PER IL “BISTECCHIERE D’ITALIA” È PRONTO LO “SCUDO”: LA PROCURA DI ROMA HA CHIESTO ALLA GIUNTA PER LE AUTORIZZAZIONI DELLA CAMERA DI ACQUISIRE LE CHAT WHATSAPP CHE RIGUARDANO L’EX SOTTOSEGRETARIO ALLA GIUSTIZIA, ANDREA DELMASTRO, NELL’AMBITO DELL’INCHIESTA SUL RISTORANTE “BISTECCHERIA D’ITALIA” SUL PRESUNTO RICICLAGGIO DEL CLAN SENESE
I PM VOGLIONO LEGGERE LO SCAMBIO DI MESSAGGI CON MAURO CAROCCIA, PRESTANOME DELLA CAMORRA , MA LA GIUNTA HA PREPARATO GIÀ UNA LETTERA DA MANDARE ALLA PROCURA PER CHIEDERE CHIARIMENTI, FACENDO INTENDERE QUALE SARÀ L’ORIENTAMENTO: NON CONCEDERE L’UTILIZZO DELLE CHAT DI DELMASTRO
Il 4 giugno scorso il procuratore di Roma Francesco Lo Voi aveva auspicato “collaborazione” da
parte della Giunta per le autorizzazioni della Camera sull’acquisizione delle chat che riguardano l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, oggi deputato semplice di Fratelli d’Italia, nell’ambito dell’inchiesta sul ristorante “Bisteccheria d’Italia” sul presunto riciclaggio del clan Senese.
Delmastro, che si è dimesso per questo caso dopo il referendum sulla separazione delle carriere, non è indagato (come ha specificato Lo Voi) ma i pm romani hanno fatto richiesta alla Giunta per le autorizzazioni di Montecitorio per acquisire le chat whatsapp tra lui e il ristoratore Mauro Caroccia
Ma la Giunta per le autorizzazioni a Montecitorio sta iniziando a fare muro nei confronti dei pm capitolini. Martedì, infatti, l’ufficio di presidenza ha approvato all’unanimità una lettera da mandare ai pm per chiedere chiarimenti, facendo però già intendere quale sarà l’orientamento della Giunta: non concedere l’utilizzo delle chat del parlamentare di FdI, tanto più se non indagato.
La proposta della lettera, firmata dal relatore di Forza Italia Pietro Pittalis, che Il Fatto ha letto, ha l’obiettivo di chiedere conto ai pm della richiesta fatta pervenire alla Giunta: non è chiaro, si legge nel testo del capogruppo azzurro in giunta, se i magistrati chiedano l’autorizzazione al “sequestro di corrispondenza” visto che la formulazione della procura “non domanda espressamente l’autorizzazione a ‘sequestrare’ la corrispondenza dell’on. Andrea Delmastro Delle Vedove”.
I pm, infatti, chiedono che sia consentito “una volta formata copia della memoria del dispositivo in sequestro di accedere e prendere cognizione delle comunicazioni memorizzate sul dispositivo medesimo, destinate al deputato o da lui provenienti”.
Una questione che, secondo la giunta, non è di lana caprina: alla luce della sentenza della Corte costituzionale 170 del 2023 (che ha portato all’annullamento ai sequestri di corrispondenza telefonica nell’inchiesta sulla Fondazione Open vicina a Matteo Renzi), si spiega che “l’elemento decisivo, sul piano costituzionale, non è costituito dalla denominazione formale dell’atto, bensì dalla sostanza dell’attività richiesta dall’autorità giudiziaria”.
E dunque, in sintesi, si arriva alla conclusione che “la richiesta della Procura di Roma, pur formulata nei termini di autorizzazione all’‘accesso’ e alla ‘presa di cognizione’, potrebbe essere ragionevolmente qualificata come richiesta di autorizzazione al sequestro di corrispondenza”. Ma dovrà essere la procura a dirlo e quindi la giunta ha deciso di chiederlo ufficialmente.
Poi la conclusione che fa subito capire quale sarà l’orientamento della maggioranza in giunta per le autorizzazioni: una volta stabilito che si tratterà di una richiesta di sequestro di corrispondenza, la destra negherà l’accesso alle chat whatsapp all’ex sottosegretario Delmastro.
Se la Giunta spiega che questo è un “passaggio semplice, rapido e pienamente coerente con il principio di leale collaborazione tra poteri dello Stato” e che “non avrebbe finalità dilatorie” ma “esclusivamente chiarificatrici”, allo stesso tempo “consentirebbe di pronunciarsi con piena consapevolezza, in tempi comunque rapidi, evitando il rischio di attribuire alla Procura di Roma un intendimento non univocamente desumibile dal tenore letterale della sua richiesta”. Insomma, sarà un no ben motivato.
(da Il Fatto Quotidiano)
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