Luglio 29th, 2018 Riccardo Fucile
L’AUTRICE DELLA BUFALA SULLO SMALTO ROSSO DI JOSEPHA SMENTITA DALLA BOCCONI: “NON E’ PIU’ ISCRITTA DAL 2005″… CERCAVA NOTIZIE QUANDO L’INDAGINE ERA ANCORA COPERTA DAL SEGRETO ISTRUTTORIO…I RAPPORTI CON AGENZIE RUSSE
Per orientarsi nel caos delle notizie manipolate sui migranti e le Ong occorre appuntarsi una
data: marzo 2017.
Siamo nel picco del flusso di persone che lasciano a migliaia l’inferno libico. Francesca Totolo, la “dama” dei dossier sovranisti – rilanciata più volte nei giorni scorsi dal presidente designato della Rai Marcello Foa – al centro di una rete di account Twitter anonimi ostili alle Ong, è ancora una sconosciuta sui social network. Nessuna informazione è rintracciabile in rete sul suo conto e sulla sua vita precedente. Ma, già allora, ha un obiettivo ben preciso in testa.
Nessuno sa in quel momento che è in corso l’indagine della Procura di Trapani sulla Ong tedesca Jugend Rettet.
Solo il 2 agosto successivo verrà sequestrata la sua nave Iuventa, solo una delle 13 in quel momento attive nel Mediterraneo centrale. Eppure quella stessa Ong, nel marzo dello scorso anno, finisce nel mirino di Francesca Totolo.
Mentire in rete: “Sono una specializzanda alla Bocconi”
Il 29 marzo 2017 – come La Stampa è in grado di ricostruire – contatta uno dei responsabili della Jugend Rettet, qualificandosi come specializzanda dell’Università Bocconi impegnata nella redazione di una tesi sulle Ong nel Mediterraneo.
Una chat amichevole, con un tono ben diverso da quello che mostrerà poi nei suoi tweet e negli articoli pubblicati dal giornale di riferimento di Casapound.
Ammicca, e anche se sta per diventare l’avversaria numero uno delle Ong sulla rete, sostiene di volersi unire a loro: «Quanto vorrei imbarcarmi», scrive in un messaggio inviato in chat. Poi entra nel vivo, inizia a chiedere informazioni sull’organizzazione, «dati economici, bilancio, atto costitutivo e una lista dei principali finanziatori».
Cerca di giustificare la richiesta con esigenze di ricerca universitaria: «Sono appena andata dal mio relatore», scrive, cercando di convincere gli interlocutori a fornire informazioni non pubbliche.
Dopo il primo contatto in chat la conversazione prosegue con il responsabile della Jugend Rettet via telefono.
Francesca Totolo ha fretta e la sera stessa del primo contatto, dopo aver confermato di essere una laureanda della Bocconi, chiede informazioni dettagliate su altre Ong, sulle rotte della Iuventa e l’elenco del personale imbarcato.
Questa sua insistenza insospettisce il responsabile della Ong, che decide di fare una semplice verifica: contatta il docente della Bocconi, che nega tutto.
Totolo, risponde il professore, «non risulta nel database dei miei studenti».
Una circostanza confermata anche alla Stampa dall’Università Bocconi: «Francesca Totolo non ha concluso il percorso di studi universitari e nel 2005/2006 è decaduta dallo status di studente», ovvero più di dieci anni fa.
Un episodio, questo, che Jugend Rettet decide di denunciare alle autorità di polizia il 30 marzo 2017.
Nell’esposto il responsabile della Ong inserisce la formula di rito, con la richiesta di essere informato in caso di archiviazione. Ad oggi nessuna notifica è arrivata.
Dossier paralleli
In quello stesso mese su Twitter appare l’account, oggi strettamente legato alla Totolo e in grado di sfornare una media di 44 tweet al giorno, “James the Bond” (@IAmJamesTheBond), che ai primi di aprile inizia a diffondere informazioni ostili alle Ong.
