Gennaio 9th, 2018 Riccardo Fucile
BERLUSCONI PERPLESSO: “FONTANA CHI?”… IL RISCHIO DI PERDERE LA LOMBARDIA CON UN CANDIDATO DEBOLE
L’accordo nel centrodestra sulla Lombardia “non è ancora chiuso”. Lo sostiene, in un’intervista a Repubblica il capogruppo di Forza Italia Paolo Romani che rilancia la possibile candidatura di Mariastella Gelmini.
“C’è una richiesta molto forte della Lega per Attilio Fontana – spiega – ed è in corso una nostra valutazione.”.
Sono ore di incontri e telefonate frenetiche nel centrodestra, dopo la rinuncia a sorpresa del governatore in carica Roberto Maroni e l’apertura della contesa per scegliere il suo successore, che dovrà vedersela con Giorgio Gori per il centrosinistra, Dario Violi per M5s e un candidato ancora da decidere per Liberi e Uguali.
E’ proprio il leader degli azzurri Silvio Berlusconi a lasciare aperta la partita. In un’intervista a Radio Capital spiega: “”Stiamo attendendo i sondaggi per vedere quali sarebbero i risultati di uno scontro Gori-Fontana o di uno scontro tra Gori e una nostra candidatura, che può essere Mariastella Gelmini, siamo ancora distanti da una decisione definitiva”.
L’affondo della Lega sul nome di Fontana, infatti, ha creato più di un malumore in Forza Italia, che in queste ore ha fatto pressing su Berlusconi per rivedere una decisione che, dopo il vertice di Arcore di domenica, sembrava già presa.
In questo scenario a dir poco fluido, si inserisce anche il critico d’arte Vittorio Sgarbi, fondatore e leader del movimento “Rinascimento”, nonchè assessore regionale in Sicilia ed ex assessore alla Cultura del Comune di Milano con Letizia Moratti.
Sgarbi potrebbe concorrere alla carica di presidente della Lombardia. Almeno questo è quello che sostiene il diretto interessato: “Le sollecitazioni che mi giungono in queste ore dalla base del movimento e dagli alleati politici mi impongono di valutare questa prospettiva” ha spiegato in una nota.
Berlusconi vuole capire se Attilio Fontana, indicato dalla Lega per subentrare a Maroni nella candidatura al Pirellone, sia l’uomo giusto «per vincere, perchè con la Lombardia – ripete il leader – ci giochiamo non solo la prima regione d’Italia, ma anche le possibilità di successo alle Politiche».
Una ragione molto concreta insomma che i suoi usano per convincere i tanti sospettosi, tra i quali lo stesso Salvini, che no, non c’è nessuna segreta intesa tra il leader azzurro e Maroni per sottrarre alla Lega un uomo forte ed utilizzarlo non solo per indebolirla, ma anche come premier possibile nel prossimo governo
Fontana è sì «persona capace e perbene», ma i sondaggi non lo vedrebbero forte abbastanza da far stare sicuri della vittoria. E se Berlusconi non vuole un braccio di ferro con Salvini, che ieri avrebbe sostanzialmente minacciato di far saltare l’alleanza se il candidato non sarà un leghista, nemmeno può accettare a scatola chiusa «un nome che ci arriva di punto e in bianco». Così come, sono convinti ad Arcore, anche all’interno della Lega «stanno ragionando bene sul da farsi, i dubbi non sono solo nostri».
Motivo per cui la scelta slitta almeno a domani. Quando si capirà se esistono alternative di livello (la Gelmini lo sarebbe, ma per la Lega sarebbe quasi impossibile accettare un nome forzista) e si deciderà come chiudere l’accordo complessivo.
Sì perchè era previsto che delle Regioni al voto il Lazio sarebbe andato a FI, dove si va verso la candidatura di Gasparri, che togliendo dal «campo» lo sfidante Pirozzi di FdI (gli verrebbe dato un collegio uninominale), accetterebbe di correre.
Ma allo stesso modo la Lega per il Friuli chiedeva la candidatura del suo capogruppo alla Camera Fedriga per il Friuli, molto ben radicato in regione. Ora, anche questa scelta si ridiscuterebbe, con FI che vorrebbe la Regione per sè.
Restano insomma tanti nodi da sciogliere, ed è certo che finiranno per riversarsi sul tavolo del programma e soprattutto su quello delle candidature: entrambi dovevano riunirsi oggi, saranno convocati invece domani, quando la situazione dovrebbe essere più chiara.
