Gennaio 21st, 2015 Riccardo Fucile
IL PARROCO DI CAIVANO DENUNCIA LE MALATTIE TUMORALI E LE LEUCEMIE CHE QUALCUNO VORREBBE FAR DIMENTICARE
Pubblica le loro foto in un letto d’ospedale. E lo fa per raccontare la loro storia di cancro al cervello e di
sofferenza: a soli otto anni.
Don Maurizio Patriciello torna a parlare così di Terra dei Fuochi, l’area compresa tra Napoli e Caserta dove sono stati interrati rifiuti tossici e dove si registra un’alta percentuale di mortalità e malattie infantili.
Il parroco di Caivano lo fa come sempre sulla sua pagina Facebook.
«Aurora e Mattia. Hanno entrambi 8 anni. Entrambi sono ricoverati in ospedale. Mattia dona ad Aurora uno spicchio del suo mandarino. Stupendo. Impariamo da loro. Preghiamo per loro. Ho ricevuto dai genitori il permesso di pubblicare la foto. Per portare queste meravigliose creature nelle vostre case e nei vostri cuori. Per far sapere a tutti che Aurora e Mattia sono tra coloro che nella “Terra dei Fuochi” lottano, soffrono, sperano. Dio li benedica mille volte. Padre Maurizio Patriciello».
Così il parroco di Caivano poche ore fa sulla sua pagina Facebook
La Spoon River di Caivano
Ed ancora Patriciello scriveva il 19 gennaio scorso: «Il numero dei morti inganna. Alle giovani mamme portate al camposanto occorre aggiungere i figlioletti che rimarranno a casa immersi in un mare di dolore. Nelle bare dei bambini che hanno messo al mondo, i genitori rinchiudono anche i loro cuori. La matematica in questi casi mente. Non dice il vero. Non lo può dire perchè non le compete. Occorre mettersi in ascolto del dolore. Andare negli ospedali di Napoli e dintorni dove tanti pazienti non hanno nemmeno un letto per riposare. Dove le liste di attesa per un ricovero sono lunghe come l’ elenco telefonico. Occorre portarsi al cimitero di Frattaminore, Acerra, Orta, Caivano e degli altri cento paesi della “ Terra dei fuochi”. Senza paura. Senza paraocchi. Senza il desiderio di imbrogliare il prossimo. Occorre entrare nelle case dove si stanno spegnendo i nostri cari e, umilmente chiedere come stanno facendo per tirare avanti…L’ ho visto con mio fratello Giovanni. Attorno al letto dove viveva le sue ultime ore eravamo in tanti a tentare di lenire il suo dolore. Ritorniamo a essere uomini..».
Ed ancora: «Che strano modo di ragionare. In Campania, dice qualcuno, solo l’1 % del territorio è stato avvelenato. Qualcun altro arriva al 2% e così via. Nessun problema, quindi. E, soprattutto, i cittadini residenti nelle zone più inquinate, sono pregati di non fare gli “ allarmisti”. Di mettersi il cuore in pace e sopportare lo scempio che da anni camorra, industriali disonesti e politici collusi e corrotti hanno provocato per far soldi. Tanti, tanti soldi. In fondo, sembrano dire, qualche morte in più dovuta al danno ambientale non è poi una tragedia. Che strano modo di ragionare.. Ogni uomo è unico, prezioso e irripetibile. Se anche un solo bambino, una sola giovane mamma, un solo papà fosse morto a causa dell’ inquinamento della “ Terra dei Fuochi” già sarebbe troppo. Troppo e insopportabile».
