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ROSATELLUM, IL GOVERNO BLINDA LA LEGGE ELETTORALE DEI NOMINATI, PONENDO LA FIDUCIA

Ottobre 10th, 2017 Riccardo Fucile

OK DEL QUIRINALE, OPPOSIZIONI SCATENATE CONTRO L’ENNESIMA PORCATA… PD, LEGA, FORZA ITALIA E AP HANNO PAURA DEL VOTO SEGRETO

La maggioranza blinda la legge elettorale e annuncia che chiederà  la fiducia sul Rosatellum bis. Solo tre giorni fa (e pure questa mattina) il relatore Emanuele Fiano (Pd) garantiva che l’opzione non fosse sul tavolo, ma a dare l’annuncio alla fine è stato il capogruppo del Pd Ettore Rosato.
Le prime votazioni a Montecitorio saranno domani.
L’annuncio da parte della ministra per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro è avvenuta tra le grida di tutti i partiti d’opposizione e non solo, visto che contro questa scelta si è schierato anche il gruppo di Mdp.
Per i gruppi contrari alla legge, infatti, porre la questione di fiducia sulla legge elettorale è “un atto eversivo“, come dice il M5s che con il candidato premier Luigi Di Maio annuncia di voler “convocare in piazza il popolo perchè deve capire”.
Il capogruppo di Mdp Francesco Laforgia parla di “atto di protervia“, quello di Sinistra Italiana Giulio Marcon di “forzatura inaudita”.
Nel Pd “perplessità ” è stata espressa solo da Gianni Cuperlo, Vannino Chiti ed Enzo Lattuca, dell’area Orlando.
La presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni si è appellata al presidente Sergio Mattarella.
Tuttavia il Quirinale, tramite fonti interne, ha fatto trapelare l’apprezzamento per l’impegno del Parlamento: “Il presidente della Repubblica”, riportano le agenzie di stampa, “non interviene nel merito del testo in esame o di scelte diverse in materia e neppure sull’ipotesi di voto di fiducia che attiene al rapporto Parlamento-governo, ma considera positivo l’impegno del Parlamento per giungere all’approvazione della legge elettorale e auspica che questo avvenga con il più ampio consenso”.
La missione che il capo dello Stato aveva affidato al Parlamento dopo la crisi di governo per le dimissioni di Matteo Renzi da presidente del Consiglio era proprio di armonizzare le leggi elettorali, residuati spogliati e deformati dalla Consulta dell’Italicum e del Porcellum.
A nulla sono servite le polemiche e gli appelli dei partiti di minoranza anche alla presidente Laura Boldrini per fermare il Pd.
Dopo la riunione di maggioranza è stato il capogruppo del Pd alla Camera Ettore Rosato a chiamare il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni per riferirgli che la fiducia sarebbe stata “opportuna” perchè il testo della legge “è frutto di un faticoso equilibrio tra maggioranza e opposizione e sottoporlo ai voti segreti metterebbe in difficoltà  il complesso del testo”.
Chi protesta, aggiunge, sono i due partiti che hanno affossato il modello tedesco, che era proporzionale.
La bagarre a Montecitorio all’annuncio della Finocchiaro
Ma la tensione si è scaricata tutta sul momento in cui il governo ha annunciato che sulla riforma elettorale sarebbe stata posta la questione di fiducia. La ministra per i Rapporti con il Parlamento ha preso la parola tra le urla di decine di parlamentari.
I deputati del M5s hanno sventolato copie del regolamento di Montecitorio: uno dei volumi è stato lanciato al centro dell’emiciclo da Danilo Toninelli, il più scatenato contro il Rosatellum da giorni (lo aveva definito nell’ordine “Merdellum”, “da vomito” e una “cloaca”).
Carla Ruocco ha sbattuto più volte sul banco la “ribaltina” di legno, per fare rumore.
Stesso volume dall’ala all’estrema sinistra dell’assemblea: tutti i parlamentari di Mdp e Sinistra Italiana si sono alzati per battere sui banchi in segno di protesta.
Dal banco della commissione Ignazio La Russa di Fratelli d’Italia ha alzato un cartello con la scritta “Hablamos“, parliamo, prendendo a prestito lo slogan leitmotiv della campagna unionista della Catalogna.
L’ex ministro ha provato anche fisicamente a bloccare l’annuncio della Finocchiaro: mentre la ministra pronunciava la formula di rito, le si è avvicinata urlando e battendo con la mano sulla balaustra, ma è stato fermato da un assistente parlamentare.
Lui precisa: “Sono semplicemente andato verso la postazione della Presidente della Camera perchè avevo chiesto di fare mio l’emendamento Brambilla sul Trentino: stavo solo chiedendo la parola. Con la Finocchiaro ho anche un ottimo rapporto: per questo ho raccolto un fiore e glielo ho dato…”.
Lo spettro dell’emendamento sul Trentino-Alto Adige
In particolare il M5s se l’è presa con la Boldrini e poco prima con il presidente di turno Giachetti perchè era stata respinta la richiesta di convocare la giunta per il regolamento di Montecitorio.
I Cinquestelle avevano chiesto che l’organismo si riunisse per esprimersi su un punto in particolare: se fosse possibile modificare le deliberazioni dell’Aula con un voto di commissione.
E’ il caso dell’emendamento sulla distribuzione dei seggi in Trentino-Alto Adige, sul quale era franato il precedente accordo dei partiti (compreso il M5s) per la legge elettorale.
Ma quella votazione è stata “corretta” di nuovo in commissione, nei giorni scorsi, mantenendo però lo stesso iter per fare prima.
Secondo Davide Crippa (M5s) “non ci sono precedenti”. “Qui — dice — si allarga la maglia di una votazione dell’Aula. L’organo più autorevole a decidere è la Giunta per il regolamento, vorremmo fosse investita la Giunta su una materia delicata per la tenuta democratica, e non un semplice presidente di commissione”.
Alla richiesta dei Cinquestelle si erano associati anche Mdp, Sinistra Italiana, Fratelli d’Italia e Rocco Buttiglione dell’Udc, il quale ha sottolineato come “in questa fase siamo davanti ad un nuovo testo, per cui sarebbe necessario far ripartire l’esame dell’Aula da zero”. Ma la richiesta è stata respinta dalla presidente della Camera scatenando le proteste e il lancio dei manuali dei regolamenti parlamentari.
Chi voterà  la fiducia e chi la legge
