Novembre 16th, 2018 Riccardo Fucile
NEL 212 D.C. L’IMPERATORE CARACALLA “CONCESSE LA CITTADINANZA ROMANA A TUTTI GLI ABITANTI DELL’IMPERO”… LA MOSTRA SUI SEVERI A ROMA
Dovremmo sapere, quando si parla con vanto della storia della penisola a presunta difesa
dalle tradizioni altrui. L’antica civiltà romana, per esempio. Al Colosseo, Foro Romano e Palatino la mostra “Roma Universalis.
L’impero e la dinastia venuta dall’Africa” propone una lettura al grande pubblico sulla dinastia dei Severi, famiglia imperiale che regnò per quarant’anni, dal 193 al 235 d.C., la quale emanò leggi che oggi manderebbero su tutte le furie gli attuali esponenti di governo.
Tra le riforme, segnalano gli organizzatori, nel 212 d.C. Caracalla emanò la constitutio antoniniana.
L’imperatore “concesse la cittadinanza romana a tutti gli abitanti liberi dell’impero. Un provvedimento rivoluzionario, che portava a compimento un processo plurisecolare di estensione dei diritti civili e con cui finalmente si completavano le premesse ideali di universalismo e cosmopolitismo implicite nell’istituzione imperiale, solo parzialmente realizzate da Augusto più di due secoli prima”, scrivono nella nota stampa l’ideatrice Clementina Panella e gli altri due curatori, Alessandro D’Alessio e Rossella Rea.
Non è chiara la portata della legge? Fu “una sorta di Ius Soli ante litteram”, commenta all’Ansa Alfonsina Russo, la direttrice del Parco Archeologico del Parco archeologico Colosseo, l’istituzione che ha promosso questa rassegna con l’organizzazione e la promozione di Electa.
Andrà forse ricordato che di norma i romani non obbligavano le popolazioni sottomesse a piegarsi ai culti e alla religione dell’Urbe.
Anzi, spesso nella storia assorbivano, prendevano spunti, culturali, architettonici, militari, dai popoli conquistati.
D’altronde da dove venivano i Severi? Settimio Severo da Leptis Magna, in Libia, la moglie Iulia Domna da Emesa, in Siria “nominata Augusta e donna di grande influenza politica”, ricordano sempre gli organizzatori.
I reperti e le opere sono esposti al secondo ordine del Colosseo (un centinaio di pezzi), al Palatino è reso visibile al pubblico “per la prima volta” le vestigia delle cosiddette Terme dell’imperatore Elagabalo, statue nel Tempio di Romolo e lungo i luoghi dei Severi “estesi su circa due ettari, di cui i segni più evidenti sono le imponenti arcate e le terrazze, insieme allo Stadio”.
Nel Foro Romano viene aperto alla visita per la prima volta un tratto del vicus ad Carinas, tra i più antichi percorsi di Roma e collegava il popoloso quartiere “delle Carine” sul colle Esquilino.
Accompagnano la mostra un volume di studi e, a misura dei visitatori, una guida in italiano e inglese.
La mostra è aperta fino al 31 agosto 2019
(da Globalist)
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Novembre 16th, 2018 Riccardo Fucile
“CI HO MESSO PASSIONE, MI SONO INIMICATA I POTERI FORTI, HO SACRIFICATO PARTE DELLA MIA VITA E ORA PENSATO DI BUTTARMI FUORI?”
Elena Fattori, senatrice M5s che vorrebbe lottare per i principi originari del Movimento per questo derubricata nel ruolo di dissidente, ci tiene a precisare, parlando al Corriere della sera, che lei ieri non ha votato il decreto Genova perchè stava male. “Avrei tanto voluto esserci al Senato per il voto sul decreto Genova e Ischia».
Anche se avrebbe votato contro, come precisa.
«La questione del condono di Ischia la sapete. È una schifezza. E mi sarebbe interessato capire cosa si diceva degli emendamenti sullo sversamento dei fanghi velenosi».
Ma la Fattori non è solo allarmata dai contenuti della ora legge su Genova, ma dalla piega del confronto nei M5s.
«Nel Movimento non c’è discussione. Non c’è più una sede dove si possa discutere di queste questioni. Siamo passati direttamente dalle riunioni fiume alle ratifiche. Basterebbe una via di mezzo»».