«Io sono Michele»
E sempre il 19 gennaio: «Frattaminore, il paese che mi ha visto nascere, piange oggi un’altra vittima. Michele se ne è andato in soli due mesi a 49 anni. Cancro al cervello. Lascia la moglie e 4 figlioli. La “ Terra dei fuochi” non si smentisce. La “Terra dei Fuochi” continua, suo malgrado, a uccidere i suoi stessi figli. Come sarebbe bello essere smentiti. Come sarebbe bello se i tanti “ scienziati”, improvvisati e prezzolati, potessero provare il contrario. Io sono solo un prete. Un povero prete di periferia che cerca di richiamare l’ attenzione su un dramma dalle dimensioni immani. Basterebbe andare dai due parroci di Frattaminore — don Giorgio e don Aldo – e pregarli di controllare nei registri dei defunti quante persone sono morte nell’ ultimo anno, di quale malattia e a che età . I fatti, purtroppo, sono questi. Dio benedica tutti e ci dia tanta forza e coraggio per continuare a combattere. Non si può vivere chiedendosi angosciati: a chi toccherà domani? Non è possibile rimanere con le mani in mano ad aspettare il proprio turno. Il ministro Gian Luca Galletti, quando venne in parrocchia, affermò: « Questo è un problema nazionale e deve essere risolto da tutta la Nazione». Ma quando? Quando si comincerà a fare sul serio, Ministro? Quanti altri morti dobbiamo piangere? Quante altre disonesti dovranno arricchirsi sulla nostra pelle? Oggi “ io sono Michele”. E chiedo a tutti gli abitanti della “ Terra dei Fuochi” di essere Michele. Ogni dramma che si consuma sulla terra lo sentiamo nostro. Ma vogliamo che anche la tragedia che ci ucccide venga conosciuta, affrontata, risolta».
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 21st, 2015 Riccardo Fucile
IN DISSENSO DA FORZA ITALIA: “MA DI QUANTI LACCHE’ AVETE BISOGNO?”
Intervento “colorito” del senatore di Gal, Vincenzo D’Anna, durante la discussione in Aula sulla legge elettorale.
Il parlamentare, appartenente a una minoranza interna di Forza Italia e sostenitore dell’emendamento Gotor, poi bocciato, punta il dito contro “i muti astanti, che votano senza alcun sussulto i nominati”: “Gotor cosa ci dice? In medio stat virtus. Fatevi il 25 o il 30 per cento, ma di quanti camerieri e lacchè avete bisogno? Io credo che un paio di centinaia bastino per indossare una livrea, per sentirsi dire: quanto sei bello e intelligente; sei un genio. Sapete bene che il fumo più tossico per la mente dell’uomo è l’incenso”.
Qua — continua — “avete un sacco di persone che si sono intossicati dei salamelecchi e degli inchini talmente profondi che a molti di loro gli si vede il culo a furia di abbassarsi e non è un bel vedere, cari amici”.
D’Anna è rimproverato dalla presidente Linda Lanzillotta, ma si giustifica: “E’ un termine anatomico. L’ha usato il papa. Credo che sia consono. C’è anche una forma idiomatica: faccia da culo. Chiedo comunque scusa, lo dicevo tanto per non metterla nella semantica”.
Stoccata finale a Denis Verdini: “Dove vogliamo andare? A fare il Partito della Nazione con Matteo Renzi. Allora, caro Denis, te lo dico pubblicamente: chiamami quando farai il Partito della Nazione perchè in una nuova casa io ci devo entrare dalla porta e non come un mendicante dalla porta di servizio”
Gisella Ruccia
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 21st, 2015 Riccardo Fucile
“NON SI PERMETTA DI DEFINIRCI PARASSITI O E’ FINITA”
Tira aria di scissione nel partito democratico dopo lo strappo consumato in mattinata tra la maggioranza
di Matteo Renzi e la minoranza.
“Renzi lo sa benissimo: c’era una possibile mediazione sull’Italicum e loro non hanno voluto mediare. Ora spetta a lui dire se si può partire dall’unità del Pd”, ha risposto Pierluigi Bersani risponde al giornalista sulla spaccatura dentro il Pd sulla riforma della legge elettorale.
“Dare del parassita a Corsini, Gotor, Mucchetti, è pericoloso. E’ gente per bene che non chiede niente e va trattata con rispetto. Se viene meno il rispetto, è finita”.
Il maxi-emendamento Esposito che segna un deciso passo avanti verso l’approvazione dell’Italicum è stato approvato al Senato e 140 esponenti della minoranza interna del Partito Democratico sono in riunione nella sala Berlinguer di Montecitorio.
L’idea era quella di discutere di riforme e legge elettorale, ma la riunione si è trasformata in un’assemblea delle anime non-renziane del partito.
