Giugno 15th, 2026 Riccardo Fucile
CALA ANCHE FDI, SALGONO PD E M5S… CAMPO LARGO 45,9%, CENTRODESTRA 41,5%, VANNACCI 5,3%, AZIONE 3,5%
C’era molta attesa per il sondaggio politico di SWG per il TgLa7 di questa settimana. In
particolare per testare con i numeri il terremoto politico del Generale Vannacci.
E infatti questa settimana leintenzioni di voto degli italiani sottolineano un forte balzo in avanti di Futuro Nazionale, la formazione di Vannacci, che guadagna lo 0,5% e ottiene l’aggancio alla Lega di Matteo Salvini al 5,3%.
Un aumento che coincide con un significativo calo di Fratelli d’Italia -0,4%, il maggiore dall’inizio della Legislatura, e della Lega -0,3%. Avanzano, seppure di poco, Partito Democratico +0,1%, Movimento 5 Stelle e Forza Italia +0,2%. Stabile Verdi e Sinistra.
Tra i partiti minori Più Europa guadagna lo 0,1%. In calo dello 0,1% Azione e Noi Moderati, Altre Liste -0,2%. Stabili Italia Viva e Ora!. Cala dell’1% il numero delle persone che non si esprimono.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 15th, 2026 Riccardo Fucile
“PIÙ CHE UN FUTURO NAZIONALE SEMBRANO GLI ANNI VENTI A COLORI. I GIORNALISTI VENGONO TRATTENUTI IN UNA STANZA DELL’AUDITORIUM DA CAMICIE NERE CON CRAVATTE NERE. IL CIBO, L’ACQUA E IL CAFFÈ VENGONO PASSATI DALLA GARITTA, DALLA PORTA, PERCHÉ ‘CIRCOLARE’ IN SALA È VIETATO” … “SI È MAI VISTO UN CESARE CHE HA PAURA DI BACIARE SULLE GUANCE? OGNI VOLTA CHE UN FAN SI AVVICINA E PROVA A BACIARE IL GENERALE FECCIA, VANNACCI SPOSTA LA GUANCIA COME I LOBBISTI”
Si proclama il Generale feccia, Vannacci-Vannaccipoti: fa l’elogio della fogna ma indossa solo scarpe da barca. Dice che il “femminicidio non è un reato, non esiste”, che “passeremo al rastrellamento delle metastasi nei quartieri”, che “ci saranno solo carceri e tolleranza zero”, che i ragazzi devono lavorare a quattordici anni, in estate, e che nella Nato ci vuole stare ma come il cesso, “alla turca”.
Vannacci ha riaperto il baule di Ignazio La Russa. E’ la Salò con la vodka di Putin. Si odono “onore al Generale”, “camerati”, “Meloni vattene a casa!”, insulti a Guido Crosetto, e piovono “i me ne frego”, gli inni per Gianni Alemanno, “Gianni, Gianni!”. Il vecchio Mario Borghezio, il leghista ora vannacciano, garantisce che “Salvini sarà presto arrestato”.
Più che un Futuro Nazionale sembrano gli anni Venti a colori, a quaranta gradi, sotto il sole di Via Conciliazione, a pochi passi da San Pietro. I giornalisti vengono trattenuti in una stanza dell’Auditorium da camicie nere con cravatte nere.
Il cibo, l’acqua e il caffè vengono passati dalla garitta, dalla porta, perché “circolare in sala è vietato. Ordine del Generale”. Fumare? “Non si può. Ordine del Generale”. Al posto di Lipari andremo a fare il confino in Crimea o ai bagni Lucca.
Le richieste di grazia, il “ci fate entrare”, vengono inoltrate al vicegenerale, il deputato Eduardo Ziello che è il nuovo Galeazzo Ciano, mentre Domenico Furgiuele è l’Italo Balbo che ha come eroe Bobby Sands e Sergio Ramelli, perché “noi siamo tempesta e assalto”.
Le parole d’ordine della “sporca dozzina”, la “feccia”, come la chiama Vannacci, sono: “Combattere i pezzi di merda”, che hanno rapinato il gioielliere Roggero; “prendere a pedate” chi entra in casa; sottoporre i professori “a test psicoattitudinali”; riportare il “crocifisso a scuola”.
