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SONDAGGIO BIDIMEDIA, I TRE DIVERSI SCENARI: IL CENTRODESTRA VINCE SOLO SE SI ALLEA CON VANNACCI 47,1% CONTRO IL 46,6% DEL CAMPO LARGO

Giugno 3rd, 2026 Riccardo Fucile

SE VANNACCI E AZIONE RESTANO FUORI DALLE COALIZIONI: CAMPO LARGO 45,6% CENTRODESTRA 45,1%… SE CALENDA SI ALLEA CON IL CENTRODESTRA FA VINCERE IL CAMPO LARGO 47,7% CONTRO 46,2%…SE SIA VANNACCI CHE CALENDA SI SCHIERANO CON IL CENTRODESTRA , IL CAMPO LARGO VINCE 51,3% CONTRO 48,7%

È ormai chiaro: per vincere le prossime elezioni il centrodestra ha bisogno di allearsi con Roberto Vannacci. Il partito dell’ex generale vola al 4,5% e la somma dei consensi di centrodestra e Futuro Nazionale porterebbe un’eventuale coalizione al 47,2%, in vantaggio sul campo largo, al momento al 44,5%.
Senza Vannacci la maggioranza soccombe e scende al 42,7%. Tuttavia l’ipotesi di un’alleanza potrebbe essere accolta negativamente, sia tra gli elettori vannacciani, che tra quelli più moderati. L’ultimo sondaggio Bidimedia analizza i diversi scenari.
Le intenzioni di voto
Partiamo dalle intenzioni di voto. Si registra la leggera crescita di Fratelli d’Italia (+0,2%) che torna nuovamente al 28%. Segno positivo anche per la Lega che tuttavia non riesce a recuperare a sufficienza per riavvicinarsi a Forza Italia. Attualmente il Carroccio si attesta al 6,5% (+0,3%) mentre gli azzurri prendono il 7,5% (-0,3%).
La crescita nell’area della maggioranza potrebbe essere legata alle amministrative, dove il centrodestra è andato meglio rispetto al campo largo. Sotto questa lente si può leggere anche il calo dei partiti di centrosinistra. Il più consistente è quello del
Movimento 5 Stelle (-0,9%), che scende al 12,1%. Scendono di due decimi anche Partito Democratico e Alleanza Verdi- Sinistra, rispettivamente al 22,3% e 6,6%. Si segnala che in questo momento i Verdi si collocano davanti alla Lega (seppur con un margine molto ristretto).
L’aspetto più rilevante del sondaggio però è la crescita di Futuro Nazionale. Il partito dell’ex generale cresce di oltre un punto e si posiziona al 4,5% (+1,2%).
Tra i partiti di area centro-liberale calano di due decimi Azione, Casa Riformista- Italia Viva, +Europa, che si attestano rispettivamente: al 2,8%, 2% e 1%. Giù anche Democrazia Sovrana Popolare (-0,2%) all’1%. Chiudono la classifica Partito Liberaldemocratico, Potere al Popolo, Rifondazione Comunista, pari merito allo 0,8%, Noi Moderati con lo 0,7%, Ora! (0,6%) e Avanti!-PSI (0,5%).
L’affluenza alle urne è stimata tra il 55% e 59%, in crescita di un punto percentuale.
Gli scenari: Vannacci dentro o fuori?
Il sondaggio analizza diversi scenari. Il primo è il più semplice: ovvero la somma aritmetiche delle liste. L’insieme dei voti dei partiti dell’attuale maggioranza di governo, fanno totalizzare al centrodestra il 42,7%. Il campo largo invece, ovvero l’insieme delle forze progressiste, ottiene il 44,5% e risulta in vantaggio. Se alla maggioranza attuale si somma Futuro Nazionale, il centrodestra sale al 47,2%.
Stando a questi numeri dunque, Vannacci sembra proprio la risorsa necessaria per vincere.
Ma è davvero così? Nella rilevazione è stato chiesto agli intervistati di esprimere le loro preferenze sulle diverse coalizioni e ciò che emerge è interessante. I risultati infatti cambiano a seconda di quali partiti entrano in alleanza e quali restano fuori. Nello scenario attuale, in cui sia Vannacci che Azione restano fuori dalle coalizioni, i due principali schieramenti sono in una situazione di parità con il campo largo in leggero vantaggio, al 45,6% e il centrodestra al 45,1%.
Come cambiano i voti aggiungendo Futuro nazionale o Azione? Se Vannacci entra in coalizione con il centrodestra, la maggioranza torna in vantaggio sul centrosinistra ma di pochi decimi: 47,1% contro il 46,6% del campo largo. Da una parte quindi si segnala l’indecisione di una quota di elettori, presumibilmente sia vannacciani che moderati, a votare una coalizione di governo che tenga queste due forze assieme. Dall’altra la spinta in chiave anti-destra degli elettori di area progressista. In ogni caso però, si conferma il ruolo cruciale di Vannacci nelle strategie in vista del voto.
Se si ipotizza invece, un’alleanza con Azione, gli scenari cambiano nuovamente. L’ingresso di Carlo Calenda non farebbe vincere l’attuale maggioranza, anzi. Il campo largo salirebbe al 47,7% mentre il centrodestra si fermerebbe al 46,2%. Segnale, evidentemente, che il segretario di Azione non è gradito da una quota di elettori di destra.
L’ipotesi, abbastanza irrealistica, di una coalizione molto ampia che includa sia Calenda che Vannacci, porterebbe il centrodestra a sconfitta certa. In quel caso infatti, il campo largo risarebbe a portare a casa il 51,3% dei voti contro il 48,7% di una mega coalizione di destra.

