Settembre 3rd, 2014 Riccardo Fucile
DOPO 8 ANNI SENZA SCATTI IL REGALO SAREBBE (FORSE) UN AUMENTO DI 60 EURO (E NON A TUTTI) DOPO AVERNE FREGATO 4.800… RENZI PARLA DI MERITOCRAZIA, MA CHI DECIDE CHI MERITA? O FORSE IL CRITERIO E’ QUELLO DEI COMPAGNI DI MERENDE SEGUITO DAL PREMIER NELLA COMPOSIZIONE DEL GOVERNO?
All’Italia serve una buona scuola, come dice Matteo Renzi, ma servono anche i fatti, rispondono le
organizzazioni sindacali, i presidi e i genitori.
Le linee guida presentate dal premier sul sito passodopopasso.it non hanno conquistato gli addetti ai lavori.
Non è bastato annunciare la stabilizzazione di 150mila precari con l’annullamento delle graduatorie ad esaurimento e nemmeno l’assuzione per concorso dal 2016 di 40mila giovani.
E’ servito a poco promettere una progressione di carriera legata al merito, snocciolando un sistema di scatti basato sulla maturazione di crediti dettati dalle competenze e dalle valutazioni delle scuole.
Le 136 pagine con tanto di allegati e ringraziamenti, non hanno accontentato chi si aspettava tempi certi sui decreti legge, cifre esatte sulle coperture finanziare.
Mimmo Pantaleo, segretario nazionale della Flc Cgil, solleva alcune questioni che daranno filo da torcere al premier: “Alcune parti hanno bisogno di una discussione. Vogliamo parlare per esempio di quest’idea tutta meritrocatica che avanza con un sistema estremamente farraginoso? Il tutto va fatto all’interno del rinnovo del contratto. Discutibile è anche l’intervento dei privati all’interno della scuola: il rapporto con il mondo economico serve ma arrivare a pensare ai processi didattici e formativi con le imprese mi sembra esagerato. Questa riforma è tutta schiacciata sul lavoro e sull’impresa. Noi metteremo in campo le nostre proposte ma sulla partita degli scatti non si discute: va vista all’interno del rinnovo dei contratti altrimenti siamo pronti alla mobilitazione”.
Pantaleo non dimentica il mondo dei collaboratori scolastici: “Va detto che in queste linee guida del personale Ata si parla poco. Eppure — sottolinea il segretario della Flc — la scuola funziona se ci sono i bidelli, i dirigenti amministrativi, le segreterie”.
Ancor più critico Piero Bernocchi, Cobas scuola: “Renzi non batte Berlusconi, ha l’abilità d’inventarsi cose e non farle. Siamo di fronte a promesse annunciate oggi che domani potrebbero essere smentite dal ministro dell’economia. Renzi non è andato oltre gli annunci: se avesse voluto mettere la riforma della scuola sul piano dei fatti avrebbe dovuto convocare il Consiglio dei Ministri e decidere con atti precisi. Di cosa stiamo parlando? Di centotrenta pagine messe su un sito. Servono provvedimenti, disegni di legge perchè dovrei prendere sul serio il premier?”.
Bernocchi è preoccupato anche del fatto che i dirigenti potranno assumere direttamente il personale.
A non fidarsi di Renzi è anche Mario Rusconi, vice presidente nazionale dell’Associazione presidi e consulente del Miur: “Per quanto riguarda la valutazione dei professori non abbiamo ancora ben capito se avverrà sulla base del carico di lavoro maggiore che faranno o ci sarà un vero e proprio sistema che valuterà le loro performance.Si parla di queste cose da vent’anni. Rischiano di essere di nuovo delle indicazioni che non verranno concretizzate nei contratti di lavoro”.
A bocciare l’inquilino di palazzo Chigi con una battuta è, invece, il presidente dell’Associazione genitori italiani, Fabrizio Azzolini: “Renzi è ricco di buona volontà ma ho la sensazione che non ha frequentato in maniera partecipativa gli organi colleggiali della scuola dei suoi figli”.