Edoardo Sylos Labini, direttore di Cultura e identità, regista, attore, che FdI ha lanciato in Rai con lo stesso blasone di un Giorgio Albertazzi, in visita studio, definisce “l’impresa di Vannacci come fiumana” e Meloni non ha scelta: “O prende Vannacci o perde”. O dentro o fuori.
Un bivacco di giornalisti non ha possibilità di scelta, neppure di fumo, peggio della galera, perché, spiega il servizio d’ordine “da qui non uscirete”, poi sorridendo, “intendevo che non uscirete da qui, ma uscirete vivi,questo è sicuro”.
Racconta una “maschera” dell’Auditorium, stesso stabile di Vatican News e dell’Osservatore romano, che “non mi è mai accaduto di vedere cronisti rintanati in una stanza. Non è mai stato impedito di circolare. E’ la prima volta in quarant’anni”.
Per oltre due ore, prima dell’arrivo del Generale Feccia, gli interventi dei delegati si possono ascoltare solo sul telefono, collegandosi su una piattaforma, l’Istituto Buio di Vannacci.
Lo abbiamo raccontato in divisa, Generale, ma è sempre vestito come l’americano a Capri e con il suo zainetto sembra il notaio che va fare pilates.
Cammina accompagnato da Massimiliano Simoni, ex consigliere leghista, una figura su cui andrebbe scritto un libro, un manager alla Mazzi, alla Caschetto, che si è inventato il Festival della Versiliana, e che oggi si è trovato a fare l’impresario di Vannacci, anzi, il suo “Marco Antonio” come dice Ziello.
Si è mai visto un Cesare che ha paura di baciare sulle guance? Ogni volta che un fan si avvicina e prova a baciare il Generale Feccia, Vannacci sposta la guancia come i lobbisti e saluta senza schiocco, come la palla del film Blow Up, la palla che non era palla.
E’ probabile, anzi, quasi certo che gli iscritti a Futuro Nazionale siano davvero centomila e che abbiano acquistato la spilletta a forma d’onda “a cinque euro”, le maglie verdi da Full Metal Vannacci, quelle da palla di lardo. Ed è vero anche che
non ci sono le teste rasate ma solo le stempiature degli ex An, il colesterolo al posto dell’olio di ricino ma che democrazia di partito è quella dove si vota il cambio di statuto per acclamazione?
Fa sorridere Emanuele Pozzolo che inizia con “una mattina mi son svegliato” e poi: “Scusate, sembra Bella ciao. La rifaccio”, mentre fanno piangere i giornali di destra che oggi attaccano (dopo averla lusingata) Laura Ravetto, passata in FN, che si presenta con l’appretto con su scritto “Merito”.
I veri arditi sono Furgiuele che intona “Dio, patria e famiglia”, che fa il saluto militare, e Rossano Sasso, l’esorcista che vuole scacciare dalle scuole le teorie gender. Hanno un programma di 140 pagine che per fortuna Vannacci non declama per intero salvo questa “ora legale permanente che sarà legge”, e quel solito zibaldone alla Greg Bovino, il poliziotto rasato di Minneapolis.
Dice di rifarsi alla destra autentica ma pare la buonanima di Casaleggio quando propone “la redistribuzione del tempo libero”, il “reddito produttivo di maternità” e quando sempre come Grillo profetizza il suo passo di lato, “perché io un giorno sogno di tornare in famiglia”.
Adesso esiste, ha un partito vero, costituito, ed è merito di Salvini che gli ha dato la cittadinanza. Altro che sequestro di persona! Salvini non andava processato per sequestro di persona ma per concorso esterno in associazione mostruosa, per aver assemblato Vannacci, la sua copia migliore.
La vera violenza non è ascoltare Vannacci ma Futura di Lucio Dalla cantata dal suo manipolo. Peggio delle sue conferenze c’è sentire Vannacci al piano intonare “qui dove la feccia luccica e tira forte la remigrazione”.
(da Il Foglio)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 15th, 2026 Riccardo Fucile
SIAMO PREOCCUPATI DALLE SORTI DELLA POPOLAZIONE DI TEHERAN? MACCHÈ CE FREGA: IL VERO PROBLEMA È IL NOSTRO PORTAFOGLIO! IL 97% DEGLI ITALIANI TEME UN AUMENTO DEI PREZZI DI CARBURANTE ED ENERGIA, L’85% UN ALLARGAMENTO DELLA GUERRA (COME PER L’UCRAINA, NON CI INTERESSANO LE RAGIONI DEL CONFLITTO, MA SOLO LA ROTTURA DI COJONI CHE CI PROVOCA)
Trump e Netanyahu sono kryptonite per gli italiani. Giorgia Meloni l’ha capito e per questo ha
cambiato atteggiamento, prendendo via via le distanze dalla coppia di puzzoni bombaroli che hanno distrutto la credibilità di Usa e Israele a suon di raid, retromarce e cumuli di macerie.
