Giugno 13th, 2026 Riccardo Fucile
SIGFRIDO RANUCCI, CHIAMATO IN CAUSA, RISPONDE: “BENVENUTO NELLA CASTA”
Roberto Vannacci attacca la stampa per quello che ha scritto su Futuro Nazionale facendo
un elenco di nomi e cognomi di alcuni giornalisti partendo da Repubblica, ‘la capofila’, ma poi elencando giornalisti del ‘Fatto Quotidiano, il Foglio’, ma anche della tv come ‘Sigfrido Ranucci e Gad Lerner’. Il leader di Fnv dopo l’elenco ironicamente ringrazia: ‘Se siamo qui, è grazie a loro’.
‘L’infiltrazione dei giornalisti è già iniziata – dice – registrano di nascosto, come se si infiltrassero tra i Vietcong e io fossi il colonnello Kurtz’.
“A Vannacci rispondo solo ‘benvenuto nella Casta’”: è lapidario il commento di Sigfrido Ranucci, interpellato dall’ANSA in merito alle dichiarazioni del leader di Futuro Nazionale che ha attaccato la stampa citando alcuni giornalisti tra cui il conduttore e curatore di Report.
Oltre che con lo spettacolo ‘Diario di un trapezista’, “che parla di pace e di informazione e delle bugie che si nascondono dietro le guerre”, Ranucci in questi giorni è in giro per l’Italia per presentare il suo libro ‘Il ritorno della Casta’ (Bompiani) “in cui – ricorda – si parla dei politici da sempre insofferenti alla libertà di stampa e all’indipendenza della magistratura”.
Maratona oratoria per Roberto Vannacci nel giorno in cui sta per nascere ufficialmente suo partito. Dopo il suo lungo intervento sul palco, aprendo l’assemblea costituente di Futuro Nazionale, il leader ha risposto alle domande dei giornalisti per oltre un’ora. Ha parlato di alleanza con il centrodestra, Unione europea, immigrazione e remigrazione, spese per l’organizzazione dell’evento che si concluderà domani.
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 13th, 2026 Riccardo Fucile
VANNACCI NON HA DATO ACCESSO ALLA STAMPA ALLA SALA DELL’AUDITORIUM DELLA CONCILIAZIONE DOVE SI È TENUTA L’ASSEMBLEA DI FNV, POI PERÒ HA RISPOSTO ALLE DOMANDE PER UN’ORA
“Gli attacchi alla stampa del generale Vannacci rappresentano una deriva un po’ assurda che ricorda periodi bui della nostra storia”. Lo dice all’ANSA Ivan Grieco, influencer e ‘inviato’ di Pulp Podcast – la trasmissione online di Fedez e Mr. Marra – più volte escluso dagli eventi organizzati dal partito di Roberto Vannacci.
L’ultimo episodio risale a una decina di giorni fa, quando Grieco è stato respinto dallo staff di Futuro Nazionale all’ingresso di un evento a Roma. “Si tratta di episodi abbastanza gravi, al di là delle simpatie o antipatie – ribadisce -. Ha deciso di non farmi entrare con la scusa che avevo partecipato ad un evento di Rizzo con la bandiera europea e dell’Ucraina per una manifestazione pacifica. Ma in quel caso era evidentemente un blitz approfittando della presenza dell’ambasciatore russo.
A Roma, invece, avevo chiesto un regolare accredito, inizialmente anche concesso, solo per porre domande al generale. Se avessi voluto replicare il blitz di certo non avrei annunciato la mia presenza all’ufficio stampa”.
“Ho ricevuto la solidarietà da colleghi e giornalisti – conclude Grieco -. Ho scoperto poi che il generale mi ha respinto perché durante una mia trasmissione online nel mio programma ‘La Miniera’ l’ho sollecitato troppo su temi controversi come Medio Oriente e Ucraina. Di certo non parteciperò a eventi privati del partito, come l’assemblea. Ma prima o poi dovrà tornare ad un comizio pubblico e spero tanto che in quell’occasione non sfuggirà alle mie domande”.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 13th, 2026 Riccardo Fucile
“L’ART 604 BIS E TER DEL CODICE PENALE PUNISCONO LA PROPAGANDA FINALIZZATA ALL’ISTIGAZIONE DELL’ODIO RAZZIALE”… PS C’ERANO GLI ESTREMI PER SCIOGLIERE IL CORTEO, MA ORMAI IN ITALIA SIAMO UNA BARZELLETTA, TI CONTESTANO MAGARI UNO STRISCIONE MA FANNO FINTA DI NON SENTIRE SLOGAN RAZZISTI (GRAZIE ANCHE A UNA OPPOSIZIONE CHE DORME)
“‘Immigrato pezzo di merdà, ‘l’antifascismo è mafia, ‘viva il Duce’. Sono questi gli ignobili
slogan scanditi oggi a Roma durante il corteo sulla cosiddetta ‘remigrazione’. Parole che costituiscono una pubblica apologia del fascismo e una violazione esplicita della legge Mancino e degli articoli 604 bis e ter del codice penale, che puniscono la propaganda finalizzata all’istigazione all’odio razziale.