A maggio lo stesso utente prepara ben tre dossier ancora reperibili in rete, sul servizio di bacheca anonima Paste Bin, relativi ai movimenti delle organizzazioni umanitarie. Una sorta di indagine parallela, che si svolge completamente in rete, in un rimpallo di informazioni tra utenti che mantengono l’assoluto anonimato e che, da lì a poco, diverranno la fonte informativa principale di Francesca Totolo.
La nave Iuventa della Ong Jugend Rettet, per questo particolarissimo team, è una vera fissazione.
All’inizio di luglio appare in rete un altro account, che rimarrà attivo poco più di un mese. Si chiama “Migration watch MED” (@migration_med) e sulle info dichiarava apertamente: «Che fate Ong? Controlliamo la vostra attività nel Mediterraneo».
Ma è l’icona dell’account ad attirare l’attenzione: lo stesso logo della Jugend Rettet, che da lì a poco sarebbe finita nel centro delle cronache.
Il 2 agosto dello scorso anno la nave Iuventa viene sequestrata. E proprio quel giorno Francesca Totolo inizia ad usare l’account Twitter aperto due anni prima.
Tra i primissimi account a seguirla c’è proprio “Migration watch MED”. E quasi subito lei inizia a menzionare Marcello Foa.
Siti sovranisti e legati all’Alt right americano
Sono stati due siti dell’area sovranista internazionale a lanciare, già a luglio del 2017, l’attivista Totolo: Gefira (@GefiraFundation) e ZeroHedge (@zerohedge).
Il primo è un think tank con sede in Olanda, specializzato in studi demografici e convinto assertore del pericolo di una sostituzione della popolazione europea causata dalla migrazione.
Qualche giorno prima dell’esordio su Twitter della Totolo, Gefira riprende un suo dossier su Soros e sulle associazioni che tutelano i diritti in Italia; subito dopo è ZeroHedge a rilanciare i post della “dama” sovranista.
Non un sito qualsiasi: secondo una ricostruzione di Bloomberg – poi ripresa e confermata da altre testate del settore finanziario – il sito, registrato in Bulgaria, è riconducibile a Daniel Ivandjiiski, broker finanziario accusato nel 2008 dall’autorità di controllo statunitense di Insider Trading.
Il sito “ZeroHedge” funziona oggi come piattaforma anonima di pubblicazione di notizie e studi provenienti soprattutto dal mondo della nuova destra e dall’alt-right statunitense.
A confermare l’importanza del rilancio da parte di ZeroHedge è la stessa Totolo, che – nell’intervista rilasciata alla Stampa – attribuisce il contatto con SputnikNews alla visibilità ottenuta con la pubblicazione dei sui report su quel sito.
In poco tempo, Francesca Totolo conquista il suo posto di “dama dei sovranisti” in rete.
Con una missione: seguire, passo dopo passo, ogni minima mossa delle organizzazioni umanitarie che dal 2015 operano nella zona search and rescue (ricerca e salvataggio) davanti alle acque di Tripoli, protagoniste del recupero in mare di decine di migliaia di rifugiati e migranti strappati dalle onde.
E così, nei suoi tweet, i volontari impegnati nei salvataggi di naufraghi nel Mediterraneo centrale diventano «pirati umanitari», la Sar Zone libica una «zona pescosa» e la presenza delle navi delle Ong, il «canto delle sirene».
Pubblicate dalla stessa Totolo che, solo un anno e mezzo prima, confessava alla Jugend Rettet di volersi imbarcare.
(da “La Stampa”)
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Luglio 29th, 2018 Riccardo Fucile
IL PD CHIEDE CHE IL PRIMO CITTADINO CONDANNI IL GESTO, MA E’ TEMPO PERSO, PROVVEDA LA MAGISTRATURA… A COSA SI E’ RIDOTTO IL PARTITO DELLA MELONI
Il gruppo Pd in Comune chiede al sindaco di Genova una condanna del capogruppo di Fratelli d’Italia Alberto Campanella che ha definito “Boldracca” su Facebook l’ex presidente della Camera Laura Boldrini.
Il caso è stato raccontato da Repubblica.
