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FINI A MIRABELLO RIUNISCE I FEDELISSIMI MA PRENDE TEMPO

Settembre 13th, 2014 Riccardo Fucile

CIRCA 300 PERSONE ALL’INCONTRO CON L’EX PRESIDENTE DELLA CAMERA: “INIZIA IL TOUR PER L’ITALIA, TRA UN ANNO TIREREMO LE SOMME”

Nel luogo storico della destra italiana, Fini sancisce il suo definitivo ritorno in politica. Alla 33esima edizione della Festa Tricolore di Mirabello l’ex presidente della Camera riunisce circa 300 fedelissimi, una base da cui ripartire con il progetto “Partecipa” che lo vedrà  protagonista di vari appuntamenti in tutta la penisola.
Fini ha parlato alle 18 per circa un’ora toccando vari aspetti della politica italiana e dello stato attuale della destra in Italia.
“Con Liberadestra vogliamo costruire un’alternativa al governo Renzi, che è Capitan Fracassa, non solo ha la sindrome dell’annuncite ma in quello che fa, poco, non dà  risposte agli interessi della gente e alle aspettative di chi lo ha votato”, spiega Fini, che però si dimostra cauto e non vuole accelerare i tempi.
Appuntamento tra un anno, quando si deciderà  se trasformare l’associazione Liberadestra in un partito.
“Non ci interessano le Regionali. Ci diamo appuntamento qui tra un anno, dopo aver girato l’Italia e tireremo le somme se trasformare, e io farò di tutto perchè sia così, quest’associazione di volontari, in un partito politico. Io ci credo e lo spero ardentemente”.
Per l’ex presidente della Camera, “il centrodestra oggi è profondamente diviso, credo che la cosa più urgente da fare sia cercare di capire dove abbiamo sbagliato e cosa occorre fare per riconquistare la fiducia degli elettori rimasti delusi. Il distacco non è solo tra i partiti, ma tra una fetta consistente della pubblica opinione”.
“Si può fare solo una cosa se si vuole ridare una speranza alla destra, bisogna ripartire dal basso”. E proprio in quest’ottica, spiega che “siamo ripartiti con l’autofinanziamento, come facevamo una volta e come si continua a fare qui”.
“Non ho la presunzione di dire qualcosa di importante, ma di continuare a ragionare su come ricostruire la destra italiana” ha concluso Fini.
Tre aspetti vanno a nostro parere per ora sottolineati.
Il primo è relativo all’atteggiamento della stampa berlusconiana che ha ripreso a vomitare contumelie contro Fini: strano atteggiamento verso chi viene considerato “finito”, visto che se così fosse non dovrebbe neanche costituire oggetto di interesse.
Certi attacchi somigliano agli avvertimenti usati, non a caso, dai pregiudicati.
Il secondo è la domanda che a destra molti si pongono e che non ha ricevuto risposta: che tipo di destra vorrebbe riproporre Fini. Il successo o meno dell’operazione dipende dal posizionamento che emergerà  col tempo: non sarà  certo una riproposizione del modello liberal-centrista a generare entusiasmi.
Il terzo aspetto riguarda l’inopportunità  di dare un ruolo, come è invece accaduto a Mirabello, a screditati personaggi in cerca d’autore, abituali frequentatori di troppe parrocchie.

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RENZI CONTESTATO A TARANTO AL GRIDO DI “BUFFONE”: LANCI DI BOTTIGLIE E INSULTI

Settembre 13th, 2014 Riccardo Fucile

AGENTI IN ASSETTO ANTISOMMOSSA DAVANTI ALLA PREFETTURA, RENZI SNOBBA PURE I PEDIATRI… CONTESTAZIONI ANCHE A BARI

Un sit-in di operai e ambientalisti organizzato da Unione sindacale di base e comitati cittadini ha contestato il presidente del consiglio Matteo Renzi all’arrivo nella prefettura di Taranto, dove partecipa a un incontro sul caso Ilva con istituzioni locali, associazioni di categoria, sindacati e rappresentanti dei lavoratori del siderurgico.
”Per noi il futuro dell’azienda è una questione nazionale”, ha detto il premier. Fuori i manifestanti con bandiere e striscioni hanno lanciato bottiglie, urlato ‘buffone, buffone’ contro Renzi e scandito lo slogan ‘Taranto libera’.
Agenti in assetto antisommossa sono schierati davanti al palazzo per tenere sotto controllo il presidio di alcune decine di persone.
Non sono mancati momenti di tensione perchè alcuni dei manifestanti, che chiedevano di partecipare all’incontro, hanno cercato di superare lo sbarramento delle forze dell’ordine. Numerosi gli striscioni contro l’inquinamento e l’emergenza sanitaria a Taranto.
In corrispondenza con la visita del premier l’Usb ha indetto uno sciopero di 12 ore per i lavoratori dell’Ilva
Non sono mancate poi le polemiche con i rappresentanti dei pediatri di Taranto che avevano chiesto di incontrarlo per discutere dell’emergenza sanitaria e ambientale in città .
“Mi dispiace molto di non aver potuto parlare oggi con i pediatri”, ha detto il premier, “mi sono fatto dare il numero di telefono della pediatra che aveva scritto la lettera e mi è stato detto che era a 45 minuti da qui e non c’era tempo per vedersi”
Renzi è in Puglia anche per un sopralluogo nei comuni del Gargano colpiti dal maltempo delle scorse settimane.
Nel capoluogo è prevista un’altra contestazione, perchè oltre 40 sindaci del Salento sono partiti da Lecce per andare a manifestare contro il progetto del gasdotto Tap, il cui terminale dovrebbe approdare a San Foca, marina di Melendugno (Lecce).
Metà  dei sindaci ha raggiunto Bari in auto, gli altri a bordo di un pullman che espone un cartello indicativo “40 sindaci del Salento No Tap san Foca”.
Tutti indossano la fascia tricolore e portano le delibere con cui i rispettivi consigli comunali hanno detto no al gasdotto Tap.
Tanta la rabbia e la delusione dopo la firma da parte del ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, del decreto con cui si sancisce la compatibilità  ambientale del progetto, che ha ricevuto del resto l’ok definitivo nello Sblocca Italia.
“Ci hanno trattato come se fossimo l’ultima ruota del carro”, ha commentato il sindaco di Melendugno, Marco Potì. “E questo nonostante tutti i pareri negativi espressi in questi anni da più parti. Renzi deve ascoltarci. Deve ascoltare un intero territorio”.
Gli fa eco Luca De Carlo, sindaco di Vernole, con Melendugno il territorio più interessato al megaprogetto. “Non ci fermeremo fin quando non vedremo le ruspe. Qui si tratta di 15 ettari di polo industriale che ricadranno su un’area vergine. Qualcuno alla fine si dovrà  prendere le responsabilità  per questa nuova Cerano”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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IL GRANDE TWITTATORE: PERDE CONSENSI, MOLTIPLICA I TWEET

