Destra di Popolo.net

ANGELINO COME IL DIBBA: ALFANO NON SI RICANDIDA

Dicembre 6th, 2017 Riccardo Fucile

“E’ LA RISPOSTA AGLI ATTACCHI SUL POLTRONISMO, ABBIAMO RIPORTATO L’ITALIA FUORI DALLA CRISI”

Il leader di Ap Angelino Alfano ha deciso di non ricandidarsi alle prossime elezioni.
Lo ha annunciato l`attuale ministro degli Esteri, durante la registrazione di `Porta a Porta`, il programma condotto da Bruno Vespa su Raiuno.
“Ho scelto di non ricandidarmi alle prossime elezioni, è la mia decisione”, ha detto il leader di Alternativa Popolare, “L`ho scelto perchè ritengo che ci siano dei momenti in cui servono dei gesti e io voglio compiere un gesto per dimostrare che tutto quello che io, e i tanti amici che mi hanno seguito in questi anni, abbiamo fatto, è stato solo dettato da una sincera e fortissima convinzione a favore dell`Italia, motivata da una responsabilità  in un momento in cui l`Italia rischiava di andare giù per il precipizio”.
“Hanno influito in me anche gli attacchi (sul “poltronismo”, ndr), che io sono convinto siano stati ingiusti”, ha aggiunto Alfano nell’intervista a Bruno Vespa,
“Ho sempre detto che se non ci fossimo stati noi a portare sulle nostre gracili spalle di un partito del 4,4 per cento alle europee la settima potenza del mondo, questa potenza non avrebbe conosciuto la crescita, invece saremmo ancora in recessione. E tutto sarebbe andato il peggio possibile. Oggi è il momento di dirlo con un gesto e di dirlo con grande chiarezza”.
“Io dal 5 marzo, se si voterà  il 4 marzo perchè la data la stabilisce il presidente della Repubblica, non sarò nè ministro nè deputato”, ha puntualizzato l’attuale ministro degli Esteri.

(da agenzie)

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CONFERMATO: DI MAIO SCAPPA DAL PROCESSO E SI RIFUGIA DIETRO L’IMMUNITA’ PARLAMENTARE COME I PEGGIORI POLITICANTI

Dicembre 6th, 2017 Riccardo Fucile

QUERELATO DAI GIORNALISTI INCLUSI NELLA “LISTA DI PROSCRIZIONE” E’ STATO SALVATO DAL PRIVILEGIO DELL IMMUNITA’ A CUI AVEVA DICHIARATO DI VOLER RINUNCIARE

Articolo 68 della Costituzione italiana: «I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni» a meno di una specifica autorizzazione della Camera di appartenenza del parlamentare.
In base a questo articolo il gip di Roma ha archiviato una querela presentata da un gruppo di giornalisti contro Luigi Di Maio , candidato premier del Movimento Cinque Stelle e che aveva a più riprese dichiarato che mai lui e i suoi colleghi di partito si sarebbero serviti di uno strumento ritenuto un indebito privilegio.
La notizia è stata anticipata dal «Resto del Carlino».
La «lista di proscrizione»
La querela faceva riferimento al caso della «lista di proscrizione» compilata da Di Maio e da altri esponenti grillini con i nomi di giornalisti sgraditi al movimento e che a loro giudizio si erano comportati in modo scorretto, diffondendo notizie «distorte». L’elenco, oltre ad attirare contro i «nominati» l’ira social dei simpatizzanti grillini, era stato trasmesso anche all’Ordine dei giornalisti perchè valutasse provvedimenti disciplinari.
I giornalisti chiamati in causa hanno replicando presentando querela nei confronti di Di Maio, ritenendosi diffamati per via di quell’accusa di scorrettezza.
Ma l’ordinanza del tribunale di Roma ha chiuso in anticipo la lite giudiziaria, archiviando le accuse contro il parlamentare grillino in quanto protetto dallo «scudo» dell’articolo 68 della Costituzione.
Immediate le polemiche, in primis da parte dei giornalisti.
Elena Polidori (una delle «firme» incluse nella lista di proscrizione) scrive sul quotidiano bolognese che Di Maio avrebbe potuto rinunciare a quella garanzia, come aveva sempre annunciato (l’ultima volta in un video del giugno 2016) ma che in sei mesi non ha fatto questo passo.
Chiamato in causa per una replica l’esponente grillino si sarebbe limitato a un «no comment».
Coglie la palla al balzo invece la vicepresidente dei deputati Pd Alessia Morani: «Ancora una volta ci troviamo di fronte alla doppia morale del movimento stelle. Se da un lato invocano lo stop all’immunità  parlamentare, dall’altro non vi rinunciano quando chiamati in causa».

