Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
VINCENZO FIGUCCIA, ASSESSORE AI RIFIUTI: “SONO UN UOMO LIBERO, IMPOSSIBILE PER ME LA PROSECUZIONE DEL MANDATO”… MUSUMECI, “L’UOMO DELLA LEGALITA’ E DELL’ONESTA'”, LO AVEVA INVITATO A TACERE
Dopo le polemiche, le dimissioni. 
Vincenzo Figuccia si dimette da assessore regionale ai Rifiuti dopo aver polemizzato con Gianfranco Miccichè per il via libera agli stipendi d’oro e dopo essere stato scaricato dalla maggioranza: “Oggi più che mai – scrive in una nota – sento di essere un uomo libero e da tale condizione continuo a portare avanti le mie idee, rimanendo fedele al mandato degli elettori che mi hanno votato per tutelare la posizione dei cittadini, di chi soffre, di chi vive una condizione di difficoltà economica e di chi è lontano dai palazzi dorati. La mia maggioranza è la gente che ha creduto in un’azione di cambiamento e di discontinuità . Ci sono tante aspettative verso questo governo, che sono certo non verranno disattese, ma non posso non tenere conto degli accadimenti politici, consumatisi nelle ultime ventiquattro ore, che ledono la dignità dei cittadini siciliani, consegnano un’immagine inopportuna e distorta e che rendono impossibile la prosecuzione del mandato di assessore all’Energia e ai servizi di pubblica utilità , conferitomi dal presidente Nello Musumeci”.
Proprio poche ore fa Musumeci, “l’uomo della onestà e della legalità ” aveva invitato i suoi assessori a “lavorare e tacere”.
Un’uscita che dopo le polemiche sugli stipendi d’oro sollevate dall’assessore ai Rifiuti era suonata come una sconfessione: “Si tratta di una decisione maturata dopo profonda e attenta riflessione – scrive adesso Figuccia – ponderata su aspetti di carattere politico e supportata da valutazioni di natura tecnica e personale. Per queste ragioni ho deciso di rassegnare le mie irrevocabili dimissioni, rimanendo garante e anello di congiunzione fra i cittadini e i luoghi deputati a legiferare per il cambiamento. Continuerò a lavorare per le reali priorità di questa terra, in linea con i percorsi concreti che il presidente Musumeci sono certo sarà capace di creare con il conforto, il sostegno e la condivisione dei siciliani che meritano di sognare e, soprattutto, di avere un futuro migliore”.
Il Pd, con Antonello Cracolici, va già all’attacco: “Neanche nelle previsioni più azzardate — dice – avrei immaginato che in appena due settimane il governo perdesse un pezzo in un settore strategico e fondamentale per la Sicilia. Alla luce di quello che è avvenuto aumenta il rammarico per ciò che è successo nel Pd: se tutti i deputati avessero tenuto la ‘barra dritta’ oggi avremmo reso ancora più evidente la crisi di questa maggioranza, una crisi che si era manifestata già nel corso delle votazioni per l’elezione di Miccichè all’Ars”.
Ieri, commentando le dichiarazioni di Gianfranco Miccichè (eletto presidente dell’Assemblea siciliana e commissario di FI nell’Isola) favorevole allo sfondamento del tetto sulle retribuzioni dei burocrati dell’Ars fissato a 240 mila euro fino al 31 dicembre di quest’anno, Figuccia ha detto che “è stato un errore eleggere Miccichè presidente”. Subito contestato dal suo partito e poi da esponenti di Forza Italia come il senatore Francesco Scoma, Figuccia era finito anche nel mirino del deputato nazionale Saverio Romano, vicepresidente della neo formazione Noi con l’Italia, che definisce “ingenerosi e strumentali gli attacchi a Miccichè che può contare sul nostro sostegno”.
Dopo 4 indagati in Consiglio, ora le prime dimissioni, sembre più “bellissima”.
(da agenzie)
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Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
“SOLO PROPAGANDA ELETTORALE” … AVREBBERO UN COSTO DI CENTO MILIARDI L’ANNO
“Come si fa a dire che i sogni non sono belli? Tutti vorremmo realizzarli ma l’agenda di Berlusconi prevede maggiori spese e minori entrare”.
Secondo l’economista Francesco Daveri, professore di macroeconomica all’Università Bocconi di Milano, qualcosa non quadra nelle proposte lanciate dal leader di Forza Italia che vorrebbe inserire in Italia un ‘Reddito di dignità ‘.