Tra i presenti, oltre a Pier Luigi Bersani, ci sono Rosy Bindi, Gianni Cuperlo, Pippo Civati, Stefano Fassina, Sesa Amici, Francesco Boccia, Miguel Gotor, Corradino Mineo, Nico Stumpo, Cesare Damiano, Francesco Russo.
Per sentire che aria tira è presente anche il capogruppo Pd alla Camera Roberto Speranza. “Non è una riunione di corrente, è una riunione di partito”, ha ironizzato Giacomo Portas.
La situazione è fortemente tesa e lo scontro è andato oltre le intenzioni dello stesso Matteo Renzi, che non ha gradito l’epiteto “parassiti” con cui il senatore Esposito ha appellato i membri della minoranza in un’intervista su La Repubblica.
Non arriva per caso, poco dopo le 13, il richiamo di Lorenzo Guerini, fedelissimo del premier: “Il Pd discute anche aspramente, ma sempre con senso di lealtà e di responsabilità . I toni non devono andare oltre misura”.
Ora Renzi comincia a tenere il peggio.
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Gennaio 21st, 2015 Riccardo Fucile
CERTIFICATA LA NUOVA MAGGIORANZA: AL SENATO SONO 170 CHE DEVONO SALVARE LA POLTRONA… E SENZA DUE TERZI DI FORZA ITALIA RENZI STASERA TORNAVA A CASA DI CARRAI
Senza il voto di 46 senatori di Forza Italia, invece che sparare cazzate da Davos, stasera Renzi sarebbe dovuto tornare a casa di Carrai, confidando nell’affitto gratis e nella badante Boschi.
O in subordine a fare perdere i ragazzi nei boschi, come era abituato a fare in qualità di caposcout in quel di Firenze.
La maggioranza al Senato è infatti di 162 e il conto è presto fatto: 170 voti raccolti meno 46 voti forzisti = 124.
Così ora è ufficiale: il governo cambia in Renzusconi in base a un osceno patto di interessi: chi per restare aggrappato al potere, chi per non doversi aggrappare alle sbarre di una cella.
Ovviamente lo fanno perchè il “Paese ha bisogno di riforme”, quelle riforme di merda tanto care alla finanza internazionale che porteranno sempre più squilibri sociali e aria di regime, come nel caso della opzione di quasi tutti i parlamentari nominati e non scelti dagli elettori.
Il dato nuovo consiste nella tenuta dei dissidenti di entrambi gli schieramenti: vediamo dati alla mano cosa è successo.
In Forza Italia sono stati 18 a dare luce verde a Gotor, esattamente10 forzisti e 8 di Grandi autonomie e libertà .
Gli assenti che si sono sfilati e non hanno appoggiato il governo sono 6.
La fronda del Pd è rimasta compatta: dei 29 firmatari del documento, Gotor fa il pienone, o quasi. In 27 rimangono con lui.
Ma Felice Casson è impegnato al Copasir, e Rosaria Capacchione non è riuscita a partecipare al voto. A loro però si è aggiunto Roberto Ruta.
In totale sono quindi sempre 29 e gli astenuti che non sono corsi a salvare il governo sono ben altri 12.
Le prime pedine di questa complicata partita a scacchi sono state mosse ed è ormai palese che il governo ha cambiato divisa e gli elettori sono stati traditi.
Ha ragione Fitto quando dice: “In politica si possono fare molte cose ma non tradire gli elettori: i cittadini ci hanno votato nel 2013 per una chiara alternativa alla sinistra, non per essere di supporto a Renzi “.
Come hanno ragione i dissidenti di sinistra ad affermare che sono stati eletti in alternativa al centrodestra, non per fare inciuci con Berlusconi.
Qualcosa sta cambiando, il tempo dirà in che direzione.
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Gennaio 21st, 2015 Riccardo Fucile
A BERLUSCONI RENZI HA CONCESSO LA NORMA SALVA-SILVIO, IL NON INTERVENTO SULLA PRESCRIZIONE E UN PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NON OSTILE… TUTTO PER NON PERDERE LA POLTRONA
Matteo Renzi punta a chiudere il passaggio della legge elettorale in Senato entro la prossima settimana,
prima che il Parlamento si riunisca in seduta comune a Montecitorio per eleggere il nuovo capo dello Stato.