E per FI a trattare andranno lo stesso Ghedini, Sestino Giacomoni e non più la Gelmini come era stato indicato domenica ma Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo ma sempre attivissimo nella politica nazionale, anche per tutelare di più le posizioni dei parlamentari del Centro e del Sud.
(da agenzie)
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Gennaio 9th, 2018 Riccardo Fucile
GLI OPERAI PRIMA LE TOLGONO E POI LE RIMETTONO: E’ IL MONDO DELLE PALLE A CINQUESTELLE, RAGAZZI
In mattinata a Piazza Venezia erano cominciate le operazioni di rimozione di Spelacchio,
l’albero di Natale della Giunta Raggi che aveva avuto l’onore di finire persino sul New York Times prima di diventare oggetto di un oscuro complotto.
La rimozione di Spelacchio era stata salutata anche dalla senatrice Paola Taverna su Facebook non appena era cominciata.
Poi il colpo di scena.
Dopo aver tolto luci e palle d’abbellimento i lavori si sono interrotti. L’abete doveva essere rimosso entro stasera, ma è arrivato il contrordine e gli addobbi devono essere rimessi al loro posto.
Secondo quanto filtra dall’amministrazione, non era ancora stato dato l’ok per lo smontaggio: per questo gli addobbi sono stati rimessi a posto.
Proprio stamattina in Campidoglio era in programma una riunione per decidere il destino dell’alberello diventato nel frattempo oggetto di un’indagine da parte del Comune che purtroppo difficilmente toccherà la cosa più interessante: il bando che ha portato il suo arrivo a Roma.
Uno degli operai della RBR Light, che stava provvedendo alla rimozione, ha spiegato all’agenzia Omniroma: “Di 600 abbiamo rimosso 200 palle ma poi intorno alle 10.30 ci hanno chiamato i nostri titolari e ci hanno chiesto di rimontare. Stiamo rifacendo i collegamenti elettrici e in un’oretta sarà rimesso in piedi e riacceso stasera. Siamo soltanto operai e non sappiamo da chi e perchè è arrivata l’indicazione. Al momento sappiamo di dover tornare eventualmente venerdì per lo smontaggio ma non abbiamo ancora informazioni certe”.
Poi arriva il comunicato del Comune di Roma che è ancora più esilarante sull’uso cui sarebbe destinato il povero albero:
“Gadget ricordo e una ‘Baby little Home’”, confortevole casetta in legno per consentire alle mamme di accudire i propri bambini con fasciatoio, poltrona per l’allattamento e tavolino da gioco per i piccoli. Ecco la “nuova vita” dell’albero di Natale di piazza Venezia, l’abete rosso dei boschi del Trentino ribattezzato dai romani affettuosamente ‘Spelacchio’. A deciderlo è stata la Giunta Capitolina grazie ad un accordo con la Comunità della Val Di Fiemme.
L’intesa consentirà di riutilizzare il legno dell’albero, opportunamente lavorato, per qualcosa di utile alla città e senza alcun costo aggiuntivo. L’albero sarà rimosso giovedì sera e tagliato in blocchi che verranno inviati in Val di Fiemme per la lavorazione. Un blocco resterà , invece, a Roma per una realizzazione artistica”.
Con la chiosa finale: “eleviamolo a simbolo di un’economia circolare sempre più necessaria per il futuro di Roma e delle nuove generazioni”.
Questi vivono su Marte…
(da agenzie)
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Gennaio 9th, 2018 Riccardo Fucile
CONTESTATA ANCHE L’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE

Sette persone, tra cui anche un giudice in servizio al tribunale di Pisa e un ex consigliere regionale della Toscana, sono state raggiunte da misura di custodia cautelare nell’ambito di un’inchiesta per una presunta turbata libertà degli incanti.
Ipotizzata anche l’associazione a delinquere e il falso.
L’inchiesta è stata condotta dai carabinieri di Massa (Massa Carrara) ed è coordinata dalla procura di Genova. Per un filone d’inchiesta indaga anche la procura di Massa.
Tra gli arresti, 4 sono stati eseguiti a Pisa, uno in provincia di Roma e 2 a Massa. In corso perquisizioni domiciliari.