(da “Il Corriere della Sera”)

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“IMMIGRATA FA PIPI’ IN STRADA A GENOVA” : LA BUFALA RAZZISTA SUI SOCIAL

Dicembre 6th, 2017 Riccardo Fucile

UN NOTO SITO XENOFOBO   CON GLI ISTIGATORI ALL’ODIO RAZZIALE ANCORA A PIEDE LIBERO, PUBBLICA IL SOLITO FALSO: LA SIGNORA E’ ITALIANA E CON PROBLEMI COMPORTAMENTALI…E L’ODIO CONTINUA A ESSERE DIFFUSO

“No al razzismo verso gli italiani” è uno dei tanti siti con relativa pagina Facebook, seguita da 5700 utenti, che istigano al razzismo e alla violenza contro gli immigrati e contro chiunque prenda le loro parti, a cominciare ovviamente dall’odiatissima Laura Boldrini.
Il titolo della notizia era: “Genova, immigrata si abbassa il tailleur e urina davanti a tutti: ecco le risorse della Boldrini”.
Si tratta in realtà  di una signora italiana che ha qualche problema, già  più volte segnalato, e la foto che la ritrae (con il volto oscurato) accucciata mente urina in piena città  è stata riportata da un sito genovese, che poi l’ha cancellata.
Ma nel frattempo altri siti, di chiare tendenze politiche, hanno creato la bufala.
La signora, italiana è diventata un’immigrata e anche quando è stato chiarito chi fosse, il sito non ha rinunciato alla pubblicazione e sui social, la bufala continua a correre.
Nel disinteresse dellle autorità  preposte a far rispettare la legge, a cominciare dal ministero degli Interni che non persegue i responsabili.

(da “il Secolo XIX”)

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“GESTI SCONCI E FRASE OSCENE” FINISCONO IN TRIBUNALE: BERLUSCONI E LE AVANCES ALLA GIOVANE MILITANTE

Dicembre 6th, 2017 Riccardo Fucile

DUE QUERELE E UNA ARCHIVIAZIONE CHE VEDE PROTAGONISTA BERLUSCONI E LAVINIA PALOMBINI, OGGI SPOSATA CON IL CAPOGRUPPO GRILLINO IN VENETO

