Destra di Popolo.net

LA SOLITA BUFALA DELLA MANINA DI SOROS DIETRO AL GLOBAL COMPACT

Novembre 29th, 2018 Riccardo Fucile

LA STORIELLA DI SOROS CRIMINALE GLOBALISTA E’ DEGNA DEGLI PSICOPATICI RAZZISTI CHE LA DIFFONDONO

Mentre il governo si spacca sull’adesione al Global Compact for Migration dell’Onu costringendo il presidente del Consiglio e avvocato del Popolo Giuseppe Conte a fare marcia indietro sulle entusiastiche dichiarazioni fatte davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ecco spuntare l’argomento forte della critica sovranista ad un accordo che a dirla tutta non obbligherà  l’Italia a fare alcunchè.
Fratelli d’Italia ritiene invece che sottoscrivendo il Global Compact si darà  il via all’invasione organizzata (ormai hanno pudore a chiamarlo Piano Kalergi).
I primi a dare la colpa a George Soros sono stati quelli di Fratelli d’Italia che la settimana scorsa hanno accusato il governo grillo-leghista di schierarsi con il magnate di origine ungherese.
Come è noto Soros è sempre al centro di tutti i complotti sovranisti e populisti e viene accusato di finanziare le ONG e i “taxi del mare” (che non esistono).
In questo il partito della Meloni sta seguendo la linea politca dell’amico Orbà¡n. Di recente un sovranista tutto d’un pezzo come il cancelliere Kurz ha accolto a braccia aperte il trasferimento a Vienna dell’Università  “di Soros”.
La storiella di Soros criminale globalista che vuole il Global Compact per indebolire i confini italici e annacquare l’identità  nazionale è stata poi ripresa da CasaPound che sostiene che la firma dell’accordo condannerà  l’Italia «all’invasione con un piano scritto da ONU, ONG e Soros».
La notizia, inventata di sana pianta e che al suo interno racchiude la smentita di chi dice che l’invasione è già  in atto, è stata poi ripresa da altri che hanno accusato Soros, la Commissione Trilaterale e il sempre presente Gruppo Bilderberg di aver messo il turbo (suffisso molto caro ai patridioti) alla destabilizzazione sociale del nostro Paese. Questo come se l’unica meta per le migrazioni fosse l’Italia, ma non è così.
Del resto con invasione si intende — nella lingua italiana — un piano coordinato condotto da eserciti e uomini armati al fine di prendere il controllo del territorio di una Nazione, o di porzioni si esso. In Italia però non c’è alcun esercito straniero che sta impossessandosi delle nostre città .
Chi parla di invasione lo fa solo sulle scorte delle teorie complottiste del Piano Kalergi, aggiungendo lo spauracchio turbomondialista rappresentato da George Soros.
È Satana in persona a volere il Global Compact, spiega un altro sovranista.
Mentre altri ci spiegano che con la firma dell’accordo «ci saranno milioni di clandestini, stupratori e delinquenti per strada» oppure che il Global Compact serve «per regalare ulteriori risorse degli italiani alle mafiocoop dell’accoglienza e per compiacere propri elettori e amici come Soros che ne trarrebbero vantaggio!».
Tout se tient nel grande complotto turbosorosiano e non guasta affatto in questa narrazione tossica, agli occhi degli elettori di destra, che Soros sia di origini ebraiche.
Ma perchè preoccuparsi ora dell’invasione quando stando a quello che hanno detto in questi anni Giorgia Meloni e Salvini (anche lui contrario al Global Compact) l’invasione è già  in atto.
In che modo quindi l’accordo peggiorerebbe le cose e renderebbe l’invasione più invasiva? Non è dato di saperlo.
In questi anni qualsiasi cosa non abbastanza razzista o omofoba è stata accusata di favorire l’invasione, perfino le unioni civili hanno subito questa sorte.
Anche perchè alla prova dei fatti non esiste nè è mai esistita un’invasione di migranti. Ed è sbagliato perchè l’invasione tanto temuta e annunciata nelle aule parlamentari, sui social e nei salotti televisivi non c’è. E nessuno di coloro che sostiene che sia una cosa reale ne ha mai portato le prove.
I numeri parlano chiaro.
Nel mondo ci sono 65 milioni di persone che sono stati costretti a lasciare le proprie case con la forza. L’85% di queste persone è ospitato in paesi in via di sviluppo.
Paesi più poveri dell’Italia che però fanno la loro parte. Venticinque milioni sono rifugiati e 3,1 milioni di persone sono richiedenti asilo.
Si dirà : ma il problema non sono coloro che scappano dalla guerra (e invece per i sovranisti il problema sono anche loro, come hanno dimostrato le reazioni al caso Diciotti o altro) ma tutti i migranti cosiddetti economici. Gente che scappa dalla fame e dalla povertà .
I dati di Eurostat certificano che all’interno dei confini dei 28 paesi membri della UE (quindi compreso il Regno Unito) vivono circa 22 milioni di cittadini   che provengono da paesi extra europei (il 4% del totale su oltre 500 milioni di abitanti).
Inoltre ci sono 16 milioni di persone, cittadini di uno Stato della UE, che vivono in un altro stato membro (gli italiani costituiscono la terza nazionalità  per numero di emigranti interni alla UE).
In termini relativi il paese più “invaso” (in rapporto agli immigrati sulla popolazione residente) è il Lussemburgo, mentre l’Italia — che pure ospita 5 milioni circa di extracomunitari — si trova a metà  di questa particolare classifica.
Va inoltre precisato che non tutti gli extracomunitari provengono dall’Africa, e non tutti fanno parte della forza d’invasione le cui dimensioni (al di là  dell’intenzionalità  dell’invasione) risultano notevolmente ridimensionate.

