Luglio 7th, 2018 Riccardo Fucile
UNA PARROCCHIA DI INDIANAPOLIS DENUNCIA I CRIMINI DI TRUMP SULL’IMMIGRAZIONE
Proviamo a stendere un filo che unisca il borgo di Montevarchi, nell’aretino, a Indianapolis. Operazione
ardita, ma non tanto.
Montevarchi è il paese della madre di Piero della Francesca. Il maestro del Rinascimento in questo borgo, proprio in onore della madre, delle madri, realizzò la Madonna del Parto.
Opera straordinaria, rappresentazione altissima di una devozione diffusa, ieri come oggi, in un Paese, il nostro, che in questi giorni vede però oltraggiati anche i principi civili e di fede più solidi, quelli che si pensava potessero resistere anche alla più volgare delle barbarie. Ma anche la barbarie ha estremi insospettabili
Andiamo Oltreoceano, a Indianapolis.
Il figlio di Dio – a Montevarchi nel grembo della Madonna – qui è nato. Giuseppe, Maria e il loro piccolo Gesù sono in una gabbia. Gesù in gabbia, come tanti piccoli messicani strappati alla famiglia per ordine del nuovo Erode. “Ogni famiglia è santa”, ricorda il motto scelto dalla parrocchia di Indianapolis per denunciare e contrastare la “tolleranza zero” sull’immigrazione decisa da Donald Trump.
Sul prato che sta davanti alla Christ Churc Cathedral, a Monument Circle, c’è la gabbia con dentro Gesù e i suoi genitori in terra.
La Chiesa di Indianapolis ricorda che è peccato separare i bambini dai loro genitori migranti: 2.300 dal 5 maggio ad oggi. “Gesù, Maria e Giuseppe erano senzatetto e sono fuggiti chiedendo asilo – ha ricordato il decano della Chiesa, Stephen Carlsen – la Sacra Famiglia ci chiama oggi a sostenere le famiglie in cerca di sicurezza, di opportunità per i loro figli”. L’Italia e l’America. L’Italia di ieri, quella di oggi
L’America di sempre, consapevole che è nella ragione della sua esistenza il valore dei migranti.
Senza migranti l’America non ci sarebbe, e gli americani lo sanno. Per questo scendono a decine di migliaia in strada ogni qual volta la politica di Trump mette in discussione le radici e i principi del Paese.
Per questo l’indignazione non conosce colore ed origini, coi nomi dei manifestanti che riconducono all’Africa, all’Europa del Nord, ai Paesi del Mediterraneo, al Medio Oriente, all’Oriente estremo passando da India e Pakistan e tanti Paesi quanti sono i Paesi del Mondo.
Manifestazioni che coinvolgono artisti, intellettuali, operai, classe media, tantissime donne, tantissimi giovani. L’America è questa, l’Italia è quella seduta al pc con l’indignazione che stenta ad andare oltre i nostri post
Per quanto ancora ad Indianapolis resteranno in gabbia Giuseppe, Maria e Gesù? Alla domanda di un intervistatore il religioso che si è intestato l’iniziativa anti Trump ha risposto con una domanda: “Per quanto tempo ancora continueremo a tenere i bambini in gabbia?”
(da Globalist)
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Luglio 7th, 2018 Riccardo Fucile
MARTINA SEGRETARIO FINO ALLA PROSSIMA PRIMAVERA, POI IL CONGRESSO PRIMA DELLE EUROPEE
Accordo raggiunto nel Pd: il congresso si farà prima delle Europee, entro il mese di febbraio.
È questo il punto cruciale dell’ordine del giorno unitario che l’Assemblea del Pd dovrebbe votare dopo la mediazione trovata ieri in una lunga riunione dei dirigenti al Nazareno. L’Odg dovrebbe anche specificare che i congressi regionali si terranno entro dicembre.