La notizia è balzata agli onori della cronaca nel 2016 quando, per un certo periodo, insistentemente, si parlò del presunto flirt tra l’intramontabile Silvio Berlusconi e una ventunenne di buona famiglia.
Lei è Lavinia Palombini, ereditiera della nota casa di produzione del caffè, e per un breve periodo militante del club dei giovani di Forza Italia, “Azzurra libertà “.
La storia, che immancabilmente venne raccontata dal Fatto Quotidiano, oltre il gossip ha anche i suoi risvolti giudiziari.
Il fido avvocato Niccolò Ghedini infatti querela – e smentisce anche oggi – i due giornalisti firmatari degli articoli rivelatori e il direttore del quotidiano Marco Travaglio perchè si tratterebbe di “fatti totalmente inventati, privi di ogni fondamento e palesemente diffamatori”.
A questa si aggiunge anche la querela dell’interessata, la bella e bionda allora 21enne Lavinia, che sente comprensibilmente diffamato il suo onore.
Tutte le querele oggi giungono ad archiviazione. Perchè, spiega il giudice, il Fatto, nonostante le cose possano essere andate diversamente, “ha esercitato nei limiti di legge il diritto-dovere di cronaca”
L’ossessione per Lavinia e le frasi oscene
Andiamo ai fatti oggetto del contendere riportati dal quotidiano di Travaglio. Il protagonista assoluto della storia è l’anziano miliardario e politico Silvio Berlusconi, noto alle cronache nazionali e internazionali, oltre che per il suo ultra ventennio politico anche per le sue imprese amorose, le “cene eleganti” e la predilezione per le giovani donne, le “vestali pronte a offrirsi al drago”.
Lavinia Paolombini e Berlusconi si conobbero durante un incontro in una delle tante dimore dell’ex premier nel corso di un meeeting politico con i giovani di Forza Italia, tra il maggio e il luglio del 2015.
Da quel momento in poi, così raccontano due fratelli, Luca e Andrea Zappacosta, anch’essi militanti azzurri, la ragazza diventa per l’ex Cav “un’ossessione”.
Come scrive dettagliatamente in un articolo il Fatto (che cita i verbali dell’inchiesta aperta a seguito delle querele) l’ottantenne imprenditore-politico li tempesta di chiamate finchè non ottiene da loro il suo numero, quindi la contatta e la invita, insieme ai due fratelli, a un fine settimana a villa Certosa.
Prima di questo appuntamento al mare, il più grande dei due fratelli, Luca, racconta di frasi oscene pronunciate da Berlusconi davanti a tutti e rivolte a Lavinia nel corso di una delle riunioni.
Frasi quali “fai la domanda con le tette , “fai vedere il culo” oppure “per quanto me la dai”. Ma il clou della storia si svolge in Sardegna. Il fratello minore viene preso da parte da Silvio che gli chiede di far finta di essere il fidanzato di Lavinia, per non far “indispettire Francesca Pascale”, compagna “gelosa”, sai com’è.
“Gesti che indignarono tutti durante una cena”
E’ nel corso di una cena, il secondo giorno – stando al racconto di Luca – mentre Francesca Pascale si era allontanata, che l’ex Cav “ha iniziato a cantare alcune canzoni e rivolgendosi a Lavinia, che era seduta vicino a lui, ha cominciato a maneggiare il microfono a mo’ di fallo, fino a posizionarlo tra le gambe di Lavinia”.
Questo episodio, continua il ragazzo, avrebbe suscitato “molta indignazione”. Zappacosta racconta poi che la ragazza venne chiamata da Berlusconi nel cuore della notte, lui la sentì parlare al telefono, “la sua stanza era molto vicina alla nostra”, quella cioè dove dormiva con il fratello. Quel che sentì ancora è che Berlusconi subito dopo passò a prenderla “a piedi e da solo”.
Una storia durata “circa un anno”
Zappacosta racconta ancora che la storia tra l’80enne e la giovanissima Paolombini continuò per almeno un anno, come testimoni oculari (tra cui Vittorio Sgarbi, Antonio Tajani e Andrea Ruggeri, segretario di B. e figlio di Bruno Vespa) gli confermerebbero.
Ma lei stessa, spiega, gli avrebbe confermato successivamente di frequentarlo, lui “le dava una mano con gli esami universitari e con l’azienda”.
Lavinia, alla fine, nella vicenda giudiziaria, risulta “vittima” della notorietà  del protagonista.
Quel che è certo è che dopo quella storia la ragazza abbandona la politica, annota il Fatto, e si dedica completamente allo studio e alle aziende di famiglia.
Oggi è sposata con un maestro di sci di Cortina, a ben vedere avversario politico di Berlusconi. Il marito si chiama Jacopo Berti, consigliere e capogruppo grillino in regione Veneto. Uno del quale sentiremo senz’altro parlare alle prossime politiche.

