Settembre 5th, 2014 Riccardo Fucile
UNA SERIE DI BALLE E FOTO FALSE PER ISTIGARE ALL’ODIO RAZZIALE SMENTITE DAI FATTI
A Belluno un piccolo gruppo d’immigrati un paio di giorni fa ha inscenato una protesta.
Non per le strade della città ma dentro al comprensorio dove sono ospitati (prima balla raccontata dai media)
La protesta non è stata causata dal cibo, ma dal tipo di sistemazione, due stanzoni malamente attrezzati (seconda balla)
La foto (terza balla) che accompagnava molti degli articoli (ora rimossa e sostituita con altre sempre generiche e riferite a fatti di anni addietro) si riferiva a proteste di oltre 5 anni fa e riguardava i fatti di Rosarno, dove dopo un attacco da parte di due balordi contro i braccianti nordafricani della zona era scoppiata una rivolta degli immigrati ( la riproduciamo per Vs. documentazione)
Rivolta partita dall’attacco di due italiani che si erano divertiti a sparare con un fucile ad aria compressa contro il campo dove stavano gli immigrati, ferendone tre di cui uno in maniera seria.
Usarla per articoli di 5 anni dopo denota solo la malefede delle testate che li pubblicano.
Poco importano i fatti, l’importante è che i lettori siano schifati, l’importante è far odiare questa gente per fini politici, anche stravolgendo le notizie.
La struttura dove sono ospitati questi 40 profughi ha un tetto massimo di 32 persone (ma normalmente ne accoglie una ventina) e al momento sono circa 40.
Non vengono fatti corsi per aiutarli ad imparare almeno una base d’italiano ed alcuni sono tenuti nella struttura da oltre 4 mesi.
Le loro richieste sono semplicemente analoghe a quelle degli altri profughi accolti nell’area di Belluno.
I benefit richiesti non sono pasti migliori, ma migliori condizioni igenico sanitarie, corsi d’italiano e la possibilità di cercare lavoro.
Hanno anche chiesto se fosse possibile agganciare il segnale satellitare per vedere (nell’unica tv del centro dove sono accolti) qualche programma nella loro lingua, cosa al momento impossibile.
Nessuna richiesta di una Tv in ogni stanza, è una balla.
Chi li ha accolti intasca lo stesso assegno che intascano le altre strutture, ma con un servizio al ribasso.
Questi sono i fatti realmente accaduti.
Spiace che anche nella destra più evoluta si cada nelle falsificazioni poste in essere da quella associazione a delinquere che quotidianamente sui social istiga all’odio razziale per far dimenticare i ladrocini di Stato e i lingotti d’oro padagni.
Noi siamo tra i pochi che verificano le notizie e siamo felici di essere scomodi, come lo siamo stati tutta la vita, pagando sempre di persona.
Chi ha il coraggio di andare controcorrente non ha paura della verità .
E non guarda in faccia nessuno.
Forse qualcuno all’interno del dibattito in corso sulla “destra che non c’e'” farebbe bene a trattare anche il tema del’informazione, non solo ad essere interessato a trovare un posto da titolare in squadra.
Certe volte meglio avere le idee chiare iniziando dalla panchina.
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Settembre 5th, 2014 Riccardo Fucile
MEDICI SENZA FRONTIERE: “ALLARMISMO BASATO SU PAURA E IGNORANZA”… E ANCHE L’OMS SMENTISCE LE BALLE FATTE GIRARE ARTATAMENTE
Non si ferma la campagna online di Beppe Grillo sul presunto aumento dei casi di tbc, che svolta però con la smentita da parte di Medici senza frontiere, secondo la quale i casi in Italia sarebbero addirittura in diminuzione.
Ci aveva provato la presidente della Camera Laura Boldrini a gettare acqua sul fuoco dell’allarmismo, scatenato in questi giorni da Beppe Grillo, sul ritorno della tubercolosi in Italia che, secondo quanto scrive il comico genovese sul suo blog, sarebbe da imputare al flusso di immigrati provenienti dal Nord Africa.
«I migranti – ha detto Boldrini – arrivano sfiniti, stanchi, con problemi di disidratazione, ma sono sani».
Le sue parole, però, non sono bastate al leader del Movimento 5 Stelle, che dopo i post dei giorni scorsi accompagnati dall’hashtag #tbcnograzie è tornato oggi a parlare di Tbc lanciando su Twitter #PoliziottoStaiSereno, subito ripreso da simpatizzanti e attivisti 5 Stelle.