E alla testuggine di Di Maio che attacca lei come altri non più ortodossi sui soldi da versare risponde:
«Quello è un mantra che non funziona più. No, è stato usato per tutte le espulsioni e non ci crede più nessuno. La brutta figura la fa chi mette in giro queste voci».
E aggiunge a chi dice nel Movimento che se vengono cacciati devono pagare una penale di 100mila euro:
«Centomila euro? Se mi cacciano, glieli chiedo io 100 mila euro. Faccio ricorso e chiedo danni biologici e penali. Dopo averci messo tanta passione, essermi inimicata i poteri forti, aver sacrificato una parte della mia vita, mica possono buttarmi fuori così».
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 16th, 2018 Riccardo Fucile
E NELLA LEGA IN NOVE NON HANNO VOTATO… CHI REGGE IL GOVERNO ORMAI E’ LA MELONI CHE NON SI VERGOGNA NEPPURE
L’espulsione di Gregorio De Falco è congelata: i vertici del MoVimento 5 Stelle avevano
fatto sapere l’altroieri che la cacciata dell’ex capitano diventato senatore per volontà di Luigi Di Maio — che ha scelto i candidati per l’uninominale prendendosene la responsabilità — sarebbe arrivata dopo l’approvazione del Decreto Genova.
Ma dopo l’ok dell’Aula e lo show a pugno chiuso di Toninelli qualcosa è cambiato.
Il P.S. sul Blog delle Stelle, metodo scelto per annunciare la giubilazione di De Falco, non è comparso anche se lui il Decreto Genova con il condono per Ischia non lo ha votato, così come altri nove (Vittoria Deledda Bogo, Alfonso Ciampolillo, Saverio De Bonis, Luigi Di Marzio, Elena Fattori, Michele Giarrusso, Cinzia Leone, Paola Nugnes e Mario Turco) mentre il conto della fronda grillina arriva a 15.
Secondo Il Fatto è stato Di Maio a fermare tutto un minuto prima del via all’operazione: “Terrebbe alto il tema dei dissidenti, e con decreto fiscale e manovra sul tavolo ci renderebbe più fragili di fronte alla Lega”.
È stato Roberto Fico, secondo questa ricostruzione a far cambiare idea a Di Maio:
Così De Falco resta a bordo. Come Nugnes, vicina a Fico, che non aveva votato la norma su Ischia.
E da qui si torna al pacificatore. Al Fico in silenzio da giorni sui grandi temi, e non è un caso. Perchè il suo dissenso su certi provvedimenti (il decretoSicurezza) e certe dichiarazioni il presidente con il cuore rosso lo esprime così, tacendo.
Ma fuori sacco consulta e viene consultato dai 5Stelle, di continuo.
“Roberto fa moltissimo”, sostiene un parlamentare che lo conosce bene. Ovvero, tampona e aggiusta.
Pochi giorni fa, con i poteri di cui dispone da regolamento, ha sbloccato lo stallo sull’emendamento sulla prescrizione. Le opposizioni urlavano che fosse impossibile inserirlo nel disegno di legge Anticorruzione, la Lega faceva muro e il M5S rischiava di finire fuori strada. Ma Fico ha mediato e riaperto i termini per emendare il testo.
E la prescrizione non è evaporata.
Intanto la temperatura in Senato saliva, su quel dl Salvini che non può piacergli. E poi ecco il decreto Genova, con il condono per Ischia. Contro cui si è schierata anche Nugnes.
In ogni modo le punizioni sarebbero solo rinviate. E il conto totale potrebbe allargarsi, visto che ieri in una nota congiunta i senatori Lello Ciampolillo e Saverio De Bonis hanno scelto il sarcasmo per comunicare il loro dissenso dal gruppo: “Mentre si votava il condono di Ischia e lo sversamento di fanghi velenosi nel suolo agricolo, abbiamo preferito andare al Fatebenefratelli a donare il sangue. Chi ha violato i principi del M5S chieda scusa”.
Ieri De Falco ha annunciato a un giornale di aver effettuato la donazione con rinuncia allo stipendio che secondo la macchina del fango M5S orchestrata da Buffagni e Castelli con la regia di Luigi Di Maio sarebbe stato il vero motivo del suo dissenso.
Repubblica segnala poi che ieri hanno disertato anche 8 leghisti (che diventano nove contando l’astensione “pesante” di Umberto Bossi).
Diciannove voti in meno sostituiti dai 15 di Fratelli d’Italia, che si conferma sempre più stampella del governo.
