Ottobre 3rd, 2017 Riccardo Fucile
RIESCE PURE A SPRUZZARSELO ADDOSSO E LA RAGAZZA LO PRENDE A SBERLE… FATEGLI UN TSO E IMBARCATELO SU UN GOMMONE PER LA LIBIA
Questo è il racconto di quanto avvenuto a La Spezia la notte scorsa, nel resoconto di un amico
testimone del fatto. e regolarmente denunciato in Questura.
Verso le 2 e 30 ero in piazza Brin con un’amica colombiana. Non ci telefoniamo mai, non programmiamo mai appuntamenti perchè ci piace incontrarci per caso.
E quando capita d’incontrarsi è sempre bello perchè lei è un fiore e sorride sempre e fa sempre sorridere anche me perchè ha qualcosa nel sangue che solo chi è nato ai tropici ha. Una cosa bella, insomma.
Tornavo a casa, ci incontriamo, e trascorriamo qualche ora a zonzo. Passiamo davanti alla fontana della piazza e la guardiamo.
Il totem illuminato nel buio è veramente bello. L’osserviamo, poi provo a fotografarlo e ci perdiamo a studiare varie inquadrature. La piazza è deserta. Noi e la fontana.
Si avvicina un ragazzo sbucato dal nulla e si rivolge a lei. -Ce li hai i documenti?-, chiede alla mia amica.
Lo guardo. E’ bianco, giovanissimo, coi capelli biondi. Non è certamente un agente. Veste di scuro. Non presenta nè distintivi nè si qualifica, e continua a ripetere guardandola: -Ce li hai i documenti?-
Lei non capisce e non sa cosa fare. Capisco che è interessato solo a lei, a me non fa caso, e quindi capisco la situazione: mi dico che sarà un tipico provocatore o qualcosa del genere, perchè la ragazza ha la pelle color ebano mentre io purtroppo no. Vedo che lui ha qualcosa in una mano, stretta e nascosta dentro a un pugno.
Bisogna sempre guardare le mani, prima gli occhi e poi le mani, se non si sa chi è. Non capita tutti i giorni grazie a Dio, ma quando capita, dopo aver guardato, se non mi piace mi allontano.
Stavolta no, stavolta non conosco la situazione e voglio capirla.
-Cos’hai nella mano?-, gli domando facendo l’atto di toccarla per vedere se lui reagisce, mentre con l’altro braccio tento di allargare la distanza tra lui e lei.
Capisco che se posso azzardare queste domande e fare gesti senza che lui reagisca, non è uno mica tanto convinto. La cosa m’intristisce ancora di più.
-Cos’hai nella mano?-, ripeto, e lui la nasconde stringendo il pugno. Lo spingo. -Vai via.- Lei si arrabbia perchè si sente offesa e sbraita cosa vuoi, chi sei. Lui non se ne va.
Tiro via lei, attraversiamo la strada, perchè in fin dei conti potrebbe avere di tutto in mano, un coltello o chissà cosa, e quelli come lui che si vede che non sanno ciò che vogliono sono i più pericolosi di tutti, perchè sono imprevedibili.
Lui estrae quello che ha nella mano, è uno spray urticante e ce lo scarica addosso. Volto la testa, non mi prende, ma a lei sì.
-Non ci vedo, non ci vedo.-, urla. Lui è indeciso se infierire o scappare. Lo guardo mentre tiro via lei, e m’accorgo che è stato maldestro perchè s’è contaminato un occhio spruzzandosi da solo.
E’ lì davanti a noi come un bimbo che si strofina le ciglia. Penso a quanto sia complicato il mondo. Lei lo spinge alla cieca, io tiro lei, lui le affonda dei pugni, io lo spingo.
E’ una colluttazione veloce, perchè le colluttazioni sono sempre veloci quando ci sei dentro, non vedi niente e non capisci niente, senti solo colpi ma in realtà non li senti perchè più li senti e più la forza aumenta per uscirne.
Bisogna solo uscirne. Ne usciamo.
-Perchè fai questo? Non ti abbiamo fatto niente.-, chiedo per vedere se si esprime. Lui attraversa la strada, fa per andarsene, e andandosene finalmente si dichiara alzando il braccio destro e urla: -Heil Hitler!- sotto le magnolie e si dilegua
Giuro che ho pensato all’istante a un film di Lizzani che si chiama “San Babila ore venti, un delitto inutile”
Neanche uno coi coglioni ci hanno mandato, penso, ma un ragazzino neanche capace di spruzzare.
