Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile
TRA MILLE GIORNI, SE SOPRAVVIVERETE, SAPRETE DOVE VI HA PORTATO RENZI
Benvenuti nel sito delle buone notizie. 
Accomodatevi nel portale governativo che vi farà vedere, giorno dopo giorno, – anzi passo dopo passo: l’indirizzo è passodopopasso.italia.it– come Matteo Renzi cambierà il Belpaese.
E cliccate, voi che sul web attraversate ogni giorno il deserto della crisi, su quest’oasi dell’ottimismo e della speranza.
È un sito positivo già nel colore – tutto bianco e azzurro, con un logo tricolore giusto per ravvivarlo – ed è il rimedio che il presidente del Consiglio s’è inventato per dimostrare di essere immune a due malattie.
Malattie da lui scoperte e immediatamente battezzate.
La prima è l’ «annuncite », la sindrome che colpisce chi promette ma non mantiene. La seconda è la «riformite », ovvero l’impulso irrefrenabile a sfornare una riforma dopo l’altra.
No, scrive il premier sul suo sito nuovo di zecca, dando ragione a chi lo rimprovera di usare termine «rivoluzione» più spesso di quanto non lo facesse Lenin: noi stiamo facendo «un lavoro paziente e delicato: rivoluzionario negli obiettivi, tenace nella quotidianità ».
Clicchiamo dunque sulla homepage, e vediamo dove ci porta Renzi.
Ecco il countdown, il conto alla rovescia dei mille giorni: ieri, primo settembre, era il giorno 1. Meno 999 all’ora X.
Che cadrà esattamente domenica 28 maggio 2017, festa dell’Ascensione del Signore. Ecco le slides colorate che spiegano al colto e soprattutto all’inclita cosa c’è nelle riforme che il governo ha messo in cantiere, dalla riforma del Senato a quella della pubblica amministrazione.
Ecco il link per rilanciare su Facebook, chi volesse dare una mano al governo, il primo obiettivo della riforma della giustizia, ovvero «che il primo grado dei processi civili si svolga in un anno anzichè tre, come avviene oggi».
Ecco l’email per scrivere al governo (ma chi leggerà questi messaggi, e soprattutto chi risponderà ?).
C’è qualcosa che non va, se il governo si autopromuove? Per carità : l’hanno sempre fatto tutti, qualcuno meglio e qualcun altro peggio.
E Renzi ha dimostrato di essere un campione, nella comunicazione politica, sin da quando – era il 2001 – lanciò sugli autobus di Firenze la sua campagna per il nuovo partito di cui era stato appena nominato coordinatore cittadino, con uno slogan indimenticabile: «Margherita. Non è la solita pizza».
Del resto, questo sito non è altro che la versione web dei vecchi manifesti, o degli spot che ancora oggi vediamo in tv. Solo che c’è più spazio per i contenuti. Anche per qualche notizia, però accuratamente distillata.
Come quella sulla disoccupazione, che ci consegna a sorpresa un dato ottimista. Titolo: «Istat: occupati in aumento da febbraio».
Ma come, non avevamo appena saputo, e proprio dall’Istat, che a luglio erano stati persi 35 mila posti di lavoro rispetto a giugno, e 71 mila rispetto a un anno prima? Non ci avevano detto che la disoccupazione è salita dello 0,3 per cento in un solo mese?
Non ci avevano rivelato che i senza lavoro sono aumentati del 4,6 per cento rispetto a un anno fa? Beh, di tutto questo sul sito del governo non c’è traccia.
C’è l’unico confronto dal quale esce in vantaggio: quello col governo Letta, che proprio a febbraio cedette il posto a Renzi.
Ed effettivamente, a luglio c’erano 44 mila occupati in più rispetto a febbraio (anche se non è detto che ci siano ancora, visto che secondo l’Istat i posti di lavoro ormai scompaiono al ritmo di mille al giorno).
Ma a Renzi interessa fare iniezioni di ottimismo, e infatti troviamo in bella evidenza anche la notizia dei 1200 posti di lavoro salvati alla Electrolux «grazie al decreto Poletti», e non importa se la notizia non è freschissima e risale al 14 maggio.
Non importa neanche se la mappa dei lavori inseriti nello «Sblocca Italia» ricorda inevitabilmente la lavagna con le «grandi opere» che Berlusconi promise agli italiani in una celebre puntata di Porta a Porta, il 18 dicembre del 2000 («Guardi qua, il ponte sullo Stretto. Una grande opera, no? Ecco: si può fare »).
Anche perchè poi, a guardare bene quelle linee e quei punti colorati che indicano aeroporti, autostrade e linee ferroviarie si scopre che nella mappa (elaborata dal Sole 24 Ore) ci sono anche quattro autostrade e un aeroporto che vengono definite «opere incagliate, o di realizzazione ancora molto incerta », e dunque la cifra sbloccabile è pari a zero.
Ma ci vuol altro, per raffreddare l’entusiasmo del premier.