Una misura drastica per far fronte all’emergenza della povertà garantendo a tutti almeno mille euro al mese, pensionati compresi.
Inoltre l’ex premier propone uno sgravio fiscale totale per quelle aziende che assumono giovani con contratto di apprendistato o di primo impiego per tre anni. E infine agevolazioni fiscali anche per chi si prende cura di un animale domestico.
“Tutte queste — spiega il professore Daveri – sono misure che presumibilmente aumenteranno il deficit pubblico ma di quanto è difficile a dirsi. Sembra di essere davanti a un altro giro di promesse elettorali per le cui coperture ci si preoccuperà solo una volta vinte le elezioni dando poi la colpa agli altri componenti della coalizione quando non si realizzeranno”.
Tuttavia, spiega ancora l’esperto, sulla carta” si tratta di buonsenso, che vanno nella direzione della coesione sociale. Chi può essere contrario al reddito di dignità ?
Ma Berlusconi non ha indicato i mezzi per realizzarlo. La spesa pubblica ha dei costi, l’alternativa sarebbe andare in Europa a rinegoziare i trattati e chiedere di aumentare il deficit, ma non la ritengo la giusta via”.
Sta di fatto che Berlusconi con questa idea del Reddito di dignità , che si ispira all’imposta negativa sul reddito lanciata dal premier Nobel americano Milton Friedman, prova a scavalcare il Movimento 5 Stelle con il loro “reddito di cittadinanza”.
Tanto che i grillini replicano parlando di “fotocopiatrice impazzita” e Luigi Di Maio aggiunge: “Ci ha copiato”. “Berlusconi abusa della parola ‘Reddito di dignità ‘ che era il nome la campagna promossa da Libera-Gruppo Abele alla quale il Movimento 5 Stelle ha aderito — ricordano Pesco, Moronese e Catalfo – mentre non c’è mai stata nessuna adesione da parte di Forza Italia. Se il condannato per frode fiscale Berlusconi vuole fare una cosa dignitosa la smetta di prendere in giro gli italiani”.
Dai possibili alleati, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, per adesso tutto tace, mentre il Pd rivendica il “reddito di inclusione dei governi Renzi e Gentiloni, prima misura universale di contrasto alla povertà “.
Il responsabile Welfare Giovanni Lattanzi in una nota ricorda che sono stati “messi oltre 2 miliardi per il 2018. La nostra misura – osserva – supera il mero assistenzialismo, mettendo al centro la persona”.
Nel dettaglio va invece Stefano Fassina esponente di Liberi e Uguali, che facendo un rapido calcolo tira le somme: “Reddito di dignità per portare tutti a 1000 euro al mese, senza specificare se è richiesto lavorare o se ne possa comodamente fare a meno; pensioni innalzate fine a 1000 euro al mese, estese anche alle casalinghe; decontribuzione totale per giovani neo-assunti, in continuita’ con l’inutile intervento da 20 miliardi del Governo Renzi nel 2015; una pioggia di agevolazioni fiscali, come nelle ultime Leggi di Bilancio renziane e gentiloniane. Poi, ovviamente, la cancellazione della Legge Fornero e la Flat tax. Insomma, più spesa e meno tasse per tutti, nell’ordine del centinaio di miliardi all’anno”.
Viene stimato dunque un centinaio di miliardi di euro all’anno, ammesso che un calcolo sia possibile farlo.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
IL MECCANISMO DEL “REDDITO DI DIGNITA” E’ IDENTICO A QUELLO DEL M5S
Per contrastare “subito” l’”emergenza della povertà ” Silvio Berlusconi propone una
“misura drastica sul modello della proposta di Milton Friedman“.
“Lui la chiamava ‘imposta negativa sul reddito’, io lo chiamo “Reddito di dignità ”. Secondo Silvio “chi si trova sotto una certa soglia di reddito, potrebbe essere di 1000 euro al mese da aumentare di un tot per ciascun figlio a carico, non solo bisognerebbe non pagasse le taste, ma lo Stato dovrà versare a lui la somma necessaria per arrivare ai livelli di dignità garantita da Istat. Una somma che può variare, a seconda della zona del Paese in cui la persona vive”.
Non vi ricorda niente tutto ciò?
Se per caso vi sembra di averne già sentito parlare, siete nel giusto.