“Il pesante turpiloquio di Alberto Campanella contro Laura Boldrini – dichiara il Gruppo Pd del Comune di Genova – va duramente condannato. E’ estremamente grave che chiunque usi termini offensivi di genere per attaccare le donne, mettendo in atto una sistematica delegittimazione del loro ruolo, qualunque esso sia. Diventa intollerabile se a farlo è il capogruppo FDI del Comune di Genova, un capogruppo di maggioranza che esercita per legge ed elezione la funzione di rappresentanza, anche dell’elettorato femminile, purtroppo non esente da un linguaggio simile, nei confronti dell’ex presidente della Camera Laura Boldrini. La storpiatura offensiva del cognome Boldrini, tra l’altro, è già stata duramente condannata in passato, riprovazione che Campanella non solo fa finta di ignorare ma infrange”.
Nella nota diffusa dalla capogruppo Cristina Lodi si legge ancora “Non sono solo parole. Le parole riflettono pensieri che, così ripetuti come se fossero battute divertenti, anestetizzano la loro potenza offensiva e possono spianare la strada a comportamenti sintonizzati su tanta gratuita violenza. Le battaglie politiche si devono combattere usando altri strumenti. Ci aspettiamo una presa di posizione della Giunta e del sindaco Bucci a cui martedì prossimo in Consiglio chiederemo una presa di posizione ufficiale e netta sulle frasi di Campanella. Chiediamo che si dissocino pubblicamente”.
Per il sindaco Bucci che ha sempre dribblato altri casi spinosi, dai suoi consiglieri che commemorano Salò con gruppi neonazisti, un’altra situazione imbarazzante.
(da Globalist)
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Luglio 29th, 2018 Riccardo Fucile
I DELINQUENTI NON SI FERMANO NEANCHE DAVANTI ALLA MORTE
La fine del mondo non passerà per un cataclisma, ma per la fine dell’umanità come la
conosciamo.
E a leggere i commenti sulla morte di un giovane 21enne senegalese, annegato questa mattina nella acque del fiume Cornappo, nella zona di Nimis, c’è da pensare che abbiamo abbondantemente superato il punto di non ritorno. Il ragazzo era arrivato in Italia nella speranza di una vita migliore, ma ha trovato la morte oltre a tanto odio che non lo lascia in pace nemmeno dopo la sua tragica fine.
“Forza Cornappo, sei tutti noi”. “”Se era a lavorare non sarebbe successo” (come sempre analfabetismo e razzismo vanno di pari passo). E
ancora, “Nessuna Ong in servizio”, “non era abituato a lavarsi con l’acqua corrente”.
Odio, irriverenza, culto della morte.
Ecco in cosa si è trasformata l’Italia di Salvini.
(da Globalist)
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Luglio 29th, 2018 Riccardo Fucile
L’IMPRENDITORE INDAGATO PER LO STADIO DELLA ROMA HA VERSATO 295.000 EURO A UNA ONLUS CONTROLLATA DAL CARROCCIO
A caccia dei soldi di Luca Parnasi finiti alla Lega.
Per recuperare parte di quei 49 milioni di euro provento della truffa ai danni dello Stato da parte di Umberto Bossi e Francesco Belsito.
Così, si apre anche a Genova un filone di inchiesta riguardante i finanziamenti del costruttore, ex amministratore unico della Eurnova, andati alla onlus “Più Voci” e da questa a delle società controllate dal partito.
Tanto che adesso i magistrati genovesi (i pm Paola Calleri e i procuratori aggiunti Vittorio Ranieri Miniati e Francesco Pinto) studiano le mosse su come “aggredire” quei 265 mila euro che — secondo la ricostruzione dell’Espresso — la “Più Voci” avrebbe trasferito a Radio Padania ed i 30mila andati a MC-Srl, società leghista che controlla il giornale “Il Populista”
La fondazione è stata costituita nel 2015 da Giulio Centemero, Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni.
Attenzione: Centemero è il tesoriere della Lega, nonchè amministratore unico di MC-Srl e di Radio Padania. Le azioni della società a responsabilità limitata appartengono a Pontida Fin e l’1% è di proprietà della famiglia Bossi.