Che per raccontare quel che farà usa una metafora sportiva, passando dall’atletica all’automobilismo. «È un lavoro che richiede lo spirito del maratoneta, più che la velocità dello sprinter. Conosciamo la direzione. Abbiamo la macchina giusta. Il serbatoio del consenso popolare è tale da non prevedere soste ai box. Passo dopo passo riporteremo l’Italia al suo posto».
Ce la farà davvero? Lo sapremo presto.
Anzi, tra mille giorni.
Sebastiano Messina
(da “La Repubblica”)
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Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile
GLI ACCUSATI HANNO PORTATO CON AUTO E PULMINI OLTRE CONFINE CENTINAIA DI STRANIERI CHE HANNO PAGATO PER IL TRAGITTO…LA DIFESA: “NON C’E’ OBBLIGO DI CONTROLLARE L’IDENTITA'”
La frontiera si passa in taxi.
Mentre al sud continuano gli sbarchi di clandestini, al nord ad improvvisarsi “scafisti” sono i tassisti italiani.
Sono centinaia i profughi che avrebbero usato auto a noleggio con conducente e pulmini per cercare fortuna in Germania.
Le forze dell’ordine tedesche hanno arrestato decine di autisti con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
I primi fermi sono dello scorso anno, come scrive il Giornale di Vicenza e il Mattino di Padova, ma il caso è emerso in queste settimane con l’arresto del noleggiatore Alessio Tavecchio, 45 anni, di Pianezze (Vicenza) trovato mentre trasportava 10 profughi siriani.
Ma è solo l’ultimo di una lunga serie di casi che ormai sono una routine. Si prenota la vettura, nessuno chiede il documento e il passaggio è veloce e senza troppi intoppi. Mentre l’Italia dell’emergenza stranieri chiede aiuto all’Europa, al nord la soluzione è fatta in casa.
A difendere la categoria è Pierpaolo Campagnolo, presidente della Cooperativa tassisti vicentini: “Non è obbligatorio sapere chi portiamo — spiega Pierpaolo Campagnolo presidente dalla Cooperativa Tassisti Vicentini — molti dei profughi che si sono allontanati dalla città li abbiamo portati noi. Quando il cliente è presentabile e paga nessuna legge ci impone di chiedergli l’identità . Lo stesso vale per il noleggio con conducente”.
Il consolato italiano di Monaco di Baviera ha confermato che sono decine i veneti e gli italiani coinvolti in questi viaggi sottolineando la severità delle leggi tedesche. Proprio dal ministro degli esteri bavarese era arrivato a fine agosto l’attacco al sistema italiano: “Roma non prende dati personali o impronte perchè così gli stranieri possono chiedere asilo in un altro Paese”.
Secondo la normativa europea infatti, la procedura per la richiesta d’asilo viene fatta nel primo Paese di arrivo dello straniero che deve iniziare la pratica. 
Ma secondo Joachim Hermann, l’Italia sempre più spesso avrebbe controlli allentati per far sì che i clandestini passino la frontiera e cerchino assistenza in altri Stati.
L’arresto di Tavecchio non è un episodio isolato.
Lo scrive oggi il Giornale di Vicenza, che sottolinea come lo stesso caso sia successo ad un altro vicentino, Giancarlo Flaminio di 72 anni di Grisignano di Zocco (Vicenza) e a due padovani Marco Santi (51) e Fabio Forin(30) bloccati a Rosenheim mentre stavano viaggiando con 25 siriani.
Il padovano Forin, dopo qualche giorno di detenzione è tornato a Padova dove è molto conosciuto per essere il presidente dell’associazione sportiva Atletico 2000.
Il caso, anche per l’arresto recente di due noleggiatori bresciani, è divenuto nazionale tanto che è intervenuta, come sottolinea il Mattino di Padova, l’Anitrav, l’associazione nazionale imprese trasporto viaggiatori. L’organismo tranquillizza i parenti degli arrestati confermando di essere in stretto contatto con il consolato italiano della Baviera.
Alla conta delle vittime nel Mediterraneo corrisponde la fuga degli stranieri che arrivati in Italia e sopravvissuti ai viaggi delle speranza cercano fortuna in altri Paesi. Non sono Roma, Firenze o Milano ad attirare i clandestini che vogliono lavoro e assistenza, ma gli stati del nord dalla Germania alla Svezia o la Francia.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile
CHI VA A COMBATTERE SI ARRUOLA NEL BATTAGLIONE AZOV A FIANCO DEGLI UCRAINI, CHI FA L’INTELLETTUALE FREQUENTA I CONVEGNI PROMOSSI DA PUTIN E STUDIA STRATEGIE
A Yalta, il fine settimana scorso, è avvenuto un piccolo ma intenso capovolgimento della storia, passato inosservato a molti media occidentali.