Di fronte a questo scempio, Giorgia Meloni tace. La stessa presidente del Consiglio sempre pronta a criticare ciò che veniva detto durante le manifestazioni in favore del popolo palestinese e per la pace, oggi è rimasta silente di fronte ad aberranti slogan neofascisti e razzisti che hanno oltraggiato Roma, medaglia d’oro per la Resistenza antifascista. Definire l’antifascismo una ‘mafia’ significa insultare la memoria di Sandro Pertini, di Aldo Moro, di Alcide De Gasperi e di tutti coloro che hanno costruito la nostra democrazia, spesso a costo della propria vita. E’ un oltraggio intollerabile che non può rimanere senza conseguenze. Per questo denuncerò il tutto all’autorità giudiziaria. La violazione della legge Mancino è chiara e documentata. Il nostro ordinamento e i nostri valori democratici vanno difesi da questi neo-nazifascisti. La cosiddetta proposta di legge sulla remigrazione richiama una logica di esclusione su base etnica e culturale che è incompatibile con la Costituzione italiana e con i principi fondamentali dello Stato di diritto”. Lo afferma Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 13th, 2026 Riccardo Fucile
“IL MEMORANDUM NON È ANCORA STATO FINALIZZATO, LA FIRMA NON AVVERRÀ SICURAMENTE DOMANI”
Le forze armate iraniane, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, hanno negato che l’Iran firmerà un accordo con gli Stati Uniti domani e hanno criticato l'”insolita insistenza” del presidente Donald Trump sulla firma dell’accordo in quella stessa giornata. Lo scrive la Cnn.
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha descritto la tempistica come una “prova per il team negoziale iraniano” e ha affermato che l’annuncio di Trump arriva “nonostante i negoziatori iraniani abbiano esplicitamente dichiarato che il memorandum non è ancora stato finalizzato e che la firma di domani non avverrà sicuramente”.
In un post su Telegram , il gruppo ha ipotizzato che Trump intendesse programmare la firma dell’accordo in concomitanza con il suo compleanno, proprio il 14 giugno. “Alcuni osservatori ritengono che la sua insistenza possa essere motivata dal desiderio di sfruttare l’occasione in modo simbolico e trasformarla in un evento di pubblicità personale”, si legge nella dichiarazione.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 13th, 2026 Riccardo Fucile
HOTEL E TRAGHETTI ALLE STELLE, MA CROLLANO I PREZZI DEI VOLI PER L’ESTERO
Il report di Assoutenti sulle vacanze: a causa della crisi geopolitica mancano alloggi in
Italia e una settimana ad agosto costa in media oltre 2.000 euro. Civitavecchia-Olbia schizza a 1.600 euro, mentre crollano i prezzi per Santorini e le MaldiveI venti di crisi in Medio Oriente arrivano a condizionare pesantemente anche le vacanze estive degli italiani. Lo scenario geopolitico sta ridisegnando la mappa del turismo, modificando da un lato le abitudini delle famiglie e dall’altro provocando una vera e propria tempesta sulle tariffe. A fare il punto è il “Dossier vacanze 2026” realizzato da Assoutenti, che fotografa una situazione paradossale: l’impennata dei costi per rimanere in Italia e il contestuale crollo dei prezzi dei biglietti aerei per le mete estere.