Parnasi è il “dominus” dell’associazione a delinquere – come lo definisce il gip di Roma – dell’operazione “Rinascimento”, sullo stadio di Roma, finito in carcere insieme all’avvocato genovese Luca Lanzalone, ex presidente di Acea e vicino al M5S. Parnasi è il costruttore che avrebbe fatto “del suo sistema corruttivo l’asset della sua azienda”.
Durante l’interrogatorio a Rebibbia ai pm ha spiegato di aver pagato sempre i partiti e le associazioni satelliti. Fra cui la “Più Voci”. Sicchè, i magistrati romani hanno spedito a Genova lo stralcio d’inchiesta.
A Palazzo di Giustizia, a Genova, tacciono. Non vogliono alimentare altre polemiche con i vertici del Carroccio.
Sopratutto da quando Salvini ha dichiarato che l’inchiesta genovese sulla confisca dei soldi “è un processo politico e una persecuzione giudiziaria”.
E però da giorni i militari del Nucleo di Polizia Giudiziaria, guidati dal colonnello Maurizio Cintura, studiano come poter arrivare a quei soldi.
D’altra parte la Cassazione ha stabilito che si possono confiscare anche somme arrivate nelle casse di Via Bellerio dopo la truffa compiuta tra il 2008 e il 2010 dall’ex segretario Bossi e dall’ex tesoriere Belsito; e soldi finiti ad associazioni e fondazioni della Lega.
I magistrati genovesi indagano su un centinaio di conti, distribuiti su 40 istituti di credito: hanno aperto un fascicolo per riciclaggio. I finanzieri setacciano prelievi, bonifici, giroconti da una banca all’altra. Tra cui la Sparkasse dell’epoca di Maroni e la Popolare di Vicenza.
Si cerca il legame economico tra la vecchia Lega e la “Lega per Salvini Premier”. Come si ricorderà , il fascicolo è stato aperto sull’esposto presentato dall’ex revisore dei conti Stefano Aldovisi, condannato in primo grado insieme a Bossi, Belsito e agli altri due suoi colleghi Diego Sanavio e Antonio Turci.
Alla sentenza è seguita l’ordinanza di confisca dei 49 milioni di euro, per la quale loro sono chiamati a risarcire in solido, più il partito.
Anche se è proprio l’altro ieri l’avvocato del Carroccio, Roberto Zingari, ha depositato la querela di parte contro Belsito. L’ex tesoriere, quindi, dovrà rispondere anche di appropriazione indebita e contro di lui (in caso di condanna in Cassazione) la Lega potrebbe rivalersi.
Nel frattempo, però, gli investigatori cercano di recuperare le somme attualmente disponibili sui conti bancari della Lega. Anche se al momento sono stati trovati poco più di 3 milioni di euro. La ricerca, adesso, cade appunto sui 295mila euro versati da Parnasi alla “Più Voci”.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 29th, 2018 Riccardo Fucile
“VOLEVO PRENOTARE 20 GIORNI IN QUESTO HOTEL PER 5 PERSONE, PEGGIO PER VOI, TENETEVI SALVINI E TUTTI I RAZZISTI COME VOI”
Un tweet, prontamente rimosso, che prometteva sconti ai clienti-sostenitori di Matteo Salvini:
“Per tutti gli amici sostenitori di #Salvini vi sarà applicato lo sconto #salvininonmollare all’Hotel Solemar Terme Beach & Beauty di Ischia. Basta scrivere amico twitter di Aldo Presutti titolare”.
Un’iniziativa nata, come ha spiegato lo stesso titolare dell’hotel, dopo le parole del Consiglio comunale di Maiorca, che aveva definito Salvini “persona non gradita”.
Il cinguettio ha poi spopolato sui social, ricevendo anche più attenzioni rispetto a quanto prospettato inizialmente dai gestori dell’albergo, tanto da decidere di cancellarlo.