Settembre 13th, 2014 Riccardo Fucile

LE SUPERCAZZOLE DI RENZI AUMENTANO E I SUOI NOMINATI FINISCONO INDAGATI

Renzi ha perso 15 punti di fiducia in tre mesi. Così ha deciso di moltiplicare i tweet, che sono per lui il prolungamento del pene. Non bastandone più uno alla volta, ieri ne ha sparati cinque tutti insieme, così chi era in crisi di astinenza s’è fatto la scorta e poi se li è delibati uno per uno con godimento multiplo.
Il contenuto, del Pentatwitter, al solito, non è granchè: lui è felice di aver nominato Descalzi all’Eni, infatti è indagato per corruzione, sono soddisfazioni; i candidati li scelgono i cittadini (soprattutto uno: lui) e non le Procure (che si limitano a compilare il registro degli indagati su cui lui sceglie i candidati); e supercazzole sfuse su India, tagli a Regioni e sanità , Europa e il 3%.
Ma il mezzo conta più del messaggio.
Sul Grande Twittatore è uscito un libro per Fazi Editore, dal titolo arrembante #Arrivo Arrivo, liberamente ispirato all’arriba-arriba-à ndale-à ndale di Speedy Gonzales. Sottotitolo: “La corsa di @matteorenzi da Twitter a Palazzo Chigi” (e ritorno).
Autori i giornalisti infatuati Matteo Grandi e Roberto Tallei.
Prefatore l’inutile Luca Sofri.
In copertina il Nostro, slanciato come una pera, corre e sorride al futuro in tenuta da jogging.
Primo capitolo: “Il tweet Vangelo secondo Matteo”. Mecojoni.
Svolgimento: “Il primissimo tweet di Renzi, cimelio storico da esporre nel museo della comunicazione, datato 8.1.2009, già  lasciava intravvedere il suo potenziale comunicativo”.
Eccolo: “Torna a pensare che per il Pd fiorentino più che le primarie ci voglia il primario!”.
Torna chi? Parla di sè in terza persona come Povia, il Divino Otelma e i reclusi nei manicomi criminali? Boh.
Però il primo tweet non si scorda mai, e già  lascia intravvedere.
Come pure gli altri: “Pensa che arrivare in Palazzo Vecchio al mattino presto e lavorare da solo nel silenzio della sala Clemente VII”, punto, fine e morta lì.
Già  pensare è un verbo impegnativo. “Ha lasciato la sala del Consiglio ed è tornato in ufficio. All’una di notte, da solo, con il ritmo dei passi…”, segue rimando a Facebook, che sta a Twitter come le linee-guida alle slide: “…ad accompagnare il rumore del silenzio mentre la penombra illuminava il Salone dei 500.
Ci sono dei momenti in cui ti rendi conto di quanto sei fortunato a poter servire la tua comunità . Oggi è uno di questi. Viva Fiorenza!”. Lirismo puro, Dolce Tweet Novo.
Dopo due anni esatti di cure, il 12.1.2011 Matteo nostro riesce finalmente a cinguettare in prima persona: è la scoperta dell’Io, non meno devastante del Lui.
Infatti El Twitador inizia subito a cazziare quelli che comunicano in terza persona: “@Donadelli74 entrare su Twitter e lasciarci il portavoce è roba da sfigati”.
Concetto alato, tipico degli statisti momentaneamente ristretti a fare i sindaci.
Siccome però scripta manent e i tweet di più, fa tenerezza rileggere quelli con cui il Twittatore Folle deliziava i fiorentini: “Io sono per abolizione finanziamento pubblico a partiti e giornali e per mostrare conti correnti e proprietà  dei politici”.
Ma non del finanziere Marco Carrai, che nello stesso periodo gli metteva gratuitamente a disposizione un pied à  terre in via degli Alfani 8, all’insaputa degli elettori e dei lettori di Twitter.
In ogni caso, non appena andrà  al governo, Renzi dimenticherà  prontamente l’abolizione dei fondi pubblici a partiti e giornali.
A volte, sopraffatto dalla fatica, il sindaco 2.0 twittava “XimNd” e subito dopo, per maggiore chiarezza, “Xvhgcuy” (13.2.2012), poi però si riaveva dal deliquio e chiariva aitante: “Apprezzabile lo sforzo esegetico per capire i miei ultimi tweet! Ma è solo l’iPhone lasciato aperto. Stavo Twittando #amiainsaputa”.
Peccato, perchè “XimNd” e “Xvhgcuy” resteranno i tweet più sinceri del conte Mascetti reincarnato.
Seguiranno “#enricostaisereno” e “un forte abbraccio a @EnricoLetta”, un attimo prima dell’incaprettamento.
Il mitico “Berlusconi sa che se vinciamo noi lui è il 1° rottamato”.
E l’imperituro “Scegliendo le persone più competenti, l’Italia può diventare la più bella startup del mondo”, 13 mesi prima di scegliere Boschi, Madia, Pi-notti, Alfano, Lupi, Lorenzin, Orlando, Guidi e la vigilessa.
Manca giusto #ladonnabarbuta.

Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano“)

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DANIZA: LA PROCURA DI TRENTO SI DEGNA DI APRIRE UN’INCHIESTA, L’INDEGNO MINISTRO DELL’AMBIENTE: “PENSO AI MORTI PER MALTEMPO”

Settembre 13th, 2014 Riccardo Fucile

UNA FARSA INDECOROSA: PRIMA HANNO IGNORATO GLI APPELLI PER SALVARLA, ORA APRONO UNA PRATICA “DOVUTA” DOPO LE DENUNCE, PER POI ARCHIVIARE IL TUTTO… GALLETTI SAREBBE IL MINISTRO DELL’AMBIENTE O DEL PLOTONE DI ESECUZIONE DELLA FAUNA?