Meno alloggi e prezzi record
Il timore diffuso per l’allargamento del conflitto internazionale ha spinto una massiccia fetta di cittadini a rinunciare ai viaggi oltreconfine, preferendo le località balneari nazionali. Il risultato è un immediato sold-out. Chi cerca oggi un alloggio per la settimana centrale di agosto (dal 9 al 16 del mese) deve fare i conti con una disponibilità di strutture ormai ridotta al lumicino e con listini sensibilmente gonfiat
Una famiglia tipo con due figli che prenota in questo periodo un soggiorno di sette notti in un hotel a tre stelle spende in media 2.025 euro, con un incremento del +12,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Le differenze territoriali sono enormi. La Puglia si conferma la meta più accessibile con Vieste a 1.255 euro, seguita dalla Riviera Romagnola, dove per Rimini o Milano Marittima bastano meno di 1.400 euro. Le cifre salgono a 1.700 euro nelle località venete come Jesolo, Bibione e Caorle, superano i 2.000 euro in Sicilia a Cefalù e San Vito Lo Capo, fino a toccare il picco dei 4.800 euro richiesti a Baja Sardinia, in Sardegna.
La stangata dei traghetti alimentata dal caro carburante
Raggiungere le isole d’agosto rischia di diventare un lusso per pochi. Il dossier di Assoutenti individua nei traghetti la vera nota dolente dell’estate. Il rincaro dei carburanti, diretta conseguenza delle tensioni belliche in Iran, ha spinto le compagnie di navigazione ad applicare pesanti rincari sulle tariffe, cresciute in media del 10,9% su base annua.
I calcoli per un nucleo di quattro persone con auto al seguito per i viaggi compresi tra l’8 e il 16 agosto sono proibitivi. Per la tratta Civitavecchia-Olbia servono ben 1.665 euro, che diventano 1.412 euro per viaggiare da Genova a Porto Torres e 1.214 euro da Livorno a Olbia. Leggermente più economica la linea Napoli-Palermo, che si attesta comunque sugli 807 euro.
Il paradosso dei voli: boom di sconti per l’estero
Di contro, la forte contrazione della domanda verso l’estero ha costretto le compagnie aeree a tagliare drasticamente i prezzi dei biglietti per non far viaggiare i velivoli vuoti, registrando una flessione media del -23%. Volare verso mete tradizionalmente costose in alta stagione non è mai stato così conveniente.
Un volo di andata e ritorno da Milano a Santorini per la settimana di Ferragosto costa quest’anno a partire da 173 euro, contro i quasi 400 euro del passato, segnando un crollo del 56,5%. Chi parte da Roma può raggiungere Creta con 308 euro (con un risparmio del 40,7%) o Tenerife con 323 euro. Anche per le destinazioni a lungo raggio si registrano diminuzioni a doppia cifra: i voli per Sharm el-Sheikh calano del 34%, mentre i biglietti per le Maldive, le Seychelles, Capo Verde e Zanzibar costano tra il 17% e il 23% in meno rispetto all’estate scorsa.
Il rischio di speculazioni sulla pelle dei consumatori
La situazione ha spinto l’associazione dei consumatori a lanciare un severo monito agli operatori del comparto. Il timore è che la crisi internazionale possa trasformarsi in un pretesto per giustificare aumenti ingiustificati anche laddove non vi sia un reale impatto logistico o energetico. «La guerra in Medio Oriente ha prodotto uno tsunami sul comparto turistico modificando le scelte estive dei cittadini. Tuttavia, come sempre in questi casi, il rischio è che la crisi geopolitica sia utilizzata dagli operatori del settore per applicare rincari di prezzi e tariffe anche per voci che nulla hanno a che vedere con la situazione internazionale, realizzando una vera e propria speculazione sulle vacanze degli italiani». Questo il commento del presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso, che invita a monitorare con attenzione l’evoluzione dei mercati nelle prossime settimane per evitare che l’estate si trasformi in un salasso ingiustificato.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 13th, 2026 Riccardo Fucile
TRUMP HA FRETTA DI CHIUDERE LA GUERRA, PER RAGIONI ELETTORALI OPPOSTE (PER IL TYCOON, CHE A NOVEMBRE HA LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO, LA GUERRA È UNA IATTURA…)
“Stiamo perdendo la nostra gente”. Ossia, elettori. È il timore più profondo che assilla Benjamin Netanyahu rispetto all’accordo in via di fattura tra Stati Uniti e Iran. Più delle questioni di sicurezza, più delle preoccupazioni diplomatiche e del rapporto politico con Donald Trump.
