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MISSIONE SOPHIA, LA GERMANIA ACCUSA IL COMANDO ITALIANO: “CI MANDANO NEI POSTI PIU’ REMOTI DEL MEDITERRANEO, DOVE NON CI SONO PROFUGHI”

Gennaio 23rd, 2019 Riccardo Fucile

OVVIO, IL GOVERNO ITALIANO NON VUOLE TESTIMONI DEI RESPINGIMENTI ILLEGALI IN LIBIA

“Operazione Sophia è stata ed è ancora un’eccellenza della politica di difesa europea. Ha contrastato il traffico di esseri umani nel Mediterraneo fino quasi a fermarlo del tutto, addestrato la guardia costiera libica, e salvato vite. Sophia ha portato tutta l’Ue nel Mediterraneo, dove l’Italia era sola prima del 2015. Se oggi l’Italia, che ha il comando e il quartier generale dell’operazione, non vuole più Sophia, siamo pronti a chiuderla”. Lo riferiscono fonti vicine all’alto rappresentante per la politica estera Ue, Federica Mogherini.
Sulla questione è intervenuto anche l’Ammiraglio Enrico Credendino, comandante dell’operazione navale europea Sophia: “Abbiamo parlato ora con i tedeschi – ha detto -: la Germania non si ritira dall’operazione Sophia. Rimane uno dei principali partner dell’operazione”.
La Germania, ha spiegato, “ha posizioni chiave che rimangono nel mio quartier generale e sulla flagship”.
“La nave che doveva arrivare il 6 febbraio è stata designata”, si tratta della tedesca Berlin che “rimarrà  in Germania pronta a muoversi in due settimane in attesa che si chiarisca la situazione dei porti di sbarco e il futuro dell’operazione”, spiega ancora. Quindi, ha aggiunto Credendino,”non cambia assolutamente nulla, la Germania rimane uno dei principali partner dell’operazione”.
Il portavoce di Angela Merkel ha detto a proposito: “Il governo tedesco s’impegna al livello europeo perchè la missione Sophia possa andare avanti”.
La ministra della Difesa ha accusato invece l’Italia riguardo alla gestione della missione Sophia: “Il comando italiano ha spedito la Marina tedesca da quasi un anno negli angoli più remoti del Mediterraneo. Dato che là  non ci sono rotte di profughi nè tratte nascoste, da almeno sei mesi noi non abbiamo avuto un compito sensato nel Mediterraneo”.
Tuttavia Ursula von der Leyen ha chiarito che se “la lite” su Sophia verrà  risolta, la Berlin potrà  “entro dieci giorni” essere di nuovo operativa nel Mediterraneo.
Il commissario europeo alle Migrazioni, Dimitris Avramopoulos è intervenuto dicendo: “Se l’Italia, che è al comando, decide di mettervi fine, spetta a lei deciderlo. Secondo me l’operazione Sophia è un successo e deve continuare”, ha proseguito il commissario, aggiungendo: “La decisione finale spetta agli Stati membri, per ora nessuna decisione è stata presa”.

(da agenzie)

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MINACCIATO IL SACERDOTE CHE AIUTA I POVERI: OGNI GIORNO 120 PERSONE GRAZIE A LUI RICEVONO UN PASTO COMPLETO

Gennaio 23rd, 2019 Riccardo Fucile

SECONDO IL DELINQUENTE RAZZISTA SAREBBE UN “SACRILEGIO” LA MENSA NELLA BASILICA DI SANT’EUSTACHIO, A ROMA … DON PIETRO: “PER ME QUESTA MINACCIA E’ UN ONORE”