Il meccanismo descritto da Silvio Berlusconi è infatti identico a quello proposto dal MoVimento 5 Stelle per quello che i grillini chiamano reddito di cittadinanza ma che in realtà è un reddito minimo garantito, visto che nella loro proposta di legge si definisce il reddito di cittadinanza come « l’insieme delle misure volte al sostegno al reddito per tutti i soggetti residenti sul territorio nazionale che hanno un reddito inferiore alla soglia di povertà come definita alla lettera d) al fine di garantire la pari dignità sociale e la partecipazione al progresso della nazione».
La soglia di povertà relativa, invece, dice sempre la legge, «è il valore convenzionale calcolato dall’ISTAT che individua il valore di spesa per consumi al di sotto del quale una famiglia anche composta da un singolo soggetto, viene definita povera in termini relativi ossia in rapporto al livello economico medio di vita dell’ambiente o della nazione».
(da agenzie)
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Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
SULL’USCITA DALL’EURO ERA STATA CHIARA: “NON LO SO”… MA ORA SULLA NATALITA’ HA LE IDEE CHIARE
L’attuale governo Gentiloni (e gli altri di questa legislatura) hanno tante colpe. Ma è davvero difficile sostenere che il governo abbia fatto diminuire la natalità .
Il clima in Parlamento è quello della campagna elettorale, e il più classico dei “piove, governo ladro” si trasforma così in “la natalità è bassa, governo ladro”.
Autrice di questo capolavoro è l’onorevole pentastellata Laura Castelli, che già tante soddisfazioni ci ha dato quando ha risposto “non lo so” alla domanda “cosa voterebbe in caso di referendum per l’uscita dall’euro?”.
Il 21 dicembre, durante quello che è stato il suo ultimo intervento in aula in questa legislatura, la Castelli ha ringraziato vivamente il governo e la maggioranza per averle insegnato tutto quello che non bisogna fare quando si è alla guida del Paese.
Durante le dichiarazioni di voto sulla fiducia alla legge di bilancio la Castelli ha così elencato tutti gli errori e le colpe del governo Gentiloni (e del governo Renzi).
Ed è interessante che a farlo sia proprio la Castelli che con il suo 53,32% di presenze in Aula è la seconda più assenteista tra i deputati eletti nella sua circoscrizione (Piemonte 1).
La Castelli non vede l’ora di essere forza di governo assieme ai colleghi del MoVimento 5 Stelle e ci spiega come il governo abbia fatto diminuire la natalità di centomila bambini in cinque anni.
«Vi battete il petto anche per le famiglie. E avete proposto più soldi al bonus bebè. Siete riusciti a far diminuire la natalità di 100mila bambini in cinque anni e pensate che un bonus possa risolvere la situazione della natalità . Non siete in grado neanche di copiare i paesi europei che su questo in questi anni hanno fatto delle politiche che sembra stiano portando risultati migliori».
In realtà le cifre snocciolate dalla Castelli sono sbagliate.
Per scoprirlo è sufficiente prendere il rapporto Istat su natalità e fecondità della popolazione residente (pubblicato a fine novembre) per scoprire che “nel 2016 sono stati iscritti in anagrafe per nascita 473.438 bambini, oltre 12 mila in meno rispetto al 2015. Nell’arco di 8 anni (dal 2008 al 2016) le nascite sono diminuite di oltre 100 mila unità ”.
In Italia si fanno pochi figli, ma non da oggi
Non è quindi negli ultimi cinque anni che la natalità è diminuita ma è negli ultimi otto che abbiamo assistito ad un sensibile un calo.
Diminuzione che è all’incirca di 100 mila unità , la stessa cifra enunciata dalla Castelli. Come spiega l’Istat la fase di calo della natalità si è avviata infatti con l’inizio della crisi economica (nel 2008 per i più distratti) e quindi il governo Gentiloni (e il governo Renzi) non hanno nulla a che vedere con la diminuzione della natalità .
Contestualmente alla natalità dal 2008 ad oggi abbiamo assistito ad un calo del PIL (del resto è quello che fa una crisi economica).
Ma anche il prodotto interno lordo è in una fase di timida (molto timida) ripresa. Per la Castelli la colpa è del “bonus bebè” del governo.
Ma in realtà gennaio la minore natalità è dovuta anche al fatto che in Italia ci sono meno donne in età feconda.
Nel 2017 le donne residenti tra 15 e 29 anni sono poco più della metà di quelle tra 30 e 49 anni. Inoltre in Italia stiamo assistendo ad una diminuzione della propensione ad avere figli.