Che oltretutto le ha anche prese, perchè la mia amica colombiana non solo è un fiore nero, ma tira certe sventole. Al prossimo che dirà che Piazza Brin è un posto pericoloso gli dirò di sì, perchè ci sono quelli dell’Illinois.
Ringrazio la poliziotta di turno, M., meravigliosa. Ce ne fossero.
Vorrei incontrarlo di nuovo questo ragazzo, diventarci amico, magari berci una birra insieme e raccontargli chi era Hitler.
Buongiorno, speriamo.
Francesco
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Ottobre 3rd, 2017 Riccardo Fucile
LA STESSA IDEA DEL SINDACO LEGHISTA CHE VOLEVA MANDARE GLI STUPRATORI A CASA DELLA BOLDRINI
Il Comune di Genova è ormai al delirio padagno, ogni giorno si inventa uno spot xenofobo, nel silenzio dello “zio d’America”, sindaco per caso, che nella sua permanenza negli Usa , a diffrenza di chi puliva i cestini a Genova, evidentemente non ha fatto tesoro delle società liberali.
Oltre all’obbligo per le onlus di fornire l’elenco dei profughi prima del loro arrivo nei centri, l’ultima trovata dell’assessore allo scontro sociale Stefano Garassino “per eliminare il business dei migranti, che ci ha rotto le palle” (lui ha solo rotto i coglioni ai genovesi perbene n.d.r.) , oggi annuncia un’altra ordinanza.
Copiata da quella scritta dal sindaco leghista di un paesino da 800 abitanti, in provincia di Savona: Pontinvrea, Matteo Camiciottoli — fresco di dimissioni dal ruolo di coordinatore dei piccoli comuni in Anci per le frasi offensive scritte su Facebook contro la presidente della Camera.
L’ordinanza fa leva sulla facoltà delle amministrazioni locali di imporre tributi: così, se un’abitazione viene affittata a una cooperativa per ospitare i migranti, a Pontinvrea viene considerata una struttura ricettiva. E dovrà pagare le tasse — Imu, ma anche Tari, e Tarsi — come se fosse un albergo.
Non solo: per ogni migrante, la cooperativa deve corrispondere al comune 2,50 euro al giorno. Come “contributo di solidarietà , visto che gravano sui costi di sicurezza e welfare del paese”, continua ancora Camiciottoli, senza rendersi conto di essere ridicolo.
Una ordinanza che non sta giuridicamente in piedi e che verrà annullata dagli organi giudiziari, come peraltro tutte le altre cazzate inventate dai sindaci leghisti.
(da agenzie)
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Ottobre 3rd, 2017 Riccardo Fucile
PER ATTIVARE LA RICHIESTA BASTAVA UNA LETTERA AL GOVERNO, MA IN QUESTO CASO NESSUNO SI LAMENTA DEI SOLDI SPUTTANATI, COME I LEGHISTI HANNO FATTO PER LO IUS SOLI O I DIRITTI CIVILI
Cinquanta milioni di euro, di cui solo 22 per l’acquisto dei 24mila tablet per il voto, in Lombardia.
Quattordici, secondo le previsioni, in Veneto.
Questo è il costo del referendum per l’autonomia del Veneto e della Lombardia che andrà in scena il 22 ottobre e per il quale nessuno stranamente dice che i governanti dovrebbero occuparsi di altro, come succede per lo ius soli, l’accoglienza dei migranti e le unioni civili.
Eppure le caratteristiche per gridare all’indignazione ci sono tutte.
Anche perchè, come spiega oggi il Corriere della Sera, nell’immediato dopo il risultato non cambierà proprio nulla: in caso di successo spetterà alle due amministrazioni avviare le trattative con lo Stato centrale.
In ogni caso Lombardia e Veneto non diventeranno Regioni a statuto speciale (ci vorrebbe un’apposita modifica costituzionale) nè potranno gestire in proprio materie come sicurezza e immigrazione, come invece auspicano i governatori leghisti.
Il pacchetto di materie potenzialmente delegabili dovrà però imporre per forza di cose una diversa ripartizione delle risorse, secondo la logica del «più competenze, più fondi».
Non a caso Maroni e Zaia assicurano che attraverso questa via si potrà iniziare a ridurre il residuo fiscale, la differenza cioè tra quanto le Regioni versano in tasse a Roma e quanto ricevono in servizi.