Ci sarà  anche un’inchiesta penale a determinare perchè è morta l’orsa Daniza e chi sono gli eventuali responsabili.
Dopo l’indagine (quella seria) avviata dal Corpo forestale dello Stato, anche la Procura di Trento ha aperto un fascicolo (dovuto, dopo le denunce ricevute).
Le indagini, delegate alla sezione di polizia giudiziaria, saranno seguite personalmente dal procuratore capo di Trento Giuseppe Amato che per la prossima settimana ha convocato un vertice fra inquirenti e rappresentanti della Provincia e del Corpo forestale incaricato della cattura dell’orsa.
Considerando che quella stessa Procura ha ignorato numerosi esposti delle associazioni animaliste e di esperti che la invitavano a impedire la cattura di Daniza, quanto sopra è davvero una garanzia: in particolare un singolare vertice con gli assassini e i mandanti, non in veste di indagati ma di tecnici dell’esecuzione.
Al momento infatti nessuna persona risulta inserita nel registro degli indagati e pochi sono gli elementi in mano agli inquirenti che attendono gli esiti dell’esame autoptico sull’animale, già  eseguito all’Istituto zooprofilattico delle Venezie.
Anche in questo caso ignorato l’invito delle associazioni ad affidare l’autopsia di Daniza alla sede di Roma, in modo da evitare condizionamenti ambientali.
Il reato ipotizzato è quello di uccisione di animale protetto, che nel caso di mancanza di dolo — ovvero la volontà  di uccidere — prevede una pena da uno a sei mesi, in caso di dolo fino a due anni.
Riguardo ai cuccioli di Daniza, l’ipotesi di reato potrebbe essere quello di maltrattamento di animale.
Un intervento emblematico di come finirà  l’inchiesta è dato dalla esilarante affermazione del cosiddetto ministro dell’ambiente Guan Luca Galletti: “Ci sta tutto sull’onda dell’emotività , ci sta anche questo atteggiamento, sicuramente esagerato”.
Colui che dovrebbe tutelare la fauna protetta non si indigna, anzi invita a “non esagerare” e si augura che “la stessa attenzione ci sia per il dissesto idrogeologico che ha provocato sei morti questa estate”.
Dimenticando che è lui il ministro dell’Ambiente e che i sei morti sulla coscienza dovrebbe averli lui e i suoi predecessori che non hanno fatto una mazza per evitare tali tragedie.
Poi conclude: “Io mi sto concentrando particolarmente sul problema del dissesto idrogeologico, vorrei che tutti insieme continuassimo con questa grandissima attenzione”.
Bravo, concentrati, facciamo così: se si verificherà  un’altra tragedia dovuta all’incuria delle istituzioni, dopo che ti sei “concentrato”, vorrà  dire che ti spari un colpo di anestetico in testa perchè non sei riuscito a evitarlo.
Manifestazione a Trento
Un centinaio di animalisti ha manifestato questa mattina in piazza Duomo a Trento. All’iniziativa, promossa dalla Lav, hanno aderito altre sigle animaliste fra cui Oipa, Lac ed Enpa. Presenti in piazza anche rappresentanti di Verdi e Sel.
La manifestazione è stata l’occasione per avviare una raccolta di firme in calce ad una petizione in cui vengono richieste le dimissioni del presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, del vice presidente Alessandro Olivi e dell’assessore all’ambiente Michele Dallapiccola, considerati dagli animalisti responsabili della morte di Daniza e della situazione di pericolo che vivono i suoi due cuccioli.
Gli animalisti, molti dei quali con una maschera di orso sul volto, si sono raccolti attorno ad una corona funebre in memoria dell’orsa morta e hanno acceso un cero. Quindi si sono stesi tutti per terra. Nel suo intervento il responsabile della Lav del Trentino, Simone Stefani, ha sottolineato “la pessima figura che il Trentino ha dato nel mondo con una condotta irresponsabile”.
Cresce intanto la preoccupazione per la sorte dei due cuccioli
Restati senza madre, per molti esperti la loro sopravvivenza sarebbe difficile. L’unica certezza è che al momento sono ancora vivi e che si sono riuniti. Ad uno di loro, dopo le fasi concitate della cattura, era stata applicata una marca auricolare per consentire la localizzazione via radio. Dell’altro orsetto, che non era presente al momento del tentativo di cattura, non c’erano più tracce. Venerdì mattina però i forestali trentini li hanno avvistati tutti e due in un bosco mentre camminavano uno accanto all’altro.
I segnali radio che arrivano dal chip di uno degli orsetti consentiranno ora ai tecnici di seguire i loro spostamenti.
Per i due animali, la cui età  è stimata in 8-9 mesi, inizia però ora la fase più delicata della loro vita, completamente mutata dopo la morte della madre.
“Anche se gli orsetti di Daniza staranno uniti, è difficile che sopravvivano oltre l’anno di vita”, sostiene Gudrun Pflueger, esperta di fauna selvatica della Società  europea Wilderness.
“In base a studi recenti — aggiunge — il 27% dei cuccioli non sopravvive al primo anno di vita perfino se stanno con la madre”. “Gli orsetti — aggiunge — hanno numerosi nemici in natura, come lupi, aquile e volpi, e possono morire di fame. Prima dell’inverno poi hanno bisogno di molte calorie ma devono conoscere i luoghi dove cibarsi di bacche, ma ora non possono farlo perchè non sono accompagnati e istruiti dalla madre”.

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PROVINCE, L’ULTIMO TRUCCO DI RENZI: VIA IL NOME, RESTANO LE FUNZIONI

Settembre 12th, 2014 Riccardo Fucile

TRA LE COMPETENZE RIMARRANNO L’AMBIENTE, LE SCUOLE, IL TRASPORTO PUBBLICO, LA PIANIFICAZIONE DEL TERRITORIO…MA SENZA RISORSE LE SCUOLE RISCHIANO DI RIMANERE AL FREDDO