Il risultato è uno spostamento dell’asse verso destra che, calendario d’aula alla mano, preoccupa non poco i vertici del Movimento. Specie in vista della discussione sulla legittima difesa: un’altra legge sponsorizzata dal vicepremier leghista parecchio invisa a una parte dei grillini.
(da “NextQuotidiano“)
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Novembre 16th, 2018 Riccardo Fucile
SECONDO “LA STAMPA” AVREBBE RAVVISATO PROBLEMI DI INCOSTITUZIONALITA’
La Stampa pubblica oggi a firma di Ugo Magri, uno dei quirinalisti più informati, un articolo in cui sostiene che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non ha intenzione di firmare la Manovra del Popolo a causa dei rilievi di Bruxelles.
Secondo il racconto di Magri, Mattarella avrebbe ravvisato problemi di costituzionalità dopo lo scontro con l’Unione Europea
Un vecchio europeista come Mattarella non può assistere indifferente allo scambio di colpi tra Roma e Bruxelles. Oltretutto la questione lo «interpella», come usa dire, proprio nella sua veste di garante della Costituzione.
Non a caso con insistenza le opposizioni, da Ceccanti a Brunetta, segnalano il passaggio stretto che attende il presidente della Repubblica, quando la manovra approvata e magari peggiorata nei saldi dal Parlamento tornerà entro fine anno sul suo tavolo per la promulgazione.
Già , perchè una manovra rifiutata dall’Europa e addirittura bollata come «volontaria violazione degli impegni assunti» (cioè lo scenario più temuto tra i consiglieri quirinalizi) molto difficilmente rientrerebbe nei canoni costituzionali.
Chiunque si domanderebbe cosa ci sta a fare l’articolo 97; i nostri partner europei si sentirebbero presi in giro, visto che il pareggio di bilancio venne inserito nell’articolo 81 proprio per garantire dopo il 2011: «Mai più noi italiani ci comporteremo da cicale».
Magri spiega però che il vicolo in cui si andrebbe a ficcare il Capo dello Stato non firmando la manovra sarebbe molto stretto e forse senza uscita:
Rifiutandosi di promulgare la manovra, l’uomo del Colle si assumerebbe la responsabilità degli eventuali contraccolpi, politici e finanziari. Inoltre, nel caso di rinvio motivato alle Camere, queste potrebbero confermare tale e quale la legge di bilancio, come un «me ne frego» urlato al Quirinale e all’Europa,
Ma il governo a sua volta potrebbe pagarla cara, con uno spread alle stelle.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 16th, 2018 Riccardo Fucile
RILEVATO LO SFORAMENTO DEI LIMITI DI MANGANESE, NICHEL, ARSENICO E CROMO ESAVALENTE… C’E’ IL MANAGER DELLA SOCIETA’ TAP
I carabinieri del Noe hanno sequestrato una parte consistente della documentazione
riguardante la realizzazione del gasdotto Tap nelle sedi legali e operative di Melendugno, Lecce e Roma.
Tre persone risultano inoltre indagate nell’inchiesta sul presunto inquinamento della falda aperto dalla Procura di Lecce
Si tratta di Clara Risso, legale rappresentante di Tap Italia, Michele Elia, country manager della società e Gabriele Paolo Lanza, project manager di Tap in carica dal 15 marzo scorso. L’ipotesi di reato è scarico abusivo contenente elementi inquinanti
L’operazione è stata condotta dai carabinieri del Noe di Lecce, Roma e Milano, che hanno dato esecuzione ad un decreto di perquisizione e sequestro della Procura di Lecce nell’ambito del procedimento penale aperto sulla realizzazione del gasdotto Tap
Il decreto ha riguardato nello specifico la perquisizione delle sedi legali, operative, uffici e cantieri della società Trans Adrtiatc Pipeline Spa tra Melendugno, Roma e Lecce, mentre a Villafranca padovana è stata perquisita la sede del laboratorio di analisi SGS Italia S.p.A., il centro di analisi utilizzato dalla multinazionale per le indagini ambientali sui vari cantieri dell’opera
E’ stata sequestrata una corposa documentazione anche su supporto informatico e in particolare tutti i rapporti di prova analisi e altri documenti dal novembre 2017 ad oggi collegati ai campionamenti effettuati sulle acque di falda sottostanti il cantiere Tap in località San Basilio di Melendugno.