Il giudice finito in carcere è Roberto Bufo, 56 anni, residente a Carrara e in servizio al tribunale di Pisa, in precedenza pubblico ministero a Massa, e di Virgilio Luvisotti, pisano, 84 anni, già direttore dell’istituto di vendite giudiziarie di Pisa ed ex consigliere regionale di An finito ora ai domiciliari.
Tra i reati anche l’associazione a delinquere e il falso.
(da agenzie)
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Gennaio 9th, 2018 Riccardo Fucile
LO AVREBBE FAVORITO PER OTTENERE L’INCARICO DI CAPO UFFICIO DEL TURISMO IL PROCESSO IL 20 APRILE
Raffaele Marra è stato rinviato a giudizio per la vicenda della nomina del fratello Renato a
capo dell’ufficio turismo.
Il gup Raffaella De Pasquale ha ritenuto che ci siano gli estremi per mandarlo a dibattimento con l’accusa di abuso d’ufficio: l’ex capo del Personale capitolino avrebbe favorito il fratello per ottenere quel posto.
Nel procedimento Marra era indagato insieme alla sindaca Virginia Raggi, accusata di falso.
La prima cittadina ha chiesto e ottenuto di essere giudicata col rito immediato, mentre Marra ha scelto l’ordinario.
E il processo per l’ex capo delle risorse umane inizierà prima: l’udienza e fissata per il prossimo 20 aprile, mentre il processo per Raggi si aprirà il 21 giugno. Il Comune di Roma non si è costituito parte civile
(da agenzie)
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Gennaio 9th, 2018 Riccardo Fucile
E’ UNA PEONIA IL SIMBOLO DI “CIVICA POPOLARE”, ORA RUTELLI PUO’ DORMIRE TRANQUILLO
Come annunciato nei giorni scorsi su Repubblica, Civica popolare, il nuovo soggetto politico centrista e alleato del Pd, guidato dalla ministra Beatrice Lorenzin e da Lorenzo Dellai, ha ritoccato il suo simbolo.
Dopo la diffida di Francesco Rutelli a utilizzare il logo della Margherita, per evitare guai legali i civici e popolari hanno rimesso mano alla grafica, rimandando di qualche giorno il lancio ufficiale.
E alla fine hanno optato per un fiore generico, frutto dell’immaginazione di un bambino.
Questa mattina, al Tempo di Adriano a Roma, è stato dunque presentato il nuovo logo. Un simbolo-cestino che ne accoglie in sè altri cinque su uno sfondo rosa fucsia dove campeggia un fiore giallo dai tratti infantili.
“Un fiore petaloso”, spiega la ministra che aggiunge: “Qualcuno ci vuole vedere una margherita? Non è una margherita, per me è una peonia. Me lo ha regalato un bambino figlio di una mia amica”.
Sotto al fiore, disposte a semicerchio, le cinque “anime” della lista: Italia dei Valori, Centristi per l’Europa, Unione per il Trentino di Dellai (che non rinuncia alla margherita nella sua versione “locale”), Italia è Popolare e Ap, il partito di provenienza di Lorenzin su cui poggia saldamente il nuovo soggetto.
La stessa leadership di Lorenzin è evidenziata con la scritta in maiuscolo del suo nome. “Questo simbolo ha una storia – continua la responsabile della Salute – crescita, speranza e futuro sono le tre parole chiave di questo fiore”.
“La campagna elettorale in atto mi sembra quella di Cetto Laqualunque, a chi la spara più grossa – continua Lorenzin – gli italiani sono stanchi di promesse non mantenibili. Noi rappresenteremo una forza pragmatica”.
E, utilizzando una metafora “sanitaria”, aggiunge: “Abbiamo vaccinato gli italiani, ma credo che l’Italia abbia bisogno di un vaccino contro l’incapacità e dai populismi e gli estremismi. Vogliamo introdurre un nuovo farmaco: l’ascolto.
Abbiamo deciso di mettere in campo un progetto politico che non si ferma a queste elezioni, ma va avanti, dando delle risposte alle persone”.
Civica popolare si presenterà anche alle regionali, come conferma Lorenzin. Nel Lazio appoggerà la ricandidatura di Nicola Zingaretti.
(da agenzie)
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Gennaio 9th, 2018 Riccardo Fucile
NOTO PERCHE’ ANDAVA IN COMUNE IN PORSCHE, NON RIMPIANTO DAI CONCITTADINI… E ALLA FINE NEL FEUDO LEGHSITA HA VINTO IL CENTROSINISTRA
Sessantacinque anni, amico personale di Roberto Maroni, l’avvocato varesino Attilio
Fontana, in pole per rappresentare il centrodestra nella corsa elettorale per conquistare la presidenza della Regione Lombardia, è un leghista ‘moderato’ con un cursus politico da amministratore locale.
