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“ZAIA SEGRETARIO ORA”. DIETRO GLI STRISCIONI CONTRO SALVINI COMPARSI IN OTTO CITTÀ ITALIANE, CI SAREBBE LO ZAMPONE DI UNA RETE DI GIOVANI MILITANTI E DIRIGENTI TERRITORIALI DEL CARROCCIO. PECCATO CHE ABBIANO PUNTATO SU QUEL “CUOR DI MELONI” E CACADUBBI DI ZAIA

Giugno 17th, 2026 Riccardo Fucile

CIRCA UN MESE FA, L’EX “DOGE” AVREBBE INCONTRATO IN VENETO IL GRUPPO DI RIBELLI DEL CARROCCIO CHE SI SAREBBERO MESSI A SUA DISPOSIZIONE PER SOSTENERNE L’ASCESA ALLA SEGRETERIA DELLA LEGA … ZAIA HA INCASSATO E NON HA DATO INDICAZIONI OPERATIVE O POLITICHE. COME DICEVA MANZONI: IL CORAGGIO, CHI NON CE L’HA, NON SE LO PUO’ DARE

“Grazie Matteo ma…Zaia segretario ora”. Dietro gli striscioni contro Salvini comparsi nella mattinata del 15 giugno in otto città italiane, tutti accomunati dallo stesso messaggio, ci sarebbe lo zampone di una rete di giovani militanti e dirigenti territoriali del Carroccio
Secondo quanto risulta a Dagospia, circa un mese fa, Zaia avrebbe incontrato in Veneto il gruppo di ribelli del Carroccio.
I militanti avrebbero manifestato all’ex “Doge” l’insofferenza per la gestione Salvini e l’auspicio di averlo sulla tolda di comando del Carroccio: “Sior Zaia, la sua leadership rappresenterebbe la soluzione migliore per il futuro del partito”.
Nel corso del colloquio, l’ex governatore del Veneto è stato informato delle inquietudini del corpaccione del partito, non solo nel Nord-Est. I ragazzotti, inoltre, si sarebbero messi a disposizione per costruire consenso intorno a un’eventuale “segreteria Zaia” anche in quei territori lontani dal Veneto, dove la leadership del cowboy di Conegliano è più debole
Zaia, notoriamente un “cuor di melone” cacadubbi, ha incassato, senza fare un plissè, e non ha dato indicazioni operative o politiche.
Dopo l’incontro, è nata dal basso la rete “Comitati Zaia segretario”. E il 15 giugno l’iniziativa ha assunto una dimensione nazionale con l’affissione coordinata degli striscioni in diverse città.
L’obiettivo non è aprire immediatamente una battaglia congressuale, per quella ci sarà tempo. L’intenzione reale è dimostrare al sempre timoroso Zaia l’esistenza di una base organizzata pronta a sostenerlo
L’operazione è stata varata nonostante la contrarietà di alcuni dirigenti della Lega, che avrebbero invitato i giovani promotori a non esporsi, per evitare possibili tensioni con il gruppo dirigente nazionale e, in particolare, con il vicesegretario federale, Claudio Durigon
(da Dagoreport)

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SALVINI, UN UOMO SOLO ALLO SBANDO: ZAIA E FEDRIGA RESPINGONO L’OFFERTA DEL CAPITONE CHE, PER USCIRE DALL’ANGOLO, HA OFFERTO AI DUE BIG DEL NORD IL RUOLO DI VICE CON DELEGA AI TERRITORI. L’EX “DOGE” SPINGE PER UNO SPACCHETTAMENTO DEL PARTITO (SUL MODELLO TEDESCO CDU/CSU) CHE RESUSCITI LA VECCHIA LEGA NORD A CUI SOMMARE UNA LEGA DEL CENTRO-SUD, PROGETTO CHE SALVINI HA CASSATO

Giugno 17th, 2026 Riccardo Fucile

NÉ ZAIA NÉ FEDRIGA SONO DISPOSTI A FARE LE FOGLIE DI FICO DI UN PARTITO SEMPRE PIU’ SPACCATO: IL GOVERNATORE LOMBARDO ATTILIO FONTANA INSISTE SUL “RITORNO AL NORD” E CRESCE LA VOGLIA DI UN NUOVO CONGRESSO – NONOSTANTE LE PROTESTE (IL RADUNO DI TREVISO SARA’ “LA RESA DEI CONTI”) E IL TIMORE DI UN SORPASSO IMMINENTE DI VANNACCI, SALVINI NON HA INTENZIONE DI MOLLARE LA POLTRONA

