo, hanno facce torve o sonnolente.
Molti hanno lo sguardo basso, fanno finta di prendere appunti. Renzi è seduto tra la Mogherini e Alfano. Quest’ultimo è stato fatto alzare ma poi è riuscito lo stesso a sistemarsi vicino al premier. A rimarcare la continuità .
Dal governo Letta-Alfano a quello Renzi-Alfano.
Il premier fa l’elenco di tutto quello che vorrebbe cambiare per dare un senso alla scadenza del 2018. Qui è Walt Disney. “La differenza tra sogno e obiettivo è una data”.
Oltre alla legge elettorale, l’Italicum, ci sono la giustizia, il fisco, il lavoro, la riforma della Pubblica amministrazione e l’azzardo di rendicontare online “ogni centesimo speso”.
Per “gli appalti lavorano più gli avvocati che i muratori”. C’è l’immancabile generazione Erasmus, un must del renzismo, e poi da cattolico l’omaggio al papa con “Internet è un dono di Dio”.
L’altro giorno, a messa, una signora gli ha detto: “Tu premier è la dimostrazione che chiunque può diventarlo”. Frase a doppio senso.
Dal sogno americano a quello di Pontassieve. Renzi, ormai, ha sempre le mani in tasca. Tocca all’elenco delle telefonate fatte da Palazzo Chigi, il primo giorno. Lucia, ragazza sfregiata, i marò, un amico disoccupato.
Finale: il contrario dell’integrazione è la disintegrazione e compromesso sui diritti civili.
Alla fine, non applaude nemmeno Giovanardi, alleato e sostenitore.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Renzi | Commenta »