“Caro reverendo, la chiesa è la casa del Signore, non dei poveri! Risponderai davanti a Dio dei sacrilegi e delle profanazioni compiuti in questa chiesa”.
È questo il biglietto di ‘augurì ricevuto oggi, nel giorno del suo compleanno, da monsignor Pietro Sigurani, rettore della basilica di Sant’Eustachio nel cuore di Roma, a due passi dal Pantheon.
La colpa di don Pietro è quella di aver trasformato la basilica in un vero e proprio ‘polo per il sociale’: da sei anni, sotto il porticato, circa 120 persone ricevono ogni giorno un pasto completo, dal primo al dolce.
Da questo autunno, poi, nelle cripte della basilica è aperta ‘la casa della misericordia’, un centro di aggregazione con docce e lavanderia, un’aula pc, un presidio di supporto psicologico e, presto, un presidio medico. “Una specie di caffè in cui chiunque può trovare riparo, fare due chiacchiere e incontrarsi”, spiega don Pietro all’agenzia Dire.
La basilica è piena dei suoi “scartati”, che aspettano l’inizio del pasto per festeggiarlo: “facciamo queste attività  da 6/7 anni, sicuramente non ci spaventano queste cose”, dice in riferimento al biglietto ricevuto.
“Anzi – aggiunge – queste cose per noi sono un onore, perchè vuol dire che capiscono che quello che facciamo è una cosa che gli da un pugno nello stomaco. Non so chi è stato e non mi interessa, c’è   ancora gente che ha questo senso dei luoghi sacri ma l’unico luogo sacro è la persona, dice il signore. L’unico spazio sacro che esiste è in ognuno di noi”.

(da agenzie)

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LA CARITAS DICE NO A SALVINI: NON ALLONTANEREMO I MIGRANTI DAI NOSTRI CENTRI

Gennaio 23rd, 2019 Riccardo Fucile

I RESPONSABILI DELLA CARITAS AMBROSIANA HANNO DECISO DI MANTENERE A PROPRIE SPESE LE PERSONE A CUI IL GOVERNO HA NEGATO I DIRITTI

Disobbedienza civile e una risposta alla disumanità : le Caritas della Lombardia non allontaneranno dai centri di accoglienza che gestiscono, i migranti che ne perderanno il diritto, in applicazione del cosiddetto Decreto Salvini
Gli ospiti, rimarranno nei centri, a totale carico degli organismi ecclesiali.
La decisione, comunicata ieri dal direttore della Caritas Ambrosiana e delegato regionale, Luciano Gualzetti durante il convegno organizzato con l’associazione “Città  dell’uomo” riguarderà , in particolare, i titolari di permesso per motivi umanitari e coloro che riceveranno il nuovo permesso per protezione speciale che non potrebbero più essere accolti nel nuovo sistema di accoglienza (ex Sprar).
Si stima che saranno quindi almeno 500 gli ospiti che beneficeranno di questa scelta e che, diversamente, secondo il nuovo provvedimento del governo, sarebbero usciti dal sistema di protezione.
Inoltre, il direttore Gualzetti ha anche annunciato che se le Caritas diocesane parteciperanno alle nuove convezioni con le Prefetture, continueranno in ogni caso a garantire, sempre a proprie spese, i percorsi di integrazione avviati: corsi professionali, tirocini in azienda.
Al contempo proseguirà  l’impegno, con Caritas italiana, per incrementare il numero degli ospiti accolti attraverso i canali umanitari, che consentono “ai migranti in condizione di grave vulnerabilità  di giungere nel nostro Paese” senza dover affrontare i rischi delle traversate del Mediterraneo gestite dagli scafisti.
Gualzetti ha poi annunciato che se le Caritas diocesane parteciperanno alle nuove convezioni con le prefetture, continueranno in ogni caso a garantire, sempre a proprie spese, i percorsi di integrazione avviati: corsi professionali, tirocini in azienda. Inoltre continuerà  l’impegno, con Caritas Italiana, per incrementare il numero degli ospiti accolti attraverso i canali umanitari, che consentono ai migranti in condizione di grave vulnerabilità  di giungere nel nostro Paese senza dover affrontare i rischi delle traversate del Mediterraneo gestite dagli scafisti.
Su 26.864 ospiti complessivi accolti in Lombardia, attualmente sono 4.514 i migranti presenti nelle strutture delle dieci diocesi lombarde.
Di questi 3.129 si trovano nei centri di accoglienza straordinaria gestiti in convezione con le Prefetture, 847 negli Sprar dei Comuni, 163 nel centri per minori stranieri non accompagnati.
Oltre la metà , 2293, sono presenti nella rete di accoglienza diffusa della Diocesi di Milano, 1204 nella Diocesi di Bergamo e il resto nelle diocesi di Brescia, Como, Crema, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia, Vigevano.