(da “NextQuotidiano”)

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FONDI LEGA, LA CASSAZIONE: “OK AL SEQUESTRO DELLE CASSE DELLA SEZIONE TOSCANA DELLA LEGA”

Novembre 29th, 2018 Riccardo Fucile

“C’E’ CONTINUITA’ PATRIMONIALE TRA LEGA FEDERALE E DIRAMAZIONI TERRITORIALI”

C’è continuità  patrimoniale tra la Lega federale e le sue diramazioni territoriali, come la Lega Toscana, per cui il sequestro di 16 mila euro trovati nelle casse `toscane’ da parte della Gdf – nell’ambito della ricerca dei 49 milioni da confiscare al Carroccio dopo le condanne di Umberto Bossi e Francesco Belsito per la maxitruffa sui rimborsi elettorali – è legittimo.
Lo ha deciso la Cassazione confermando quanto stabilito il 17 luglio dal tribunale del Riesame di Genova dopo il rinvio della stessa Suprema Corte.
Il tentativo della Lega di sottrarsi al sequesto dei conti, attraverso la ridistribuzione alle varie sedi locali, è fallito, i giudici di Genova avevano ragione.

(da agenzie)

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SEQUESTRATE AREE NEL TERRENO DEL PADRE DI DI MAIO, TROVATI RIFIUTI INERTI

Novembre 29th, 2018 Riccardo Fucile

ORA CI SARANNO LE VERIFICHE DELL’UFFICIO TECNICO PER STABILIRE SE I MANUFATTI SONO ABUSIVI

La polizia municipale di Mariglianella ha sequestrato alcune aree del terreno di proprietà  del padre del vicepremier Luigi Di Maio per la presenza di rifiuti inerti.
Lo ha detto ai cronisti il comandante dei vigili Andrea Manganici.
Per quanto riguarda i fabbricati, ha aggiunto, “sono state prese le misure per le verifiche dell’ufficio tecnico”.
Si tratta del primo esito del sopralluogo effettuato in mattinata con alcuni tecnici del Comune. Entro 48 ore gli atti potrebbero essere inviati in procura a Nola.
È iniziato alle 10 il sopralluogo   della polizia municipale nel terreno di proprietà  di Antonio Di Maio, padre del vicepresidente del Consiglio, sul quale si trovano manufatti che potrebbero essere abusivi
I vigili hanno verificato le costruzioni insieme ad alcuni tecnici. In mattinata si sono registrati momenti di tensione fra alcuni residenti della zona e i cronisti.
“Fino a ieri nessuno conosceva Mariglianella, adesso siete tutti qua”, ha gridato un uomo all’ingresso della stradina che conduce al terreno, il cui accesso è in questo momento presidiato da una vettura della polizia municipale.