(da “Tiscali”)

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PARLA L’ESPERTO: “BOSCHI NON HA FATTO NULLA PER LE DONNE”, LA SOTTOSEGRETARIA, DATI ALLA MANO, LO SMENTISCE

Dicembre 6th, 2017 Riccardo Fucile

I PROBLEMI DELLE DONNE LUI LI RISOLVEVA CON IL DENARO NELLE BUSTE, BERLUSCONI STAVOLTA HA PERSO UNA OCCASIONE PER TACERE

Scontro sul contrasto alla violenza sulle donne tra Maria Elena Boschi e Silvio Berlusconi. Ad accendere la miccia è stato il leader di Forza Italia.
“Noi la difesa dei diritti delle donne ce l’abbiamo come fatto prioritario – ha spiegato l’ex premier – Le donne le difendiamo noi”, mentre “Boschi non ha fatto nulla. Il femminicidio è una piaga per l’Italia. Ogni anno vengono uccise 120 donne da chi dovrebbe amarle. È una priorità  che noi abbiamo sempre tenuto presente. Le donne hanno un talento naturale: sanno sempre arrivare alla soluzione giusta con pragmatismo, prima di noi uomini. Le donne lavorano più degli uomini ma c’è ancora disparità  salariale. Noi al governo metteremo in atto strumenti che aiuteranno le donne a conciliare vita familiare e lavoro”, ha concluso Berlusconi.
Ma la sottosegretaria non ci sta e ha replicato al leader di Forza Italia via Facebook: “Silvio Berlusconi mi ha attaccato personalmente sostenendo che il centrosinistra non abbia fatto niente per le donne. Sarebbe facile rispondere in modo polemico ma l’argomento è troppo importante per scadere nello scontro”, replica la sottosegretaria Maria Elena Boschi con un lungo post. Aggiunge: “Penso che i numeri siano la migliore risposta”.
Quindi l’elenco:
– i centri anti violenza sono passati da 188 nel 2013 a 296 nel 2017;
– Le case rifugio erano 163 nel 2013, oggi sono 258;
– nel corso del 2015/2016 sono stati stanziati per politiche di contrasto alla violenza sulle donne oltre 30 milioni dallo stato; – nel 2017 sono stati previsti dal governo oltre 22 milioni per misure di contrasto alla violenza;
– La legge di bilancio inoltre prevede circa 30 milioni di euro all’anno, a decorrere dal 2018 per il piano contro la violenza sulle donne;
“Il 23 novembre abbiamo adottato il nuovo piano nazionale anti violenza di durata triennale. Lo stesso giorno abbiamo approvato, d’intesa con le regioni, per la prima volta linee guida comuni per tutti gli ospedali del paese sul trattamento delle donne vittime di violenza che arrivano nei pronto soccorso. Abbiamo destinato 5 milioni a progetti nelle scuole contro la violenza sulle donne nell’ultimo anno”, continua Boschi.
“Per la prima volta una ministeriale del g7 si è occupata del tema della violenza di genere ascoltando anche direttamente la voce di Lucia Annibali. In rete potete trovare il link alla nostra ultima campagna di comunicazione che rilancia il 1522 da noi finanziato. Nel 2016 è stato approvato il primo piano nazionale contro la tratta di esseri umani e abbiamo stanziato risorse crescenti per sostenerlo: nel 2016 oltre 15 milioni; nel 2017 oltre 22 milioni. La legge di bilancio prevede lo stesso tipo di stanziamento in modo stabile per la lotta alla tratta, nei prossimi tre anni. Questi non sono solo freddi numeri”.
La sottosegretaria alla presidenza del Consiglio spiega che “dietro a queste cifre c’è la possibilità  di aiutare concretamente le tante donne vittime delle diverse forme di violenza. C’è la speranza per loro di iniziare a vivere di nuovo. Mi piacerebbe che la lotta contro la violenza sulle donne, la difesa dei loro diritti fosse una battaglia condivisa da tutti, non un tema da campagna elettorale. Vorrei che le pari opportunità  e la valorizzazione del ruolo delle donne nella nostra società , la salvaguardia della loro dignità  fosse centrale nell’agenda politica di tutti i partiti e non uno slogan da talk show. Siamo quelli che hanno rimesso la norma contro le dimissioni in bianco mentre il governo di destra l’aveva cancellata. Siamo quelli che hanno lavorato sulla conciliazione vita lavoro per la maternità  con i decreti Madia e il Jobs Act. Siamo quelli del primo governo con parità  di genere della storia repubblicana”.
Boschi conclude: “Se però Forza Italia pensa di fare della lotta alla violenza di genere e delle misure a favore delle donne argomento di scontro politico, sappia che noi ci siamo e risponderemo punto punto. Perchè la realtà  non può essere stravolta da nessuno, nemmeno da Silvio Berlusconi”.

