CHI SARA’ IL LEADER DEL CAMPO LARGO? NE’ SCHLEIN, NE CONTE! LE PRIMARIE NON SONO L’UNICA VIA PER SCEGLIERE IL CANDIDATO PREMIER DELLA COALIZIONE ANTI-MELONI. SE LA LEGGE ELETTORALE LO IMPORRÀ, SI PUÒ INDICARE “UN GARANTE”
LA PROPOSTA DI ALESSANDRO ONORATO, ASSESSORE A ROMA E PROMOTORE DI PROGETTO CIVICO ITALIA: “NON SAREBBE UN NOME FINTO MA DI GARANZIA, DOPO IL VOTO POI CI PENSERÀ MATTARELLA A INDICARE IL PREMIER” – TRA I NOMI PAPABILI CI SONO L’EX CAPO DELLA POLIZIA GABRIELLI, IL SINDACO DI NAPOLI MANFREDI, L’EX SEGRETARIO DEM BERSANI E IL SINDACO DI ROMA GUALTIERI … L’INVITO DI DARIO FRANCESCHINI A CONTE A FARE UN PASSO INDIETRO (INSIEME A SCHLEIN). MA SE ENTRAMBI I LEADER INSISTERANNO SULLA SFIDA DEI GAZEBO, ALLE PRIMARIE CI SARA’ ANCHE SILVIA SALIS CHE PUÒ PERSINO VINCERE
Le primarie non sono l’unica via per scegliere il candidato premier del campo largo. Se la
legge lo imporrà, si può indicare «un garante. Una figura autorevole che ci rappresenta tutti, non un premier».
La pensata, consegnata al Foglio, è di Alessandro Onorato, assessore di Roma e aspirante leader centrista. Ma è un’idea così affilata che non sembra farina del suo sacco. «Non sarebbe un nome finto», spiega, «per la Costituzione l’indicazione del premier spetta al Colle. Noi allora indicheremmo soltanto un garante del nostro percorso. Il premier, dopo il voto, in base ai risultati, sarà indicato in piena libertà da Mattarella».
In realtà è solo una delle ipotesi che circolano fra i dirigenti Pd che pensano che le primarie sarebbero un bagno di sangue per il centrosinistra. Su questa sono immaginabili le ironie della destra. In ogni caso nomi di papabili “garanti” circolano da tempo, tutti più o meno inverosimili: il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, il presidente della Puglia Antonio Decaro, l’ex capo della Polizia Franco Gabrielli, l’ex ministra (e vicepresidente dei comitati del No) Rosy Bindi, l’ex segretario Pd Pier Luigi Bersani.
Nessuno ha intenzione di intestarsi la responsabilità di essere additato come il responsabile della permanenza di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. Anche rispetto alle “gambe” di centro, oggi litigiose e divise: alla ripresa si metteranno d’accordo, finiranno tutti in un’unica lista, e non sarà Renzi a guidarla, né Onorato. Ma chi?
Alle certezze del Nazareno si oppongono i dubbi di mezzo gruppo dirigente Pd, che ancora non affiorano per non indebolire la segretaria, convinta di essere la candidata premier, in un modo o nell’altro. La proposta messa in chiaro per interposto Onorato, che con alcuni esponenti del Pd ha rapporti fittissimi, dimostra il lavorìo per cercare alternative. Serve un accordo fra i due leader.
Dario Franceschini lo ha raccomandato la settimana scorsa direttamente a Conte. Se fosse lui a vincere le primarie – ipotesi che fra i dirigenti dem anche di osservanza schleiniana non viene esclusa, in qualche caso auspicata – il Pd ne uscirebbe indebolito, forse terremotato. Se invece vincesse Schlein, quanti elettori del M5s non la voterebbero? Dunque meglio un o una garante. Che è un altro modo per dire ai due leader di fare un passo indietro, almeno temporaneo.
Dopo il voto si vedrà. Difficile che venga considerata “di garanzia” la sindaca di Genova Silvia Salis, di cui il lato sinistro dell’alleanza diffida. Ma il discorso che le è stato fatto è: se lei non sarà in qualche modo della partita, sparirà dalla scena nazionale per tutta la campagna elettorale.
Su di lei è dunque in corso un pressing. Se Schlein o Conte restano incaponiti sulla sfida dei gazebo, sarebbe invocata e acclamata dai civici. Può persino vincere
(da EditorialeDomani)
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