Agosto 10th, 2015 Riccardo Fucile
PER STAMPARLI TUTTI MOBILITATA UNA TASK FORCE: 150 ADDETTI PER CATALOGARLI E 80 TONNELLATE DI CARTA SPRECATA
Elisabetta Serafin è il segretario generale del Senato dal 2011 e per la prima volta ha dovuto chiedere a funzionari, ingegneri, impiegati, addetti alle segreterie delle commissioni, tipografi e informatici di Palazzo Madama di modificare in corso d’opera il piano ferie di agosto per selezionare e catalogare i 513.449 emendamenti presentati al testo della riforma costituzionale del bicameralismo paritario: «In realtà – si lascia sfuggire la dottoressa Serafin prima di ribadire che preferirebbe non commentare in prima persona – si poteva rimandare il lavoro ai primi di settembre ma i nostri funzionari hanno inteso prendere il toro per le corna. E devo dire che c’è stata molta disponibilità da parte di tutti».
Così, se il senatore Roberto Calderoli (Lega) ha assoldato un esperto informatico per sfornare dal computer oltre 500 mila emendamenti (altri 6,5 milioni in preparazione per l’aula), gli uffici del Senato hanno allestito una task force in 48 ore composta dal vicesegretario generale Federico Toniato, dal funzionario della I commissione Affari costituzionali Alessandro Goracci e dall’ingegnere del servizio informatico Giampaolo Araco.
Sono state allestite nuove postazioni speciali di lavoro per chi ha ricevuto l’ingrato compito di catalogare e selezionare 513.449 emendamenti: due schermi collegati a un solo computer per trascinare «a pettine», da un file all’altro, gli emendamenti di tutti i gruppi (circa 3 mila) nell’indice naturale costituito da 15 cd consegnati alla commissione da Calderoli con mezzo milione di proposte emendative.
Il presidente del Senato Pietro Grasso, che ha voluto ringraziare per lo sforzo tutti gli uffici coinvolti, è stato tenuto al corrente dell’operazione «ferie di agosto» con una serie di dati impressionanti.
Una sola copia cartacea degli emendamenti (100 tomi da 1.000 pagine ciascuno) pesa 2,5 tonnellate e costerebbe solo di stampa 2.900 euro.
Bene, a norma di regolamento (del 1971) il Senato dovrebbe «di regola» stampare almeno 321 fascicoli degli emendamenti, uno per ogni senatore.
Così ragionando, però, i tomi da stampare diventerebbero 32.100, le pagine impiegate 32 milioni e 100 mila per un peso complessivo di 80.290 chili (insopportabili dai solai antichissimi di Palazzo Madama) e un costo stratosferico di 930.900 euro.
Il segretario generale Elisabetta Serafin ha dunque preso i dati sul budget annuale concesso per la stampa degli atti (681 mila euro già largamente corrosi dai 50 mila emendamenti presentati da Calderoli e dagli altri gruppi al testo dell’Italicum) e si è fatta due conti.
Il punto sullo stato dell’arte verrà fatto domani quando la task force si riunirà al Senato: l’obiettivo di produzione dei 150 addetti coinvolti è quello di arrivare 50 mila emendamenti catalogati.
Se sarà raggiunto c’è un certo ottimismo nel rispettare la tabella di marcia e arrivare così preparati all’appuntamento dell’8 settembre.
Ma potrebbe essere tutto inutile se la mancanza di un accordo politico facesse slittare il ddl direttamente in aula.
Ma un milione di euro sarebbe in ogni caso andato in fumo
Dino Martirano
(da “La Stampa”)
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Agosto 10th, 2015 Riccardo Fucile
LA SOLIDARIETA’ SOCIALE AVANZA… ALLA FINE LA CATENA COSTRETTA A SCUSARSI
Voleva solo mangiare con la sua bambina, Tina Marie Asikainen, una donna cieca che vive a
Fredrikstad.
Tuttavia,come racconta l’Independent, il personale del punto vendita McDonalds della città ha ritenuto opportuno allontanare madre e figlia in lacrime per la presenza di Rex, il cane guida di Tina Marie.