Gli utenti si sono poi divisi tra chi ha accolto con piacere l’iniziativa e chi, invece, ha intrapreso una vera e propria campagna di boicottaggio: “Lo evito: non sia mai che l’innominabile accetti l’invito che, sciaguratamente, gli è stato fatto, proprio nei giorni in cui stavo per prenotare…Meglio “altri porti ” più sicuri ed accogĺienti!”; “Pensare che volevo prenotare 20 giorni in questo hotel x 5 persone peggio per voi … tenetevi salvini e tutti i razzisti come voi”.
E c’è anche chi ha voluto commentare in diverse lingue per segnalare il fatto che l’hotel è “gestito da razzisti”.
(da agenzie)
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Luglio 29th, 2018 Riccardo Fucile
“IL CIRCOLO CHE ORGANIZZA IL CONCERTO E’ IN MANO A RAZZISTI CONCLAMATI”
L’annuncio era arrivato qualche giorno fa, sulla pagina Facebook dei Raw Power: «Noi non suoneremo a Villa Bombrini di Genova al Rockabeer Festival».
Poche parole, secche, senza alcuna spiegazione, che avevano fatto immaginare che ci fosse qualcosa che non andava.
Poco dopo, è toccato agli Statuto, sulla loro pagina: «Gli Statuto non suoneranno al Rockabeer festival di Genova come invece era previsto, domenica 29 luglio 2018».
Il motivo potrebbe stare nel lungo post pubblicato, sempre sul noto social, dalla pagina “Trojan Skins Genova”, che punta il dito sugli organizzatori del festival, i membri del circolo Arci Quaalude: «Vari aspetti della gestione di tale circolo – è stato scritto sulla pagina – sono in mano a soggetti che non fanno certo mistero del loro essere razzisti conclamati. Uno di loro è stato anche un candidato al municipio Centro Est per la Lega Nord nel 2017 […] Riteniamo che boicottare e ostacolare certe iniziative, così come gli individui che le promuovono e magari vivono anche grazie a esse, rappresenti il minimo sindacale per chiunque si ritenga un antirazzista».
Per poi specificare che «i Raw Power non parteciperanno all’evento […] anche gli Statuto hanno rifiutato l’invito sul palco di Villa Bombrini».
Cosa sia realmente successo, è ancora poco chiaro. Se dapprima si pensava che i gruppi potessero aver subito pressioni per non suonare all’evento organizzato dal Quaalude, gli Statuto hanno poi precisato, sempre su Facebook, che «non abbiamo ricevuto alcun tipo di minaccia o pressione da nessuno ne’ prima per non suonare ne’ dopo per suonare».
D’altronde è nel loro diritto esibirsi dove gli pare e se non esistono i presupposti non accettare gli inviti.
(da Genova Today)
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Luglio 29th, 2018 Riccardo Fucile
ORRORE AD ALESSANDRIA: LA DONNA TROVATA IN MEZZO AGLI ESCREMENTI
I vicini di casa non potevano immaginare cosa avrebbero trovato i vigili in quell’appartamento
del centro storico di Alessandria.
Si lamentavano da qualche mese con l’amministratore di condominio, che a sua volta cercava di trovare soluzioni con il proprietario, per il forte odore che proveniva da quelle stanze. Persistente, acre, insopportabile.
Vedevano tutti i giorni entrare e uscire un uomo, sapevano che aveva una «compagna», che aveva presentato come fidanzata o come moglie.
«Mai più vista» da quando avevano preso possesso della casa, nove mesi fa. Il proprietario dell’immobile si è rivolto al Comune, la polizia municipale è subito intervenuta. E gli agenti hanno salvato una vita.
L’appartamento di via Brescia era stato trasformato in una prigione: una donna di 48 anni, incapace di deambulare e con seri problemi di comprensione, era stata chiusa a chiave in una stanza.
Non da sola, ma con due cani. Impossibile per lei uscire e quindi anche accedere al bagno. La carrozzina era in un’altra zona della casa, inaccessibile. L’hanno trovata venerdì pomeriggio coricata su un letto su cui ogni giorno faceva anche i suoi bisogni. E che i cani utilizzavano come latrina.
