Settembre 10th, 2017 Riccardo Fucile
LA DECISIONE DI DEL SETTE E PINOTTI: CACCIARE LE DUE MELE MARCE
«Sì è vero ho avuto un rapporto sessuale con una delle due ragazze, ma giuro che non l’ho violentata. Lei era d’accordo, non mi ero accorto che fosse ubriaca».
Questa l’incredibile versione di uno dei due carabinieri accusati di aver stuprato due giovani studentesse americane a Firenze.
In particolare, si tratta della confessione di quello più anziano, un quarantenne sposato con figli, mentre l’altro militare, quello più giovane, non si è ancora presentato in Procura per rendere dichiarazioni.
La versione appare quanto meno forzato perchè, stando a quanto ricostruito in questi giorni, le due ragazze erano così ubriache (una avrebbe anche fumato una canna) da non reggersi in piedi e non essere in grado di salire le scale per tornare nel proprio appartamento.
Intanto i vertici politici e militari dell’Arma non vogliono perdere tempo. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, la strategia del ministro della Difesa Pinotti e del Generale Del Sette è chiara: cacciare subito le due mele marce.
Potrebbe essere quindi già delineata la linea difensiva dei militari, la cui presenza sia alla discoteca di Firenze sia davanti all’abitazione delle due giovani di 19 e 21 anni era stata confermata da alcuni testimoni e dalle videocamere di sorveglianza.
Una difesa che l’avvocato Gabriele Zanobini, che assiste la più giovane delle due studentesse, ancor prima di sapere la notizia, aveva ‘smontato’, ricordando che secondo l’art. 609 bis del codice penale, “l’accusa di violenza sessuale non si consuma solo con la violenza fisica o con la minaccia, ma anche abusando delle condizioni di inferiorità psichica o fisica al momento del fatto. Esattamente come sarebbe successo alle due giovani e, secondo il codice, in questi casi il non consenso è implicito”. In più, ai due militari, sempre secondo il legale che aspetta le prossime mosse della procura, potrebbe essere contestata l’aggravante prevista dall’articolo 61, quando “il fatto è commesso con abuso del potere o con violazione dei doveri inerenti una pubblica funzione”.
A prescindere da come andrà a finire l’inchiesta, secondo il Corriere i vertici hanno già deciso di adottare la massima severità con i due militari:
Ecco perchè il comandante generale Tullio Del Sette ha già concordato la linea con la ministra della Difesa Roberta Pinotti: dopo la sospensione decisa ieri, sembra scontato che entrambi i militari indagati per aver stuprato due studentesse statunitensi a Firenze, saranno congedati.
Cacciati perchè «non si può consentire che chi indossa la divisa approfitti di una ragazza». Il caso sarà chiuso in questo modo anche se l’indagine dimostrasse che non c’è stata violenza.
Il colonnello Roberto Riccardi, responsabile della comunicazione del comando generale lo dice in maniera esplicita: «Non faremo sconti, non esiste un rapporto consenziente in una simile situazione. I due militari erano in turno e dunque non avrebbero dovuto fare nulla di quanto invece è accaduto. Soltanto in casi eccezionali un cittadino può salire sulla macchina di servizio e sempre per essere soccorso. Appare evidente che le intenzioni fossero altre e per questo pagheranno».
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 10th, 2017 Riccardo Fucile
“IL PRIMO DOVERE DI UN CARABINIERE E’ QUELLO DI ESSERE UN CITTADINO ESEMPLARE, DI AGIRE NELL’ONESTA’ MORALE, NELLA PIENA LEGALITA'”
“È un grande dolore vedere come basti il comportamento indegno, illegittimo e immorale di un
qualche carabiniere, per oscurare il lavoro che compiono giorno e notte centomila uomini. È imperdonabile, anzitutto per noi, il grave danno che stanno facendo all’Arma. Questi fatti ci feriscono nel prestigio, gravemente”.
E’ quello che il generale Tullio Del Sette, comandante generale dell’Arma, ha confidato ai suoi dopo aver appreso delle ammissioni di uno dei due carabinieri indagati per la violenza shock denunciata a Firenze da due studentesse statunitensi Usa di 19 e 21 anni.
L’uomo, 40 anni, separato con figli, si è presentato ieri mattina negli uffici del Palazzo di giustizia, insieme con l’avvocata Cristina Menichetti di Prato ha detto che un rapporto sessuale c’è stato e che la ragazza americana “era consenziente”: “Non c’è stata nessuna violenza, quella ragazza non era ubriaca o almeno io non me ne sono accorto”, ha detto il militare.
Parole che trovano il netto rifiuto di Del Sette: il generale ricorda che l’Arma nel Paese è fatta di 4.600 stazioni e “il primo dovere di un carabiniere è quello di essere un cittadino esemplare, di agire nell’onestà morale, nella piena legalità . Se non lo fa, tradisce una scelta di servizio”. Il comando generale dell’Arma ha sospeso dal servizio in via precauzionale entrambi i carabinieri.