Così, per portare a casa l’Italicum, il premier si affida all’alleato del Nazareno.
E’ bastata un’ora di colloquio, martedì, per trovare l’accordo: “Voteremo compatti per l’emendamento Esposito”, annunciava Silvio Berlusconi ai suoi al termine dell’incontro a Palazzo Chigi con il leader del Pd.
Cosa ha fatto cambiare idea all’ex Cav, che per mesi ha temporeggiato e fino a pochi giorni fa sembrava intenzionato a dare ancora battaglia?
Tutti gli indizi portano in un’unica direzione.
A Silvio Berlusconi Matteo Renzi ha fatto tre promesse: la cosiddetta norma salva-Berlusconi, l’impegno di non intervenire sulla prescrizione e un presidente della Repubblica non ostile.
Il quotidiano La Stampa parla di “grandi vantaggi per tutto e in special modo per Berlusconi, al quale non potrà essere negata una prelazione sul prossimo Presidente, nè una riabilitazione piena dalla condanna, magari attraverso la famosa norma ‘salva-Berlusconi’ contenuta nel decreto fiscale”.
Ovvero quell’articolo 19 bis al decreto attuativo della delega fiscale che consentirebbe all’ex Cav, condannato a 4 anni e 2 di interdizione dai pubblici uffici nel processo per i diritti tv Mediaset, di chiedere al giudice di far decadere la sentenza perchè il reato si è estinto.
Un’ipotesi confermata da quanto confidato ieri da Denis Verdini, l’uomo cui Berlusconi ha affidato il dossier riforme, ai ribelli capitanati da Raffaele Fitto per convincerli a sotterrare l’ascia di guerra almeno sull’Italicum: “Non dimenticate che Renzi ha congelato l’articolo 19 bis”. Congelato perchè quando bloccò la norma per mettere a tacere le polemiche, Renzi non annunciò che avrebbe riformato il testo ma si limitò a spiegare che “questa norma la rimanderemo in Parlamento soltanto dopo l’elezione del Quirinale”.
E di fronte a ciò il Cavaliere è pronto anche a spaccare il partito, salendo sulla barca del premier e lasciando a terra il ras pugliese e tutti i suoi dissidenti.
Ma sul tavolo ci sarebbe dell’altro, ovvero la promessa incassata tempo fa da Matteo Renzi di non procedere ad una riforma della prescrizione.
Uno dei fronti giudiziari con cui Berlusconi deve fare i conti è il processo sulla compravendita dei Senatori in corso a Napoli in primo grado: poichè nell’autunno di quest’anno la prescrizione interverrà ad annullare definitivamente il procedimento, l’alleato Silvio non vuole scherzi.
Sul tema, scrive La Repubblica, “l’accordo con gli uomini dell’ex Cavaliere è di antica data”. Per questo “non sono ammessi giochi sottobanco o peggio sgambetti furbeschi. Come quelli che secondi FI, ma anche Ncd, sarebbero stati fatti a Montecitorio una settimana fa”.
Quando si è ricominciato a parlare di una riforma “che blocca l’orologio dell’azione penale dopo la sentenza di primo grado e lo congela per due anni, per dare tempo ai giudici dell’appello di riesaminare il caso”.
Un principio che, applicato al caso De Gregorio, potrebbe costare all’ex Cav una nuova condanna.
Il 29 gennaio, poi, il Parlamento si riunisce in seduta comune a Montecitorio per eleggere il successore di Giorgio Napolitano.
Un successore che — ed è la terza contropartita di B. — non dovrà essere ostile all’ex Cav.
Tra i nomi che con maggiore insistenza si rincorrono da settimane sono quelli di Giuliano Amato, Anna Finocchiaro e Pier Ferdinando Casini, graditi a Berlusconi.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 21st, 2015 Riccardo Fucile
IL SISTEMA VOLUTO DA DA SILVIO E MATTEO
CAMERA LISTE BLOCCATE
Il modello Renzi-Berlusconi si basa su cento collegi con capilista bloccati.