Un richiamo all’assenza nelle linee guida di un processo di rivoluzione dei consigli di classe e d’istituto: “Il premier deve capire che la scuola è fornata dalla famiglia, dagli insegnanti e dagli alunni non solo dagli ultimi due. Renzi parla di patto educativo, noi aggiungiamo una parola: corresponsabilità ”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 3rd, 2014 Riccardo Fucile
SUL BLOCCO DEI CONTRATTI RETROMARCIA DEL GOVERNO… LA CGIL ATTACCA: “SCONCERTANTE, PRONTI ALLA MOBILITAZIONE”
“È un altro dossier mai arrivato a palazzo Chigi. L’abbiamo letto dai giornali”.
Dieci giorni fa, intervistato da Repubblica, l’ex fedelissimo del premier Graziano Delrio sembrava avere le idee molto chiare sulla voci circolate a mezzo stampa di un possibile nuovo blocco dei contratti pubblici: la solita invenzione dei giornali. Qualcosa dev’essere cambiato in queste due settimane, se un altro esponente del suo governo, il ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia, oggi è stata costretta ad alzare bandiera bianca ammettendo l’esatto contrario: non ci sono i soldi, niente rinnovo.
A voler essere precisi, la pessima notizia consegnata oggi ai lavoratori pubblici dal ministro per la Pa era già stata scritta sei mesi fa all’interno del Def.
Allora però il ministero dell’Economia si era affrettato a puntualizzare che il Documento di Economia e Finanza, compilato a legislazione vigente, non poteva mettere in conto norme approvate nei mesi successivi.
In altre parole: se il governo avesse voluto rinnovare i contratti avrebbe dovuto trovare i soldi. E i soldi, alla fine, non sono stati trovati.
“Siamo sconcertati, non molto tempo fa era stato il ministro Madia a tranquillizzarci, dicendo che il rinnovo del contratto era un diritto dei lavoratori pubblici e che il governo avrebbe fatto tutto il possibile. Oggi ha annunciato il contrario”, si sfoga ad Huffpost il segretario generale della Fp Cgil. “Siamo di fronte a un governo che smentisce se stesso, una ministra che dice una cosa e ne fa un’altra. Così si fa davvero fatica a fidarsi di chi ci governa”.
Per i lavoratori, fa sapere il responsabile dei Settori pubblici della Cgil, Michele Gentile, significherà una perdita da 600 euro il prossimo anno, 4800 in totale da quando il blocco è partito.
“Se il Governo Renzi pensa di umiliare ulteriormente i dipendenti pubblici” allora “la nostra risposta non potrà essere che la mobilitazione”, spiega ancora Dettori all’Ansa.
Quella del rinnovo del contratto del pubblico impiego è la prima “mina” disinnescata dal governo in vista della legge di stabilità .
Una maxi manovra che già ora — come ha spiegato oggi il premier Renzi — vale da sola 20 miliardi.
Lo sblocco dei contratti ne sarebbe costati altri 3-4. Impossibile nelle maglie strettissime che sta tessendo il ministro dell’Economia. C’è un lungo elenco di impegni da saldare.
Dall’allargamento del bonus Irpef, alla neutralizzazione del taglio alle detrazioni già ipotecato da Letta, all’aggiustamento dei conti reso necessario dai pessimi dati trimestrali del nostro prodotto interno lordo.
Forse, con un altro quadro economico lo spazio si sarebbe anche potuto trovare. In questo, no. E poco importa se anche il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, si era spinto persino a definire “ipotesi sconosciuta” la possibilità di un nuovo blocco dei contratti pubblici.
La scadenza del 15 ottobre si avvicina, il tempo delle scelte dolorose anche. Disseminate lungo i primi quasi sette mesi di governo ci sono tante promesse.
