Novembre 2nd, 2018 Riccardo Fucile
“CARO DI MAIO, SEI DIVENTATO LA STAMPELLA DEI SOVRANISTI”
“Salvini punta a sostituirci con Meloni”, “caro Di Maio, così diventi la stampella della destra”. 
Lo sostiene, in un’intervista a La Stampa, la senatrice dissidente del M5s Elena Fattori.
“Credo che tutte le provocazioni di Salvini, prima con le navi poi con decreti inaccettabili – spiega – abbiano l’obiettivo di spaccare il Movimento per fare entrare Fratelli d’Italia in maggioranza. Ci aveva provato a inizio legislatura proponendo Crosetto sottosegretario, ma la cosa naufragò. Ci ha lavorato in questi mesi e adesso riprova”.
Fattori è una dei quattro parlamentari Cinque Stelle scesi in campo contro alcune misure sull’immigrazione contenute nel decreto sicurezza, giudicate indigeribili ma non ci sta a passare per eretica: “continuo a lavorare nell’ambito del programma del Movimento cercando di inserire l’animo Cinque Stelle nei provvedimenti, soprattutto in quelli con targa leghista”.
Un vostro voto contrario potrebbe mettere a rischio la tenuta del governo?
“No. E’ una scusa di Salvini per cambiare il quadro della maggioranza e avere più potere, ma non sarà una eventuale nostra assenza a far cadere il governo. I governi cadono quando conviene a tutti e ora non conviene a nessuno”.
“Luigi – aggiunge a proposito di Di Maio – è molto intelligente. Se effettivamente il piano di Salvini è eliminare una parte del M5S e dunque gli elettori che si riconoscono in quella parte per fare entrare Fdi allora diventerebbe la stampella di un governo di centrodestra”.
E quella sul Dl sicurezza, “è una trattativa difficile, ma sono fiduciosa. Ho in mente tre emendamenti che potrebbero assolvere ai nostri obiettivi senza intaccare troppo la struttura del decreto. Se si potrà discutere e migliorare lo voterò. Se resterà così com’è non lo voterò. E se ci sarà la fiducia ci dovrò ragionarci”.
“Se mi espellessero perchè porto avanti le idee del Movimento sarebbe un ossimoro. Qualunque cosa accada resterò del M5S”.
Per quanto riguarda il movimento, “da inizio legislatura – dice Fattori – non c’è stata alcuna votazione sui contenuti: bisogna ristabilire la modalità assembleare e democratica prevista dal nostro regolamento. Così si evitano casi come questo”.
(da “Huffingtonpost“)
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Novembre 2nd, 2018 Riccardo Fucile
SALVATE IL SOLDATO GRILLINO CHE SOSTIENE CHE GLI ALBERI A ROMA CADONO PER UN COMPLOTTO, NON PER LA SCARSA MANUTENZIONE
Anche se oggi Dino Giarrusso è consulente/segretario particolare del sottosegretario all’Istruzione Lorenzo Fioramonti rimane sostanzialmente un uomo di spettacolo, un giornalista che per tanti anni ha lavorato alle Iene fustigando i potenti di turno.
Certo, da quando è stato miseramente trombato alle elezioni politiche Giarrusso è cambiato e dopo aver trovato il paracadute e un tentativo di approdare al CdA Rai è stato catapultato nell’ufficio comunicazione del M5S alla Regione Lazio (che poi ha lasciato per andare al Ministero).
L’esperienza televisiva di Giarrusso viene molto utilizzata dal M5S che lo manda a destra e a manca. I risultati però, come si è visto ieri a Piazza Pulita su La7, non sono clamorosamente divertenti.
Quando Giarrusso va in televisione indossa l’elmetto ed è disposto a tutto pur di difendere il MoVimento 5 Stelle.