Nelle simulazioni fatte sui sondaggi che circolano oggi (con il Pd al 34,8% e M5S a 20,6%), in caso di vittoria Democrat, i nominati a Montecitorio sarebbero 100 su 340 per il Pd, 97 su 97 per M5s, 70 su 70 per Forza Italia, 60 su 60 per la Lega, 18 su 18 per Ncd/Udc, 17 su 17 per Fratelli d’Italia e 15 su 15 per Sel.
Ben oltre la metà della Camera sarebbe così nominata direttamente dalle segreterie del partito
SENATO NOMINATO
Saranno le Regioni a nominare i 100 senatori previsti dalla nuova riforma costituzionale già approvata in un ramo del Parlamento e oggi all’attenzione dell’aula di Montecitorio.
Anche qui il cittadino sarà espropriato della scelta di eleggere direttamente il proprio rappresentante a Palazzo Madama
PREMIO DI MAGGIORANZA
Scatta se un partito supera il 40% o se vince il ballottaggio (che si svolge tra i primi due partiti più votati al primo turno).
Consente alla lista vincitrice di ottenere i 340 deputati sui 630 necessari alla maggioranza.
SOGLIE DI SBARRAMENTO
Anche qui si è trattato con i partiti. La soglia inizialmente fissata all’8%, si è alla fine ridotta al 3%.
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Gennaio 21st, 2015 Riccardo Fucile
COPERTURE POLITICHE DI ESPONENTI UDEUR E PDL … NEGLI ATTI I NOMI DI COSENTINO E MASTELLA
Era il “sistema Zagaria“: un perverso intreccio di camorra, politica e imprenditoria che si era
impadronito degli appalti dell’ospedale di Caserta.
La struttura sanitaria era così diventata una sorta di succursale della fazione del clan dei Casalesi che prende il nome dell’ex primula rossa Michele Zagaria.
Ecco il “sistema” sgominato con i 24 arresti eseguiti dalla Dia di Napoli diretta da Giuseppe Linares.
Ai domiciliari, tra gli altri, l’ex consigliere regionale Pdl Angelo Polverino e l’ex manager dell’Asl di Caserta Francesco Bottino.
I due erano stati già arrestati in una precedente indagine sulle ramificazioni del clan Belforte nella sanità casertana.
Bottino, secondo gli atti a corredo dell’ordinanza di custodia cautelare notificata stamane, sarebbe stato indicato ai vertici dell’azienda sanitaria dall’ex sottosegretario Pdl Nicola Cosentino.
“Sistema Zagaria” si adoperava a nominare dirigenti amici in cambio del sostegno elettorale
Tra le persone arrestate c’è Elvira Zagaria, la sorella di Michele Zagaria. Per gli inquirenti, dopo la cattura del fratello era lei a gestire i proventi del “patto” in grado di controllare e gestire, in regime di assoluto monopolio, gli appalti e gli affidamenti diretti di lavori all’interno dell’ospedale “Sant’Anna e Sebastiano” di Caserta.
Le indagini avrebbero accertato che il “sistema Zagaria” era un sistema collaudato e appoggiato dalla politica, che si adoperava a nominare dirigenti sanitari compiacenti e che garantiva, a sua volta, un pieno sostegno elettorale al partito che lo sosteneva. Negli atti compaiono i nomi di Nicola Cosentino e Clemente Mastella.
Non sono indagati, ma gli inquirenti li ritengono i referenti dei politici locali protagonisti del “sistema”.
Inchiesta della Dda di Napoli, procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, pm Antonello Ardituro e Annamaria Lucchetta, culminata in 10 arresti in carcere e 14 ai domiciliari. Sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, corruzione, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e abuso d’ufficio, con l’aggravante del metodo mafioso.
Il sodalizio gestiva l’affidamento dei lavori pubblici autonomament
L’indagine è durata più di due anni ed è ricca di intercettazioni telefoniche ed ambientali, comprese alcune registrazioni audio-video eseguite anche all’interno dell’ospedale di Caserta.
Secondo l’ipotesi accusatoria, il clan Zagaria era pienamente operativo all’interno della struttura sanitaria attraverso una consolidata rete di connivenze e collusioni venutasi a creare — sotto la regia dei boss della camorra casertana — tra appartenenti al mondo della pubblica amministrazione, della politica e dell’imprenditoria.