Che gli italiani avessero in antipatia i due leader, era noto. Ma sorprendono invece le dimensioni di tale antipatia.
Nell’ultimo sondaggio EuroScope, realizzato da Polling Europe, infatti, i nostri connazionali sono i più ostili all’intervento militare in Iran. Il 73% lo giudica non giustificato, il dato più alto tra i principali Paesi europei, di ben 17 punti sopra la media dell’Unione (56%). Solo il 18% considera legittima l’azione militare contro Teheran (contro il 30% dei francesi, il 26% degli spagnoli e il 24% dei tedeschi).
Il dato italiano appare ancora più significativo se si analizzano le risposte nel dettaglio: il 61% degli intervistati considera l’intervento “totalmente ingiustificato”, una percentuale che non trova paragoni tra le grandi nazioni europee. In Francia la quota scende al 20%, in Germania al 28%, in Spagna al 43%.
Alla contrarietà verso il conflitto si accompagna una forte preoccupazione per le conseguenze economiche e di sicurezza.
Il 97% degli italiani teme un aumento dei prezzi di carburanti ed energia, la percentuale più alta registrata nell’intera Unione Europea. L’85% teme inoltre un allargamento della guerra oltre il Medio Oriente.
Di conseguenza non sorprende che gli italiani siano anche tra i più convinti sostenitori delle sanzioni europee contro i coloni israeliani, accusati di violenze nei confronti dei palestinesi in Cisgiordania: il 69% si dichiara favorevole, contro una media europea del 53%. Si tratta anche in questo caso del dato più elevato tra i grandi Paesi dell’Unione.
Dobbiamo essere fieri dell’alta levatura morale dei nostri connazionali, che si ergono fieri contro l’imperialismo?
Macché: è la solita doppia morale. Siamo “pacifisti” perché preoccupati per le nostre tasche, come dimostra la ritrosia degli ultimi anni agli aiuti militari all’Ucraina. Non è una questione etica, di attenzione alle vite umane: è l’italianissimo “nun ce rompete li cojoni”. Nel marzo 2025, in un sondaggio di Swg, il 64% degli italiani chiedeva di diminuire il pur minimo sostegno economico e militare a Kiev. Fosse per noi, gli ucraini avrebbero dovuto stendere tappeti rossi a Putin e ringraziare pure…
Ps. Nel sondaggio di Polling Europe si affronta anche il tema migratorio, il 42% degli italiani si dichiara favorevole agli hub per migranti proposti dall’Unione Europea nei Paesi terzi, su input di Giorgia Meloni (vedi il flop dei centri in Albania, costati quasi 700 milioni di euro).
Una quota inferiore alla media europea (52%), ma comunque superiore al 36% degli italiani contrari all’iniziativa
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 15th, 2026 Riccardo Fucile
IL CORRISPONDENTE DALL’ITALIA, TOM KINGTON, SI È FATTO RITRARRE DAVANTI ALLA GELATERIA INCRIMINATA, CONFERMANDO IL PREZZO ASTRONOMICO, GRAZIE A PRODOTTI EXTRA NON RICHIESTI AGGIUNTI AL MOMENTO DELL’ORDINAZIONE… E SCRIVE UN VADEMECUM PER I TURISTI CHE SI FANNO FREGARE
Il caso dei due gelati a 44 euro – due coppette standard, arricchite con “troppi” biscotti e altri orpelli – dopo aver scatenato grandi polemiche a Roma arriva anche all’estero, a Londra, raccontato dal quotidiano britannico The Times, che ha inviato sul posto un proprio corrispondente mettendo in guardia dalle truffe.
Già il titolo dell’articolo è eloquente: «44 euro per due gelati? Quando vi trovate a Roma, fate come me per schivare le truffe», scrive il giornalista Tom Kington, che si è fatto ritrarre davanti alla gelateria sotto accusa con un cono gelato che, anche a lui, è effettivamente costato un’enormità: 22 euro.
