Destra di Popolo.net

ALBANIA, PALAZZO DEL GOVERNO ACCERCHIATO: VOGLIONO LE DIMISSIOSI DI EDI RAMA

Giugno 21st, 2026 Riccardo Fucile

SOTTO ATTACCO ADESSO E’ L’INTERO SISTEMA PAESE: LE DECINE DI MIGLIAIA DI PERSONE IN STRADA ATTACCANO ANCHE IL LEADER DELL’OPPOSIZIONE BERISHA

Non si tratta più solo delle proteste contro un resort di lusso, la cementificazione di un’area protetta o la svendita delle eccellenze albanesi ai miliardari esteri. Le manifestazioni di piazza nel Paese dell’aquila bicefala che hanno ormai superato le tre settimane assumono ogni giorno che passa i connotati di una rivolta contro il sistema. Un sistema che dalla caduta del regime comunista di Enver Hoxha ha spalancato le porte al capitalismo e fatto dello Stato dei Balcani il terreno di conquista di investitori stranieri. Così, le decine di migliaia di persone che anche questo weekend hanno affollato le piazze del Paese non chiedono solo le dimissioni del primo ministro Edi Rama, in carica dal 2013, ma attaccano anche il leader dell’opposizione, altro ex premier e veterano della politica albanese post-comunista, l’81enne leader del Partito Democratico Sali Berisha.
I manifestanti si sono riuniti in Bulevardi Dëshmorët e Kombit, a Tirana. Ostacolare la costruzione del resort di lusso voluto dal genero di Donald Trump, Jared Kushner, nell’area protetta dell’isola di Sazan è stato il motivo scatenante delle manifestazioni che, oggi, hanno però raggiunto proporzioni ben maggiori. Tanto da spingere la piazza a lanciare un ultimatum a Rama dopo aver accerchiato la sede del governo per tutta la notte, senza sosta, continuando anche il 21 giugno: “Lasci il suo ufficio entro domenica“. Le possibili conseguenze della resistenza del premier sono riassunte in una frase di J.F. Kennedy ripetuta dai manifestanti: “Quelli che rendono impossibile una rivoluzione pacifica, renderanno inevitabile una rivoluzione violenta”.
Il leader del Partito Socialista al governo, come già fatto in passato, mantiene però la linea dura: “Un governo non si fa piegare dal rumore”, ha dichiarato in una riunione congiunta del suo gabinetto con il gruppo parlamentare socialista. E cerca di spostare l’attenzione sostenendo che l’Albania sia finita al centro di una guerra ibrida: “Da 20 giorni l’Albania è nell’occhio di un ciclone digitale. Il mondo si è svegliato solo perché c’era il nome di Kushner e l’ombra del suo suocero, odiato da un’intera armata online”.

(da agenzie)

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ESTATE, LA STAGIONE GIUSTA PER SPENNARE I POLLI: IL CODACONS SEGNALA I PREZZI “PAZZI” DELLE PIATTAFORME DI AFFITTI BREVI E DELLE COMPAGNIE AEREE PER LE VACANZE ESTIVE IN ITALIA

Giugno 21st, 2026 Riccardo Fucile

UNA SETTIMANA IN UN APPARTAMENTO NEL CENTRO DI FIRENZE PUÒ ARRIVARE A COSTARE FINO A 300MILA EURO (A ‘STO PUNTO CONVIENE COMPRARSELO), MA CI SONO PREZZI ASSURDI IN TUTTO IL PAESE (IN SALENTO C’È UN ANNUNCIO PER UNA TENDA “DOTATA DI BAGNO PRIVATO CON DOCCIA E ASCIUGACAPELLI E 2 LETTI” PER 238MILA EURO)