(da Fanpage)

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L’UE CEDE ALLE RICHIESTE DELL’ITALIA: IL GOVERNO AVRA’ 14 MILIARDI PER L’ENERGIA. ECCO COME POTRA’ SPENDERLI

Giugno 3rd, 2026 Riccardo Fucile

NO A NUOVI TAGLI SULLE ACCISE

È una vittoria a metà quella ottenuta oggi dal governo italiano in Europa. Da settimane, l’esecutivo di Giorgia Meloni chiede a gran voce più flessibilità sulle norme comunitarie di bilancio così da investire più soldi nelle politiche energetiche, specialmente dopo il caro prezzi scatenato dalla guerra in Medio Oriente e che secondo l’Ocse ridurrà ulteriormente il tasso di crescita dell’economia italiana. Alla fine, quella flessibilità sarà concessa, ma con una serie di paletti che tagliano fuori molte misure su cui ha puntato o vorrebbe puntare il governo italiano, a partire dal taglio delle accise sui carburanti.
Quanto avrebbe a disposizione il governo?
La soluzione maturata a Bruxelles in questi giorni e ufficializzata oggi prevede che una quota delle risorse aggiuntive consentite dalla clausola per la difesa possa essere destinata anche all’energia. In particolare, all’interno dell’1,5% del Pil di maggiore spesa autorizzata nell’arco di quattro anni, sarà possibile destinare fino
allo 0,3% del Pil agli investimenti per la transizione energetica. Tradotto in valori assoluti, si tratta di oltre 6,5 miliardi di euro all’anno per l’Italia. La proposta di Bruxelles è di utilizzare lo strumento fino alla fine del 2028 ma con un limite cumulato pari allo 0,6% del Pil nell’arco. Tradotto in cifre reali, il governo avrebbe a disposizione circa 13-14 miliardi di euro per «misure che rafforzino la resilienza strutturale del sistema energetico»
I paletti di Bruxelles: bene gli investimenti in rinnovabili, niente flessibilità per il taglio sulle accise
Ma ci sono una serie di paletti che rendono l’annuncio della Commissione europea una vittoria solo parziale per Giorgia Meloni. I programmi già esistenti o avviati prima del febbraio 2026 non rientrano infatti fra le spese considerate ammissibili. E anche sulle misure da approvare da qui in avanti, non vale tutto. Ciò su cui Bruxelles intende introdurre più flessibilità di spesa sono tutti quegli interventi che non limitano solo temporaneamente l’impatto del caro energia, ma riducono in modo strutturale la dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili. In altre parole, stimoli alla transizione energetica.
Per esempio: interventi per la decarbonizzazione, l’efficienza energetica, l’elettrificazione, l’acquisto di veicoli elettrici, batterie e pannelli solari, oltre agli investimenti nelle reti elettriche, nei sistemi di accumulo e nell’espansione dellacapacità produttiva da fonti rinnovabili. «Non stiamo parlando esclusivamente di investimenti in senso stretto. Parliamo anche di misure che accelerino la transizione lontano dai combustibili fossili. Possono quindi esserci misure di sostegno alle famiglie, ma non un sostegno ai combustibili fossili», ha precisato il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis. Quindi non ci potranno finanziare nuovi tagli alle accise sui carburanti? «No», ha risposto in modo netto.
Cosa succede ora
Per spendere effettivamente quei 13-14 miliardi, l’Italia dovrà attivare la clausola per la difesa, che include anche quella per l’energia. Su questo, dunque, la Commissione europea attende una risposta da parte dell’Italia per l’attivazione dei prestiti da 14,9 miliardi disponibili dal fondo Safe. «Considerato il forte interesse dell’Italia per questa soluzione di flessibilità fiscale, posso presumere che l’Italia sarà interessata a utilizzarla», ha detto Dombrovskis in conferenza stampa. In ogni caso, il dossier potrebbe approdare all’Ecofin dell’11 giugno in Lussemburgo oppure direttamente al Consiglio europeo del 18 e 19 giugno.
(da agenzie)

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IL CARCIOFARO, IL VIGNAIOLO, L’OROLOGIAIO IMPARRUCCHINATO E I COSTRUTTORI CHE HANNO FATTO I SOLDI CON IL SUPERBONUS DI CONTE: ECCO CHI FINANZIA ROBERTO VANNACCI E IL SUO “FUTURO NAZIONALE”

Giugno 3rd, 2026 Riccardo Fucile

IN CINQUE MESI DI VITA IL PARTITO DELL’EX GENERALE HA RICEVUTO 316 MILA EURO DI DONAZIONI . VANNACCI HA INCASSATO CINQUE MILA EURO DA LORENZO RUZZA, NERBORUTO IMPRENDITORE CHE VENDE OROLOGI DI LUSSO A MILANO E CHE HA 750 MILA FOLLOWER SU INSTAGRAM – POI C’E’ IL SOSTEGNO DA PARTE DELLA SOCIETA’ “CARCIOFI ROMANESCHI” (CHE HA ELARGITO MILLE EURO), QUELLO DI UN’AZIENDA VINICOLA DEL LAZIOm IMPRENDITORI EDILI