La donna ha cercato di spiegare che si trattava di un cane guida, fatto segnalato anche dalla imbracatura tipica del labrador.
I dipendenti del locale non hanno però voluto sentire ragioni: subito dopo averle fatte ordinare e senza dar loro il tempo di consumare il loro cibo, a Tina e sua figlia è stato chiesto di lasciare il punto vendita per la presenza del cane.
Scioccata dal terribile trattamento che ha dovuto subire, Tina si è sfogata su Facebook, e il suo post è stato condiviso migliaia di volte.
“Circa venti clienti hanno assistito alla scena, mentre cinque dipendenti mi hanno chiesto a gran voce di uscire”, racconta Tina al sito NRK: la donna ha chiamato poi la polizia, che ha provveduto a rimproverare lo staff del ristorante.
“È stata un’esperienza così brutta, piangevo disperata, è stato così imbarazzante”, afferma Tina, che sta valutando di fare causa al colosso americano.
Intanto, McDonalds porge le sue scuse tramite le parole di una portavoce: “Se questo episodio è accaduto veramente ce ne rammarichiamo, non è chiaramente quello che dovrebbe succedere in questi casi.”
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 10th, 2015 Riccardo Fucile
GALANTINO: “OCCORRE IMPARARE A DISTINGUERE A TRA IL “PERCEPIRE” E IL “REALE”
“Piazzisti da quattro soldi che pur di prendere voti, di raccattare voti, dicono cose straordinariamente insulse!”.
Così il segretario generale della Cei (Conferenza episcopale italiana), Nunzio Galantino, pur senza citare espressamente nessuno, qualifica i leader politici che in questi giorni hanno affermato la necessità di più efficaci restrizioni all’ingresso in Italia di nuovi immigrati e profughi.
Nei giorni scorsi sia il leader del M5S, Beppe Grillo, che il segretario della Lega, Matteo Salvini, si erano espressi con toni molto polemici sugli sbarchi.
Nel suo blog Grillo aveva chiesto più rimpatri e una stretta sui permessi umanitari, mentre Salvini aveva attaccato proprio il Vaticano sull’accoglienza: “Li prendano in Vaticano” (come se già non lo facesse, a differenza di Salvini che a casa sua non accoglie nessun povero italiano, ma pensa solo a piazzare le ex mogli a chiamata diretta in Regione e Comune).
Galantino: “Distinguere ‘il percepire’ dal reale”.
“Come italiani dovremmo un poco di più imparare a distinguere il ‘percepire’ dal reale”, afferma il presule ai microfoni della Radio Vaticana, che lo ha intervistato al rientro del suo viaggio in Giordania, paese che accoglie diversi milioni di richiedenti asilo fuggiti da Siria e Iraq.
“Noi qui – spiega monsignor Galantino sentiamo dire e sentiamo parlare di ‘insopportabilità ‘ del numero di richiedenti asilo: guardate, questo, secondo me, è un atteggiamento che , in questi giorni, viene purtroppo alimentato da questi quattro piazzisti”.
L’accoglienza.
Il segretario della Cei ha indicato all’Italia e all’Europa l’esempio di paesi che sanno accogliere di più. “La Giordania – ha spiegato – ha una popolazione che è di circa 6 milioni, 6 milioni e mezzo, ma sapete che lì ci sono due milioni e mezzo di profughi che vengono accolti?”.
“Quello che distingue la Giordania, il Kurdistan iracheno e le altre zone che stanno accogliendo i profughi in questo momento dall’Italia, da noi è questo: non perchè loro hanno più mezzi, probabilmente hanno solo un cuore un poco più grande”.
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Agosto 10th, 2015 Riccardo Fucile
ALBANESI, TUNISINI E MAROCCHINI GUIDANO LA CLASSIFICA DELLE “RIAMMISSIONI ATTIVE”
Chavi è disperato e si gioca la carta dell’età : «Ho 16 anni….». Non vuole tornare a casa, in Egitto. 
Due mesi di attesa per riuscire a imbarcarsi, una traversata a rischio e, una volta approdato in Italia, la prospettiva di dover rientrare a casa.
Il numero dei minori non accompagnati è come un fiume in piena.