(da agenzie)

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TUTTO QUELLO CHE NON TORNA NELLA “TRASPARENZA” DI DI MAIO

Novembre 29th, 2018 Riccardo Fucile

AUMENTANO I DUBBI SUL SUO RUOLO NELL’AZIENDA DI FAMIGLIA…NEI MESI ESTIVI NON RISULTA CI ABBIA LAVORATO, ASSUNTO NEL PERIODO IN CUI “NON PARLAVA” CON SUO PADRE, LA MADRE SOCIA QUANDO LE SAREBBE STATO VIETATO DALLA LEGGE SUGLI INSEGNANTI…LA SEDE LEGALE TRA LE MACERIE

Luigi Di Maio ieri ha attivato il protocollo massima trasparenza sui suoi contratti di lavoro con la ditta del padre Antonio.
I dati relativi alla sua assunzione nel 2008 sono stati pubblicati sul Blog delle Stelle dove il vicepremier ha anche caricato le varie dichiarazioni patrimoniali già  disponibili sul sito della Camera dal 2013.
Se l’idea era quella di fare chiarezza sulle vicende della sua famiglia, le assunzioni in nero nella ditta dei genitori e i presunti abusi (tutti da verificare) relativi ad un terreno di proprietà  della famiglia a Mariglianella, i dubbi sono aumentati
Cosa c’è di “strano” nel contratto di Luigi Di Maio?
Partiamo dal contratto di lavoro del vicepremier. Di Maio è stato assunto con contratto a tempo determinato nella ditta dove il padre era direttore dei lavori nel 2008 da fine febbraio a maggio per lavorare come manovale in un cantiere a Napoli.
In quello stesso periodo però Di Maio ha detto nei giorni scorsi che lui e il padre non erano in buoni rapporti e non si parlavano.
Cose che capitano in tutte le famiglie, nondimeno risulta strano che nonostante i rapporti fossero tesi Di Maio — che l’anno prima aveva preso il tesserino da pubblicista — abbia accettato di lavorare per il padre.
Curiosamente proprio a quello stesso periodo risale l’assunzione in nero di Domenico Sposito che   ha fatto causa all’azienda di Antonio Di Maio per i fatti che risalgono al periodo compreso tra 2008 e 2011: all’epoca gli venivano corrisposti 37 euro al giorno invece dei 75 pagati nel tempo pieno.
Di Maio era a conoscenza del contratto di lavoro stipulato da un suo collega? Hanno lavorato nello stesso cantiere? Questo il vicepremier non lo chiarisce
Che fine ha fatto il lavoro estivo di Di Maio?
Così come le buste paga pubblicate sollevano un ulteriore dubbio.
Alle Iene Di Maio ha detto di aver lavorato d’estate nei cantieri del padre, ma l’ultimo cedolino risale a maggio del 2008.
Può essere che Di Maio abbia dato un’informazione non corretta alle Iene, oppure la trasparenza non è completa, visto che mancano le buste paga estive.
Repubblica però oggi pubblica l’estratto del documento dei versamenti alla Cassa Edile dal quale risulta che Di Maio non ha mai lavorato durante i mesi estivi come manovale per la Ardima di Paolina Esposito (la madre del vicepremier)
La signora Paolina Esposito e il suo ruolo nella società  di famiglia
Quella dei Di Maio è un’attività  trentennale, ricordava il vicepremier qualche anno fa, e dal contratto di lavoro si nota come ad amministrare la società  fosse Paolina Esposito cui la Ardima Costruzioni era intestata.
Il problema è che la signora Esposito in quegli anni era docente di ruolo in una scuola statale.
La normativa prevede però che gli insegnanti, che sono dipendenti pubblici, non possano svolgere il ruolo di amministratore in una società , come invece dalla lettura delle carte sembra facesse la madre di Luigi Di Maio
La sede legale della ditta? Nel terreno con i ruderi a Mariglianella
Qualche giorno fa il Il Giornale ha rivelato che Antonio Di Maio possiede alcuni terreni a Mariglianella. Su quei terreni (che sono al 50% di proprietà  di Antonio Di Maio e per il 50% della sorella) al catasto non risultano presenti degli immobili “fantasma” ovvero edifici che risultano dalle foto satellitari ma che non sono presenti sulle mappe catastali nè risultano dall’atto di vendita (del 2000).