Una coppia che cerca un alloggio a Firenze, dal 14 al 21 agosto, può arrivare a spendere fino a 297.714 euro per un appartamento nel centro storico. “Prenotare una struttura può costare quanto l’acquisto di un appartamento di medie dimensioni e il biglietto aereo, per volare verso mete esotiche, arriva anche a superare i listini medi di un’auto utilitaria”.
Lo afferma il Codacons, in un’indagine che analizza le offerte di una delle più importanti piattaforme online – il portale specializzato in prenotazioni – e delle compagnie aeree per l’estate 2026 in Italia.
Dopo Firenze, al secondo posto c’è il Salento, dove per dormire a Ceglie Messapica si spende 238mila euro. L’annuncio fa riferimento a una tenda dotata di “bagno privato con doccia e asciugacapelli e 2 letti”. Terza in classifica Roma: un appartamento a Trastevere costa 196.134 euro per due settimane. In montagna a Ponte di Legno, in Val Camonica, un alloggio viene 166.400 euro nella settimana centrale di agosto, lo stesso prezzo per una villa con piscina a Barcuzzi, sul lago di Garda.
Prezzi “pazzi” li definisce l’associazione dei consumatori, che rappresentano un’anomalia. A parità di date e persone, ci sono infatti soluzioni anche al di sotto di 200 euro. Secondo il Codacons, il primo posto del risparmio spetta a Segrate, in provincia di Milano, dove un appartamento viene 149 euro; 203 euro per una simile sistemazione a Catania; 214 a Pietralunga, in Umbria e 221 euro a Benevento.
Se si decidesse di volare verso mete esotiche, i costi possono poi superare i 20mila euro. Per raggiungere la Repubblica di Vanuatu, nell’oceano pacifico meridionale, il biglietto di andata e ritorno (14-21 agosto) in classe economy arriva a 21.373 euro apasseggero partendo da Roma. Per volare ad Apia, in Samoa, occorre spendere fino a 18.500 euro, 17.300 per le Isole Salomone e Tonga, e infine 16.400 euro per visitare le isole Fiji.

(da agenzie)

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“IL PONTE SULLO STRETTO? UN CANTIERE IMMAGINARIO CHE VA DAI TEMPI DEI BORBONE ALLA NOSTRA REPUBBLICA DEL TIKTOK. MANCAVA ANCORA LA VARIABILE DELLO SCANDALO

Giugno 21st, 2026 Riccardo Fucile

È ARRIVATO ORA CON L’INCHIESTA DELLA MAGISTRATURA APERTA SULLE PRESUNTE IPOTESI DI CORRUZIONE DEI FUNZIONARI, LE PROMESSE DI INCARICHI, LE PRESSIONI SULLA CORTE DEI CONTI, LE INTERCETTAZIONI

Finalmente un primato. Non nella ricerca scientifica, nei salari, nella puntualità dei treni. L’Italia può vantare la più grande opera mai costruita senza che sia mai stata costruita: il Ponte sullo Stretto di Messina. Una tela di Penelope finanziata a rate. Un cantiere immaginario che va dai tempi dei Borbone alla nostra repubblica del TikTok.
All’enigma architettonico, al secolo di annunci, ai cento dubbi sulle faglie sismiche, sui rischi di inutilità dell’opera, sui 13,5 miliardi di spesa prevista, mancava ancora la variabile dello scandalo. È arrivato or ora con l’inchiesta della magistratura aperta sulle presunte ipotesi di corruzione dei funzionari, le promesse di incarichi, le pressioni sulla Corte dei Conti, le intercettazioni. E intanto le prime dimissioni degli indagati in attesa dei prossimi sviluppi. Chi l’avrebbe mai detto?
Il Ponte lo immaginavano già i Savoia. Lo accarezzava Mussolini. Lo prometteva Berlusconi. Lo cancellava Prodi. Lo riesumò Renzi. E oggi lo custodisce Matteo Salvini, ministro dei Trasporti, come suo cimelio personale […] Il plastico esibito a Porta a Porta. Una sequenza così fitta di inaugurazioni preventive […] E naturalmente di polemiche per colpa dei contestati controlli ambientali, delle scarse verifiche antimafia, dei progetti sempre più vecchi e dei costi sempre maggiori.
A parte l’idea lisergica del ministro degli Esteri Antonio Tajani – «in caso di guerra servirà all’evacuazione dei siciliani dal Fronte Sud della Nato» – nessun calcolo economico, ingegneristico, sociale, ne ha validato i vantaggi. Al punto che da gran tempo il Ponte ha smesso di sfidare la modernità, diventando il simbolo del nostro presente, dove la politica galleggia sulla eterna propaganda, e la Sicilia sprofonda nel passato che non passa: manca l’acqua nelle sue città, nei paesi, nei campi, la mafia governa le autobotti, scuole e sanità arrancano, i rifiuti sono un’emergenza, le strade restano scassate, i treni ancora viaggiano in bianco e nero: 10 ore tra Trapani e Ragusa. L’inchiesta è il lampadario appeso anche se il tetto dell’opera ancora manca. Illumina il grande romanzo dell’incompiuto