C’è la compagnia petrolifera e il commerciante di carciofi. Ci sono società immobiliari, costruttori e produttori di vini. Ma anche un orologiaio influencer milanese e un consorzio di imprese specializzato nel Superbonus 110 per cento. Tra i primi finanziatori di Futuro Nazionale, il partito fondato a febbraio dall’ex generale Roberto Vannacci, non ci sono solo privati cittadini, ma anche imprenditori e società impegnati in diversi settori economici.
Secondo le verifiche di Pagella Politica, in cinque mesi di vita Futuro Nazionale ha finora ricevuto circa 316 mila euro di donazioni, in media oltre 60 mila euro al mese. È quanto emerge dall’analisi dell’elenco contributi economici pubblicato nella sezione “Trasparenza” del partito dell’ex vicesegretario della Lega.
Una parte consistente delle donazioni a Futuro Nazionale sono arrivate dalla politica. Per esempio, più di 83 mila euro tra donazioni e servizi offerti sono arrivati da “Il Mondo al contrario”, il movimento fondato quando Vannacci era ancora nella Lega e che costituisce il nucleo originario di Futuro Nazionale. Altri 18 mila euro sono arrivati invece da Patto Italia, un partito di centrodestra che ha siglato un’alleanza con Vannacci
Patto Italia è guidato dall’imprenditore Stefano Ruvolo, tra i dirigenti di
Confimprenditori, un’associazione che rappresenta le piccole e medie imprese su tutto il territorio nazionale. Altri 10 mila euro sono poi arrivati da Daniele Ventimiglia, ex capogruppo della Lega in Consiglio comunale a Sanremo, che a marzo ha deciso di lasciare il partito di Matteo Salvini per aderire proprio a Futuro Nazionale.
Al di là di questi, la maggior parte delle donazioni al partito di Vannacci sono state fatte da imprese edili e immobiliari, ma anche da una compagnia petrolifera, un imprenditore del settore dei trasporti, un produttore di vini, un orologiaio influencer e un’impresa di commercio di carciofi.
In questi mesi tra i principali finanziatori di Futuro Nazionale c’è stata la famiglia Cieri, un gruppo di imprenditori edili attivi a Roma. Il 26 maggio scorso la Ecoholding S.r.l, di proprietà di Marsino Cieri, Edoardo Marsino Cieri, Luca Cieri e Paolo Cieri, ha donato al partito di Vannacci 30 mila euro.
Tramite la Ecoholding S.r.l la famiglia Cieri ha poi la proprietà della Ecolattanzio S.r.l., un’impresa edile amministrata da Luca Cieri che ha donato altri 15 mila euro a Futuro Nazionale. Oltre a questi, la famiglia Cieri ha contribuito al partito di Vannacci con ulteriori 15 mila euro tramite la Stabilia Italia S.r.l. una società immobiliare, tra i cui proprietari c’è anche Edoardo Massimo Cieri.
In passato la famiglia Cieri è stata al centro di un’inchiesta giudiziaria a Roma
relativa al cosiddetto “crollo di San Valentino”, avvenuto il 14 febbraio 2018, quando una strada nel quartiere romano della Balduina è franata creando una voragine di una ventina di metri. La frana non ha causato morti o feriti, ma diverse macchine sono finite dentro e alcuni palazzi della zona sono stati evacuati.
A settembre 2025, dopo sette anni, sono state condannate come responsabili della frana sei persone, tra cui Luca Cieri, che con la Ecolattanzio S.r.l gestiva il cantiere per la costruzione di una nuova palazzina proprio lungo la strada in cui si è verificata la frana.
Oltre alla famiglia Cieri, Futuro Nazionale ha ottenuto 2.500 euro dalla NS Costruzioni S.r.l. che, come si legge sul suo sito ufficiale, è «una filiale di un più ampio gruppo imprenditoriale guidato dalle famiglie Sbordoni e Navarra a Roma, concentrato su immobiliare e costruzioni». A capo della NS Costruzioni S.r.l. ci sono i fratelli Alessio Sbordoni e Alessandro Sbordoni. Quest’ultimo è anche presidente di Federlazio, un’associazione di piccole e media imprese del Lazio.
Un contributo da 5 mila euro al partito di Vannacci è arrivato dal Consorzio Key Re Management, un gruppo di imprese che, come si legge sul sito ufficiale, «è nato per organizzare ed ottimizzare l’importante flusso di lavoro generato dall’opportunità rappresentata dal Superbonus al 110 per cento».
Il Superbonus 110 per cento, introdotto dal secondo governo Conte a maggio 2020, era un’agevolazione fiscale per i lavori di ristrutturazione edilizia pensata per rilanciare l’economia ma che negli anni ha prodotto un costo molto consistente per le casse dello Stato e il governo Meloni ha deciso di bloccarla a febbraio 2023.
Oltre che da imprese costruttrici e immobiliari, Futuro Nazionale ha ricevuto 30 mila euro dalla C.P.P. Compagnia Petrolifera Piemontese, una società petrolifera guidata da Stefano Maurizio Finzi. In base a una visura camerale richiesta da Pagella Politica, la Compagnia Petrolifera Piemontese si occupa tra le altre cose di commercio di carburanti e pneumatici, ma anche della gestione di stazioni di servizio.
Altri 12 mila euro sono arrivati a Vannacci dall’imprenditore Domenico Santoro, fondatore nel 1989 della ESIM S.r.l., una storica azienda che si occupa di progettazione e manutenzione di impianti ferroviari, e che fornisce servizi pure al gruppo Trenitalia. Futuro Nazionale ha poi dichiarato di aver ricevuto 40 mila euro da una certa “Esicompany”, di cui Pagella Politica non è riuscita a risalire al proprietario. Nel Registro delle Imprese – ossia il registro che pubblica i dati su tutte le imprese e aziende italiane offerto dalle Camere di Commercio – non compare nessuna azienda con questo nome.
I finanziatori di Futuro Nazionale non sono però solo costruttori, petrolieri e ferrovieri. Tra le varie donazioni, ce ne sono pure alcune provenienti dal settore
della moda, del vino e della frutta e verdura. Il 1° giugno il partito di Vannacci ha ricevuto 5 mila euro dall’imprenditore Lorenzo Ruzza, proprietario di una gioielleria in centro a Milano e molto attivo sui social. Ruzza, che su Instagram ha circa 750 mila follower, non ha mai nascosto la sua simpatia per l’ex generale tanto che a fine maggio ha pubblicato un post sui social con una foto insieme a Vannacci in visita alla sua gioielleria. «COL GENERALE. Sempre a favore della sicurezza», si legge nella descrizione del post.
Un mese prima, a maggio, Futuro Nazionale ha ricevuto due donazioni, per un totale di 4 mila euro complessivi, da MM Vini s.r.l, un’azienda impegnata nella produzione di vini dal 1920 nel Lazio, mentre una donazione da mille euro è stata fatta dalla “Carciofi romani S.r.l.s”.
Quest’ultima azienda non compare nel registro delle imprese, ma con tutta probabilità il riferimento potrebbe essere alla “Carciofi romaneschi S.r.l.s”, un’azienda specializzata nella ricerca e selezione delle migliori varietà di carciofi al mondo, con sede a Roma di proprietà di Giuseppe Troiani. Insomma, dalle costruzioni ai carburanti, dalla moda all’ortofrutta, Futuro Nazionale è appena nato ma sulle donazioni non si fa mancare nulla.
(da pagellapolitica.it)