La risposta di Medici senza frontiere
A smentire Grillo, però, è Medici senza frontiere.
L’ong ha diramato, infatti, un comunicato nel quale parla di «allarmismo basato sulla paura e l’ignoranza piuttosto che sui fatti».
«I nostri operatori umanitari – si legge – sono sulle coste della Sicilia per fornire assistenza. Nei primi mesi del 2014 abbiamo effettuato, insieme all’Azienda sanitaria provinciale di Pozzallo, il primo screening sanitario per circa 12 mila persone appena sbarcate. Sono generalmente giovani, in buono stato di salute. La quasi totalità delle malattie diagnosticate all’arrivo è legata alle difficili condizioni di vita e del viaggio che devono affrontare: infezioni dermatologiche, dolori articolari, piccole ferite, debilitazione generale e così via. La maggior parte di loro viene da paesi in guerra, come la Siria e la Somalia, o da paesi in cui vengono perseguitati, come l’Eritrea».
I dati sulla tbc in Italia
Medici senza frontiere, oltre a smentire le affermazioni di Grillo, secondo il quale gli immigrati che arrivano sulle coste italiane non vengono sottoposti a controlli medici, nega la tesi secondo cui la tubercolosi sarebbe stata debellata in Italia da anni.
La tubercolosi è una malattia presente in Italia da decenni: nell’ultimo cinquantennio, inoltre, il numero annuale di casi di Tbc registrati dal sistema di notifica nazionale è diminuito da 12.247 a 4.418 unità . Un trend confermato anche dall’Istituto superiore di sanità .
La diminuzione dei casi di Tbc non riguarda solo il nostro Paese, ma è confermata anche dall’Organizzazione mondiale della sanità .
Nel rapporto “Tuberculosis surveillance and monitoring in Europe 2014”, pubblicato dall’Ufficio europeo dell’Oms, si legge che nel 2012 nei 53 Paesi si sono verificati un numero stimato di nuovi casi di tubercolosi pari a 353mila (circa il 4% del totale mondiale), che equivale a un’incidenza media di 39,4 casi per 100.000 abitanti.
I dati sull’incidenza della malattia all’interno dell’Oms Europa mostrano, per l’ultimo decennio, una riduzione annuale del 5% nell’incidenza della Tbc.
Nei Paesi dell’Unione europea (Ue) e dello Spazio economico europeo (See) la riduzione annua è stata del 6% (68 mila casi segnalati nel 2012).
Confermata, quindi, la tesi di Medici senza frontiere, secondo cui «non si può parlare di un riemergere della malattia».
Francesco Zaffarano
(da “La Stampa”)
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Settembre 5th, 2014 Riccardo Fucile
VINCEREBBE SU HOLLANDE, MA NON SU UN CANDIDATO DI CENTRODESTRA
Hollande precipita ancora di più nei sondaggi, e la sua vera avversaria Marine Le Pen si prepara al
rimpasto.
La leader del Front National in un’intervista a “Le Monde” si dice pronta a fare il ministro per il presidente francese. A sostenerla sono ancora i numeri.
Se si svolgessero adesso, le presidenziali francesi in programma per il 2017 vedrebbero la Le Pen emergere in testa al primo turno.
Con un ampio vantaggio, chiunque fosse il suo avversario a destra.
E — per la prima volta — la presidente del Front National batterebbe Francois Hollande in un eventuale ballottaggio.
Questo quanto emerge da un sondaggio Ifop realizzato per conto di ‘Le Figaro’ il 3 e 4 settembre.
Al primo turno, se il candidato dell’Ump fosse Nicolas Sarkozy, otterrebbe il 25% contro il 28 di Le Pen.
Se si candidasse Alain Juppè, la forbice sarebbe più ampia con il 24% contro il 30 della leader Front National.
Con Francois Fillon candidato dell’Ump i punti percentuali di scarto sarebbero di più (17% contro 32%).
A sinistra, Francois Hollande otterrebbe tra il 16 ed il 17% delle preferenze.
Se al ballottaggio l’attuale presidente dovesse trovarsi confrontato a Marine Le Pen, ne uscirebbe sconfitto (46 a 54%) ma Le Pen verrebbe invece battuta in caso di ballottaggio dal candidato dell’Ump se questo fosse Alain Juppè (64 contro 36%). Vincerebbero un duello con Marine Le Pen al secondo turno anche Francois Sarkozy (60 a 40) e Francois Fillon (57 contro 43%).