Proprio per il suo valore simbolico, il Cremlino, anche se non direttamente, bensì “attraverso strutture parastatali” — come ha spiegato il leader di Forza Nuova Roberto Fiore, unico italiano invitato — ha organizzato qui una due giorni intitolata “Russia, Ucraina, Nuova Russia: problemi e sfide globali”
Nonostante i numerosi ammiratori di sinistra, Vladimir Vladimorovic Putin all’incontro ha voluto solo gli esponenti dei separatisti filo-russi, i leader dei partiti nazional bolscevichi russi (che uniscono istanze comuniste a quelle naziste) e i leader di partiti e movimenti di estrema destra e ultra-nazionalisti europei, che sono dall’inizio della crisi ucraina al suo fianco
In una Crimea che sta vivendo una crisi economica e un calo drammatico del turismo dopo l’annessione unilaterale da parte della Russia lo scorso marzo, quello appena trascorso è stato un week-end animato.
A rappresentare Putin c’era uno dei suoi più stretti consiglieri, quel Sergey Glazyev finito nella lista dei funzionari russi colpiti dalle sanzioni economiche.
“Ciò che Forza Nuova voleva sottolineare e che ci ha visti tutti d’accordo è che la crisi ucraina è stata concepita dagli Stai Uniti per interrompere quel legame che si era creato negli ultimi anni tra la Russia e l’Europa. E infatti abbiamo presentato una lista di nomi di agricoltori italiani che chiedono a Putin di sollevarli dall’embargo che li sta penalizzando”.
Ma Fiore, così come i rappresentanti dei movimenti ultranazionalisti europei presenti concorda anche sul fatto che i separatisti hanno tutte le ragioni per combattere contro Kiev, che la vulgata rossa e rosso nera accusa dall’inizio di Maidan di fascismo. Sembrerebbe quindi una contraddizione che l’estrema destra europea stia dalla parte di Putin.
Eppure la situazione è questa, al netto della propaganda.
A discutere con i separatisti Glazyev c’era il presidente del British National party, noto per la violenza e razzismo dei suoi militanti dalle teste rasate, Pavel Chernev del Partito neonazista bulgaro, Bartosz Bekier della Falange anti-semita polacca, il gruppo conservatore euroscettico di Vlaams Belang, cioè i separatisti fiamminghi di estrema destra del Belgio.
Ospite di riguardo anche lo scrittore svedese Israel Shamir, uno dei più convinti negazionisti dell’Olocausto.
Sul campo invece i volontari europei che continuano ad arrivare nel Donbass per combattere a fianco dei separatisti vengono dai movimenti di estrema sinistra, mentre quelli a fianco dell’esercito ucraino, arruolati nel battaglione Azov, sono di estrema destra.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile
NESSUN CHIARIMENTO SULLA MANOVRA DA 22 MILIARDI PER IL 2015
Il paese è caduto in reces sione, in Europa si aggira lo spet tro della defla zione, con una disoc cu pa zione reale
(italiana) di oltre 6 milioni di per sone.
Le pro spet tive di cre scita per il 2014 sono nega tive e quelle per il 2015 potreb bero diven tare drammatiche.
Renzi vuole il lavoro ita liano come quello tede sco?
Si potrebbe ini ziare con orari e salari: rispet ti va mente 1.396 al posto delle 1752 ore, e salari medi annui, a tassi di cam bio e prezzi costanti del 2012, in dol lari, da 36.763 a 45.287. Abbiamo il sospetto che il pre mier non farà niente del genere.
Riforme strut tu rali? Aspet tiamo la legge di sta bi lità e poi discu tiamo. Per ora non rimane che lo «Sblocca Ita lia», una riforma annun ciata che dice molto su come il pre si dente del con si glio vuole aiu tare il Paese.
Il così detto «Sblocca Ita lia», in realtà , riguarda pre va len te mente l’accelerazione e la rea liz za zione di opere già appro vate, e ha la pre tesa di avere effetti posi tivi in ordine ai pro blemi reali del Paese e la capa cità di sti mo lare lo sviluppo.
Solo a luglio, il pre si dente del con si glio par lava di 43 miliardi di euro, diven tati 10 nella con fe renza stampa e 3,8 miliardi nel decreto legge.
Il mini stro delle Infra strut ture e Tra sporti, Mau ri zio Lupi, pre vede non meno di 100 mila nuovi posti di lavoro per le sole opere pubbliche.
Le risorse dispo ni bili, vere, sono 3,8 miliardi di euro, di cui 840 milioni arri vano dal fondo revo che di opere bloc cate e 3 miliardi dal “ban co mat” del Fondo svi luppo e coe sione.
Pra ti ca mente 38.000 euro per lavo ra tore, anche se non con ta bi lizza la varia zione del red dito (Pil). Fatto abba stanza ano malo visto che stiamo impe gnando risorse in conto capitale.
L’idea poi di svi luppo è tutto nel pac chetto made in Italy fatto di sti moli alle espor ta zioni e agli inve sti menti diretti esteri.