Volendo guardare il bicchiere mezzo pieno e tenendo in considerazione il fatto che nuzialità e natalità nel nostro Paese sono ancora fortemente legate dal 2015 ad oggi si è assistito ad un timido aumento dei matrimoni (nel 2014 si è toccato il record negativo del numero di matrimoni celebrati).
Dato che potrebbe far ben sperare su una futura inversione di tendenza per la natalità . Scrive l’Istat che in seguito all’aumento del numero di matrimoni «ci si può quindi attendere nel breve periodo un ridimensionamento del calo delle nascite».
I dati provvisori riferiti al periodo gennaio-giugno 2017 parlano di solo 1.500 nati in meno rispetto allo stesso semestre del 2016, «un calo decisamente più contenuto rispetto a quanto si è verificato nei primi sei mesi del 2016 (oltre 14.500 nati in meno rispetto al primo semestre 2015)».
Se così fosse il ragionamento della Castelli non avrebbe ragione di esistere e i detrattori del “bonus bebè” dovrebbero trovare altri argomenti.
Il fatto è che, in seguito ad una crisi economica come quella del 2008, imputare ad un solo governo (o al lavoro di una legislatura) la diminuzione del numero delle nascite significa non avere idea di quali siano i fattori (economici, sociali, culturali e strutturali) che regolano l’andamento demografico.
Di sicuro il “bonus bebè” è una misura tampone che non inverte in maniera eclatante la situazione. E la tendenza alla diminuzione delle nascite non si inverte certo nell’arco di cinque anni.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
RISCHIARE QUALCOSA E’ TROPPO PER PERSONE COSI’ PICCOLE… DA UNA PARTE I RAZZISTI, DALL’ALTRA I CODARDI
Forse c’è qualcosa di peggio che essere cinici e razzisti: essere vigliacchi. 
Questo è l’unico aggettivo che si meritano quei senatori che nel giorno in cui si poteva dimostrare il grado di civiltà di un Paese, neppure hanno avuto il coraggio (e ce ne vuole davvero poco) di affrontare una discussione, sullo ius soli.
Una discussione che forse sarebbe finita comunque con una loro vittoria, ma per potersi attribuire una vittoria, bisogna prima almeno giocarla la partita, rischiare qualcosa.
No, troppo per persone così piccole.
Roberto Calderoli ha subito esultato con l’orgoglio dei codardi: «Lo ius soli è definitamente naufragato. Colpito e affondato. Morto e sepolto».
Per un esponente di quella Lega che si atteggia a partito antipolitico, anti-casta, è davvero una bella figura, quella di adottare i più biechi e bassi trucchi della peggior casta.
Non assomigliano nemmeno a quello spot del “ti piace vincere facile”, dove una squadra di centinaia di giocatori scende in campo contro una di undici.
Almeno nello spot scendono in campo. In Senato no.
E che dire dei colleghi del Pd, che sono vigliacchi due volte: la prima perchè hanno disertato come quelli di destra la votazione, la seconda perchè non hanno neppure il coraggio di sostenere che sono contro quella legge, proposta proprio dal loro partito. Sembra impossibile, ma si sono dimostrati ancora più meschini del loro avversari (avversari?).
Seggi vuoti anche tra i 5 stelle, che sulla questione migranti sembra una di quelle enormi sfere di metallo che venivano usate in passato per demolire gli edifici.
Oscillano pericolosamente e costantemente da un lato all’altro, senza mai fare una proposta, qualunque sia.
Si nascondono dietro il facile slogan: «Nè di destra, nè di sinistra», troppo facile e in più, falso.
Le scelte richiedono una visione delle cose che si ritiene essere giusta, non può essere nè-nè.
O si sta dalla parte dei diritti o li si nega.
Non è difficile.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
E’ IL MOVIMENTO A SINISTRA DELLA SINISTRA NATO DOPO L’ANNULLAMENTO DELLA CONVOCAZIONE DEL BRANCACCIO … SI PRESENTERA’ CON UNA LISTA INDIPENDENTE ALLE ELEZIONI
Un flash mob di tanti Babbo Natale, con tanto di volantinaggio, alla stazione Termini contro l’apertura dei negozi nei giorni festivi.
Con l’invito al boicottaggio nei giorni di festa.
È quello messo in atto dai militanti del movimento Potere al Popolo nell’ambito della giornata nazionale di protesta.