La prima questione sarà  politica. Chi voterà  la fiducia visto che la legge è sostenuta da Pd, Ap e centristi, ma non dal Mdp?
E cosa faranno invece gli altri gruppi che appoggiano la riforma elettorale del Rosatellum, cioè Forza Italia e Lega Nord, che sono all’opposizione?
§Di sicuro c’è che Mdp non voterà  la fiducia. Per il coordinatore Roberto Speranza la legge “è oltre i limiti della democrazia: qui si sta scherzando col fuoco. Una legge che toglie la sovranità  ai cittadini di scegliere i propri eletti viene approvata togliendo la sovranità  al Parlamento. Non voglio credere che sia vero”.
Per Pippo Civati di Possibile è “un atto indegno”.
Dall’altra parte i berlusconiani e il Carroccio non voteranno la fiducia, ma solo la legge, come hanno confermato Renato Brunetta e Giancarlo Giorgetti.
“Auspichiamo un rapido iter al Senato — dice il leghista — consapevoli che chiunque lo rallenti evidentemente vuole rinviare la data delle elezioni che si devono tenere invece il più presto possibile”.
Dunque chi voterà  la fiducia? Alla Camera il Pd non ha particolari problemi, specie se Fi e Lega escono dall’Aula.
Al Senato Mdp — la cui assenza sul Def, per esempio, si è rivelata ininfluente — c’è comunque la stampella di alcuni gruppuscoli di centrodestra come il Gal e Ala, cioè i verdiniani.
Fiducia, l’arma anti-voto segreto
La seconda questione è tecnica. Il Pd e il resto della maggioranza hanno scelto la strada del voto di fiducia perchè erano troppi i voti segreti perchè il testo rimanesse integro.
E’ ancora fresca, d’altra parte, la ferita del patto Pd-M5s-Fi di fine primavera, crollato al primo scrutinio segreto su un emendamento sul sistema elettorale del Trentino-Alto Adige.
Così il Pd ha abbandonato la strada degli emendamenti-canguro (cioè gli emendamenti che fanno decadere i successivi sullo stesso argomento) quando i capigruppo dei democratici e di Forza Italia, Lega e Alternativa Popolare hanno visto che i voti segreti sarebbero stati almeno 100 soprattutto perchè il tentativo con Mdp per fargli rinunciare alle richieste di voto segreto era finita malissimo.
Come si svolgeranno i 3 voti di fiducia
Saranno tre le fiducie, sui primi tre articoli dei cinque di cui si compone la legge elettorale, che saranno votate da domani nell’Aula della Camera.
Due si voteranno domani, la terza giovedì.
La prima fiducia, sull’articolo uno si voterà  dunque domani dalle 15,45; le dichiarazioni di voto avranno inizio dalle 13,45.
La seconda fiducia, sull’articolo 2 sarà  votata sempre domani dalle 19,30 (dichiarazioni di voto dalle 17,30).
La terza fiducia, sull’articolo 3 si voterà  giovedì dalle 11 (dichiarazioni di voto dalle 9). Dalle 13 in poi di giovedì saranno esaminati dall’Assemblea di Montecitorio gli altri due articoli del testo, su cui insistono una ventina di emendamenti, tutti da esaminare a scrutinio palese.
A seguire, forse già  giovedì, si esamineranno gli ordini del giorno e ci saranno le dichiarazioni di voto finali ed il voto finale: questa ultima votazione in base al regolamento di Montecitorio, è “secretabile“.
La posizione del Quirinale
Nel corso dell’ultimo anno il presidente Mattarella ha rivolto al Parlamento più volte appelli per rendere omogenee le normative elettorali per la Camera e per il Senato e per disporre di regole scelte dal Parlamento e non risultato di ciò che rimane dopo i tagli operati da sentenze della Corte Costituzionale.
A luglio — si apprende dal Quirinale — aveva manifestato rammarico per il venir meno della prospettiva di approvazione di una legge elettorale largamente condivisa. Per questo l’espressione di un parere “positivo” per il nuovo iter parlamentare accelerato in queste ore, sempre con l’auspicio di “un ampio consenso”.
Fiducia sulla legge elettorale, terza volta nella Storia
Se le intenzioni della maggioranza saranno confermate, sarà  la terza volta che viene posta la questione di fiducia su una legge elettorale dall’avvento della Repubblica in poi.
La prima fu nel 1953 e fu posta dal governo di Alcide De Gasperi con “tumulti” alla Camera. L’approvazione avvenne poi di domenica (delle Palme) al Senato, anche se senza fiducia.
Si trattava di quella che l’opposizione definì “legge truffa”, perchè assegnava un premio di governabilità  al partito che superava il 50 per cento dei voti validi.
Nelle elezioni dello stesso anno il meccanismo non scattò e l’anno successivo la legge fu abrogata.
In tempi più recenti, quasi ai giorni nostri, l’altro episodio. Fu il governo Renzi a porre la fiducia sull’Italicum nell’aprile 2015. Tecnicamente le fiducie poste furono tre, una per ciascun articolo e furono votale la prima il 29 aprile e le altre due il 30.
Il 4 maggio l’Italicum fu approvato a scrutinio segreto con 334 voti a favore, 61 contrari e 4 astenuti. L’Italicum, com’è noto, è stato poi smontato dalla Corte Costituzionale.
Tra la legge del 1953 e l’Italicum, altre due riforme elettorali sono state approvate invece senza ricorso alla fiducia: il Mattarellum nel 1993, votato da una maggioranza trasversale, e il Porcellum nel 2005, con i soli voti della maggioranza di centrodestra (Fi, An, Lega, Udc, NPsi e Pri).
Napolitano: “Capo politico? Costituzione lesa”
Sulla legge elettorale è intervenuto anche il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano che si è espresso sull’indicazione del capo della forza politica: “E’ incompatibile con i nostri equilibricostituzionali“.
Una clausola, secondo l’ex capo dello Stato, che ripresenta “il grande equivoco già  manifestatosi, nel senso che l’elettore sia chiamato a votare per eleggere non solo il Parlamento, ma il capo dell’esecutivo”, un “equivoco”, aggiunge, che non si presenta “neppure nel sistema francese” perchè nonostante il sistema presidenziale “non vengono confuse nello stesso voto l’elezione del Presidente con poteri di governo e l’elezione dell’Assemblea nazionale”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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GASPARRI ORA VUOLE DENUNCIARE TUTTI QUELLI CHE LO INSULTANO