L’autocritica non è una lingua che Matteo Salvini frequenta spesso. Per questo, quando lunedì sera davanti agli invitati alla cena leghista con manager e imprenditori a Milano ha riconosciuto che su Vannacci «ho fatto, abbiamo fatto degli errori», la frase ha attirato l’attenzione dei presenti.
D’altronde, proprio mentre il segretario federale si sedeva a tavola insieme al collega Giancarlo Giorgetti, Swg diffondeva il sondaggio che Salvini non avrebbe mai voluto vedere: Futuro Nazionale dell’ex generale Roberto Vannacci raggiunge la Lega al 5, 3%.
Il punto è il bivio che lo attende dentro il suo partito, archiviata definitivamente l’ipotesi di un nuovo consiglio federale questa settimana per raggiungere una sintesi tra le richieste dei governatori di maggiore spazio di manovra al Nord e le istanze
del centro-sud e del cerchio magico salviniano che premono perché nulla cambi, se non l’approdo al Viminale dello stesso Salvini al posto di Matteo Piantedosi.
Tutti attendono una nuova convocazione. C’è chi ipotizza che si arrivi addirittura alla due giorni di Treviso del 4 e 5 luglio senza incontri intermedi: «Così sarà davvero la resa dei conti».
«Matteo Salvini è stato eletto dal congresso un anno fa e ora sta ascoltando tutti poi deciderà lui cosa fare» replica il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti all’Ansa a proposito del futuro della Lega. E però non è un mistero che più d’uno inizi a invocare un nuovo congresso, anche perché i contenuti di quello andato in scena a Firenze lo scorso anno sarebbero ormai sorpassati dagli eventi.
Dopo settimane mai così travagliate, con l’aggancio di Roberto Vannacci nei sondaggi e la sua stessa leadership finita in bilico, Matteo Salvini tenta l’ultima mossa, per rilanciare la “sua” Lega: ha sentito i big del Nord, in particolare Luca Zaia e Massimiliano Fedriga, offrendo loro una «delega ai territori».
Non è però quello che chiedeva l’ex Doge del Veneto, in asse con il presidente del Friuli Venezia Giulia. Zaia spinge per uno spacchettamento del partito, che resusciti la vecchia Lega Nord a cui sommare una Lega del Centro-Sud, progetto che il leader ha valutato e alla fine cassato. La risposta dunque è stata tutt’altro che entusiasta, eufemismo.
Anche se il segretario lavora ancora a un compromesso, che potrebbe essere annunciato la prossima settimana, forse senza neppure un federale (quello di ieri, come previsto, è saltato).
Né Zaia né Fedriga sono disposti a fare le foglie di fico della crisi del Carroccio, accetterebbero il posto di vicesegretario solo con «margini operativi» veri. Quelli che Salvini non vuole cedere. Ecco perché, in un partito che solitamente è una falange, si moltiplicano nei territori gli sbuffi d’insofferenza.
I manifesti apparsi l’altro ieri a Milano – con la scritta «Grazie Matteo, ma ora Zaia segretario» – sono spuntati in sette città: da Napoli a Rovigo, da Parma a Firenze, Roma e L’Aquila. Li ha messi in piedi una rete che si è autobattezzata «Rifondazione Lega», che sarebbe espressione autonoma della giovanile. Profetizzano un «terremoto interno», spiegano a Repubblica in forma anonima, sarebbe insomma il primo tassello di «un’operazione più ampia». I leghisti, sostengono, «sanno che è ora di cambiare, occorre una nuova guida capace di riposizionare un partito ormai in decadenza».
Può essere un fuoco di paglia, Salvini è sopravvissuto ad altre burrasche. Ma da qualche giorno nelle chat del Carroccio – e ne discutono anche diversi big di FdI – c’è la sensazione che il piano stavolta sia davvero inclinato.
A Mogliano Veneto, provincia di Treviso, nella due giorni del 4 e 5 luglio pensata dal vicepremier per fare team building, rischiano di esserci proteste. «Spunteranno le scope», sghignazzano gli avversari interni del segretario. E a proposito: qualcuno vorrebbe proporre a Salvini, se facesse un passo di lato, il ruolo di «presidente», come toccò a Bossi dopo le dimissioni del 2011. Il clima è questo.
Altre frizioni si sono registrate nel direttivo del partito lombardo, l’altro ieri. Con la richiesta del governatore Attilio Fontana e del segretario regionale Massimiliano Romeo del «ritorno al Nord» e le frecciate in replica dei salviniani per gli attacchi di questi giorni al leader.
Non a caso c’è chi ipotizza: con queste premesse, il raduno del Trevigiano salterà. Il leader però non sembra disposto a retromarce. Il simbolo leghista è depositato a suo nome. Chiunque lo sfidi, se perdesse la disputa, dovrebbe accettare di fondare un partito altrove. «Voglio vincere le prossime Politiche», l’ultimo rilancio del segretario l’altro ieri a Milano, nella cena (da 2.500 euro a persona) con trecento imprenditori e diversi colonnelli leghisti, da Armando Siri a Edoardo Rixi.
Più Giancarlo Giorgetti, che ieri con l’Ansa commentava così le tribolazioni interne: «Matteo Salvini è stato eletto dal congresso un anno fa e ora sta ascoltando tutti, poi deciderà lui cosa fare…». Nonostante le difficoltà e il timore di un sorpasso imminente di Vannacci, Salvini non ha intenzione di mollare: «Parliamo delle cose fatte al governo – ripeteva alla platea meneghina – Non perdiamo tempo con il chiacchiericcio».
(da agenzie)

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IL MIRACOLO ECONOMICO DELLA MELONI: SIAMO SEMPRE PIU’ POVERI! LA CARITAS SCATTA UNA FOTOGRAFIA IMPIETOSA SULLO STATO DI INDIGENZA ECONOMICA VISSUTO DA MOLTE PERSONE IN ITALIA

Giugno 17th, 2026 Riccardo Fucile

A CHIEDERE UN SOSTEGNO ALL’ORGANIZZAZIONE PASTORALE DELLA CHIESA CATTOLICA CI SONO SEMPRE PIU’ FAMIGLIE CON MINORI A CARICO E ANZIANI SOLI IN DIFFICOLTA’ …AL NORD LE RICHIESTE DI AIUTO PROVENGONO SOPRATTUTTO DAGLI IMMIGRATI MENTRE AL SUD IL DATO SI INVERTE CON UNA PREVALENZA DI CITTADINI ITALIANI