Non a caso però il governo sta spiegando da mesi ai due governatori che la scelta del referendum è soltanto uno spreco di soldi e di tempo: «I due referendum sfondano in realtà una porta aperta», dice De Vincenti al Messaggero, «ma va ricordato che per attivare, come chiedono i due quesiti referendari, la procedura prevista dall’articolo 116 della Costituzione in materia di “ulteriori forme di autonomia” c’è una strada, scelta dall’Emilia Romagna, più rapida e meno costosa: basta una lettera del presidente della Regione.
E su questo il governo è del tutto aperto al confronto. Tant’è che comunque vadano i due referendum, da parte nostra c’è totale disponibilità al dialogo».
I soldi buttati per la propaganda leghista
Infatti Matteo Salvini in un’intervista alla Stampa oggi frena, forse accorgendosi che la richiesta di maggiore autonomia da parte dei due governatori leghisti al Nord va un po’ a cozzare con il suo progetto di allargare i consensi del Carroccio al Sud: «Io giro molto, in tutta Italia e in tutto il Nord. E mi sembra che sia chiaro a tutti che l’assetto migliore per il Paese sia quello federale. Insomma, non ci sono nostalgie per la Padania. Portiamo a casa questi referendum, intanto».
Nessuna nostalgia per la Padania, sostiene Salvini. Anche se i referendum sono proposti da chi la Padania l’ha cercata per anni senza ottenerla.
Si parla di ventisei competenze in tutto: dai giudici di pace alla sicurezza del lavoro, dalla tutela dell’ambiente ai beni culturali
A chi serve il referendum sull’indipendenza fiscale?
E quindi non è automatico che ad un’eventuale vittoria dei Sì (i voti in Veneto e in Lombardia verranno ovviamente conteggiati separatamente) ai due quesiti referendari il Governo possa concedere l’autonomia fiscale alle due Regioni a guida leghista.
Zaia e Maroni sono convinti che la maggior parte dei loro concittadini si esprimerà a favore di una maggiore autonomia, anche in virtù degli schieramenti emersi in Consiglio Regionale Veneto dove assieme al Centrodestra anche il MoVimento 5 Stelle ha votato a favore per l’approvazione dell’istituzione del referendum (il PD si è astenuto).
L’ostacolo maggiore non è quindi la vittoria dei sostenitori dell’autonomia fiscale, dell’indipendenza degli schei, ma quello che succederà dopo. Con chi tratteranno Maroni e Zaia? Con il Governo Gentiloni (se ci sarà ancora) o aspetteranno di vedere chi vincerà le elezioni politiche se si andrà a scadenza naturale della legislatura, quindi nel 2018?
Le richieste delle due Regioni sono chiare ma in una trattativa dovranno cedere qualcosa per portare a casa il risultato.
Dulcis in fundo: per rendere concreta l’autonomia di Veneto e Lombardia sarà necessaria una modifica costituzionale, quindi una legge costituzionale.
È abbastanza evidente che in questa Legislatura il Parlamento non potrà fare alcuna legge di modifica della Costituzione (l’articolo 116 richiede che l’intesa tra lo Stato e la Regione venga approvata dalla maggioranza assoluta in entrambe le Camere), ed è da vedere se nel prossimo la maggioranza avrà i numeri e la capacità di trovare un accordo.
Di questo però nulla si sa e non si parla ancora, meglio cullare sogni di gloria (e di vittoria) che sicuramente verrebbero usati dalla Lega Nord per darsi una grande spinta in vista delle prossime elezioni politiche.
C’è quindi da chiedersi, ha senso far pagare ai cittadini (veneti o lombardi) il costo della propaganda leghista?
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 3rd, 2017 Riccardo Fucile
IN DISCESA RICAVI DELLE VENDITE E DELLE PRESTAZIONI, ANCHE DOPO I LICENZIAMENTI
La Visibilia Editore di Daniela Santanchè chiude il primo semestre del 2017 in perdita e si affida al fondo degli Emirati Arabi Uniti Bracknor per reperire risorse finanziarie. La società , cui fanno capo le testate giornalistiche VilleGiardini, Ciak e Pc Professionale (acquisite nel 2014 dal gruppo Mondadori) e quotata sul listino dell’Aim di Piazza Affari, ha chiuso i primi sei mesi al 30 giugno con una perdita di 168.401 euro, dato che va a confrontarsi con il rosso di 230.718 euro che era stato registrato nello stesso periodo dell’anno prima.