L’altra settimana ne sono arrivati 135 solo a Crotone. Tutti egiziani, tutti futuri lavoratori. Ma molti altri egiziani, alla fine delle procedure di controllo nei diversi centri di riconoscimento, risulteranno maggiorenni e grazie alla condivisione della politica di riammissione da parte del governo del Cairo, faranno ritorno a casa.
È il funzionario del consolato egiziano, infatti, che emette la «sentenza», decidendo intanto la nazionalità e l’identità del migrante.
Dall’inizio dell’anno sono stati 3150 i «rimpatriati» con voli charter (su un totale di 8497 irregolari rimpatriati). Due voli a settimana. Uno per il Cairo, l’altro per Tunisi.
E poi una volta al mese, un charter atterra anche in Nigeria.
Dalle prossime settimane ritorneranno a casa anche gli irregolari partiti dal Gambia. Nonostante tutto, anche se con molte difficoltà , l’Italia sta cercando di ricostruire quella rete di accordi di riammissione con i Paesi di partenza dei flussi migratori.
A settembre partiranno i negoziati con Costa d’Avorio, Senegal, Ghana, Bangladesh, Pakistan.
Non è vero che il nostro Paese è solo una «groviera» che accoglie flussi incontrollati di migranti – in queste ore abbiamo superato la soglia dei 100.000 arrivi – e consente loro di varcare le frontiere per raggiungere i Paesi europei del Nord o del centro. Salvataggio in mare, contrasto ai trafficanti di clandestini, politiche dell’accoglienza e della integrazione.
Ma anche coerenza nel ridurre la presenza degli irregolari che non hanno il diritto di vivere in Italia.
La nostra politica sull’immigrazione si muove su piani diversi.
Il volo charter è una ghigliottina che tronca le illusioni di chi, una volta raggiunto il nostro Paese, pensava di poter vivere qui, senza documenti, senza un lavoro o una identità certa.
Spesso l’illusione dura il tempo di sbarcare dall’aereo e raggiungere la polizia di frontiera. I migranti arrivano anche alle frontiere aeroportuali, Fiumicino o Malpensa, e non varcano il posto di polizia.
Respinti perchè privi dei permessi di soggiorno o di lavoro, vengono fatti imbarcare su un volo di linea che li riporterà a casa.
Prendiamo le statistiche, i numeri del Viminale.
Si chiamano «riammissioni attive». Ed è quando le nostre forze di polizia bloccano migranti in entrata in Italia dai Paesi confinanti. In tutto, dei 698 migranti bloccati dal primo gennaio, 591 sono stati ripresi dai Paesi confinanti.
Dall’Austria per le nostre forze di polizia ne erano entrati 122 ma Vienna ne ha ripresi solo 35.
La Francia ha accettato 110 su 112 proposte di riammissione.
La Slovenia ne ha accolte 66 su 79.
Torniamo al capitolo dei respingimenti alle frontiere, ai provvedimenti di espulsione dei questori o dell’autorità giudiziaria.
Siamo a una torta che si divide quasi a metà : al 31 luglio risultano rimpatriati 8497 irregolari contro i 9571 il cui provvedimento amministrativo di espulsione non è stato eseguito perchè irrintracciabili.
Sono gli albanesi, con 3250 rimpatri, a guidare la classifica dei respingimenti, seguiti dai tunisini, 921, e dai marocchini, 680.
Ma ci sono anche 146 cinesi, 337 moldavi, 133 siriani, 101 ucraini, 221 afghani. Davvero i flussi migratori sono come un fiume carsico che riemerge dalla clandestinità appena si presenta l’occasione.
È un fenomeno «naturale», impossibile da bloccare.
Semmai, si può, si deve provare a governarlo.
Guido Ruotolo
(da “La Stampa“)
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Agosto 10th, 2015 Riccardo Fucile
SCAMBIO VIOLENTO DI ACCUSE TRA ITALIA E INDIA DAVANTI AL TRIBUNALE INTERNAZIONALE DI AMBURGO
Si apre oggi ad Amburgo, davanti al Tribunale Internazionale del Diritto del Mare, la discussione sulle richieste italiane in merito alla questione della Enrica Lexie e dei Fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. L’Italia ha attivato il 26 giugno scorso la procedura di arbitrato internazionale. .