Dalle indagini condotte dal Noe e da Arpa Puglia era stato infatti riscontrato il superamento della concentrazione della soglia di Comp di contaminazione di alcuni parametri tra i quali il cromo esavalente
L’inchiesta che ha portato al sequestro della documentazione sulla realizzazione del gasdotto Tap nasce dopo che il sindaco di Melendugno, Marco Potì, nel luglio scorso, aveva emesso una ordinanza di divieto di prelievo dell’acqua dai pozzi dell’area del cantiere, in località San Basilio.
Era stata infatti accertato lo sforamento dei limiti di alcune sostanze pericolose come manganese, nichel, arsenico e cromo esavalente, la cui presenza era stata riscontrata in quantitativi superiori alla norma, così come si evinceva dai regolari controlli effettuati da Tap
L’azienda – sempre secondo quanto veniva sottolineato nell’ordinanza del sindaco – non avrebbe impermeabilizzato l’area di cantiere come previsto nella prescrizione A36 e A55 della Via, causando la dispersione in falda delle sostanze pericolose.
(da Globalist)
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Novembre 16th, 2018 Riccardo Fucile
IL MINISTRO LEZZI: “LE AULE CADONO A PEZZI, HANNO RAGIONE A PROTESTARE”… BRUCIATE BANDIERE DELLA LEGA E DEL M5S, APPESO MANICHINO DI SALVINI A MILANO E A ROMA
Centomila studenti in piazza contro i tagli all’istruzione in 70 città . Manifestazioni senza grossi incidenti nelle vie dei centri cittadini, lancio di uova, qualche bandiera bruciata e un manichino con l’effige del vicepremier appesa ad un ponte a Roma e subito sequestrato dalla polizia.
“Siamo in 100.000 in più di 70 città italiane per manifestare contro i continui tagli all’istruzione pubblica. Alle ore 14.30 saremo a Montecitorio con un’azione per chiedere al governo il taglio dei sussidi statali ai petrolieri e il finanziamento dell’istruzione pubblica”.
Giacomo Cossu, Coordinatore nazionale di Rete della Conoscenza aggiunge: “Scendiamo in piazza perchè devono essere ripristinati i finanziamenti alla scuola e all’università sottratti negli ultimi 10 anni, con un investimento di 7 miliardi all’anno”.
Al grido di “giù la maschera” gli studenti oggi sono tornati in piazza in moltissime città italiane, da Roma a Milano, Firenze, Verona, Trento, Perugia, Napoli, Bari, Campobasso, Crotone e Messina, e poi domani a Bologna, Taranto e Siracusa. Promossa dal Link coordinamento universitario, da Rete della conoscenza, da Udu (Unione degli universitari), da Rete degli Studenti Medi e da Uds (Unione degli studenti) ed è indirizzata contro i tagli decisi dal governo in tema di Istruzione e Ricerca, il sistema dell’alternanza scuola-lavoro e per denunciare la situazione fatiscente dell’edilizia scolastica e il fenomeno dell’abbandono scolastico.
A Roma mobilitazione da piazzale Ostiense, che culminerà in un flash mob nel primo pomeriggio in piazza Montecitorio. A Milano giovani manifestano a largo Cairoli. “Chiediamo – spiega Giammarco Manfreda, Coordinatore Nazionale della Rete degli Studenti Medi – che questo Governo metta giù la maschera sui fondi in istruzione. Non è accettabile che si promettano investimenti per fare propaganda, ma che allo stesso tempo il ministro dell’Istruzione dica che “bisogna scaldarsi con la legna che si ha”, e che pochi giorni dopo saltino fuori 29 milioni di euro di tagli: 14 sulla scuola, 15 sull’università “.
Enrico Gulluni, Coordinatore Nazionale dell’Unione degli Universitari, continua: “Il Governo per mesi ha annunciato l’abolizione del numero chiuso alle Università . Mai un parere degli studenti, mai una proposta concreta, mai un confronto con il CNSU. Per superare l’attuale metodo di accesso servono investimenti, che partano dall’orientamento alle scuole superiori fino alle borse di specializzazione medica, e soprattutto serve un confronto vero con gli studenti”.
A Milano Il corteo “NoSalvini day” organizzato dai collettivi studenteschi in aperta contestazione con il vicepremier e ministro dell’Interno. Le critiche dei ragazzi sono rivolte anche alle politiche del governo sui migranti.