Chiedono aiuto per mettere insieme il cibo per la cena, per trovare un lavoro o un posto dove stare. Nella metà dei casi sono famiglie con minori a carico, uno su tre è un lavoratore povero. Ma crescono in maniera esponenziale anche gli anziani soli in difficoltà. È una fotografia impietosa quella contenuta nel Report statistico 2026 sulla povertà in Italia di Caritas Italiana.
Cittadini sempre più poveri, sempre più a lungo. I dati segnalano infatti un record dal 2019 della povertà cronica e della sua intensità, indicando un progressivo allontanamento delle persone dalla soglia minima di benessere economico.
È il dato più alto che abbiamo registrato negli ultimi anni. Nel 2019 c’era stato un calo, poi dalla pandemia in poi c’è stato un incremento costante. Il fenomeno riguarda molto gli stranieri ma sempre di più anche gli italiani». Per questo i ricercatori definiscono la povertà in Italia non un’eccezionalità ma una «strutturale normalità».
Nello specifico, il numero delle persone sostenute dalla rete Caritas nel 2025 è cresciuta dell’1,7% rispetto al 2024: un aumento più contenuto rispetto al passato, ma che di fatto cristallizza una crescita costante del fenomeno, in cui non si registrano flessioni negli ultimi cinque anni.
La condizione di indigenza, dunque, oltre a essere duratura è sempre più radicata, diventando stabile soprattutto nella vita di molte famiglie. Sul totale il 56 per cento sono stranieri e il 41% italiani. Nelle regioni del Nord la domanda è più alta tra gli§ immigrati (60%) mentre al Sud il dato si inverte con un’utenza prevalentemente italiana.
Ad essere particolarmente colpiti sono gli anziani: in dieci anni il numero degli over 65 raggiunti dalla rete Caritas è aumentato del 191%, a fronte di una crescita complessiva dell’utenza pari al 48%. Con l’avanzare dell’età, alla povertà economica si aggiunge la fragilità sanitaria e l’isolamento sociale. Le persone sole sono passate, nello stesso arco temporale, dal 23,8% al 32,9%.
Tra gli altri aspetti evidenziati c’è l’acuirsi dei bisogni sanitari (+69%), compresi quelli di natura psicologica, e la presenza sempre più rilevante dei cosiddetti lavoratori poveri. Una condizione che assume particolare rilievo nelle fasce centrali di età, raggiungendo il 31,7% delle persone tra i 35-44enni e il 31% tra i 45-54enni.
«Si tratta di persone occupate nell’edilizia, di ambulanti, lavoratori della logistica o tuttofare. Tra le donne spiccano le occupate nei servizi di cura, colf e badanti – spiega ancora De Lauso -. Pur avendo un’occupazione si trovano in una situazione di vulnerabilità economica e sociale. E questo è un fenomeno sempre più preoccupante.
Nel 2015 gli utenti erano per la maggior parte disoccupati, mentre gli occupati erano il 13%. Ora tra i 35 e 55 anni superano il 30 per cento del totale. Questo è dovuto alle retribuzioni basse e alla stagnazione dei salari».
In difficoltà risultano anche molte famiglie con figli minori, che rappresentano più della metà delle richieste d’aiuto (52%). Dal dossier, emerge poi con forza il problema abitativo, non soltanto nella forma più estrema della mancanza di una dimora (sono state oltre 24mila le persone “senza tetto” incontrate), ma anche nelle crescenti difficoltà legate alla gestione della casa: dagli affitti alle utenze difficili da pagare fino alle condizioni abitative precarie o inadeguate.
(da La Stampa)

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“SEI UN CIALTRONE!”. LA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI IN RAI: IL DIRETTORE GENERALE, ROBERTO SERGIO, ALZA LA VOCE CONTRO IL PRESIDENTE, ANTONIO MARANO, CHE FACEVA LE PULCI AL PIANO IMMOBILIARE E AL BILANCIO. REPLICA: “E TU DEDICATI A SAN MARINO”

Giugno 17th, 2026 Riccardo Fucile

LA MAGGIORANZA, VISTA LA SCARSA QUALITÀ DELLA DIRIGENZA CHE RUOTA INTORNO AI PARTITI DI GOVERNO, È COSTRETTA A CONFERMARE I VERTICI IN SCADENZA, D’AREA CENTROSINISTRA (PAOLO DEL BROCCO A RAICINEMA, SERGIO SANTO A RAICOM) – AVANZA LA SORELLINA D’ITALIA FRANCESCA DE MARTINO A RAIPARLAMENTO