In attesa dell’iter di costituzione della Corte arbitrale, l’Italia chiede al Tribunale Internazionale che Salvatore Girone possa rientrare in Italia, che Massimiliano Latorre – attualmente in convalescenza a casa dopo il malore accusato in India – possa restarvi per tutto il tempo del procedimento arbitrale e che l’India cessi di esercitare qualunque tipo di giurisdizione sul caso, risalente ormai al febbraio del 2012.
Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha manifestato la sua vicinanza ai due militari via Twitter: “Oggi la prima udienza al Tribunale internazionale di Amburgo. l’Italia è unita con i fucilieri Girone e Latorre”.
Le accuse dell’ambasciatore.
Prendendo la parola in nome del governo italiano, l’ambasciatore italiano Francesco Azzarello ha aperto l’udienza davanti ai giudici del Tribunale internazionale per presentare la posizione e le richieste dell’Italia per il rientro dei marò e la fine della giurisdizione indiana sul caso.
Molto duro il suo intervento: “I marò non sono ancora stati incriminati di alcun reato dalla giustizia indiana. Ma l’India dimostra di disprezzare il giusto processo ritenendoli già colpevoli”, ha detto Azzarello, con “un atteggiamento che esemplifica al meglio l’impasse in cui oggi ci troviamo”.
Salvatore Girone e Massimiliano Latorre “proclamano la loro innocenza”, ma “nelle sue Osservazioni scritte l’India” descrive in diverse occasioni la vicenda come “l’omicidio da parte di due Marine italiani di due pescatori indiani disarmati”, ha aggiunto Azzarello.
“La frustrazione, lo stress, il deterioramento delle condizioni mediche delle persone direttamente e indirettamente coinvolte, minacciano un grave danno ai diritti dell’Italia”, ha proseguito Azzarello, “per questo bisogna risolvere con urgenza la situazione”.
“L’incidente” che ha coinvolto i due Marò “è stato caratterizzato da una serie di violazioni del diritto internazionale da parte delle autorità indiane”, ha aggiunto Azzarello, tra cui la “libertà di navigazione, il dovere di adempiere agli obblighi della Convenzione del mare, la giurisdizione esclusiva dello Stato della bandiera e il dovere di cooperare alla repressione della pirateria”.
Le motivazioni.
Nel documento che spiega le motivazioni con cui il governo italiano chiede al Tribunale internazionale sul diritto del mare il rientro di Salvatore Girone e la permanenza di Latorre in Italia per tutta la durata dell’arbitrato internazionale si legge tra l’altro che Girone “è trattato come un ostaggio, costretto a restare in India nonostante non sia stato ancora incriminato”, visto che Delhi lo considera “una garanzia che Latorre tornerà alla fine della sua permanenza in Italia”, stabilita dalla Corte suprema indiana per gennaio 2016.
Per quanto riguarda Latorre, invece, “gli ultimi rapporti medici sullo stato di salute del sergente Latorre evocano rischi che potrebbero verificarsi se fosse costretto a tornare in India”, compreso il “rischio per la sua sicurezza e la sua vita”.
“In mancanza di un capo d’accusa, le restrizioni alla libertà dei due fucilieri e la loro durata sono arbitrarie e ingiustificabili”, con possibili “conseguenze irreparabili per la loro salute e il loro benessere”, costituendo perciò “una violazione dei loro diritti fondamentali”.
“Ogni attentato ai diritti, alla salute e al benessere dei Fucilieri di Marina minaccia direttamente i diritti dell’Italia”, prosegue il documento diffuso stamani.
L’India viola inoltre “i suoi obblighi internazionali”, “impedendo all’Italia di esercitare la propria giurisdizione” sul caso che riguarda due militari in servizio per conto dello Stato su una nave battente bandiera italiana.
La replica.
L’India, da parte sua, respinge le accuse italiane: “Definire Girone un ostaggio è inappropriato e offensivo”, a Delhi “gode di una vita confortevole”.