In uno dei cartelli esposti durante la manifestazione si legge: “Saperi liberi e senza confini, no al decreto Salvini”. E poi altre rimostranze più legate al mondo dell’istruzione: “Basta alternanza sfruttamento”.
Gli studenti durante il corteo hanno lanciato uova e fumogeni e hanno imbrattato, in particolare a Milano, le vetrine di banche e società con della vernice colorata.
Vicino ai giardini Montanelli è stato bruciato un manichino con le sembianze di Salvini e poco più avanti è toccato alle bandiere con la sua effige. Uova e vernice sono state lanciate contro le vetrine, tra cui quelle di Zara in piazza del Duomo.
Tanti studenti indossavano magliette della nave ‘Mediterranea’ e sui muri lungo il percorso del corte sono apparse scritte per dire basta alle morti in mare.
In piazza Missori i manifestanti hanno seguito due diversi percorsi: una parte ha raggiunto il consolato degli Stati Uniti per manifestare solidarietà alla “carovana migrante” che sta raggiungendo con grandi difficoltà il confine tra Messico e Stati Uniti. Un altro spezzone del corteo ha puntato verso via Tirso, zona Ripamonti, dove giovedì sera hanno occupato un ex garage. Intorno alle 13 la manifestazione è terminata.
Roma Sono stati circa 5 mila – secondo alcuni gli organizzatori – gli studenti che sono scesi in piazza questa mattina a Roma. Un lungo corteo partito da Piramide ha raggiunto il ministero dell’Istruzione in viale Trastevere. Bersagli della protesta, il titolare dell’istruzione Marco Bussetti, il governo e i due suoi uomini più rappresentativi: i vicepremier Luigi di Maio e Matteo Salvini, con un occhio di riguardo per quest’ultimo.
Slogan e striscioni sono infatti quasi tutti per lui, come “Lega Salvini e lascialo legato”, fino ai riferimenti ai recenti sgomberi nella capitale con “attaccati al baobab”. Un manichino con il volto di Matteo Salvini è stato fatto penzolare prima di arrivare al Miur dal ponte Sublicio, sottratta dalle forze dell’ordine.
Uno spezzone del corteo in via Marmorata ha fatto alcune azioni sul tema scuola sicure La manifestazione, partita da Piramide, ha visto oltre 30 scuole tra cui quelle coinvolte nell’installazione di telecamere. A promuovere e organizzare la protesta gli studenti del Fronte della Gioventù Comunista (FGC), che puntano il dito contro il governo e i piani repressivi del Ministro Salvini
“Mentre le nostre scuole crollano il governo pensa a installare telecamere” dichiara Silvia Scipioni, responsabile scuol FGC Roma, “Così si scambia la sicurezza degli studenti con un problema di repressione, utile soltanto alla propaganda di governo. Oggi siamo scesi in piazza per rivendicare una scuola diversa, per mettere al centro della discussione i nostri problemi reali, sui quali Lega e Cinque Stelle tacciono e non cambiano nulla”.
Ma al centro, ovviamente, le politiche verso la scuola e i fondi destinati al comparto nella legge di bilancio in approvazione in parlamento.
“Abbiamo deciso di scendere nuovamente in piazza- ha detto all’agenzia dire alessio bottalico di link coordinamento universiatrio- perchè per l’istruzione non c’è un euro in più. Basti vedere l’alternanza scuola-lavoro dove sono stati tagliati 59 milioni di euro che non sono stati reinvestiti. Mancano anche i fondi per l’edilizia, per la ricerca”.
Napoli Sono diverse migliaia i manifestanti che a Napoli stanno prendendo parte ai due cortei per chiedere più investimenti per l’istruzione. Il corteo degli studenti e dei centri sociali partito da piazza Garibaldi, è già giunto davanti all’ ingresso dell’Università Federico II della città , dov’è in corso un convegno a cui partecipa il ministro per il Sud, Barbara Lezzi che ha detto: .
“Oggi ci sono ragazzi che manifestano Perchè le scuole cadono a pezzi e hanno ragione. Eppure dobbiamo riconoscere che ci sono i fondi e sarebbe interessante sapere perchè non sono stati spesi. Forse è perchè questo tipo di investimenti non hanno un ritorno elettorale immediato”..
Le porte d’ingresso dell’Ateneo, che sono state chiuse, sono presidiate da agenti dei Reparti Mobili che indossano il casco. Sistemato sulle scale un striscione su cui c’è scritto “Governo del manganello. Stop repressione violenza di Stato” e i ragazzi, in segno di protesta, hanno le mani dipinte di rosso, colore del sangue.