Netanyahu lo ha detto chiaramente ai suoi ministri in uno degli ultimi gabinetti. Era tornato da una visita alle comunità del nord di Israele, nell’area di Kiryat Shmona, che da ottobre 2023 vivono sotto la minaccia dei razzi di Hezbollah. E a cui la
strategia della guerra permanente di Netanyahu non ha dato risposte su quando potranno tornare a casa.
Kiryat Shmona è una roccaforte del Likud da 60 mila abitanti: alle ultime elezioni tre abitanti su quattro hanno votato per il blocco di Netanyahu […]. Nelle 43 comunità vicine al confine libanese sotto evacuazione gli sfollati sono 100 mila, e due terzi di loro vivono in hotel, a casa di familiari o in affitto. E quasi tutti votano a destra perché vogliono vedere Hezbollah disarmato.
Il governo è alle prese con le ultime scelte di bilancio, a Knesset sciolta e in attesa di fissare le elezioni (tra settembre e ottobre). Netanyahu ha capito che questo fallimento potrebbe costargli la rielezione ed è per questo che, ha rivelato ieri un retroscena del canale 12 (vicino al governo), il premier avrebbe chiesto di “non badare a spese” per sussidiare gli abitanti del nord.
L’imperativo sta anche scombussolando gli equilibri della maggioranza. Perché i ministri estremisti che vorrebbero impegnare tutte le ultime fiches sui progetti di espansione delle colonie (c’è un grande progetto da un miliardo di shekel per 103 insediamenti promosso da Bezalel Smotrich che attende l’ultima approvazione), e i ministri dei partiti ultraortodossi vogliono garanzie sull’esenzione degli haredim dal servizio militare.
Con queste considerazioni in testa, il premier israeliano ieri ha reagito all’annuncio di Trump “sull’intesa fatta” con Teheran. Doveva bloccare il leak sui contenuti del Memorandum of understanding trapelato da fonti iraniane (poi smentito da Washington): “Israele non è parte del memorandum”, ha fatto sapere Netanyahu, “finché sarò primo ministro di Israele, l’Iran non avrà armi nucleari. L’Iran sta lavorando per distruggere lo Stato ebraico e io dedico la mia vita a impedirglielo e finché sarò premier questo non accadrà”.
Un ultimatum agli Usa, ma anche un appello agli elettori. Molti aspetti del negoziato di Trump con l’Iran hanno suscitato, e non da ieri, lo “scetticismo” di Gerusalemme: la reale intenzione dei pasdaran di cancellare il programma nucleare, il fatto che, almeno per ora, siano fuori dal negoziato la questione dell’arsenale missilistico e del supporto alle milizie proxy. Il Libano, e il destino di Hezbollah.
Gli ayatollah hanno imposto che la tregua si estenda a tutta la regione, Paese dei cedri compreso.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 13th, 2026 Riccardo Fucile
E PENSARE CHE BASTEREBBE POCO: LE ATTIVITÀ CONSIDERATE PIÙ DIVERTENTI RISULTANO ESSERE SOPRATTUTTO SEMPLICI E QUOTIDIANE, COME GUARDARE LA TELEVISIONE (77%), PASSARE TEMPO CON AMICI E FAMILIARI (69%), MANGIARE FUORI (59%)
Per molti adulti americani il divertimento è diventato qualcosa da rimandare
continuamente. Un sondaggio nazionale ha rilevato che quasi la metà degli statunitensi (48%) ritiene che nella propria vita manchi seriamente il divertimento, mentre il 12% afferma di non ricordare nemmeno l’ultima volta in cui ha avuto un’intera giornata libera da dedicare a sé stesso.
Secondo l’indagine, chi riesce a ritagliarsi momenti di svago con regolarità riferisce livelli di stress più bassi, maggiore motivazione e rapporti più solidi con le persone vicine.
Come scrive StudyFinds in un articolo su una ricerca di Talker Research per Dave & Buster’s, il sondaggio ha coinvolto 5mila adulti statunitensi tra aprile e maggio
2026 per capire quanto spazio il divertimento occupi nella vita quotidiana e quali ostacoli ne limitino la presenza.
Le attività considerate più divertenti risultano essere soprattutto semplici e quotidiane: guardare la televisione è stata indicata dal 77% degli intervistati, seguita dal tempo trascorso con amici e familiari (69%), mangiare fuori (59%), attività all’aperto (50%), hobby personali (49%) e giochi (48%). Tuttavia, il 37% racconta di pensare spesso a qualcosa di piacevole da fare salvo poi rinunciare o ridimensionare i programmi per impegni più urgenti, mentre un altro 33% sostiene che le responsabilità della vita adulta finiscano regolarmente per cancellare i momenti di svago.