Sindaco di Induno Olona, nel Varesotto, dal 1995 al 1999, entra al Pirellone nel 2000 e viene eletto presidente del Consiglio regionale lombardo.
Nel 2006, in seguito allo scandalo ‘rosa’ che porta alle dimissioni del sindaco di Varese Aldo Fumagalli, viene chiamato da Umberto Bossi e Maroni a candidarsi nella città simbolo, dove la Lega fu fondata.
Lontano dalle figure di primo cittadino ‘sceriffo’ che hanno segnato la storia del Carroccio, come il trevigiano Giancarlo Gentilini, nei dieci anni alla guida di Varese viene ricordato come il ‘primo cittadino in Porsche’ (la sua auto personale con cui andava tutte le mattina in municipio),
Finisce nel mirino del cerchio magico ‘bossiano’ per la protesta contro i tagli ai Comuni decisi da Giulio Tremonti nell’ultimo governo Berlusconi 2008-2011. Al termine dei due mandati, nel 2016, Fontana torna a fare l’avvocato e il centrodestra perde Varese a favore del candidato del Pd Davide Galimberti.
Sposato, padre di tre figli, amante del golf e dei viaggi al momento dell’ufficializzazione da parte del consiglio nazionale della Lega Lombarda ha assicurato che darà “il massimo per la nostra Lombardia”.
Ma non è tipo che accenda i cuori edè noto che Berlusconi preferirebbe la Gelmini.
(da agenzie)
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Gennaio 9th, 2018 Riccardo Fucile
“M5S INESPERTI E INCOMPETENTI”… “SALVINI SULL’EURO HA CAMBIATO IDEA”… “LA FORNERO NON VA ABOLITA MA RIFORMATA”
Presentandosi nelle vesti di statista, Silvio Berlusconi, ospite di Circo Massimo su Radio Capital, si dice “intimamente convinto di poter di nuovo vincere le elezioni. Tutti i sondaggi sono dalla mia parte. La quota del 40% che dovrebbe garantire la maggioranza in Parlamento è già assicurata. Ma io punto più in alto, almeno al 45% globale della coalizione”.
Incalzato dalle domande di Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto, il leader di Forza Italia non si sbilancia sui nomi e aggiunge: “Chi prende più voti nella coalizione esprime il leader del governo. E sarà Forza Italia a trainare il centrodestra. Non faccio nomi ma ho in mente un super candidato”.
Rifiuta anche la possibilità di una corsa per Palazzo Chigi di Roberto Maroni, governatore uscente della Lombardia che ha deciso di ritirarsi: “Lo escludo nella maniera più assoluta: se ha questi motivi personali, queste ragioni familiari che lo hanno spinto a scegliere di non candidarsi nella sua regione è assolutamente impensabile che si possano ipotizzare per lui dei ruoli politici e tantomeno nel governo futuro”.
In seguito anche l’alleato Matteo Salvini commenta il passo indietro di Maroni: “Se lasci il tuo incarico in Regione Lombardia, che vale molto di più di tanti ministeri, evidentemente in politica non puoi più fare altro”, afferma ai microfoni di Radio 24.
Berlusconi replica poi a Matteo Renzi, che ieri ha definito un ritorno del leader di Forza Italia al governo “una minaccia per l’economia”: “È una stupidaggine colossale. Questa affermazione non merita nemmeno una risposta”.
Nega di aver mai definito “suo erede” il segretario del Pd e va all’attacco del M5S (video): “I cinquestelle oggi sono un pericolo più grave dei comunisti nel ’94. Non hanno alcuna esperienza, alcuna competenza. La gran parte di loro non sa che cosa significa lavorare, tantomeno governare. Non hanno mai amministrato neppure un condominio, e i risultati si vedono, quando – come avviene a Roma – hanno delle responsabilità di gestione. Il collasso vero e proprio della nostra Capitale è l’emblema di quello che succederebbe se governassero in Italia”.