Non tutte potranno essere mantenute. Il primo no, pesante, è arrivato oggi.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 3rd, 2014 Riccardo Fucile
IL COMMISSARIO EUROPEO MALMSTROEM; “L’OPERAZIONE PARTIRA’ A NOVEMBRE, MA AVRA’ RISORSE PIU’ LIMITATE”
Il programma europeo Frontex Plus “non potrà sostituire Mare Nostrum” perchè avrà risorse ”più
limitate” e non avrà la capacità dell’operazione avviata nell’ottobre 2013 dalle autorità italiane e che ha già salvato 100mila persone nel Mediterraneo.
Ad affermarlo è stato il commissario agli Affari Interni, Cecilia Malmstroem, che ha risposto alle domande degli eurodeputati della commissione per le Libertà civili del Parlamento europeo.
Una frase due volte significativa perchè il ministro dell’Interno italiano, Angelino Alfano, aveva detto esattamente il contrario nel giorno dell’incontro proprio con la Malmstroem.
Alfano, da Bruxelles la scorsa settimana, aveva detto: “La base che oggi abbiamo costruito serve alla sostituzione di Mare Nostrum con Frontex Plus. Il che non significa che Mare Nostrum viene sostituita da un’operazione che fa esattamente il suo stesso lavoro: Frontex Plus avrà un’articolazione, un dispositivo che non coinciderà con Mare Nostrum e che avrà come sua articolazione operativa quella della frontiera del Mediterraneo e di Schengen”.
Malmstroem in Parlamento ha riferito proprio i risultati dell’incontro con Alfano, ribadendo la propria gratitudine per “il fantastico lavoro svolto” dall’Italia.
Il commissario Ue ha spiegato che Frontex Plus dovrebbe entrare in funzione da novembre, ma che “non sarà una copia di Mare Nostrum” e che “non sarà la soluzione finale” al problema migratorio nel Mediterraneo.
A una domanda specifica sul futuro di Mare Nostrum, che il governo italiano vorrebbe gradualmente superare, la Malmstroem ha sottolineato che si tratta di una decisione “che deve essere presa dalle autorità italiane”.
Quello che è chiaro, però, è che la nuova operazione Ue, il cui mandato sarà definito nelle prossime settimane, “non potrà sostituire Mare Nostrum”.
La Malmstrom ha ribadito l’appello a tutti i Paesi membri dell’Ue affinchè diano il proprio contributo alle gestione dei flussi migratori.
“E’ importante arrivare a una responsabilità condivisa dei rifugiati, oggi ci sono sei Paesi che accolgono il 75% dei rifugiati (Germania, Francia, Svezia, Gran Bretagna, Italia e Belgio, ndr), mentre altri fanno troppo poco”.
La scorsa settimana Malmstrom aveva sottolineato che “Frontex Plus punta a rafforzare l’assistenza all’Italia ed essere complementare rispetto a quanto è stato fatto finora” dal nostro Paese.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 3rd, 2014 Riccardo Fucile
L’AZIONISTA DI NTV REPLICA AL SENATORE DI FORZA ITALIA CHE AUSPICAVA IL FALLIMENTO DI ITALO : “VUOLE FAR FALLIRE UN’AZIENDA CON 1.000 DIPENDENTI CON UN’ETA’ MEDIA DI 28 ANNI”
Diego Della Valle non ci sta e replica con un comunicato alle dichiarazioni del vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, che nei giorni scorsi aveva avviato una polemica via Twitter con la compagnia ferroviaria Ntv dei treni Italo, scrivendo un “presto chiuderete!” in risposta a una promozione sui biglietti dell’azienda.
“Il Senatore Gasparri — scrive Della Valle -, uomo politico buono per tutte le stagioni, mantenuto da noi italiani per decenni con stipendi principeschi, si è permesso di dichiarare pubblicamente il falso, augurando di fallire ad un’azienda italiana che occupa oltre 1000 persone con età media di 28 anni”.