(da “Huffingtonpost”)

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IL MACCHINISTA ATAC TORNA AL LAVORO, NATALYA ABBANDONATA DALLO STATO: “DANNI E DOLORI, NESSUNO MI HA CHIESTO SCUSA”

Dicembre 6th, 2017 Riccardo Fucile

LA VITTIMA DELLA METRO ROMANA DENUNCIA L’ASSENZA DELLE ISTITUZIONI E CHIEDE GIUSTIZIA

Natalya Gargovich è condannata alla sedia a rotelle, può nutrirsi solo di liquidi e frullati a causa della caduta dei denti.
A luglio 2017, la 43enne bielorussa venne trascinata per diversi metri dal treno della metropolitana di Roma.
“Ho dolori atroci e insopportabili. Nessuno mi ha chiesto scusa nè dall’azienda nè dal macchinista o dal Comune”, ha dichiarato a Il Messagero. Macchinista che è stato reintegrato al lavoro da Atac, l’azienda del trasporto romano.
“Nessuno mi ha chiesto scusa. Neanche una telefonata nè dall’azienda nè dal macchinista o dal Comune. Non ho visto mai nessuno e nessuno si è interessato. Mia sorella ed io non vogliamo nemmeno pensare a che cosa sarebbe accaduto su quella banchina a Termini se ci fosse stato un bambino: sarebbe morto dieci volte stritolato dal treno. Noi ci chiediamo ancora come ho fatto a sopravvivere.”
L’unica persona che al momento può prendersi cura di lei è la sorella più piccola, Olga. Presto verrà  dimessa dal centro di riabilitazione a Nord di Roma in cui si trova, ma la sua “preoccupazione più grande è il non avere un posto dove andare.
Una persona il cui unico obiettivo è sopravvivere al dolore. Ho il bacino completamente distrutto da undici fratture. mi fa male tutto, dolori atroci e insopportabili. Non so se e quando tornerò mai a camminare e a lavorare. La mia vita è rovinata fisicamente e psicologicamente”
Natalya ha chiesto più volte, e a gran voce, giustizia, ma la sua richiesta non è stata accolta e la riassunzione del macchinista è stato per lei un duro colpo.
In una nota dell’Atac si legge:
La decisione del reintegro è stata adottata da Atac in seguito agli esiti dell’indagine interna. Gli accertamenti hanno evidenziato alcune responsabilità  a carico del dipendente, senza però far emergere elementi soggettivi di responsabilità  tali da prefigurare l’interruzione del rapporto di lavoro. A seguito dell’incidente al macchinista è stato sospeso il certificato di abilitazione alla condotta e non può quindi condurre treni nel servizio di linea fino ad eventuale nuovo accertamento d’idoneità . L’azienda valuterà  eventuali ulteriori provvedimenti in funzione delle conclusioni dell’inchiesta aperta dalla magistratura.”
Un’altra pagina della vergogna.

(da “Huffingtonpost”)

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I COMPAGNI DI MERENDE DI SALVINI AVRANNO UNA POLTRONA: CHI SONO I “FRATELLI” DA SISTEMARE

Dicembre 6th, 2017 Riccardo Fucile

DAL SUO SOSTITUTO IN RADIO AL COMPAGNO DI PESCA, DAI QUATTRO AMICI AL BAR AGLI EX DISCOTECARI E RIVIERASCHI DEL WEEK END… UN SOLO GROSSO PROBLEMA: MANCANO LE DONNE, NON CI SONO CANDIDATE