In venti città (Reggio Calabria, Cosenza, Lecce, Napoli, Roma, Torino, Pescara, Genova, Pavia, Padova, Bergamo, Molfetta, Mantova, Salerno, Milano, Livorno, Termoli, Piombino, Castelli Romani, Grosseto) si sono svolti volantinaggi e speakeraggi fuori ai maggiori centri commerciali aperti (solo per nominarne alcuni: Ikea, Carrefour, Auchan, Coop, Conad).
Nella grande stazione ferroviaria della Capitale è stata la galleria commerciale il teatro del flash mob.
I sostenitori di Potere al Popolo si sono presentati con abiti di Babbo Natale e i classici berretti rossi e hanno distribuito a passanti e viaggiatori volantini e donato regali che — dice un comunicato — “nessun Babbo Natale potrà mai portare: diritti, tempo, articolo 18, ferie pagate, rispetto… tante cose che ai lavoratori sono state tolte o che vengono sempre più negate, e che Potere al Popolo, che si presenterà con una lista indipendente alle prossime elezioni, mette al centro del proprio programma”, scritto “con il contributo di più di cento assemblee territoriali, la partecipazione di decine di associazioni, organizzazioni politiche e sociali e movimenti di base.
E oggi il movimento è finito sulle cronache dell’Independent, in un articolo firmato da Rosa Gilbert nel quale vengono raccontati come il frutto della trasformazione del Labour con Jeremy Corbyn.
Sulle orme del Labour di Corbyn
Potere al Popolo è stato fondato il mese scorso al Teatro Italia di Roma all’indomani dell’annullamento della convocazione del Brancaccio dopo la polemica aperta da Montanari sulle candidature e sulla scelta di Pietro Grasso leader.
La piattaforma elettorale di Potere al Popolo comprende sindacati come l’USB, che vanta 500mila iscritti soprattutto tra i lavoratori della logistica in Italia.
Il movimento è nato nel centro sociale Je So’ Pazzo a Napoli e, ricorda ancora l’Independent, è stato benedetto da Jean-Luc Mèlenchon di La France Insoumise.
”L’invito di oggi — fa sapere Potere al Popolo — è per costruire una campagna di opposizione consegnando alla cassa il volantino preparato per la giornata per dimostrare la solidarietà alle migliaia di lavoratori e lavoratrici costretti sul luogo di lavoro anche in un giorno festivo come questo, che dovrebbe essere dedicato alla vita, agli affetti, al riposo”.
(da agenzie)
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Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
UNA RETE PER I BAMBINI IN AFFIDO… CI SONO SCUOLA, BAR , RISTORANTE E CENTRO PER L’AFFIDO
È uno dei primi pomeriggi di neve dell’inverno lombardo, i quattro bambini scendono
dalla macchina non appena parcheggia e si buttano zaini in spalla nel cortile per fare a palle.
Una raggiunge in pieno Maria Grazia Figini che non aspetta altro, agguanta un po’ di neve e si mette a giocare con loro.
I bambini portano sul viso i tratti di tutti i continenti del mondo ed è impossibile capire chi sia figlio di chi.
Poi, con la stessa velocità con cui sono arrivati, si dileguano nelle case intorno.
Cometa, l’associazione di famiglie affidatarie nata a Como intorno ai fratelli Figini (oltre a Maria Grazia ci sono Erasmo e Innocente), è così: un caos disciplinatissimo e allegro di volti e storie che si incontrano in uno spazio comune, sotto le parole del Vangelo dipinte in rosso sulle pareti di ogni stanza e con al centro i bambini.
La chiamata di don Giussani
Nel tempo questo spazio di accoglienza, nato su impulso del fondatore di Comunione e Liberazione don Luigi Giussani che a fine anni 80 chiamò Erasmo stilista di tessuti per l’arredamento oggi 69enne chiedendogli di prendersi cura di un bimbo sieropositivo abbandonato da tutti, è diventato così tante cose che è difficile definirlo in un modo solo. «Non ci siamo sviluppati seguendo un progetto organico, ma rispondendo di volta in volta a delle richieste» dice Erasmo.
L’isolamento
«Aprire la nostra casa a quel ragazzo ci ha cambiato. All’inizio è stato difficilissimo – spiega -, all’epoca la gente aveva paura e ci avevano isolati. Mi ha dato una mano solo mio fratello, che è oculista: prima dal punto di vista medico e poi su tutto il resto».
