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I FONDI PER LA SICUREZZA DELLE CASE USATI PER COMPRARE CALDAIE E INFISSI

Settembre 1st, 2016 Riccardo Fucile

TRENTA MILIONI DISTRIBUITI AI PRIVATI SENZA CONTROLLI

Ci sono altri 21 milioni di euro che ballano tra consulenze e appalti per il dopo sisma del 1997.
Si tratta, nella sostanza, dei finanziamenti pubblici erogati dal governo e finiti nella tasche di cittadini privati, che all’epoca del terremoto (e poi anche quello del 2011) che sconvolse soprattutto l’Umbria e le Marche subirono danni alle loro abitazioni. Otto di questi milioni (oltre agli altri sessanta) finirono sul territorio provinciale.
Ma tredici di questi restarono a Rieti. Dove tutti i proprietari di immobili lesionati, nei fatti quasi tutto il centro storico, restaurarono le loro abitazioni.
Qualche villa appena fuori la città  e nei territori limitrofi, palazzi blasonati, soprattutto nel centro storico, nel quadrilatero centrale tra via Roma, via Garibaldi, via Cintia e piazza Mazzini.
E dunque, se ai 21 milioni stanziati per le abitazioni private si aggiungono i 66 milioni di euro per enti e strutture pubbliche si arriva quasi a 90 milioni di euro di soldi destinati a ricostruire e soprattutto a restaurare decine di immobili lesionati.
Che alla prova dei fatti, i casi dei palazzi di Amatrice e Accumoli insegnano, si sono dimostrati inadeguati a reggere la violenza del terremoto.
E così, nonostante le cifre messe in campo da Governo e Enti dal ’97 in avanti, molte delle case private (stavolta) sono tornata a cadere, soprattutto ad Amatrice e Accumoli.
Certo le scosse sono state dure, ma «forse — spiega una fonte — sarebbe utile capire se quei soldi ottenuti sono stati utilizzati per rendere antisismica l’abitazione oppure per riammodernarla, dotarla di maggiore confort: dalla domotica interna, alla revisione degli spazi interni, dai riscaldamenti a pavimento agli infissi».
Un po’ quello che si contesta anche nei lavori eseguiti per la scuola «Romolo Capranica» di Amatrice, dove c’è pure il riscaldamento a pavimento ma le coperture antisismiche forse no, e qualora ci fossero state, si sono rilevate insufficienti
Insomma, lavori sì realizzati, ma che sul tema cruciale della sicurezza hanno miseramente fallito.
Per mille ragioni, che la Procura di Rieti con l’apertura dell’inchiesta per disastro colposo dovrà  accertare.
Tant’è che anche ieri mentre negli uffici del palazzo di giustizia reatino si teneva un’altra lunga riunione fiume tra forze di polizia giudiziaria e procura, la guardia di finanza ha perquisito gli uffici della Provincia di Rieti.
E’ lì, infatti, che sono transitati una parte consistente di documenti e di atti per bandire appalti e affidare incarichi a una nutrita schiera di professionisti.
Ed è proprio nel palazzo della Provincia di Rieti che il 10 gennaio del 2000 fu varato e approvato lo schema di convenzione per le progettazioni relative alla ricostruzione per un importo superiore a 33 milioni di euro.
Dentro quel primo piano – sottoscritto dall’allora sub commissario per il terremoto Giosuè Calabrese, e poi confermato e integrato (con altri incarichi a professionisti e bandi per altre ditte) dal secondo sub commissario, l’ex assessore al Turismo e alla cultura della regione Lazio, Luigi Ciaramelletti — a farla da padrone sono stati come Enti attuatori la Soprintendenza e la curia di Rieti.
Solo gli uffici della Soprintendenza conferirono incarichi e progetti a ditte certificate (Og2) per restauro e risanamento per circa nove milioni e mezzo di euro su ben 36 opere periziate per danni da eventi sismici.
La curia di Rieti dal canto suo, invece, finanziò lavori e strutture (otto per la precisione in quella prima parte) per 4 milioni 170mila euro.
Ora, proprio sulle modalità  di concessione degli affidi dei lavori e degli appalti anche l’Autorità  nazionale anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone ha acceso un faro. E quindi non è da escludere che alla perquisizioni di oggi ne seguiranno altre per acquisire altri atti e verificare la legittimità  dei finanziamenti concessi per i lavori realmente svolti. Insomma, due corni della stessa inchiesta che a breve potrebbero portare a novità  eclatanti.