Con poco meno di 220 milioni di euro nel trien nio (2015—17), il Paese dovrebbe espan dere la pro pria quota di com mer cio inter na zio nale di 50 miliardi e attrarre non meno di 20 miliardi di inve sti menti diretti esteri, con una cre scita del pro dotto interno lordo di un punto per cen tuale.
Insomma: 220 milioni per met te reb bero una cre scita di 15 miliardi.
Gli eco no mi sti key ne siani dovranno pas sare molto tempo a riscri vere il mol ti pli ca tore. Il nostro pre mier impone una nuova for mula del moltiplicatore?
Ovvia mente non manca il rifi nan zia mento della così detta cassa inte gra zione in deroga per 720 milioni, che porta il fondo a 1.720 milioni per il 2014.
Invece di avviare una riforma seria, si con ti nua a rifi nan ziare lo stru mento che dovrebbe, in realtà , aggan ciarsi a una gene rale rivi si ta zione degli stru menti a soste gno del lavoro.
È una mate ria deli cata, ma pas sare da ri-finanziamento in ri-finanziamento una tan tum non è pro prio quello che chie dono i lavo ra tori col piti dalla crisi.
Ma qual cosa dalla con fe renza stampa di ieri e dal decreto legge lo pos siamo intravedere: lo svi luppo e la cre scita dell’Italia passa attra verso l’edilizia e le opere pub bli che.
Il governo non ha pro prio com preso che gli inve sti menti in conto capi tale hanno una logica eco no mica solo nella misura in cui modi fi cano il segno del Pil (come spiega effi ca ce mente l’economista Sylos Labini) e, quindi, anti ci pano la domanda futura.
Asse gnare all’edilizia, alle opere pub bli che la cre scita del Paese nell’era dell’innovazione tec no lo gica, appare come la peg giore poli tica che si possa imma gi nare.
Ormai il com mer cio inter na zio nale mani fat tu riero legato all’alta tec no lo gia vale il 30% del totale, men tre le imprese ita liane si posi zio nano al 10%.
Come può il Paese aumen tare la quota di com mer cio inter na zio nale di 50 miliardi di euro?
Come potrebbe atti rare inve sti menti diretti esteri se la spesa in ricerca e svi luppo pri vata è la più bassa tra i paesi di area Ocse?
Misteri del nostro presidente.
Indi scu ti bil mente l’edilizia attra versa una fase di grave crisi, ma l’edilizia, più o meno ali men tata da incen tivi, era spro por zio nata rispetto alla neces sità del Paese.
Ripro porre le stesse opere e anti ci parne delle altre, signi fica ali men tare la ren dita, non lo svi luppo del Paese. Ripeto: la ren dita, non il red dito (Pil).
L’impressione è quella di un governo in piena con fu sione nella migliore e posi tiva inter pre ta zione.
La poli tica eco no mica del governo risie deva in tutto o in parte nei famosi 80 euro. Il bonus fiscale ha fal lito per un sem plice e banale fatto: men tre i miliardi sot tratti alla pub blica ammi ni stra zione, per ali men tare il bonus fiscale, erano risorse certe e quindi Pil, gli 80 euro erano e sono risorse incerte; diven tano red dito (e cioè Pil) nella misura in cui i cit ta dini deci dono di spen derli.
La caduta del pro dotto interno lordo del secondo tri me stre altro non è che il taglio della spesa pubblica.
Il qua dro però non è com pleto.
Con la legge di sta bi lità arri verà il pac chetto muni ci pa liz zate e spen ding review.
Sap piamo che il governo ha ini ziato un lavoro di modi fica delle ali quote Iva. Sarà un pac chetto amaro, fon dato su luo ghi comuni e pesanti riper cus sioni sui lavoratori.
Il pre si dente di Con fin du stria ha detto, durante il mee ting di Comu nione e Liberazione, che l’Italia ha vis suto al di sopra dei pro pri mezzi.
A que ste con di zioni è dif fi cile imma gi nare di uscire dalla depressione.
Spe riamo di sba gliare, ma il 2015 potrebbe diven tare un altro anno orri bile.
Roberto Romano
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Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile
MA GASPARRI TEME DI PIU’ IL FILM DELLA GUZZANTI
Il regista Franco Maresco dice di non avercela con Berlusconi, ma al festival di Venezia spiega di aver scelto il titolo “Belluscone, una storia siciliana”, perchè «il comportamento dell’ex Cavaliere rappresenta benissimo certi comportamenti mafiosi».
Berlusconi, quindi, sarebbe un paradigma negativo.
Comunque, la proiezione del film è stata accolta come un evento.
Per questo, 800 militanti ed elettori di Forza Italia, interpellati da Klaus Davi, hanno invitato «a boicottare la pellicola per non incrementare il business di film e libri costruiti intorno alla figura del presidente».
Lara Comi, eurodeputata forzista, condivide e attacca: «Bisogna far capire agli elettori di centrodestra e di centrosinistra che c’è bisogno di voltare pagina. Girassero piuttosto un film su come trovare il lavoro, o su come limitare la disoccupazione, oppure su come limitare la burocrazia — suggerisce — così l’audience e i guadagni sarebbero più alti».