Un Vietnam. Chi ha assistito all’ultima riunione del cda Rai non teme smentite per il paragone ardito: si sente odore di napalm ai piani alti della tv di Stato.
«Sei un cialtrone!», ha urlato il dg Roberto Sergio ad Antonio Marano, il presidente facente funzione intento a far le pulci al piano immobiliare e al documento di bilancio appena illustrati dal numero due dell’azienda.
«E tu dedicati a San Marino», ha subito replicato l’ex direttore della seconda rete rientrato in quota leghista, berciando insulti e qualche parolaccia, omissati però per decenza dal verbale della seduta.
È in questo clima che i consiglieri si apprestano a rivedersi, oggi e domani, per visionare i prossimi palinsesti e varare un nuovo pacchetto di nomine funzionale a completare la militarizzazione sovranista dell’informazione pubblica.
Ma anche a svelare la scarsa qualità della dirigenza che ruota intorno ai partiti di governo: dopo un lungo arrovellarsi, non si è infatti riusciti a trovare nessuno in grado di guidare partecipate strategiche come RaiCinema (vera gallina dalle uova d’oro) e RaiCom. Ragion per cui i vertici in scadenza, tutti d’area centrosinistra, verranno confermati in blocco.
Dopo il disbrigo degli affari correnti previsto oggi, domani si comincerà dai direttori di Tg2 e RaiParlamento giunti a fine mandato. Ma se su Antonio Preziosi non c’è discussione, resterà alla cloche del notiziario cadetto su preciso ordine di Antonio Tajani, sulla tolda della testata che segue i lavori di Camera e Senato scatterà il turn over.
Via Giuseppe Carboni, già al comando del Tg1 in epoca gialloverde per volere di Giuseppe Conte, dentro la sua vice, Francesca De Martino. Fedelissima del capo degli Approfondimenti Paolo Corsini, appartiene alla filiera di Fratelli d’Italia L’accordo è stato raggiunto ieri, nel corso di un vertice di maggioranza durante il quale i delegati dei tre partiti — Francesco Filini per FdI, Alessandro Morelli per la Lega e Simona Agnes per FI — hanno anche dato via libera alla conferma dei vertici di RaiCinema e RaiCom.
Resteranno tutti, l’ad Paolo Del Brocco e Sergio Santo, oltre ai due presidenti. E questo nonostante le proteste del Carroccio, che da mesi invoca discontinuità. Ma cambiare al buio sarebbe un azzardo, ha spiegato l’ad della capogruppo Giampaolo Rossi, specie in quelle due controllate, strategiche anche per i conti dell’azienda.
È stato invece rimandato il blitz per insediare Simona Agnes sulla poltrona di direttore generale ora occupata da Sergio, anche se Forza Italia non si dà per vinta: la consigliera cara a Gianni Letta, rimasta orfana della presidenza, deve essere “risarcita” entro l’estate.
(da Repubblica)

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SCHLEIN, CONTE, BONELLI E FRATOIANNI DANNO IL VIA AL CANTIERE DELLA COALIZIONE ANTI-MELONI , I RENZIANI FURIOSI NON TANTO PER L’ESCLUSIONE VOLUTA DA CONTE (“DA LUI C’ERA DA ASPETTARSELO”) MA PER “SCHLEIN CHE GLIEL’HA CONSENTITO: NEL MOMENTO IN CUI VANNACCI SPACCA IL CENTRODESTRA, IL CENTROSINISTRA DÀ LA STESSA IMMAGINE, UN BEL CAPOLAVORO”

Giugno 17th, 2026 Riccardo Fucile

ANCHE I RIFORMISTI DEM SUL PIEDE DI GUERRA PERCHÉ “COSÌ SI SCHIACCIA LA COALIZIONE TROPPO A SINISTRA” … L’OBIETTIVO E’ QUELLO DI AGGANCIARE IN AUTUNNO L’AREA CENTRISTA CHE OGGI E’ DIVISA E PRIGIONIERA DI VETI (RUFFINI VS ONORATO, ONORATO VS RENZI) E SENZA UN FEDERATORE

Non era la prima volta che si vedevano, tutti e quattro insieme. Stavolta, però, hanno voluto renderlo pubblico. Con tanto di foto di gruppo postata sui social.
Per lanciare «un segnale politico chiaro»: siamo partiti, non si torna indietro. Smentire «la narrazione disfattista» di una certa destra, a cominciare da Giorgia Meloni, impegnata a dipingere il campo progressista come un campo morto: diviso, in disaccordo su tutto, nei fatti inesistente.
A pranzo da Costanza, la suggestiva osteria romana ricavata sotto i resti del Teatro di Pompeo, il poker progressista che rappresenta il nocciolo duro dell’alleanza si è incontrato in formato ristretto.
Scelta imposta da Giuseppe Conte, ma subito sposata da Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, il duo di Avs che per settimane ha spinto non solo per l’incontro al vertice, ma anche per vestirlo di ufficialità e dargli una nuova iconografia.
Afflitti dal medesimo problema: far digerire ai rispettivi elettorati, rossoverde ed ex grillino, un patto allargato a Matteo Renzi e annessi. Un processo che ha bisogno di tempo.
Coinvolgere adesso la frastagliata galassia centrista — a parte il dettaglio di non sapere con esattezza chi e quanta gente invitare — avrebbe infatti dato l’impressione di una tavolata immensa: «Un’accozzaglia o un caravanserraglio», l’avvertimento del capo 5Stelle.
Perciò alla fine Elly Schlein ha dovuto cedere. E di comune accordo si è deciso di tenerli fuori tutti — oltre a Renzi, Riccardo Magi, l’aspirante federatore civico Onorato, Ernesto Ruffini — secondo uno schema pensato da Elly Schlein a doppio cerchio concentrico. Il primo formato da Pd, M5s e Avs che insieme organizzeranno due manifestazioni di piazza prima dell’estate per raccontare il cammino fatto insieme in Parlamento, dalla battaglia su salario minimo e sanità pubblica fino alle proposte su fisco ed energia, per dimostrare che «non partiamo da zero». Il secondo composto dalla famosa quarta gamba moderata, quando finalmente riuscirà ad aggregarsi, pronta a essere agganciata in autunno.
Non a caso la segretaria dem aveva informato Renzi. Più consapevole degli altri tre commensali che senza il centro non si vince, come da ultimo le aveva ribadito Romano Prodi, nel lungo faccia a faccia bolognese di domenica scorsa. Il leader di Iv non l’ha certo presa bene: in partenza per gli Usa, ospite della Fondazione Obama, i suoi l’hanno tempestato di sms e chiamate furibonde.
Indispettiti non tanto per l’esclusione voluta da Conte, «da lui c’era da aspettarselo», ma per «Schlein che gliel’ha consentito: nel momento in cui Vannacci spacca il centrodestra, il centrosinistra dà la stessa immagine, un bel capolavoro». Sentimento peraltro condiviso dai riformisti del Pd, preoccupati perché «così si schiaccia la coalizione troppo a sinistra». E ora decisi a contestarglielo nella riunione della Direzione che verrà convocata entro fine mese.
Il bello è che, fra una mozzarella di bufala e un carciofo alla giudia, i quattro leader del campo stretto sulle mosse dell’ex generale si erano dilungati tanto. Concordando sulla necessità di «spedire subito un messaggio forte al Paese: mentre la destra si divide, noi diamo un segnale di unità», si era entusiasmato Bonelli. Convinto che «alla fine Vannacci si accorderà con Meloni», stessa previsione di Schlein e Conte, al contrario di Fratoianni: «Andrà da solo per non perdere voti», il suo pronostico.
Due scenari comunque favorevoli per i progressisti, si è convenuto a tavola: «Se dovesse fare l’intesa, a parte condizionare l’agenda politica del centrodestra, provocherà un terremoto all’interno. Per FI e Lega sarà complicato digerirlo». Un po’ come Renzi per il centrosinistra.
(da Repubblica)