(da agenzie)

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SIBILIA LANCIA UN SONDAGGIO SU LINO BANFI CONTRO RENZI, MA IL RISULTATO PER LUI E’ TRAGICO

Gennaio 23rd, 2019 Riccardo Fucile

IL POOL SULLA SUA PAGINA FB SI RIVELA UN BOOMERANG, RENZI 88%, BANFI 12%

Un sondaggio su Facebook per testare il “sentiment” della rete sulla nomina di Lino Banfi a rappresentante dell’Italia all’Unesco.
Carlo Sibilia usa lo strumento del “pool” ma, a quanto pare, la mossa si trasforma in un boomerang.
“Lino Banfi alla commissione UNESCO in un’Italia con il Reddito di cittadinanza o Renzi presidente del consiglio? Con uno sapete già  come è finita…”.
Con una scelta semplice, tra due opzioni: Lino Banfi e Renzi.
E il risultato al momento (il sondaggio si chiuderà  alle 19), è diverso da quanto evidentemente si aspettava il deputato del Movimento 5 Stelle.
88% per Renzi, 12% per Banfi.
Un plebiscito che “punisce” l’iniziativa dal chiaro intento propagandistico di Sibilia. Già  in passato il Movimento 5 Stelle aveva usato il sondaggio con scopi simili. Il risultato, frutto anche dell’azione scherzosa ma intenzionale di alcune pagine anti-grilline, era stato simile.

(da agenzie)

argomento: Costume | Commenta »

SALVINI SALVA BOSSI E SUO FIGLIO , CONDANNATO SOLO BELSITO PER APPROPRIAZIONE INDEBITA

Gennaio 23rd, 2019 Riccardo Fucile

LA LEGA LI AVEVA ESCLUSI DALLA QUERELA NEL PROCESSO… BELSITO UNICO CAPRO ESPIATORIO: “QUANDO SONO ANDATO VIA E’ PROVATO CHE IN CASSA CI FOSSERO 49 MILIONI”

Umberto Bossi e il figlio Renzo escono dal processo sui fondi della Lega spesi per fini personali e non di partito.
Lo ha deciso la Corte d’appello di Milano che ha pronunciato per i due una sentenza di “non doversi procedere”.
Il tutto è dovuto a Matteo Salvini che aveva deciso di querelare Francesco Belsito, ex tesoriere del Carroccio, ma non per Bossi padre e figlio.
“Grazie a Salvini – è stato il commento di Renzo Bossi – e alla Lega ”
Era di diverso avviso l’accusa rappresentata dal sostituto procuratore generale Maria Pia Gualtiere la quale sosteneva: “Va estesa anche a Umberto Bossi e suo figlio Renzo” in quanto c’è “un unico disegno criminale” e “si estende a tutti gli imputati al di là  delle intenzioni del querelante”, ovvero Salvini.
Per tutti e tre, dunque, il sostituto procuratore generale chiedeva la conferma delle condanne inflitte in primo grado.
La condanna, dunque, è stata decisa per il solo Belsito: la Corte ha rideterminato la condanna a 1 anno e 8 mesi . In primo grado, invece, era stata di 2 anni e mezzo.
Per quanto riguarda la posizione di Belsito, l’avvocato Silvio Romanelli aveva concluso la sua arringa dicendo che l’ex tesoriere “prima di andarsene ha lasciato nelle casse della Lega la bellezza di 49 milioni di euro. Perchè non era solo impegnato a sottrarre fondi, come vorrebbero i giudici che lo hanno condannato in primo grado, ma ha fatto anche del buon governo: non ha lasciato la cassa vuota e ha fatto una serie di investimenti proficui”.
L’ex tesoriere, fuori dall’aula ha tenuto a precisare che “dopo le mie dimissioni, con le elezioni del 2008, sono entrati nelle casse della Lega altri 19 milioni”.
L’accusa sosteneva che tra il 2009 e il 2011 il Senatur avrebbe speso oltre 208mila euro con i fondi del partito, Renzo Bossi più di 145mila euro, tra cui diverse migliaia di euro in multe, 3 mila euro di assicurazione auto, 48mila euro per comprare un’auto, una Audi A6, e 77mila euro per la “laurea albanese”.
La pg Gualtieri aveva spiegato che la “peculiarità ” di questo processo è che era iniziato con la procedibilità  di ufficio e poi, tra il primo e secondo grado era intervenuta la nuova norma secondo la quale era necessario presentare la querela per il reato di appropriazione indebita.
Querela presentata, tramite i suoi legali, dal leader del Carroccio Salvini, lo scorso 27 novembre, poco prima della scadenza dei termini, solo nei confronti di Belsito.
Per il pg, invece, l’articolo 123 del codice penale “dice che la querela si estende a tutti i compartecipanti del reato anche contro la volontà  del querelante in quanto unica è la condotta e unico è il disegno criminoso” e, oltre a chiedere ai giudici di respingerei i motivi dell’appello presentate, ha sottolineato che la sentenza di primo grado, di cui chiede la conferma, è “solida”.
Per il difensore, “Belsito è l’anello debole della catena”, ma “non possiamo ritenere che tutto quello che manca lo abbia preso lui”. Con queste motivazioni l’avvocato Romanelli aveva chiesto l’assoluzione del suo assistito.