Ottobre 10th, 2017 Riccardo Fucile

L’AUTOGOL DI AVER DATO DEL “PREGIUDICATO” A SAVIANO (CHE NON LO E’) DA PARTE DELL’ESPONENTE DI UN PARTITO CHE HA COME CAPO UN PREGIUDICATO VERO

Maurizio Gasparri è un fiume in piena: ha intenzione di denunciare Roberto Saviano e tutti coloro che lo hanno insultato su Facebook dopo la sua uscita contro lo scrittore e la sua presenza a Che tempo che fa.
Il senatore di Forza Italia ha fatto sapere di aver dato mandato al suo legale “di denunciare Roberto Saviano per le offese che mi ha rivolto usando vari mezzi di comunicazione”.
Ma non solo: Gasparri sta provvedendo “a denunciare uno per uno tutti coloro che, commentando il suo post su Facebook, mi hanno indirizzato insulti e minacce, alcuni molto gravi”
Gasparri non sa chi è un pregiudicato
Ma perchè Gasparri ce l’ha tanto con Saviano? Qualche giorno fa Gasparri aveva definito Saviano “pregiudicato” e aveva considerato scandaloso che in Rai venisse invitato a parlare un pregiudicato.
Un’affermazione piuttosto curiosa da parte di un politico che fa parte di un partito il cui Presidente è uno dei pregiudicati più famosi d’Italia (senza dimenticare personaggi come Marcello Dell’Utri e Salvatore Previti).
Ma quella è semmai una questione di buon gusto. Stupisce invece che il vicepresidente del Senato non sappia che pregiudicato è colui che ha riportato condanne penali e non civili.
Il processo nel quale è stato imputato Saviano era una causa civile, intentata dalla casa editrice Libra per la vicenda del plagio di alcuni articoli pubblicati su alcuni quotidiani locali come Cronache di Caserta (già  Corriere di Caserta) e Cronache di Napoli e finiti all’interno di Gomorra senza debita citazione della fonte.
Libra sosteneva che Saviano fosse colpevole di plagio e che tutto il libro fosse frutto di un “furto” commesso dallo scrittore.
Il Tribunale ha però stabilito che gli episodi in cui Saviano non aveva citato la fonte erano soltanto tre. Di conseguenza Saviano è stato condannato a pagare seimila euro di risarcimento ma Libra ha dovuto invece restituirne 60mila (ovvero quelli già  incassati in base alle precedenti sentenze ed in aggiunta è stata condannata a pagare le spese legali di Mondadori (21mila euro).
Gasparri contro l’Internet, una storia d’amore infinita
Saviano quindi non è un pregiudicato e sarà  interessante vedere se Gasparri se la prenderà  con la Rai non appena inizierà  la campagna elettorale e qualora Berlusconi fosse il volto del centrodestra.
Saviano su Facebook ha replicato annunciando di volere agire in sede penale e civile nei confronti del senatore di Forza Italia. E come già  accaduto in passato i cinguettii di Gasparri gli hanno regalato una bordata di insulti. Gli stessi insulti che Gasparri riserva ai suoi interlocutori su Twitter.
Qualche tempo fa Gasparri aveva definito “sterco” il M5S e aveva dato dell’analfabeta a Di Maio, non certo il modo migliore per avere una conversazione pacata.
Qualcuno ricorderà  ad esempio di quando il senatore ci spiegò che Greta e Vanessa facevano sesso con i loro carcerieri oppure di quando Gasparri insultò una fan di Fedez a suo giudizio “troppo grassa” invitandola a drogarsi meno e a mettersi a dieta “messa male”.
La ragazzina era colpevole di aver preso le parti del suo idolo insultato da Gasparri secondo il quale il cantante aveva troppi tatuaggi e poco cervello a causa della droga.
In quell’occasione Gasparri aveva addirittura minacciato di voler querelare la ragazza spiegando di essere stato insultato.
§La stessa cosa è successa oggi: Gasparri insulta qualcuno, dà  del pregiudicato a Saviano dimostrando di non aver nemmeno chiaro il significato del termine e poi si lamenta di essere stato sfottuto e insultato perchè ignorante.
Il senatore è il primo a seminare odio sui social, ma oggi ha scoperto che può giocare a fare la vittima.
Ancora questa mattina Gasparri riteneva di essere stato aggredito per aver detto la verità . Ma non è vero, visto che un condannato per plagio non è un pregiudicato.
Ecco quindi che Gasparri sfodera l’asso nella manica, non solo vuole denunciare tutti coloro che lo hanno insultato ma tira in ballo Laura Boldrini e Pietro Grasso per vedere se lo difendono: «vediamo se chi ha giustamente denunciato questo genere di campagna spenderà  parole di fronte all’aggressione che sto subendo».
Non è la prima volta che il senatore minaccia di querelare chi lo insulta, fino ad ora non lo ha fatto “per non sovraccaricare uffici giudiziari che hanno ben più gravose incombenze alle quali adempiere” ma già  qualche tempo fa Gasparri aveva fatto sapere di essere pronto a chiedere che venissero fatti i processi contro tutti quelli che lo insultano. È giunta l’ora?