Negli ultimi anni il sodalizio camorristico si sarebbe infiltrato nel tessuto politico-amministrativo dell’ospedale fino a diventare un complesso apparato in grado di gestire gli affidamenti dei lavori pubblici in assoluta autonomia.
Un ruolo decisivo lo avrebbe svolto Elvira Zagaria: dopo la cattura del fratello e di tutti gli uomini della famiglia, e dopo la morte del marito Francesco Zagaria (solo omonimo di Michele), la signora Zagaria si era assunta il ruolo di amministratrice degli affari del clan.
L’aiuto della politica al cla
La vicenda però — come ricostruito dagli inquirenti — affonderebbe le radici nell’anno 2006, quando Francesco Zagaria, supportato dal segretario campano Udeur dell’epoca Antonio Fantini (ex eurodeputato Dc ed ex presidente della Regione Campania), riuscì a far nominare un uomo di sua fiducia come manager dell’ospedale di Caserta, Luigi Annunziata.
E’ la persona di cui parla Sandra Mastella in un’intercettazione diventata celeberrima (“per me è un uomo morto”) e finita agli atti dell’indagine che nel gennaio 2008 colpì il partito del Campanile e precedette di pochi giorni la caduta del governo Prodi. Annunziata infatti sta “tradendo” i desiderata dei Mastella, ma nel 2006 è ancora organico a un partito che continuava a vantare tra i suoi leader casertani il consigliere regionale Nicola Ferraro arrestato e poi condannato per concorso esterno in associazione camorristica.
Risale a quel periodo il momento in cui Francesco Zagaria, cognato di Michele, assume il controllo dell’assegnazione dei lavori pubblici nell’ospedale, mettendo in piedi un cartello di imprese camorristiche operante fino ai giorni nostri. Fantini e Annunziata sono deceduti negli ultimi anni.
Gli Zagaria cambiano casacca e passano col Pdl di Cosentin
Il gip condivide le tesi della Dda secondo cui, nel 2006, vi fu un duplice avvicendamento politico-mafioso all’interno dell’ospedale di Caserta, fino a quel momento “controllato politicamente” dall’Udeur: a Nicola Ferraro, secondo i magistrati rappresentante della fazione Schiavone del clan dei Casalesi, succede alla guida del partito in Campania Antonio Fantini, ritenuto “fedele” a Francesco Zagaria. Poi quando il partito di Mastella viene distrutto dalle inchieste di Santa Maria Capua Vetere e Napoli, gli Zagaria avrebbero cercato e ottenuto — secondo l’indagine — la “copertura politica” nel Pdl campano e nel suo leader Nicola Cosentino (in carcere da aprile e imputato in tre distinti procedimenti con accuse di camorra).
Cosentino sarebbe rimasto referente politico del “sistema” fino al suo primo arresto, nel marzo 2013, appena persa l’immunità parlamentare.
Ed a proposito degli intrecci con la politica, le intercettazioni hanno rivelato che gli imprenditori collusi avrebbero appoggiato i “cosentiniani” al Pdl nel congresso di Caserta del 6 ottobre 2012.
In quel periodo Cosentino era contrastato dall’ala dissidente rappresentata da Gennaro Coronella e Mario Landolfi.
Due uomini di Cosentino, il consigliere provinciale di Forza Italia Antonio Magliulo, e il consigliere regionale Angelo Polverino, si sarebbero impegnati in prima persona a dare “copertura politica” al “sistema Zagaria”.
Ed a rafforzare il quadro ci sono le dichiarazioni di numerosi pentiti che hanno fatto riferimenti precisi alle persone arrestate.
Bandi di gara truccati per agevolare il clan
L’inchiesta ha accertato che il centro nevralgico del “sistema” era nell’ufficio di Bartolomeo Festa, l’ingegnere dirigente dell’Unità Operativa Complessa di Ingegneria Ospedaliera, in carica dal 1 gennaio 2006 su “designazione” di Francesco Zagaria. Festa, coadiuvato da gran parte degli impiegati del suo ufficio, è accusato di aver truccato i bandi di gara e per favorire gli imprenditori del clan. Imprenditori che a loro volta dovevano periodicamente versare parte dei guadagni così ottenuti al clan degli Zagaria.