A prendere per primo la parola all’assemblea nazionale è il segretario uscente, Matteo Renzi, che alla fine del suo discorso sferza la platea dicendo: “Smettiamola di considerare nemici quelli accanto a noi. Ci rivedremo al congresso, riperderete il congresso e il giorno dopo tornerete ad attaccare chi ha vinto”.
Una replica ad alcuni esponenti della minoranza che lo attaccano. “Adoro stare sui contenuti e ragionare, per chi è in grado di ragionare mica per tutti…”, insiste. E poi ai suoi: “Vi suggerisco di non cadere nelle provocazioni”.
Il discorso di Renzi. L’assemblea si apre con l’inno di Mameli. Subito dopo inizia l’intervento del segretario uscente Matteo Renzi. Il “senatore” – così lo introduce Matteo Orfini – viene accolto da un caldo applauso, soprattutto di una parte della platea. “Forse perchè non ho ancora parlato…”, scherza Renzi.
Quanto allo svolgimento dell’assemblea, è il presidente Matteo Orfini a spiegare le procedure: “Riprendiamo da dove avevamo interrotto all’ultima assemblea. Questa assemblea serve ad assumere una decisione importante: se eleggere il segretario o aprire le procedure congressuali. Ora c’è un’ora di tempo per raccogliere le firme per eventuali candidature alla segreteria”.
“È necessaria un’analisi di quello che è successo – afferma Renzi -, ma è superficiale il giudizio di chi dice che le abbiamo perse tutte”. Il segretario uscente aggiunge: “Vorrei scusarmi per non aver preso la parola la volta scorsa, so che ha amareggiato alcuni. Mi limiterò a dire in che condizioni siamo, come ci siamo arrivati – le cause della sconfitta – e che tipo di contributo personale intendo dare nei prossimi anni”.
Renzi spiega: Nessun partito ha avuto il potere di quello che abbiamo avuto noi. Siamo stati establishment. Noi abbiamo perso alle elezioni ma per quattro anni siamo stati argine del populismo in Italia”.
E aggiunge: “Chi in questi quattro anni ha cercato di demolire il Pd ha distrutto la possibilità di una alternativa al populismo, ha picchiato dentro l’argine, dentro il partito con delle divisioni assurde. L’alternativa al Pd non erano i compagni di Leu ma la destra che è una tra le più pericolose in Europa. La ripartenza non può essere ricostruire un simil-Ds”.
“L’obiettivo di questo governo non è il cambiamento ma l’egemonia – continua -. Ora abbassiamo i toni delle tifoserie e facciamo una riflessione. In politica paga uno per tutti, io mi assumo le responsabilità . Ci siamo fatti imporre l’agenda da altri”.
L’ex premier aggiunge: “Ho combattuto come un leone per evitare un accordo coi Cinque stelle: la prima ragione è che chi vince le elezioni deve governare; la seconda è che provo rispetto verso chi dice che il Movimento cinque stelle è la nuova sinistra, ma io penso il contrario: per come sono organizzati, per ciò che dicono, per come manganellano sul web io trovo che il M5s non sia la nuova sinistra, è la vecchia destra, su questo non ho dubbi. Sono una corrente della Lega”.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 7th, 2018 Riccardo Fucile
“L’ONESTO” CHE RACCONTA BALLE, QUANDO I DOCUMENTI LO SMENTISCONO, PUR DI CONSERVARE LA POLTRONCINA
Luigi Di Maio rilascia oggi una fantasmagorica intervista ad Annalisa Cuzzocrea su Repubblica in cui
affronta la vicenda dei soldi della Lega con una risposta che si potrebbe sintetizzare con un ‘E allora Pittella?’: «La questione va affrontata per quello che è: la magistratura ha tutti gli strumenti per trovare quei soldi qualora ci siano. Salvini ha detto che sono stati spesi. Io non ho nessun imbarazzo perchè questa storia riguarda i tempi in cui la Lega era guidata da Umberto Bossi. Perchè non mi chiede dell’inchiesta sul governatore della Basilicata Pittella? Bisogna spezzare il legame tra politica e manager della sanità . Lo abbiamo detto in campagna elettorale e lo faremo: la salute dei cittadini non sarà mai più merce di scambio».
