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PRIMA GLI ITALIANI? IL CANDIDATO MIGRANTE DELLA MELONI CHE “PRIMA” ERA PASSATO DAL PD AI NO-VAX, DAI TUFFI NEL TEVERE A PAPPALARDO, DA STAMINA A SALVINI

Febbraio 12th, 2018 Riccardo Fucile

SIMONE CARABELLA ORA E’ CANDIDATO DI FRATELLI D’ITALIA IN REGIONE LAZIO

Simone Carabella è uno dei candidati dei Fratelli d’Italia alle regionali del 4 marzo in Lazio. Sulla sua pagina Facebook il candidato del partito di Giorgia Meloni si definisce “orgoglio italiano“.
Orgoglio perchè è un patriota — come si chiamano gli esponenti di Fratelli d’Italia — perchè è il presidente del Comitato Civico “Prima gli Italiani”, perchè ogni anno a Capodanno si tuffa nelle acque gelide del Tevere assieme al celebre Mister Ok per lanciare un messaggio (quest’anno era a favore della ricostruzione di Amatrice) e perchè la sua storia politica è quella di molti italiani che nella vita di casacche ne hanno cambiate tante.
Il palestratissimo Carabella dice di essere “mental-coach” (in quanto esperto di PNL) ma questa è solo una delle sue numerose qualità .
La traiettoria politica di Carabella è però molto più complessa di quello che possono far credere le sue pose da macho e i suoi gesti gladiatori.
Una decina di anni fa Carabella è stato iscritto al Partito Democratico di Albano, con cui si candidò nel nel 2005 (risultando il primo dei non eletti alle comunali) e nel 2010.
Nel 2013 però Carabella lasciò il PD e visse una stagione movimentista che lo portò ad avvicinarsi ai movimenti No Inceneritore e al Movimento 5 Stelle (senza entrarne a far parte) grazie alle sue battaglie per i diritti dei disabili.
Successivamente si avvicinò alla Lega Nord e a Noi Con Salvini, eccolo assieme all’onorevole Borghezioad una manifestazione del partitino personale del Capitano del V Municipio di Roma. Anche se c’è da dire che nemmeno in quel caso Scarabella si candidò con il partito di Salvini.
Nel 2015 invece preferì correre da solo candidandosi a sindaco di Albano Laziale con una sua lista personale dal nome “Amo Albano” dove specificava di non essere nè di destra nè di sinistra. Ma le numerose battaglie contro lo Ius Soli lo qualificano senza dubbio come sovranista e difensore dell’identità  nazionale.
Alle ultime amministrative romane Carabella invece si candidò nella lista Patria a sostegno di Alfredo Iorio (MSI). Prima di approdare a Fratelli d’Italia l’ultimo tentativo di salvare il Paese.
Carabella è stato infatti per qualche tempo tra i sodali del Generale dei Carabinieri Antonio Pappalardo.
Simone Carabella avrebbe dovuto partecipare alla manifestazione di settembre 2017 (in gergo: “rivoluzione”) organizzata dal Movimento Liberazione Italia. Le cose però tra il tuffatore e il generale finirono male.
§Pappalardo scoprì che c’erano dei miserabboli traditori della DIGOS infiltratisi nel movimento. In un video il Commissario Pino spiegò che “questi miserabili (che hanno registrato la riunione) erano stati accompagnati da Simone Carabella”.
La pietra dello scandalo fu un video pubblicato proprio da Carabella in cui l’orgoglio italiano affermava che la manifestazione sarebbe stata annullata e spostata ad ottobre. Nel video Carabella spiegava che alle forze dell’ordine era arrivata la voce che qualcuno avrebbe fatto qualche “gesto inconsulto” durante la manifestazione e questo avrebbe messo in pericolo i partecipanti.
Nell’arco della sua intensa carriera politica Carabella ha combattuto tutte la battaglie sovraniste.
Si va da quella contro l’arrivo degli immigrati ad Albano Laziale alla protesta contro il concerto di Bello Figo a Roma passando ovviamente per la chiusura dei Campi Rom della Capitale e per la difesa dei due Marò prigionieri in India ai quali Carabella dedicò il tuffo del Capodanno 2015.
Ad agosto 2015 Carabella invece se la prendeva contro gli immigrati che facevano il bagno in mare con addosso le mutande, in spregio ai costumi italici.
Ma non ci sono solo battaglie politiche al grido di “prima gli italiani” e contro immigranti, rom e stranieri. C’è anche attenzione per le battaglie a favore della salute. All’epoca del caso Stamina Carabella si schierò a favore della truffa architettata da Davide Vannoni e pubblicizzata dalle Iene.
Più di recente Simone Carabella è stato uno dei capopopolo che hanno agitato la protesta davanti a Montecitorio dopo l’approvazione della Legge Lorenzin sui vaccini obbligatori.