(da agenzie)

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PRIMO COLPO GIUDIZIARIO AL DECRETO SALVINI: “NON PUO’ ESSERE RETROATTIVO, VA RICONOSCIUTA LA PROTEZIONE UMANITARIA”

Gennaio 23rd, 2019 Riccardo Fucile

LA DECISIONE DELLA CASSAZIONE SU UN RICORSO DI UN MIGRANTE DEL BANGLADESH ORA INFLUIRA’ SUI PERMESSI DI 150.000   RICHIEDENTI ASILO

Arriva dalla Procura generale della Cassazione il primo colpo giudiziario al decreto sicurezza, fiore all’occhiello del ministro dell’Interno Matteo Salvini.
Secondo i magistrati le nuove e restrittive regole sulla concessione dei permessi umanitari ai migranti non sono applicabili alle domande presentate prima dell’entrata in vigore del decreto e non ancora decise con sentenze definitive.
Questo orientamento emerge da una requisitoria appena depositata, di cui “La Stampa” è in grado di rivelare il contenuto.
Se consolidato, ridurrebbe la portata del decreto Salvini ai migranti arrivati non prima della fine del 2018.
E quindi ai 359 sbarcati nel dicembre 2018 ma non ai 2.327 del dicembre 2017 e agli 8.428 del dicembre 2016.
Insomma a una minoranza di casi, dato il crollo di sbarchi registrato l’anno scorso.
Il caso riguarda il migrante R. M, arrivato dal Bangladesh. Dice che il suo Paese, come certificato da un rapporto di Amnesty International del 2013, “è altamente insicuro” e “non sono garantiti i diritti fondamentali dell’individuo”, per cui se rimpatriato “si troverebbe in condizioni di particolare vulnerabilità “.
La Corte di Appello di Firenze gli concede il permesso di soggiorno per motivi umanitari, valorizzando il fatto che R. M. ha trovato un lavoro durante il processo e pertanto “è inserito nel contesto sociale”.
Il ministero dell’Interno fa ricorso contestando la motivazione. La Procura generale ricostruisce la materia alla luce del decreto Salvini, che “ha eliminato la clausola generale contenente i presupposti per il rilascio della protezione umanitaria” riducendola a casi tassativi e limitati: sfruttamento sul lavoro, motivi sanitari particolarmente gravi, eccezionali calamità , atti di speciale valore civile.
Dunque la questione è se al migrante R. M. – e a tutti quelli nelle sue condizioni, arrivati in Italia prima del decreto Salvini – si applichino le vecchie o le nuove regole. Secondo la Procura generale, il diritto alla protezione umanitaria ha una base costituzionale nell’articolo 10 terzo comma, che lo colloca tra i “diritti umani inviolabili”: preesiste alla legge, che può solo riconoscerlo in capo a una persona, ma non crearlo o distruggerlo.
Questa ricostruzione porta la Procura generale a concludere per la “non applicabilità  della nuova disciplina alle vicende umane sorte nel vigore della legge antecedente” e ancora pendenti. In quei casi, il migrante “può e deve contare sul corredo normativo esistente al momento della presentazione della domanda”.
Nel senso della irretroattività  del decreto Salvini militano anche diverse sentenze della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo e della Corte costituzionale. Tanto più, scrive la Procura generale, di fronte a “dolorose vicende umane”.
Diversamente argomentando, si discriminerebbero i migranti in base alla lungaggine e all’imprevedibilità  della giustizia italiana, un fattore “puramente casuale e legato a fattori imponderabili”.
Il che contrasterebbe con la Costituzione. Il documento della Procura generale si muove nella direzione di confermare una posizione decisamente garantista sul diritto d’asilo, maturata dalla Suprema Corte negli ultimi anni.
Oltre alle intrinseche ragioni giuridiche, vanno considerate le inevitabili conseguenze politiche della decisione.
L’arrivo di Salvini al Viminale ha già  comportato una svolta nell’orientamento delle commissioni amministrative che a livello provinciale decidono sulle domande dei migranti, grazie a una direttiva del 4 luglio 2018 che ha anticipato il decreto sicurezza.
L’effetto è stato un crollo dei permessi concessi: dal 42% al 18%. In particolare quelli per ragioni umanitarie, su cui si deve pronunciare ora la Cassazione, sono calati dal 25% al 3%.
Se la prima sezione della Suprema Corte condividerà  la tesi della Procura generale, oltre a R. M. restituirà  la possibilità  di ottenere un permesso umanitario ad almeno 150 mila migranti secondo una stima dell’Asgi, l’associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione.