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PUTIN, T’HANNO RIMASTO SOLO! ANCHE I PROPAGANDISTI MILITARI RUSSI INIZIANO A DARE PER PERSA LA GUERRA: “SARÀ INEVITABILE RITIRARSI DAL TERRITORIO UCRAINO”; “LA LIQUIDIAZIONE DEL REGIME ANTIRUSSO È IRRAGGIUNGIBILE SENZA UN’OCCUPAZIONE MILITARE COMPLETA, TECNICAMENTE IMPOOSSIBILE”

Giugno 3rd, 2026 Riccardo Fucile

IL FRONTE È BLOCCATO, I DRONI UCRAINI COLPISCONO RAFFINERIE E FABBRICHE MILITARI, L’ECONOMIA INIZIA A SENTIRE LA MORSA DI QUATTRO ANNI DI SANZIONI. IL CONFLITTO È FINITO? MANCO PER NIENTE: PUTIN, CHIUSO NEL SUO BUNKER, NEI MOMENTI DI DIFFICOLTÀ. CERCA SEMPRE L’ESCALATION

Anche se non fosse stato annunciato dall’intelligence ucraina e occidentale il nuovo, ennesimo e feroce attacco della Russia contro Kyiv e altre città ucraine sarebbe stato prevedibile e tristemente scontato.
Non soltanto perché era stato promesso da Vladimir Putin in persona, ma perché in tutta l’esperienza di ormai quattro anni e mezzo di guerra ogni volta che Mosca si era trovata in momenti di debolezza e vulnerabilità, aveva sempre reagito con l’escalation.
Così era stato nel settembre del 2022, quando la controffensiva ucraina aveva iniziato a riconquistare i territori occupati nella regione di Kharkiv, e il Cremlino aveva proclamato la «mobilitazione parziale», mandando al fronte altri 300 mila uomini.
Così era stato nell’ottobre del 2022, quando Putin reagì all’attentato al ponte di Crimea inaugurando i bombardamenti mirati contro le centrali elettriche e termiche, per costringere gli ucraini a vivere il primo inverno di freddo e buio. Così era stato nel novembre dello stesso anno, quando l’esercito ucraino riconquistò Kherson, l’unico capoluogo regionale ucraino occupato dopo il 24 febbraio 2022.
Qualunque stratega razionale avrebbe a quel punto riconosciuto il fallimento del suo piano di Blitzkrieg contro Kyiv, e avrebbe iniziato a cercare una exit strategy. Putin scelse la militarizzazione dell’economia, e della società russa, scommettendo
tutto – i miliardi accumulati nel fondo sovrano dalle proprie riserve petrolifere, il proprio consenso, quel che restava della sua reputazione internazionale – su un unico obiettivo, piegare l’Ucraina.
È una scelta che avrebbe rifatto mese dopo mese, aumentando le spese militari al 40%, incrementando le paghe per il reclutamento dei soldati, schiacciando ogni dissenso, buttando centinaia di migliaia di vite nel tritacarne di una guerra che entrerà nei manuali militari per il peggior rapporto tra le perdite subite e i chilometri conquistati.
Quattro anni dopo, Putin si ritrova di fronte alla stessa scelta, che però gli si presenta in condizioni molto più sfavorevoli. Il fronte russo è bloccato dai droni ucraini, il collegamento via terra tra la Russia e la Crimea e i territori occupati è sotto tiro dell’esercito di Kyiv, le raffinerie e le fabbriche militari russe vengono bruciate dai raid ucraini anche a 2 mila chilometri di distanza dal confine
L’economia mostra dei numeri che hanno spinto perfino i ministri del governo a porre al presidente il problema in termini insolitamente crudi: la Russia non ha i soldi per proseguire la guerra. Le sanzioni occidentali e le spese folli hanno svuotato le casse, le nuove reclute scarseggiano, i sondaggi sono in calo da mesi.
Perfino i propagandisti militari sono passati in queste settimane dal prudente «l’Ucraina potrebbe iniziare a vincere» dello scrittore Zakhar Prilepin al molto più
duro «sarà inevitabile ritirarsi dall’intero territorio ucraino» del blogger Daniil Tulenkov.
La guerra della Russia è persa, lo dice anche una rivista autorevole come Russia in the Global Affairs, il cui direttore Fyodor Lukyanov, uno degli esperti di politica estera del Cremlino, fa firmare a Vasily Kashin un saggio in cui si afferma che «la liquidazione del regime antirusso in Ucraina è attualmente irraggiungibile senza un’occupazione militare completa, che è tecnicamente impossibile».
Né Putin potrebbe consolarsi con qualche annessione in più: «La Russia non possiede il potenziale per controllare e amministrare territori estesi con l’economia distrutta e una popolazione estremamente ostile». Una diagnosi spietata, e il fatto che venga da una testata ufficiale […] fa pensare a una realtà di cui anche molti collaboratori del Cremlino sono lucidamente consapevoli
Non è detto, però, che sia altrettanto chiara al presidente e, infatti, Tulenkov è tra coloro che lo accusano di aver perso la chance enorme creatasi con l’arrivo di Donald Trump, scegliendo di «rimanere nella propria realtà, nella quale era a meno di un passo dalla vittoria».
Sarebbe però pericoloso credere che i bombardamenti di Kyiv siano soltanto il frutto della frustrazione. Se il metodo di Putin di fronte alle difficoltà è l’escalation, prima di costringerlo a razionalizzare la sconfitta ci saranno ancora migliaia di
morti. Le bombe sulle città non sono una vendetta, sono una strategia: invece di cercare una via d’uscita il Cremlino «incrementerà il carattere terrorista della sua guerra».
(da La Stampa)