In discesa i ricavi delle vendite e delle prestazioni, che passano da 2 a 1,8 milioni, accusando principalmente i cali delle vendite in edicola (da 519mila a 469mila euro) e degli abbonamenti (da 429mila a 371mila euro).
Scendono, tuttavia, anche i costi della produzione, da 1,99 a 1,65 milioni.
Se, da una parte, il risultato netto semestrale è stato migliore rispetto a quello del 2016, dall’altra, è stato inferiore al budget, sia per la già citata diminuzione delle vendite dei giornali in edicola nonchè degli abbonamenti, sia — informa il documento sull’andamento al 30 giugno — per “accantonamenti a fondi rischi e perdite su crediti relativi a crediti non più recuperabili previsti a budget”.
La società editoriale, sbarcata sull’Aim grazie all’acquisizione dell’agenzia di comunicazione e rassegna stampa Pms, è controllata con la maggioranza dalla Visibilia Editore Holding srl, il cui 92% è a sua volta in mano alla società concessionaria di pubblicità di Santanchè Visibilia srl, mentre la restante quota è nel portafoglio dell’Alevi srl della giornalista Paola Ferrari.
Il rosso ha fatto sì che la Visibilia Editore si trovasse, alla fine del primo semestre, nella fattispecie disciplinata dall’articolo 2446 del codice civile, quando cioè il capitale è ridotto di oltre un terzo in conseguenza di perdite.
Anche per questo la società guidata da Santanchè, che ne è presidente e amministratore delegato, è corsa ai ripari.
Tanto per cominciare, il 21 aprile scorso è stato rivisto il piano industriale, che prevede tra le altre cose un aumento dei ricavi digitali da web e la “piena efficacia delle azioni di efficientamento dei costi del personale, già iniziate nel 2015”.
I tagli al personale del gruppo Visibilia hanno spesso fatto discutere e alimentato polemiche. Per esempio lo scorso agosto, quando sono state poste in liquidazione le testate Novella 2000 e Visto e contestualmente la società editrice, Visibilia Magazine, ha deciso di licenziare tutti i dipendenti.
Non solo. La Visibilia Editore punta a ridurre gli oneri finanziari su un debito bancario che al 30 giugno ammontava a 2,5 milioni grazie alla rinegoziazione dei contratti con gli istituti di credito (proprio a giugno è stato raggiunto un accordo con l’ultima banca rimanente, sicchè gli impegni finanziari sono stati spalmati su un orizzonte di nove anni).
E poi c’è la questione della ricapitalizzazione. A riguardo, tra luglio e settembre, Visibilia Editore Holding srl, nel frattempo scesa dal 74% di fine giugno al 65% della società quotata all’Aim, ha versato 455mila euro “in conto futuro aumento di capitale, a supporto delle esigenze finanziarie della società , in riferimento a una prossima tranche dell’aumento di capitale”.
Mentre a settembre il consiglio di amministrazione guidato da Santanchè, dove siedono anche il suo attuale compagno Dimitri d’Asburgo Lorena (investor relator di Visibilia Editore; in pratica colui che tiene i rapporti con gli investitori) e il suo ex marito Canio Giovanni Mazzaro, ha deliberato di avviare un aumento di capitale da 700mila euro, che ha preso il via il 2 ottobre.
C’è di più. Il cda della Visibilia Editore, nella seduta del 25 settembre, ha deciso di approvare “i principali termini e condizioni relativi a una possibile operazione di investimento con Bracknor Investment per l’emissione di un prestito obbligazionario convertibile ‘cum warrant’ per complessivi 3 milioni di euro”.
Il fondo di Dubai Bracknor è, in realtà , lo stesso che ha già sottoscritto un’analoga emissione obbligazionaria, sempre del valore massimo di 3 milioni, a favore di Bioera, società presieduta da Santanchè e partecipata a maggioranza da Mazzaro.
Il 28 settembre, tra l’altro, Bracknor ha subito chiesto la conversione in azioni di alcune obbligazioni, operazione che condurrà il fondo arabo a un iniziale 0,573% di Bioera, che in linea di principio potrebbe crescere ancora.
Chissà se accadrà la stessa cosa in Visibilia Editore.
(da “Business Insider”)
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Ottobre 3rd, 2017 Riccardo Fucile
IL DELIRIO OMOFOBO: “VIENE USATA DA GENITORI GENDER PER OMOSESSUALIZZARE I PROPRI FIGLI E DARLI IN PASTO ALLE LOBBY PEDOFILE”
Torna a squillare l’allarme gender, ma ormai è sempre più chiaro che si tratta di un disco rotto. In
questi giorni è tornata a galla la storia della “bambola gender”.