Tutela dell’ambiente, gestione delle strade provinciali, pianificazione del territorio e del trasporto pubblico, controllo di quello privato, gestione dell’edilizia scolastica. Sono le competenze fondamentali delle nuove Province.
Le vecchie Province, invece, prima della riforma Delrio, si occupavano anche di tutela dell’ambiente, gestione delle strade provinciali, pianificazione del territorio e del trasporto pubblico, controllo di quello privato, gestione dell’edilizia scolastica.
Cioè le stesse materie.
Per capirci qualcosa servirebbe uno bravo nel gioco della Settimana Enigmistica: trova le differenze.
Il cerchietto finirebbe forse sul taglio delle poltrone (tra assessori e consiglieri saranno poco meno di mille anzichè 2500) e magari sulle modalità  di elezione: non più i cittadini che votano i politici, ma i politici che votano i politici.
Cioè i consiglieri comunali che votano i consiglieri provinciali, presidenti compresi. L’elezione di secondo livello, come quella per il Senato disegnato dai consiglieri regionali. In queste ore, anche se nessuno se ne accorge, ci sono tavoli diplomatici per cercare alleanze, sostegni, appoggi esterni tra i partiti.
Una vera e propria campagna elettorale sottotraccia: arrivare al vertice ha soprattutto un significato politico (per dire: con un po’ di alleanze il M5s potrebbe prendersi Livorno).
Ma non solo. Regioni e Stato si sono incontrati, l’11 settembre, per definire se le Province dovranno prendere altre materie da gestire e su cui intervenire.
Ma quelle 5-6 ci saranno di sicuro e il paradosso è che sono state proprio quelle il cuore della ragione d’essere delle Province conosciute fino a ora.
Sembra un gioco di prestidigitazione: Matteo Renzi non avrà  la bacchetta magica, ma forse un cilindro e un mazzo di carte se li è procurati.
Come spiega il presidente dell’Upi Alessandro Pastacci, d’altronde, le Province continuano “a erogare funzioni fondamentali, in particolare, sulla costruzione e gestione dell’80% delle strade, pari a circa 130mila chilometri e sulla gestione della edilizia scolastica delle superiori secondarie, che sono circa 5mila edifici. Per questo è necessario che vengano erogate le risorse adeguate”.
E d’altra parte la conferma è arrivata dalle dichiarazioni anche di chi rappresenta le Regioni: se non ci saranno trasferimenti sufficienti, dice il presidente Sergio Chiamparino, non saranno garantite funzioni fondamentali “come il riscaldamento nelle scuole o la pulizia delle strade dalla neve“.
“Proceduralmente — aggiunge chiedendo che le risorse siano già  nella legge di stabilità  — ci sono delle garanzie che verranno attribuite le risorse per far si che le nuove province possano ottemperare almeno alle funzioni fondamentali , alla parte fondamentale dei loro compiti, però i soldi non ci sono ancora quindi questo è un altro tema. Rischiamo di non riuscire a mantenere le scuole aperte o la minima funzionalità  delle viabilità  in particolare in zone impervie e montagna”.
Mentre tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre verranno eletti sindaci e consigli metropolitani di 8 città  e presidenti e consigli di 64 Province, 33 di queste presentano una situazione di “pre-dissesto”, come è emerso dalla due diligence realizzata da Upi, ministero dell’Economia e Viminale.
Ogni Regione deciderà  sulle competenze da delegare alle Province
In questo scenario c’è che la riunione dell’11 settembre non ha sciolto il nodo sulle (ulteriori) competenze che le Regioni dovrebbero distribuire alle Province.
Anzi l’incontro è terminato con la decisione che ogni Regione deciderà  per sè. L’unica decisione già  definitiva riguarda la tutela delle minoranze linguistiche.
Per il resto bisogna aspettare ancora — come scrive il Corriere della Sera — lasciando scoperte competenze importanti come cultura, turismo e sport sulle quali è necessario un coordinamento di “area vasta” che non sia il piccolo territorio di un comune, ma neanche l’estensione di una regione nella quale ogni area ha esigenze e dinamiche diverse. Il risultato è che da semplificazione diventi ulteriore complicazione.
Le elezioni di fine settembre e inizio ottobre
Per le prime la presentazione delle liste dei candidati, secondo quanto fissato dalla circolare 32 del 2014 del ministero dell’Interno, è stata prevista entro il 20esimo giorno precedente le votazioni e per le seconde entro il 40esimo.
Tutto ciò inevitabilmente ha dato vita a un fitto gioco di alleanze tra i vari gruppi consiliari, ancora in via di definizione in molte realtà , che va a sommarsi a una delle novità  della legge 56 di riforma degli enti locali, vale a dire il voto di secondo livello, che esclude i cittadini conferendo la scelta a coloro che sono già  stati eletti (i sindaci), che saranno chiamati ad eleggere i consigli metropolitani di 8 città  metropolitane — Milano, Bologna, Genova, Firenze e Bari, che andranno alle urne il 28 settembre, Roma, 5 ottobre, e Torino e Napoli il 12 ottobre — e i presidenti e i consigli di 64 province (per i quali le urne saranno aperte nella maggior parte dei casi il 12 ottobre).
Città  metropolitane
Il sindaco metropolitano sarà  di diritto il primo cittadino del comune capoluogo (condizione che vale sempre a meno di modifiche stabilite per statuto); sono eleggibili come consigliere metropolitano i sindaci e i consiglieri comunali in carica.
Il consiglio metropolitano sarà  composto da: sindaco metropolitano, 24 consiglieri nelle città  metropolitane con popolazione residente superiore a 3 milioni di abitanti (Roma, Milano, Napoli); oppure da 18 (nelle realtà  con popolazione residente superiore a 800mila e inferiore o pari a 3 milioni di abitanti (Torino, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari). Quattordici infine nelle altre (Reggio Calabria).
I termini per la presentazione delle liste di candidati al Consiglio metropolitano sono stati fissati tra il 19 e il 13 settembre, nel caso in cui si vota il 28 settembre, e tra il 23 e il 27 settembre se si va alle urne il 12 ottobre.
Otto giorni prima della votazione le liste definitive dei candidati al consiglio metropolitano sono pubblicate sul sito internet della Provincia (entro il 20 settembre se si vota il 28 settembre o entro il 4 ottobre nel caso del 12 ottobre).
Nuove Province
Sono eleggibili a consigliere provinciale i sindaci e i consiglieri comunali in carica, nonchè, limitatamente alle prime elezioni, i consiglieri provinciali uscenti. Il consiglio dura in carica 2 anni.
Sono eleggibili a presidente della Provincia i sindaci della provincia il cui mandato scada non prima di 18 mesi dallo svolgimento delle elezioni e, in sede di prima applicazione, anche i consiglieri provinciali uscenti.
Il presidente dura in carica 4 anni. Eleggono il presidente e il consiglio provinciale, i sindaci e i consiglieri dei comuni della provincia. Le date per la presentazione delle liste dei candidati sono state fissate al 7 settembre, in caso di voto il 28 settembre, e al 21 settembre nel caso del 12 ottobre.
Il profilo di innovazione che contempla, entro il 2015, la nascita delle città  metropolitane e delle nuove province di area vasta, prevede anche un taglio dei nuovi amministratori, che alla fine saranno in tutto 986, anzichè 2500, distribuiti tra 162 consiglieri metropolitani, 64 presidenti di provincia e 760 consiglieri provinciali.
La legge prevede l’introduzione del voto ponderato: ogni elettore cioè esprimerà  una scelta che sarà  proporzionale al numero di cittadini che il consigliere comunale e il sindaco rappresentano nell’ambito del comune di appartenenza.
Per l’elezione del consiglio metropolitano e del consiglio provinciale la legge introduce, oltre al voto ponderato, un voto di lista, con la possibilità  per l’elettore di esprimere un voto di preferenza per uno dei candidati compreso nella lista.
Regione Lombardia: “E’ il funerale della legge Delrio
Tra gli amministratori locali del centrodestra si usano immagini nette: “Si è sentito di fatto il fallimento della riforma Delrio”, dice l’assessore all’Economia della Regione Lombardia Massimo Garavaglia (Lega) e questo perchè “nel testo del decreto che il governo emana a supporto della riforma all’articolo 3, comma 3, viene scritto che il governo non metterà  un euro in più sulle funzioni in capo alle nuove province e lo stesso faranno le regioni”.
Per il sottosegretario alle Riforme lombardo Daniele Nava (Ncd) “si celebra il funerale della legge Delrio”. “Il Parlamento — aggiunge — ha votato una legge e il Governo non la finanzia. È una grandissima presa in giro per i cittadini e presto ci sarà  un cortocircuito istituzionale, che pagheranno gli stessi cittadini. Non ci può essere trasferimento delle funzioni alle Province ma senza soldi. E’ una decisione molto pericolosa per alcuni servizi fondamentali”.
M5s: “Balladopoballa, Province mai abolite”
Intanto sulla questione, sotto il profilo di rimborsi e indennità , interviene anche il Movimento Cinque Stelle che trasforma il “passo dopo passo” di Renzi in “#balladopoballa”: “Il gattopardismo del Governo Renzi ha già  fatto scuola — si legge in un post sul sito di Beppe Grillo — Nella conversione in legge del Dl Pubblica amministrazione del 7 agosto 2014 è stata inserita una postilla (all’articolo 23, comma 84 del paragrafo f-bis) grazie alla quale le Province, mai abolite e tuttora attive, dovranno continuare a erogare ricchi rimborsi spese a consiglieri e a presidenti peraltro non più eletti ma nominati dalla politica stessa”.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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DEBITO, INDUSTRIA, DEFLAZIONE, SOLO CATTIVE NOTIZIE: L’ITALIA AGGIORNA TUTTI I RECORD NEGATIVI