E pure la foto associata all’articolo – la celebre scena del film «Tototruffa ’62» in cui Totò nel ruolo del Cavalier Antonio Peluffo riesce a vendere la Fontana di Trevi a un ingenuo turista italo-americano – è evocativa di un certo modo di trattare i turisti ospiti in città.
La prima denuncia, una settimana fa, era arrivata via social da Nicole Ann, turista americana che su un gruppo Fb aveva denunciato e documentato quanto accaduto in via di Tor Millina, vicino a piazza Navona: in pratica, la ragazza ha pagato 44 euro per due coppette di gelato standard.
Conto lievitato – è stata la sua denuncia – perché sono stati aggiunti altri prodotti, come macarons e cannoli siciliani, che non sarebbero stati richiesti al momento dell’ordinazione, e dei quali in ogni caso non era stato precisato il costo.
Il caso, alla fine, ha superato i confini nazionali, raccontato da The Times appunto, che ha inviato in gelateria il suo giornalista. Anche per lui un «normale» cono da tre gusti – pistacchio, mango e fragola – è arrivato a costare 22 euro dopo l’aggiunta di extra vari: wafers, macaron, panna montata, un cannolo siciliano. Insomma, lo stesso copione già andato in scena con l’ignara Nicole.
Il giornalista fa allora uno scatto in più, mettendo in guardia chi legge dalle altre possibili truffe [ in cui si rischia di inciampare in città e condividendo costi standard che non dovrebbero essere superati. I gelati a 5 euro esistono, assicura Kington, e la panna montata dovrebbe essere gratuita.
Poi, per un caffè al banco il costo è di 1,50 euro, continua l’articolo, e prezzo doppio al tavolo. Una volta, ricorda il cronista, il conto è risultato di molto superiore: «Mi spiace, pensavo fosse un turista», si sarebbe sentito rispondere.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 15th, 2026 Riccardo Fucile
“NEL 2024, NEL REGNO UNITO, I LABURISTI, PRENDONO IL 33%. SUL FRONTE OPPOSTO ESPLODE UN PARTITO A DESTRA DEI CONSERVATORI, REFORM UK, GUIDATO DA FARAGE E DA UN NEOFASCISTA CHE SI CHIAMA TOMMY ROBINSON. I TORIES PRENDONO IL 22% E REFORM UK IL 15%. NON SI FOSSERO DIVISI AVREBBE VINTO LA DESTRA, MA IN VIRTÙ DELLA LEGGE ELETTORALE BRITANNICA, A TRIONFARE È LA SINISTRA. OGGI, ESTATE 2026, LABURISTI E TORIES ARRANCANO AL 19% MENTRE REFORM UK È AL 27%. SI VOTASSE OGGI, FARAGE E ROBINSON ANDREBBERO AL GOVERNO”
La sinistra che esulta perché Vannacci ruba voti a Meloni non ha capito nulla di quel che sta
per succedere
La storia è già successa altrove, quindi guardiamola con attenzione. È il 5 luglio del 2024, due anni fa, quando il Regno Unito va al voto. I Laburisti, la sinistra, prendono il 33%.
Niente di esaltante, un voto su tre. Ma sul fronte opposto esplode un partito a destra dei conservatori, Reform Uk. È guidato dal vecchio leone della Brexit Nigel Farage, ma soprattutto da un agita-popolo neofascista che si chiama Tommy Robinson, che Wikipedia definisce non a torto “politico e criminale britannico”, condannato per risse, frodi e altre amenità
Comunque, dicevamo: i Tories prendono il 22% e Reform Uk quasi il 15%. Non si fossero divisi avrebbe vinto la destra, ma in virtù della legge elettorale britannica, a trionfare è la sinistra. Keir Starmer, leader dei laburisti, diventa primo ministro, dissolvenza in nero, titoli di coda.
Chiudiamo gli occhi e riapriamoli oggi, estate 2026, due anni dopo. Laburisti e Tories arrancano al 19% mentre Reform Uk è al 27%. Si votasse oggi, Farage e Robinson andrebbero al governo del Regno Unito, sospinti dal malcontento per la crisi economica e dall’odio xenofobo che attraversa il Paese, che si manifesta cicliche rivolte anti-migranti che assomigliano a veri propri pogrom, l’ultima a Belfast, in Irlanda del Nord, pochi giorni fa.§
Morale della favola: chi ieri esultava per l’ascesa di Reform Uk e per l’ascesa di una forza di estrema destra che rompeva il fronte avverso, consentendo alla sinistra di vincere, oggi si ritrova terrorizzato da una destra neofascista con in mano la maggioranza relativa dei voti e concrete possibilità di prendersi il governo, tra un paio d’anni. Ricorda qualcosa?