Chi sente di non divertirsi abbastanza stima di aver bisogno, in media, di circa 17 ore libere in più ogni settimana per riequilibrare la situazione.
Tra coloro che ritengono più difficile divertirsi rispetto a dieci anni fa — il 52% del campione — le motivazioni principali riguardano il costo delle attività, indicato dal 51%, la riduzione della propria cerchia sociale (45%) e l’aumento delle responsabilità personali (42%). Più in generale, il principale ostacolo al divertimento resta il denaro: il 57% cita infatti problemi economici e di budget. Seguono i conflitti di orario (34%), gli impegni di lavoro (31%), la mancanza di tempo di amici e familiari (29%), il burnout (22%) e persino la difficoltà nel trovare qualcosa da fare (16%).
Gli intervistati indicano anche cosa potrebbe aiutarli a dare maggiore priorità al tempo libero. Il 55% sostiene che opzioni meno costose farebbero la differenza, mentre altri citano più tempo libero (41%), attività più stimolanti (32%), una migliore organizzazione con amici e conoscenti (29%), la sensazione che l’esperienza valga davvero il costo sostenuto (29%) e meno stress lavorativo (22%).
Il sondaggio evidenzia inoltre gli effetti positivi del divertimento: il 72% afferma che aiuta a ridurre lo stress, il 57% dice di sentirsi più motivato e il 56% più vicino alle persone care. Quasi nove intervistati su dieci sostengono inoltre che condividere momenti piacevoli con altri contribuisca a rafforzare le relazioni.
Melissa Powers, vicepresidente marketing di Dave & Buster’s, ha spiegato che sempre più persone cercano esperienze condivise dal vivo, ma costi elevati, mancanza di tempo e poche nuove opportunità di intrattenimento rendono difficile
trovare spazio per il divertimento. Powers ha anche osservato che, in una vita sempre più frenetica e digitale, cresce il desiderio di luoghi e occasioni in cui stare insieme di persona.
Una minoranza del campione, pari al 28%, ritiene invece che divertirsi oggi sia più semplice rispetto a dieci anni fa. Tra le ragioni più citate figurano minori responsabilità, una situazione economica migliore, la presenza di persone con cui condividere attività piacevoli e un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata.
Nel complesso, secondo l’indagine, il problema non sarebbe la mancanza di desiderio di divertirsi, ma il peso crescente di costi, impegni e stanchezza quotidiana che finiscono progressivamente per occupare tutto lo spazio disponibile.
(da “StudyFinds”)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 13th, 2026 Riccardo Fucile
PALAZZO CHIGI TRADISCE INSOFFERENZA A CONTROLLI E GIUDIZI DI RESPONSABILITA’ E BLOCCA LE NOMINE DELLA MAGISTRATURA CONTABILE
La lettera riservata del presidente della Corte dei conti arriva a palazzo Chigi alla vigilia della festa della Repubblica. Proprio nel pieno della tempesta. Guido Carlino chiede spiegazioni sul blocco di una decina di nomine a presidente di sezione della magistratura contabile decise a febbraio dall’organo di autogoverno. Il tempo stringe. Incombono le scadenze della «parificazione» dei bilanci regionali, previste per la fine di luglio. E la paralisi, insiste Carlino, può creare seri problemi. Le nomine le ha bloccate il governo e la risposta alla lettera di Carlino è un siluro a mezzo stampa. Per il sottosegretario Alfredo Mantovano, magistrato, le nomine sono inopportune perché la riforma approvata dal Parlamento a gennaio dà al governo la delega anche per ridurre il numero delle posizioni di vertice. Inopportune anche se «legittime», ammette, visto che la delega è in alto mare e le vecchie norme sono tuttora in vigore.
Potrebbe sembrare la solita bega fra burocrazie. Invece la faccenda rischia di avere un impatto ben più clamoroso. La nomina dei presidenti di sezione della Corte dei conti spetta infatti al presidente della Repubblica, su proposta del governo che a sua volta dovrebbe recepire le indicazioni dell’organo di autogoverno. Ma se il governo le blocca, Sergio Mattarella non può firmare i decreti. Trovandosi così in una situazione senza precedenti.