Fumogeni sono stati accesi dagli studenti arrivati in piazza Borsa. Il corteo ha ricordato l’episodio di ieri in cui, in occasione della visita del ministro Salvini, un ragazzo che manifestava nella Galleria Umberto è stato colpito da un manganello da un rappresentante delle forze dell’ordine.”Non ci fate paura – ha detto uno studente, parlando al megafono – noi continueremo a manifestare contro la violenza, la repressione e il razzismo”.
Cosenza. Centinaia di studenti di Cosenza e provincia in corteo per dire no al piano “Scuole Sicure” lanciato dal Ministro Salvini e contestare il governo Lega – M5S. La manifestazione delle scuole superiori ha attraversato le vie del centro, a organizzare la protesta del Fronte della Gioventù Comunista (FGC), che puntano il dito “contro il governo e i piani repressivi del Ministro Salvini”. “Mentre le nostre scuole crollano il governo pensa a installare telecamere – dichiara Materiateresa Salerno, militante del FGC -. Questa è solo una mossa propagandistica del Governo, che in realtà non garantisce la reale sicurezza degli studenti nelle scuole”
(da agenzie)
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Novembre 16th, 2018 Riccardo Fucile
SIC TRANSIT BORIA M5S, ORA GIGGINO A PURPETTA HA SALVATO IL M5S
Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano, è il caso ad esempio di
quello tra il MoVimento 5 Stelle e Luigi Cesaro, senatore di Forza Italia soprannominato “Giggin’ ‘a purpetta”.
Nel momento del bisogno sul voto per il Decreto Genova e sul condono edilizio per Ischia quando i dissidenti del M5S uscivano dall’Aula invece che turarsi il naso sono stati fondamentali i voti di Cesaro e dell’ex sindaco di Ischia, anche lui di Forza Italia, Domenico De Siano.
«Finalmente in questo Parlamento si è sdoganata la parola condono, finalmente in maniera costruttiva si affronta un tema che coinvolge tante comunità ».
L’ha detto il senatore di Forza Italia Domenico De Siano difendendo in Aula, al Senato, l’articolo 25 sulle pratiche di condono a Ischia che è contenuto nel decreto Genova e altre emergenze, in discussione a Palazzo Madama.
De Siano ha votato contro l’emendamento allo stesso articolo che ieri sera, in commissione, ha fatto cadere la maggioranza.
Ma soprattutto De Siano è uno dei politici di Forza Italia contro cui il MoVimento 5 Stelle si è spesso scagliato perchè indagato (e poi assolto) per corruzione sugli appalti per la raccolta dei rifiuti a Ischia.
Il caso più clamoroso riguarda però il voto a sostegno del governo e della maggioranza Lega-M5S da parte del senatore Luigi Cesaro che divenne famoso perchè protagonista di un post di Alessandro Di Battista nel luglio del 2014. In quell’occasione l’ex deputato e ora pasionario pentastellato ripercorreva il curriculum del senatore forzista: «autista di Raffaele Cutolo, boss della Nuova Camorra Organizzata. Cesaro e’ accusato di concorso esterno in associazione di stampo camorristico e di sostegno (con la sua attività politica) al clan dei casalesi».
Di Battista spiegava che «questi sono i personaggi che vediamo ogni giorno, questi sono i soggetti scelti da Renzi per riformare la costituzione e scelti da Napolitano per riformare la giustizia».
Durante un intervento da Santoro il deputato grillino rincarava la dose: «se una persona non è convinta della durezza della nostra battaglia, dei pericoli che questo Palazzo nasconde, questo Palazzo è una vasca di squali, o siamo estremamente intransigenti duri e compatti oppure questo palazzo ti risucchia. Sono bravi i parlamentari soprattutto i pezzi grossi a cooptarti, infinocchiarti, a prometterti qualcosa, a farti sentire uno statista».
Da oggi al curriculum di Cesaro e De Siano si può aggiungere che questi sono i soggetti che aiutano il governo Conte e il partito di Luigi Di Maio a far approvare condoni edilizi a favore degli abusivi di Ischia.
Era ovvio: una volta scelta la strada del condono il M5S ha abbandonato la “durezza” della sua battaglia.