(da “NextQuotidiano”)

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DI BATTISTA SBAGLIA PIAZZA E SI PRENDE I FISCHI DEL POPOLO DI PAPPALARDO

Ottobre 10th, 2017 Riccardo Fucile

DAVANTI A MONTECITORIO C’E’ UN CIRCO BARNUM, DIBBA PENSA CHE SIANO GRILLINI E PROVA AD ARRINGARE LA FOLLA MA RICEVE UNA BORDATA DI IMPROPERI: “VATTENE ANCHE TU, ABUSIVO”

La rivoluzione del Movimento Liberazione Italia e del Generale Pappalardo è arrivata nel pomeriggio davanti a Montecitorio.
L’obiettivo è chiaro: cacciare i parlamentari abusivi. Per il Popolo Sovrano del MLI tutti i parlamentari sono abusivi e tutti devono essere mandati a casa. Anche quelli del MoVimento 5 Stelle che su Facebook e in aula parlano di #EmergenzaDemocratica e si battono contro la proposta di legge elettorale.
Il clamore dei rivoluzionari, che con i loro tamburi e megafoni chiedono ai parlamentari “abusivi” di uscire dalla Camera è tale che ad un certo punto davanti alla Camera si trova un po’ di tutto.
Ci sono i leghisti “indipendentisti” che manifestano a favore del referendum del 22 ottobre e compaiono anche Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. I 5 Stelle in Aula sono sulle barricate e in mattinata qualche attivista ha già  protestato fuori dal Palazzo. Niente di più naturale quindi per il Dibba, novello capopopolo, di togliersi la giacca e salire sulle transenne che separano la folla da Palazzo Montecitorio.
Il gesto è atletico e ricorda quello di un lottatore di wrestling che sale sul ring. La folla è inferocita e urla “Ladri, ladri”, “Onestà ”, “dimissioni”.
Di Battista, convinto di avere di fronte i suoi (in fondo c’è chi gli chiede “la sovranità  monetaria”), attacca dicendo: “non so chi ha organizzato questa manifestazione ma grazie di essere qui”.
Subito viene sommerso da un boato, una bordata di fischi e da urla che indicano “il Generale!!!” e spiegano che è “il Popolo” ad averla organizzata.
Il Dibba fa spallucce come a dire “si vabbè” e attacca: «Solo Mussolini e De Gasperi hanno messo la fiducia sulla legge elettorale, è uno schifo. Non è solo una legge contro una forza politica, ma contro la democrazia»
Ci sono attimi di imbarazzo, ben documentati da un video postato in diretta su Facebook. A nessuno degli astanti interessa la legge elettorale, che si chiami Porcellum o Rosatellum, non è quello il problema.
Ai rivoluzionari interessa che gli abusivi escano dal Palazzo e le urla non consentono a Di Battista di terminare il suo concione.
Lui ci prova, cambia megafono per farsi sentire meglio, si sbraccia ma il Popolo non molla: “Buffoni, ladri, ridateci le chiavi. Devi uscire pure tu, abusivo, non restare dentro”. A quel punto il pentastellato non può far altro che scendere dalla balaustra e tornare dentro la Camera, tra i fischi.
Pappalardo coglie la palla al balzo e rassicura i suoi:   “Loro stanno nel palazzo a parlare con i ladri, io con i ladri non ci parlo”.
Ennesimo colpo di teatro di un Generale con vitalizio da parlamentare che è riuscito a convincere la folla che lui è diverso da quelli che stanno dentro.   L’ex generale è stato fatto accomodare nell’atrio del palazzo Montecitorio dove verrà  ascoltato da un rappresentante dell’ufficio della Presidenza.

(da “NextQuotidiano”)

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LA RIVOLUZIONE DI PIAZZA DEL POPOLO E IL PICCOLO MALORE DEL GENERALE PAPPALARDO

Ottobre 10th, 2017 Riccardo Fucile

SENZA PALCO, SENZA AMPLIFICAZIONE E SENZA MANIFESTANTI: DOVE SONO I RIVOLUZIONARI?