Non solo. Secondo la Comi, «il regista ha anche dimostrato poco coraggio non presentandosi alla prima. Io — conclude — darei un piccolo consiglio al regista. Si esponga e dica perchè ha fatto questo film, se in una situazione di grande crisi gli sembrava questa una priorità , piuttosto che raccontare la realtà italiana».
La crociata della Comi però lascia piuttosto freddi alcuni colleghi di FI.
«Per giudicare occorra vedere un film», premette il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, che avverte: «L’appello a disertare le sale cinematografiche non fa che procurare pubblicità a una pellicola che mi pare abbia tutte le premesse per essere una boiata pazzesca, per dirla con il mitico Fantozzi. E poi quel Maresco ha confessato di essere un depresso. Figuriamoci il risultato! No, il suo Belluscone non mi preoccupa, piuttosto teniamoci pronti a rintuzzare il film della Guzzanti che, come al solito, sarà malignamente diffamatorio».
Claudia Terracina
(da “il Messaggero”)
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Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile
PER SEDERSI CON BERLUSCONI OGNI INVITATO DOVRA’ PAGARE QUESTA CIFRA… PRIMO APPUNTAMENTO IL 24 A ROMA… CONTI SEMPRE PIU’ IN ROSSO
L’allarme conti per Forza Italia resta sempre alto. E il tesoriere unico, Maria Rosaria Rossi, non ha mai smesso
di lavorare per cercare di racimolare più fondi possibile.
Nelle ultime due settimane la senatrice azzurra ha avuto ad Arcore varie riunioni con Berlusconi per organizzare a settembre una nuova serie di cene di autofinanziamento sul modello Usa, con il leader azzurro ospite d’eccezione.
L’obiettivo è rimpinguare le casse del partito (secondo l’ultimo bilancio, relativo all’esercizio 2013, il disavanzo complessivo ammonta ad oltre 83 milioni di euro, tutti garantiti da fidejussioni bancarie di Silvio Berlusconi) ed evitare nuovi tagli, a cominciare dal personale, che costa oltre 7 milioni di euro.
La crisi incombe e in mancanza del finanziamento pubblico, c’è poco da fare: stringere la cinghia e ridurre al massimo le spese dei tempi d’oro.
Ecco perchè l’attività di fund raising con la politica dei «mille euro per un posto al tavolo con il Cav» è diventata fondamentale.
E forse costituisce l’unico modo, insieme alla campagna di raccolta on line lanciata prima dell’estate sulla stampa («Diventa anche tu sostenitore della libertà »), per uscire dal guado.
La sera del 24 settembre è stato fissato il primo incontro conviviale della «ripresa» per raccogliere soldi pro Forza Italia: l’appuntamento è alle 18.30, sempre a «Casina di Macchia Madama», villa storica di Roma sulle pendici di Monte Mario, perchè l’ex premier deve rientrare a palazzo Grazioli entro le 23, come previsto dal regime di affidamento ai servizi sociali.
Anche stavolta, per sedersi accanto all’ex premier, ogni invitato dovrà versare mille euro. In agenda, c’è anche un’altra data, probabilmente a Milano.
Con i budget ridotti all’osso, tutti devono stare più attenti alle spese. E nel partito c’è preoccupazione per il futuro.
Tra i dipendenti c’è chi teme per la busta paga e il posto di lavoro, ma la Rossi sta facendo tutto il possibile per scongiurare sforbiciate.
Almeno per ora, non dovrebbe essere toccata la sede nazionale di piazza San Lorenzo in Lucina, che qualcuno vedeva a rischio per gli affitti e i costi di manutenzione troppo alti. Numeri alla mano, spulciando l’ultimo bilancio dell’ex Pdl, approvato all’unanimità lo scorso giugno, risulta che in 5 mesi l’affitto della sede di Forza Italia è costato alle casse del partito 320 mila euro, ma a questa somma bisogna aggiungere i 312 mila 417 euro di spese di «manutenzione e riparazione» effettuate nei locali della sede azzurra di palazzo Fiano-Almagià .
Sulle spalle del movimento forzista, poi grava anche la locazione della storica sede di via dell’Umiltà , al civico 36, con 2 milioni 300 mila euro, valida fino al 31 ottobre scorso.
Gianni Di Capua
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Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile
DIETRO LE NUOVE COMUNICAZIONI DEL GOVERNO L’INCUBO DEL “DISCORSO PROGRAMMATICO” CHE IL SUO PREDECESSORE USAVA PER TENERE A BADA I SUOI
A un certo punto sembra rendersene conto persino lui: “Vi sembrano le stesse proposte di cui si parla da anni? Ma noi le stiamo facendo e ci impegniamo fino al 2017”.
Matteo Renzi parla, tanto, tantissimo, anche se deve soltanto presentare un sito web pieno di annunci.