(da “La Stampa“)

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AUMENTANO LE PROTESTE PER I TRAVESTIMENTI DI SALVINI

Gennaio 23rd, 2019 Riccardo Fucile

DAI VIGILI DEL FUOCO AGLI ALPINI, CIVILI E MILITARI CONTESTANO IL TRAVESTITO CHE INFANGA LE DIVISE DELLE NOSTRE FORZE DELL’ORDINE SENZA CHE NESSUN MAGISTRATO GLI CONTESTI IL CODICE PENALE

Le uniche divise che non ha ancora indossato sono quelle della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera: forse perchè non dipendono dal suo ministero.
O magari, chissà , perchè con i due corpi ci sono state delle complicazioni, diciamo così, indirette (la Finanza indaga sui 49 milioni di fondi pubblici sottratti dalla Lega; la Guardia costiera salva i migranti in mare).
Ma di Matteo Salvini si può ben dire che si è guadagnato sul campo il soprannome di “ministro delle divise”.
Statistiche ufficiali non ce ne sono, eppure da quando il “Capitano” è a capo del Viminale a occhio le uscite pubbliche in cui indossa uniformi e giacconi d’ordinanza delle forze dell’ordine superano ormai quelle in cui il ministro è “in borghese”. Un’abitudine, quella dell’outfit di Stato, di cui Salvini va fiero nonostante le critiche (“me ne frego!”, ha replicato anche la scorsa settimana). E che però ultimamente gli sta creando qualche scocciatura: perchè l’irritazione e le bacchettate per l’uso improprio e disinvolto delle divise non arrivano solo da avversari politici e opinionisti. Ma direttamente da chi quelle divise le indossa, per lavoro, ogni giorno.
L’ultimo stop – ultimo in ordine di tempo – è arrivato dalla Sardegna: a Riccardo Paddeu, comandante di Alghero della compagnia dei barracelli, il corpo tipico della Regione autonoma, non è affatto piaciuto lo sfoggio della divisa (con i gradi del comandante) da parte del ministro dell’Interno.
A regalargliela era stato Michele Pais, rappresentante del sindacato autonomo dei barracelli e candidato leghista al Consiglio regionale.
“Un gesto dal quale mi dissocio fermamente – ha tuonato Paddeu – Perchè il sottoscritto e gli altri colleghi non utilizzano la divisa e il ruolo istituzionale per fare politica”.
In pratica: l’esatto contrario di ciò che fa non soltanto Pais, ma lo stesso Salvini. Per il quale da tempo, dall’inizio del suo mandato, indossare i giacconi delle forze dell’ordine e dei corpi militari è diventata una delle cifre “estetiche” della sua propaganda.
In particolare porta abitualmente il giubbotto della polizia (in diverse declinazioni). Ma lo stesso ha fatto con il “marchio” dei carabinieri, dei vigili del fuoco, della Marina militare – preferenze per la Brigata San Marco.
Una polo della Brigata il ministro dell’Interno la indossò fiero, in vacanza al mare, a fine luglio, per spegnere le polemiche legate a una fotografia (postata sulla sua pagina facebook) che lo ritraeva con addosso una t shirt diffusa tra gli ultrà  naziskin (marchio “Offence best defence”).
Una seconda uscita discutibile dopo quella del 9 maggio in tribuna d’onore allo stadio Olimpico di Roma: lì Salvini si presentò con il giubbotto d’ordinanza dei “fascisti del terzo millennio” di CasaPound Italia (marchio Pivert).