Quel bimbo, che adesso ha 35 anni e una vita «normale», è rientrato dopo qualche anno nella famiglia di origine, ma i fratelli Figini grazie all’esperienza con lui hanno deciso di fare dell’accoglienza una scelta di vita.
Hanno costruito sulle colline che guardano il lago di Como una grande casa dove sono andati a vivere con le loro famiglie: i figli naturali e quelli che via via hanno preso in affido. Tutti indistintamente chiamano i genitori «mamma» e «papà ».
Unire le esperienze
Nella cascina con loro adesso ci sono altre tre comunità familiari (ogni coppia può prendere in affido massimo sei bambini) unite dalla stessa fede, accanto c’è la grande scuola professionale, un bar e un ristorante gestiti dai ragazzi che fanno formazione-lavoro, una struttura per l’affido diurno.
E poi ancora, in città , un centro per i bimbi con difficoltà evolutive; lo spazio per le famiglie che sostiene i genitori in difficoltà con psicologi e mediatori; la falegnameria e il centro tessile dover i ragazzi e le ragazze imparano un mestiere.
Sono 130 i minori dati dai servizi sociali in affido diurno a Cometa: bimbi e ragazzi che affollano, divisi per età e le teste di tutti i colori chine sui libri, gli stanzoni del centro.
Il liceo del Lavoro
«Dopo la scuola pranzano qui – dice Erasmo – e dopo li assistiamo nello studio con volontari ed educatori». Lui sta per andare a dare le «commesse» agli studenti del «Liceo del lavoro»: incarichi in cui devono produrre veri lavori di falegnameria tessili.
«Abbiamo capito che per questi ragazzi fare era essenziale – racconta -: negli stage nelle aziende erano bravissimi, a scuola indisciplinati. Uno di loro mi spiegò perchè: “Lì è per davvero, in classe per finta”. Abbiamo deciso di fare sul serio anche qui».
La scuola è curata e progettata nei minimi dettagli proprio da Erasmo: «Essere circondati dalla bellezza fa sentire a questi ragazzi che hanno un valore» dice.
L’”adozione mite”
E restituire un valore centrale ai minori è la missione dichiarata di tutto il progetto Cometa. «È il punto che non dobbiamo mai perdere di vista, neppure nel dibattito su come migliorare le leggi – chiarisce il direttore di Cometa Alessandro Mele -. Spesso ci si divide tra i fautori dell’affido in famiglia e di quello in comunità : è sbagliato, bambini diversi hanno bisogno di soluzioni diverse in momenti diversi della loro vita». L’esperienza sul campo gli ha insegnato che non funziona neppure la distinzione netta tra affido e adozione: «Oggi possono essere adottati solo i bimbi in stato di abbandono. Ma spesso – dice – ci sono bambini che non sono soli ma hanno scarsissime probabilità di rientrare in famiglia perchè i genitori sono in situazioni troppo compromesse. Per loro ci vorrebbe un’adozione mite, che mantenga un legame con la famiglia d’origine ma anche di avere dei genitori adottivi con cui crescere. Nella vita non bisogna mai tagliare i legami, è meglio aggiungerne».
L’importanza di far rete
Cometa è tra le associazioni che in Lombardia hanno spinto per una legge che riconosca le Reti di famiglie affidatarie, su cui sta lavorando la Regione. «Le reti sono fondamentali», dice Pasquale Addesso 37 anni, avvocato, che con la moglie Annalisa, anche lei 37enne è una delle 60 coppie affidatarie di Cometa (non ci sono single). «Negli affidi hai tante complicazioni pratiche che sembrano insormontabili se le affronti da solo ma superi se hai accanto qualcuno che ci è già passato».
Progetto educativo
Fare rete – spiegano a Cometa – significa anche avere fondi comuni e poter pagare psicologi e specialisti che aiutino nel progetto educativo. Pasquale e Annalisa hanno preso in affido un 15enne straniero arrivato in Italia da solo, poi un neonato in pre-adozione e ora una coppia di fratellini. Nel frattempo hanno avuto due figli insieme. «Se c’è una cosa che questa esperienza ci ha insegnato – dice lui –- è che anche i bimbi che hai generato non sono “tuoi”. Ti sono affidati proprio come gli altri: devi accompagnarli tutti alla vita».
(da “il Corriere della Sera”)
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Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
IN CALO LA PERCENTUALE DEI GIOVANI… AUMENTANO LE COPIE DIGITALI E I COSTI
Gli italiani amano sempre di meno leggere, se non lo devono fare per lavoro o per studio. La tendenza registrata negli ultimi anni, nello specifico dal 2010, si conferma anche per il 2016.