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LA QUASI 83ENNE ADRIANA POLI BORTONE, SINDACO DI LECCE: “ALMIRANTE GUIDAVA MALISSIMO. FINI? LA FUSIONE DI ALLEANZA NAZIONALE NEL POPOLO DELLE LIBERTÀ FU UN ERRORE. L’ANTI MELONI? L’UNICA È SILVIA SALIS. E’ BRAVA, PREPARATA E CONCRETA”

Giugno 3rd, 2026 Riccardo Fucile

“A NILDE IOTTI CUCINAVO I TORTELLONI”…”IL MIO SOGNO POLITICO? UNA DONNA DI DESTRA CAPO DELLO STATO. IO? NON POTREI ASPIRARE A TANTO”

«Sindaco!».
Ci avrei scommesso.
«Io dico: e gli altri generi? Non esistono solo il maschile e il femminile. E chi non è o non si sente né maschio né femmina? Avevano visto lungo i latini che usavano il neutro».
Adriana Poli Bortone mette subito le cose in chiaro: niente politically correct. Ottantatré anni ad agosto, 59 dei quali in politica, ha attraversato le stagioni della destra italiana dagli anni ‘60 a oggi. Fra alti e bassi. Non sempre in sintonia con i leader nazionali. Ha occupato poltrone in consiglio comunale e regionale, in Parlamento e in Consiglio dei ministri. Nelle campagne elettorali più agguerrite è
arrivata a tenere otto comizi al giorno. Oggi (forse) non ce la farebbe, ma la politica non la molla. Infatti, due anni fa, è stata eletta per la seconda volta primo cittadino della sua Lecce. La incontriamo nel suo ufficio che affaccia su piazza Sant’Oronzo, cuore della città barocca.
La politica è la cosa più importante della sua vita?
«Insieme alla famiglia e a questa città».
Però si è tatuata solo Msi.
«Quanto clamore! Era una cosa mia, doveva restare privata».
La più grande?
«Essere stata nominata ministro della Repubblica e aver incontrato sulla mia strada Giorgio Almirante».
Chi sceglie: Giorgio o Giorgia?
«Entrambi».
Questa è una risposta da democristiana, non da missina.
«Il nome Giorgio è nel mio destino: anche mio marito si chiama Giorgio. Scherzi a parte, Almirante è stato il mio padre politico. Il mio faro. Meloni è bravissima. Ma sono tempi diversi».
Vi sentite lei e Meloni?
«Certo, ci scriviamo, ogni tanto ci chiamiamo».
La sua carriera politica è iniziata nel ’67, con la prima elezione in consiglio comunale a Lecce. Cosa significava per una donna fare politica allora?
«Non è stato semplice. Fra l’altro io insegnavo. Il mio futuro sembrava scritto. Ma la politica mi piaceva, provenivo da una famiglia di destra, la respiravo in casa. Infatti, non l’ho più lasciata».
Com’era essere una donna nell’Msi in quegli anni?
«Come essere donna in qualsiasi altro posto».
Non mi dica che non era un ambiente maschilista.
«Non più di altri. Uomini, donne, condividevamo gli stessi valori. E poi, se lo fosse stato, non sarei diventata la prima segretaria donna della federazione giovanile dell’Msi. La prima donna, in generale, a ricoprire una posizione di vertice nel partito». §Quante donne c’erano nell’Msi?
«Dopo di me si sono iscritte in tante. Ricordo una volta a un congresso, ci ritrovammo tutte e decidemmo di iscriverci a parlare una dopo l’altra. Parlammo solo noi quel giorno. Niente uomini. E gli uomini basiti».
Con donna Assunta Almirante che rapporto aveva?
«Bellissimo. Faceva il tifo per me».
Un ricordo privato di Giorgio Almirante.
(Si ferma un attimo, poi sorride).
«Guidava malissimo. Andavamo in giro a Roma con la sua 500 e lui guidava come un pazzo. Non rispettava i rossi, io tremavo. All’ennesimo rosso bruciato gli dissi: segretario, scusa, ma potresti fermarti ai semafori? Lui mi guardò stupito e rispose: è che i rossi proprio non li sopporto. E scoppiò in una risata».
Un ricordo privato di Gianfranco Fini?
(Ci pensa su. Ci pensa ancora. Suspence) «Non ne ho, a dire il vero».
Come non ne ha?
«Il nostro rapporto ha avuto alti e bassi».
È noto che lei disapprovava la fusione di Alleanza nazionale nel Popolo delle Libertà.
«Glielo dissi chiaramente: è un errore. An aveva il suo ampio spazio di agibilità politica. Quell’operazione gliene sottrasse parecchio. La Meloni ha dovuto faticare per restituire alla destra erede dell’Msi lo spazio che merita. Agibilità, riconoscimento all’estero».
Ma con il Pdl alla fine Berlusconi fu più persuasivo di lei.
«Berlusconi è stato un grande. L’ho stimato molto pur nelle idee diverse su certe cose».
Sicura che fosse un grande sotto tutti i punti di vista?
«In merito alle sue vicende private che sono venute a galla, dico che tanti altri sono stati più bravi di lui a tenerle nascoste».
Le sembra una giustificazione?
«No, ma non è a quello che bisogna guardare per valutare il suo operato».
Un ricordo privato di Berlusconi.
«Non è esattamente privato, ma è il più bello. Ero ministro dell’Agricoltura nel suo primo governo. Lui doveva parlare dopo di me davanti agli agricoltori. Quando salì sul palco prese il foglio su cui gli avevano scritto il discorso, lo stracciò e disse: ha detto tutto Adriana. E tornò a sedere. Fra lo stupore e l’ilarità dei presenti».
Una donna di sinistra del passato che ha stimato molto?
«Nilde Iotti. La ospitai qui a Lecce, le preparai i tortelloni di zucca. Mi chiese dove avevo preso la ricetta. Le diedi il ricettario e lei ci fece su delle correzioni a penna. I miei tortelloni avevano qualche ma. Lo conservo ancora».
Una donna di sinistra del presente?
«Silvia Salis. È brava, preparata, concreta. L’unica che può competere con Meloni».
Deduco che non le piaccia Elly Schlein.
«Mi dispiace, ma no, non mi piace. La trovo scollata dalla realtà».
Qual è, oggi, il suo sogno politico?
«Una donna capo dello Stato».
Va bene anche se di sinistra?
«Eh no, una donna di destra».
Magari lei?
(Pausa e seconda risposta democristiana) «Non potrei aspirare a tanto».
(da Il Corriere della Sera)