E’ evidente che neanche di fronte al minimo storico della popolarità di Hollande e alla crisi dell’Ump, Marine Le Pen riesca a superare la barriera del 50% dei consensi in un eventuale ballottaggio con l’Ump.
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Settembre 5th, 2014 Riccardo Fucile
IL SIULP PROPONE IL CAPOLUOGO TOSCANO PER UNA MANIFESTAZIONE CHE POTREBBE PORTARE 20.000 AGENTI NEL REGNO DEL PREMIER
Una manifestazione nazionale di tutti i sindacati di polizia a Firenze, per “bloccare la città del Presidente del Consiglio”.
A proporla è il segretario del Siulp fiorentino Riccardo Ficozzi.
Secondo le stime del sindacato, in caso di mobilitazione generale arriverebbero nel capoluogo toscano circa 20.000 poliziotti.
“La prossima settimana proporrò la cosa al consiglio generale del sindacato che si terrà a Roma. Penso a una manifestazione articolata su più giorni – spiega ancora – per aumentare i disagi e i disservizi”.
Quanto allo sciopero generale minacciato da sindacati di polizia e Cocer, “se ci sarà questa decisione a livello nazionale allora noi aderiremo – afferma -. Anche se lo sciopero non è previsto nel nostro contratto, la voce che gira in questo momento, e che io condivido, è di farlo ugualmente. Che ci denuncino tutti”.
Per quanto riguarda la situazione della polizia a Firenze, dice ancora il segretario del Siulp, “cominceremo a denunciare al giudice del lavoro tutte le inadempienze contrattuali e i problemi di salubrità degli ambienti”.
“Per fare alcuni esempi – aggiunge – nella notte tra martedì e mercoledì scorsi dovevano uscire in strada cinque volanti, ma ne sono potute uscire solo due perchè mancavano le auto. Tre equipaggi sono dovuti rimanere in caserma. I primi di agosto – continua -, due agenti impegnati in un accompagnamento hanno lavorato per quasi 48 ore”.
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Settembre 5th, 2014 Riccardo Fucile
QUANDO LA SINISTRA IMPONE LE RIFORME DELLA DESTRA LIBERISTA: “VALORI BERLUSCONIANI APPLICATI AL PD”
Chiamatela riforma Renzi-Gelmini. PercheÌ ieri l’ex ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, colei che
ha tagliato 8,4 miliardi di euro alla scuola e 1,1 all’universitaÌ€ nel 2008, ha assimilato il «patto educativo» proposto dall’attuale presidente del Consiglio e dal suo ministro dell’Istruzione Stefania Giannini alla «tradizione di Forza Italia»
«Alla fine il tempo ci ha dato ragione: dopo anni di battaglie per risollevare un sistema educativo intorbidito dalla coda del ’68, ora anche la sinistra finalmente ha dovuto dare atto ai governi Berlusconi di aver agito nella direzione giusta per riportare la scuola italiana ai fasti che merita – ha detto Gelmini – Parole quali merito, carriera dei docenti, valutazione, premialitaÌ€, raccordo scuole-impresa, modifica degli organi collegiali della scuola, sono state portate alla ribalta dal centrodestra, seppur subendo le censure e le aspre critiche da parte di sinistra e sindacati».
Nel 2008, quando presentoÌ€ la doppia proposta di riforma dell’universitaÌ€ e della scuola (la legge Aprea) il centro-sinistra era d’accordo.
Ma cambiò idea solo perchè milioni di insegnanti, maestri, studenti scesero in piazza. Stesso discorso vale per la seconda parte di una vicenda che terminò con il voto in Senato del 23 dicembre 2010.
Invece di contestare il voto irregolare su alcuni emendamenti, autorizzati da una memorabile Rosi Mauro (Lega Nord) allora in presidenza dell’aula, la capogruppo Pd Anna Finocchiaro si distinse per un lungo discorso auto-critico sul 68.
Quello della «sinistra» non eÌ€ dunque uno «sdoganamento» dell’ideologia del merito e della valutazione, ma il compimento di un lungo percorso iniziato nel 2006 quando a viale Trastevere c’era Fabio Mussi.
Forza Italia resta scettica sulle coperture finanziarie per l’assunzione di 150 mila precari nel 2015, in tempi in cui il governo non riesce a trovare 416 milioni per mandare in pensione i «Quota 96».