La «squadra» scende a Roma. Le liste elettorali, nella Lega, sono ben lungi dall’essere scritte. Se ne occuperà  soprattutto Giancarlo Giorgetti, che è anche il delegato a trattare con Forza Italia e Fratelli d’Italia la suddivisione dei collegi maggioritari in giro per la penisola.
Eppure, è già  assai più che probabile: Matteo Salvini porterà  con sè la «squadra», gli amici di una vita.
Tutti, come lui, milanesi e cresciuti nella militanza leghista suppergiù dall’infanzia. Tutti, come lui, un tempo padani fino al midollo e poi convertiti al nuovo verbo sovranista e nazionale. Molti, ex giornalisti della Padania .
Nessuno particolarmente di destra nè, che si sapesse, antieuropeista.
Sono i «fratelli», come li chiama Salvini, con cui per anni ha tirato tardi al bar Cavour o al bar Magenta, oppure al Giardino della birra all’Ortica. Oggi, li trovi nei locali milanesi di un altro leghista, Gianmarco Senna.
Ma chi sono? Alessandro Morelli ha sostituito Salvini a Radio Padania ed è l’animatore del sito «Il populista». Capogruppo in Comune a Milano, quando ancora il tempo di Salvini lo consentiva andava a pesca col futuro segretario. È stato l’autista del camper nella campagna elettorale 2014: i salviniani la vivono come momento fondante, dato che segnò l’inizio dell’insperato rilancio leghista
Legame di ferro anche con Igor Iezzi, frequentatore come il «Capitano» della ligure Recco e già  segretario del partito milanese.
Entrambi furono condannati dopo che nel 1998 andarono a lanciare uova a Massimo D’Alema e Rosa Jervolino, premier e ministro dell’Interno. Sono cose che uniscono, pare. Più tardi, s’inventarono di aggirarsi intorno alla Prefettura ricoperti da burqa: show che Iezzi ripetè in consiglio comunale, leggendo la finta lettera di un finto musulmano che ringraziava Pisapia. La maggioranza lasciò l’aula.
Stefano Bolognini, già  collaboratore di Salvini in Europa ed ex assessore, condivide con il segretario la passione per il Papeete, discoteca di Milano Marittima.
Nel 1996, quando Salvini stava facendo il servizio militare, andava con lui ad attacchinare i manifesti prima di riportarlo alla caserma Montello. È artefice di alcuni incontri tra Salvini e mondi non proprio vicini, come l’associazione Amici della Scala di Daniela Javarone.
Mentre Fabrizio Cecchetti è stato pupillo negli anni dei Giovani Padani. Fece arrabbiare i conservatori leghisti quando, nell’ufficio di presidenza del consiglio regionale lombardo, votò a favore del patrocinio al Gay pride.
Più giovani, ma non meno bene inseriti, il segretario attuale dei Giovani padani, il trentenne Andrea Crippa. Anche lui sul camper del 2014, con Salvini ha dormito per due anni nella stessa camera in un mini appartamento di Bruxelles.
E poi, il non milanese Eugenio «Gegio» Zoffili da Erba, capo della segreteria del leader e tra gli esploratori della nuova frontiera nazionale leghista: è il commissario dei salviniani in Sardegna.
Per loro oggi non si vedono problemi. Quello che invece esiste, e gigantesco, è un altro: le donne.
Al Nord il rispetto della soglia minima del 40% per le donne presenta già  qualche difficoltà . Dopo il referendum sull’autonomia, soprattutto in Veneto, dove si pescherà  tra le amministratrici uscenti.
Scontata la candidatura di Giorgia Andreuzza, vice segretario «nazionale». In rampa anche le assessore lombarde Simona Bordonali, Claudia Terzi e Cristina Cappellini, e ci saranno anche la anche la bolognese Lucia Borgonzoni e la toscana Susanna Ceccardi. Ma, appunto, al Sud è dramma: le candidate non ci sono.
E neppure sembra troppo percorribile la strada di «paracadutare» qualche donna da Nord.