Senza luce, senza gas, senza acqua, senza telefono. Viveva con le persiane e le finestre chiuse in uno spazio angusto e sporco, insieme ai due animali.
Gli unici momenti di «aria» erano al mattino e verso sera, quando il suo «compagno» (conosciuto in chat nel 2011 e di cui si era innamorata) arrivava per darle da mangiare. Nessun altro contatto con l’esterno nè con la sua famiglia che da Carpi, con disperazione, la cercava da anni senza risultati.
I vigili di Alessandria hanno ricevuto la segnalazione intorno alle 13 di venerdì 27 luglio e dopo un’ora, temendo il peggio per la persona segregata in quell’appartamento, erano sul posto.
Entrare dalla porta principale è stato facile. Hanno chiamato più volte la signora, che si è fatta trovare con dei lamenti. «Sta bene?». «Sì» ha risposto, mentre i cani abbaiavano. È servito l’intervento dei vigili del fuoco per aprire la stanza.
All’interno, una situazione insostenibile: il letto su cui la donna disabile viveva era bagnato e sporco. Per terra, le sue feci e quelle degli animali, che avevano imbrattato anche i muri oltre ad altre parti della casa, in cui giravano nei pochi minuti in cui venivano liberati.
Sul tavolo dove alla donna venivano serviti due pasti al giorno c’erano scarpe, sigarette spente un fornellino da campo, bevande aperte. Tutto buttato alla rinfusa, accatastato. Negli armadi altre scarpe da uomo, bottiglie vuote, confezioni di generi alimentari abbandonate come latte o carne, pasta e olio.
Chi l’ha chiusa lì dentro? Un ragazzo di Cremona che di anni ne ha 37 e che da qualche mese viveva in un altro luogo, sempre in città , in compagnia di un’altra donna.
Quando è tornato nell’appartamento di via Brescia, nel tardo pomeriggio di venerdì, ha trovato gli agenti della municipale ad attenderlo. In tasca custodiva la chiave della stanza-prigione.
È stato denunciato per sequestro di persona, circonvenzione di incapace e abbandono di persona incapace. La donna è stata portata in ospedale dagli operatori del 118.
Probabilmente l’ha fatto per la pensione: le prime indagini hanno portato a un conto co-intestato su cui lei riceveva mensilmente quella di invalidità . Ottocento euro che venivano utilizzati dal suo «carceriere» per vivere. Mentre lei rischiava di morire.
(da “La Stampa”)
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Luglio 29th, 2018 Riccardo Fucile
HA 34 ANNI, E’ STATO DENUNCIATO, LA POLIZIA SULLE TRACCE DEL BRANCO… ORA FUORI I NOMI E LE FOTO, VOGLIAMO VEDERLI IN FACCIA, COME PER TUTTI I CRIMINALI
C’è un primo fermo da parte dei carabinieri che da alcuni giorni indagano sull’aggressione razzista ai danni di un giovane senegalese.
E’ stato rintracciato dal carabinieri di Partinico e portato in caserma uno dei tre aggressori del 19enne senegalese che tre giorni fa era stato picchiato e insultato mentre stava lavorando in un bar di piazza Caterina nel comune in provincia di Palermo.
E’ un uomo di 34 anni di Partinico che è stato denunciato dai carabinieri per lesioni con l’aggravante dell’odio razziale.
Il ragazzo senegalese, che ha chiesto asilo politico ed è ospite da due anni di una comunità , stava servendo ai tavoli del locale, quando un gruppo di persone l’ha aggredito, insultato e malmenato. “Vattene via sporco negro”, gridavano i tre mentre lo picchiavano. “Non ho reagito perchè non alzo le mani – ha raccontato la vittima – Mi potevo difendere, ma gli educatori della comunità mi hanno insegnato che non si alzano le mani”. Subito dopo ha sporto denuncia ed è stato portato al pronto soccorso, dove sono state medicate le ferite al labbro e alle orecchie, giudicate dai medici guaribili in 7 giorni. Le indagini dei carabinieri hanno portato a identificare e denunciare uno degli aggressori.