Paolo Festuccia
(da “La Stampa”)

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“SE LA RAGGI FARA’ ALTRI ERRORI SE NE ASSUMERA’ LA RESPONSABILITA'”: RESA DEI CONTI NEL M5S

Settembre 1st, 2016 Riccardo Fucile

I CONSIGLIERI COMUNALI GRILLINI CHIEDONO DI ANNULLARE TUTTE LE NOMINE… LA TAVERNA: ” DIMISSIONI GRAVE PERDITA”

Panico in Campidoglio. Chi si trova nelle stanze di palazzo Senatorio descrive così l’aria che tira dopo le dimissioni di due pesi da novanta: la capo di gabinetto Carla Ranieri e l’assessore al Bilancio Marcello Minenna.
Quest’ultimo da sempre considerato l’uomo chiave della Giunta avendo in mano i conti di Roma e la delega alle aziende partecipate.
Il contraccolpo nel Movimento 5 Stelle è sintetizzabile nelle parole di Paola Taverna: “Se la giudice Raineri e l’assessore Minenna dovessero formalizzare le loro dimissioni, questo rappresenterebbe una gigante perdita”.
Il problema però non è solo pratico. È molto più ampio e riguarda la guerra tra fazioni che è scoppiata in Campidoglio tanto che a settanta giorni dall’incarico si è davanti già  alla prima crisi dell’era targata Virginia Raggi con i consiglieri 5Stelle pronti a chiedere formalmente al sindaco di revocare alcune nomine mai digerite, tra queste quella del vice capo di gabinetto Raffaele Marra, che nel passato ha lavorato al fianco di Gianni Alemanno.
In campo ci sono anche i vertici pentastellati, che a taccuini chiusi, non nascondono il loro malumore per la gestione capitolina di questi primi mesi.
Pur sapendo che nella Capitale il Movimento si gioca la sua scalata verso Palazzo Chigi, qualcuno si spinge ad affermare: che “se Raggi farà  altri errori, se ne assumerà  la responsabilità “.
In sintesi, non è escluso che se le cose non dovessero andare per il verso giusto le strade di Raggi e del M5S potrebbero dividersi.
Dietro il passo indietro di Minenna e la revoca di Raineri ci sono settimane di scontri tra loro due da un lato e Salvatore Romeo, capo della segreteria, e Raffaele Marra, ancora formalmente vice capo di gabinetto, fedelissimi di Virginia Raggi, dall’altro. Alle quattro e mezzo del mattina, il sindaco decide di far fronte al caos dando lei su Facebook la notizia dell’addio di Raineri, senza però citare Minenna le cui dimissioni erano già  arrivate sul suo tavolo: “Sarà  predisposta l’ordinanza di revoca” di Ranieri poichè “l’Anac ha dichiarato la nomina va rivista” a causa di uno stipendio troppo alto rispetto a quanto prevede la legge.
Ma in mattina, ormai ex capo di gabinetto, fa sapere che “i motivi sono ben altri”. Raineri e Minenna si sono sempre mossi insieme già  dai tempi del commissario Tronca.
E anche l’assessore al Bilancio ha fatto un passo indietro dopo essere entrato in rotta di collisone con Romeo, che in passato aveva la delega alle partecipate.
Le invasioni di campo da parte di quest’ultimo e visioni così diverse tra Minenna e la sindaca sono culminate con il caos Atac e le ormai scontate dimissioni del direttore generale Marco Rettighieri.
Una guerra insomma che non piace ai vertici pentastellati e neanche ai consiglieri, adesso riuniti con il sindaco.
Si fa sempre più probabile la strada della richiesta di ‘resettare’ alcune nomine e quindi far tornare indietro la Raggi sulle scelte fatte.
Eppure in Campidoglio si fanno più insistenti voci su un possibile balzo in avanti di Marra, anche se l’ipotesi che prenda il posto della Raineri sembra piuttosto improbabile. Per evitare sorprese però, i consiglieri 5Stelle ne chiedono una cacciata definitiva.