Riguardo la risposta di Di Maio è giusto ricordare come sono andate le cose. In primo luogo, ricorda l’Espresso che Salvini ha utilizzato quei soldi:
Salvini ha sempre sostenuto che di quei 48 milioni non ha mai visto uno spicciolo. I report interni del Carroccio però smentiscono il ministro dell’Interno e segretario del partito. E dimostrano l’esistenza di un filo diretto tra la truffa architettata dalla coppia Belsito-Bossi e i suoi successori. Tra la fine del 2011 e il 2014, infatti, prima Maroni e poi Salvini hanno incassato e usato i rimborsi elettorali frutto del reato commesso dal loro predecessore. E lo hanno fatto quando ormai era chiaro a tutti che quei denari rischiavano di essere sequestrati.
A fine 2013, cioè al termine del mandato di segretario, Bobo Maroni ha incassato 12,9 milioni di euro. Rimborsi relativi a elezioni comprese tra il 2008 e il 2010, quando a capo del partito c’era Bossi e a gestire la cassa era Belsito. Insomma, proprio i denari frutto della truffa ai danni dello Stato. Quando Salvini subentra a Maroni poco cambia. Il nuovo segretario incassa 820 mila euro per le elezioni regionali del 2010.
In più, Di Maio dovrebbe ricordare che c’è una carta che accusa gli stessi Salvini e Maroni.
Si tratta di un dossier depositato in procura sul quale sta lavorando la Finanza, proviene dalle memorie difensive di Bossi e Belsito e sostiene che Maroni e Salvini presero in carico nel loro ruolo di segretari almeno una parte dei soldi ai quali danno la caccia, anche all’estero, i finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Genova.
Sono i “mastrini” ovvero i prospetti delle operazioni di dare e avere del conto ufficiale del Carroccio. In particolare contengono le annotazioni dei rimborsi ottenuti dalla Lega che chiariscono come Maroni e Salvini incassarono quote dei rimborsi dell’epoca di Bossi.
Nel dettaglio: il 31 luglio e il 27 ottobre del 2014, il segretario Salvini incamera i rimborsi per le elezioni regionali del 2010 per oltre 800 mila euro. Il documento indica Salvini, non ancora segretario (lo diventerà il 7 dicembre di quell’anno), come referente di rimborsi incassati anche nel luglio del 2013 per le elezioni della Camera
Complessivamente sono 851.601,64 euro.
Certo non sono i 12 milioni e 946 mila euro finiti nelle casse della Lega (sempre per rimborsi rientranti nel periodo della truffa compiuta da Bossi e Belsito) quando il segretario era Roberto Maroni, ma secondo la procura sono comunque sufficienti per sostenere che l’attuale segretario della Lega incassò e amministrò una fetta di denaro che la Finanza sta cercando di ritrovare.
Il ministro è padronissimo di credere a chi vuole. La realtà dei fatti è però questa.
(da agenzie)
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Luglio 7th, 2018 Riccardo Fucile
C’E’ ANCORA UN PAESE CIVILE TRASVERSALE CHE SA ESSERE SOLIDALE… SALVINI PERDE L’OCCASIONE PER TACERE: “PECCATO, NON L’HO TROVATA”…TRANQUILLO, PER I RAZZISTI E’ PRONTA QUELLA A STRISCE BIANCHE E NERE
Un boom di magliette rosse per l’iniziativa lanciata dal presidente di Libera don Luigi Ciotti, da
Legambiente e Arci per fermare l’emorragia di umanità nella tragedia dei migranti.
“Un paese colorato di magliette rosse, da quota 2000 del rifugio Gran Paradiso all’isola di Lampedusa passando per i campi di formazione sui beni confiscati di Libera alla Goletta Verde di Legambiente in navigazione verso la Campania.