(da “NextQuotidiano”)

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CHI E’ LA TALPA DELLA RIMBORSOPOLI M5S?

Febbraio 12th, 2018 Riccardo Fucile

IL SERVIZIO DELLE IENE FA DEFLAGARE IL CASO DELLE FALSE CERTIFICAZIONI: SONO ALMENO DIECI I GRILLINI CHE HANNO FINTO IL TAGLIO DELLE INDENNITA’

«Sono almeno dieci», dice la fonte anonima alle Iene nel servizio sulle restituzioni false degli stipendi a 5 Stelle, i parlamentari grillini non in regola con i versamenti al fondo del microcredito.
Dieci parlamentari grillini in tutto avrebbero finto il taglio dell’indennità  di mandato e il bonifico destinato al Fondo di garanzia per la microimprenditorialità .
Due di loro, Andrea Cecconi e Carlo Martelli, sono stati beccati in flagranza e hanno annunciato l’addio al seggio in Parlamento pur sapendo che, come nel caso di Emanuele Dessì, la loro rinuncia non vale nulla e verranno regolarmente eletti e proclamati, mentre le loro dimissioni saranno votate (e respinte, come è successo per cinque volte a Giuseppe Vacciano).
Non soffriranno la solitudine visto che, se vincerà  il collegio uninominale, anche l’avvocato Catello detto Lello Vitiello rimarrà  in parlamento pur essendogli stato vietato l’uso del simbolo.
Un deputato e tre senatori in bilico e fuori dal gruppo sin dall’inizio: sarà  difficile raggiungere convincere Mattarella che si è raggiunta una maggioranza a 5 Stelle.
Barbara Lezzi, pesantemente chiamata in causa nei giorni scorsi insieme a Maurizio Buccarella, ieri ha messo la testa fuori da Facebook per scrivere che stamattina andrà  in banca per farsi rilasciare la documentazione che accerta che i suoi bonifici non sono stati revocati.
Un’iniziativa lodevole, ma incomprensibile: visto che l’intervista con Filippo Roma risale a giovedì scorso e visto che esistono gli accessi online ai conti in banca, non si capisce perchè la senatrice definita da Andrea Scanzi come una delle più competenti del M5S (prima della storia del PIL che cresce per il caldo) non abbia agito prima procurandosi la documentazione che oggi sicuramente esibirà .
Silente, invece, l’avvocato e senatore Maurizio Buccarella che sui canali social preferisce il low profile.
Nei giorni precedenti entrambi i senatori avevano assicurato allo staff della Casaleggio, che sta invitando tutti a mettersi in regola, di avere solo dei semplici arretrati ancora da smaltire.
Ma spiega oggi La Stampa in un articolo di Ilario Lombardo che Di Maio vuole vederci molto più chiaro e ha chiesto che una squadra di collaboratori da oggi si occupi solo di spulciare i quasi mille bonifici fatti.
Con particolare attenzione saranno esaminati i versamenti dal 2016 in poi, da quando cioè, forse in vista della fine della legislatura, i due parlamentari incastrati finora, Andrea Cecconi e Carlo Martelli, hanno cominciato a falsificare i rimborsi al fondo.
Il MoVimento deve ancora giustificare la differenza tra quanto dichiarato sul sito tirendiconto.it e il totale che risulta nel prospetto del Mise.
Un buco dei versamenti che supera i centomila euro ma che in realtà  potrebbe essere ancora più grande. Nel computo del Mise infatti sarebbero finiti anche i rimborsi dei consiglieri grillini eletti in quattro regioni, Lombardia, Liguria, Veneto ed Emilia, oltre ai soldi restituiti da alcuni ex 5 Stelle, come Riccardo Nuti che ha dichiarato di aver versato a gennaio 20mila euro circa.
Questo significherebbe che la differenza tra quanto dichiarato dai parlamentari sul sito del M5S, con i relativi bonifici allegati — 23 milioni e 400 mila euro — e la cifra presente al Mise, 23 milioni 192 mila euro, sarebbe più alta di quanto si ottiene dalla semplice sottrazione e nasconderebbe gli altri colpevoli ammanchi di deputati e senatori.
Se anche Lezzi e Buccarella dovessero finire nella rete, si tratterebbe di altri due parlamentari e fedelissimi che si sono dimostrati inaffidabili.
E prima o poi anche tra i tanti piccolifanz del M5S ci sarà  chi si farà  la domanda fondamentale: come è possibile che nessuno abbia controllato prima delle Iene? E come è possibile pensare di poter governare un paese se non ci si può fidare nemmeno dei propri fedelissimi?
Stefano Buffagni, candidato a Milano e fedelissimo di Di Maio, su Facebook è uno dei pochi ad avere il coraggio di chiedere di “scacciare i mercanti dal tempio” in riferimento ai colleghi. Dovrebbe spiegare anche che chi lo ha candidato ha dimenticato di effettuare i controlli e dovrebbe trarne le conseguenze.
C’è ancora qualcosa di molto interessante da sottolineare nella vicenda Rimborsopoli M5S. Ovvero, la fonte dell’inchiesta delle Iene, che dice di essere un ex del M5S che si è sentito tradito dalla scorrettezza di chi faceva la morale agli altri.
Di certo non ha raccontato tutto su di lui. Le voci sui bonifici successivamente annullati hanno infatti attraversato tutta la legislatura, visto che il metodo di caricare bonifici che potevano essere annullati successivamente non appartiene solo a Martelli e Cecconi.
In questi anni molti, tra insider e outsider, hanno puntato il dito sulla scarsa trasparenza della metodologia applicata dai 5 Stelle, suggerendo la possibilità  che le foto fossero un falso.
Il problema è che nessuno poteva essere in grado di dimostrare che i bonifici fossero stati annullati.
Invece la fonte che ha parlato con le Iene è andata a colpo sicuro su Cecconi e Martelli, sostenendo che i bonifici registrati su Tirendiconto.it non corrispondessero con i versamenti dei parlamentari.
Questo è possibile soltanto se si ha la possibilità  di entrare nei conti dei due parlamentari per verificare gli accrediti (e anche nei conti degli altri parlamentari “beccati”), oppure se si ha la possibilità  di confrontare quanto caricato sul sito delle restituzioni con quanto è effettivamente arrivato sul conto del microcredito.
La seconda ipotesi sembra più probabile. A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura, diceva Pietro Nenni.