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“LE NOTIZIE NON VENGONO CONSIDERATE VERE SENZA SENTIRE LA FONTE. CURIOSO”: PETER GOMEZ, DIRETTORE DEL SITO DEL “FATTO QUOTIDIANO”, COMMENTA CON MALIZIA IL COMUNICATO DELLA PROCURA GENERALE DI MILANO SULLA VICENDA MINETTI

Giugno 3rd, 2026 Riccardo Fucile

“SCRIVONO CHE NON È STATA FATTA LA ROGATORIA, PERCHÉ NON SI POTEVA FARE, E QUINDI NON HANNO SENTITO LA TESTIMONE CHE NOI ABBIAMO INTERVISTATO” …“CURIOSO: IN TUTTA LA MIA CARRIERA NON AVEVO MAI VISTO UN’INDAGINE CHE SI FA PER STABILIRE SE UNA PERSONA HA DETTO DELLE COSE VERE E POI NON VIENE INTERROGATO”

Il comunicato della Procura Generale di Milano di oggi sulla vicenda Minetti? “In quel comunicato si scrive che non è stata fatta la rogatoria, perché non si poteva fare, e quindi non hanno sentito la testimone che noi abbiamo intervistato.
Non hanno fatto altri atti di indagine, se non appoggiandosi all’Interpol, ma hanno stabilito sulla base di indagini difensive, e di qualcuno che hanno sentito, che non è vero quello che ha detto a noi la testimone.
Curioso: in tutta la mia carriera non avevo mai visto un’indagine che si fa per stabilire se” una persona “ha detto ad un giornale o in tv delle cose vere e poi non viene interrogato”. Lo dice a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, il direttore del sito del Fatto Quotidiano Peter Gomez, ospite in studio della trasmissione di Giorgio Lauro e Nancy Brilli.
“Noi abbiamo fatto un’inchiesta per raccontare una storia. Prendiamo atto che le notizie che abbiamo raccontato non vengono considerate vere senza sentire la fonte da cui provengono. Curioso”. Quindi ora questa vicenda per il vostro giornale finisce qui? “Le inchieste del Fatto – ha concluso Gomez a Un Giorno da Pecora -, non finiscono qui”.
(da Da “Un giorno da Pecora – Radio1”)

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I GRANDI RECORD DEL GOVERNO MELONI: L’8,4% DELLE FAMIGLIE ITALIANE HA VISSUTO IN POVERTÀ ASSOLUTA NEL 2024, IL LIVELLO PIÙ ALTO RAGGIUNTO NEGLI ULTIMI ANNI

Giugno 3rd, 2026 Riccardo Fucile

LA QUOTA SALE AL 13,8% TRA I MINORI, MENTRE I DIVARI TERRITORIALI CONTINUANO AD AMPLIARSI: NELLE ISOLE IL RISCHIO DI POVERTÀ O ESCLUSIONE SOCIALE È CIRCA QUATTRO VOLTE SUPERIORE RISPETTO AL NORD-EST …A CONTRIBUIRE A QUESTO AUMENTO, LA DEBOLEZZA DEL SISTEMA DI PROTEZIONE SOCIALE E DELL’EROGAZIONE DEI SERVIZI ESSENZIALI

“Nonostante i recenti miglioramenti, i rischi di povertà ed esclusione sociale restano relativamente elevati in Italia, in particolare tra i bambini e le famiglie, mentre le disparità territoriali continuano ad ampliarsi. La povertà assoluta ha raggiunto negli ultimi anni livelli storicamente elevati, interessando l’8,4% delle famiglie nel 2024, compreso il 13,8% dei bambini.
I divari regionali sono marcati: il numero di persone a rischio di povertà o esclusione sociale è circa quattro volte più elevato nelle Isole rispetto al Nord-Est”. Lo scrive la Commissione europea nel documentole raccomandazioni del Semestre europeo.
La Commissione rileva inoltre che le lacune nella protezione sociale e le persistenti debolezze nell’erogazione dei servizi essenziali continuano a contribuire a livelli elevati di povertà ed esclusione sociale. Bruxelles osserva che i trasferimenti sociali diversi dalle pensioni riducono la povertà “meno della media Ue” e che il loro effetto si è “ulteriormente indebolito nel 2025″.
Nel documento si afferma inoltre che il regime di reddito minimo riformato, l'”Assegno di inclusione”, ha ridotto “adeguatezza e copertura”. Pur giudicando gli sforzi recenti a sostegno delle famiglie “nella giusta direzione”, la Commissione invita a rafforzare le misure contro la povertà minorile e segnala che il fenomeno dei senzatetto resta “persistente e grave”.
(da agenzie)