«Se Renzi pensa di cavare un solo centesimo da nuove tasse – sostiene Gelmini – troveraÌ€ in Fi un’opposizione irriducibile».
Gelmini riesce anche a identificare una vecchia regola delle politiche dell’istruzione, del lavoro e della conoscenza in Italia.
Le “riforme” ci sono quando eÌ€ la sinistra a stare al governo. Quella “sinistra” che si vanta ancora di avere un rapporto di concertazione o contiguitaÌ€ con i sindacati, o comunque un potere di interdizione. Senza contare – particolare non secondario – che molti degli insegnanti come dei precari continuano a votarla.
Nelle prossime settimane si capiraÌ€ se reggeraÌ€ questo legame con le “vestali del ceto medio”, citando il titolo dispregiativo di un’analisi in realtaÌ€ classica di Marzio Barbagli sulla scuola italiana negli anni Sessanta.
Ci sono altri fattori da considerare. Nel 2008 il mondo dell’istruzione insorse, ma c’era al governo Berlusconi (da poco tornato a Palazzo Chigi) e l’anti-berlusconismo (e le campagne anti-casta) stavano diventando la grammatica dell’opposizione.
Oggi c’eÌ€ Renzi che gode di una buona salute mediatica, sebbene gli editorialisti di tutti i giornali non abbiano nascosto critiche e perplessitaÌ€ sul suo modo di governare.
Nel frattempo l’opposizione studentesca e sindacale eÌ€ stata fiaccata, anche dalla crisi e dalla precarietaÌ€ dilagante.
Elementi problematici che non lascerebbero, al momento, spazio per un movimento paragonabile al 2008 e, ancor più, al 2010.
In ogni caso, gli studenti medi confermano la loro prima data di contestazione: il 10 ottobre in centinaia di piazze in tutto il paese.
Roberto Ciccarelli
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Settembre 5th, 2014 Riccardo Fucile
L’ITALIA HA PAGATO 3,5 MILIARDI DI EURO DI MULTE ALLE UE PER AVER VIOLATO LE NORME…SE E’ COLPA DEI VARI PREMIER E MINISTRI, PERCHE’ NON VALE PER LORO LA RESPONSABILITA’ CIVILE?
“Chi sbaglia paga», annuncia trionfante Matteo Renzi presentando alla stampa le slide delle sue riforme della giustizia che, a parte quelle sul processo civile in forma di decreto, planeranno sul Parlamento a bordo di tanti disegni di legge per atterrare nel binario morto delle questioni “divisive” da non discutere nemmeno, per non offendere Berlusconi & Alfano.
Il premier ce l’ha ovviamente con i magistrati che — a suo dire — oggi non pagherebbero i loro errori.
Forse non sa che le toghe sorprese a delinquere finiscono in galera, diversamente dai parlamentari, coperti dallo scudo spaziale dell’immunità (appena regalata anche ai sindaci e consiglieri regionali che saranno nominati dalle Regioni nel nuovo Senato).
C’è poi la responsabilità disciplinare, già sanzionata dal Csm.
Quella civile — a cui si riferisce Renzi — riguarda i casi di “dolo e colpa grave”: quando cioè il magistrato sbaglia apposta, oppure è così insipiente da ignorare la legge o una prova macroscopica a discarico (ma anche a carico) dell’imputato.
Casi comunque rarissimi, su milioni di processi celebrati ogni anno.
Domanda: e la responsabilità civile dei politici?
Sarebbe una riforma interessante, anche se presupporrebbe che il tacchino si gettasse spontaneamente nella padella.
Da anni, per esempio, lorsignori la menano con le multe europee allo Stato italiano per le galere sovraffollate: la colpa grave, anzi il dolo, è dei governi e dei parlamenti che si succedono da decenni e si guardano bene dal costruire nuove carceri.
Eppure le multe le pagano i cittadini con le tasse.
In politica, chi sbaglia non paga e mette in conto a noi.
Altro esempio: a fine luglio la Cassazione ha dato ragione ad Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, sequestrata nel 2013 con la figlioletta di sei anni dalla polizia italiana, che le rinchiuse in un Cie e infine le fece deportare in patria, dove scattarono le manette.
«Il trattenimento illegittimo — scrive la Suprema Corte — determina il diritto al risarcimento del danno per la materiale privazione della libertà personale».