Settembre 12th, 2014 Riccardo Fucile

DEBITO PUBBLICO A QUOTA 2.186 MILIARDI, PRODUZIONE INDUSTRIALE IN CALO -1,8% RISPETTO AL 2013

Istat e Banca d’Italia consegnano al ministro Pier Carlo Padoan, padrone di casa del vertice dell’Eurogruppo in corso a Milano, un’altra coppia di cattive notizie per l’economia italiana.
Dall’istituto nazionale di statistica arriva una nuova doccia fredda sulla produzione industriale, calata a luglio dell’1% rispetto al mese precedente e dell’1,8% rispetto allo stesso periodo del 2013.
Da via Nazionale, invece, un nuovo alert sullo stock, crescente, del nostro debito pubblico, giunto nello stesso mese a quota 2186 miliardi di euro, 0,2 miliardi in più rispetto al massimo di giugno.
Sempre l’Istat intanto conferma le stime negative sull’inflazione diffuse nelle scorse settimane: ad agosto il dato ha visto una crescita debole dello 0,2%, mentre rispetto al 2013 il livello medio dei prezzi vede una flessione dello 0,1%. In confronto al 2013 il nostro Paese si trova quindi in deflazione.
Produzione industriale.
I dati sulla produzione industriale proseguono nel solco del trend altalenante che ha caratterizzato gli ultimi mesi.
La caduta di luglio, infatti, brucia il guadagno del mese precedente (+0,8% congiunturale), andando peggio di quanto previsto dalla maggior parte degli analisti, che avevano stimato un indice piatto o poco sotto lo zero (ad esempio il consensus dell’agenzia Bloomberg indicava una flessione mensile dello 0,2%).
Insomma il terzo trimestre, che a luglio segna l’avvio, parte in salita. Guardando ai macro-settori, a luglio l’indice destagionalizzato presenta tutte variazioni congiunturali negative: diminuiscono i beni di consumo (-2,4%), quelli strumentali (-2,1%) e, anche se in misura piu’ lieve, l’energia (-0,8%) e i beni intermedi (-0,6%).
Debito.
Quanto ai dati pubblicati dalla Banca d’Italia – si legge ancora nel bollettino di Via Nazionale – il debito pubblico è’ aumentato di 99,2 miliardi, riflettendo il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (32,7 miliardi) e l’aumento delle disponibilita’ liquide del Tesoro (72,1 miliardi).
Nel complesso, l’emissione di titoli sopra la pari, l’apprezzamento dell’euro e gli effetti della rivalutazione dei BTPi hanno contenuto l’incremento del debito per 5,6 miliardi. Sul fabbisogno dei primi sette mesi ha inciso per 4,5 miliardi (8,7 miliardi nel corrispondente periodo del 2013) il sostegno finanziario ai paesi dell’area dell’euro. Nel complesso, la quota di competenza italiana del sostegno finanziario ai paesi dell’area era pari alla fine dello scorso luglio a 60,1 miliardi.
Entrate.
Leggero calo nei primi sette mesi dell’anno per entrate. Da gennaio gli incassi sono diminuiti dello 0,5 per cento (1,0 miliardi). Confrontato al dato di luglio del 2013 il dato risulta invece in crescita dello 0,8 per cento (0,3 miliardi) rispetto allo stesso mese dello scorso anno.
Salgono a quindici le grandi citta’ in deflazione.
Registrano, infatti, prezzi in calo su base annua: Potenza, Reggio Emilia e Padova (-0,1%); Roma, Perugia, Bologna e Genova (-0,2%); Bari, Trieste, Firenze e Milano (-0,3%); Livorno (-0,5%); Torino (-0,6%); Verona (-0,7%); e Venezia (-0,8%).