Pino Corrias
per vanityfair.it

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CUBA CAMBIA PER NON MORIRE: IL PARTITO COMUNISTA DELL’AVANA APRE LE PORTE AL MERCATO PRIVATO! (FIDEL SI STARÀ RIVOLTANDO NELLA TOMBA!)

Giugno 21st, 2026 Riccardo Fucile

A CUBA È STATO APPROVATO IL PACCHETTO DI RIFORME PÙ GRANDE DALL’ARRIVO AL POTERE DEI CASTRISTI (1959) PER AMPLIARE LO SPAZIO DELL’ECONOMIA DI MERCATO – IL PRESIDENTE CUBANO DÍAZ-CANEL RASSICURA CHE NON SI TRATTA DI UNA RESA AL CAPITALISMO, MA DI UNA NECESSITÀ PER FAR FRONTE ALLA CRISI ECONOMICA CAUSATA DELL’EMBARGO USA

«Ciò che dipende da noi, dobbiamo cambiarlo noi. E dobbiamo cambiarlo adesso». È con questo spirito che il presidente cubano Miguel Díaz-Canel Bermúdez, per garantire la sopravvivenza del sistema, ha portato avanti il più grande pacchetto di riforme economiche dall’arrivo al potere dei barbudos nel 1959.
Sembra di tornare indietro di ventisei anni al discorso del primo maggio 2000, quando Fidel Castro pronunciò parole molto simili, destinate a diventare tra le formule più celebri del Líder Máximo per definire la rivoluzione: «Revolución es cambiar todo lo que debe ser cambiado». Era il tardo Periodo Especial e Cuba si era aperta al mercato per sopravvivere
Anche allora l’esperienza rivoluzionaria sembrava arrivata al tramonto. Invece è sopravvissuta, anche se in condizioni tragiche: crisi energetica con quaranta ore consecutive di blackout, emergenza umanitaria senza precedenti, continue sanzioni e nuove minacce Usa.
Prima ancora di chiudere definitivamente il capitolo iraniano, infatti, in un’intervista ad Axios, Trump è tornato a parlare di Cuba definendo «possibile» un’azione militare, pur essendosi mostrato favorevole a una transizione pacifica.
Le riforme economiche, ratificate anche dall’Asamblea Nacional del Poder Popular (Anpp, il Parlamento cubano) dopo l’ok del Partito comunista e il consenso di Raúl Castro espresso in una lettera, rappresentano una svolta senza precedenti e fanno pensare ai modelli di Cina e Vietnam caratterizzati da un «capitalismo senza democrazia».
Le misure aprono agli investimenti privati nel settore immobiliare, trasformano le imprese statali in società commerciali e consentono anche a soggetti privati (cubani e stranieri) di acquisirne le quote; è prevista, inoltre, l’apertura del settore bancario ai capitali privati e, in casi specifici, la cessione di immobili e altri beni pubblici a persone fisiche e giuridiche, compresi i cubani residenti all’estero.
Tra le altre novità figurano l’eliminazione del tetto di cento dipendenti per le imprese private e la possibilità, per gli imprenditori, di possedere più di un’azienda. Si parla inoltre del graduale superamento dei sussidi universali.
«La giustizia sociale, così come l’ha concepita la rivoluzione con la sua vocazione umanista, non costa alle persone, ma costa allo Stato (…). Per questo abbiamo bisogno di produrre ricchezza. Se non c’è ricchezza, non c’è giustizia sociale», ha spiegato il presidente cubano precisando che non si tratta di una resa al capitalismo.
Díaz-Canel, infine, ha insistito su un punto: non sono riforme dettate dagli Stati Uniti, anzi, si tratta di interventi per contrastare il “bloqueo”, «il più lungo della storia imposto dalla più grande potenza del mondo».