Non è detto che si tratti di un abuso edilizio, oggi il padre del Capo Politico del M5S accompagnerà  i vigili per un sopralluogo.
Due giorni fa a DiMartedì Di Maio ha spiegato che «in questo terreno c’è un rudere colpito dal terremoto del 1980 dove vivevano mio padre, mia zia e i miei nonni prima che io nascessi poi se ne sono andati da lì. Lì c’è qualche baracca e c’è qualche edificio utilizzato come deposito degli attrezzi e ci sono degli edifici sgarrupati, sono lì credo da dopo la seconda guerra mondiale. Questo è un terreno che risale ai miei nonni, tutto quello che c’è lì si vedrà  se è accatastato o no».
Dalla lettura del contratto di lavoro risulta che proprio al civico (via Umberto I numero 69) dove si trovano quelli che Di Maio chiama depositi degli attrezzi ci fosse la sede legale dell’azienda di famiglia. Quella per la quale Di Maio ha lavorato nel 2008.
Questa informazione però il ministro del Lavoro ha dimenticato di darla a DiMartedì lasciando intendere che su quei terreni in buona sostanza non c’è nulla e quello che c’è è inutilizzato.
L’ultimo aspetto della “trasparenza” riguarda il ruolo di Di Maio in quanto proprietario del 50% della Ardima Srl (l’altro 50% è intestato alla sorella Rosalba mentre il fratello Giuseppe risulta invece essere amministratore unico).
Ieri è stato sollevato il dubbio che durante la scorsa legislatura l’allora vicepresidente della Camera avesse in qualche modo “nascosto” la sua partecipazione nella Ardima Srl. Non è così, perchè dalla documentazione patrimoniale pubblicata nel 2014 Di Maio ha notificato la sua partecipazione — senza funzioni di amministratore o sindaco — nella Ardima Srl.
Tutto nella massima trasparenza quindi? Non proprio perchè l’atto costitutivo della società  edile risale al 30 marzo 2012. L’informazione del resto è stata confermata anche dallo stesso Di Maio nel 2015 quando spiegò la genesi della Ardima per rispondere ad un articolo del Giornale.
Di Maio all’epoca spiegava che l’azienda era stata fondata nel 2012 da lui e dalla sorella e che la Ardima Srl era il frutto di una “fusione aziendale” della vecchia società  di famiglia (quella per cui ha lavorato).
Il ministro spiegava di non aver menzionato la società  “perchè non operante”.
A DiMartedì invece ha detto — rispondendo ad una domanda di Maurizio Molinari — che ne era diventato socio nel 2013.
Inoltre ha fatto sapere che oggi l’azienda non sarebbe operativa perchè non ha nessun operaio e nessun cantiere. Eppure l’ha menzionata nell’ultima documentazione patrimoniale.
L’ultimo aspetto riguarda sempre i rapporti con il padre. Se i due non si parlavano e Di Maio non sapeva nulla di quello che succedeva nella vecchia azienda per quale motivo Di Maio ha deciso di aprirne una nuova (pur non sapendone nulla) nella quale è stato fatto confluire il capitale della vecchia società  di famiglia?
Al momento della fondazione della Ardima Srl — sembra di capire — Di Maio disse che la società  “aveva mezzi, macchinari e un fatturato costante nei tre anni precedenti”.
Sembra insomma che il ministro sapesse in quale situazione era l’azienda. E del resto nessuno aprirebbe una società  senza aver fatto i debiti accertamenti. Non si tratta qui di scaricare su Di Maio le responsabilità  del padre ma di far notare: le incongruenze temporali e una certa “leggerezza” nell’apertura della nuova società .
Perchè Di Maio l’ha fatto se non sapeva nulla di quello che succedeva prima non essendosi mai interessato della ditta?