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I GIOVANI NON HANNO VOGLIA DI LAVORARE O GLI IM-PRENDITORI SONO DEI BANDITI? SUI SOCIAL, I RAGAZZI DELLA GEN-Z SPUTTANANO I LORO DATORI DI LAVORO CHE OFFRONO PAGHE DA FAME E NON ACCETTANO DOMANDE SUGLI ORARI DEI TURNI: “LO STIPENDIO È DI 800 EURO AL MESE PER 7 ORE AL GIORNO, SABATO COMPRESO. NO, GRAZIE”

Giugno 17th, 2026 Riccardo Fucile

LA SOCIOLOGA FRANCESCA COIN: “LA GENERAZIONE Z È DESCRITTA COME PIÙ ATTENTA AI SALARI E ALLE CONDIZIONI DI LAVORO. LA REALTÀ E CHE PRIMA QUESTI ASPETTI ERANO SCONTATI E LE PAGHE, IN TERMINI DI POTERE D’ACQUISTO, ERANO PIÙ ALTE. CON 1.200 EURO AL MESE IN CITTÀ COME MILANO SI E’ AL LIMITE DELLA SOPRAVVIVENZA”

No a straordinari non retribuiti, no a paghe indegne. No a turni di lavoro massacranti. Basta compromessi che “normali” non lo sono mai stati. Lo slogan scorre da giorni su pagine Instagram e gruppi TikTok, sulle note dei britannici The
Smith: «I was looking for a job…». Il manifesto della Generazione Z – quella che raggruppa i nati tra il 1997 e il 2012 – è una sequenza di screenshot.
Messaggi scambiati su WhatApp con i datori di lavoro che tutti insieme fotografano la realtà precaria della popolazione più giovane. Miriam chiede se il proprio turno finisca effettivamente alle 2 di notte o se quella è soltanto l’ora di chiusura al pubblico del locale. Domanda anche se sono previste maggiorazioni per i notturni e per le domeniche.
La risposta: «Penso che non possiamo andare avanti se già mi sindacalizzi tutte queste cose». A un’offerta di 800 euro mensili per sette ore al giorno, sabato compreso, un altro candidato risponde «grazie, no».
La replica: «Ecco perché in Italia va male!». Intorno agli Anni 90 la permanenza media di un giovane nella stessa azienda era otto anni, oggi le statistiche raccontano che difficilmente di superano i 13 mesi. E malgrado questa sia la generazione di neoassunti più scolarizzata di sempre – quasi uno su due ha una laurea – il 45% lascia l’impiego perché non si adatta al proprio stile di vita. E l’86% mette la vita privata al primo posto, invertendo la gerarchia dei valori tanto cari a genitori e nonni
La “gavetta” è uscita di scena? «È un concetto che sta sparendo: noi vedevamo l’accesso al lavoro come una fase di passaggio, per entrare nel sistema e crescere. Oggi questo patto è venuto meno, e vale anche per i neolaureati».
Daniele Manni, professore di informatica ed educazione all’imprenditorialità, è stato il primo docente italiano a vincere il Global Teacher Award nel 2020. «Ha preso piede il modello americano, dove cambiare spesso impiego è assolutamente normale. Con una differenza: negli Usa si cerca di migliorare, qui si cerca di sopravvivere».
Francesca Coin, sociologa dell’Università di Parma, parla di un grande fraintendimento: «La Generazione Z è descritta come la più attenta ai salari e alle condizioni di lavoro. La realtà e che prima questi aspetti erano scontati e le paghe, in termini di potere d’acquisto, erano più alte. Il mercato del lavoro è deteriorato e chi oggi ha 20 anni viene impiegato in settori a scarso valore aggiunto. Anche chi è istruito è costretto ad accettare lavori con qualifiche inferiori.
Capisco la frustrazione di chi rinuncia anche a 1.200 euro al mese: in città come Milano siamo al limite della soglia di sopravvivenza». La conferma arriva dall’ultimo rapporto AlmaLaurea: a un anno dal titolo, tra i laureati di primo e di secondo livello non occupati e in cerca di lavoro, la quota di chi accetterebbe una retribuzione sotto 1.250 euro è scesa al 33% e al 26%.
Eppure, proprio sull’attitudine dei giovani al lavoro, i luoghi comuni si sprecano: svogliati, incapaci di sopportare la fatica fatta di turni intensi e di orari prolungati. Francesca Biancone, classe 2005, li smonta uno per uno: «Troppo spesso si tende a confondere la richiesta di flessibilità con la svogliatezza. Il nostro invece è dinamismo, è desiderio di autonomia. NVogliamo essere valutati per i risultati, per il profitto. Non per il numero delle ore che trascorriamo seduti dietro a una scrivania». Lei è al secondo anno di Economia all’Università di Torino e allieva dell’Honors Program del Collegio Carlo Alberto, un percorso di studio parallelo incentrato su materie quantitative. Cosa chiede a chi ha in mano anche il suo futuro?
«Che invece di trattenerci in Italia a tutti i costi, potenzino la mobilità anche verso l’estero: devono investire sugli studenti perché possano decidere dove specializzarsi, per poter magari tornare con le competenze che servono. E vogliamo poter sviluppare un pensiero critico invece che imparare semplici formule, per non essere superati dall’evoluzione tecnologica: la voglia di cogliere nuove sfide non ci manca».