(da agenzie)

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“LA LINEA DI TRUMP E’ QUELLA DI UNA CHIARA ROTTURA” : PAOLO ZAMPOLLI, INVIATO SPECIALE DELLA CASA BIANCA PER LE GLOBAL PARTNERSHIP, CERTIFICA CHE IL “VAFFA” DEL TYCOON A GIORGIA MELONI E’ DEFINITIVO

Giugno 21st, 2026 Riccardo Fucile

“ CONOSCO IL PESO CHE LUI ATTRIBUISCE ALL’AMICIZIA E ALLA LEALTÀ. CHE IL PRESIDENTE AVESSE DATO UN’INVESTITURA POLITICA A MELONI È CHIARO, EVIDENTEMENTE QUANTO È ACCADUTO CON LA PREMIER NON HA CORRISPOSTO ALLE SUE ASPETTATIVE”

“Il presidente si è espresso, il messaggio che ha pubblicato sul social è ora la linea ufficiale dell’amministrazione degli Stati Uniti». Paolo Zampolli, amico personale di Donald Trump e oggi inviato speciale del governo americano per le Global partnership, ha appena letto il post del capo della Casa Bianca e spiega: «Non siamo più al livello di una conversazione con un giornalista che può essere fraintesa. Questa è la linea ufficiale e al momento documenta una chiara rottura».
Cosa è successo e cosa ha determinato questa escalation?
«Il presidente si aspettava l’aiuto dell’Italia durante le operazioni in Iran, ma non lo ha ricevuto. Ha fatto molto per il Paese e aveva dato una chiara investitura politica alla premier, su vari temi, senza poi ricevere sostegno su una iniziativa di grande importanza».
Durante gli incontri al G7 appena concluso in Francia ha detto che si è sentito abbandonato dagli alleati. Ci sono anche motivazioni personali dietro a questa sua scelta?
«Dal punto di vista pratico quanto è successo è chiaro, perché lo stesso presidente scrive della sua delusione per il mancato appoggio nelle operazioni relative all’Iran. È una questione politica».
Lei però lo conosce bene anche sul piano personale, non ritiene che questo aspetto abbia avuto un impatto sul rapporto con Meloni?
«La mia amicizia con lui dura da oltre trent’anni ed è chiaro che la lealtà è “king”, è la cosa più importante a cui tiene di più. […So però il peso che lui attribuisce all’amicizia e alla lealtà, che in genere hanno un impatto significativo sulle sue relazioni anche dal punto di vista personale. Che il presidente avesse dato un’investitura politica a Meloni è chiaro, basta guardare le dichiarazioni pubbliche che aveva fatto in suo sostegno. Evidentemente quanto è accaduto con la premier non ha corrisposto alle sue aspettative».
Almeno a giudicare dal tono del messaggio, questa sembra una rottura definitiva.
«Il contenuto è chiaro. Fino a quando si era trattato di rapide conversazioni giornalistiche potevamo pensare che ci fosse stato qualche fraintendimento, oppure che si trattasse di una reazione dettata dall’umore del momento. Ora però siamo di fronte ad un messaggio pensato e scritto, che ovviamente rappresenta la linea dell’intera amministrazione».
In fondo Trump ha bombardato l’Iran, provocando la morte della guida suprema Khamenei, ma ora ha appena firmato un accordo con il figlio. Il suo pragmatismo non potrebbe aprire comunque la porta ad una ricostruzione del rapporto?
«Fino a ieri pensavo che si potesse risolvere la questione con qualche gesto, ad esempio se il ministro degli Esteri Tajani fosse venuto a Miami per il forum previsto sull’economia e avesse avuto una conversazione con il segretario di Stato Rubio. Si poteva anche pensare di invitare la premier sul campo da golf con il presidente, per favorire un chiarimento più informale. Ora la situazione è cambiata».