LE ELEZIONI IN LAZIO E LOMBARDI
Berlusconi afferma che “per la Lombardia stiamo valutando la proposta della Lega dell’avvocato Attilio Fontana al posto di Maroni”. L’alternativa potrebbe essere Mariastella Gelmini: “Stiamo attendendo i sondaggi sul confronto tra Gori/Fontana o Gelmini/Gori”. E chiarisce: “Non c’è nessuna resa di Forza Italia alla Lega, nelle coalizioni non si combatte si dialoga”. Quanto al Lazio, conferma che Maurizio Gasparri possa essere “un ottimo candidato, ma siamo ancora distanti da una decisione definitiva”.
TASSE E PENSION
Sulla legge Fornero, che Salvini vorrebbe eliminare, Berlusconi afferma: “Interverremo là dove ci sembra giusto intervenire per superare gli aspetti più ingiusti, dopo una attenta analisi con gli alleati”. E rilancia la proposta della flat tax: “È una tassa semplice per la sua aliquota giusta, che non rende più conveniente eludere le tasse”.
CANONE RAI
“Renzi fa una proposta incomprensibile – commenta ancora l’ex premier – abolire il canone Rai e trasferirne il costo sulla fiscalità generale. Cioè continuerebbero a pagarlo gli italiani”. E aggiunge: “La verità è che non abbiamo una vera televisione pubblica, la Rai prende canone e pubblicità e fa una tv commerciale”.
EURO
Sul tema della moneta unica, Berlusconi rassicura che il suo alleato Salvini “già da tempo ha cambiato posizione e non ha più l’idea di uscire dall’euro, anche perchè sarebbe insostenibile per la nostra economia”.
DRAGHI ALL’ECONOMIA? MAGARI…
Su una possibile candidatura di Mario Draghi a ministro dell’Economia, il leader di Forza Italia aggiunge: “Magari, magari, a chi non piacerebbe averlo alla guida dell’Economia, ma io non l’ho candidato e non voglio che su questa cosa vengano fatte delle strumentalizzazioni. Ho fatto il nome di Draghi per indicare il profilo di un futuro, possibile, ministro del governo di centrodestra. Non mi risulta purtroppo che il presidente della Bce sia interessato ad avere un ruolo di governo”.
IL NOME NEL SIMBOLO
Quanto al logo elettorale di Forza Italia per le politiche che presenta la scritta “Berlusconi presidente”, l’ex premier si difende: “Io sono il presidente di Forza Italia. Non l’ho voluto io il nome nel simbolo, ho accettato la decisione dei dirigenti del partito. Diciamo che questo simbolo ha il valore di un auspicio, di una speranza. Inoltre il nome indica che Berlusconi è il leader carismatico e incontrastato di Fi”.
NO ALLE LARGHE INTESE
Berlusconi esclude infine la possibiltà di un governo con il Pd: “Non c’è mai stata e non ci sarà neanche in futuro”. Tuttavia tiene in considerazione l’ipotesi che vada avanti Gentiloni: “Fino a quando non ci sarà una maggioranza in grado di esprimere un nuovo governo andrà avanti l’esecutivo attuale. Ma il problema non si porrà , perchè il centrodestra vincerà alle prossime elezioni”.
SUL MILAN: “MI VIENE IL MAL DI STOMACO”
In conclusione Berlusconi ribadisce le critiche alle scelte tattiche adottate da chi guida la sua ex squadra: “Quando vedo il Milan giocare così, con un modulo assolutamente inconsulto e sbagliato, soffro di un reale mal di stomaco”. E alla domanda se si sia pentito di aver venduto il Milan, risponde: “Non era più possibile nel calcio petrodollaristico che si è avviato, per una famiglia sostenere le spese necessarie per avere una squadra in alto nell’Olimpo del calcio europeo e mondiale. Quindi la mia è stata una scelta doverosa e inevitabile”.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 9th, 2018 Riccardo Fucile
TUTTI I PROBLEMI CHE POTREBBE PROVOCARE
Un salario minimo legale tra i 9 e i 10 euro l’ora. 
Ieri Matteo Renzi ha lanciato la proposta in un’intervista rilasciata al Quotidiano Nazionale, ovvero una soglia minima di compenso da corrispondere a chi lavora in regola a meno che per lui non sia già stata predisposta una retribuzione minima.
Una proposta che era stata anticipata il 3 gennaio scorso su Avvenire da Tommaso Nannicini — il quale ieri ha polemizzato anche con Pietro Grasso sull’università gratuita — professore di economia politica all’Università Bocconi e responsabile del programma elettorale del Partito Democratico: “È il momento di introdurre un salario minimo legale che abbracci tutti i lavoratori, all’interno di una nuova cornice per il nostro sistema di relazioni industriali, che combatta i contratti-“pirata” e tuteli la funzione di garanzia del contratto nazionale”.