Un po’ imbarazzante per il ministro della Polizia che alterna le divise delle forze dell’ordine.
Tra i primi a protestare per il pret-à -porter salviniano è stato il sindacato Usb dei Vigili del fuoco: codice penale alla mano, il rappresentante Costantino Saporito scrisse una lettera di denuncia indirizzata al ministro, al prefetto Bruno Frattasi capo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, e al responsabile dell’ufficio Garanzia dei diritti sindacali.
Si imputava a Salvini un uso illegittimo della divisa dei pompieri (l’articolo 498 del Codice Penale stabilisce che “chiunque abusivamente porta in pubblico la divisa o i segni distintivi di un ufficio o impiego pubblico, o di un corpo politico, amministrativo o giudiziario, ovvero di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato,   va punito con una multa che varia da 154 euro a 929 euro).
Infastiditi per i look del capo del Viminale erano stati anche gli alpini: la polemica risale alla fine di agosto. Salvini aveva sfoggiato pubblicamente la maglietta ufficiale dell’Associazione alpini in due occasioni (a Milano e a Pinzolo).
Il presidente della sezione milanese dell’associazione lo criticò: “Ne va della nostra credibilità , della nostra autonomia, della nostra serietà . Una volta per tutte diciamolo forte: non siamo noi Associazione Nazionale Alpini a seguire la Lega, ma caso mai Salvini che furbescamente cavalca il sentire sincero e senza altri falsi scopi di noi Alpini”.
Immediata era arrivata anche la presa di posizione dell’Associazione nazionale con un post su Facebook: “A seguito delle recenti vicende relative all’utilizzo di nostri marchi e simboli da parte di persone esterne all’Associazione Nazionale Alpini e che a volte rivestono ruoli istituzionali, politici o comunque pubblici, l’ANA ribadisce e riafferma quanto è indicato all’art. 2 del nostro Statuto, ossia che l’Associazione è apartitica. Si afferma pertanto che ogni eventuale accostamento dei nostri simboli a situazioni politiche, personaggi politici o altro non è assolutamente promosso nè voluto dall’ANA”.
Da allora a oggi Salvini ha continuato a esibire divise e uniformi: per presenziare a eventi pubblici, in occasioni ufficiali, in momenti di relax e addirittura per fare jogging nel centro storico di Roma. Con il giubbotto della polizia il ministro si è presentato, a favore di telecamere, anche all’arrivo a Ciampino del terrorista Cesare Battisti. Il giorno dopo il collega titolare della Giustizia, Bonafede, che era con lui, per non essere da meno lo ha imitato infilando il giubbino della Polizia penitenziaria.

(da “La Repubblica”)

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GINO STRADA RISPONDE A SALVINI: “PARLA SENZA SAPERE, EMERGENCY NON PARTECIPA A MANGIATOIE, I NOSTRI BILANCI SONO TRASPARENTI”

Gennaio 23rd, 2019 Riccardo Fucile

“IN ITALIA ABBIAMO 112 AMBULATORI MOBILI E FISSI, IN 12 ANNI ABBIAMO ASSISTITO 365.000 PERSONE GRATUITAMENTE, ABBIAMO SPESO 20 MILIONI DI EURO IN ITALIA FINANZIATI ESCLUSIVAMENTE DAI CITTADINI”… LO SCONCIO DI CHI GUIDA UN PARTITO CHE HA RUBATO 49 MILIONI E SI PERMETTE DI DIFFAMARE GLI ONESTI