E “la salute di Latorre potrebbe migliorare nei prossimi mesi” consentendogli di tornare a Delhi. Nelle osservazioni scritte presentate dall’india al Tribunale Internazionale sui legge anche che il comportamento dell’Italia è “in malafede”, per “non aver mantenuto promesse solenni” in passato.
Il testo si riferisce al permesso concesso dalla giustizia indiana ai marò di rientrare in Italia per le elezioni del 2013. Il governo italiano annunciò poi che non sarebbero tornati in India, ma dopo le proteste indiane i due Fucilieri vi tornarono nei tempi previsti dagli accordi.
Nel documento l’India usa parole molto dure: secondo New Delhi, “la storia italiana omette aspetti cruciali” e “distorce la realtà ” su una vicenda che “non è stato un incidente di navigazione, ma l’omicidio di due indiani commesso da due italiani”. Inoltre, “l’Italia tenta di suscitare compassione” nei riguardi dei due Fucilieri, facendoli apparire “come vittime”, mentre ha un atteggiamento “discriminatorio” nei confronti “di due pescatori innocenti e della sofferenza inflitta alle loro famiglie”.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 10th, 2015 Riccardo Fucile
ESPULSO IL SINDACALISTA VENETO CHE HA DENUNCIATO LA VICENDA
Nomi e cifre da capogiro: nella Cisl scoppia il caso degli stipendi d’oro, con vette di circa 300mila
euro annui.
Un dossier firmato dal veneto Fausto Scandola sta creando polemiche nel sindacato guidato da Annamaria Furlan.
Iscritto alla Cisl dal 1968, Scandola si è però visto notificare un provvedimento di espulsione.
Avrà dieci giorni di tempo per fare appello. La vicenda è riportata dal quotidiano “la Repubblica”.
“I nostri rappresentanti e dirigenti ai massimi livelli nazionali – dice Scandola – si possono ancora considerare rappresentanti sindacali dei soci finanziatori, lavoratori dipendenti e pensionati? I loro comportamenti, lo svolgere dei loro ruoli, come gestiscono il potere, si possono ancora considerare da esempio e guida della nostra associazione che punta a curare gli interessi dei lavoratori?”
Il segretario generale Furlan promette un cambio di rotta.
“L’organizzazione aveva bisogno di nuove regole e se le è date con il regolamento approvato il 9 luglio, che entrerà pienamente in vigore il 30 settembre – spiega il numero uno della Cisl – escluse d’ora in poi le possibilità di cumulo delle indennità . Abbiamo imboccato la strada della trasparenza e la completeremo con l’assemblea di organizzazione di novembre”.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 9th, 2015 Riccardo Fucile
I DATI UFFICIALI DELLA PREFETTURA SMASCHERANO IL LUOGO COMUNE: “NETTO CALO DEI REATI”
La Prefettura, durante l’ultima riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza, ha reso noti i dati relativi ai primi sette mesi del 2015 e li ha paragonati con quelli dell’anno scorso.
In base al raffronto si scopre che i furti sono calati del 12,6 per cento, le rapine dell’8,8 per cento e i reati contro la persona del 4,5 per cento.
Complessivamente c’è stata una riduzione di reati del 15 per cento (da 26.350 a 22.380)
«Il dato più importante – afferma la Prefettura riferendosi al totale della provincia – è il calo del 18,4 per cento dei furti in abitazione. Nel capoluogo invece, a fronte di una calo dei reati dell’8,8 per cento, si registra una flessione dei furti del 2,4 per cento, mentre le rapine restano invariate».
La Prefettura è tornata a ribadire che nelle zone dove sono ospitati i profughi, in particolare a Eraclea, i furti sono diminuiti del 25 per cento»
Nel corso di questi sette mesi, poi, l’attività contro il commercio ambulante abusivo ha portato al sequestro di merci contraffatte per un valore di 30 milioni e di prodotti non contraffatti per 150mila euro.
Bloccate merci destinate all’infanzia per un valore di 45mila euro.
Prodotti video e dvd hanno comportato un ammontare di 165mila euro e per arrivare a questi risultati sono state realizzate 79 operazioni che hanno dato vita a due arresti e a 88 venditori denunciati.