(da “Huffingtonpost”)

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AVEVA RAGIONE GRILLO, ALLA FINE NE RESTA UNA, DA SOLA: VIRGINIA

Settembre 1st, 2016 Riccardo Fucile

ROMA, CONTINUA LA FUGA DALLA RAGGI: SI DIMETTONO I VERTICI DELL’ATAC DOPO SCONTRI CON IL MS5

Arrivano le prime conseguenze del braccio di ferro in atto giorni tra l’Atac e la giunta Raggi.
L’azienda di trasporto pubblico capitolina perde i vertici: il direttore generale Marco Rettighieri e l’amministratore unico Armando Brandolese lasciano l’azienda. I due hanno formalizzato le loro dimissioni stamattina.
La decisione arriva a poche ore dall’uscita di scena dell’assessore al Bilancio
La tensione tra Rettighieri e le giunta guidata dal sindaco Virginia Raggi era alta ormai da giorni. Il 31 agosto il dirigente della municipalizzata, nominato solo lo scorso febbraio dal commissario Francesco Paolo Tronca, aveva inviato una lettera all’assessore dei Trasporti Linda Meleo in cui contestava le cifre fornite dal Campidoglio sulla metro A e denunciava presunte “ingerenze esterne” sullo spostamento del personale aziendale.
“I 18 milioni di euro stanziati dalla giunta il 12 agosto non sono mai arrivati sul nostro conto corrente”, scriveva il dg nella lettera indirizzata anche alla Commissione Trasporti del Senato.
“La delibera di giunta, approvata poco prima di Ferragosto, è stata resa esecutiva con una determina dirigenziale della Ragioneria Generale del Campidoglio il 17 agosto — rispondeva poco dopo il dimissionario Minenna — da quella data le somme sono entrate nella disponibilità  effettiva di Atac: le risorse sono quindi state erogate nei tempi utili e funzionali all’avvio dei lavori di manutenzione della metro”.
Il Partito Democratico, intanto, affila le armi della polemica. “Unici risultati dell’amministrazione Cinque Stelle? Le guerre interne fatte pagare ai cittadini, in piena logica da vecchia politica. — attacca il deputato del Pd, Andrea Romano — cento giorni di giunta Raggi e tutto ciò che si è visto sono i guai di Ama e Atac, i superstipendi, tanta incapacità  e zero trasparenza. Le dimissioni di Raineri e Minenna sono il sigillo all’incapacità  strutturale a far corrispondere le promesse con la realtà . Pronti via e sono già  in frantumi”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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UMILIAZIONI E ABUSI PER I PROFUGHI BLOCCATI AL CONFINE SVIZZERO

Settembre 1st, 2016 Riccardo Fucile

VIOLAZIONE DIRITTI DA PARTE DELLE AUTORITA’ ELVETICHE, CON RESPINGIMENTI DI MASSA E CONTROLLI ILLEGALI IN BASE AL COLORE DELLA PELLE