(da La Stampa)

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IN ITALIA SERVE UNA LEGGE PER STACCARE GLI ANZIANI DAI SOCIAL, NON SOLO GLI ADOLESCENTI

Giugno 17th, 2026 Riccardo Fucile

OCCORRE ANCHE TUTELARE UNA PARTE FRAGILE DELLA POPOLAZIONE

l Regno Unito è solo l’ultimo arrivato. La mattina del 15 giugno il primo ministro Keir Starmer ha annunciato la messa al bando dei social network per i minori di 16 anni. Nessuno escluso: Facebook, Instagram, TikTok, X e YouTube. Da quello che leggiamo solo WhatsApp si salva. E forse con un po’ di confusione. YouTube ormai è una piattaforma, più che un social. Tanto vale togliere anche Netflix. Dice
Starmer: “I social rendono i ragazzi infelici”. E dopo i 16 anni non scatta l’accesso libero: fino ai 18 c’è comunque un blocco dalle 20:30 e la limitazione dello scrolling infinito, quel sistema per cui con un piccolo gesto possiamo semplicemente scorrere da un video all’altro. Potenzialmente per sempre.
Il ban imposto da Starmer non è immediato. La legge deve ancora arrivare in Parlamento. Il Regno Unito però si è messo in una corrente che sta portando molti Paesi a prendere decisioni simili. La prima è stata l’Australia, lo scorso dicembre. Anche qui l’età minima per avere un account social è stata spostata a 16 anni. Tra poco anche l’Italia entrerà in una fase di discussione, almeno pubblica. Ci sono già diverse proposte di legge.
Tutto molto interessante, la letteratura scientifica che mostra cosa può succedere a un ragazzo lasciato da solo con uno smartphone è ormai molto vasta. E così la rassegna dei casi di cronaca. Giusto a marzo abbiamo raccontato la storia di Kaley, una ragazza che è arrivata a passare 16 ore al giorno su Instagram. Ma forse stiamo affrontando solo una parte del problema, quella più controllabile. Perché i ragazzi non sono gli unici che sembrano avere qualche problema con l’uso smodato dei social.
Negli ultimi anni ci siamo occupati decine di volte di truffe organizzate sui social. E forse decine è anche una stima bonaria. Lo schema era sempre lo stesso. Una persona famosa diceva di aver scoperto uno schema perfetto per guadagnare migliaia di euro. Chiedeva di compilare un modulo, fare un piccolo investimento e poi semplicemente aspettare. Ovviamente era tutto finto, il volto e la voce della celebrity venivano modificati con l’intelligenza artificiale. L’investimento sarebbe cresciuto, così come le chiamate per investire di nuovo. Un piccolo sogno che si realizza, almeno fino a quando non si chiedeva semplicemente di ritirare il patrimonio accumulato. In quel caso auguri.
Nessuna delle persone famose ritratte era nota alla Gen Z. Non c’era Anna Pepe a sponsorizzare l’investimento, ma neanche Arti 5ive, Blanco o i Pinguini Tattici Nucleari. Le persone scelte per sponsorizzare la truffa arrivavano spesso dalla televisione, anni di militanza nello star system e soprattutto avevano un pubblico con un’età media abbastanza alta. Insomma. Il target non è mai stato la Gen Z, non
sono mai stati i millennial, sono sempre stati gli anziani. Vittime che hanno accumulato qualche risparmio e che non hanno tanta dimestichezza con il digitale. Magari hanno sentito al telegiornale che con Bitcoin c’è chi è diventato miliardario ed ecco: perché non investire due soldi in questo annuncio trovato su Facebook. Oltretutto non è difficile beccarli.
Nel novembre 2025 l’agenzia stampa Reuters ha pubblicato un’inchiesta dal titolo: Meta sta guadagnando una fortuna da una valanga di annunci fraudolenti. Secondo il giornalista Jeff Horwitz il peso dei guadagni provenienti da questi annunci poteva coprire anche il 10% del fatturato. La facilità nel confondere il vero e il falso online è confermata anche da uno studio pubblicato nel 2022 su Science Advanced: un monitoraggio sulle attività Facebook di 1.300 profili durante l’ultima campagna presidenziale ha dimostrato che solo il 3% degli utenti tra i 18 e i 29 anni ha diffuso link riconducibili a siti di fake news. Nella fascia over 65 la percentuale è salita all’11%.
Fuori dai social uno smartphone in mano può diventare una porta d’accesso per molti altri tentativi di truffa. Finti sms, finti parenti, nipoti che hanno bisogno di soldi per un intervento, per un incidente, perché hanno perso il telefono o perché hanno il conto bloccato. Notai che notificano facoltose eredità da ottenere compilando giusto qualche dato. Secondo la Polizia Postale, solo nel 2024 il numero delle truffe online denunciate in Italia ha sfiorato quota 19.000.
L’algoritmo che entra nel silenzio
Forse vi è già capitato. Pranzo di famiglia. Il consueto caos in tavola, aggiornamenti di rito, litigate sulla politica. Poi vi distraete un attimo e qualcuno ha lo sguardo immerso nello schermo dello smartphone. Scorre un video dopo l’altro. Magari con l’audio ancora alto. Non è un ragazzo, assorbito dentro qualche chat di WhatsApp. È uno zio, una madre o un nonno. È qualcuno che ha scoperto da qualche tempo i Reel su Facebook o che ha appena scaricato TikTok, giusto per provarla. Secondo un report Istat diffuso nel 2023, l’uso di internet continua a crescere, anche se ha raggiunto livelli vicini alla saturazione. I dati più alti riguardano gli anziani. Tra il 2022 e il 2023 la percentuale di persone che si sono connesse a internet è aumentata del 3,7% nelle fasce 55-59 anni e over 75. Contro una media del 2%.
Partire dallo scrolling infinito
Una buona porzione dei punti che abbiamo elencato non sono legati solo ai social. Parlano anche di solitudini, di un deserto di relazione che spinge persone anziane a immergersi in un mondo lontano da quello in cui hanno vissuto. Eppure è difficile non vedere che una regolamentazione più stretta sui social potrebbe evitare alle persone più fragili di farsi travolgere dagli algoritmi. Questa consapevolezza negli ultimi anni sta maturando per i minori. Certo, è difficile che si possa pensare a una legge che imponga blocchi solo agli anziani. Forse qualche misura, a partire dal blocco dello scrolling infinito, si potrebbe estendere direttamente a tutti.
(da Fanpage)