Sarà il caldo, sarà che questa volta non c’è il gelato polemico contro la copertina dell’Economist, ma all’improvviso Matteo Renzi pare trasfigurarsi in Enrico Letta, deliri mistici da fine estate.
I cronisti della sala stampa di palazzo Chigi sono abituati all’incubo nietzchiano dell’eterno ritorno: la storia si ripete, figurarsi la cronaca.
Eppure colpisce vedere la rapidità con la quale anche il rottamatore fiorentino scolorisce assumendo in quel grigiore romano di cui Enrico Letta è stato il massimo interprete.
Mentre Renzi parla, par di vedere svanire i capelli, sembra diventare più secco, quasi gli si intravede un accenno di occhialetti lettiani.
Perchè troppo simile è lo stile e il contenuto.
Dunque: Renzi convoca i giornalisti, tre giorni dopo aver presentato il pacchetto di decreti Sblocca Italia (decreti che ovviamente non esistono in forma cartacea, solo accordi verbali tra ministri), per annunciare la trionfale nascita del sito passo  dopopasso.italia.it  .
Per raccontare come “cambiamo l’Italia”, per dare sostanza ai congiuntivi esortativi con cui il premier sottolinea la sua voglia di cambiamento (“Basta rendite di posizione, si cambi”).
Pessimo segnale per un leader quando deve darsi da fare per spiegare i suoi successi, è il segno che i giornali non se ne accorgono da soli.
Ricordate la versione web dell’Agenda Monti? E, soprattutto, il dimenticato sito di Letta100giorni.governo.it  , dove l’allora premier spiegava l’importanza di concentrarsi “ sempre di più sulle politiche proprio quando lo scontro nella politica sembra farsi incandescente” .
Le infografiche meticolose del passodopopasso non hanno più l’esuberanza irriverente delle prime dell’era renziana, quelle degli 80 euro, addobbate con incongrui dettagli (un pesciolino rosso) per far sorridere giornalisti in deliquio.
No, ora le tavole sono sobrie, un po’ sulla difensiva, con una somiglianza quasi inquietante con quelle di “Impegno Italia — 12 febbraio”: doveva essere il programma per il rilancio del governo Letta, è diventato il suo testamento.
Le priorità di allora sono le stesse di oggi: Europa, crescita, disoccupazione, imprese, lotta alla burocrazia.
Uno dei sintomi della crisi di Letta era l’ossessiva successione di discorsi programmatici: uno ogni due mesi, sempre solenni, sempre più articolati, quando non puoi scegliere meglio promettere tutto.
Maria Elena Boschi, ministro delle Riforme a fianco del premier in conferenza stampa, pronuncia una parola che mai si pensava compatibile con l’eloquio renziano (quello del “tanta roba”).
La Boschi spiega che il programma dei mille giorni, quello rilanciato dal sito passodopopasso, avrà un passaggio parlamentare, ci sarà una “parlamentarizzazione” degli annunci.
Non una fiducia, ovviamente, magari una mozione, un atto di indirizzo, una di quelle sottigliezze parlamentari che al pubblico del Tg1 cui si rivolge Renzi tendono a sfuggire.
I più sofisticati osservatori propongono questa interpretazione: il piano dei mille giorni è un nuovo programma, un po’ di rimpasto nel governo è inevitabile con la promozione di Federica Mogherini a Bruxelles, e quindi la “parlamentarizzazione” degli annunci sarà un po’ l’inizio di un nuovo governo. Un Renzi bis. O un Letta bis, se la spinta propulsiva declinerà ancora.
Le analogie possono continuare.
Il governo che doveva “cambiare verso all’Europa” si arrabatta con gli stessi stratagemmi del temporeggiatore Letta: rinvia il documento di economia e finanza con i conti pubblici, prova a sfangarla con qualche zero virgola di sconto dalla Commissione europea.
È quell’approccio del “cacciavite” che Renzi rinfacciava a Letta e che ora Stefano Fassina contesta a Renzi.
Fassina, ex bersaniano, quindi un po’ proto-lettiano, poi anti-renziano, poi normalizzato ora di nuovo critico (evoluzioni).
Anche nel programma lettiano c’era quella che Renzi presenta come sua personale novità : le scadenze (che qualche renziano osa già chiamare “cronoprogramma”).
Letta ragionava — ingenuo — per trimestri, Renzi procede mese per mese. Che non si sa mai quando converrebbe votare.
C’è solo un dettaglio che rende ancora Renzi ben diverso da Letta: non si vede in giro Gaetano Quagliariello a guidare una qualche commissione di saggi.
Ma forse basta aspettare.
Stefano Feltri
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile
PRESENTATO A PALAZZO CHIGI IL SITO CHE ILLUSTRA IL PROGRAMMA DEI “MILLE GIORNI”. DAI PROCLAMI IL PREMIER PASSA AL GIORNO PER GIORNO
Se riusciamo a togliere questo e a rimetterlo…. Intanto, togliamolo”. 
Alle spalle di Matteo Renzi, a Palazzo Chigi, lo schermo rimanda le immagini del sito “Passo dopo passo”.