(da “Huffingtonpost“)

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INTERVISTA A DAVIGO: “RIFORME INUTILI, LO STATO SMETTA DI COPRIRE I REATI”

Settembre 12th, 2014 Riccardo Fucile

“SIAMO PIU’ PRODUTTIVI DEI TEDESCHI, MA TROPPI PROCESSI”…”ALLA CORTE SUPREMA USA SOLO 100 RICORSI L’ANNO”

“Siamo più produttivi dei tedeschi, ma troppi processi”. L’ex pm di Mani pulite, oggi in Cassazione: “Chi ha torto sa che tirarla in lungo gli conviene. Alla Corte suprema Usa solo 100 ricorsi l’anno”
Riforme inutili”. Piercamillo Davigo, già  pm del pool Mani Pulite, ora giudice di Cassazione, lo ripete di continuo (l’ultima volta domenica a Cernobbio) dopo aver letto le linee guida di riforma della giustizia.
In questa intervista spiega il perchè.
Partiamo dalle ferie dei magistrati: il governo le vuole ridurre di due settimane perchè siete i soli dipendenti pubblici che vanno in vacanza 45 giorni e dovete aumentare la produttività .
Intanto non è vero: abbiamo le stesse ferie di un maresciallo anziano dei Carabinieri. E poi non ha senso paragonare i magistrati ai dirigenti della PA. Noi, in vacanza, dobbiamo scrivere le sentenze e i provvedimenti. Le nostre ferie non sospendono mica i termini di deposito degli atti: se ritardiamo, finiamo sotto procedimento disciplinare. Poi gli statali hanno il sabato non lavorativo e gli straordinari, noi no. E non solo: in Procura, quando il pm ha un turno, lavora 36 ore di fila, tanto quanto lo statale tutta la settimana. Ma, finite le 36 ore, mica se ne sta a casa. Misurare a tempo l’attività  del magistrato non sta nè in cielo nè in terra.
Però gli uffici giudiziari chiudono dal 31 luglio al 15 settembre.
Altra balla. Non chiudono mai. Quella è la sospensione feriale dei termini, che ora viene confusa con le ferie dei magistrati. Gli ospedali non ce l’hanno mica, eppure i medici in ferie ci vanno lo stesso. La sospensione dei termini serve per le vacanze degli avvocati, che altrimenti non si fermerebbero mai, se dovessero depositare gli appelli o le memorie difensive tutto l’anno. Per noi invece i termini decorrono anche d’estate, perchè facciamo i turni. Comunque questa storia di aumentare la nostra produttività  per legge è insensata a prescindere: anche se fosse possibile, non risolverebbe nulla; e poi i magistrati italiani sono i più produttivi di tutti i 48 stati membri del Consiglio d’Europa.
E questo chi lo dice?
Il rapporto CEPEJ, Commission europèenne pour l’efficacitè de la Justice, organo del Consiglio d’Europa. L’Italia ha 14,8 giudici ogni 100 mila abitanti, tanti quanti la Francia, contro gli 11,6 del Regno Unito e i 30,7 della Germania. Nel civile, in Germania ogni giudice riceve 54,86 nuove cause e ne definisce in primo grado 78,86; in Francia ne riceve 224,15 e ne definisce 215,67; in Italia ne riceve 438,06 e ne definisce 411,33. Nel penale, un giudice tedesco riceve 42,11 processi e ne chiude 42,91, uno francese ne riceve 80,92 e ne chiude 87,06, un italiano ne riceve 190,71 e ne chiude 181,09. Noi italiani lavoriamo il doppio dei colleghi francesi e il quadruplo dei tedeschi.
Eppure i fascicoli arretrati si accumulano a milioni.
Ma perchè facciamo troppi processi, non perchè lavoriamo poco! Negli ultimi 30-40 anni i magistrati sono quasi raddoppiati, da 5 a 9 mila, e così le risorse e la produttività . Intanto il contenzioso è triplicato. Mica per colpa nostra: perchè da noi tutto finisce davanti al giudice, anche quello che non dovrebbe. L’anomalia non sono i magistrati, ma la litigiosità  fuori misura e controllo. I politici hanno creato un sistema normativo che tutela più chi viola la legge che le vittime. Ma nessuno ne parla, nè pensa a riforme che invertano la tendenza.
Il decreto del governo accelera e deflaziona il processo civile: primo grado in un anno e arretrati dimezzati in tre anni.
E perchè non in sei mesi? Se bastasse scrivere quanto deve durare un processo per farlo durare meno, ci avrebbe già  pensato qualcun altro. Vengono in mente i Promessi Sposi, quando il gran cancelliere Antonio Ferrer ‘vide, e chi non l’avrebbe veduto? che l’essere il pane a un prezzo giusto è per sè una cosa molto desiderabile; e pensò, e qui fu lo sbaglio, che un suo ordine potesse bastare a produrla… Fece come una donna stata giovine, che pensasse di ringiovanire, alterando la sua fede di battesimo’. Domanda: e se, approvato il decreto sulle cause di primo grado in un anno, le cause durano più di un anno, che si fa? Siamo seri: oggi il debitore non paga il creditore perchè gli conviene andare in causa e resistere in giudizio, così alla fine, se mai si dimostrerà  che quei soldi li doveva, li pagherà  dopo anni, e a un interesse molto minore di quelli che avrebbe versato alla banca se avesse chiesto un prestito per pagare subito.
Il decreto del governo vuole incoraggiare le parti ad affidarsi ad arbitri esterni, a un accordo fra i rispettivi avvocati, per non intasare i tribunali e fare prima
Belle gride manzoniane che non tengono conto della realtà . Chi ha torto lo sa benissimo di avere torto: resiste in giudizio perchè gli conviene. Se non voleva pagare prima, non pagherà  neanche adesso. Perchè mai dovrebbe arrendersi e pagare subito, quando può farlo tra molti anni, sempre-chè il creditore riesca a dimostrare il proprio buon diritto? Idem l’imputato colpevole nel penale: lo sa benissimo di essere colpevole, ma invece di patteggiare la pena, si fa tutti e tre i gradi di giudizio, così magari arraffa la prescrizione.
Che cosa suggerisce, lei, per ridurre la durata dei processi?
Bisogna ridurne il numero, cambiando le norme per rendere non convenienti i giudizi e i ricorsi a chi ha torto o è colpevole. Cioè tutelare chi subisce un danno o un reato più di chi lo commette. E incentivare i cittadini a comportarsi bene, mentre in Italia il sistema incoraggia a comportarsi male. Ma nessuno ne parla. Anche perchè dimezzare le cause e portarle al livello della Francia significherebbe dimezzare il reddito degli avvocati, che sono 250 mila e aumentano di 15 mila (finchè non si metterà  il numero chiuso nelle facoltà  di Giurisprudenza). Dubito che una classe politica che non riesce a resistere alla debolissima lobby dei tassisti voglia davvero sfidare la potentissima lobby degli avvocati.
E nel penale?
Stesso discorso. L’incentivo a farsi processare e a ricorrere in tutti i gradi di giudizio si chiama prescrizione. Perchè, secondo lei, negli Usa il 90% degli imputati si dichiara colpevole e patteggia? Perchè, se un imputato si dichiara innocente, si fa processare col rito ordinario e poi si scopre che era colpevole, lo rovinano con pene così alte che agli altri passa la voglia di mentire. In Italia si può patteggiare senza dichiararsi colpevoli, e poi addirittura ricorrere in Cassazione contro il patteggiamento concordato col pm; intanto la prescrizione continua a correre e può scattare un minuto prima della sentenza definitiva. Il 15% dei ricorsi in Cassazione sono contro i patteggiamenti: ma si può andare avanti così?
Uno dei ddl del governo regala 2 anni ai giudici d’appello dopo la condanna di primo grado e 1 anno in Cassazione prima che scatti la prescrizione. Se però in appello la condanna viene annullata, il bonus è revocato.
Guardi, è molto semplice: la prescrizione deve smettere di decorrere dopo il rinvio a giudizio.  Com  ‘è già  previsto nel processo civile (dove si ferma appena uno ti fa causa). È l’unico sistema efficace per scoraggiare i ricorsi dilatori e pretestuosi. Fra l’altro, solo la nostra Costituzione stabilisce il principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva. La Convenzione europea per i Diritti dell’uomo dice che uno è presunto innocente ‘fino a sentenza di condanna’: di primo, non di terzo grado. Da noi solo un fesso non impugna la prima condanna: se non lo fa, la sentenza diventa definitiva e, se è fuori, può finire in carcere; se invece è già  in carcere, può uscire per decorrenza dei termini.
Un altro ddl del governo stringe le maglie della responsabilità  civile dei magistrati: dicono che la legge attuale, la Vassalli del 1988, ha tradito il referendum di Craxi e Pannella.
Senta, non parlo per me perchè, stando in Cassazione, sono il giudice di ultima istanza, dunque per la vulgata corrente ho ragione per definizione… Ma ragioniamo. Chi vuole la responsabilità  diretta, consentendo alla parte o all’imputato di citare il suo giudice, non sa quel che dice: basterebbe fare causa e il giudice, anche se non ha fatto nulla di scorretto, per obbligarlo ad astenersi dal processo. E così a catena, col risultato che non si farebbe più nessun processo. Aggiungo che, nel sistema anglosassone, molto popolare in Italia soprattutto fra chi non lo conosce, i giudici non rispondono, punto. Salvo, si capisce, che commettano delitti.
Renzi dice: “Chi sbaglia paga”.
Bravo. Ma se uno fa l’autista in un ufficio pubblico, chi la paga l’assicurazione della sua auto? Lo Stato, mica lui. Noi ce la paghiamo da soli. Ma se venisse ampliata l’area della nostra responsabilità  civile, costringendoci ad assicurarci per somme molto elevate, potremmo fare un’azione sindacale per farcele rimborsare dallo Stato: mica facciamo i giudici per divertirci, siamo al servizio dello Stato. Ogni paragone con altre professioni è improprio, perchè noi, qualunque decisione prendiamo, scontentiamo sempre qualcuno: nel civile, una delle due parti; nel penale, l’imputato o la vittima. La nostra funzione è conflittuale per definizione, tant’è che mi meravigliano le statistiche che ci danno un consenso del 40%: dovremmo avere lo 0%. Se uno perde il processo, dà  la colpa al giudice. Ma chi lo vince, non pensa che sia merito del giudice: pensa che gli abbia dato ragione perchè lui l’aveva.
Le era mai capitato di un premier che, alle critiche dell’Anm, risponde: “Brrr che paura”?
Mah, neanche l’avessero minacciato di chissà  quali conseguenze negative! L’Anm ha criticato il merito di alcune proposte del governo, tutto qui. E fra l’altro, pur solidale al 100 per 100 con l’Anm, io dissento quando chiede più risorse: fermo restando che i soldi non ci sono, più risorse significano più contenzioso. L’errore sta nel considerare la Giustizia un costo dello Stato: invece è una fonte di entrate. Fra multe, ammende e beni confiscati, ce ne sarebbe abbastanza per mantenere il costo del servizio giustizia. La Cassazione, per ogni ricorso inammissibile, infligge una sanzione di 1.000 euro circa: 250 mila euro al giorno solo per la VII sezione. Se lo Stato facesse qualcosa per incassarli, incamererebbe tanti di quei soldi che basterebbero a mantenere tutta la Cassazione. Invece incassa meno del 5%. Per non parlare degli enormi beni confiscati a corrotti, evasori e mafiosi: possibile che non riesca a farli fruttare? A costo di venderli, anzichè lasciarli ai comuni che non hanno soldi per la manutenzione e li mandano in malora.
Ora al Csm arriva, come vicepresidente, il sottosegretario Legnini. Per la prima volta un membro del governo passa alla guida del vostro autogoverno. Non voglio polemizzare. Osservo solo che il vicepresidente deve eleggerlo il Plenum del Csm.
È giusto anticipare da 75 a 70 anni la vostra età  pensionabile?