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 15th, 2026 Riccardo Fucile
L’AFFONDO DI RONCONE: “A VANNACCI NON PIACE CHI INDAGA SUI FANTASMAGORICI FINANZIAMENTI CHE PIOVONO ADDOSSO AL SUO PARTITO, CHI ILLUSTRA L’EVIDENTE VICINANZA IDEOLOGICA CON I NAZISTOIDI TEDESCHI DI AFD, CHI SPIEGA COME E DOVE RECLUTA LE SUE TRUPPE, CHI LE DESCRIVE DICENDO CHE SONO TRANSFUGHI OPPORTUNISTI DEL CENTRODESTRA DI GOVERNO E SIMPATIZZANTI DI FORZA NUOVA E CASAPOUND”
Ingranaggi invisibili scatenano ricordi e sensazioni. La mente torna ai giorni in cui Beppe Grillo e i suoi grillini progettavano di inoculare nelle vene del Paese il terribile virus dell’Uno vale uno (ci sono riusciti, purtroppo) e di aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno (hanno fallito, per fortuna).
Però noi cronisti andavamo a vedere da vicino, ad ascoltare soprattutto lui, il capocomico che un «vaffa» dietro l’altro era diventato capopopolo e prendevamo appunti, lo studiavamo, cercavamo di capirne la forza politica, la prospettiva politica, mentre lui si affacciava dalla terrazza dell’albergo, pure quello a 5 Stelle, con vista sul Foro Romano, fingeva di sputarci e poi scendeva e ci ringhiava in faccia che non eravamo nemmeno più giornalisti, ma solo «larve, vermi che strisciano, cadaveri che camminano, morti viventi…». Insultarci non gli sembrava mai abbastanza. Così scriveva sul suo sito i nostri nomi, pubblicava le nostre foto.
Erano vere e proprie liste di proscrizione. sabato mattina, sul palco dell’Auditorium di via della Conciliazione, aprendo i lavori dell’assemblea costituente di Futuro nazionale, il generale Roberto Vannacci s’è comportato — certo un filo più sofisticato, più ambiguo — allo stesso modo.
Anche lui ha snocciolato i nomi dei giornalisti che reputa ostili solo perché hanno fatto il loro lavoro: seguendolo fin dalle sue prime mosse, raccontando la costruzione del personaggio di destra, di estrema destra, che nasce pubblicando un libro, Il mondo al contrario , un pamphlet che ondeggia tra omofobia, negazionismo e razzismo, e che poi riesce ad affascinare Matteo Salvini, forse un po’ lo intorta, forse però è anche Salvini che lo sfrutta, resta il fatto che il generale diventa addirittura vicesegretario della Lega utilizzandola come un tram, da cui scende quando sente maturo il tempo per fondare un partito tutto suo.
I giornalisti, a Vannacci, scatenano insofferenza. Dietro quel sorriso pieno di denti, parla dei giornalisti con fastidio.
Non gli piace chi indaga sui fantasmagorici finanziamenti che piovono addosso al suo partito, chi illustra l’evidente vicinanza ideologica con i nazistoidi tedeschi di AfD, chi spiega come e dove recluta le sue truppe, chi le descrive dicendo che sono transfughi opportunisti del centrodestra di governo e neofascisti, ex missini, simpatizzanti di Forza Nuova e CasaPound, camerati orgogliosi d’essere camerati, pronti a emozionarsi quando lui, il generale, evoca la X della Decima, la sua adorata flottiglia, quelli che al comando di Junio Valerio Borghese aderirono alla Repubblica di Salò, per aiutare le Waffen-SS nei rastrellamenti e a torturare e a impiccare i partigiani.
Nella caserma che ha in testa il generale, probabilmente, l’informazione democratica non è prevista. Così, con malcelata acrimonia, fingendo di ringraziarli, legge la lista dei giornalisti che non gli piacciono. Nell’elenco c’è Matteo Pucciarelli di Repubblica , che fu il primo a intercettare il suo agghiacciante libro, e poi ci sono Corrado Formigli, Sigfrido Ranucci e Gad Lerner, ci sono Carmelo Caruso e Giacomo Salvini, e poi c’è anche il Corriere, con Massimo Gramellini, Beppe Severgnini e il sottoscritto.