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LA TENNISTA UCRAINA ALLA RUSSA ANDREEVA: “NON SO COME FACCIA A DORMIRE MENTRE IL SUO PAESE UCCIDE ALTRE PERSONE”

Giugno 3rd, 2026 Riccardo Fucile

DOMANI LE DUE SI AFFRONTERANNO NELLA SEMIFINALE DEL ROLAND GARROS

È il migliore Slam della sua carriera: domani si giocherà un posto in finale al Roland Garros. Eppure, Marta Kostyuk non ha mai versato tante lacrime come in questi giorni. «Hanno ripreso a bombardare ogni notte la mia Ucraina». Ventitré§
anni, di Kiev, numero 15 Wta. Si era commossa domenica scorsa, al termine del match vinto con la russa Okskana Selechmet’eva. Non le ha stretto la mano.
Comunque vada a finire, non la stringerà neppure alla sua prossima avversaria, Mirra Andreeva.
«Ma in campo dovrò separare il tennis dalla politica. Dovrò essere capace di giocare, e fare il mio lavoro. Per me domani non cambierà nulla. Però…».
Però?
«Andreeva, affrontando una ucraina, ha detto: “Non mi importa chi sia, io gioco contro una palla”. Così è ancora più frustrante. Sono tutte persone adulte. Sanno benissimo di cosa stanno parlando. Sanno cosa succede nel loro Paese. Hanno Instagram. Seguono le notizie. Sono informate. Forse evitano di affrontare l’argomento, ma sono loro che devono convivere con questa realtà, non io. Hanno scelto una strategia che funziona per loro. Io non posso fare molto al riguardo. Mi piacerebbe che ci fosse una presa di posizione più chiara su quello che sta succedendo, soprattutto quando il tuo Paese sta uccidendo altre persone. Non so come possano dormire tranquille sapendo tutto ciò che accade».
A proposito: lei come dorme?«Disattivo le notifiche delle notizie del telefonino, da molto tempo. Non potrei fare nulla per cambiare le cose, e comunque perderei il sonno. Ma a un certo punto, devo staccare. Nel corso della giornata, soprattutto
adesso, seguo gli aggiornamenti. Tutte le mattine telefono alla mia famiglia, mi scrivono che stanno bene».
L’altro giorno è esplosa una bomba a cento metri dalla casa dei suoi genitori.
«E dopo aver saputo, è stato davvero difficile scendere in campo: non sapevo se sarei riuscita a smettere di pensarci. Nei giorni seguenti è andata meglio: amici, familiari e tutte le persone a cui avevo scritto mi avevano rassicurata. Sono entrata in campo, mi sono concentrata solo sul mio tennis. Insomma: dipende dalla partita, dalla notte trascorsa, dalla sicurezza della mia famiglia. Dipende anche da quanto una notizia mi abbia colpita o spezzato il cuore. Dopo le partite leggo tutto, ma prima cerco di evitarlo».
Non ha paura di parlarne.§«Devo. Se non riuscissi a staccarmi dalle notizie, dovrei tornare in Ucraina; invece sono qui, al sicuro, a giocare a tennis. Devo separare le due cose. Naturalmente stamattina, appena sveglia, ho controllato le notizie e ho scritto alla mia famiglia, che stava bene. È tutto ciò che posso fare. L’unica cosa sotto il mio controllo è parlarne, e dare visibilità a ciò che sta accadendo. Ci sono persone che vivono questa terribile realtà ogni giorno».
Si è commossa anche dopo il match con la sua connazionale, Elena Svitolina.§
«La sera prima avevamo vissuto un’altra notte molto difficile in Ucraina, soprattutto a Kiev. C’erano state molte vittime. Ho voluto dedicare la partita al
popolo ucraino e alla sua resilienza. Elina ha avuto un incredibile impatto sul tennis ucraino, sugli ucraini e su di me. E su tutti coloro che ci guardano».
Nonostante tutto, gli sportivi ucraini continuano ad essere protagonisti.«Abbiamo avuto la più grande rappresentanza olimpica da quando l’Ucraina è diventata indipendente. Questo dice molto. Abbiamo vinto medaglie. Nel salto in alto abbiamo atleti di altissimo livello, Oleksandr Usyk è una leggenda. Anche i tennisti stanno ottenendo grandi risultati, soprattutto le ragazze. Se c’è una cosa che mi rende orgogliosa, è che tutti gli atleti cercano di andare avanti e di emergere, nonostante la guerra. Naturalmente ogni situazione personale è diversa. Sono passati quattro anni e si vede quanto siano resilienti. Molti devono tornare in Ucraina per allenarsi; non hanno sempre il privilegio che ho io di poter lavorare altrove. Vivono e si allenano in Ucraina. Essere competitivi ad altissimo livello, allenandosi sul territorio ucraino, è una sfida enorme. Sono orgogliosa di rappresentare l’Ucraina. Per il resto non voglio guardare troppo avanti. Con tutto quello che sta succedendo, il solo fatto di essere qui è davvero una benedizione. Non penso a vincere il titolo a Parigi, non è la cosa più importante. Sono qui per rappresentare l’Ucraina e godermi ogni momento».
Chissà quanti tifosi in Ucraina la vedranno domani in tv.
«Non conosco i numeri. Al momento non ci sono problemi con l’elettricità. Di solito è più complicato in inverno. A volte, per esempio, i miei genitori rimanevano senza corrente e, con temperature di meno 23 gradi, era terribile. Era un problema enorme per molte persone. Ora la situazione è migliore. C’è ancora Internet, anche quando manca l’elettricità. Dopo quattro anni, la gente sa che deve caricare telefoni e computer prima della notte, perché non si sa mai come sarà la situazione il mattino seguente».
Forse gli sportivi russi evitano l’argomento “guerra” perché temono che potrebbero esserci delle ripercussioni a casa loro.
«So che alcune persone hanno lasciato la Russia non appena è iniziata la guerra. Hanno venduto le loro attività, lasciato tutto alle spalle, perché non erano d’accordo con ciò che il loro Paese stava facendo ad altre persone. Era il loro modo di protestare. Hanno lasciato il Paese e iniziato una nuova vita altrove, oppure hanno condannato pubblicamente questi comportamenti. Ci sono molte figure di spicco che si sono espresse apertamente. Ed è evidente che oggi non possono tornare in Russia. Forse un giorno sarà possibile, chi lo sa. Ma se non si è d’accordo, si può comunque manifestarlo pubblicamente. Noi viaggiamo tutto l’anno. Se davvero non sei d’accordo, ci sono molti modi per non vivere in Russia. Abbiamo l’esempio di Daria Kasatkina, che ne ha parlato apertamente. Alcune persone sono persino andate nell’appartamento dei suoi genitori per intimidirli, ma questo non l’ha
fermata. Ha cambiato nazionalità e si è trasferita. E comunque non viveva in Russia. La maggior parte dei giocatori e delle giocatrici non vive in Russia. Nulla può fermarti se credi davvero in qualcosa. Evidentemente loro non la vedono così. Dopo quattro anni, le cose sono chiare: sappiamo da che parte stanno. E questo è un peso che devono portare loro, non io».
(da Repubblica)