Dieci ottobre 2017, ore 11 del mattino: il Popolo si ribella ai criminali.
A guidarlo c’è Lui, il Generale dei Carabinieri in pensione più famoso d’Italia, Antonio Pappalardo. Come ogni rivoluzione che si rispetti anche quella del Movimento Liberazione Italia sarà  una rivoluzione di piazza, Pappalardo ha scelto Piazza del Popolo come luogo per far vedere ai parlamentari abusivi quanta folla sarà  in grado di radunare.
Oggi però Piazza del Popolo non sembra assolutamente essere allestita per una manifestazione: non c’è un palco, non c’è un sistema di amplificazione per poter consentire al Generale di rivolgersi alle folle oceaniche. Non ci sono nemmeno i manifestanti.
Dove sono i rivoluzionari di Pappalardo?
O meglio, ce ne sono ma sono davvero pochi. Poco più di un centinaio ad essere davvero molto generosi (e la maggior parte sono giornalisti).
Ma sono questi i numeri che è in grado di mobilitare Pappalardo, gli stessi che abbiamo visto “affollare” il Capranichetta il 10 settembre.
Solo che oggi non c’erano scuse: oggi è il giorno dello sfratto esecutivo. Dal momento che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella non ha sciolto le Camere come “ordinato” da Pappalardo un mese fa oggi in teoria dovremmo assistere alla caduta di questo governo “illegittimo” e di tutto il Parlamento. Come? Non si sa.
Sicuramente è colpa dei “giuda” che si sono venduti alla Digos pur di interrompere il cammino rivoluzionario del MLI. Ma è l’organizzazione che ha fatto cilecca.
A quanto pare Pappalardo arringherà  i suoi rivoluzionari dal cassone di un pickup dove è stato collocato un impianto di amplificazione degno di una scuola elementare.
Non è chiaro se poi il Pappalardo, a bordo del camioncino sfreccerà  per le vie di Roma per arrivare fin sotto Montecitorio e provvedere all’arresto dei parlamentari impegnati nella discussione sulla legge elettorale.
La situazione in Piazza del Popolo è rivoluzionaria, ma non seria, come certificano le foto di uno degli esponenti di punta del partito di Pappalardo, che ci fa capire che lo spirito di questa rivoluzione è quello di una scolaresca in gita.
Non è chiaro però dove siano finiti gli insegnanti di sostegno.
Lui, il Generalissimo, non si dà  per vinto e non sembra essersi accorto della situazione
Si concede così di buon grado alle telecamere per spiegare che anche i Carabinieri sono “con loro”. Ma a quanto pare pure le forze dell’ordine hanno disertato la “rivoluzione” pappalardiana. Che sia un segno di approvazione? Oppure sono tutti in borghese tra i manifestanti?
Il malore del generale Pappalardo
Eppure i giorni scorsi i sostenitori di Pappalardo erano convinti che Piazza del Popolo non sarebbe bastata. Che sarebbe stata brulicante.
Ma Pappalardo è un vero showman e ha intrattenuto gli astanti parlando di autobus che devono arrivare in orario, di Europa (“Merkeeeel mi sentiiiii?”) di stipendi dei funzionari pubblici, di legittima difesa e di italiani che non riescono ad arrivare a fine mese e sono costretti a frugare nei cassonetti.
Insomma il discorso di un qualsiasi Salvini o Meloni, con qualche parte presa a prestito dal M5S.
Tra la folla c’è chi chiede di andare direttamente a Montecitorio e chi invece di alzare il volume. Ma prima di andare a fare la rivoluzione è il turno dell’omeopata di fiducia che spiega che i vaccini sono pericolosi. Ad un certo punto però qualcuno dalla folla dice “sta male il generale” e l’oratore smette di parlare.
Una dei presenti rintraccia il generale disteso sul bordo di una delle fontane della piazza. Non si sa cosa sia successo al generale, probabilmente ha avuto un malore. Pappalardo è circondato da alcuni collaboratori che gli sollevano le gambe nel tentativo di fargli recuperare le forze.
Sembra che la situazione non sia grave perchè sul “palco” è salita Gabriella Mereu. Oppure forse Pappalardo ha preferito farsi assistere da un medico vero.
Ciro Scognamiglio del MLI ha preso la parola dopo l’intervento della Mereu e ha detto che “il Generale è in fase di ripresa” ma che senza di lui la rivoluzione non si può fare quindi bisogna attendere che si riprenda.

(da “NextQuotidiano”)

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DA 16 ANNI SIAMO IN AFGHANISTAN, SPESI 7,5 MILIARDI PER NULLA: I TALEBANI CONTROLLANO META’ DEL PAESE