(da “NextQuotidiano”)

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DI MAIO PIZZAIOLO IN NERO A POMIGLIANO PER UN ANNO: LO RIVELA “IL FATTO”

Novembre 29th, 2018 Riccardo Fucile

ALTRI TESTIMONI: IL PADRE COMPILAVA BUSTE PAGA TAROCCATE, PAGAVA UNA PARTE IN NERO

Dopo le polemiche scatenate dall’inchiesta delle Iene – che ha svelato che il padre di Luigi Di Maio avrebbe assunto dei dipendenti in nero – il Fatto Quotidiano riporta alla luce un anno di lavoro da “non inquadrato” del futuro vicepremier alla pizzeria “La Dalila” di Pomigliano d’Arco.
Scopriamo dalla viva voce di chi serve ai tavoli, prepara le pietanze e tiene aperto il il locale che il futuro vicepremier e ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio ci ha lavorato per un anno, dall’estate 2011 all’estate 2012, cioè fino a pochi mesi della sua elezione alla Camera, come cameriere “non inquadrato”, che da queste parti significa in nero.
E non solo: ha regalato a questo piccolo ristorante la sua attività  di web master, aprendone e curandone il sito internet e la pagina Facebook “senza chiedere un euro: lo faceva a livello amichevole: era lui che faceva le foto delle pizze e le pubblicava”.
Intanto, come riportato da un’inchiesta del Corriere della sera, dalle testimonianze di alcuni lavoratori dell’azienda del padre di Di Maio emerge che l’imprenditore compilava buste paga con cifre non vere.
Antonio Di Maio compilava buste paga per i suoi dipendenti con cifre diverse da quelle reali.
Metteva un compenso inferiore a quello elargito e il resto lo pagava «in nero».
Lo hanno raccontato gli operai che lavoravano per la Ardima Costruzioni al giudice civile cui si era rivolto l’operaio specializzato Domenico Sposito.
E lui stesso non ha negato di aver effettuato «versamenti in contanti».
I verbali dei testimoni e i documenti contabili acquisiti nel corso della vertenza ricostruiscono la gestione dell’azienda di famiglia di Luigi Di Maio, ministro del Lavoro e vicepremier.
La società  era intestata alla madre Paolina Esposito, ma era il padre il vero proprietario. E nel 2014 i genitori decidono di donarne le quote ai figli: il 50 per cento ciascuno a Luigi e Rosalba facendole confluire nella Ardima srl di cui è amministratore il terzo fratello, Giuseppe.
E questa mattina sarà  proprio Antonio a dover effettuare un sopralluogo con i vigili urbani sul terreno di Marignanella dove aveva sede legale l’azienda per la verifica di alcuni edifici abusivi. Su quei terreni ci sono alcuni ruderi, ma anche un campo di calcio.

(da “Huffingtonpost”)

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I REATI DIMINUISCONO DELL’8% MA GLI IMPRENDITORI DELLA PAURA FANNO AUMENTARE LA FOBIA

Novembre 29th, 2018 Riccardo Fucile

LA “PERCEZIONE DI INSICUREZZA” MAGGIORE TRA PERSONE MENO ISTRUITE E ANZIANI … NELLE CASE DI 4,5 MILIONI DI ITALIANI C’E’ UN’ARMA DA FUOCO

In Italia c’è una diminuzione continua dei reati ma cresce nel frattempo la sensazione di insicurezza dei cittadini.
E questo non può non costituire una grande vittoria per gli imprenditori della paura, ovvero per quelli che lucrano politicamente sull’argomento.
Spiega oggi Grazia Longo sulla Stampa:
Incrociando i dati del Viminale, del Censis e di Noto sondaggi emerge la fotografia di un Paese dove, a fronte di un calo dell’8 per cento dei reati, un italiano su due ha talmente paura da ritenere la sicurezza il problema più grave dopo l’emergenza lavoro e uno su tre vorrebbe l’introduzione di criteri meno rigidi per il possesso di un’arma da fuoco per la difesa personale.
Secondo il Censis, i più convinti in questa direzione sono le persone meno istruite (il 51 per cento tra chi ha al massimo la licenza media) e gli anziani.
Nel rapporto, realizzato con Federsicurezza, viene sottolineato inoltre l’aumento del numero di persone che possono sparare: nel 2017 in Italia si contano 1.398.920 licenze per porto d’armi (dall’uso caccia alla difesa personale).
In sostanza c’è un’arma da fuoco nelle case di quasi 4,5 milioni di italiani (di cui 700 mila minori).
«La gente ha paura al punto da ritenere il tema prioritario — osserva Antonio Noto, direttore di Noto sondaggi -. L’allarme sicurezza è equamente distribuito sul territorio nazionale, senza particolari distinzioni tra Nord e Sud». Ad essere preoccupato per la propria incolumità  è il 46 per cento degli italiani, mentre il 33 per cento è d’accordo a incrementare l’uso delle armi per la difesa personale.
«E non si tratta solo di elettori del centrodestra — prosegue il sondaggista -. Di questo 33 per cento, infatti, il 40 per cento è vicino al centrodestra, un altrettanto 40 per cento non ha ideologie politiche e il 20 appartiene al centrosinistra».
Tra le altre caratteristiche di questa fetta di cittadini che rivendicano il diritto a sparare in caso di aggressione, il 65 per cento sono uomini, il resto donne, il 50 per cento ha più di 50 anni, il 25 per cento è composto da adulti e il rimanente 25 per cento da giovani.