Il record è stato raggiunto il 19 agosto. In una sola giornata, 45 minorenni soli in cerca delle loro famiglie in Germania e Svizzera sono stati respinti senza assistenza legale alla frontiera di Chiasso.
Affidati alla Caritas di Como, sono fuggiti alla prima occasione per riprovare a passare verso nord.
Per loro, come per tutti i migranti somali, eritrei e centrafricani bloccati da mesi a Como, a due passi dalla frontiera elvetica, quella che sta finendo sarà  ricordata come l’estate dei diritti sospesi.
Respingimenti di massa e controlli illegali in base al colore della pelle alla dogana. Perquisizioni umilianti e abusi, con uomini e donne che raccontano di essere stati denudati e tenuti per ore in strutture simili a “bunker sotterranei”.
Diritto d’asilo e ricongiungimenti familiari negati.
Tutte violazioni gravi delle norme europee e internazionali — dal trattato di Schengen alla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, dagli Accordi di Dublino alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo.
Dopo mesi di voci e racconti sui duri metodi delle guardie di frontiera svizzere, ora la denuncia arriva da un report della onlus italiana Asgi, l’Associazione studi giuridici per l’immigrazione, e della svizzera Firdaus.
Negli ultimi mesi quasi 7 mila persone sono state bloccate sul confine senza possibilità  di richiedere protezione internazionale per mancanza di informazioni e di un mediatore linguistico in grado di spiegare le procedure.
«Il diritto di chiedere asilo non è stato e non sarà  garantito se ciascuna delle persone respinte non potrà  esprimersi sulla propria volontà  di chiedere protezione internazionale alla Svizzera», ha commentato la deputata ticinese Lisa Bosia Mirra.
Particolarmente gravi, per le associazioni, le violazioni dei diritti dei minori non accompagnati.
Dal 14 luglio al 23 agosto, 454 minorenni soli che volevano raggiungere i parenti sono stati respinti.
La portavoce di Amnesty International Denise Graf accusa: «La Svizzera non rispetta i diritti dei bambini e dei giovani che si presentano alle sue frontiere».
Quasi tutti hanno meno di 16 anni, molti sono in viaggio da mesi senza tutele e facile preda dei trafficanti di esseri umani. Ragazzini come Ismail, 17 anni.
Nato in Eritrea e sbarcato in Italia ad aprile, viaggia con i fratelli di 10 e 14 anni. Insieme hanno provato a entrare in Svizzera attraverso il valico di Chiasso per cinque volte, ma sono sempre stati identificati e respinti.
Ora vogliono aderire al programma europeo di “relocation” per raggiungere il fratello maggiorenne in Svizzera. Ma non sarà  facile.
Il 73 per cento dei minorenni presenti a Como sono eritrei: per gli accordi europei del settembre 2015 avrebbero diritto ad essere accolti e ricollocati, in base a quote stabilite, nei vari paesi Ue.
Ma la “relocation”, prevista anche per siriani e iracheni, è di fatto negata a tutti.
E i dati forniti dalla Guardia di frontiera ticinese dicono che in quattro mesi è aumentata di dieci volte la percentuale di stranieri irregolari rispediti in Italia.
Il nostro Paese è così costretto a fare fronte da solo all’accoglienza.
«Sei Stati si fanno carico dell’80 per cento delle richieste di asilo», spiega Elly Schlein, europarlamentare di Possibile, che chiede una maggiore divisione delle responsabilità  e un ripensamento delle norme Ue sull’accoglienza.
«A settembre 2015 furono promessi 160 mila ricollocamenti, ma ne sono stati attuati solo 3 mila. Era un impegno di tutti gli Stati membri e del Consiglio, una delle soluzioni per creare corridoi umanitari ed evitare situazioni come quelle viste a Como e Milano nelle ultime settimane».

Simone Gorla
(da “La Stampa”)

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VARESE, HA UN MILIONE DI EURO IN SVIZZERA E RICEVE L’ASSEGNO SOCIALE

Settembre 1st, 2016 Riccardo Fucile

L’ANZIANA PERCEPIVA DA 12 ANNI L’ASSEGNO DESTINATO ALLE PERSONE IN CONDIZIONI DI DISAGIO… INCASSATI 90.000 EURO, DENUNCIATA

Percepiva dal 2004 l’assegno sociale destinato alle persone in condizioni di disagio, pur essendo in possesso di circa un milione di euro in Svizzera.
Una donna di 80 anni è stata denunciata dalla guardia di finanza di Gallarate (Varese) con l’accusa di indebita percezione di erogazione ai danni dello Stato.
L’anziana, che si dichiarava indigente, in 12 anni avrebbe percepito illecitamente circa 90mila euro.
Ultimamente aveva anche fatto richiesta per accedere ai fondi di sostegno all’affitto erogati dalla Regione di Lombardia e dal Comune di Gallarate.
Dai controlli delle fiamme gialle è emerso che la donna non versava in condizioni economiche disagiate: è titolare, infatti, di un conto corrente in Svizzera con depositato circa un milione di euro e ha presentato anche una richiesta di ‘voluntary disclosure’ per far emergere la somma detenuta all’estero.

(da agenzie)

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FUGA DALLA RAGGI, SI DIMETTONO CAPO DI GABINETTO E ASSESSORE AL BILANCIO

Settembre 1st, 2016 Riccardo Fucile

PEGGIO DELLA PRIMA REPUBBLICA, E’ GIA’ CRISI ANCOR PRIMA DI COMINCIARE: RAINERI E MINENNA SE NE VANNO, UNA SI ERA OPPOSTA AGLI STIPENDI FOLLI DELLO STAFF

A 70 giorni dalle elezioni, la squadra grillina comincia a perdere pezzi.
Revocata la nomina del capo di gabinetto, Carla Raineri, già  finita al centro delle polemiche per il suo mega stipendio da 193mila euro l’anno.
E si dimette l’assessore al Bilancio, Marcello Minenna che la magistrata aveva sostenuto nella corsa a capo di gabinetto.
Alle 5 del mattino l’annuncio della revoca della Raineri è su Facebook. Poi l’Ansa ha battuto che anche il titolare del Bilancio avrebbe gettato la spugna.
Poco dopo arrivano le dichiarazioni della Raineri, che precisa: “Ho rassegnato le mie irrevocabili dimissioni già  ieri”, spiega all’Ansa la Raineri.
A chi le chiede i motivi della sua scelta risponde che li “espliciterà  con un successivo comunicato ufficiale”.
Il motivo? Quei pareri discordanti sulla regolarità  o meno della nomina della magistrata. Secondo le opposizioni, infatti, l’incarico di capo di gabinetto andava assegnato con un bando e non a chiamata diretta.
«Trasparenza. È uno dei valori che ci contraddistingue e che perseguiamo – scrive il sindaco in un post pubblicato nella notte -. Per questo motivo abbiamo deciso di chiedere un parere all’Anac, l’Autorità  Nazionale Anticorruzione, su tutte le nomine fatte finora dalla Giunta. Una richiesta per garantire il massimo della trasparenza: il “palazzo” deve essere di vetro, tutti i cittadini devono poter vedere cosa accade dentro. Questo è il M5S».
Peccato che non lo avesse fatto prima, invece che invocarlo a plemiche esplose.
E chissà  perchè ancor oggi non abbia fatto sapere come ha fatto a farsi assegnare la consulenza dalla Asl di Civitavecchia senza far parte dell’apposito Albo cui l’Azienda Sanitaria era obbligata ad attingere.
Via due pedine strategiche della squadra della sindaca.
Proprio Minenna, considerato un assessore forte della giunta, si era battuto per rivedere gli stipendi troppo alti dello staff, soprattutto quello del caposegreteria Salvatore Romeo. Consigli non accettati dalla sindaca.
Alla fine dalla torre cade Minenna. Il cerchio magico della Raggi è salvo.
Immediato il commento di Francesca De Vito, grillina della prima ora e sorella del presidente dell’Assemblea capitolina Marcello.
L’attivista, che già  aveva attaccato le nomine della sindaca Raggi e del vice Daniele Frongia, su Facebook condivide la notizia della doppia dimissione: “Senza parole. Se la qualità  non si capisce… allora cosa? Adesso qualcuno mi venisse a dire che avevo torto!”.

(da agenzie)