Ironia della sorte nel 2014 Di Battista accusava i senatori che volevano abbandonare il M5S di non averci creduto abbastanza. Oggi sono i senatori dissidenti ad essere quelli della linea dura mentre il MoVimento si avvale dell’aiuto degli “squali” di Palazzo Madama.
E il pugnetto chiuso di Danilo Toninelli in Aula diventa così il simbolo della vittoria dell’inciucio.
(da Globalist)
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Novembre 16th, 2018 Riccardo Fucile
I MILITARI ERANO IMPIEGATI NEL PATTUGLIAMENTO DI “STRADE SICURE”, OTTO I CASI ACCERTATI, CHIEDEVANO DA 50 A 100 EURO
Erano in servizio di pattugliamento sulle strade di Prato, nell’ambito dell’operazione Strade sicure, ma per far passare cittadini cinesi che transitavano con i loro furgoni nella zona industriale del Macrolotto 1, a sud della città , pretendevano e ottenevamo denaro.
Per questo quattro paracadutisti del 183° Nembo di Pistoia sono stati arrestati e posti ai domiciliari con l’accusa di concussione dopo un’indagine condotta dalla squadra mobile.
I militari sono tutti ‘di carriera’: hanno tra i 22 e i 43 anni e sono originari delle province di Prato, Pisa e Pistoia.
Le misure cautelari, eseguite dal gip su richiesta del sostituto procuratore Lorenzo Gestri, sono il frutto di un’inchiesta nata da un’informazione confidenziale arrivata alla Digos. I casi contestati al momento sono otto, tra maggio e luglio: ogni volta si trattava di somme che andavano dai 50 o 100 euro.
Non è chiaro da quanto i quattro militari avessero iniziato a pretendere soldi dagli autisti dei furgoni, come è stato spiegato anche dagli inquirenti.
Di certo dopo la segnalazione i telefoni cellulari dei paracadutisti sono stati messi sotto controllo.
Tra l’altro i pattugliamenti e i controlli avvenivano in zone dove non era previsto lo schieramento dei militari dell’operazione Strade sicure.
I cittadini cinesi vittime delle concussioni avevano creato una chat nella quale veniva segnalata la presenza in strada dei militari che taglieggiavano gli autisti.
L’Esercito ha espresso “profondo sdegno e condanna”. “Il personale coinvolto si è macchiato, laddove le attività di indagine lo confermassero, di un comportamento inqualificabile per uomini e donne che indossano l’uniforme” e, “confermando la massima collaborazione e trasparenza con gli organi inquirenti, l’Esercito ha già avviato tutte le procedure per l’immediata sospensione dei militari dal servizio”.
La Forza armata – che manifesta “totale intransigenza, tolleranza zero, nel perseguire tali inaccettabili condotte” – sottolinea che “tali isolati avvenimenti violano l’etica militare e non rispettano i principi e i valori su cui si fonda la nostra storica Istituzione e il suo personale che, invece, con profonda onestà , professionalità , e spirito di sacrificio, quotidianamente svolge il proprio dovere, in Italia e all’estero, anche a rischio della propria vita”.
(da agenzie)
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Novembre 16th, 2018 Riccardo Fucile
LA DECISIONE DEL TRIBUNALE DI BARI SULLE FALSE DICHIARAZIONI
Il gup del Tribunale di Bari Rosa Anna Depalo ha rinviato a giudizio Silvio Berlusconi per
il reato di induzione a rendere false dichiarazioni all’autorità giudiziaria sulla vicenda escort.
Il processo inizierà il 4 febbraio 2019. Al termine dell’udienza preliminare il giudice ha dichiarato inoltre la propria incompetenza territoriale nei confronti dell’ex direttore de L’Avanti Valter Lavitola, disponendo la trasmissione degli atti ai magistrati di Napoli.
Stando all’ipotesi accusatoria, sostenuta da Pasquale Drago e Eugenia Pontassuglia, Berlusconi, all’epoca presidente del Consiglio, avrebbe fornito all’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, per il tramite di Lavitola, avvocati, un lavoro e centinaia di migliaia di euro in denaro, perchè mentisse ai pm baresi che indagavano sulle escort portate nelle residenze estive dell’ex premier fra il 2008 e il 2009 e sui suoi interessi in Finmeccanica.
Nel procedimento contro Berlusconi è costituita parte civile la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha rilevato il danno d’immagine causato dalle condotte dell’ex premier, accusato di aver pagato le bugie di Tarantini.
(da agenzie)
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