«A fronte del calo dei reati – aggiunge infatti la Prefettura – si registra un aumento di persone denunciate o arrestate».
Da qui, in vista dell’ormai imminente Ferragosto, scatta la decisone di incrementare i controlli in particolare nelle zona dove ci sono i siti e gli obiettivi sensibili visto che, fino alla fine dell’anno, è stato confermato un aumento del personale in divisa pari a sessanta unità .
La Prefettura, infine, ha assicurato che nei prossimi giorni saranno incrementati i servizi per prevenire i reati contro il patrimonio, in particolare borseggi, furti in abitazioni e negozi e rapine.
(da “il Gazzettino“)
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Agosto 9th, 2015 Riccardo Fucile
LA PROPOSTA DI BERTOLA E I DATI FALSI PER GIUSTIFICARE UN PENOSO AUTOGOL
A chi non è affetto da Alzheimer e conserva ancora qualche cellula cerebrale per le più basiche
sinapsi, il post del pentastellato consigliere comunale di Torino, Vittorio Bertola, contenente proposte politiche in tema di immigrazione, non avrà procurato neanche un minimo spostamento del sopracciglio destro.
Il post non rappresenta, infatti, nessuna novità circa le posizioni razziste, espresse da molti esponenti di tale movimento, sia prima che dopo l’alleanza europea con Ukip.
Un mix di ignoranza, di razzismo, di linguaggio da bar e di brama populista, mirante a togliere voti e simpatie a forze politiche più simili permea molte parole delle proposte del consigliere.
In altri tempi, soffermarsi a leggere — figuriamoci poi ad analizzare — testi simili sarebbe una palese perdita di tempo, anche perchè i ragionamenti (si fa per dire) contenuti nel testo costringono a scendere ad un livello molto basso della riflessione, ovvero impongono prima di ogni altra cosa lo smascheramento delle falsità delle informazioni: non c’è spazio per la discussione se non su un piano di verità .
Senza questa operazione primaria, ma essenziale, risulta molto difficile provare a smontare la retorica vuota che nasconde la struttura razzista del testo.
Ma chi produce e riproduce l’odio e il razzismo nei confronti dei profughi oggi in Italia conta molto su questa strategia comunicativa, che possiamo anche definire “shock and awe strategy” (“stordisci e sgomenta”).
Prima di proporre qualsiasi analisi o misura concreta da intraprendere, si forniscono dati “shock”, tutti falsi oppure abilmente intrecciati con pochi veri; poi, una volta ottenuto lo stordimento del (e)lettore, si introduce qualche finto elemento di analisi, qualche domanda retorica oppure si fa riferimento a qualche episodio di cronaca nera o giudiziaria (che poco o nulla c’entra con l’argomento, ma tant’è) per creare sgomento e spianare così la strada alla proposta concreta che arriva puntuale alla fine.
La proposta solitamente appare semplice (cioè semplicistica): “giro di vite”, “tutti a casa, anche a forza se necessario”, “niente ricorsi” etc, ma senza mai spiegare dettagliatamente il come e — non ne parliamo neanche — della fattibilità e dei costi.
Naturalmente, si inserisce qua e là qualche finta distinzione tra profughi buoni e profughi cattivi (“chi ha diritto e chi non ne ha”), anche perchè occorre pur sempre conservare un appeal istituzionale per rendersi interlocutori “credibili”.
Ciò che abbonda, fino alla nausea, è la contrapposizione tra “noi” e “loro”: “pagato da noi”, “ a spese nostre” e altre espressioni simili (senza mai andare a leggere i dati Istat sulla ricchezza prodotta dalle popolazioni straniere in Italia, ricchezze di cui lo Stato italiano si appropria e che solo in parte spende per loro).
Ora, io non so se il consigliere è consapevole di tutto ciò, oppure se riproduce inconsapevolmente strategie sviluppate da altri. Non è importante.
Potrebbe importare a coloro che vogliono conoscere il livello di acume del consigliere, ma a me non importa sapere ciò. La ritengo del tutto irrilevante.
Ciò che è importante qui è smascherare il razzismo delle sue proposte.
Nello spazio di un post, però, non si possono proporre analisi lunghe, bisogna essere sintetici ed efficaci.