Fino ad ora la sua performance migliore è stata quella a Otto e Mezzo quando, dimostrando una notevole capacità di arrampicarsi sugli specchi, dopo essersi definito «personalità di altissimo livello» spiegava che i plagi nel programma elettorale del MoVimento 5 Stelle non erano tali ma semplici “citazioni” (dove però la fonte non veniva citata).
Sempre in quella mirabolante intervista Giarrusso diceva che Renzi e Gentiloni «hanno fatto un governo con una coalizione che non era prevista da la coalizione PD più SEL che gli ha dato la maggioranza alla Camera hanno fatto un governo contro il volere degli italiani perchè quelli erano stati eletti con la destra».
Ma ieri a Piazza Pulita Giarrusso si è superato.
Il tema della puntata era la Capitale, la città governata dal luglio 2016 da Virginia Raggi e dal MoVimento 5 Stelle. Da due anni e mezzo a Roma non è cambiato nulla, la città è come bloccata, paralizzata.
Eppure il MoVimento in campagna elettorale prometteva una vera e propria rivoluzione copernicana su tutti i fronti, ambiente, legalità , trasparenza e bilancio (con un miliardo e mezzo di euro pronti all’uso).
Certo, amministrare Roma non è un’impresa facile, ma questa non è una giustificazione. Come non bastano i continui è colpa delle Amministrazioni precedenti che da due anni e mezzo i 5 Stelle ripetono ogni qualvolta le cose vanno male.
Ed è forse per quello che Giarrusso ieri ha cercato di cavarsela in un altro modo.
In questi giorni Virginia Raggi è sotto accusa da parte di molti cittadini perchè non sta facendo abbastanza per evitare che gli alberi della città continuino a cadere sulle auto dei romani. Lei su Facebook si difende dicendo che è colpa del vento forte, Giarrusso fa di meglio.
Ieri a Piazza Pulita se ne è uscito con un annuncio ad effetto: «parliamo di alberi, per la prima volta nella storia di questa città , nella storia! la giunta Raggi ha fatto monitorare quelli che sono su strada».
Secondo l’ex Iena «è la prima volta che si fa nella storia di questa Roma, di questa Capitale». Insomma prima dell’arrivo della Raggi nessuno ha mai pensato di potare, abbattere o monitorare il patrimonio arboreo della Capitale.
La sparata è talmente clamorosa che si commenta da sè ma vale la pena ricordare che nel 2014 vennero approvate le linee guida per la gestione delle alberature di proprietà pubblica nel territorio di Roma Capitale che nel 2015 l’assessora all’Ambiente della giunta Marino fece approvare un bando da 4 milioni e 800mila euro per i monitoraggi. Poi Marino fu costretto a dimettersi e la gara — conclusasi il 15 settembre 2015 — si arenò.
La Raggi quindi non è stata la prima (anche perchè è davvero difficile sostenere che prima gli alberi non venissero potati) ed anzi il bando della giunta a 5 Stelle sul monitoraggio delle alberature ha avuto parecchi problemi.
Così come ne hanno avuti altri bandi di gara indetti dalla Raggi, si pensi ad esempio a quello per le rimozioni delle auto in sosta vietata che non riesce nemmeno a partire. Ma attenzione, secondo Giarrusso grazie a Virginia Raggi Roma può vantare un altro primato: «le do un altro dato perchè a me piace dare i numeri, lei sa che per la prima volta in questa città non si ruba? Perchè per la prima volta in questa quando c’è Virginia Raggi in questa città non si ruba».
Giarrusso intende dire che Virginia Raggi fa i bandi.
Il problema è che quando li fa o li fa male, o vanno deserti. Che dire invece di quando Pinuccia Montanari annunciava l’intenzione di assumere 300 giardinieri? Oggi sono ancora 150. Ma il problema non si porrebbe se il Comune riuscisse a bandire le gare d’appalto per esternalizzare il servizio.
Ma attenzione perchè Giarrusso aggiunge che quella di Virginia Raggi è anche «l’amministrazione più trasparente della storia di Roma».