L’azionista di Ntv, Nuovo Trasporto Viaggiatori, punta quindi il dito contro una classe politica che “non si è presa il disturbo di rispondergli a tono”.
In una situazione di crisi economica come quella italiana, continua Della Valle, i cittadini non possono accettare che il mondo politico si comporti in maniera così arrogante e aggiunge: “Gasparri si deve dimettere o deve essere cacciato da chi ha l’autorità per farlo”.
Anche perchè “se rimarrà al suo posto con il silenzio del mondo politico vorrà dire che alla fine sono tutti uguali, pronti sempre a difendere le loro poltrone e i loro privilegi e che della tutela dei cittadini e dei loro bisogni se ne fregano. Noi esponenti del mondo del lavoro a tutti i livelli non dobbiamo più tollerare questi comportamenti vergognosi”.
La nuova polemica con il patron della Tod’s tra i protagonisti, è nata dopo la pubblicazione, da parte del senatore di Forza Italia, di un tweet in cui Gasparri scriveva: “Italo treno. Ma che promozioni, presto chiuderete”.
Ne è nato un battibecco a suon di tweet con gli amministratori del profilo della compagnia ferroviaria con tanto di hashtag #tristegasparri.
Il cinguettio del vicepresidente del Senato si riferiva alla non facile situazione finanziaria della compagnia fondata da Luca Cordero di Montezemolo e Diego Della Valle e partecipata da Intesa Sanpaolo che è anche grande creditore del gruppo per eredità della gestione dell’istituto targata Corrado Passera.
Dopo l’ennesima chiusura dei conti in rosso, che nel 2013 è arrivata a quota 76 milioni di euro con debiti per 691 milioni, l’azienda nata nel 2010 per fare concorrenza alle Ferrovie dello Stato e fresca di accordo per un anno di contratto di solidarietà per i suoi 1000 dipendenti, è prossima alla richiesta di un nuovo ammortizzatore sociale che secondo le ultime indiscrezioni riguarderebbe la mobilità per quasi un terzo dei lavoratori.
Proprio mentre per Montezemolo, che è anche vicepresidente di Unicredit, si prepara la poltrona di presidente di Alitalia.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 3rd, 2014 Riccardo Fucile
I RISULTATI RIVENDICATI DA RENZI E DALLA BOSCHI SMENTITI DAI DATI: “DA MAGGIO A LUGLIO LA CURVA DEGLI OCCUPATI E’ PIATTA”…”LA LIBERALIZZAZIONE DEI CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO RENDERA’ DIFFICILE INTRODURRE QUELLI A TUTELE PROGRESSIVE”
Matteo Renzi e Maria Elena Boschi lunedì l’hanno rivendicato come un grande successo. 
Oggetto, il decreto Poletti, noto come “prima parte del Jobs Act”. Quello che permette di stipulare contratti a termine di durata triennale senza indicare la causa.
Il premier, presentando il programma dei Millegiorni, ha parlato di “un dl che ha portato dei risultati verificabili immediati con un aumento dell’occupazione da febbraio a oggi”, mentre il ministro delle Riforme ha detto che “grazie al decreto negli ultimi due mesi si è visto un aumento del numero degli occupati”.
I numeri? A ricordarli è una finestra ad hoc su passodopopasso.italia.it, il sito web che dovrebbe permettere ai cittadini di seguire l’evoluzione dell’attività parlamentare e delle riforme: “Da febbraio a luglio 2014, gli occupati in Italia sono passati da 22.316.331 a 22.360.459, facendo registrare un aumento dello 0,2%”.
Vero, spiega Tito Boeri, professore di Economia del lavoro all’università Bocconi e tra i fondatori di lavoce.info. Peccato che il lievissimo incremento non dipenda affatto dal decreto che porta il nome del ministro del Lavoro.
E che, soprattutto, quegli occupati in più siano tutti precari, mentre i contratti stabili continuano a calare.