(da agenzie)

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LA BASE “MAGA” SUI SOCIAL ATTACCA GIORGIA MELONI: “SEI UNA SAPUTELLA”, “UNA SENZA CLASSE”, “MARIONETTA”, “HA UN ATTEGGIAMENTO INFANTILE”

Giugno 21st, 2026 Riccardo Fucile

ORA GIORGIA E’ DIVENTATA NEGLI USA UN NUOVO NEMICO PER LA BSE TRUMPIANA: “L’ITALIA STA ANDANDO A ROTOLI A CAUSA SUA E LEI PENSA A ELEMOSINARA UNA FOTO CON TRUMP”

La base Maga sui social si è schierata con Donald Trump, scoprendo un nuovo nemico: Giorgia Meloni. Il post pubblicato su Truth in cui il presidente degli Stati Uniti ha ribadito le accuse alla premier di averlo implorato di fare una foto insieme, ha provocato un’ondata di commenti a favore del tycoon.
I nomi degli account sono in gran parte di fantasia, una situazione che nel passato ha indotto gli analisti a parlare di veri e propri troll della propaganda della destra americana, e che fa supporre come la macchina trumpiana abbia usato la piattaforma per far uscire il presidente dall’angolo di un caso imbarazzante.
Alcuni irridono Meloni con meme in cui la paragonano a una vecchia scarpa da ginnastica, o mostrano il video in cui lei appare con la mano sul fianco, snobbata dal cancelliere tedesco Friedrich Merz e Trump, e il commento ironico: «Brava, fai vedere chi sei».
L’account ChaterineProudAmerica scrive: «È ciò che si merita quella piccola saputella. Al diavolo lei: non potevamo usare la base mentre stavamo salvando i loro culi».
Mitzi Turpin, che si definisce Ultra Maga, cita una canzone dei Pretenders e scrive: «Sono speciale, così speciale, devo avere un po’ della tua attenzione, dammela». E ancora: «Senza classe». «Marionetta». «Sì, lei l’ha implorato», scrive uno, mostrando una foto di Meloni con sguardo adorante tra Trump e Merz.
L’account WomenForTrump, sessantamila follower, accusa la leader di avere un «atteggiamento infantile». «Il suo Paese sta andando a rotoli mentre lei si lamenta per una foto. Niente mostra meglio quanto sia incompetente. Non aveva promesso di porre fine all’immigrazione di massa? Ha fatto esattamente l’opposto».

(da agenzie)

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LE CONSEGUENZE DELLO SCAZZO TRUMP-MELONI: PRIMA E’ STATO CANCELLATO IL “BUSINESS FORUM” FRA ITALIA E STATI UNITI, PREVISTO LUNEDI’ A MIAMI, A CUI AVREBBE DOVUTO PARTECIPARE IL MINISTRO DEGLI ESTERI TAJANI CON INVESTITORI E AZIENDE ITALIANE E USA

Giugno 21st, 2026 Riccardo Fucile

ORA SALTA ANCHE LA PARTECIPAZIONE DEL MINISTRO GIORGETTI ALL’INCONTRO A MILANO PER L’ASSEMBLEA DELLA CAMERA DI COMMERCIO AMERICANA IN ITALIA, DOVE AVREBBE INCONTRATO IL CONSOLE DEGLI STATI UNITI A MILANO, DOUGLAS BENNING, E I RAPPRESENTANTI DI MOLTE FRA LE PIÙ IMPORTANTI IMPRESE AMERICANE