Si tratterebbe di una bambola dall’aspetto femminile che però ha anche il pene. Ovviamente la bambola non esiste e non è mai stata messa in vendita in Italia o utilizzata per fantomatiche lezioni di educazione sessuale “durante le quali si inculca l’ideologia gender nelle menti dei più piccoli”.
Ma a quanto pare c’è chi crede che ci sia davvero una bambola del genere.
La bambola sembra essere frutto di un lavoretto di Photoshop più che della fantasia “genderizzata” di qualche addetto all’omosessualizzazione della società .
Ma chi l’ha scoperta ci spiega che servirebbe per convincere i bambini che “le persone trans sono normali”.
Quando in realtà sappiamo tutti che le persone transgender non sono altro che uno degli strumenti che il Gender utilizza per poter far passare il messaggio che essere omosessuali non solo è una cosa naturale ma che è pure bello.
L’allarme è stato prontamente diffuso da pagine di teorici della cospirazione.
Fortunatamente il piano criminale e satanico è stato scoperto. I genitori si sono già accorti che c’è qualcosa che non va nei libri di testo, dove si fa propaganda a favore dei vaccini
Da dove nasce la storia della bambola gender?
Dei pericoli del Gender nelle scuole abbiamo letto tanto negli anni scorsi. Risalendo alla fonte della notizia scopriamo che la bambola in questione è stata scoperta nel 2014 dalla pagina “Informare per sopravvivere” che riconduceva il tutto ad un piano del Nuovo Ordine Mondiale.
Il piano sarebbe quello enunciato nell’Agenda 21 che tutti pensano che sia un documento di intenti ed obiettivi programmatici su ambiente, economia e società sottoscritto da oltre 170 paesi di tutto il mondo, durante la Conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo (UNCED) svoltasi a Rio de Janeiro nel giugno 1992.
Ma non è così, “l’Agenda 21 è un cavallo di Troia per instaurare il NWO e arrivare alla depopolazione del Pianeta”. Cosa c’è di meglio, per controllare la popolazione mondiale, che insegnare l’omosessualità nelle scuole? Lo sanno tutti che i gay non possono fare figli.
Ma dietro il NWO chi c’è? I soliti Poteri Forti, certo, ma non solo. Ci sono le lobby pedofile!
Per qualche oscuro motivo infatti ai pedofili sta particolarmente a cuore l’educazione gender. Non solo perchè se i bambini studiano educazione sessuale avranno meno difficoltà a stuprarli ma anche perchè è noto che pedofilo è sinonimo di omosessuale (che a sua volta è sinonimo di Satana).
Ma chi è che comprerebbe una bambola trans? Evidentemente se la producono — ragionano alcuni commentatori — ci deve essere una qualche forma di domanda. Secondo un genitore a comprarla saranno i genitori gender, quelli che hanno figli presi in adozione o fatti con l’utero in affitto. Perchè anche adottare un bambino rimasto orfano è una cosa da gender.
Questa è gente da curare, non ci sono dubbi…
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 3rd, 2017 Riccardo Fucile
“SONO PRONTO A FARE QUALSIASI COSA PER VIVERE IN MODO DIGNITOSO”
Vorrebbe trovare un lavoro John Ogah, il migrante che ha affrontato un ladro armato di mannaia mentre tentava una rapina in un supermercato di Roma, in piazza delle Conifere.
Come racconta il Corriere della Sera, grazie al suo intervento ha fatto arrestare il malvivente, un 37enne pluripregiudicato, condannato per direttissima a 4 anni.
John, 30 anni, nigeriano, conosce poche parole d’italiano, ma ora vorrebbe integrarsi nel nostro Paese proprio iniziando a lavorare.
«Adesso il mio desiderio più grande è trovare un modo per mettermi a posto con i documenti di soggiorno. Non sono uno sbandato e nemmeno un clandestino. Ho vissuto per due anni ad Ancona, sono un richiedente asilo e ho anche un avvocato che segue la mia vicenda. A Roma invece — racconta ancora John — sono arrivato sette mesi fa in cerca di un lavoro. Ma anche qui è difficile proprio perchè non ho un permesso di soggiorno».
Senza documenti e con una famiglia, moglie e figlio, lontani in Nigeria.
Eppure, il suo gesto potrebbe portare ad una svolta nella sua vita, a partire dagli occhi delle persone davanti al supermercato della tentata rapina che ora lo guardano in modo diverso.