Sette anni fa, infatti, è stato registrato il picco massimo dei lettori con il 46,8%, in crescita rispetto al 2000, quando la percentuale era stimata al 38,6%.
Dal 2010, però, c’è stata una costante flessione e l’anno scorso il dato registrato degli individui dai 6 anni in su che hanno letto almeno un libro nell’ultimo anno, per motivi non strettamente scolastici o professionali, è stato del 40,5%, lo stesso del 2001.
La fotografia è stata scattata dall’Istat, nell’indagine Produzione e lettura di libri in Italia, dalla quale emerge che la flessione ha interessato in modo particolare i più giovani.
La quota di lettori tra i 15 e i 17 anni è diminuita dal 53,9% del 2015 al 47,1% del 2016. Anche tra i 20 e i 24 anni si passa dal 48,9% di lettori al 44,7%.
Il divario tra uomini e donne nella propensione alla lettura si manifesta fin dal 1988, anno in cui si dichiaravano lettori il 39,3% delle donne rispetto al 33,7% degli uomini.
Nel 1998 la distanza aumenta: legge il 46,4% delle donne e il 36,7% degli uomini; infine nel 2016 la percentuale di lettrici sale al 47,1% e quella dei lettori scende al 33,5%.
In assoluto, il pubblico più affezionato alla lettura è rappresentato dalle ragazze tra gli 11 e i 19 anni (il 58,7% ha letto almeno un libro).
La quota di lettrici scende al di sotto del 50% dopo i 60 anni, per i maschi è sempre inferiore a tale valore in tutte le classi di età
NORD-SUD
Persistono i divari territoriali: legge meno di una persona su tre nelle regioni del Sud (27,5%) mentre in quelle del Nord-est si raggiunge la percentuale più elevata (48,7%). L’effetto della familiarità , inoltre, è forte nell’abitudine alla lettura. Il 66,9% dei ragazzi tra i 6 e i 18 anni con entrambi i genitori lettori, infatti, legge libri contro il 30,8% tra i figli di genitori che non leggono.
Nell’opinione degli editori, infine, i principali fattori che determinano la modesta propensione alla lettura in Italia sono il basso livello culturale della popolazione (39,7% delle risposte) e la mancanza di efficaci politiche scolastiche di educazione alla lettura (37,7%).
SEMPRE PIU’ LIBRI DIGITALI
Comunque negli ultimi anni si sta lentamente diffondendo il consumo di prodotti editoriali digitali. Nel 2016, circa 4,2 milioni di persone hanno letto e-book (7,3% della popolazione).
Se si aggiungono anche coloro che hanno scaricato libri online il numero sale a 6,3 milioni ossia l’11,1% della popolazione di 6 anni e più, in decisa crescita rispetto all’8,2% del 2015. L’attività di lettura di questi prodotti riguarda una quota di persone che oscilla tra il 14,0% del Nord-ovest e l’8,1% del Sud.
Si confermano le differenze legate alla dimensione comunale: le attività online di lettura e download di libri ed e-book risultano più diffuse nei comuni centro di aree metropolitane (15,3%), rispetto ai piccoli centri (8,7% nei comuni da 2001 a 10 mila abitanti).
POCHI VOLUMI IN CASA
L’aumento della lettura in formato digitale è forse una delle cause della riduzione dei volumi in casa: nel 2016 circa una famiglia su dieci non ha alcun libro, dato ormai costante da quasi un ventennio. Anche nei casi in cui è presente una libreria domestica, il numero di libri disponibili è molto contenuto: il 28,2% delle famiglie possiede non più di 25 libri e il 63,2% ha una libreria con al massimo 100 titoli. Poco più del 25%, invece, possiede più di 100 volumi nella propria libreria.
Tra le persone che dichiarano di disporre di oltre 400 libri in casa, circa una su cinque (21,4%) non ne ha letto nemmeno uno e una quota equivalente (19,8%) ha dichiarato di leggere non più di tre libri all’anno; nel 36,0% dei casi si tratta invece di “lettori forti”. Sembra più evidente il legame tra l’abitudine alla lettura e altre forme di partecipazione
culturale.
Suddividendo la popolazione tra lettori e non lettori emerge che ben il 68,9% dei primi si è recato al cinema rispetto al 41,7% dei non lettori; il 34,7% dei lettori ha visto almeno uno spettacolo teatrale nell’anno rispetto al 10,2% di coloro che non leggono, così come la frequentazione di musei o mostre che è praticata dal 54,1% del primo gruppo rispetto al 15,8% del secondo.