Andiamo per ordine: tra febbraio e luglio come si è mosso il mercato del lavoro? E che parte di merito va al decreto Poletti, entrato in vigore a fine maggio?
Effettivamente tra febbraio e luglio gli occupati sono saliti di 44mila unità . Però occorre distinguere: da febbraio a maggio l’occupazione è aumentata, esclusivamente a causa del miglioramento della produzioneindustriale nei primi mesi dell’anno. Da maggio a luglio, invece, si nota solo un incremento modesto: la curva è praticamente piatta. Quel che si vede, invece, è un cambiamento nella composizione.
Ovvero?
Aumentano i contratti a tempo determinato e diminuiscono in modo consistente gli indeterminati. C’è una sostituzione, confermata dai dati sulle comunicazioni obbligatorie che le aziende fanno quando convertono un contratto a temine in uno permanente.
Insomma, il lavoro precario ha in parte preso il posto di quello stabile.
Sì, è probabile che i datori di lavoro abbiano esteso la durata dei contratti a tempo già in essere invece che concluderli o decidere di stabilizzarli. La crescita, peraltro, secondo l’Istat riguarda “quasi esclusivamente gli uomini”. Le lavoratrici donne, in valori assoluti, tra febbraio e luglio sono diminuite (da 9.316.000 a 9.303.000, ndr). Questo può dipendere dal fatto che gli uomini tendono ad avere contratti a termine di durata maggiore, che in questa situazione sono stati ulteriormente estesi.
In conclusione, Renzi ha cantato vittoria troppo presto?
E’ sicuramente troppo presto e in ogni caso parliamo di occupazione temporanea, precaria, che abbassa la produttività media e che è destinata a sparire rapidamente, appena i momentanei incrementi di domanda che hanno indotto le aziende a prorogare i contratti verranno meno
Giovedì riparte in commissione Lavoro al Senato la discussione sul “vero” Jobs Act, il ddl delega sulla riforma complessiva del mercato del lavoro che contiene anche il contratto a tutele crescenti. Che conseguenze avrà il fatto di aver varato prima il decreto Poletti?
E’ stata una forma di schizofrenia che renderà molto difficile introdurre con successo in Italia il contratto a tutele progressive: liberalizzare il contratto a tempo determinato per una durata di 36 mesi fa sì che il datore di lavoro non abbia, al termine di quel periodo, alcun interesse a utilizzare un altro strumento a tutele crescenti. Equivarrebbe ad avere una “fase iniziale” di contratto lunga 6 anni, contro un’anzianità aziendale media di 15.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 3rd, 2014 Riccardo Fucile
FINISCE IL SOGNO DI LADY BOSSI: “NOTIZIE IN PARTE FALSE SULLA CRISI DELL’ISTITUTO A CORTO DI FONDI”…FINITI I TEMPI DEI CONTRIBUTI STATALI MILIONARI
I dubbi sollevati sulla chiusura della scuola Bosina (Varese) sono ora una certezza: i cancelli dell’istituto voluto da Lady Bossi non apriranno più.
E’ quanto emerge da un comunicato diffuso dal consiglio di amministrazione della scuola che imputa la responsabilità : “all’eccessiva e ulteriore diminuzione degli alunni iscritti per il nuovo anno scolastico dovute per lo più a voci inizialmente infondate di possibile chiusura della scuola”.
Non solo un calo di iscritti, si aggiungono alla lista: “l’entità del debito ad oggi esistente, la mancanza di sovvenzioni e il danno d’immagine, il clamore mediatico e le relative conseguenze prodotte dalle comunicazioni sugli organi di stampa di alcuni insegnanti, in parte veritiere, in parte false e pretestuose, il CdA non può che prendere atto di questa situazione e sospendere l’attività scolastica per l’anno 2014/2015″.
La scuola “padana” era stata aperta nel 2010 contro il parere del consiglio nazionale della Pubblica Istruzione che aveva individuato delle lacune didattiche nella programmazione del liceo linguistico, chiuso a solo due anni dall’inaugurazione.