Giancarlo Giorgetti era atteso domani a Milano per l’assemblea della Camera di Commercio americana in Italia. Per il ministro dell’Economia sarebbe stata l’occasione di incontrare il console degli Stati Uniti a Milano, Douglas Benning, e i rappresentanti di molte fra le più importanti imprese americane. Alla fine, invece, il titolare del Tesoro non parteciperà all’evento: ha deciso di disdire la partecipazione venerdì sera.
I motivi ufficiali non sono noti, ma è impossibile non notare la coincidenza temporale fra la rinuncia di Giorgetti e l’inizio dello scontro tra Donald Trump e Giorgia Meloni.
Assente anche la vicepresidente del Senato e senatrice di Forza Italia, Licia Ronzulli, di solito sempre presente all’American Chamber. «Ma solo perché non potrò essere a Milano domattina — spiega — altrimenti avrei partecipato e, anzi, avrei usato quel palco per dare un messaggio agli imprenditori: che i rapporti transatlantici devono restare solidi indipendentemente da chi siede nello Studio Ovale».
Confermata, per ora, invece la presenza di Luigi Di Maio. L’ex esponente dei Cinque Stelle oggi Rappresentante speciale Ue per la regione del Golfo è stato invitato a parlare della crisi nel Golfo e del ruolo dell’Europa.
Che le relazioni economiche italo-americane siano forti lo dimostra l’andamento degli scambi commerciali. «A dispetto dei dazi e delle guerre, l’anno scorso l’export italiano negli Usa è cresciuto del 7,2% — ricorda Simone Crolla, consigliere delegato dell’Amcham —, gli Stati Uniti sono il primo investitore estero in Italia e guardano con interesse al Paese». Così, per esempio, sia il mega-fondo Kkr e sia il colosso dell’intelligenza artificiale Anthropic apriranno a breve una sede a Milano.

(da Corriere della Sera)

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UN SONDAGGIO DI “CHANNEL 12” HA RILEVATO CHE IL 59% DEGLI ISRAELIANI RITIENE CHE NETANYAHU NON DOVREBBE RICANDIDARSI, SOLO IL 33% È FAVOREVOLE

Giugno 21st, 2026 Riccardo Fucile

“BIBI”, INSEGUITO DAI PROCESSI PER CORRUZIONE (CHE STA CERCANDO DI EVITARE ANCHE CON RIFORME DELLA GIUSTIZIA CHE AUMENTEREBBERO IL POTERE DELLA POLITICA SULLA MAGISTRATURA), HA PERSO ANCHE IL SOSTEGNO DI TRUMP

Doveva essere la sua carta vincente. E invece, giorno dopo giorno, si sta trasformando in una valanga che può segnare la sua fine politica. Fino a poco tempo fa Benjamin Netanyahu si vantava di essere l’unico leader israeliano in grado di farsi ascoltare dal presidente americano Donald Trump.
Ora però l’improvvisa impopolarità del tycoon a causa della condotta della guerra con l’Iran e le offese e le minacce con cui egli continua a rivolgersi all’amico e alleato stanno mettendo in crisi la campagna elettorale del premier in vista del voto d’autunno.
Ieri Trump ha continuato a fare esternazioni che mettono in imbarazzo Netanyahu. Prima affermando di aver spinto Israele a un cessate il fuoco con il Libano – rafforzando così l’immagine di un “Bibi” a lui subalterno. E poi ripostando sul social Truth un articolo che sostiene egli abbia in mano le carte per la vacillante rielezione dell’alleato, così rendendo ancora più chiaro il senso delle sue parole di due giorni prima, quando aveva messo in dubbio il suo endorsement elettorale per Netanyahu.
Colpisce peraltro l’uso dell’immagine delle carte, perché riecheggia quel «Non hai le carte» che Trump rivolse sprezzante a Volodymyr Zelensky e arriva pochi giorni dopo quel «Netanyahu dovrebbe dirci grazie» che a sua volta rimanda a uno storico
rimprovero al leader ucraino.
Sembrano lontani i tempi in cui Trump passava il capodanno a Mar-a-Lago con lui, anche se era solo meno di sette mesi. Oggi l’ipotesi di una visita in Israele per spingere l’alleato in campagna elettorale appare fantapolitica.
E che l’endorsement sia in dubbio è confermato dalla notizia, riportata da Channel 12, secondo cui funzionari dell’amministrazione avrebbero avviato contatti dietro le quinte con i leader dell’opposizione israeliana, tra cui Naftali Bennett e Gadi Eisenkot, i principali candidati alla successione di Netanyahu.
Non bastasse Trump, i sondaggi allarmano sempre di più il premier. Il partito Yashar dell’ex generale Eisenkot è in ascesa e avrebbe raggiunto a 22 seggi il suo Likud, mentre Insieme, di Bennett e Yair Lapid, lo tallona da vicino. Ma c’è un altro rilevamento, pubblicato ieri, che fa ancora più male: un’indagine di Channel 12 ha rilevato che il 59% degli intervistati ritiene che Netanyahu non dovrebbe ricandidarsi, e solo il 33% è favorevole.
Il premier può vantare la decapitazione di Hamas e Hezbollah, ma l’ultima guerra non ha portato affatto alla caduta del regime iraniano, che si è addirittura rafforzato.
Inseguito dai processi per corruzione, che sta cercando di evitare anche con riforme della giustizia che aumenterebbero il potere della politica sulla magistratura, Netanyahu si presenterà alle elezioni senza più la carta Trump e con degli alleati di ultradestra che hanno spaccato il Paese