In quanto al fatto che “a Roma non si ruba da quando c’è Virginia Raggi”, forse i casi Lanzalone e Marra, portati o promossi in Campidoglio proprio da Virginia Raggi, dovrebbe suggerire un prudente silenzio in attesa delle sentenze.
Ma torniamo agli alberi. Se per l’assessora Montanari è tutta colpa del global warming Giarrusso ieri sera da Formigli ha tirato fuori una spiegazione ancora più fantasiosa. Si tratta ormai di un’argomentazione che è un classico dei 5 Stelle di governo: il complotto interno.
Giarrusso sospetta ci sia una manina all’interno degli uffici comunali che causa la caduta degli alberi.
Tutto perchè grazie a Virginia Raggi ora ci sono persone che hanno smesso di rubare: «noi non ci dobbiamo dimenticare che quando qualcuno smette di rubare questo qualcuno reagisce. Cioè all’interno della burocrazia comunale all’interno di quelli che grazie alla complicità di ex amministrazioni mangiavano ci sono delle reazioni di “boicottaggio” nei confronti di Virginia Raggi».
Insomma se gli alberi cadono e le strade si allagano è per colpa delle amministrazioni di prima, del vento forte, del riscaldamento globale e di quelli che remano contro il MoVimento 5 Stelle dall’interno della Pubblica Amministrazione.
La domanda che sorge spontanea è, ma la Raggi qualche responsabilità ce l’ha? Sarebbe la prima volta nella storia di Roma che un sindaco non ha alcuna responsabilità e non è in grado di governare la città .
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 2nd, 2018 Riccardo Fucile
ALTRO CHE TRAMUTARE I CONTRATTI PRECARI IN QUELLI A TEMPO INDETERMINATO, LE AZIENDE PER RISPARMIARE LICENZIANO
«Nell’azienda Comdata, il call center che nel tempo è diventata la più grande impresa della
provincia per numero di occupati, quasi 200 lavoratori hanno ricevuto la comunicazione del mancato rinnovo del contratto in somministrazione in scadenza al 31 ottobre».
La coordinatrice provinciale del Nidil Cgil Lecce, Sabina Tondo, mette sotto accusa il Decreto Dignità di Luigi Di Maio: «I primi effetti del decreto Di Maio, il cosiddetto decreto Dignità , si cominciano a vedere sui lavoratori salentini»
Nelle intenzioni governative, il limite ai rinnovi dei contratti precari avrebbe dovuto incentivare il ricorso al tempo indeterminato.
In realtà l’effetto ottenuto è opposto: centinaia di persone hanno di fatto perso il lavoro.
Per effetto del Decreto Di Maio, molte aziende hanno deciso di non rinnovare i contratti in scadenza ieri. In questo modo le imprese evitano aggravi contributivi. «I lavoratori che hanno maturato un’anzianità di oltre 12 mesi, specialmente chi aspirava ad una stabilizzazione frutto di anni di lavoro, sono stati traditi dal Decreto Di Maio», dice ancora la Tondo.
La parte amaramente curiosa della vicenda è che ieri quando il comunicato della Nidil-CGIL è stato pubblicato dalle testate pugliesi e del Salento si è scatenata una caccia al giornalista colpevole di aver dato una notizia non bella per il governo Lega-M5S, denunciata ieri da Valentina Fragassi della CGIL: “Come nelle migliori performance dell’insulto emulate dai loro rappresentanti, qualche giorno fa in ordine di tempo la nostrana ministra dispensava con poca eleganza lezioni di giornalismo sicuramente in seguito alla laurea conseguita sul web, si leggono commenti di disprezzo sui giornalisti che evito di riportare perchè fanno venire il voltastomaco. Commenti che ora passeranno al vaglio dei nostri avvocati, perchè ci riserviamo di adire le vie legali: basta con l’inondazione di insulti gratuiti sul web. La civiltà per me non è un optional!”.