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LA SQUALLIDA PROVOCAZIONE SOVRANISTA DEL PANINO CON LA PORCHETTA ALLA FESTA MUSULMANA

Giugno 3rd, 2026 Riccardo Fucile

PRESENTARSI ALLA FESTA DELLA COMUNITA’ ISLAMICA CON UN PANINO CON IL MAIALE DENOTA SOLO L’INCAPACITA’ DI SAPER RISPETTARE IL PROSSIMO… GRAN SENSO DI RESPONSABILITA’ DELLA COMUNITA’ ISLAMICA CHE SI E’ DIMOSTRATA PIU’ CIVILE DEI SOVRANISTI

Hanno infiammato i social le polemiche nate domenica in occasione della celebrazione della festa del sacrificio a Roma a Villa Giordani, quando il personal trainer e divulgatore romano, Simone Carabella, si è presentato alla festa di Eid al-Adha con in mano un panino con la porchetta.
A unirsi al suo appello in difesa dei romani e delle tradizioni italiane minacciate è stato anche Mario Adinolfi, che chiede a Mediaset e alla famiglia Berlusconi di prendere posizione contro le affermazioni di una giornalista di Carta Bianca presente all’evento.
Se da un lato, la comunità islamica ha lanciato diverse provocazioni al divulgatore romano, arrivando persino a invitarlo a mangiare la porchetta in moschea a riprova della tolleranza nei confronti dei non musulmani, dall’altro, Simone Carabella ha pubblicato il video integrale della sua interazione al festival, allegando i messaggi di odio ricevuti.
Lo aveva annunciato su Instagram sabato: «Domani alle 5 sarò lì a mangiare la porchetta». La scelta del piatto della tradizione romana è legata alla sua origine: carne di maiale, normalmente non concessa nella dieta di un musulmano. Un gesto per «dare un segnale, non una provocazione»: il segnale di un’identità che non è negoziabile per nessun romano, secondo Carabella, nonostante l’evento concesso dalla troppo permissiva amministrazione di Roberto Gualteri.
La risposta dei fedeli musulmani presenti
«Si chiama festa del sacrificio ma non c’è nessun sacrificio»: così Abramo, del mercato arabo di Centocelle, esordisce nel video pubblicato sui social mentre accompagna Carabella lungo il tragitto. Pochi istanti dopo, inviterà anche provocatoriamente l’influencer a raggiungere la comunità islamica in moschea il giorno dopo, dove – gli garantisce – potrà mangiare anche la porchetta, nonostante non sia ammessa nell’islam, a riprova della tolleranza della sua comunità.
Quando Abramo esorta i partecipanti a lasciarlo mangiare il panino in pace e gli augura «Buon appetito!», Carabella risponde: «Ma che vuol di’? Ma io qua sto a Roma. Che me serve il permesso tuo?».
«Ci dispiace vedere che il panino con la porchetta che abbiamo acquistato sia stato dilaniato: morso un po’ qua e un po’ là, per poi essere abbandonato come un oggetto usa e getta. Oltre allo spreco di cibo, resta anche il gesto poco civile di sporcare e inquinare il parco. Evidentemente qui il merito non viene riconosciuto. Da chi dice di voler migliorare Roma, ci aspettavamo un comportamento decisamente più rispettoso». Un’accusa velata quella diffusa dal profilo Mercato arabo, che accusa Carabella o qualcuno del suo gruppo di aver compiuto il gesto incivile.
Il post si accompagna a foto e video delle celebrazioni del festival, che cade durante l’ultimo mese del calendario islamico all’interno delle celebrazioni dell’hajj, il pellegrinaggio alla Mecca. La festa si componeva di mercatini, giochi per i bimbi e vendita di cibo tradizionale halal. A riprova di un certo grado di romanità della comunità islamica a Roma, emerge un post in romanesco: «Ma che ce frega, ma che ce importaaa…È stato un flop, hanno detto» e continua con ironia: «Un ringraziamento speciale alle ragazze e ai ragazzi della Comunità Islamica Roma e a Simone Carabella e a pagine come Welcome to Favelas: grazie anche alla loro visibilità, questo evento ha potuto raggiungere tante persone e diventare realtà nel cuore di Roma, capitale d’Italia».
(da Fanpage)

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