Per contestare la tesi dei giudici contabili secondo cui le nomine servirebbero a tappare i buchi, Mantovano sottolinea pure come una delle promozioni riguardi unmagistrato «che è e continuerà a essere» fuori ruolo. Si tratta di Elena Lorenzini, vice capo di gabinetto del ministro delle Imprese Adolfo Urso, cioè lavora per lo stesso governo di Mantovano. Ma tant’è. Si sa che in una guerra qualcuno viene colpito dal fuoco amico. Perché questa ormai è una guerra in piena regola.
Va detto che la Corte dei conti non è amata in modo incondizionato da nessun governo. Controlla la spesa, che non risparmia nemmeno le nomine governative. E basterebbe già questo. Ma ha pure il potere di sanzionare i danni erariali, che colpiscono le tasche di politici e amministratori scivolati in qualche crepaccio. E perciò fatalmente finisce talvolta associata anch’essa alla fattispecie ormai classica: «Uso politico della giustizia». Ecco perché non si contano i tentativi legislativi di limitare la sfera d’azione dei giudici. Il conflitto è fisiologico.
Adesso però è diverso. Molto diverso, tanto che dalle parole e dalle minacce si passa ai fatti. La riforma proposta dall’attuale ministro al Pnrr Tommaso Foti di Fratelli d’Italia, cui si è curiosamente associato Paolo Barelli di Forza Italia, destinatario di una condanna per danno erariale (da lui contestata), prevede una delega al governo per rimettere mano alle funzioni della Corte. Uno dei punti decisivi è l’integrazione fra le due funzioni: quella di controllo dei conti pubblici e quella giudiziaria. E qui si apre uno scenario che potrebbe impattare sull’articolo 103 della Costituzione, nel quale si riconosce alla magistratura contabile «giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica». Ma il cambiamento sarà profondo, e inciderà senza dubbio sul potere dei giudici contabili.
Senza però tener conto del contesto politico nel quale si dipana la vicenda non si capirebbe il perché un conflitto strisciante e fisiologico abbia assunto le proporzioni di una guerra totale. E perché l’offensiva del governo Meloni contro la magistratura ordinaria, sfociata nella riforma costituzionale bocciata dal referendum di marzo, non poteva risparmiare la Corte dei conti. Le ragioni sono diverse nel merito, ma l’approccio è identico. L’attuale maggioranza considera la decisione di qualunque giudice, quando sfavorevole, un indebito intralcio all’azione del governo investito dalla volontà popolare. Succede per «le sentenze ideologiche dei giudici» sui centri per gli immigranti irregolari in Albania. Come succede per la bocciatura della Corte dei conti alla delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile sul Ponte sullo stretto di Messina. La vera pietra dello scandalo.
«La mancata registrazione da parte della Corte dei conti della delibera Cipess è l’ennesimo atto di invasione della giurisdizione sulle scelte del governo e del Parlamento», dice la premier Giorgia Meloni. Mentre il ministro delle Infrastrutture e vicepremier leghista Matteo Salvini la bolla come «una scelta politica e un grave danno per il Paese», scavalcato a destra perfino dall’altro vicepremier forzista Antonio Tajani. Per il quale, «esterrefatto», non è «ammissibile che in un Paese democratico la magistratura contabile decida quali siano le opere strategiche da realizzare». Nientemeno.
Ma ripeterebbero le stesse frasi oggi, che salta fuori un tentativo di ammorbidire il giudizio della Corte su cui indaga la Procura di Roma, denunciato a quanto pare dall’interno della stessa Corte? Un fatto gravissimo. E se fossero accertate le presunte responsabilità in capo agli indagati, fra cui l’ex magistrato contabile Tommaso Miele e un ex consigliere di amministrazione della Stretto di Messina (Giacomo Saccomanno) già coordinatore a Reggio Calabria del partito di Matteo Salvini, la narrazione governativa non potrebbe essere più la stessa. La delibera sul Ponte è stata ritenuta la prova regina che la Corte dei conti rema politicamente contro il governo. Ma cosa direbbero se davvero si scoprisse che dall’esterno volevano influenzarne le decisioni con la corruzione?