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AMATRICE, IL COMUNE NEL MIRINO ANCHE PER L’HOTEL

Settembre 1st, 2016 Riccardo Fucile

E SULLA SCUOLA CROLLATA E’ GIA’ SCARICABARILE

Un primo atto d’accusa arriva ai magistrati che indagano sul Grande Terremoto. È una voce che ora chiama (anche) ufficialmente in causa il Comune di Amatrice.
“Lavori per 150mila euro non sarebbero mai bastati a rendere la scuola Capranica impermeabile al sisma. La nostra è stata solo un’opera di ristrutturazione e di “miglioramento”, e non un adeguamento sismico”.
Scandito nero su bianco, in un memoriale depositato ieri in Procura.
Così scrive ai pm l’imprenditore Gianfranco Truffarelli, che con la sua azienda Edilqualità  ha eseguito i lavori nell’istituto comprensivo in gran parte crollato la notte del 24 agosto.
In mattinata, il suo avvocato Massimo Biffa consegna il dettagliato dossier direttamente al procuratore capo.
Sulla stessa scrivania, poco dopo, arriva la risposta dell’amministrazione, guidata dal sindaco Sergio Pirozzi, che allontana da sè ogni sospetto. È il primo duello giudiziario che segna l’inchiesta sulle troppe vittime e i 115 edifici crollati, tra i crateri di Amatrice e Accumoli.
In Procura, intanto, stanno per piovere oltre 12mila pagine, 1.500 foto, due ore di riprese video. Documenti che potranno svelare la verità  sui crolli.
Sono gli atti del Genio civile appena prelevati da carabinieri e Corpo Forestale sui 6 principali edifici gravemente lesionati o in macerie.
Si tratta dell’Hotel Roma di Amatrice, divenuto una tomba per i suoi ospiti: sul quale si concentrano ormai da giorni accertamenti su eventuali omissioni da parte del Comune per terrazzamenti e solai realizzati in cemento.
Non solo: il campanile e la parrocchia di San Pietro e Lorenzo ad Accumoli. Le caserme dei carabinieri dei due paesi. E ancora: l’ospedale Grifoni di Amatrice, e soprattutto la scuola Capranica.
Paradosso: sia l’Hotel Roma che la Capranica comparivano nel Piano di Protezione civile di Amatrice come “aree di accoglienza della popolazione” in caso di emergenza.
La montagna di carte. Furgoni carichi all’inverosimile. Autorizzazioni, progetti, provvedimenti e relazioni.
Sono i documenti che, su delega dei pm Cristina Cambi, Raffaella Gammarota, Ruocco Maruotti e Lorenzo Francia, serviranno a sciogliere i dubbi, accertare rischi e limiti di quei lavori eseguiti sugli edifici venuti giù.
I numeri: in tutto 5.101 documenti, ciascuno dei quali composto di più pagine. Dal Genio Civile sono stati acquisiti ben 2.234 documenti relativi agli appalti eseguiti, a partire dal luglio 2012, sull’ospedale di Amatrice; 1.692 atti sono stati ottenuti dagli investigatori sulla scuola Capranica; altri 490 sono stati prelevati per i progetti di ristrutturazione eseguiti alla caserma di Accumoli, e ancora 418 provvedimenti riferiti alle gravi lesioni all’altra caserma dell’Arma, ad Amatrice, mentre 267 riguardano il rifacimento della chiesa, con annesso campanile, di San Pietro e Lorenzo ad Accumoli: la stessa dove è franata la torre campanaria, travolgendo un’intera famiglia, i Tuccio, genitori e due bambini, uno dei quali di soli pochi mesi.
Scaribarile davanti ai pm.
L’imprenditore romano Truffarelli ha realizzato, per conto del consorzio Stabile Valori, i lavori di ristrutturazione e miglioramento sismico presso la scuola Capranica di Amatrice.
L’immobile – a forma di “U” costituito da un corpo centrale in muratura degli anni Trenta e due ali realizzate in cemento armato, in epoca successiva – fu inaugurato nel dicembre 2012.
Una targa-manifesto, apposta dall’amministrazione e tuttora presente tra le macerie, parla però di un’opera di “adeguamento”: lavori che secondo Truffarelli avrebbero richiesto ben altri impegni economici.
Ecco perchè il suo dossier inviato in Procura, e nel pomeriggio la richiesta, subito accolta, di essere sentito dalla Guardia di Finanza su delega dell’Anac presieduta da Raffaele Cantone.
“Nessun illecito” è stato commesso, insiste Truffarelli. “Il miglioramento sismico non può essere confuso con l’adeguamento”. Di diverso avviso l’amministrazione comunale, difesa dagli avvocati Francesco Lettera e Mario Cicchetti, che vorrebbe costituirsi parte civile e chiede un incidente probatorio sulla scuola.
Ecco perchè la scuola è crollata.
Qui le posizioni divergono in maniera radicale. Mentre Truffarelli ribadisce di aver semplicemente proceduto al “rinforzo del cemento armato delle ali laterali”, che difatti non sono crollate, il Comune mette l’accento sui “danni gravissimi” subiti “nonostante gli interventi di ristrutturazione”.
Lo stesso collaudatore parla di “buona riuscita dei lavori fatti a esclusione di un intervento previsto in copertura: che per lo stato delle strutture si è ritenuto opportuno non effettuare”.
Tuttavia, secondo una prima lettura, la parte centrale dell’istituto potrebbe essere crollata sotto il peso di quella “pesante copertura” realizzata negli anni Settanta in sostituzione di quella originaria, con tetto e sottotetto in cemento.
Lavori di cui, si scopre oggi, non si trova alcuna autorizzazione.
L’ultima beffa per quell’area che doveva “accogliere i cittadini nell’emergenza”.

(da “La Repubblica”)

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