Della scuola Bosina, dunque, rimaneva solo la scuola primaria, fino alla decisione di oggi di chiudere ad esclusione “delle classi 4° e 5° elementare e della classe 3° media — scrive il Cda- che potranno continuare la loro attività scolastica solo grazie all’opera volontaria di alcune insegnanti”.
Proprio i docenti, nei giorni scorsi e per evitare di risultare assenti ingiustificati, avevano denunciato ai carabinieri la mancata nomina di un dirigente per l’anno scolastico in apertura.
Non solo il preside, anche il presidente del consiglio d’amministrazione in carica Bruno Specchiarelli ha rassegnato in questi giorni le dimissioni.
Lady Bossi Emanuela Marrone, invece, ci credeva fino alla divulgazione del comunicato.
Dalla moglie del senatùr arrivavano notizie fiduciose: secondo quanto riportato dal quotidiano La Provincia la Marrone stava lavorando per costituire una nuova società al fine di salvare la scuola, perchè piuttosto che accettarne la chiusura avrebbe preferito andare a raccogliere mirtilli.
Ora potrà farlo.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 3rd, 2014 Riccardo Fucile
SOLLEVA POLEMICHE CHE NON PORTANO AD ALCUN REALE MUTAMENTO… ANCHE PER LUI LA TROUPE DEL TG E’ SEMPRE A DISPOSIZIONE
Quando il M5S in commissione di Vigilanza ha chiesto le dimissioni del direttore del Tg1 Orfeo e di due
giornalisti della testata, rei di aver disinformato su Di Battista e il terrorismo, i media lo hanno accostato all’editto bulgaro, dimenticando le conseguenze che l’editto di Berlusconi portò alla libertà d’informazione nel paese. Paragone assurdo, infatti è trascorsa una settimana e non se ne parla più. Gubitosi e Tarantola non sono Saccà e Baldassarre, esecutori dell’ordine dell’ex Cavaliere nei confronti di Biagi, Santoro, Luttazzi e delle loro redazioni con la complicità dei direttori di rete a partire da Del Noce, allora a capo di Rai1.
È stata l’ennesima boutade di Grillo sulla Rai che, come al solito, porta a nulla, come la protesta contro i programmi dati in appalto, sotto la pioggia, di fronte al cavallo di viale Mazzini.
A distanza di mesi cos’è cambiato? Questo è il limite del Movimento nei confronti di un settore che andrebbe completamente riformato per la salute della democrazia.
Nella realtà questa tv, tanto criticata, va bene a Grillo esattamente come a Renzi, la troupe del tg è sempre garantita e quando uno di loro vuole andare in un programma le porte sono aperte
La riforma del sistema radiotelevisivo, uno dei punti annunciati in campagna elettorale, si è persa per strada.
Per Grillo e Casaleggio esiste solo la Rete, dimenticando che in Italia è a disposizione del 50% delle famiglie. Il Movimento non fa trattative, non vota, lasciando alla maggioranza le decisioni, come sta accadendo sulla riforma tv, il governo in gran segreto ci sta lavorando e le uniche proposte arrivano dalle associazioni.
Il Movimento è critico nei confronti dell’informazione e cosa inventa?
Il giornalista del giorno, poi il giornalista dell’anno, una inutile lista di proscrizione, tanto per fare due risate tra gli amici del Blog di Grillo, scimmiottando quella fatta da Gasparri a Telelombardia ben più efficace: un po’ alla volta dalla Rai sparirono tutti i citati.
Mi spiace scrivere questo, perchè nella squadra di Grillo ci sono persone competenti che, quando decidono di impegnarsi, raggiungono l’obiettivo, come, ad esempio, impedendo alla Rai di siglare un contratto di tre anni con Cl sul Meeting di Rimini, facendo risparmiare 700 mila euro ai cittadini.