Dunque, sono costretta a scegliere cosa dire e cosa non dire: mi limiterò pertanto a rivelare soltanto le falsità (e neanche tutte) delle cose scritte, il resto della decostruzione la lascio a chi legge e ha voglia di esercitarsi.
1. Solo l’Italia concede in massa permessi per motivi umanitari, afferma nel primo punto del documento il consigliere comunale (“Da noi quasi un asilo politico su due viene dato a persone che non ne avrebbero diritto secondo i trattati internazionali sui rifugiati, ma che noi accogliamo comunque per gravi motivi umanitari”).
Non è vero. Il permesso per motivi umanitari esiste in quasi tutti i paesi dell’Unione europea.
I dati forniti dall’Eurostat smentiscono poi il fatto che in Italia si faccia un abuso di tale titolo di soggiorno. Semmai, in Italia, si registra un minore riconoscimento dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria rispetto ad altri Paesi europei, nei confronti di persone e popolazioni provenienti dalle medesime zone di guerra e persecuzione.
E’ questo che ha denunciato l’Unhcr, ovvero l’Agenzia Onu che si occupa di rifugiati e richiedenti asilo.
In ogni caso, affinchè sia chiaro, in Italia, tale permesso è rilasciato: a) quando la Commissione territoriale raccomanda al Questore di rilasciare tale documento quando ricorrono “seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano” (eh, mi spiace, esiste ancora formalmente in vigore la Costituzione, che cosa possiamo fare?); b) quando ricorrano gravi motivi di carattere umanitario (come ribadito più volte dai Tar, noti centri eversivi in questo Paese — si veda, per tutte, la sentenza Tar Lazio n. 8831/2008); c) in caso di riconoscimento della protezione temporanea, ai sensi dell’art. 20 del Tu, per rilevanti esigenze umanitarie, in occasione di conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in Paesi non appartenenti all’Unione Europea; d) quando lo straniero è inespellibile ai sensi dell’art. 19 del D. Lgs n. 286/98, perchè in caso di ritorno potrebbe rischiare l’incolumità propria e della famiglia (bazzecole, che vogliamo che sia mai?); e) quando si tratta di persone inserite in programmi di protezione sociale in favore delle vittime di sfruttamento.
Quindi, che cosa si sta proponendo, di cancellare la Costituzione e quelle poche norme umane che esistono a garanzia dei diritti inviolabili? E’ questa la proposta?
2 e 3. Chi non è riconosciuto come rifugiato deve essere spedito a casa “a forza se necessario” e, per di più, (si veda il punto 3 della proposta) non è da considerare soggetto degno di godere delle tutele giuridiche e processuali garantite agli altri individui che calpestano il territorio nazionale.
Sarò veloce su questi due punti: prima ancora di qualsiasi considerazione delle leggi in vigore, nazionali ed internazionali, bisognerebbe che qualcuno prenda sul serio queste proposte geniali (ma com’è nessuno ci aveva mai pensato?) e con una matita e una carta faccia i calcoli dei costi economici e finanziari di tale proposta.
Dopodichè, venga a dirci quante manovre finanziarie servirebbero per far fronte a simili operazioni.
Piuttosto, ciò di cui si sente fortemente il bisogno è sviluppare una seria riflessione collettiva per comprendere a chi giova davvero avere sul territorio masse di persone/lavoratori senza documenti.
Quanto alla proposta sui tribunali speciali per i profughi, posso solo segnalare che non è nuova nella storia, a cominciare dalla Magna Carta ad oggi, pertanto ulteriori commenti sarebbero superflui.
4. Sulla necessità di trasformare l’accoglienza in accoglienza custodiale, cioè in una prigione, ci sarebbe molto da scrivere, in termini sociologici e antropologici, cioè sul concetto di accoglienza nelle società odierne.
Mi soffermerò però soltanto sulla parzialità (e dunque la falsità ) dell’informazione data per giustificare la proposta del carcere per i profughi, ovvero la notizia che un profugo a Torino abbia commesso rapine mentre era ospitato in uno Sprar. Ebbene, senza voler contestare i fatti riportati nel testo del consigliere, e senza stare qui a dire che non tutti sono uguali (ancora a questo punto stiamo dopo decenni di immigrazione?) io riporto a mia volta altri dati: secondo le statistiche delle prefetture del Nordest “dove ci sono i profughi i reati sono in calo”. Allora, come la mettiamo?