(da “NextQuotidiano“)

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BEFANA, PIAZZA NAVONA E’ PIAZZA TREDICINE

Novembre 29th, 2018 Riccardo Fucile

20 POSTI SU 42 ASSEGNATI ALLA NOTA FAMIGLIA CHE MONOPOLIZZA IL MERCATO DEGLI AMBULANTI… CON LA RAGGI NE HANNO OTTENUTI PIU’ DI PRIMA

Venti posti sui quarantadue disponibili per la storica Befana di Piazza Navona saranno assegnati ai Tredicine e ai loro familiari.
Come da tradizione, e grazie al MoVimento 5 Stelle che l’ha rinnovata, quest’anno migliorano il risultato dell’anno scorso, quando vennero assegnati loro 17 banchi su 42 disponibili (e su 30 effettivamente assegnati).
Camilla Mozzetti sul Messaggero racconta i dettagli dell’accordo di quest’anno:
Come si mette quest’anno? L’amministrazione sotto input del neoassessore al Commercio, Carlo Cafarotti — che aveva promesso una «festa di qualità »—, ha messo a bando i posteggi non assegnati nella precedente edizione. Diciannove posteggi complessivi: 1 per i libri dei bimbi, 14 per l’artigianato, 1 per la zampognetta, 2 per i giocattoli e 1 per gli spettacoli viaggianti.
Stefano Tredicine si prende il banco dei libri e il secondo per i giocattoli, mentre il primo va a Pierina Maria Franceschelli, moglie di Dino Tredicine e parente della madre del più noto Giordano, finito nei guai nel processo Mafia Capitale.
Infine Dino si prende il banco della zampognetta che non rientra nel comparto commerciale ma “fa numero” a favore della famiglia.
Non conquistano spazi nell’artigianato solo perchè i loro affari non hanno mai toccato il settore ma basta aggiungere queste nuove assegnazioni a quelle dello scorso anno per capire come nei prossimi sette anni avranno campo libero.
Con il bando della precedente edizione, infatti, la famiglia conquistò 3 dei 7 posteggi per la vendita di alberi e addobbi di Natale e presepi (Anna Maria Cirulli —moglie di Mario Tredicine —, Rina Irene Cirulli, Tania Donatella Tredicine), 6 degli 8 posti per i giocattoli (Sandro Cirulli, Dino Tredicine, “Foodstore” di Alfiero Tredicine, Anna Maria Cirulli, Rina Irene Cirulli, Elio Tredicine), 6 dei 10 banchi per i dolci (Giuliano Adduocchio, Alfiero Tredicine, Giovanni Zappalà , Mario Tredicine, Rina Irene Cirulli, Anna Maria Cirulli) e in ultimo 2 dei 3 posti per i palloncini ripartiti tra Alfiero Tredicine e Sandro Cirulli.
Il conto arrivava a 17 che sale ora a 20 con l’ultima tornata di assegnazioni. Chiaramente anche quest’anno — sempre sul fronte dell’artigianato — non sono stati assegnati tutti i 20 banchi previsti semplicemente perchè gli artigiani non ci sono più. Tant’è vero che se anche gli ultimi vincitori ritireranno le concessioni, si arriverà  ad avere una piazza allestita con 42 banchi commerciali anzichè 48.