Questo è il momento in cui bisogna sporcarsi le mani. Per vincere la lottizzazione e avere direttori indipendenti non basta scriverlo in Rete, bisogna cambiare le regole del gioco e soprattutto dare alla Rai un cda indipendente dai partiti.
Loris Mazzetti
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Settembre 3rd, 2014 Riccardo Fucile
LA MELONI VUOLE CHE GLI ALTRI “TIRINO FUORI LE PALLE”, LEI SI LIMITA A RACCONTARLE… “SE FOSSI AL POSTO DI NAPOLITANO O RENZI DIREI AGLI INDIANI DI PRENDERE ME IN CAMBIO DEI MARO'”: PUOI FARLO LO STESSO, SORELLA, E PORTATI ANCHE CHI HA VOLUTO CHE MILITARI ITALIANI SCORTASSERO BENI PRIVATI
Alcuni sostenitori di Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni si sono ritrovati davanti la Camera dei Deputati, per protestare contro il governo italiano sulla gestione della vicenda dei due fucilieri di Marina da oltre due anni trattenuti in India.
A favore di telecamere, via con la solita demagogia a buon mercato: “L’Italia tiri fuori gli attributi — afferma la Meloni — ci siamo stancati. Giorgio Napolitano e Matteo Renzi si propongano per scambio. Io se fossi presidente della Repubblica o del Consiglio farei così, direi prendete me e lasciate tornare in Italia i due Marò”.
A parte l’improponibilà giuridica di una affermazione demagogica di tal fatta, nulla vieta alla Meloni di sbarcare all’aeroporto di Delhi e dichiararsi prigioniera politica: è talmente conosciuta che il caso finirebbe sulle prime pagine di tutte le riviste di fotografia del continente.
Nell’occasione potrebbe farsi accompagnare anche dal suo sodale La Russa che, avendo fatto approvare il decreto che prevedeva la scorta dei nostri militari alle navi di armatori privati, ha la responsabilità morale del “sequestro” dei nostri due marò.
Potrebbe nell’occasione illustrare con cognizione di causa ai giudici della Suprema Corte indiana che i due marò li ha mandati lui e magari li convince a prendere il loro posto.
La Meloni no, più facile che la facciano ripartire con il primo volo per l’Italia in tempo utile per fare l’ospite a Ballarò dove potrà raccontare il suo blitz rivoluzionario da extracomunitaria in terra straniera.
Espulsa per mancanza di permesso di soggiorno.
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Settembre 3rd, 2014 Riccardo Fucile
NELLA PROSSIMA PRIMAVERA SI RINNOVANO I CONSIGLI REGIONALI E VANNO DECISE LE ALLEANZE
Angelino Alfano vorrebbe ricucire i rapporti con Forza Italia con l’obiettivo di presentarsi in alleanza alle
regionali del 2015.
Se questo patto non dovesse essere stretto, avverte il ministro dell’Interno, Ncd potrebbe presentarsi con il Partito democratico.
Gaetano Quagliariello – a Bruxelles per sancire l’ingresso del Ncd nel Ppe – l’ha spiegato ad Avvenire: “Tra ottobre e marzo – ribadisce ora – si vota in nove regioni. Senza intesa, potremmo correre con Renzi”.
“Possibile”, gli fa eco Lorenzo Cesa per l’Udc.
Oggi i due partiti – con schegge Sc – varano una road map per un gruppo parlamentare unico che diventerà nuova forza politica entro l’anno.
Su tutto però pesa l’incognita Forza Italia.
Il Cavaliere resta cauto, mentre i pontieri Toti, Gelmini, Bergamini e Romani trattano con gli alfaniani Lupi, Casero, Saltamartini e De Girolamo.
Il tempo stringe e nessuno vuole rimanere con il cerino acceso in mano, trattandosi di scadenza elettorale per la primavera dell’anno prossimo.
(da “Huffingtonpost“)
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