(da “NextQuotidiano”)

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LA LOMBARDI E LA FAMIGLIA CHE VOTAVA ALMIRANTE

Febbraio 12th, 2018 Riccardo Fucile

PER PRENDERE QUALCHE VOTO IN PIU’ ORA TUTTI RICORDANO COME VOTAVANO IN CASA

«La mia famiglia è sempre stata storicamente di destra, Almirante è sempre stato un punto di riferimento per i miei»: Roberta Lombardi negli ultimi minuti dell’intervista rilasciata a Giovanni Minoli ha aggiunto un altro tassello alla sua autobiografia pubblica, specificando che anche lei, come Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, viene da una famiglia “nostalgica” e di destra che votava Movimento Sociale Italiano.
Concetto Vecchio ha ricordato oggi su Repubblica che già  quando aveva messo piede alla Camera nel 2013, prima capogruppo grillina a Montecitorio, Lombardi aveva fatto rumore la sua uscita sul “fascismo buono”.
Ieri è tornata sul Ventennio, smezzando la storia manco fosse un cornetto: «Se penso all’Inps credo sia stata una conquista di civiltà , se penso alle leggi razziali penso a una delle pagine più buie della nostra storia».
Mentre Sergio Pirozzi è indagato per omicidio colposo in relazione al terremoto di Amatrice, mentre i suoi voti sono lì a puntellare la leadership di Zingaretti nei sondaggi lasciando indietro proprio Lombardi oltre che Stefano Parisi.
Magari Almirante riesce a spostare qualche altro voto nel Lazio.