Tutti gli appalti inquinati. Sequestrati beni per oltre 12 milioni di euro
Risulterebbero inquinati diversi appalti e affidamenti diretti, e in particolare: la gara d’appalto per la tinteggiatura e lavorazioni accessorie del valore di 450.000 euro oltre Iva (ditta favorita: ditta individuale Luigi Iannone); la gara d’appalto per l’affidamento delle manutenzioni degli immobili consistenti in lavori edili e lavori affini del valore di 150.000 euro oltre Iva (ditta favorita: Odeia SrL); la gara d’appalto per l’affidamento del servizio di gestione e manutenzione degli impianti elevatori del valore di 1.189.500 euro oltre Iva (ditta favorita Komè SrL); gli affidamenti diretti di lavori svolti in mancanza dei necessari requisiti di legge sempre alle stesse ditte dal 2006 ad oggi, per un valore totale di oltre 3.000.000 di euro (ditte favorite: ditta individuale Luigi Iannone, ditta individuale Salvatore Cioffi, Odeia SrL, Piccolo, Dm Soffitti SaS); l’affidamento diretto della gestione del bar e delle macchine distributrici di bevande ed alimenti, con danno erariale stimato (per il consumo di forniture pubbliche e l’occupazione del suolo pubblico) in oltre 50.000 euro a far data dal 1 gennaio 2010 ad oggi (ditte favorite: ditta individuale Mario Palombi e Ivs Italia Spa di Bergamo).
La Procura ha disposto il sequestro di quattro imprese e ha notificato a undici indagati un decreto di sequestro preventivo per 18 immobili, 11 terreni, 1 box auto, 3 autovetture e diverse quote societarie, per un valore stimato complessivo di oltre 12 milioni di euro.
Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 21st, 2015 Riccardo Fucile
LA LEGGE TRUFFA PASSA PER UN PELO NONOSTANTE IL SOCCORSO AZZURRO
In aula a palazzo Madama è cominciata la votazione degli emendamenti.
La modifica presentata dall’esponente della minoranza Miguel Gotor, che puntava a modificare la proporzione tra nominati ed eletti con il sistema delle preferenze a favore di questi ultimi, è stata bocciata con 170 voti contrari: i sì sono stati 116, 5 le astensioni.
L’emendamento, sottoscritto da 29 senatori dem, era stato al centro della spaccatura tra minoranza e la linea di Matteo Renzi.
La proposta avrebbe legato l’entrata in vigore dell’Italicum all’approvazione della riforma costituzionale (attualmente in discussione alla Camera) che supera il bicameralismo perfetto.
Oltre alla cancellazione dei capilista bloccati, l’emendamento avrebbe stabilito al 40% la soglia per il premio di maggioranza (in un testo 1 stabilita al 37%) da assegnare alla lista e lo sbarramento al 3% (mentre nella versione iniziale era fissato all’8%), come prevede l’accordo di maggioranza.
Il Senato ha respinto anche il secondo emendamento Gotor: la proposta è stata bocciata con 168 no, 3 astensioni, mentre 108 senatori hanno votato a favore.
Ricordiamo che i senatori sono 315 più 6 senatori a vita e la soglia di maggioranza è fissata a 162, quindi si è arrivati a pochi voti in più.
Il governo partiva da 175 voti teorici (Pd, Ncd, Scelta civica e parte del Gruppo delle autonomie). A favore del governo anche i 60 senatori di Forza Italia e 3 ex grillini. In teoria il governo quindi doveva arrivare a circa 240 voti, ne ha persi circa 70 per strada.
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Gennaio 21st, 2015 Riccardo Fucile
I RIBELLI CONTRAPPONGONO LA COSTITUZIONE AI RICHIAMI ALLA DISCIPLINA… ZANDA SPIAZZATO: “INCREDIBILE UN DISSENSO COSI’ ORGANIZZATO”
«Ci siamo consegnati a Berlusconi, anzi a Verdini che è il vero consulente del Pd sull’Italicum,
e non soltanto».
La minoranza dem – guidata dalla falange bersaniana con Miguel Gotor e Maurizio Migliavacca e dai civatiani – tira le somme alla fine di una giornata in cui il partito è piombato nel caos.