Ottobre 10th, 2017 Riccardo Fucile

ALL’ITALIA LA MISSIONE COSTA 1,3 MILIONI AL GIORNO, SECONDI SOLO AGLI USA E ABBIAMO AVUTO 53 MORTI

Sette miliardi e mezzo in sedici anni, cioè quasi mezzo miliardo l’anno, un milione e trecentomila euro al giorno.
Questo — a fronte di 260 milioni per la cooperazione civile — è il costo della partecipazione dell’Italia alla campagna militare afgana, la più lunga della nostra storia, secondo il rapporto “Afghanistan, sedici anni dopo” pubblicato dall’Osservatorio Milex sulle spese militari italiane, che traccia un bilancio di questa guerra, iniziata il 7 ottobre 2001.
In realtà  l’onere finanziario complessivo della missione italiana è assai più pesante considerando i suoi costi indiretti, difficilmente quantificabili: l’acquisto ad hoc di armi, munizioni, mezzi da combattimento ed equipaggiamenti, il loro continuo aggiornamento a seconda delle esigenze operative e il ripristino delle scorte, l’addestramento specifico del personale e, non da ultimo, i costi sanitari delle cure per le centinaia di reduci feriti e mutilati.
In sedici anni la guerra in Afghanistan è costata complessivamente 900 miliardi di dollari: 28mila dollari per ogni cittadino afgano (che mediamente ha un reddito di 600 dollari l’anno).
In termini umani è costata la vita di 3.500 soldati occidentali (53 italiani) e di 140mila afgani tra combattenti (oltre 100mila, un terzo governativi e due terzi talebani) e civili (35mila, in aumento negli ultimi anni, quelle registrate dall’Onu: dato molto sottostimato che non tiene conto delle tante vittime civili non riportate).
Senza considerare i civili afgani morti a causa dell’emergenza umanitaria provocata dal conflitto: 360mila secondo i ricercatori americani della Brown University.
Chi sostiene la necessità  di portare avanti questa guerra si appella alla difesa dei progressi ottenuti. Quali?
A parte un lieve calo del tasso di analfabetismo (dal 68% del 2001 al 62% di oggi) e un modestissimo miglioramento della condizione femminile (limitato alle aree urbane e imputabile al lavoro di organizzazioni internazionali e Ong, non certo alla Nato), l’Afganistan ha ancora oggi il tasso più elevato al mondo di mortalità  infantile (113 decessi su mille nati), tra le più basse aspettative di vita del pianeta (51 anni, terzultimo prima di Ciad e Guinea Bissau) ed è ancora uno dei Paesi più poveri del mondo (207° su 230 per ricchezza procapite).
Politicamente, il regime integralista islamico afgano (fondato sulla sharìa e guidato da ex signori della guerra della minoranza tagica) è tra i più inefficienti e corrotti al mondo e ben lontano dall’essere uno Stato di diritto democratico: censura, repressione del dissenso e tortura sono la norma. Per non parlare del problema del narcotraffico .
La cartina al tornasole dei progressi portati dalla presenza occidentale è il crescente numero di afgani che cerca rifugio all’estero: tra i richiedenti asilo in Europa negli ultimi anni, gli afgani sono i più numerosi dopo i siriani.
Anche dal punto di vista militare i risultati sono deludenti. Dopo sedici anni di guerra, i talebani controllano o contendono il controllo di quasi metà  Paese. Una situazione imbarazzante che ha spinto presidente americano Donald Trump a riprendere i raid aerei e rispedire truppe combattenti al fronte, e la Nato a spostare i consiglieri militari dalle retrovie alla prima linea per gestire meglio le operazioni e intervenire in caso di bisogno.
Sul fronte occidentale sotto comando italiano dove, per fronteggiare l’avanzata talebana, dall’inizio dell’anno i nostri soldati (un migliaio di uomini, il secondo contingente dopo quello Usa: alpini della brigata Taurinense e forze speciali del 4° reggimento alpini paracadutisti) sono tornati in prima linea a pianificare e coordinare le offensive dei soldati afgani.
Gli esperti militari dubitano del successo di questa strategia: perchè mai poche migliaia di truppe che combattono a fianco dell’inaffidabile esercito locale dovrebbero riuscire laddove gli anni passati hanno fallito 150mila soldati occidentali armati fino ai denti? Secondo esperti e diplomatici, l’unica via d’uscita è il dialogo con i talebani e la loro inclusione in un governo federale e multietnico, il ritiro delle truppe Usa e Nato e la riconversione della cessata spesa militare in ricostruzione e cooperazione.
È opportuno ricordare che i talebani, fortemente sostenuti dalla maggioranza pashtun degli afgani, non rappresentano una minaccia per l’Occidente poichè la loro agenda è la liberazione nazionale, non la jihad internazionale: combattono i jihadisti stranieri dell’Isis—Khorasan infiltratisi in Afghanistan e non hanno mai organizzato attentati in Occidente (nè hanno avuto alcun ruolo negli attacchi dell’11 settembre, che avevano apertamente condannato).
L’alternativa è il prolungamento indefinito di una guerra sanguinosa che nessuno ha la forza di vincere e che sprofonderà  l’Afghanistan in una situazione di caos e instabilità  crescenti, facendone un rifugio ideale per formazioni terroristiche transnazionali come Isis-Khorasan.
Una prospettiva pericolosa ma utile da un punto di vista geostrategico, poichè uno stato di guerra permanente giustificherebbe un’altrettanto permanente presenza militare occidentale che, seppur minima, basterebbe a scoraggiare interferenze da parte di potenze regionali avverse (Russia, Cina, Iran, Pakistan) desiderose di estendere la loro influenza strategica, stroncare il narcotraffico afgano che le colpisce e, non ultimo, mettere le mani sulle ricchezze minerarie afgane (in particolare le ‘terre rare’ indispensabili per l’industria hi-tech) valutate tra i mille e i tremila miliardi di dollari.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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PECORE NERE E PECORONI BIANCHI: PER QUANTO TEMPO ANCORA DOVREMO SOPPORTARE I BLOCCHI STRADALI DEI RAZZISTI DI MULTEDO?

Ottobre 10th, 2017 Riccardo Fucile

NONOSTANTE L’ACCORDO PER ACCOGLIERE I PRIMI 25 GIOVANI PROFUGHI (CHE VANNO TUTTI A SCUOLA), C’E’ CHI CONTINUA A VIOLARE LA LEGGE