Quello che dovrebbe illustrare la rivoluzione dei mille giorni. Che si vedono molto poco. “Vedere male…”, dice lui, lasciando in sospeso la frase. Perchè è un eufemismo.
C’erano una volta le slide e il logo con il pesciolino rosso. Era il 12 marzo, la prima conferenza stampa di Renzi come premier. Quella passata alla storia (e poi ridefinita dallo stesso presidente del Consiglio) la “televendita”: ore e ore di annunci, proclami, programmi.
Una furia comunicativa talmente energica da far dimenticare la presenza assai parziale di fatti. Sono passati cinque mesi e mezzo e persino il proiettore di Palazzo Chigi mostra la corda.
“I mille giorni sono la risposta a chi ci accusa di annuncite”, declama il premier. Eppure, questa volta non ci sono neanche gli annunci.
La conferenza stampa della ripresa per il primo settembre Renzi l’aveva annunciata già qualche mese fa.
Poi, sembrava superata dagli eventi: per il 29 agosto era previsto il Cdm di fine estate. Una riunione venduta come “epocale”, definitiva.
Che poi si è svuotata di contenuti: nello Sblocca Italia c’è molto meno di quanto lui aveva lasciato intendere, molta parte della riforma della giustizia non esiste (non ci sono neanche i testi, bloccati da accordi che non si sono chiusi).
E la scuola? Direttamente rimandata a domani. E allora, ecco che venerdì Renzi rilanciava l’evento di ieri. Promettendo, ancora una volta, sorprese, ricchi premi e cotillon. Nulla di tutto questo.
Il premier arriva, abito scuro, cravatta viola, abbronzato ma piuttosto scarico, accompagnato da Graziano Delrio e Maria Elena Boschi. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio è visibilmente stanchissimo. Renzi lo definisce “il mio fratello maggiore”, ma poi lo lascia parlare poco.
Le differenze tra i due anche caratteriali e l’abitudine del Capo del Governo a fare tutto da solo evidentemente rendono difficile la coabitazione tra i due. Ma Delrio per ora resiste.
L’unica raggiante dei tre è la Boschi. Tubino azzurro, della stessa tonalità degli occhi, sguardo di ferro, portamento di chi sa il fatto suo, interviene non a supporto di Renzi, ma a correzione.
“Il disegno di legge delega sul lavoro alla Camera…”, dice lui. E lei lo corregge: “No, è al Senato”. “Leggo tanti giudizi secondo i quali è finita la nostra luna di miele, sono gli stessi che leggevo prima delle elezioni, quindi portano bene”, inizia Renzi.
Sorriso che vuol essere smagliante, risulta tirato. Poi, ecco la presentazione del sito. “Un diario”, lo definisce. Che verrà aggiornato giorno per giorno.
Non lo illustra, rimanda tutti al web. Gli è sorto il dubbio che procedere indicando sempre nuovi obiettivi, decisamente troppo ambiziosi per chiunque in questo paese possa essere controproducente? Pare di no.
“È giusto impiccarsi a una data? Sì, perchè l’espressione accountability non esiste in italiano, è un concetto di responsabilità ampia, è l’idea che ciascuno debba rendere conto di ciò che fa”.
Un tempo, lo slogan di Renzi era “Adesso!”. Ora l’orizzonte sono i 1000 giorni, la fine della legislatura. “Questo è il giorno zero. Sul sito trovate il count down”.
I 1000 giorni, dice, avranno una formalizzazione anche parlamentare.
Che vuol dire? Un voto? “Non sarà una fiducia”, dice la Boschi, prima che il premier riesca a fermarla, “ne abbiamo chieste anche troppe”.
Caparbiamente, ribadisce l’efficacia politica e comunicativa del cronoprogramma, che enunciò per la prima volta nella sala alla Vetrata del Quirinale, ricevendo l’incarico. Allora parlò di riforme, adesso sostanzialmente rivendica le linee guida. Il tutto è decisamente breve.
Rispondendo alle domande, il premier liquida le questioni ancor più velocemente. Rimpasto? “Ci occuperemo della sostituzione di un ministro tra il 24 e il 26 ottobre”. Ricorda gli 80 euro e cita il sito come la prova della sua “visione”.
Accenna alla battaglia vinta con la Mogherini. Senza enfasi. Guarda l’orologio, sembra meno a suo agio del solito nell’enunciazione.
L’articolo 18? “Un evergreen”, “dobbiamo rendere il nostro mercato del lavoro come quello tedesco”.
Non manca il siparietto finale con la Boschi. Lei spiega, versione maestrina: “Per quel che riguarda il pregresso, i decreti da attuare ereditati dai precedenti governi erano 889 oggi sono 528. Ma il lavoro del nuovo governo porta nuovi decreti, dunque complessivamente quelli da attuare sono 699”.
Lui richiede il numero in continuazione. Quando scioglie la seduta, la perplessità serpeggia tra i giornalisti accorsi. Tutto qui?