(da Repubblica)

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EDIMBURGO, TERRORISTA SOVRANISTA ACCOLTELLA A CASO PER STRADA CINQUE CITTADINI DI FEDE MULSUMANA

Giugno 21st, 2026 Riccardo Fucile

GLI ATTACCHI IN VARIE ZONE DELLA CITTA’ POI VIENE BLOCCATO E ARRESTATO… IL PREMIER STARMER: “SCONVOLGENTE”… SONO LE CONSEGUENZE DI CERTI SEMINATORI DI ODIO CHE LE DEMOCRAZIE OCCIDENTALI NON HANNO LE PALLE DI ARRESTARE

Un uomo di 36 anni è stato arrestato a Edimburgo in relazione a una serie di «attacchi violenti» compiuti nella serata di venerdì nella capitale scozzese, a seguito dei quali cinque persone sono rimaste ferite. Si tratterebbe di attacchi di matrice anti-musulmana.
Alcuni filmati diffusi online mostrano d’altronde un uomo a torso nudo aggirarsi per le strade di Edimburgo brandendo una grossa arma, prendendo d’assolto vetrine o persone. In un altro video si vede l’uomo, fermato dalla polizia a terra, spiegare di aver agito per «punire gli islamici», dando segni di squilibrio. «Vi ho detto più e più volte che sto difendendo il Paese da questi fottuti musulmani bastardi, che stuprano le nostre figlie. Quel che è troppo è troppo».
I feriti e le indagini
Sarebbero cinque uomini quelli rimasti feriti negli attacchi riportati in diverse aree della capitale. Le vittime — due 22enni e altri uomini di 24, 27 e 39 anni — hanno riportato lesioni di varia entità. Tre di loro hanno avuto bisogno di cure ospedaliere, ma nessuna delle ferite è risultata in pericolo di vita. Nella tarda serata di venerdì la polizia avrebbe ricevuto numerose chiamate di emergenza da persone che segnalavano «attacchi violenti, comprese minacce, rapine e atti vandalici L’unità antiterrorismo scozzese sta conducendo le indagini, con il supporto di altri specialisti e degli agenti di polizia locale», ha dichiarato la polizia in un comunicato.
La reazione del governo
Il premier laburista Keir Starmer, che alcune indiscrezioni di stampa non confermate danno sull’orlo delle dimissioni questo weekend, ha definito quanto accaduto «assolutamente sconvolgente». Notando come l’uomo arrestato «sembra essere stato mosso da odio anti-musulmano», Starmer ha sottolineato di non essere disposto a tollerare nulla del genere. «Dovrà affrontare tutto il rigore della legge. I miei pensieri sono rivolti alle persone rimaste ferite e ringrazio la polizia e i servizi di emergenza per il loro intervento», ha concluso il premier

(da agenzie)

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