Ora le dichiarazioni rese durante l’interrogatorio dal militare saranno incrociate con quelle delle due ragazze, e con i primi risultati – attesi a breve – delle analisi sui campioni biologici prelevati nel luogo della presunta violenza (una studentessa sarebbe stata aggredita in ascensore, l’altra davanti alla porta dell’appartamento).
Nel faccia a faccia di due ore davanti al magistrato, il militare ha cercato di scacciare l’accusa più infamante: di aver stuprato una ragazza appena ventenne (peraltro ubriaca) sulla porta di casa, mentre il collega si sarebbe avventato sull’altra. Tutto durante l’orario di pattuglia. Il militare, tra le altre cose, ha negato che la ragazza fosse ubriaca: una versione in antitesi a quella delle giovani americane. E a quella delle loro coinquiline, che avrebbero visto una delle due crollare a terra appena entrata in casa.
Ancora nessuna mossa invece da parte dell’altro militare, quello più giovane, finito sul registro degli indagati, che di fronte ai superiori avrebbe negato qualsiasi responsabilità e anche la stessa circostanza del rapporto sessuale.
La sua posizione, come quella del collega quarantenne, resta comunque critica: secondo quanto accertato, hanno agganciato le due ragazze al bar della discoteca Flo’ al piazzale Michelangelo e dopo averle convinte a farsi accompagnare a casa le avrebbero aggredite.
Adesso che il verdetto del dna si avvicina e che i campioni di liquido biologico trovati sull’ascensore e sul ballatoio della casa delle due ragazze possono raccontare meglio come sono andate le cose l’altra notte, l’indagine arriva a una svolta. Potrebbe essere anche questa la molla che ha spinto il carabiniere dai magistrati.
Inoltre ci sono venti minuti di vuoto da spiegare, quanti ne impiega la gazzella per entrare nella strada del centro in cui abitano le ragazze e per vederla uscire dalle immagini delle telecamere. “Non trovavano un taxi, era notte fonda, abbiamo dato loro un passaggio” ha raccontato il militare in procura cercando di giustificare la presenza delle due giovani sull’auto di sevizio (cosa vietata).
Per la difesa i carabinieri sarebbero stati invitati a salire nell’abitazione. Per le ragazze no: le giovani volevano congedarsi in strada, ma gli uomini in divisa avrebbero insistito per salire.
Hanno parcheggiato l’auto di servizio e avvertito la centrale: “Ci fermiamo per un controllo “. Uno avrebbe sorretto una di loro che non si reggeva in piedi e l’avrebbe portata nell’ascensore: lì sarebbe avvenuto lo stupro. “Mi è saltato addosso “. L’altra violenza sarebbe invece stata sul pianerottolo davanti all’appartamento.
Una, dopo la violenza che riferisce di aver subito, entra in casa e sviene.
Possibile che i carabinieri non si siano accorti di niente? La condizione delle ragazze è documentata qualche ora dopo anche dai referti dei medici che le visitano all’ospedale di Torregalli e le sottopongono a esami specifici sul consumo di sostanze stupefacenti e di alcol, oltre che alla visita ginecologica. Lì si attiva il codice rosa, il percorso per i soggetti deboli oggetti di violenza e vista la condizione delle giovani viene fornita subito un’assistenza psicologica
Gli investigatori stanno facendo verifiche anche su un altro punto molto delicato: tra i frequentatori del Flo’, la discoteca fiorentina al cui banco del bar è avvenuto l’incontro fra i due carabinieri in servizio (erano intervenuti con altre due pattuglie per una lite scoppiata alle 2 nel locale) e le giovani americane, ci sono stati altri approcci da parte di altri militari? Al momento non risultano.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 10th, 2017 Riccardo Fucile
NELL’IMMAGINE SI VEDE PARTE DEL CORPO DELL’UOMO, LA DIVISA E LA FONDINA CON DENTRO LA PISTOLA
Ci sarebbe anche una foto di uno dei carabinieri durante la violenza sessuale a Firenze.
Secondo quanto riporta un articolo del Corriere della sera, infatti, una delle vittime è riuscita a scattare una foto col suo telefonino durante l’abuso.
Una di loro, la più giovane, non è stata nemmeno in grado di confermare l’avvenuta violenza che invece hanno riscontrato i medici dell’ospedale mettendo nero su bianco che il rapporto sessuale c’è stato, sì, ma che non risultano segni di violenza fisica. «Non ci sono semplicemente perchè non era in grado di capire niente, non stava in piedi» rivela il suo avvocato.
L’altra ragazza invece era ubriaca ma più presente a se stessa. Tanto da riuscire a raccontare i dettagli di quei minuti, da aver riconosciuto il suo aggressore nelle fotografie e da aver scattato di nascosto (con il telefonino) una fotografia al militare mentre stava abusando di lei.
Si vede parte del corpo dell’uomo, si riconosce la divisa e la fondina con la pistola. Una fonte di prova importante per la credibilità del racconto, perchè la foto porta con sè l’ora in cui è stata scattata e perchè lei l’ha consegnata agli inquirenti ben prima che il capopattuglia – un carabiniere scelto sulla quarantina, con un figlio e un passato nell’Arma a Roma – andasse a raccontare la sua versione al magistrato.
(da “Huffingtonpost”)
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