Lui imperterrito twitta: “L’Italia la cambiamo, piaccia o non piaccia ai soliti noti esperti di palude. Mille giorni e l’Italia tornerà leader, non follower”.
Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile
IN POLE POSITION PER GLI ESTERI, CON GRAN SOLLIEVO PER LA DIFESA E GLI INTERNI
Chi pensava di aver visto tutto il giorno di Renzi col secchio in testa o col gelato in mano ha dovuto ricredersi ieri, dinanzi al Renzi dei Mille Giorni (risposta italiana alle Mille e una notte, ma molto più fiabesca).
E non è finita qui, perchè voci insistenti danno Roberta Pinotti e Angelino Alfano in pole position per gli Esteri, con gran sollievo per la Difesa e per l’Interno.
La Pinotti è quella che, alle primarie del Pd a Genova, arrivò terza: ma solo perchè correvano in tre (se erano in sedici, arrivava sedicesima) e che l’altro ieri, alla notizia che il marò Latorre aveva un malore, s’è scapicollata in India per accudirlo (senonchè, complice il fuso orario, al suo atterraggio il malato era già guarito).
Alfano invece è Alfano. E intendiamoci: l’idea che uno così non tenga più le mani su polizia e servizi segreti è rassicurante.
Ma ne sfugge l’attinenza con gli Esteri. Se è per questo, i precedenti esperimenti alla Giustizia, alla segreteria Pdl e all’Interno hanno dimostrato la sua assoluta incompatibilità con qualsiasi incarico e la sua enciclopedica incompetenza su qualunque materia.
Il che lo rende perfetto per qualsivoglia poltrona: essendo negato per tutto, può fare tutto con la medesima impreparazione.
Va detto, per inciso, che un ministro degli Esteri dovrebbe parlare qualche lingua estera, mentre il nostro conosce una sola parola straniera (o meglio, quella che lui crede una parola straniera): “vucumprà ”.
Il mese scorso, giunto in ritardo a Strasburgo su un volo disturbato dal vento, si scusò con la commissaria europea Cecilia Malmstrà¶m che l’aspettava, inerpicandosi temerario sulla lingua inglese: “Sorry… de uà ind…”.
La Malmstrà¶m, svedese dunque padrona dell’inglese, lo guardò esterrefatta, poi tradusse materna e protettiva: “Ah, the wind”.
Insomma: l’Angelino da esportazione ci regalerebbe soddisfazioni mai provate neppure ai tempi di Frattini Dry. Che, a differenza di Alfano, s’impegnava poco, non proferiva verbo e, a ogni crisi internazionale, veniva colto a svernare su un atollo caraibico o ad abbronzarsi su una pista da sci.
Anche perchè i partner europei, conoscendone la mondana indolenza e la decisiva inutilità , si scordavano di invitarlo ai vertici.
Al contrario Angelino, pur essendo un altro pelo superfluo della politica, s’impegna e si agita moltissimo, parla e twitta senza sosta. Nessuno, sventuratamente, l’ha mai visto a riposo.
Tanto Frattini era pigro e innocuo, quanto Alfano è attivo e pernicioso.
Soprattutto per se stesso, il suo partito (prima il Pdl, ora Ncd) e il suo dicastero. Ogni volta che apre bocca, cioè sempre e di solito fuori sincrono rispetto ai rari pensieri che l’attraversano, fa danni.
Fortebraccio diceva di Tanassi: “Tace perchè, essendo riuscito ad avere un’idea, ha paura che gli scappi”.
Alfano invece, al primo segno di vita del suo neurone, inizia a parlare. Poi però s’inceppa: bocca aperta a fermo immagine, sopracciglia aggrottate, allarme degli astanti che temono una paresi e, mentre chiamano l’ambulanza, lo vedono improvvisamente sbloccarsi per dire cose di devastante inutilità .
Il 9 marzo era a Sky a commentare la notizia di tre bambine uccise a Lecco. E lì, forse ispirato dalla toponomastica, giurò ieratico: “Non daremo scampo a chi ha compiuto questo gesto efferato e ignobile, inseguiremo l’assassino finchè non l’avremo preso, poi lo faremo stare in carcere fino alla fine dei suoi giorni: ora convoco i vertici della polizia”.
Invano la conduttrice tentò di frenarne l’empito e, a gesti, di comunicargli che la madre era stata arrestata da un pezzo e aveva confessato.
La polizia s’era dimenticata di avvertirlo, non capacitandosi del fatto che fosse davvero il ministro dell’Interno.
Se ora passasse agli Esteri, però, con almeno un paese intratterrebbe ottimi rapporti: il Kazakhstan. E sarebbe comunque un buon inizio, anche per le ottime relazioni di Astana con Mosca.
Putin poi adora gli italiani che lo fanno ridere. L’altroieri ha detto: “Se voglio, arrivo a Kiev in due settimane”.
Appena vedrà Alfano si correggerà : “Già che ci sono, in tre settimane vengo a Roma”.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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