(da “NextQuotidiano”)

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INSULTI RAZZISTI ALLA MIGRANTE ERITREA, IL VESCOVO DI RAGUSA CHIEDE SCUSA A NOME DELLE PERSONE CIVILI

Novembre 29th, 2018 Riccardo Fucile

INSULTATA IN OSPEDALE DURANTE UNA VISITA ALLA FIGLIA NEONATA… IL VESCOVO: “ODIO ALIMENTATO DA UNA POLITICA CHE MIRA A DIVIDERE”

Dopo la messa celebrata per i tre anni del suo episcopato a Ragusa, il vescovo, monsignor Carmelo Cuttitta, ha voluto chiedere scusa a nome della comuinità  a Fara, la donna eritrea vittima di razzismo in ospedale
Arrivata al porto di Pozzallo sabato scorso dopo aver appena partorito, Fara, vittima di violenza sessuale in Libia, è stata bersagliata da insulti razzisti.
E’ successo all’ospedale Paternò Arezzo dove è ricoverata la figlia neonata.
“Ha un virus – le hanno gridato – è inaccettabile che stia qui. Vattene, porti malattie”. In un clima che si è surriscaldato tanto da rendere necessario l’intervento dei carabinieri.
Sull’episodio è tornato il vescovo di Ragusa Cuttitta. “Voglio mettere in risalto – ha detto – quanto accaduto ieri in Neonatologia. Una donna eritrea che si temeva per il solo colore della pelle potesse contagiare chissà  quali malattie ad altri bambini ci induce a fare qualche riflessione”
“Come vescovo di Ragusa – ha proseguito – questo mi induce a chiedere scusa perchè ad agire sono stati ragusani, sicuramente battezzati che magari si professano cristiani. E allora spetta anche al vescovo chiedere scusa perchè l’umanità  non ha colore, perchè siamo tutti figli dello stesso Padre, perchè non possiamo professarci cristiani e poi assumere comportamenti che negano il Vangelo”.
“Viviamo in un clima di crescente insofferenza – ha aggiunto il vescovo di Ragusa – alimentato anche da una politica che mira a dividere, a creare allarmi e genera paura e su questa paura e su un linguaggio e su atteggiamenti spregiudicati fonda la sua capacità  di accrescere i consensi”.
“L’episodio di ieri – ha concluso il vescovo – è un figlio di questo clima che vuol negare valori come l’accoglienza e la solidarietà  e vuol privare a una consistente parte di umanità  anche il diritto al futuro e alla speranza. Questa donna, mamma un bambino appena nato, si era avvicinata ed è stata allontanata in malo modo. Non possiamo rimanere inerti quando ne va di mezzo la vita degli altri e i disagi degli altri”.

(da Globalist)

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LA RIVALUTAZIONI DELLE PENSIONI TAGLIATA ANCHE NEL 2019

Novembre 29th, 2018 Riccardo Fucile

SI SAREBBE DOVUTO ARRIVARE A UNA RIVALUTAZIONE PIENA, MA IL GOVERNO RAFFREDDA GLI AUMENTI DI LEGGE…EVVIVA IL GOVERNO DEI RICCHI

La rivalutazione delle pensioni sarà  tagliata anche nel 2019, a partire dagli assegni che valgono 1.500-2.000 euro lordi mensili. È un’ipotesi ormai molto concreta, che dovrebbe trovare posto nel pacchetto pensioni destinato a prendere forma come emendamento alla legge di bilancio oppure come autonomo provvedimento di legge, eventualmente un decreto(la decisione politica su questo aspetto non è stata ancora presa, fa sapere Il Messaggero).
Il governo quindi torna a intervenire sulla materia dopo 5 anni di applicazione del cosiddetto “schema Letta”, introdotto dall’omonimo governo nel 2014 e poi prorogato per un biennio fino a tutto il 2018.
Dal prossimo anno era invece previsto che si tornasse alla “normalità ” ovvero ad una rivalutazione quasi (ma non del tutto) piena secondo in base ad una formula definita da una legge del 2000
Il meccanismo a cui si lavora in queste settimane (nei dossier tecnici viene descritto come “raffreddamento” degli aumenti) risulterà  invece con tutta probabilità  meno vantaggioso
Da questa voce arriveranno alle casse dello Stato diverse centinaia di milioni, comunque contabilmente distinte dal fondo di 6,7 miliardi destinato ad allentare i vincoli della riforma Fornero.

(da agenzie)

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