Letta la lista, ha quindi ordinato che tutti i rappresentanti dei mass media fossero stipati, come in punizione, nell’angusto androne di un ingresso secondario dell’Auditorium
Forse però non ci conosce ancora abbastanza. Perché tutti abbiamo scritto i nostri articoli, mandato in onda i servizi, pure stavolta abbiamo raccontato ciò che avevamo visto e ascoltato. È sicuro, generale: ci troverà sempre al nostro posto. Noi, qui. Beppe Grillo, per dire, a casa.
Fabrizio Roncone
per il “Corriere della Sera”
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 15th, 2026 Riccardo Fucile
RICERCATORI E PROFESSIONISTI FUGGONO PERCHÉ ALL’ESTERO, ANCHE NEI PAESI EUROPEI VICINI, GUADAGNANO ALMENO IL DOPPIO… IN ITALIA, L’UNICA PROSPETTIVA ECONOMICA PER UN GIOVANE È AFFITTARE LA CASA DEI NONNI E PARTECIPARE ALL’UNICA GRANDE “INDUSTRIA” RIMASTA, QUELLA DELLA GRANDE MANGIATOIA DEL TURISMO
L’Italia continua a perdere i suoi giovani più istruiti. A lanciare l’allarme nelle ultime settimane
l’Istat e il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta nelle Considerazioni finali: il Paese fatica a trattenere i laureati e rischia di impoverire ulteriormente il proprio capitale umano proprio mentre affronta il declino demografico e una crescita economica debole.
Secondo Panetta, tra il 2020 e il 2024 oltre 100 mila giovani laureati hanno lasciato l’Italia per trasferirsi all’estero. Una scelta motivata dalla ricerca di migliori opportunità professionali, retribuzioni più elevate e soprattutto di un riconoscimento delle competenze che il mercato del lavoro nazionale spesso non riesce a garantire.
Il fenomeno si inserisce in un quadro già critico. Sebbene dall’inizio del secolo la quota dei trentenni laureati sia più che raddoppiata, raggiungendo il 30%, l’Italia continua a rimanere lontana dagli standard delle principali economie europee.
I dati Eurostat mostrano che la percentuale di laureati tra i 25 e i 34 anni è ancora inferiore di circa 13 punti rispetto alla media dell’Unione europea, collocando il Paese nelle ultime posizioni della classifica continentale.
La conseguenza è che l’Italia non soltanto forma meno laureati rispetto ai partner europei, ma perde anche una parte crescente di quelli che riesce a formare. Un’emorragia che, secondo Panetta, rischia di alimentare un circolo vizioso: la scarsa innovazione delle imprese riduce la domanda di lavoro qualificato, mentre la
limitata valorizzazione delle competenze scoraggia gli investimenti nell’istruzione e rende più difficile l’adozione delle nuove tecnologie.
Le cifre contenute nel Rapporto annuale dell’Istat confermano il quadro. Nel 2024 sono stati circa 25 mila i laureati italiani tra i 25 e i 34 anni che hanno lasciato il Paese, a fronte di poco più di 4 mila rientri.
Il saldo netto è quindi negativo per quasi 21 mila giovani altamente qualificati, una perdita che l’Istituto di statistica definisce esplicitamente come un’erosione di capitale umano ad alta specializzazione.
I numeri vengono confermati anche dall’ultima edizione del Barometro del primo impiego pubblicato da LinkedIn Notizie – il network professionale più ampio al mondo – che analizza milioni di dati per individuare tendenze, ruoli e settori in crescita per chi muove i primi passi nella propria carriera.
Che segnala come cresca l’apertura dei giovani verso carriere all’estero. Tra chi prenderebbe in considerazione un’esperienza fuori dall’Italia, il 48% lo farebbe per ottenere uno stipendio più alto e prospettive economiche migliori, il 33% per una migliore qualità della vita e maggiori benefit, mentre il 28% indica come leva principale opportunità di carriera più ampie e maggiore stabilità nel proprio settore.