Ora i legali della donna preparano una mega-causa per chiedere i danni materiali e morali al ministero dell’Interno, colpevole di un rimpatrio viziato da “manifesta illegittimità originaria”: mamma e figlia avevano le carte in regola per soggiornare in Italia, ma nessuno s’è dato pena di tradurre i documenti che lo comprovavano (passaporto diplomatico del Centrafrica e due permessi di soggiorno rilasciati da Gran Bretagna e Lettonia).
Si spera che, nel governo del “chi sbaglia paga”, Renzi chieda al ministro dell’Interno Angelino Alfano di metter mano al portafogli per sborsare il risarcimento di tasca sua. O no?
Da quando esiste l’Europa unita, l’Italia ha scucito circa 3,5 miliardi di euro in multe per centinaia di violazioni di norme comunitarie.
E vanta tuttora il record continentale delle procedure di infrazione: al momento ne pendono 120. Tutte per responsabilità dei premier, dei ministri e delle maggioranze che hanno calpestato leggi e ignorato direttive, raccomandazioni e sentenze delle Corti europee.
Tutti casi di dolo e di colpa grave, visto che le procedure scattano dopo vari avvertimenti e messe in mora, seguiti da mesi o anni di inadempienze.
Le materie sono le più diverse: dall’emergenza rifiuti (in Campania, ma anche a Roma) ai debiti dello Stato verso le imprese fornitrici, dai rimborsi dell’Iva alle aziende a diverse leggi vergogna dell’èra berlusconiana (dalla Gasparri in giù), dal trattamento dei disabili ai diritti dei consumatori, dalla messa in sicurezza delle scorie nucleari agli scempi dell’Ilva di Taranto coperti da tutti i governi di ogni colore dell’ultimo ventennio.
Senza contare la mancata ratifica di trattati e convenzioni, regolarmente firmati e poi disattesi: la convenzione anticorruzione di Strasburgo, per dire, è lettera morta dal 1999.
Mentre Renzi e il ministro Orlando approntano la legge sulla responsabilità civile dei magistrati, facciano la cortesia: aggiungano tre paroline, “e dei politici”.
I cittadini, sentitamente, ringrazieranno.
Marco Travaglio
(da “L’Espresso”)
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Settembre 5th, 2014 Riccardo Fucile
COME DARE PER CONCLUSO UN LAVORO APPENA AGLI INIZI…E LAVORARE SOLO SULLA PRESCRIZIONE NON PROMETTE NULLA DI BUONO
Mi ha colpito qualche tempo fa un tweet di Alessia Morani, responsabile giustizia del Pd. 
Dopo un voto in Consiglio dei Ministri, esultava per una presunta approvazione della riforma della giustizia, parlando di “promessa mantenuta”.
Per gli standard italiani con i suoi trentotto anni Morani è giovane, il che giustifica il suo curriculum quasi inesistente.
Per gli standard europei, invece, giovane non lo è affatto e la mancanza di titoli oltre la laurea in giurisprudenza — molti ritengono che sia stata catapultata nel ruolo -, forse aiuta a comprendere qualcosa in più della retorica del “ci penso io” abusata da Berlusconi e che purtroppo sembra appartenere anche a Renzi.
Quella fretta immotivata nel dare per conclusi percorsi riformatori, che magari non sono neanche iniziati, induce a pensare che la responsabile giustizia del Pd è forse un semplice specchietto per le allodole.
E questo riguarda a maggior ragione una riforma tanto complessa come quella della giustizia.
Una riforma difficile da comunicare, difficile da spiegare in poche parole, ma che di fatto ha ricadute pesantissime sulla vita di tutti.
Un terreno minato da venti anni di conflitto di interessi berlusconiano, da promesse di mutamenti strutturali che altro non erano che esche per attirare l’attenzione dei media, mentre nelle segrete stanze — con la utile cooperazione anche dell’attuale ministro degli Interni, all’epoca Guardasigilli — si approvavano i papocchi ad personam destinati a essere poi invalidati dalla Corte Costituzionale.
Leggere dunque di promessa mantenuta, dopo una semplice approvazione in Consiglio dei Ministri, fa pensare che dal pantano non usciremo mai.
Ad oggi, non sono affatto chiari i contenuti di una riforma che si preannuncia articolata, riguardando sia il processo civile che quello penale.