Per ora li aiuta a riempire le buste della spesa e caricarle nell’automobile, ma con una speranza per il futuro.
Visto il suo gesto, potrebbe avere i requisiti per ottenere un permesso di soggiorno per motivi di giustizia o comunque uno per lavoro se qualcuno dovesse dargli un’opportunità .
«Sono pronto a fare qualsiasi cosa. Vorrei vivere in modo dignitoso, adesso dormo in un palazzo a Tor Cervara con altri stranieri. Sono tutti amici è vero, ma non posso restare così per sempre. Vorrei una casa mia e far arrivare qui anche la mia famiglia», dice ancora John.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 3rd, 2017 Riccardo Fucile
IN PADAGNA CAMERIERE OBBLIGATE A SOTTOSTARE A RICATTI E VIOLENZE PER CONSERVARE IL POSTO DI LAVORO
Dieci donne dipendenti di un bar del centro di Bergamo abbandonano il posto di lavoro a causa del
clima di “intimidazioni, insulti e minacce, che ha portato a un episodio di violenza sessuale e a due aggressioni”: la notizia è stata diffusa dalla Fisascat (Federazione italiana sindacato addetti servizi commerciali affini turismo) Cisl bergamasca, che dallo scorso luglio ha raccolto le testimonianze delle lavoratrici e ora ha presentato un esposto alla procura di Bergamo.
“Il tutto ha avuto inizio nel mese di aprile, quando il locale ha cambiato gestione. Da subito le donne che vi lavoravano hanno avvertito un clima ostile, tant’è vero che alcune di loro si sono subito dimesse. Sono venute da noi a luglio, quando una di loro è stata vittima di molestie da parte di un suo superiore e quando l’ha detto ai titolari è stata lei a subire una contestazione disciplinare per aver tentato di reagire – spiega Alberto Citerio, segretario generale di Fisascat Cisl Bergamo – Quando poi i proprietari del bar hanno saputo che le dipendenti si erano rivolte al sindacato, altre due donne hanno subito aggressioni. A una di loro è stato addirittura strappato il cellulare perchè evidentemente temevano di essere stati registrati mentre la minacciavano”.
A questo punto il sindacato ha deciso di reagire con l’esposto “che raccoglie e rafforza le tre denunce, quella per violenza sessuale e le due per aggressione. Abbiamo anche indetto uno sciopero di 20 giorni, al termine del quale – continua Citerio – nessuna delle dipendenti è voluta tornare sul posto di lavoro. Per ora non abbiamo divulgato il nome del locale perchè alcune di queste lavoratrici sono ora in malattia, ed essendo ancora formalmente dipendenti, temono ritorsioni. Dai titolari non c’è stata alcuna apertura. Si sono limitati ad assumere nuovo personale, dato che erano rimasti con i soli tre dipendenti maschi”.
Fisascat Cisl ha deciso di rendere pubblica la vicenda, su cui le indagini sono attualmente in corso, “perchè nel nostro settore purtroppo accade ancora troppo spesso che donne impiegate in posizioni subordinate e quindi deboli, come lavapiatti e cameriere, siano obbligate a sottostare a ricatti e violenze per conservare il posto di lavoro. Vogliamo incoraggiarle invece a denunciare”.
(da agenzie)
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Ottobre 3rd, 2017 Riccardo Fucile
IN SALENTO LA MADRE DENUNCIA I FATTI AVVENUTI PIU’ VOLTE
Un dipendente di un Comune della provincia di Lecce è stato arrestato dagli agenti della questura in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Procura.
Si tratta di un uomo italiano di sessant’anni, autista del servizio comunale di scuolabus, accusato di abusi e violenza sessuale aggravata ai danni di minori.
A far scattare le indagini è stata la relazione approntata dai servizi sociali del Comune, a cui si era rivolta la madre di tre bambine che utilizzavano lo scuolabus e che sarebbero state abusate dall’uomo in tempi diversi.
Gli episodi, iniziati nel 2015, si sarebbero verificati a bordo del pulmino. In alcuni casi alla presenza di altri ragazzini, in altri quando a bordo non erano presenti studenti.
Il quadro indiziario si è aggravato nel corso delle indagini grazie alle dichiarazioni delle ragazzine ascoltate con la forma protetta del’incidente probatorio e l’assistenza di una psicologa.
La custodia cautelare si è resa necessaria per il rischio di reiterazione del reato per il lavoro che svolge l’autista e la minore età delle vittime.
(da agenzie)
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