I dem si spaccano nell’assemblea dei senatori, dove gli appelli di Renzi e del ministro Maria Elena Boschi all’unità , gli ammonimenti del premier («Grave se mancano i voti del Pd sulle riforme»), la mozione di sentimenti dei renziani, restano lettera morta.
In 29 sciamano dall’auletta dove è riunito il gruppo a Palazzo Madama e più che le parole, vale la faccia del capogruppo Luigi Zanda che aveva sperato fino all’ultimo si sgretolasse l’opposizione interna: «Non immaginavo un dissenso organizzato…», mormora Zanda.
Ma sulla richiesta della minoranza di cancellare i capilista bloccati, Renzi non sente ragione.
Non si cambia, sta nel Patto del Nazareno, nell’accordo con Berlusconi incontrato a Palazzo Chigi ieri mattina poco prima di vedere il gruppo dem.
La sinistra del Pd annuncia che non darà tregua: non voterà l’Italicum e consegna un documento contro.
Lo dice Gotor. Lo spiega Paolo Corsini citando l’articolo 67 della Costituzione, quello che recita “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.
Vale più della disciplina e dell’obbedienza al partito. Doris Lo Moro mette sul tavolo le dimissioni da capogruppo in commissione affari costituzionali: «Voterò con la minoranza del partito, non posso essere incoerente».
Lo scontro esplode. Renzi tenta di convincere: «Cara Doris, comprendo e apprezzo il tuo travaglio… ma la questione dei capilista nominati non è poi decisiva».
Per i renziani i dissidenti «hanno passato il segno». Andrea Marcucci parla a Bersani nella speranza che la falange bersaniana al Senato torni a più miti consigli: «La minestra votata anche da Bersani in prima lettura alla Camera era molto meno saporita».
Lo strascico di tensioni finirà in un sabotaggio del candidato di Renzi per il Quirinale? I renziani lo temono e denunciano.
La minoranza nega e contrattacca: «Si è visto che il Patto del Nazareno varrà anche per il Quirinale », rincara Gotor.
Tra la sinistra dem e Stefano Esposito, il senatore che ha presentato il maxi emendamento-ghigliottina, volano parole grosse.
Esposito accusa «i cattivi consiglieri di Bersani, quelli che l’hanno fatto perdere nel 2013, i Gotor». Passano le ore e i toni si alzano. I dissidenti tuttavia fanno sapere di essere saldamente ancorati nella “ditta”, nel partito.
Solo Civati e i suoi sembrano tentati dalla scissione, da un movimento a sinistra con Sergio Cofferati, Maurizio Landini e Nichi Vendola.
La fronda dem sull’Italicum poi si riduce a 26, perchè tre senatrici (Puppato, Idem e Albano) si sfilano.
Corradino Mineo, civatiano, svela la lamentela di Renzi contro il lettiano Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio di Montecitorio, che aveva a sua volta pesantemente attaccato il premier.
«Mi ha detto Boccia – è lo sfogo di Renzi – che faccio come l’Isis». «Matteo fa la vittima per strappare un applauso ai senatori, tutto pur di vincere», chiosa Mineo. «Boccia chieda scusa», è la reazione dei renziani.
C’è un’atmosfera pesante tra i Democratici. Vannino Chiti – che è stato ricevuto qualche giorno fa da Renzi proprio per parlare della nuova legge elettorale – ammette di essere sconcertato: «Mi sembrava che Matteo si fosse convinto a dare ascolto a noi della minoranza contro i capilista bloccati. Se si va avanti così i cittadini non eleggono più le Province, non eleggeranno il nuovo Senato e neppure i parlamentari… Evidentemente Berlusconi non ha voluto sentire ragione».
Nel Pd ci si guarda in cagnesco. Alfredo D’Attorre, deputato bersaniano, ironizza: «Elezioni anticipate? Se ci fossero, Renzi rivedrebbe Palazzo Chigi in cartolina».
Poco vale il lavoro dei pontieri. Francesco Verducci invita a non essere autolesionisti: «È come quella moglie che per fare un dispetto al marito… Ma il nuovo Italicum è una buona legge».
Renzi garantisce: «La minoranza non si caccia». Ma non deve esagerare e «si deve votare insieme ».
Giovanna Casadio
(da “La Repubblica“)
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