La fuga dal Meridione
A peggiorare la situazione si aggiungono gli squilibri territoriali. Il Mezzogiorno continua a essere la principale area di partenza dei giovani qualificati. Nel solo 2024 quasi 39 mila giovani tra i 25 e i 34 anni si sono trasferiti dal Sud al Centro-Nord, contro circa 13 mila che hanno compiuto il percorso inverso. Tra i laureati il saldo negativo per il Mezzogiorno è stato di circa 16 mila unità. Un «doppio svantaggio», come lo definisce l’Istat: perdita di popolazione giovane e perdita di competenze elevate.
Qualche segnale positivo arriva dall’immigrazione qualificata. Nel 2023, a fronte di una perdita netta di circa 16 mila giovani laureati italiani, il saldo migratorio dei giovani stranieri con analogo livello di istruzione è risultato positivo per oltre 19 mila unità. Un contributo che ha consentito di compensare almeno in parte l’emorragia di capitale umano nazionale.
Tuttavia, la capacità di attrarre talenti dall’estero non basta a risolvere il problema della scarsa capacità di trattenere quelli formati in Italia. Lo dimostra un altro dato evidenziato dall’Istat: nel 2025 il 10,4% dei dottori di ricerca che hanno completato interamente in Italia il proprio percorso universitario e post-universitario lavorava già all’estero a quattro-sei anni dal conseguimento del titolo.
Il confronto internazionale conferma queste difficoltà. Secondo gli indicatori Ocse, l’Italia registra risultati sensibilmente inferiori rispetto a Francia e Germania per qualità delle opportunità lavorative, prospettive di carriera, qualità della vita e capacità di valorizzare le competenze avanzate. Proprio quest’ultimo aspetto rappresenta una delle maggiori debolezze del Paese.
Le ragioni sono soprattutto professionali. I ricercatori emigrati dichiarano di aver trovato occupazioni più coerenti con il proprio livello di qualificazione e stipendi significativamente più elevati, con un differenziale retributivo medio superiore ai 1.500 euro mensili. Oltre la metà ha scelto di trasferirsi in altri Paesi europei, segno che la competizione per i talenti si gioca ormai all’interno dello stesso mercato continentale.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 15th, 2026 Riccardo Fucile
MONI OVADIA, ANGELO D’ORSI ED ELENA BASILE (MANCAVA SOLO ALESSANDRO ORSINI) … I TRE, CON TANTO DI COCCARDA CON I COLORI DELLA BANDIERA RUSSA APPESA ALLA GIACCA, SONO ACCORSI A SENTIRE I DELIRI DELL’AMBASCIATORE ALEXEY PARAMONOV, CHE È TORNATO AD ATTACCARE IL QUIRINALE
Nuovo attacco di Mosca al Quirinale. Succede, mercoledì’ sera, durante il ricevimento per la Festa nazionale russa a Villa Abamalek, a Roma. “Qui in Italia, da alcuni degli alti colli romani, ci sentiamo spesso accusati: la Russia sarebbe colpevole di tutti gli attuali problemi dell’ordine mondiale odierno, che si tratti
dell’Europa dell’Est, del Medio Oriente o dell’Africa”, le parole dell’ambasciatore russo a Roma, Alexey Paramonov, durante le celebrazioni.
“Posso affermare con fermezza che queste accuse non corrispondono assolutamente al vero: sono una palese falsità. I fatti testimoniano l’esatto opposto” ha aggiunto il diplomatico.
Alla Russia è estranea la logica da ‘fortezza assediata’ e il Paese rimane aperto al mondo, al dialogo e alla cooperazione, anche coi Paesi occidentali, Italia compresa, a patto che questi rinuncino al proprio atteggiamento ostile e a qualsivoglia tentativo di calpestare i legittimi interessi del nostro Paese”, ha detto Paramonov.
Paramonov, ha esortato “tutti coloro che, ancora una volta, meditano una nuova campagna verso Est, un ‘Drang nach Osten’, a ravvedersi, a ricordare le proprie responsabilità per i crimini del passato e a cessare di trascinare i popoli in nuove guerre”. Il capo missione ha tenuto a sottolineare che “nel corso di tutta la sua storia, la Russia ha sempre aspirato a condurre una politica costruttiva e non conflittuale, mirando, in primo luogo, a creare condizioni favorevoli al proprio sviluppo e ad armonizzare le relazioni internazionali”
“Tuttavia”, ha proseguito, “ogni volta che questa politica è stata coronata da successo, incanalando il Paese sul percorso di un accelerato sviluppo economico e sociale, la nostra nazione ha subìto aggressioni da parte dell’Occidente”. “Così è avvenuto nel XVII, nel XVIII, nel XIX e nel XX secolo”, ha denunciato il diplomatico. “L’aggressione della Germania nazista contro l’Urss ha portato al genocidio del multietnico popolo sovietico: un crimine per il quale non esiste, né può esistere alcuna prescrizione”, ha concluso.