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ARRIVA IN SENATO LA NUOVA LEGGE SULLA CACCIA, VOLUTA DA QUEI PISTOLERI DEI FRATELLI D’ITALIA, CHE STRAVOLGE LA NORMATIVA DEL 1992 SULLA PROTEZIONE DELLA FAUNA SELVATICA

Giugno 17th, 2026 Riccardo Fucile

CON LA RIFORMA “SPARA TUTTO” SARANNO CONTENTI CACCIATORI, ARMIERI, AGRICOLTORI E LOBBY VARIE – I DUBBI DELL’UNIONE EUROPEA

A un anno dalla scadenza della legislatura, la riforma che punta a stravolgere la legge 157/92 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio) arriva in Senato.
Dove due anni fa non è riuscita la Lega con una sua proposta (firmata da Francesco Bruzzone), dove Francesco Lollobrigida ha subìto una – parziale – sconfitta (il ministro di FdI avrebbe preferito un iter più snello, ma lo scorso anno ha incassato lo stop del governo), ecco che il centrodestra unito è vicino al proprio obiettivo. Vale a dire: approvare il disegno di legge 1552 (ddl Malan) e sventolare la
bandierina in favore di una fetta consistente di elettorato: cacciatori, mondo agricolo (che da tempo ha messo le mani sull’attività venatoria) e armieri.
Il percorso nelle commissioni Ambiente e Agricoltura di Palazzo Madama è stato, salvo significative eccezioni, lineare. Esaminati gli oltre 2mila emendamenti, il centrodestra ha approvato (quasi) tutto ciò che desiderava approvare.
Nel percorso della riforma, però, si è verificato un intoppo politico ben peggiore e, per il governo, imbarazzante. Poco più di un mese fa, grazie alle associazioni Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf Italia, è saltato fuori che la Commissione europea, attraverso la Direzione generale Ambiente, ha scritto al Mase per sottolineare come il ddl Malan rischi di entrare in conflitto con le normative Ue.
In particolare con la Direttiva Habitat e la Direttiva Uccelli. Anche qui, la conseguenza è che l’Italia finisca sotto procedura d’infrazione. “Le modifiche proposte sollevano diverse preoccupazioni” hanno scritto da Bruxelles. A peggiorare il quadro, già di per sé piuttosto grave, è stato il comportamento del governo, che ha tenuto la lettera ben nascosta. La missiva, infatti, risale a dicembre. Ed è diventata pubblica solo grazie alle associazioni animaliste e ambientaliste.
Ma non è tutto. Perché ilFattoQuotidiano.it può anticipare che il ministero dell’Ambiente ha ricevuto un’altra lettera di protesta. Questa volta dal Consiglio d’Europa, l’organizzazione che si occupa di tutelare lo Stato di diritto, i diritti umani e la democrazia dei 46 Paesi membri.
È un fatto di enorme rilevanza, perché in questo momento viene richiesto al governo italiano di dimostrare, sul piano giuridico e scientifico, che questo disegno di legge è compatibile con gli obblighi assunti dall’Italia con la Convenzione di Berna“.
Dopo l’intervento della Commissione europea, dunque, “arriva adesso un nuovo e autorevole richiamo internazionale.
La fauna selvatica non viene più vista come un patrimonio della collettività da proteggere (secondo la legge è patrimonio indisponibile dello Stato). Al termine “protezione” presente nel titolo, viene anteposto quello di “gestione” e la caccia viene definita per legge come l’attività che “concorre alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema”. Questo stravolgimento della realtà ha la funzione di tentare di
rendere ogni misura a favore della caccia come coerente con i principi costituzionali, specialmente l’articolo 9 che tutela la biodiversità, gli ecosistemi e gli animali.
Tra le specie cacciabili entrano l’oca selvatica e il piccione e si rende più agevole includere ulteriori specie con un provvedimento del presidente del Consiglio senza bisogno del parere dell’Ispra, mentre viene recepito il declassamento del lupo da strettamente protetto a protetto.
Apertura per i fucili nel demanio marittimo, e dunque potenzialmente litorali, scogliere, spiagge, ma anche nel demanio forestale. Si estendono le aree cacciabili, addirittura obbligando le Regioni a verificare che quelle destinate alla protezione della fauna selvatica non eccedano il limite del 30%. Viene estesa la stagione venatoria oltre il mese di febbraio, cioè nel periodo di migrazione prenuziale e nidificazione (violando la Direttiva Uccelli). […]
E ancora: depotenziamento dell’Ispra, il massimo organo. scientifico pubblico in materia ambientale a favore di un organo politico filo-caccia, il Comitato Tecnico Faunistico-Venatorio Nazionale.