Ieri pomeriggio si è svolta l’ennesima manifestazione del sedicente “Comitato di Multedo” che si oppone all’arrivo di 50 (25 in prima battuta) richiedenti asilo in una struttura della Curia.
Alcuni cittadini hanno di fatto occupato il casello autostradale di Pegli e la loro presenza ha impedito alle auto di affluire o defluire.
Il tutto per circa due ore, nel silenzio delle autorità  istituzionali e delle forze dell’ordine.
Il tutto dopo che era stato raggiunto un accordo in Comune tra rappresentanti ufficiali del quartiere, prefettura, curia e comune di Genova che ha sancito il diritto dei primi 25 ragazzi ad essere accolti nella struttura dell’ex asilo Govone.
Ragazzi che vanno a scuola tutto il giorno a Coronata dove frequentano con profitto corsi per imparare un mestiere e quindi a Multedo non creerebbero alcun problema.
Eppure qualche decina di facinorosi continua a bloccare strade, perpetrando un reato, nel silenzio delle Istituzioni che si guardano bene dal condannare il gesto e da caricarli come avverrebbe per altre categorie.
Dicono di non essere “razzisti” (ce ne fosse uno che avesse mai le palle di ammetterlo) ma inalberano cartelli come quello che pubblichiamo (“per correre dietro alla pecora nera state perdendo tutto il gregge”) dove è evidente che il colore della pelle è la discriminante.
La cosa divertente che l’asilo è chiuso da un anno e solo ora questi riscoprono l’importanza della storica scuola materna per il quartiere. Hanno coinvolto anche i bambini: intorno al cancello di ingresso in via delle Ripe stanno comparendo pupazzi, giocattoli e preghierine. «Caro Gesù bambino, per Natale riportami il mio asilo», si legge su un foglio legato a un orsacchiotto. Oppure: «Questa sera dirò una preghiera per la Contessa Govone che mi ha regalato questo asilo!».
Se ne sono fottuti per un anno, ora siamo alle letterine a Babbo Natale .
Meglio le pecore nere dei pecoroni che commettono reati.
I primi non hanno bisogno dello psichiatra.

argomento: Razzismo | Commenta »

“DEVI FINIRE BRUCIATA VIVA”: E L’ASSESSORE ROZZA PUBBLICA I NOMI DEGLI INFAMI CHE LA MINACCIANO

Ottobre 10th, 2017 Riccardo Fucile

DOPO UNA APPARIZIONE IN TV VIENE COPERTA DI INSULTI SUI SOCIAL, LEI NON SI SCOMPONE E DENUNCIA PUBBLICAMENTE GLI AUTORI… MA E’ ORA CHE LI VADANO A PRENDERE A CASA E LI ACCOMPAGNINO A SAN VITTORE A CALCI NEL CULO

Sicurezza e immigrazione: temi spinosi che ormai troppo spesso scatenano la reazione d’odio sui social network. «Devi essere bruciata viva»; «Spero che trenta neri ti prendano in ostaggio»; «Attenti vi andremo a cercare uno per uno».
La sequenza di insulti e minacce è lunga e colorita, ed è sempre la stessa già  vista in altri (troppi) casi analoghi.
Una scarica di odio sputata da dietro i monitor dei computer. Gli «haters», i «leoni da tastiera» colpiscono ancora.
Questa volta nel mirino ci finisce l’assessore comunale alla Sicurezza, Carmela Rozza.
Bersagliata sul suo profilo Facebook negli ultimi due giorni dopo un suo intervento a una trasmissione televisiva. Lei non si scompone: denuncia tutto pubblicamente online con tanto di nomi e cognomi degli incivili del web.
«Partecipi a una trasmissione televisiva – ricostruisce l’assessore Rozza nel suo post corredato da alcuni esempi di minacce – non piace ciò che dici, ti contestano, replicano, dibattono. Giusto che sia così, questo è il mondo social. Poi ti imbatti in certi figuri… E ti rendi conto che il lavoro da fare è ancora tanto, tantissimo».
«Sono serena e tranquilla – spiega sempre l’assessore – non ho alcun timore per la mia incolumità , tanto che ho deciso di fare questo post di risposta, tra la denuncia e l’ironia, a queste persone che nascondendosi dietro ai loro pc scatenano il peggio di loro stessi e sono purtroppo la testimonianza di quanto odio c’è in giro».
Non mancano le parole di solidarietà . Al suo fianco si schierano compagni di partito e gente comune. Tra gli altri, l’ex vicesindaco Ada Lucia De Cesaris («Continuiamo con la vergogna delle violenze e degli insulti… dei soliti leoni coraggiosi dietro una tastiera! Non dobbiamo permetterlo, solidarietà  a Carmela Rozza») e il collega di giunta Pierfrancesco Majorino: «Ogni tanto ci passo pure io dal trattamento degli haters – scrive l’assessore alle Politiche sociali, più volte obiettivo di minacce in passato – e so cosa vuol dire. Massima solidarietà  a Carmela Rozza».

(da “il Corriere della Sera”)

argomento: denuncia | Commenta »

PEDOFILIA IN PALESTRA A LONATO, SONO BEN SETTE LE RAGAZZINE VITTIME DI VIOLENZA SESSUALE

Ottobre 10th, 2017 Riccardo Fucile

OMERTA’ PADANA: COINVOLTI DUE GENITORI DI ALTRE RAGAZZINE E UN GIOVANE 27ENNE, COME E’ POSSIBILE CHE NESSUNO ABBIA DENUNCIATO I PEDOFILI?