Una delle obiezioni alla proposta di Renzi e Nannicini viene da Francesco Seghezzi, direttore della Fondazione ADAPT: “’Italia è tra i paesi con i livelli di copertura della contrattazione collettiva più alti. Sicuri che la strada sia il salario minimo che coprirebbe il 15% dei lavoratori? Non sarebbe più ambizioso e utile investire sulla contrattazione aziendale e soprattutto territoriale?”.
Un’altra obiezione è stata fatta da Thomas Manfredi, economista dell’OCSE: l’importo di nove o dieci euro porterebbe il salario minimo italiano ad essere tra i più alti del mondo, mentre di solito il salario minimo viene calcolato intorno alla metà della retribuzione mediana del paese; così sarebbe molto più alto.
«Da ciò conseguirebbe un rischio altissimo, diciamo la sostanziale certezza, — ha sostenuto Mario Seminerio su Phastidio — che molte aziende finirebbero fuori mercato, e reagirebbero con licenziamenti o con esternalizzazioni verso il sommerso. Il problema della proposta è che, se fosse stata correttamente posizionata, il numero risultante sarebbe finito intorno ai 5-6 euro, e Renzi sarebbe stato fucilato sul posto al grido di “affamatore!”. Ecco così la proposta estemporanea, con un numero “realistico” ma al contempo non sostenibile. Una proposta di salario minimo più meditata potrebbe essere utile, ma andrebbe resa coerente con i vincoli di realtà . La solita seccatura».
Alle obiezioni ha risposto Nannicini ieri su Twitter, in primo luogo smentendo la questione dei dieci euro: “il salario minimo deve essere fissato da una commissione indipendente e quei numeri (cioè quelli di Renzi) sono esempi, basati su benchmark credibili come il lavoro occasionale”. Più in generale si può dire che la proposta di salario minimo è certamente positiva e aumentare i salari minimi non provoca di per sè disoccupazione.
Ma se oggi dire che sarà di dieci euro è poco credibile, perchè non farsi i conti prima di parlare?
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 9th, 2018 Riccardo Fucile
TANTO SA CHE NON POTRA’ MANTENERE QUASI NULLA
Silvio Berlusconi è convinto di vincere le elezioni e punta al 45%.
E l’obiettivo non è per nulla lontano perchè le promesse elettorali del leader di Forza Italia sembrano davvero allettanti per un elettorato ormai abituato ad abboccare alle peggiori balle dei politici come sta accadendo da un anno e mezzo a Roma.
Il nonno che avanza (nei sondaggi) è così in pole position per vincere il 4 marzo, forte del fatto che nessuno si accorgerà che le sue promesse sono campate in aria fino a quando non sarà troppo tardi.
È andata così nel 2008 e la storia si è ripetuta nel 2013, dove una clamorosa rimonta provocata dalla sua discesa in campo ha permesso a Forza Italia di raggiungere un risultato dignitoso pur perdendo, a vantaggio del M5S, milioni e milioni di voti.
Nel 2018 prova a riprenderseli con il reddito di dignità , che secondo Massimo Baldini e Francesco Daveri de lavoce.info costerebbe circa 29 miliardi.
Ma il cavallo di battaglia di Berlusconi da almeno vent’anni si chiama flat tax, cioè l’aliquota unica del 23 per cento al posto delle cinque attuali.
A ogni giro di campagna elettorale viene proposta dalla destra, che poi “dimentica” di attuarla se vince le elezioni e la ripropone al giro successivo.
Ma la fantapolitica vera è l’abolizione della legge Fornero, che Salvini crede di aver proposto e Berlusconi ha fatto finta di aver accettato: in questo caso, spiega oggi Roberto Petrini su Repubblica, il costo sarebbe esorbitante perchè i risparmi previsti dalla legge raggiungono gli 80 miliardi nei prossimi quattro anni.
Oltre al peso oggettivo per le finanze pubbliche c’è l’apprensione dei mercati, delle agenzie di rating e dello stesso Fmi, che giudicano la riforma essenziale per la solvibilità dell’Italia.
Dal vertice di Arcore emergono segnali per un intervento più moderato, con una correzione da 12 miliardi. Misura difficile anche in questa versione.
(da “NextQuotidiano”)
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