Io chiudo qui.
Voi continuate a scovare le falsità del documento. Potrebbe essere un bel gioco sulla spiaggia.
Iside Gjergji
giurista e sociologa
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 9th, 2015 Riccardo Fucile
DA MUCCHETTI A SCALFARI LE CRITICHE ALL’EX PRESIDENTE
A sinistra è caduto un tabù.
E’ il tonfo si è sentito, perchè quel tabù si chiama Giorgio Napolitano.
Negli ultimi giorni l’ex capo dello Stato è stato apertamente criticato per la lettera al Corriere della Sera in cui intimava di non rimettere in discussione la riforma del Senato che porta il nome del ministro Boschi.
La stessa su cui, invece, la minoranza Pd sta conducendo la battaglia, forse definitiva, contro il segretario.
Da ultimi, ad attaccarlo, sono stati Massimo Mucchetti (prima con un editoriale al Fatto Quotidiano e poi con un’intervista ad HuffPost) e Rosy Bindi.
Ma le critiche sono arrivate anche da un insospettabile: Eugenio Scalfari.
E’ noto che il fondatore di Repubblica non provi simpatia per Matteo Renzi, ma altrettanto nota è la sua amicizia — ribadita anche nell’editoriale di oggi – con Napolitano.
Una lunga sintonia che ha cominciato a vacillare, almeno politicamente, proprio quando l’allora capo dello Stato ha ‘avallato’ la staffetta a palazzo Chigi con Enrico Letta.
Ma che oggi sembra diventata una vera e propria distonia. La convinzione del presidente emerito, ricorda Scalfari nell’articolo sul quotidiano, “non è certo una improvvisazione”, “è su questa posizione da molti anni ed ora gli preme più che mai vederla portata a buon fine da Renzi che di un appoggio così autorevole ha certo molto bisogno”: “ma su questo tema — sentenzia — sono in totale disaccordo”.
Se quello di Scalfari, in qualche modo, può sembrare il rimprovero di un amico, però, le critiche che arrivano da sinistra sono di un tenore diverso.
Già giovedì, giorno della pubblicazione della lettera di Napolitano, via agenzia, sono state sollevate dalla minoranza dem una serie di perplessità .
Alfredo D’Attorre dichiarava di “rispettare ma non condividere” i contenuti dell’intervento, Doris Lo Moro spiegava che avrebbe preferito che l’ex presidente della Repubblica “restasse fuori da questa vicenda”.
Più duro Franco Monaco che era arrivato a definire “sconcertante” la missiva.
La stessa Rosy Bindi aveva scelto di intervenire con una comunicato per dire di “non condividere affatto” il senso del ragionamento.
Niente a che fare, però, con l’escalation delle ultime ore.
In un’intervista al “Fatto quotidiano”, la presidente della commissione Antimafia, parla addirittura di intervento “inopportuno”.
“Proprio perchè conosce il peso delle parole — aggiunge — dovrebbe evitare di schierarsi. Non condivido il merito ma neppure il metodo”.
Parole che fanno il paio con quelle del senatore Massimo Mucchetti, secondo cui “Napolitano è intervenuto per aiutare Renzi” perchè “ha paura che non abbia i numeri al Senato sulla riforma”.
Insomma, parole che finora mai si erano sentite a sinistra. Nemmeno quando Napolitano, già nel ruolo di senatore a vita, si era premurato di offrire a Matteo Renzi un ombrello sull’Italicum, bocciando gli emendamenti della minoranza e sentenziando che la legge elettorale andava “bene così” com’era.
Anzi, la storia racconta che le critiche arrivavano sempre da destra – da Berlusconi e dai berlusconiani – e che al Pd toccava il compito di difendere l’inquilino del Colle. Evidentemente non questa volta: segno che la battaglia tra i democratici è arrivata a un punto di svolta.
(da “Huffigtonpost”)
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