(da “il Corriere della Sera”)

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LE PROBABILI SFIDE NEI COLLEGI: GENTILONI CONTRO GRASSO, MINNITI CONTRO SALVINI

Dicembre 6th, 2017 Riccardo Fucile

I RETROSCENA SULLE SCELTE DEI PARTITI IN VISTA DELLE ELEZIONI

Chi si sfiderà  nei collegi previsti dalla nuova legge elettorale?
I partiti stanno scaldando i motori e mettendo a punto le strategie in vista delle elezioni della prossima primavera. E tutti cercano di scegliere gli uomini più adatti a vincere uno scranno in Parlamento.
In due articoli pubblicati uno sul Corriere della sera, l’altro sul Messaggero si cerca di fare luce sui possibili duelli.
Partendo dal Nord si profila una sfida dal ministro dell’Interno, Marco Minniti, e il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini.
Un bel dilemma per tutti i beceri in circolazione
Interessante anche il duello che potrebbe profilarsi in Emilia-Romagna. Contro Bersani a Bologna scalda i muscoli Gianni Cuperlo (o in subordine Pisapia, se alla fine si candida e dove avrebbe l’appoggio di Prodi, che non ha affatto gradito nè la scissione nè men che meno la lista scissionista, fino a incrinare, raccontano, il suo storico rapporto con Bersani).
Chi sfiderà  invece Massimo D’Alema?
Contro D’Alema nel Salento sarebbe pronto Francesco Boccia che, ironia della sorte politica, fu schierato ben due volte da D’Alema contro Vendola, ma forse questa volta potrebbe essere la volta buona (per Boccia).
Se poi D’Alema optasse anche per Roma, già  qualcuno intravede un’altra nemesi, un duello Orfini-D’Alema, tipo padri contro figli (ripudiati a vicenda).
A Roma si potrebbe prefigurare, nel proporzionale, la partita tra l’attuale premier Paolo Gentiloni e il presidente del Senato, nonchè leader di Liberi e Uguali, Pietro Grasso.
Mentre Maria Elena Boschi in Toscana potrebbe vedersela con Elisa Simoni di Liberi e Uguali, ed deputata dem toscana.

(da “Huffingtonpost”)

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IL NO VIA SMS DI PISAPIA A RENZI: “NIENTE IUS SOLI? A QUESTE CONDIZIONI L’ALLEANZA NON ESISTE”

Dicembre 6th, 2017 Riccardo Fucile

DALLE PARTI DEL PD SI SOSTIENE CHE LA LEGGE VALE DUE PUNTI PERCENTUALI NEI SONDAGGI

«Caro segretario, se fai così non ci lasci altra scelta. A queste condizioni l’alleanza non esiste. Noi non abbiamo voglia di fare il partitino dello 0,2%. E se finisse così, senza Ius soli, cosa diremmo alla nostra gente, che Alfano non lo fa passare?»: questa è la sintesi dell’sms di Ciccio Ferrara, plenipotenziario unico di Giuliano Pisapia, fatta da Repubblica oggi.
In ballo c’è la decisione di lasciare in fondo al calendario del Senato la cosiddetta legge sullo ius soli — che poco c’entra con lo ius soli vero e proprio — dopo l’ok al biotestamento.
Campo Progressista prende così atto della volontà  del Partito Democratico di non calendarizzare la legge che Pisapia voleva per rimarcare la differenza e il cambio di politica in vista delle elezioni.
“C’è un arretramento serio. Il Pd così sceglie Alfano…”, dicono da Cp.
Per Giuliano Pisapia, si riferisce, la legge sulla cittadinanza sarebbe una condizione fondamentale per l’alleanza.
Del resto la nota diffusa dal portavoce di Cp, Alessandro Capelli, è indicativa: “E’ inaccettabile che si continui a giocare con la vita di un milione di bambine e bambini, di famiglie, di compagne e compagni di classe, degli insegnanti e di tutte e tutti coloro che come noi oggi si aspettavano un calendario dei lavori del Senato diverso”. Oggi ci sarà  una riunione a Roma con Giuliano Pisapia per fare il punto della situazione.
E mentre Pierluigi Bersani torna ad aprire a Pisapia in Liberi e Uguali, dal PD non vogliono cambiare nulla perchè la legge sullo ius soli potrebbe portare addirittura a un tracollo elettorale: vale due punti nei sondaggi di oggi, che i Dem potrebbero perdere in caso di approvazione, con i collegi in ballo due punti potrebbero essere decisivi.
Meglio la coerenza o il voto di quattro ignoranti?

(da agenzie)

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