Matteo Salvini contro le Ong, ancora una volta.
A rispondere al vicepremier questa volta arriva uno dei volti simbolo delle organizzazioni non governative: Gino Strada, storico fondatore di Emergency.
Queste le parole scritte nelle scorse ore il ministro dell’Interno Matteo Salvini su Twitter, commentando una card in cui appare il suo volto e la didascalia: “Lo sai perchè Salvini ha tutti contro? Perchè ha fermato la mangiatoia dell’immigrazione”.
A controbattere giunge Strada sempre attraverso i social, con un post Facebook in cui specifica:
Emergency non partecipa e non ha mai partecipato a nessuna “mangiatoia”, come ha insinuato il ministro dell’Interno.
I progetti che attualmente EMERGENCY ha in Italia — 11 tra ambulatori mobili e fissi da nord a sud — sono completamente finanziati dai cittadini che vogliono garantire il diritto alla salute agli ultimi, stranieri o italiani che siano, e hanno dato il mandato a EMERGENCY di farlo.
Dal 2006, data di inizio dei nostri progetti in Italia, a oggi abbiamo speso oltre 20 milioni di euro nel nostro Paese per un totale di 365 mila prestazioni offerte gratuitamente, sempre in accordo con le istituzioni presenti sul territorio di riferimento.
Anche per il 2019, continueremo a lavorare nei nostri progetti di assistenza sanitaria di base e specialistica, orientamento socio-sanitario, assistenza psicologica, dalla periferia di Marghera alle zone colpite dal terremoto in Italia centrale. Spenderemo 3 milioni e 50 mila euro. E non prenderemo un euro dal Governo italiano per farlo.
I nostri bilanci sono da sempre consultabili online: sempre meglio sapere di che cosa si parla prima di parlare.

(da agenzie)

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LA DEPUTATA ROSSELLA MURONI BLOCCA UN BUS IN PARTENZA: “SONO PERSONE, NON ANIMALI”

Gennaio 23rd, 2019 Riccardo Fucile

“INAUDITO CHE L’AUTISTA DEL BUS NON SAPPIA NEMMENO DOVE DOVEVA ANDARE”… “QUESTE PERSONE QUA ERANO INTEGRATE, LAVORAVANO, I BAMBINI ANDAVANO A SCUOLA”

“Ho parlato con un gruppo di donne vittime di tratta, ospiti nel Cara di Castelnuovo del Porto. Erano spaventate, preoccupate per quello che le aspetta. Non sapevano dove sarebbero state trasferite e temevano anche per la loro sicurezza”.
Rossella Muroni, deputata di LeU, è davanti alla struttura che accoglieva 320 persone e che in queste ore sta chiudendo i battenti.
Nella mattinata ha deciso di bloccare il primo dei tre autobus in partenza dalla struttura: “Mi hanno detto che le persone a bordo non sapevano dove sarebbero state portate. Ho chiesto alla prefettura di far avere informazioni sulla loro destinazione. Ho chiesto semplicemente di dare delle garanzie a persone con nome e cognome, che hanno diritto di sapere cosa le aspetta”, racconta ad HuffPost.
Le risposte sono arrivate dopo circa un’ora: gli autobus in partenza dal Comune in provincia di Roma erano condotti a Teramo, a Campobasso e a Montemarciano, in provincia di Ancona.
I migranti, però, non sono stati avvertiti individualmente: “Non c’è nessuno della prefettura qui. Questo lo trovo incredibile. Manca del tutto un’informazione a livello individuale su qual è il proprio destino. In uno stato di diritto questa cosa non va consentita – continua Muroni – stiamo parlando di persone e non di animali”.
Nonostante l’attesa e l’agitazione nessuno degli ospiti ha mostrato resistenza quando gli è stato chiesto di salire sugli autobus: “Le persone che sono in procinto di essere trasferite si stanno fidando completamente. Non c’è nessun problema di ordine pubblico o di resistenza”.
A fianco degli ospiti della struttura, il sindaco di Castelnuovo, il parroco, le associazioni, i cittadini: “C’è un’attenzione molto forte del territorio. Gli ospiti erano integrati, alcuni avevano un lavoro. C’erano anche bambini che andavano a scuola. Quello che chiediamo è che sia assicurato loro ciò che è stato garantito finora”, conclude Muroni.
Dopo la partenze dell’ultimo dei tre pullman della mattinata nella struttura ci sono ancora circa 200 persone. Mentre la comunità  si mobilita per loro, attendono di sapere quale sarà  il loro futuro.

(da “Huffingtonpost”)

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