Mah, lo slogan ‘largo ai giovani’ non ha alcun senso. Sia perchè si scoprono centinaia di posti direttivi, dove gli attuali 72enni verranno sostituiti da 68enni. Sia perchè i giovani non ci sono: ora in organico mancano 1300 magistrati. Sarebbe meglio prima bandire i concorsi per riempire i posti vuoti (tra bando, concorso, esami, tirocinio ed entrata in funzione passano 5 anni) e poi pensare all’età  pensionabile. Che non è certo urgente. Il che rende incomprensibile il decreto legge.
Quali sono le prime due riforme che farebbe lei, se potesse?
Invece di occuparmi di cose inutili, abolirei il divieto di reformatio in peius in appello. Se ti condannano e ricorri, devi sapere che puoi essere condannato a una pena più alta. Come in Francia, dove solo il 40% delle condanne a pena detentiva da eseguire vengono appellate. In Italia non si può. Il che incentiva tutti a provarci: mal che vada, non rischiano niente, anzi non vanno in carcere a scontare la pena e magari si prendono pure la prescrizione. Perchè non dovrebbero tentare? E poi abolirei il ricorso in Cassazione per manifesta illogicità  della motivazione: basta e avanza quello per violazione di legge. In Gran Bretagna c’è un filtro rigoroso, tant’è che molti fascicoli di appello portano la stampigliatura loss of time, perdita di tempo. Negli Usa, per impugnare, devono esser d’accordo 4 giudici su 9 della Corte Suprema, che infatti esamina meno di 100 ricorsi all’anno. La nostra Cassazione, 100 mila.
E nel civile?
Imporrei un tasso di interesse giudiziale molto più salato di quello bancario, per scoraggiare i debitori dal resistere in giudizio. Pensi che nelle Commissioni tributarie che esaminano i ricorsi dei contribuenti è previsto un contributo unificato in base al valore della causa. Ma molti non pagano e lo Stato avvia complicate procedure di recupero: basterebbe imporre che il contributo sia versato subito, sennò il ricorso è inammissibile. Come diceva Adam Smith, ‘non è dalla bontà  del fornaio, del birraio, del macellaio che dobbiamo attenderci il nostro pranzo, ma dalla loro considerazione per i propri interessi’.

Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano”)

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APPRENDISTI CIALTRONI: GRILLO CREA ALLARME SOCIALE SU EBOLA MA USA LA FOTO DI UN CADAVERE DI 40 ANNI FA

Settembre 12th, 2014 Riccardo Fucile

DOPO LA PATACCA TUBERCOLOSI, ORA CI RIPROVA CON EBOLA… A CORREDO SPACCIA LA FOTO DI UN MORTO IN RHODESIA NEGLI ANNI ’70 COME SE FOSSE UNA VITTIMA DELLA NUOVA EPIDEMIA

Un allarmismo dietro l’altro, di malattia in malattia.
Dieci giorni fa Beppe Grillo si era lanciato sulle pericolose conseguenze della tubercolosi portata dai migranti in Italia, incassando la replica di esperti e ricercatori che lo avevano accusato di usare “parole fuorvianti”.
Oggi torna a insistere, e decide di puntare sul virus dell’ebola per sottolineare il rischio “pandemia” che si corre in Europa e inoltrare richieste politiche a Commissione e Consiglio europeo.
Ma stavolta la Rete, punto di forza del Movimento 5 Stelle, non perdona. E gli si rivolta contro.
Stamani, infatti, sul blog del leader pentastellato, un post a firma ‘Movimento 5 Stelle Europa’ aveva lanciato un nuovo allarme ebola nel Vecchio Continente.
A corredo del pezzo (“una stretta di mano, un bacio sulla guancia, un rapporto sessuale: per contrarre il virus dell’ebola basta poco. Dopo 7-10 giorni arrivano i primi sintomi che corrodono l’anima. Diarrea, vomito, congiuntivite prima, poi arrivano delirio, shock e perdita di sangue. Infine la morte. Tutto questo non è un film genere splatter, succede a pochi km dall’Europa. Anzi succede già  in Europa”), la foto di un cadavere martoriato.
Sui social network, però, si è subito scatenato un fact checking che in pochi minuti ha smascherato il ‘trucco’.
L’immagine utilizzata non ritrae un uomo ucciso dal virus ebola, ma risale a circa quarant’anni fa.
Si tratta di una immagine diffusa negli anni Settanta dal governo della Rhodesia (oggi Zimbabwe, nell’Africa orientale), quando nel Paese era in corso una guerra tra il governo ufficiale e i ribelli di Robert Mugabe, attuale presidente.
Trascorrono alcune ore, e sul blog tutto a un tratto si materializza la correzione: la foto viene cambiata, l’allarmismo però rimane tale.
Soltanto alcuni mesi fa, un’altra riproduzione pubblicata sul blog di Grillo aveva provocato reazioni e polemiche: quando, per riscrivere Primo Levi e attaccare Colle e premier, il comico genovese aveva scelto di utilizzare la Shoah, con tanto di scatto taroccato del tristemente noto ingresso di Auschwitz.

(da “La Repubblica”)

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CONSULTA, CATRICALA’ SI RITIRA DALLA CORSA, VINCONO I DISSIDENTI DI FORZA ITALIA

Settembre 12th, 2014 Riccardo Fucile

AFFOSSATO DALLA DEFEZIONE DEI BERLUSCONIANI CHE ORA PIUNTANO SU DONATO BRUNO

“Spero che il Parlamento superi l’impasse”. Così Antonio Catricalà  ritira la propria candidatura come giudice della Corte costituzionale, dopo l’ennesima fumata nera delle Camere riunite nella seduta di ieri.
Il candidato del centrodestra non è riuscito a ottenere tutti i voti della propria parte, con defezioni consistenti soprattutto in Forza Italia, che nelle trattative dei giorni scorsi ha lanciato la candidatura alternativa di Donato Bruno, avvocato cassazionista e senatore berlusconiano di lungo corso.
“Ringrazio i Parlamentari che mi hanno votato ma chiedo loro di non sostenere ulteriormente la mia candidatura”, ha spiegato all’Ansa Catricalà , magistrato ed ex viceministro del governo Letta. “Non vorrei mettere a rischio la mia immagine professionale e spero che il Parlamento possa più facilmente superare le contrapposizioni che hanno finora ostacolato l’elezione dei due Giudici costituzionali”.
Per il Pd è sempre in pista Luciano Violante, ex magistrato ed ex parlamentare.
La prossima seduta congiunta di Camera e Senato è fissata lunedì 15, dopo che Boldrini e Grasso hanno ingiunto di votare a oltranza per chiudere una partita rimasta in sospeso per mesi, nonostante i richiami del presidente della Repubblica.
L’elezione dei giudici costituzionali richiede una maggioranza di tre quinti, pari a 570 voti, che finora nessun candidato ha raggiunto.
Nell’ultimo scrutinio Violante ne ha presi 468 (39 più dello scrutinio precedente), Catricalà  368 (molti di più dei 64 precedenti).

(da “il Fatto Quotidiano”)

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