Ma emerge con forza la duplice anima di questo intervento legislativo: in ambito civile il tentativo di abbattere il contenzioso privatizzando la giurisdizione; in ambito penale la lotta alle lungaggini del processo pare appuntarsi sulla prescrizione del reato, utile (e ormai consunto) elastico del sistema.
Quando si parla di prescrizione nel procedimento penale non si può però non considerare che ben tre quarti dei procedimenti si prescrivono prima del giudizio, nel corso delle indagini preliminari.
In riferimento a questi “processi mai nati” — tradimento del principio di obbligatorietà dell’azione penale — il legislatore non dice nulla: dunque parlare di riforma della prescrizione per rendere più efficace il processo penale finisce per essere una mera petizione di principio.
Sembra una riforma che ancora una volta si affanna a mutare la posizione degli addendi nella speranza vana che la somma cambi.
Un caso esemplare di questa “tecnica legislativa” è la creazione del Tribunale di Aversa (Napoli-Nord), figlia della risistemazione della geografia giudiziaria voluta dal precedente Governo.
Nonostante l’opposizione dei magistrati della Dda, che paventavano un danno per la lotta alla criminalità organizzata molto forte sul territorio, e quella di buona parte degli avvocati del Foro di Santa Maria Capua Vetere (dalla cui costola è nato quello Aversa), si decideva di andare avanti.
Risultato: da una sede disagiata e in perenne carenza di organico, si è creato, a parità di personale, un nuovo Tribunale.
Oggi, a Santa Maria Capua Vetere, se una donna abbandonata dal marito prova a presentare una querela per il mancato versamento degli alimenti per i figli minori, può attendere anche sei mesi prima che il procedimento relativo venga iscritto.
Lo stesso se si denuncia un illecito sversamento di rifiuti: questa la realtà , al di là della retorica sulla Terra dei Fuochi (dove i fuochi continuano ad ardere).
Una riforma, senza le necessarie dotazioni economiche, può essere un fattore di inefficienza ancora maggiore, intervenendo in maniera nefasta su equilibri, magari precari ma esistenti, consolidatisi nel tempo.
Perchè invece una riforma abbia effetti, le risorse necessarie devono essere recuperate razionalizzando la spesa pubblica dove crea inefficienze.
Basterebbe guardarsi attorno per individuare le centrali dello spreco: è lì che bisogna intervenire per salvare la possibilità di cambiamento di questo Paese.
Roberto Saviano
(da “La Repubblica”)
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Settembre 5th, 2014 Riccardo Fucile
“CI SONO AGENTI CHE VIVONO IN AUTO PERCHE’ NON POSSONO PERMETTERSI UN AFFITTO E SPESSO DEVONO PAGARE DI TASCA LORO ANCHE I BLITZ. QUEI SOLDI LI RIVEDONO DOPO 18 MESI”
Uno stipendio da 1300 euro al mese dopo 15 anni di servizio. È questa la situazione in cui vive il 70 % dei poliziotti italiani.
Lo dice Felice Romano, segretario generale del Sindacato italiano dei lavoratori della Polizia di Stato (Siulp), che descrive una situazione di difficoltà per la maggior parte degli agenti: “I continui tagli alla spesa per il corpo di polizia -spiega — hanno fatto sì che non ci siano nemmeno più alloggi per chi vive fuori sede. Altri, invece, una casa ce l’avevano ma l’hanno persa perchè lo Stato ha smesso di pagare gli affitti e, con poco più di mille euro, è difficile mantenere una famiglia. Ci sono casi di colleghi costretti a dormire in auto, una situazione inaccettabile”.
Le forze dell’ordine che hanno visto prolungarsi il blocco degli stipendi fino al 2015 rappresentano, come scrive Il Sole 24 Ore, il 16,6% dei dipendenti pubblici.
Sarà il primo sciopero generale congiunto di Carabinieri e Polizia nella storia della Repubblica. Lo stop all’aumento dei salari fino al 2015 ha scatenato le proteste delle forze dell’ordine che non possono usufruire di scatti di stipendio dal 2010.
Le sigle sindacali si sono unite per protestare contro la decisione del Governo, con i segretari delle sigle sindacali riunite che hanno alzato la voce.
Luigi Angeletti, segretario generale della Uil intervenuto alla Festa del Pd di Bologna, ha definito lo Stato “il peggior datore di lavoro”.