Il maestro di karate, in carcere a Pavia per violenza sessuale aggravata e di gruppo su minori, atti sessuali con minori e detenzione di materiale pedopornografico, non parla.
Con il giudice Alessandra Di Fazio ha scelto il silenzio. Ma lo stesso non deve valere per le ragazze che hanno frequentato la palestra Asd Askl di Lonato, che sul tatami hanno seguito le lezioni del loro «sensei».
Chi ha indagato sugli orrori che si sarebbero consumati tra le mura della palestra invita tutte le ragazzine che hanno subito attenzioni morbose – o peggio – a farsi avanti e a raccontare tutto.
Senza alcun timore, senza vergogna dovrebbero chiamare in procura e contattare il magistrato che ha coordinato l’inchiesta, il sostituto procuratore Ambrogio Cassiani.
Perchè l’impressione è che il numero delle vittime di C.C., 43enne e degli amici che invitava ad assistere o a partecipare, sia destinato a crescere. Ancora.
Già  in queste ore, dopo l’arresto del maestro di arti marziali, il numero delle vittime sarebbe salito a sette. Gli investigatori avrebbero trovato ulteriori riscontri al racconto delle ragazze e sono alla ricerca di altre conferme.
Nei guai altre 3 persone
Così come non è da escludere che anche il numero degli indagati possa aumentare: per ora nei guai con il maestro sono finiti in tre, «altri soggetti maggiorenni anche loro frequentanti la palestra di Lonato – scrive il giudice nell’ordinanza applicativa di custodia cautelare – In particolare due di questi uomini con i quali avveniva lo scambio di messaggi erano genitori di due ragazzi che venivano in palestra a fare karate, mentre il terzo è un giovane di 27 anni».
Ai tre, come si legge nell’ordinanza, sono contestati rapporti sessuali a tre orali e vaginali non consenzienti con la ragazza che ha dato il via all’inchiesta con le sue dichiarazioni.
La stessa ragazza che ha raccontato di aver ricevuto le prime attenzioni dal maestro quando aveva appena 12 anni e si era fermata in palestra per un pigiama party.
E sempre lei ha messo in guardia la madre di un’altra ragazzina, appena quindici anni, per evitarle il suo calvario, dopo averla vista uscire dalla palestra con il maestro il giorno di Natale, quando le lezioni di karate erano sicuramente sospese.
Visto il numero di persone coinvolte, destinato a crescere, ci si chiede quanti a Lonato sapevano e hanno taciuto, in un clima di omertà  indegno di un paese civile.

(da “il Corriere della Sera”)

argomento: violenza sulle donne | Commenta »

MILANO, LA BABY GANG DEI BULLI ITALIANI DI BUONA FAMIGLIA: “CI ANNOIAVAMO”

Ottobre 10th, 2017 Riccardo Fucile

FERMATI DUE 17ENNI E UN 15ENNE PER FURTI, PESTAGGI ED ESTORSIONI, UN RAGAZZO SORDO TRA LE VITTIME: “CI ANNOIAVAMO”, FAMIGLIE INCREDULE… MANDATELI DUE ANNI A SPACCARE LE PIETRE 12 ORE AL GIORNO, VEDRETE CHE NON SI ANNOIEREBBERO’ PIU’

Non si limitavano a rapinare le vittime, ad aggredirle a calci e pugni, a provare a estorcere denaro: i tre della «banda del Ber», perchè così amavano chiamarsi i minorenni arrestati dai carabinieri prendendo spunto dal loro punto di ritrovo (al parco Berlinguer di Cologno Monzese), le loro vittime le umiliavano.
Offese pesanti e insistite. Vere persecuzioni. Senza fermarsi davanti a niente e nessuno.
Neanche a una grave disabilità , come in uno dei casi contestati dalla Procura dei minori e dalla stazione dell’Arma di Cologno Monzese, che ha eseguito le misure cautelari nei confronti di un diciassettenne e due quindicenni.
Con le accuse di rapina, furto e tentata estorsione contro altri minorenni.
Subito una premessa: sono tutti ragazzi di buona famiglia, come sottolineato dai carabinieri. Ragazzi che non provengono da contesti difficili, non hanno problemi economici oppure storie dure di vita alle spalle.
Sembra dunque che uno dei motori delle loro gesta sia stata la «noia». Quella che attanaglia soprattutto nelle giornate d’estate come ai primi di luglio di quest’anno, quando dalla denuncia di una delle prime vittime accertate (ma potrebbero essere molte di più, che non si sono mai rivolte alle forze dell’ordine) sono partiti gli accertamenti dei carabinieri.
In questo caso il ragazzo ha appena tredici anni e viene colpito proprio tra i viali del parco Berlinguer.
Secondo il suo racconto, i tre minori lo sorprendono mentre è solo. Lo accerchiano minacciosi, gli rubano lo smartphone e un altoparlante portatile per sentire la musica.
Poi gli ringhiano in faccia: «Se rivuoi il telefono porta domani 30 euro». La vittima, però, fa la cosa giusta e si rivolge, assieme al padre, ai carabinieri.
L’indagine permette di ricostruire il profilo dei bulli.
«Si fanno chiamare la banda del Ber» è l’informazione che permette di stringere il cerchio sui ragazzi, che nel mentre, evidentemente perchè ci hanno «preso gusto», attaccano in almeno altre due occasioni. Il secondo caso accertato avviene a distanza di pochi giorni. A un fast-food di Cologno Monzese incontrano sulla loro strada un sedicenne, un ragazzo sordo. Gli chiedono il telefono per fare una chiamata, poi se lo passano fra loro, irridendolo, fino ad intascarsi il bottino.
Non passa molto tempo prima del terzo episodio, in cui il branco se la prende con un diciannovenne al parco Martesana di Vimodrone. Qui scattano le botte, anche mentre l’aggredito è a terra, per poi allontanarsi con soldi e cellulare del malcapitato.
Al momento della perquisizione, nell’abitazione di uno degli indagati, vengono trovati cinque smartphone, tra i quali proprio quello che era stato sottratto al ragazzo disabile.
Gli indagati sono stati trasferiti in comunità , tra Milano e Varese, su ordine della magistratura minorile. Increduli i loro genitori, al momento dell’esecuzione del provvedimento. I ragazzi si sarebbero giustificati, invece, dicendo di aver voluto «ammazzare il tempo». Così. Testuale.

(da “il Corriere della Sera”)

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