“Il datore di lavoro ha l’obbligo di attenersi al limite del 30 per cento di interinali sulla platea dei lavoratori dipendenti. Questo costringe le aziende in cui in questi anni si è fatto un uso sregolato e quasi strutturale di interinali a sfrondare. E così dall’oggi al domani, i lavoratori interinali, praticamente ormai strutturati in tantissime nostre realtà produttive, si sono ritrovati ad essere lavoratori in eccesso”.
Che la situazione fosse questa non è comunque una sorpresa. secondo i dati diffusi qualche giorno fa dall’Istat il tasso di disoccupazione è risalito al 10,1%.
Le persone in cerca di lavoro sono 2.613.000, in aumento di 81 mila unità (+3,2%) rispetto ad agosto e in calo di 288 mila unità su settembre 2017.
Un dato su cui pesa anche il calo degli inattivi, coloro che non hanno un impiego nè lo cercano, calati di 41 mila unità .
Male anche il dato sui giovani: la disoccupazione giovanile risale al 31,6%, in aumento di due decimi di punto rispetto al mese precedente. Ma il numero che ci interessa di più è il dato sugli occupati, diminuiti di 34 mila unità su agosto (-0,1%). Un calo concentrato soprattutto sui dipendenti permanenti (-77mila) mentre aumentano gli occupati a termine (+27mila) e i cosiddetti indipendenti, cioè imprenditori, liberi professionisti, lavoratori autonomi (+16mila).
Il risultato di -77mila per i contratti a tempo indeterminato, che secondo le intenzioni del ministro del Lavoro e dello Sviluppo Luigi Di Maio sarebbero dovuti aumentare con la stretta sulle tipologie “precarie”, è uno dei più forti degli ultimi due anni. Gli occupati sono calati di 34mila unità a settembre, mentre l’INPS ne pronosticava ottomila in un anno. Il decreto è entrato in vigore il 14 luglio, poi è stato convertito in legge ad agosto, con l’introduzione del regime transitorio fino al 31 ottobre.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 2nd, 2018 Riccardo Fucile
GLI ENTI LOCALI AVRANNO MANO LIBERA, SALTA IL BLOCCO DELLE IMPOSTE
Con la nuova legge di Bilancio salta infatti il blocco delle imposte che entrano nelle casse di Comuni e Regioni. Gli enti avranno mano libera su Imu e addizionali, come racconta oggi Paolo Baroni sulla Stampa.
Dal prossimo anno ci saranno «inevitabilmente più tasse locali» denuncia l’ex presidente della commissione Bilancio Francesco Boccia (Pd), il primo a segnalare che con la legge di Bilancio il governo ha rimosso il blocco introdotto nel 2016. «Come accade spesso nel bilancio dello Stato il diavolo è sempre nei dettagli e basta approfondire il quadro degli investimenti pubblici per capire le scelte miopi effettuate. La sintesi della manovra — commenta Boccia — è: più tasse locali e meno investimenti pubblici».
In pratica Regioni e Comuni potranno aumentare le aliquote fino ai livelli massimi. Ovvero sino al 3,3% per l’addizionale Irpef regionale, lo 0,8% per quella comunale (con l’eccezione di Roma che è già allo 0,9%) e lo 10,6 per mille per Tasi e Imu. Oggi sono ben 6782 Comuni che potrebbero rivedere al rialzo le addizionali perchè non hanno ancora raggiunto il tetto massimo, mentre altri 6516 possono rialzare l’Imu.
Aumenteranno anche le sigarette:
Il pacchetto da 20 sigarette con l’anno nuovo sarà più caro di 10 centesimi a prescindere dalle fasce di prezzo dei vari prodotti. Per il 2019 sono infatti previsti rincari della tassazione sulle sigarette per 108 milioni, altri 22,5 per il tabacco trinciato e 1,8 per i sigari.
(da agenzie)
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