Intanto, a Bologna alcuni sindacati hanno già indetto lo stop agli straordinari e Polizia, Polizia Penitenziaria, Corpo Forestale dello Stato, Vigili del Fuoco e Cocer (Consiglio centrale di rappresentanza) minacciano dure proteste.
Un’astensione dal servizio sembra improbabile, visto che militari e poliziotti rischiano provvedimenti pesanti con conseguenze penali.
Le manifestazioni, però, sono annunciate e le “divise” chiedono le dimissioni del ministro della Difesa, Roberta Pinotti, e di Angelino Alfano, ministro dell’Interno.
“A volte succede — continua Romano — che i poliziotti si trovino a dover fare un blitz o un intervento e non ci son o i soldi per permetterlo. In quel caso sono gli agenti che, di tasca loro, si pagano le spese di trasporto, vitto e, se serve, alloggio. Quei soldi verranno restituiti dopo 18 mesi, ma intanto i poliziotti pagano le tasse su quella parte di stipendio che, in realtà , è come se non riscuotessero”
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 5th, 2014 Riccardo Fucile
VIA LIBERA DEI MINISTRI PINOTTI E LORENZIN
Lo Stato produrrà marijuana a uso terapeutico. 
Verrà coltivata dall’esercito, nello stabilimento chimico militare di Firenze. Il via libera è stato dato dai ministri della Difesa e della Salute Roberta Pinotti e Beatrice Lorenzin, dopo varie polemiche e rallentamenti.
La notizia, anticipata dal quotidiano La Stampa, verrà ufficializzata entro settembre. Oggi lo stabilimento fiorentino, nato con l’obiettivo di produrre medicinali per il mondo militare, ha esteso la sua attività anche al settore civile.
Ora preparerà anche i farmaci derivati dalla cannabis finora importati dall’estero a costi elevati.
In farmacia nel 2015.
Tra i ministeri della Difesa e della Salute era stato istituito un tavolo di lavoro, dove la questione è stata esaminata anche con l’Istituto farmaceutico militare. Adesso sono in via di stesura i protocolli attuativi.
A questo punto, non è escluso che entro il 2015 i farmaci cannabinoidi saranno già disponibili nelle farmacie italiane.
Nel nostro paese l’utilizzo di questi medicinali è consentito dal 2007, ma per ottenerli bisogna affrontare una procedura complessa e lunga. Per questo sono pochissimi i pazienti che accedono a queste cure.
Dopo anni di dibattito sull’uso della cannabis terapeutica, si tratta di un passo avanti. Il ministro Lorenzin si è sempre detta disponibile, a patto però di trattare la marijuana solo come farmaco.
Resta dunque in vigore, il divieto di liberalizzare questa sostanza a scopi ricreativi.
Le reazioni.
Secondo l’oncologo Umberto Veronesi, “è giustissimo usare e coltivare” la marijuana a scopo terapeutico. “La marijuana – afferma Veronesi – è un ottimo farmaco. Siccome è anche uno stupefacente, si ha sempre paura ad usarlo. Invece è ottimo contro il dolore, contro i malesseri, contro il vomito, è un sedativo. E’ la stessa cosa che è successa con la morfina, che per anni non sono riuscito a far avere a questi poveri diavoli che soffrivano. E’ giustissimo usarla e coltivarla. Io sono anche per la liberalizzazione, ma questo è un altro discorso”.
Uno dei primi a suggerire la coltivazione della cannabis in strutture gestite da autorità competenti, come lo stabilimento chimico di Firenze, era stato il senatore del Pd e presidente della Commissione per i diritti umani del Senato, Luigi Manconi. “L’utilizzo di questi farmaci è consentito nel nostro paese dal lontano 2007, eppure, nel corso del 2013 appena qualche decina di pazienti ha potuto farvi ricorso – commenta Manconi – . Questo per una procedura lenta e farraginosa che prevede il seguente percorso: medico curante, farmacia ospedaliera, ministero della Salute, ancora farmacia ospedaliera, quindi importazione e infine paziente. L’acquisto all’estero di questi farmaci comporta tempi infinitamente lunghi per la loro disponibilità e costi abnormi per singolo prodotto. E questo ha fatto sì che a tutt’oggi non una sola azienda farmaceutica italiana abbia chiesto la licenza per questa produzione. Da qui la mia proposta di affidare allo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, che già produce presidi sanitari e medicinali, l’incarico di provvedere al fabbisogno nazionale, nelle condizioni di massima sicurezza”.
(da “La Repubblica”)
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