Tra metà giugno ed oggi sono almeno otto i casi (con nove feriti) di stranieri che sono stati fatti bersaglio di colpi di armi ad aria compressa senza un apparente motivo. Ad essi va aggiunta anche la tragedia di Sacko Soumalya, il giovane del Mali ucciso a Vibo Valentia il 3 giugno mentre stava prendendo da una fabbrica abbandonata del materiale per costruirsi una baracca.
L’allarme per questi episodi ha indotto a una presa di posizione anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che due giorni fa, dopo il caso della bimba nomade ferita a Roma da un uomo che le ha sparato del balcone, ha messo in guardia contro la deriva da Far West che sta correndo il Paese.
Gli ultimi due episodi sono dell’altro ieri: nel vicentino un operaio di Capoverde è stato centrato da pallini sparati da un terrazzo, mentre a San Cipriano d’Aversa (Caserta) un migrante della Guinea richiedente asilo e ospite di un centro di accoglienza, è stato colpito in pieno volto con una pistola ad aria compressa. Sempre a Caserta, l’11 giugno, si era verificato il primo caso di questa serie, ma quattro mesi prima, nelle Marche, c’era stato il raid di Traini.
L’aggressione al cameriere a Partinico ha scatenato una serie di reazioni. «Fa paura leggere la frequenza con cui aumentano episodi di razzismo», afferma lo scrittore Antonio Modaffari.
Prese di posizione anche sul web, ospitate soprattutto dal profilo Partinico e-news di Facebook.
C’è chi afferma che «l’inciviltà e l’ignoranza di questo paese sta rasentando i limiti della decenza e della civile convivenza, è ora di agire e tornare ad educare»; chi sottolinea che «la democrazia si perde poco per volta» e chi aggiunge che «la xenofobia va combattuta, questo è il risultato di tutte le chiacchiere che si sentono sul conto degli extra comunitari e della loro presunta paga giornaliera».
(da agenzie)
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Luglio 29th, 2018 Riccardo Fucile
IL PASTORE TEDESCO CHE HA SALVATO TANTE VITE UMANE AVVELENATO NEL GIARDINO DI CASA IN UN COMUNE IN PROVINCIA DELL’AQUILA… SARA’ STATA QUALCHE “PERSONA PERBENE” COME SI USA ORA DEFINIRE I DELINQUENTI
Si chiamava Kaos ed era stato tra gli eroi a quattro zampe di Amatrice. Ma è stato ucciso.
L’annuncio è arrivato in una nota di Rinaldo Sidoli, responsabile comunicazione della onlus Animalisti Italiani, presieduto da Walter Caporale: “Hanno ucciso il cane eroe di Amatrice, Norcia, e Campotosto. Kaos salvava gli umani, gli stessi umani che lo hanno avvelenato”.
Prosegue la nota: “Il corpo senza vita del pastore tedesco – prosegue – è stato trovato da Fabiano Ettore, il suo istruttore, nel giardino di casa a Sant’Eusanio Forconese, comune in provincia dell’Aquila. Kaos era stato determinante di recente nel ritrovamento di un uomo di Roio, di cui si erano perse le tracce”.
“Era un salvatore avvezzo a scavare tra macerie e inferno – conclude l’animalista – Chi ha posto fine alla sua vita in questa maniera è un criminale pericoloso che va fermato. Non ci daremo pace fino a quando non verrà fatta giustizia. Credo che sia arrivato il momento che l’indignazione delle persone sensibili spinga il mondo politico a lavorare in maniera trasversale su una nuova proposta di legge che preveda pene più severe per chi maltratta e uccide gli animali. Non si devono più verificare casi come questo”.
Serve urgentemente, prosegue “un rafforzamento sulla tutela degli animali a partire da una modifica del codice civile e penale. Il Parlamento deve prendere provvedimenti contro i casi di maltrattamento e animalicidio e rivedere le norme attualmente in vigore”.
(da agenzie)
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