PIU’ TITOLI, MENO COPIE
Tra tanti segni meno, ce n’è uno positivo: nel 2016 si rileva un lieve segnale di ripresa della produzione editoriale. I titoli pubblicati aumentano del 3,7% rispetto all’anno precedente; persiste invece la tendenza alla riduzione delle tirature (-7,1%). Le librerie indipendenti e gli store online sono considerati dagli editori i canali di distribuzione su cui puntare per accrescere la domanda e il pubblico dei lettori.
Nel 2016 oltre l’86% dei circa 1.500 editori attivi pubblica non più di 50 titoli all’anno – scrive l’Istat – e oltre la metà (54,8%) sono “piccoli editori”, che producono al più 10 opere in un anno, e il 31,6% sono “medi” editori, che producono in un anno da 11 a 50 opere. I ‘grandi editori’, con una produzione libraria superiore alle 50 opere annue, rappresentano il 13,6% degli operatori attivi nel settore e pubblicano più di tre quarti (76,1%) dei titoli sul mercato, producendo quasi l’86% delle copie stampate.
Oltre il 50% degli editori attivi nel 2016 ha sede nel nord del Paese; la città di Milano da sola ospita più di un quarto dei grandi marchi. L’editoria per ragazzi è in crescita rispetto al 2015: +4,5% i titoli e +6,6% le tirature; per l’editoria educativo-scolastica, a fronte di un aumento del numero di opere del 14,6%, si registra un forte decremento delle copie stampate (-19,6%).
PREZZI IN SALITA
Leggera crescita dei prezzi rispetto al 2015: nel complesso, i libri pubblicati nel 2016 hanno un prezzo di copertina pari a 20,21 euro, contro i 18,91 dell’anno precedente. L’aumento maggiore riguarda i titoli pubblicati dai piccoli editori (25,31 euro nel 2016 contro i 18,88 dell’anno precedente), mentre le opere pubblicate dai grandi editori presentano l’incremento di prezzo più contenuto (da 18,98 euro a 19,38).
Oltre un quarto dei titoli pubblicati nel 2016 (28,4%) ha un prezzo compreso tra 10 e 15 euro; in termini di tiratura, invece, oltre due terzi delle copie stampate (36,8%) hanno un prezzo non superiore a 10 euro.
Come per gli anni precedenti, anche nel 2016 più della metà della produzione libraria è costituita da opere con un prezzo di copertina non superiore ai 15 euro: si tratta del 51,4% dei titoli e del 59,0% delle copie stampate (51,8% e 59,8% rispettivamente nel 2015). I prezzi dei testi scolastici sono relativamente più elevati: meno di un quarto (23,5%) ha un prezzo contenuto entro i 10 euro, quasi la metà (48%) comporta una spesa superiore ai 20 euro
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
MA SE SI ANDASSE A VOTARE AUMENTEREBBERO SOLO LA MERKEL E I VERDI… IN CALO SPD, LIBERALI E RAZZISTI
Il 7 gennaio iniziano i colloqui esplorativi tra l’Unione (Cdu/Csu) e l’Spd per la
formazione di un nuovo governo, che potranno sfociare in una riedizione della Grosse Koalition o di un governo di minoranza guidato da Angela Merkel.
Non si prevede comunque un governo prima di Pasqua.
In caso di fallimento dei colloqui, a meno di un improbabile ritorno di fiamma della coalizione Giamaica (Unione con Verdi e Liberali), si dovrebbe tornare alle urne.
Secondo i sondaggi in caso di elezioni l’Unione (Cdu/Csu) raccoglierebbe il 34% dei consensi contro il 32,9% che aveva ottenuto pochi mesi fa, l’Spd scenderebbe al 19% (alle scorse elezioni era al 20,5%), i liberali scenderebbero al 8% (erano al 10,7%), i Verdi crescerebbero arrivando al 12,6% (erano al 8,9%), mentre l’Afd sarebbe in lieve calo, con una flessione al 12% (erano al 12,6%).
Se da un lato i tedeschi sembrano un po’ spazientiti per la lungaggine nella formazione di un governo stabile, dall’altro se si andasse al voto aumenterebbero solo la Merkel e i Verdi, in calo socialisti, liberali e razzisti.
(da agenzie)
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