Un invito a rispettare gli interessi “legittimi” della Russia è arrivato dall’ambasciatore della Federazione in Italia, Alexey Paramonov, nel suo discorso in occasione della Festa nazionale. “Crediamo nella Russia e consigliamo anche agli altri di continuare a credere nel suo sconfinato potenziale creativo, nella sua economia, nella scienza, nello sport, nella cultura, nella sua spiritualità ed etica, e – soprattutto – nella sua gente”, ha dichiarato il capo missione durante il ricevimento a Villa Abamelek. “Consigliamo, altresì, di nutrire rispetto per le sue legittime aspirazioni e per i suoi interessi”, ha proseguito. “La Russia possiede un’indole
prodiga, grata, generosa, e non dimenticherà mai coloro che le sono stati vicini nei momenti difficili”, ha sottolineato l’ambasciatore
Paramonov, ha infine ringraziato i “numerosi amici italiani” grazie ai quali – ha detto – è stata evitata la “tempesta totale” nelle relazioni bilaterali. “Siamo davvero lieti di vedere qui oggi i nostri numerosi amici italiani, che rappresentano i più disparati ambiti delle attività pubbliche, politiche, economiche, scientifiche, educative, giornalistiche e culturali”.
“Grazie a voi, l’ago del barometro delle relazioni italo-russe non è slittato definitivamente verso la tempesta totale”, ha aggiunto l’ambasciatore ricevendo un forte applauso dalla platea. Il capo missione ha poi sottolineato “il grande contributo che – nel preservare i contatti umani e interpersonali – offrono i consoli onorari della Russia a Napoli, Bari, Pisa, Ancona, Venezia e Udine: sono tutti cittadini italiani che restano convinti sostenitori della normalizzazione e del ripristino di relazioni costruttive tra Russia e Italia.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 15th, 2026 Riccardo Fucile
I DUE SONO STATI ALLONTANATI DALLA POLIZIA, I LORO BADGE STRAPPATI E I LORO INTERVENTI CANCELLATI DAL PROGRAMMA
Una scena così a un congresso medico non si era mai vista e, francamente, speriamo non si
ripeta mai più. Pochi giorni fa, all’annuale congresso della società americana di diabetologia (ADA) a New Orleans, Steven Kahn, professore di Medicina all’Università di Washington a Seattle e direttore della più prestigiosa rivista del settore, Diabetes Care, organo ufficiale della stessa ADA, John B. Buse, altro grande esperto internazionale e in passato presidente della stessa società scientifica, Cheryl A.M.
Anderson, preside della facoltà di medicina dell’Università della California a San Diego, insieme a due altri importanti ricercatori, sono stati allontanati con la forza dagli agenti di polizia e di sicurezza locale dal centro congressi, i loro badge strappati e le loro relazioni scientifiche cancellate dal programma.
La loro colpa? Aver scritto, peraltro specificando che si trattava di opinioni solo personali, un editoriale su Diabetes Care nel quale criticavano duramente i tagli alla ricerca dell’amministrazione Trump e la diffusione di notizie mediche prive di qualsiasi fondamento scientifico.
Nei primi 13 mesi del nuovo mandato Trump, l’NIH (l’istituto di ricerca governativo americano più importante) ha emesso solo 84 bandi di ricerca mirati, contro 787 dell’anno precedente: una riduzione pari all’89%. Tra ottobre 2025 e febbraio 2026, il numero di finanziamenti assegnati è diminuito circa del 66% (da quasi 3.000 a meno di 1.000), con una riduzione del 54% dei finanziamenti (da 1,3 miliardi a 600 milioni di dollari).
Gli autori stavano distribuendo copie del loro editoriale nella hall del centro congressi quando la polizia e la sicurezza interna li hanno spinti fuori nello stupore generale. Nella ricostruzione del NYT pare che ad avvisare le autorità americane siano stati gli stessi organizzatori del congresso, preoccupati delle possibili reazioni da parte delle autorità governative
(da Corriere della Sera)
argomento: Politica | Commenta »