(da “NextQuotidiano”)

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SONDAGGI UNINOMINALI, IL SUD E’ DECISIVO

Febbraio 12th, 2018 Riccardo Fucile

COLLEGI IN BILICO TRA M5S E CENTRODESTRA… MA LA CONTINUITA’ E LA CONTIGUITA’ SONO A RISCHIO

Oggi il Corriere della Sera pubblica le previsioni di IPSOS sui collegi uninominali per la Camera in gioco con il Rosatellum alle prossime elezioni politiche del 4 marzo 2018.
Dall’infografica si evince una preponderanza del centrodestra, che è attualmente in vantaggio in molti collegi e potrebbe aggiudicarsene la larga maggioranza, rischiando quasi l’en plein in molte regioni strategiche come la Lombardia e la Sicilia.
Secondo le previsioni dell’istituto, in tutto il Nord Berlusconi, Meloni e Salvini sono ampiamente in maggioranza, mentre l’Emilia Romagna, storica regione rossa insieme alla Campania, non permetterebbe nell’occasione il risultato pieno al Partito Democratico così come la Toscana.
Le Marche, invece, hanno completamente cambiato verso visto che quattro collegi sarebbero appannaggio dei 5 Stelle e uno ciascuno a centrodestra e centrosinistra. Anche nel Lazio, secondo le previsioni, il centrosinistra soffre e 11 collegi vanno al centrodestra mentre sette sono appannaggio del M5S.
I risultati più importanti sono però quelli del Sud.
Dove c’è una certa lotta tra centrodestra e MoVimento 5 Stelle — il centrosinistra pare ormai sparito da Campania, Sicilia, Calabria, Basilicata, Sardegna e Puglia — e molti collegi, soprattutto alla Camera dove votano i più giovani, sono in bilico.
Spiega sul quotidiano Antonio Polito che “nel Mezzogiorno si avverte anche nei ceti intellettuali, nella burocrazia, tra gli insegnanti, un disagio politico che si fonde con un senso di rivalsa per la subalternità  del Sud, e che potrebbe prendere la strada del M5S, tradendo così il vecchio blocco di potere. D’altra parte i partiti tradizionali, quelli che sommati potrebbero dar vita alle larghe intese in Parlamento, si presentano con il figlio di De Luca, il nipote di De Mita, la figlia di Cardinale e la moglie di Mastella. Quasi a rimarcare la continuità . E talvolta senza nascondere la contiguità . A Salerno, per esempio, nel collegio dove il Pd ha schierato Piero De Luca, il rampollo del governatore, il centrodestra ha scelto una desistenza di fatto, candidando un quidam de populo di Fratelli d’Italia che pochi conoscono”.

(da “NextQuotidiano”)

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LA CONTRO-NARRAZIONE DI SANREMO SUI MIGRANTI HA BUCATO IL PAESE

Febbraio 12th, 2018 Riccardo Fucile

HA ESPRESSO IL CORAGGIO POLITICO CHE NESSUN LEADER HA SAPUTO NEANCHE SFIORARE… E SUI SOCIAL PER LA PRIMA VOLTA PREVALGONO COMMOZIONE E RIFLESSIONE

Il Sanremo dei record firmato Claudio Baglioni va oltre i numeri travolgenti che hanno lasciato tutti a bocca aperta. La serata finale su Raiuno ha conquistato 12.125.000 spettatori, pari al 58.3% di share, sfiorando il 70% nella fase conclusiva della serata.
Le parole che hanno attraversato la serata tra le note della finale, sono rotolate su un palco luccicante segnando una vera e propria “rottura di modulo narrativo”.
Sanremo ha espresso un coraggio politico che nessun leader che si agita in questa orrida campagna elettorale ha saputo neanche sfiorare.
Manettari sanguinari, bastonatori notturni, segnano il procedere di un dibattito fatto d’insulti e violenza verbale che appassiona sempre meno e che senza alcuna spinta ideale non riesce a incidere nella vita reale della gente.
Gli esperti improvvisati e gli spin-doctor ci hanno spiegano che ci sono parole che rappresentano un tabù in questa stagione politica e “fanno solo perdere voti”, come il tema dei migranti che, associato a parole come “invasione” ed “emergenza”, rappresenta un costante allarme sociale che ha reso l’argomento terreno di conquista elettorale alimentando paure e agitando la pancia del paese.
Se questo fosse completamente vero, il monologo di Pierfrancesco Favino non sarebbe diventato uno dei momenti più toccanti dell’intero Festival di Sanremo: un monologo di grandissima intensità  proprio sui migranti, tratto da “La notte poco prima delle foreste” di Bernard-Marie Koltès incorniciato e messo sull’altare dall’interpretazione di Fiorella Mannoia e dal manifesto di Ivano fossati “Mio fratello che guardi il mondo” che a proposito di parole dice: “C’è una strada sotto il mare prima o poi ci troverà , se non c’è strada dentro al cuore degli altri prima o poi si traccerà “.
Un pugno nello stomaco! Una vera contro-narrazione.
Sono corso sui social e con una certa sorpresa non sono riuscito a trovare la solita animata aggressione, ma un’onda commossa e partecipata come raramente ho registrato, come se i “bastonatori della rete” fossero incapaci di trovare parole, niente insulti niente ironia, solo commozione.
Il “mood” è cambiato? Il festival di Sanremo espressione più genuina della cultura “nazional-popolare” in questa edizione non solo ha fatto emergere l’espressione della cultura di massa, ma ha fatta convivere la canzone popolare, con sprazzi di Pier Paolo Pasolini. La massa diventa avanguardia.
Un’espressione politica che non liscia il pelo all’opinione pubblica ma lo raddrizza e lo indirizza.
La cultura popolare rappresentata senza la retorica della noia sociologica della sofferenza del sapere.
Mentre la politica ha paura di perdere voti ed esprime il peggio di sè bandendo parole come “umanità “, a Sanremo vince un albanese figlio degli stessi disperati che ci guardano dal fondo del Mediterraneo con una canzone che dice “Scambiamoci la pelle, in fondo siamo umani, perchè la nostra vita non è un punto di vista”.
Ma non facciamoci illusioni, la politica oggi è impermeabile a ogni contaminazione e non ha gli strumenti culturali per comprendere il paese che è chiamata a guidare, impegnata a occuparsi di “loro” cose serie.
Candidati e leader sono troppo impegnati a prendersi a calci in culo per guardare il festival di Sanremo.

(da “Huffingtonpost”)

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LA PROCURA DI MACERATA CAMBIA IDEA: “INDAGINI NON CONCLUSE, NON C’E’ ANCORA CHIAREZZA E LE CERTEZZE SONO POCHE”

Febbraio 11th, 2018 Riccardo Fucile

E AMMETTE: “I RISULTATI DELLE ANALISI DEVONO ANCORA PERVENIRE, NO A GIUSTIZIA SOMMARIA”… E ALLORA, PRIMA DI ACCUSARE QUALCUNO DI OMICIDIO, NON SAREBBE MEGLIO ASPETTARE GLI ESITI DEGLI ESAMI?

Non c’è ancora chiarezza e le certezze sono troppo poche per dire che le indagini sono chiuse. Ma, soprattutto, bisogna evitare di fare ‘giustizia sommaria’ intorno a un caso così complesso come quello della morte di Pamela Mastropietro , la ragazza romana di 18 anni il cui corpo è stato trovato fatto a pezzi all’interno di due trolley.
A mettere in guardia dal trarre conclusioni affrettate e quindi attribuire responsabilità  è il procuratore Giovanni Giorgio che, in una nota, chiarisce che la Procura di Macerata non intende “seguire o acconsentire di fatto a procedure di giustizia sommaria più che mai in una vicenda così delicata”.
Un chiaro passo indietro da parte dello stesso magistrato che ieri, dopo la notizia che oltre a Innocent Oseghale erano stati fermati altri due uomini, Lucky Desmond, 22enne e Awelima Lucky, 27enne (entrambi “regolari e richiedenti asilo”), con l’ipotesi di reato di omicidio, vilipendio, distruzione, soppressione e occultamento di cadavere e concorso in spaccio di stupefacenti, eroina e marijuana, aveva dichiarato che “l’indagine è chiusa”.
In effetti, le due autopsie svolte sul corpo della giovane non hanno individuato con certezza le cause della morte.
Dunque, precisa Giorgio, l’attività  investigativa sinora svolta ha raggiunto “risultati da ritenersi ancora provvisori”, dato che “gli accertamenti di natura scientifica hanno tempi fisiologicamente non brevissimi”.
Il procuratore della Repubblica precisa, quindi, che le indagini “non possono ritenersi affatto concluse”.
La Procura di Macerata – si legge nella nota – è “ancora in attesa di conoscere l’esito di numerosi accertamenti di laboratorio, effettuati e ancora da effettuare, da parte del Ris dei carabinieri di Roma”.
Gli accertamenti, nello specifico, riguardano le “impronte rilevate e i prelievi biologici acquisiti” nell’appartamento di via Spalato 124, dove “ragionevolmente si sono svolti i fatti” (e cioè l’omicidio e lo smembramento del corpo della 18enne), e alla “comparazione dei dati acquisiti   e da acquisire ancora nei prossimi giorni con i profili dattiloscopici e biologici di tutti gli indagati”.
Si attendono anche “le risultanze definitive delle indagini in corso ad opera dei medici legali e dell’esperto in materia di tossicologia e degli esperti in materia di indagini telefoniche ed informatiche in materia di telecomunicazioni”
Inoltre gli inquirenti intendono ascoltare “anche altri testimoni” che potrebbero fornire elementi utili alle indagini.

(da agenzie)

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MINACCE A CHI AVEVA DENUNCIATO IL FOTOMONTAGGIO SULLA BOLDRINI SGOZZATA

Febbraio 11th, 2018 Riccardo Fucile

FOTOMONTAGGIO DEL PORTAVOCE DEI SENTINELLI LUCA PALADINI CON IL VOLTO TUMEFATTO…OPERA DEL SOLITO DELINQUENTE RAZZISTA

Con i sentinelli di Milano di cui è portavoce aveva denunciato il fotomontaggio shock contro la presidente della Camera, Laura Boldrini e ora denuncia.di aver ricevuto lui stesso via social pesanti minacce.
Sulla pagina Facebook   di Luca Paladini, è comparso un post con la foto del suo volto tumefatto, come se fosse stato percosso.
L’immagine è accompagnata da un testo in cui l’autore sostiene che il pestaggio è “ciò che si meriterebbero” gli “italiani traditori” e “frociosessuali che adescano minorenni nonchè spie”.
Il messaggio minatorio, fa notare lo stesso Paladini è firmato Gianfranco Corsi, nome del 58enne di Cosenza, lo stesso che pubblicò il fotomontaggio di minacce a Laura Boldrini, con la testa mozzata “da un nigeriano inferocito”.
Da quando I Sentinelli hanno diffuso il post di Corsi, poco più di una settimana fa, “abbiamo ricevuto minacce e insulti di ogni tipo – racconta Paladini -. Sono apparsi diversi profili fake con il mio nome e la mia foto, che restano in rete anche solo 20 minuti, il tempo di pubblicare appunto minacce e insulti”.
Per questo Paladini, che tiene a sottolineare di non essere un singolo attivista ma il portavoce del Movimento dei Sentinelli, ha denunciato tutto alla Digos, che sta seguendo la vicenda.

(da agenzie)

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SCONTRO NEL M5S: “CANDIDATO MASSONE? ANDRA’ VIA'” , LUI REPLICA: “RESTO, VADO PER LA MIA STRADA”

Febbraio 11th, 2018 Riccardo Fucile

“LO DIFFIDIAMO DALL’USO DEL SIMBOLO”… “NON RINUNCIO ALLA CANDIDATURA”

Braccio di ferro tra il Movimento 5 Stelle e uno dei candidati alla Camera, l’avvocato Catello Vitiello, in corsa nel collegio uninominale di Campania 3 e risultato in passato, come riportato dal quotidiano Il Mattino, iscritto a una loggia massonica.
I vertici dell’M5S lo hanno invitato a ritirare la candidatura, ma il professionista, in un lungo comunicato, ha spiegato che la sua esperienza nella loggia “appartiene al passato, si è conclusa in tempi non sospetti e non per ragioni di opportunismo politico.
Quando ho firmato la mia candidatura con il Movimento 5 Stelle ero in regola con il codice etico”, afferma e per questo fa sapere di non voler rinunciare alla corsa per un seggio in Parlamento: “Vado avanti per la mia strada nella certezza di essere compreso da chi davvero mi conosce e crede in me”.
In serata, il M5S ha diffuso una nota nella quale lo diffida dall’utilizzo del simbolo: “Essendosi rifiutato di rinunciare spontaneamente alla candidatura e all’elezione con il M5S, Lello Vitiello viene diffidato dall’utilizzo del simbolo del M5S. Vitiello non può essere eletto con il M5S a causa della sua adesione in passato al Grande Oriente d’Italia e per non averlo comunicato al MoVimento 5 Stelle all’atto della candidatura dichiarando quindi il falso”.
Vitiello replica: “Come candidato in un collegio uninominale io rappresento la società  civile e non comprenderò alcuna esclusione aprioristica e immotivata. Non remerò contro il MoVimento ma non ho intenzione di ritirare la mia candidatura e vado avanti per la mia strada nella certezza di essere compreso da chi davvero mi conosce e crede in me”.

(da agenzie)

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SALVATE IL SALONE MARGHERITA: IL TEATRO DI MARINETTI E LIONELLO E’ IN VENDITA

Febbraio 11th, 2018 Riccardo Fucile

E’ STATO IL TEMPIO DEL VARIETA’ E DELLA SATIRA ALL’ITALIANA ED E’ UN GIOIELLO DEL LIBERTY

Un gioiello dello stile Liberty europeo, il tempio del varietà  e della satira italiana, uno dei pochi teatri romani in piena attività  rischia di essere chiuso, lasciato andare in rovina e poi sostituito da un centro commerciale di lusso.
E’ questo il destino che aspetta, quasi certamente, il Salone Margherita, a Roma (dietro Piazza di Spagna), noto in tutta Italia grazie alla televisione.
Da poco è stato messo in vendita dalla Banca d’Italia, in sua difesa si levano le voci di Philippe Daverio, Vittorio Sgarbi, Pierfrancesco Pingitore e Vittorio Emiliani.
Il passato glorioso
Il teatro ha appena compiuto 120 anni: fu realizzato nel 1898 dai fratelli Marino come principale cafè chantant della Capitale. Sulle tavole del suo palcoscenico si sono esibiti Ettore Petrolini, Lina Cavalieri, la bella Otero, Filippo Tommaso Marinetti (con le sue folli serate futuriste) e ancora Totò, Aldo Fabrizi e Oreste Lionello.
Nel 1972 il teatro, in declino, venne rilevato dalla compagnia di Castellacci e Pingitore e da allora ha ospitato per decenni gli spettacoli satirici del Bagaglino, poi ripresi in tv da Rai e Mediaset, raggiungendo punte di 14 milioni di spettatori.
Il presente: 30 mila spettatori
Da circa tre anni, il teatro è stato rilevato – con importanti investimenti – dall’imprenditore teatrale Nevio Schiavone recuperando in buona parte l’antica programmazione. Attualmente, propone 320 serate l’anno offrendo spettacoli di varietà , cabaret, opera lirica, concerti – anche durante i tre mesi estivi – intercettando circa 30 mila spettatori l’anno.
Senza abbandonare nulla della tradizione, per due mesi il Salone Margherita continua ad ospitare il Bagaglino. Con zero finanziamenti pubblici, il teatro offre quindi agli stranieri spettacoli della tradizione teatrale e musicale italiana anche in un periodo “morto” come quello estivo. Eppure, tutto finirà  a dicembre 2018.
La vendita
Questa estate, la Banca d’Italia, proprietaria del Salone Margherita, lo ha messo in vendita all’asta e non ha rinnovato il contratto all’impresario. Solo un colosso finanziario potrà  comprare il teatro per una cifra intorno ai 10 milioni di euro.
Spiega l’impresario Nevio Schiavone: «La vendita, in linea con le direttive della Bce sulla possibilità  per le banche nazionali di alienare i propri immobili, non ci pare giustificata da oneri economici: l’affitto viene pagato regolarmente e i costi di manutenzione sono a carico della nostra impresa».
Dato che la Banca d’Italia non potrebbe vendere il teatro direttamente a un privato, il passaggio avverrà , con ogni probabilità , prima attraverso un altro istituto finanziario.
Un destino segnato
Alcuni si illudono circa il fatto che il prossimo acquirente possa continuare con gli spettacoli del Salone Margherita, ma è una pia illusione.
Gli introiti dell’attività  teatrale non potrebbero mai coprire l’investimento essendo inimmaginabilmente inferiori a quelli che si potrebbero realizzare facendone un grande negozio del lusso.
Se è vero che il Salone Margherita è attualmente vincolato da una destinazione d’uso come teatro, al futuro acquirente basterà  chiuderlo per una decina d’anni, lasciarlo andare in rovina e, una volta dimenticato da tutti, la Giunta comunale di Roma potrà  – a buon diritto – consentirne il cambio di destinazione d’uso.
Il Salone Margherita sarà  allora oggetto di una magnifica ristrutturazione, ma servirà  ad ospitare non più musicisti, attori e soprani, ma un centro commerciale di lusso. Questo sistema è già  stato adottato con il cinema Etoile, ex-teatro del 1917, nella centralissima Piazza San Lorenzo in Lucina, oggi boutique di un grande marchio francese.
Denuncia il giornalista e scrittore Vittorio Emiliani: «Siamo di fronte ad una vera e propria aggressione alle città  storiche a livello nazionale, allo snaturamento dei loro servizi culturali. Ciò incoraggia a Roma l’espulsione degli ultimi residenti, di botteghe e artigiani storici con la fine di ogni vita vissuta e di ogni positivo controllo sociale. Ne nasce una città  completamente finta».
La petizione
*Il blogger indipendente Stefano Molini ha aperto su Change una petizione che ha ricevuto quasi 5000 firme. Il movimento in difesa del teatro è partito autonomamente e ha ricevuto l’adesione di tanti artisti e semplici cittadini.
§I firmatari chiedono al Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, al Ministro della Cultura Franceschini e al Sindaco Raggi di impegnarsi affinchè il Salone Margherita non sia venduto.
«Oltre alla storia, all’arte e alla cultura che racchiude — spiega Pierfrancesco Pingitore — questo teatro è un simbolo di libertà  di pensiero. Quando la satira viene bandita, la democrazia comincia sempre a zoppicare». Fortemente critico con l’amministrazione comunale Vittorio Sgarbi: «Già  con la vicenda del villino anni ’30 in stile Liberty da poco abbattuto, il sindaco Raggi e il soprintendente Prosperetti stanno permettendo che Roma venga messa a sacco come la Palermo di Ciancimino. La Capitale merita una Soprintendenza e un sindaco molto più reattivi di fronte a queste aggressioni, con orgoglio e capacità  di difesa commisurati. L’interesse che dimostrano le multinazionali straniere verso questi immobili storici deve ancor più spingere l’amministrazione a una loro rivalutazione morale, spirituale e culturale».
La proposta di Daverio
Se la Banca d’Italia non rinuncerà  a vendere l’immobile, una soluzione è che il Salone Margherita sia messo all’asta con un contratto attivo per almeno 18 anni con una qualsiasi impresa teatrale. In tal modo, il prossimo acquirente saprà  che il teatro dovrà  continuare con la sua attività  e non potrà  chiuderlo.
«Dato che il Comune di Roma ha evidenziato spesso delle fragilità  — spiega Philippe Daverio – consiglierei di rivolgersi direttamente al Mibact e al Ministro affinchè tutelino il teatro come oggetto storico, dalla struttura agli arredi. Da quel momento sarà  difficile realizzarvi un’altra cosa rispetto a un teatro. Se, una volta ricevuta la notifica, il ministero non si occupasse di un caso simile, anche dopo il risalto avuto sui media, si profilerebbero gli estremi di una denuncia per omissione d’atti d’ufficio. Mi colpisce come la Banca d’Italia abbia riservato all’alienazione del teatro una logica puramente econometrica, senza tener da conto il suo valore storico-culturale. Eppure, per le proprie sedi sceglie e conserva splendidi palazzi antichi in centro storico, ben consapevole del loro prestigio. A maggior ragione dovrebbe rispettare un luogo che è patrimonio della cultura del Paese».

(da “La Stampa”)

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