(da Il Fatto Quotidiano)

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“FOSSA COMUNE PER TE E LA TUA FAMIGLIA. SPARATI. SCIMMIA REMIGRA CON LORO”: SONO GLI INSULTI (13.500) CHE SI E’ VISTA RECAPITARE, SOTTO AI SUOI POST SUI SOCIAL, LA DEPUTATA DEL PD OUIDAD BAKKALI, REA DI AVER PARTECIPATO ALLA MANIFESTAZIONE CONTRO LA REMIGRAZIONE, DEFINENDO VANNACCI UN LEADER “ACCECATO DAL TESTOSTERONE”

Giugno 17th, 2026 Riccardo Fucile

LA PARLAMENTARE PIDDINA NATA IN MAROCCO HA SCIORINATO LE OFFESE, UNA PER UNA, INTERVENENDO ALLA CAMERA: “CHI È AL GOVERNO DOVREBBE FARE UN APPELLO AD ABBASSARE I TONI E A NON ISTIGARE ALL’ODIO”… RIBADIAMO LA SOLUZIONE E’ UNA: ANDARLI A PRELEVARE A CASA

“Sappiamo dove abiti”, “fossa comune per te e la tua famiglia”, “una che riproduce maranza”, “disinfestazione”, “scimmia remigra con loro”, “a casa zingara”, “topo di fogna”, “la beduina ha parlato”, “gli piace proprio farsi stuprare”, “farete una brutta fine”, “sparati”. Tredicimila e cinquecento tutti di questo tenore.
La deputata dem Ouidad Bakkali se li è visti recapitare sui suoi profili social. Uno dopo l’altro. In venti ore. E ieri, rivolgendosi ai sostenitori di Vannacci, definiti come «soldati di pezza» di un leader «accecato dal testosterone» li ha letti ad alta voce alla Camera dei deputati, una litania di insulti a sfondo razzista e sessista.
Cosa ha scatenato la violenza social?
«La mia partecipazione sabato scorso alla manifestazione contro la Remigrazione, ho postato sui miei social la foto».
Perché ha deciso di leggerli nell’aula di Montecitorio?
«Perché non ci stiamo rendendo conto, ormai è tutto sdoganato. Durante la conferenza stampa di Remigrazione, che volevamo impedire, ci hanno minacciati di “assaltare il Parlamento”. E ieri alla Camera ha ottenuto il via libera definitivo il decreto legge Rimpatri, quello che prevede un premio per gli avvocati che favoriscono i rimpatri dei migranti».
Laura Ravetto le ha replicato che anche lei è stata insultata quando è passata dalla Lega a Futuro Nazionale di Vannacci.
«Dimostrando di non capire che finché non rinnega il suo generale la situazione non potrà che peggiorare».
Come si risponde?
Serve un patto repubblicano, con tutti coloro che hanno a cuore la democrazia. Un patto che difenda le nostre istituzioni e il modo di fare politica. Chi è al governo dovrebbe fare un appello ad abbassare i toni e a non istigare all’odio nelle piazze e nei comizi politici. Serve anche un ragionamento serio sulle piattaforme, capire come gira l’algoritmo».
Lei è nata in Marocco ed è arrivata in Italia a 2 anni. Come è cambiato il clima?
«Sta cambiando di intensità. Io sono diventata assessora a Ravenna nel 2011 e alla prima uscita pubblica ci fu qualche commento razzista. Oggi per un post ne ricevo 13.500 e non fanno piacere. [Meloni sta valutando cosa fare con Vannacci ma dovrebbe prendere le distanze da Fn. Converrebbe anche a lei»
(da Repubblica)

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