In tantissimi – fa sapere Libera – hanno aderito e risposto all’iniziativa che invitava tutti a indossare oggi una maglietta rossa per ricordare i tanti bambini migranti morti in mare e, in generale, di chi ha perso la vita nelle traversate”.
Tra loro anche Roberto Saviano in t-shirt rossa, come quella del piccolo migrante Aylan morto sulle coste della Turchia: “Mettianoci nei loro panni”.
In un tweet questa mattina scrive: “Aderisco all’appello di Libera e indosso una #magliettarossa contro l’emorragia di umanità . I migranti indossano magliette rosse sperando di essere visibili in caso di naufragio. Sperano nel colore acceso per non essere abbandonati. Oggi mettiamoci nei loro panni. #apriteiporti.
Ironico invece il ministro dell’Interno Matteo Salvini, che su Facebook ha scritto: “P.s. Che peccato, in casa non ho trovato neanche una maglietta rossa da esibire oggi…”. Una battuta immediatamente stigmatizzata da Nicola Fratoianni di Liberi e Uguali: “Non ci stupisce ma ci fa schifo. Chi ironizza sulla morte e sulla disperazione di migliaia di persone è solo un poveraccio. Indegno di svolgere il ruolo istituzionale che riveste”.
L’hashtag della giornata #magliettarossa è primo nella classifica, dopo la scalata cominciata fin dalle prime ore del giorno.
Illuminati di rosso il colonnato di Piazza del Plebiscito ed il Maschio Angioino a Napoli, in rosso anche al Gay Pride di Bologna. In rosso Fiorello e Vasco Rossi.
Sono migliaia di adesioni all’iniziativa lanciata dopo un post del giornalista Francesco Viviano che invita tutti a indossare oggi una t-shirt rossa in memoria dei tanti bambini migranti morti in mare e, in generale, di chi ha perso la vita nelle traversate. Perchè “mettersi nei panni degli altri è il primo passo per costruire un mondo più giusto”, una “Magliettarossa” serve a dire: “Fermiamo l’emorragia di umanità “.
E così in tanti continuano a postare fin dalle prime ore del mattino le loro magliette rosse e un no all’indifferenza.
“Lo so che è un piccolo segno ma è importante”, spiega don Ciotti che da giorni corre in rete diffondendo il suo messaggio di solidarietà . “E’ un appello a fermarci e riflettere – dice – perchè dobbiamo assumerci le nostre responsabilità e non diventare complici di scelte che umiliano. Dobbiamo metterci una maglietta rossa e scendere nelle strade, dobbiamo essere una spina nel fianco di chi non fa quello che deve fare”. L’appuntamento con don Ciotti in piazza dell’Immacolata a Roma. Ma decine e decine di iniziative sono state organizzate in tutta Italia e non solo.
Il 7 luglio è il giorno della magliette rosse, dunque, da portare sulla pelle per non dimenticare la tragedia dei migranti. Sono quelle che indossavano i bambini morti in mare, quelli riportati cadavere e fotografati sulle spiagge della Libia; quella del piccolo Alan recuperato morto poco dopo che il gommone sul quale viaggiava affondò nel settembre nel 2015; di rosso le mamme vestono i loro bambini prima della partenza sperando che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori.
Iniziative sono state organizzate a Savona, Taranto, Messina, Agrigento, Varese, Avellino, Reggio Emilia, Legnano, solo per citarne alcune.
A Palermo, il sindaco Leoluca Orlando si è vestito di rosso anche con un giorno di anticipio, per dare il via alle attività pensate in particolare per i più piccoli. I Radicali torinesi hanno organizzato un flash-mob. Al tramonto, a Napoli, saranno illuminati di rosso il colonnato di Piazza del Plebiscito ed il Maschio Angioino.
(da agenzie)
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