Certo, resterebbero in piedi tutte le altre imputazioni politiche a carico della Corte. Per esempio che i giudici contabili hanno organizzato la resistenza alla riforma Foti-Barelli. Come pure che la posizione delle toghe contabili è sempre più vicina a quella dell’Anm, l’associazione nazionale magistrati fermamente contraria alla separazione delle carriere. Non hanno forse fatto anche loro un appello per il «No» al referendum costituzionale sulla riforma della giustizia? E non si mettono di traverso su ogni iniziativa del governo Meloni?
Adesso pure sul capo di gabinetto del ministro della Salute Orazio Schillaci, che il governo Meloni vuole nominare consigliere della Corte dei conti. La legge glielo consente: c’è una disposizione anacronistica che alla faccia del criterio di indipendenza delle magistrature dall’esecutivo sancito dalla Costituzione attribuisce al governo il potere di nominare un certo numero di giudici contabili e consiglieri di Stato. Per alcuni funzionari pubblici di rango è quasi una sine cura ben retribuita, che però alle volte provoca curiosi cortocircuiti. Basta pensare che, causa vacanza del presidente di ruolo, le funzioni di presidente della sezione regionale della Calabria sono ricoperte dall’ex generale della Guardia di Finanza Fabrizio Carrarini. L’ha nominato il 17 ottobre 2025 alla Corte dei conti il governo Meloni, in seguito a una procedura che stabilisce il preliminare assenso dell’organo di autogoverno dei magistrati contabili. Assenso che invece è negato al capo di gabinetto di Schillaci. E non perché, come sbraita l’opposizione, appartiene al
cerchio magico delle sorelle Meloni. Ma perché non avrebbe i numeri: che c’azzecca con la Corte dei conti un ginecologo?
La stessa domanda fatta in precedenza con analogo risultato a proposito dell’agronomo Raffaele Borriello. Che però a differenza di Marco Mattei ha la nomina. E immediatamente dopo viene messo dal cognato della premier Francesco Lollobrigida a capo del gabinetto del suo ministero. Mentre i magistrati masticano amaro.
Troppi sgambetti. Ora la misura è colma: la Corte dei conti si prepari alla Resa dei conti.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 13th, 2026 Riccardo Fucile
L’INIZIATIVA PROMOSSA DAL PARTITO SOVRANISTA UDC
Domani, domenica 14 giugno, i cittadini svizzeri saranno chiamati a esprimersi in
unreferendum popolare sull’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni”. L’iniziativa è stata promossa dall’Unione Democratica di Centro (Udc), partito di destra conservatore, e chiede di inserire nella Costituzione Svizzera un limite massimo di 10 milioni di residenti permanente per contenere l’immigrazione e rallentare la crescita della popolazione. Ad oggi in Svizzera si contano 9,1 milioni di abitanti.
Secondo chi chiede il tetto di 10 milioni di residenti, la rapida crescita demografica degli ultimi anni dovuta soprattutto alla libera circolazione delle persone con l’Unione europea starebbe creando dei problemi concreti. Problemi ad esempio di traffico congestionato, scuole e ospedali troppo pieni, mancanza di alloggi e anche perdita della qualità della vita degli svizzeri che sarebbero stati messi a dura prova, appunto, dalla crescita demografica.
Contrari invece al testo il Consiglio federale, la maggioranza del Parlamento, i partiti di centro e di sinistra, le associazioni economiche e i sindacati: secondo questi un voto positivo a questa iniziativa danneggerebbe i legami con l’Ue e causerebbe gravi carenze di manodopera in molti settori. E questo danneggiando gravemente l’economia del Paese. Insomma, per i sostenitori del “no” l’approvazione equivarrebbe a un’autolesione, dato che la Svizzera beneficia di legami più stretti con l’Ue e ottiene manodopera, competenze e abilità necessarie dagli stranieri in settori come la sanità, la finanza, l’industria farmaceutica e la tecnologia.
Difficile far previsioni su come finirà: i sondaggi infatti mostrano una situazione molto equilibrata, il “no” sarebbe leggermente in vantaggio ma ci sono molti indecisi. L’esito della consultazione sarà reso noto nella serata di domenica. Un voto favorevole al “sì” richiederebbe al governo di adottare misure per limitare la popolazione a 10 milioni entro il 2050. Se la popolazione raggiungesse i 9,5 milioni prima di allora, il governo dovrebbe emanare restrizioni in materia di asilo, ricongiungimento familiare e permessi di soggiorno, e potrebbe dover abbandonare del tutto l’accordo con l’Ue sulla libera circolazione delle persone.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »