Gennaio 30th, 2019 Riccardo Fucile
NUGNES: “SE IL M5S VOTA NO ME NE VADO”… I DUE PARLAMENTARI DANNO VOCE ALLA RABBIA CHE COVA DENTRO IL M5S MENTRE DI MAIO CERCA DI GARANTIRE L’IMPUNITA’ AL SUO COMPAGNO DI MERENDE
“La scelta di Salvini, di volersi sottrarre al processo sul caso Diciotti, dimostra quanto la propaganda e gli atteggiamenti da macho forzuto si sgretolino inevitabilmente con la realtà : il Capitano Coraggioso diventa esattamente come i vecchi politici che cercano di sfuggire alla magistratura, protetti dagli amici parlamentari”.
Lo scrive su Facebook Riccardo Ricciardi, deputato M5S, postando la locandina del film ‘Capitani Coraggiosi’
“Il Governo – osserva il parlamentare – ha fatto una scelta (a mio parere sbagliata) e c’è chi se ne assume le responsabilità , come il Movimento 5 Stelle, e chi invece cerca la protezione del palazzo, mostrando il proprio volto, impavido e coraggioso per i selfie e per le dirette social, timoroso e spaventato di fronte alla realtà : forte con i deboli e debole con i forti”
Poltrona o faccia? Il dilemma tra i grillini è evidente.
E così si alza la tensione al Senato per la vicenda Salvini-Diciotti, tra l’ala ‘ortodossa’ del Movimento 5 Stelle ferma sulla scelta di dire sì all’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno e la compagine ‘governista’ che invece predica prudenza accarezzando l’idea del no.
Se il M5S dovesse ‘salvare’ il leader della Lega, decidendo di respingere la richiesta di autorizzazione avanzata dal tribunale dei ministri di Catania “non escludo l’addio al Movimento”, ha detto all’Adnkronos la senatrice grillina Paola Nugnes.
“E’ una cosa che sto valutando di fare da fine anno, almeno”, aggiunge la parlamentare campana, ribadendo la sua intenzione di votare sì al processo per Salvini.
(da agenzie)
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Gennaio 30th, 2019 Riccardo Fucile
SALVINI IN DIVISA DELLA POLIZIA IN PARLAMENTO, IL PD PROTESTA MA NESSUNO LO DENUNCIA O GLI STRAPPA DI DOSSO UN CAPO CHE NON PUO’ INDOSSARE PER LEGGE…L’ALTERNATIVA ESISTE: SE NON E’ REATO, DA DOMANI TUTTI CON LA DIVISA DELLA POLIZIA, DEI CARABINIERI E DEI VIGILI DEL FUOCO
Il ministro degli Interni Matteo Salvini oggi si è presentato al question time della Camera in
giacca e senza cravatta, ma prima, in Transatlantico, si è fatto ammirare con il giaccone blu della polizia.
Anche dopo aver risposto al question time in Aula sul caso Sea Watch (in completo scuro e senza cravatta) il leader della Lega ha lasciato Montecitorio sfoggiando un giubbotto della Polizia di Stato. “Perchè dovrei separarmene? Mi tiene caldo e mi rappresenta…”, ha spiegato il vicepremier all’Adnkronos prima di uscire dall’ingresso principale della Camera.
Il Pd ha protestato e Luigi Marattin ha scritto su twitter: “Alla Camera non possono entrare poliziotti per rispetto della volontà popolare (le funzioni di polizia sono svolte da deputati chiamati ‘questori’).
Oggi, pero’, per la prima volta da decenni, una divisa alla Camera è entrata: la indossava il ministro dell’Interno. Va tutto bene, sì?”.
Enza Bruno Bossio aggiunge: “Quanto successo oggi alla Camera è inaccettabile. Ancora una volta il ministro dell’Interno mostra il suo disprezzo nei confronti delle istituzioni repubblicane, indossando volutamente la divisa della Polizia in transatlantico alla Camera per rispondere alle domande dei cronisti. Un fatto di una gravità assoluta, non degna di un Paese democratico. Neppure chi è titolato ad indossare le divise militari, a differenza di Salvini, si sognerebbe mai di farlo nel luogo più sacro della democrazia, cioè il Parlamento italiano”
Ma le divise della polizia mancano…
Più interessante però è quello che ha raccontato oggi Daniele Tissone, segretario generale del sindacato di polizia Silp: “Ai ben forniti guardaroba di felpe e polo della polizia sfoggiati spesso da chi non appartiene alla nostra amministrazione corrisponde oggi una mancanza di risorse per le divise dei nuovi agenti tanto che la nostra amministrazione si troverà costretta, nel 2019, a vestire poliziotti appena entrati in servizio sottraendo risorse (33 milioni di euro complessivamente a disposizione per il personale già in forza), a chi soffre già , da anni, di tali croniche carenze”.
“Ha ragione il prefetto Gabrielli quando dice che mancano 60.000 operatori alle forze di polizia a causa del mancato turn over e dei pensionamenti, come anche noi denunciamo da anni. Mancano pero’ anche le divise: nell’ultima legge di bilancio sono stati infatti tagliati 2 milioni di euro che servivano per vestire i nuovi agenti in uscita dai corsi di formazione, a partire dai circa 1.200 ragazzi e ragazze che prenderanno servizio il prossimo 13 febbraio”, conclude Tissone.
(da agenzie)
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Gennaio 30th, 2019 Riccardo Fucile
LA VERGOGNA DI UN MINISTRO CHE SULLA SUA PAGINA FB NON CANCELLA I REATI ….DELRIO: “NON ABBIAMO BISOGNO DI UN MINISTRO DELLA PAURA, MA DI UN MINISTRO DEGLI INTERNI”
È diventata una spina nel fianco per Matteo Salvini. Stefania Prestigiacomo, ex ministra ed esponente di Forza Italia vicina a Silvio Berlusconi, prima è stata protagonista – insieme a Fratoianni e Magi – di una visita sulla Sea Watch che ha provocato polemiche e divisioni nel centrodestra.
Oggi ha affrontato il ministro dell’Interno durante il question time sul tema dell’immigrazione (non solo gli sbarchi, ma anche la vicenda di Castelnuovo di Porto).
Sia dai banchi di Forza Italia che da quelli del Pd si sono alzate proteste per i numeri forniti dal ministro dell’Interno.
Il presidente della Camera Roberto Fico ha richiamato i deputati e tra loro Stefania Prestigiacomo che, a microfono spento, si è alzata in piedi e ha urlato per contestare le affermazioni del vicepremier.
Prestigiacomo ha chiesto conto a Salvini della campagna sessista che sul profilo ufficiale della Lega si sta svolgendo da giorni ai suoi danni. E gli ha chiesto di far rimuovere i numerosi commenti volgari ancora presenti sulla bacheca del profilo.
Poi, in una nota, ha aggiunto: “La conclusione della vicenda Sea Watch, con lo sbarco dei 47 migranti, dimostra che la mobilitazione umanitaria, della comunità siracusana in primo luogo, è servita. La protesta civile ha acceso i riflettori dei media internazionali sul caso e ha certamente agevolato la fine dello stato di “cattività ” in cui quegli esseri umani sono stati costretti per troppo tempo, dopo essere fuggiti dall’inferno libico”.
Un battibecco è andato in scena anche tra il ministro dell’Interno e il capogruppo dei deputati Pd Graziano Delrio. “Gli italiani hanno bisogno di un ministro dell’interno e non della paura e della propaganda, si applichi”, ha detto Delrio.
Ed ha aggiunto: “Un ministro dell’interno serio si occupa di programmare i flussi e lei dice di volerli aiutare a casa loro ma nella sua finanziaria avete tolto fondi per la cooperazione internazionale. Non vada a dire in giro che li volete aiutare a casa loro. Gli scafisti non si combattono nei talk show”.
Contro Salvini anche Maurizio Martina, indagato per essere salito sulla Sea Watch insieme a Matteo Orfini: “In questo paese i prepotenti al governo fuggono dai processi anche quando hanno violato la legge – dice – noi no. Non abbiamo violato alcuna legge e siamo saliti su quella nave perchè era giusto per quelle persone. Se un paese ci processa per questo siamo pronti a risponderne”.
(da agenzie)
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Gennaio 30th, 2019 Riccardo Fucile
19 ANNI, MADRE OPERAIA, PADRE MORTO DI TUMORE, SI PRENDE CURA DI CINQUE SORELLINE: PER IL SUO DISCORSO CONTRO LA LEGGE SCHIAVITU’, ORBAN GLI HA SCATENATO CONTRO I MEDIA UNGHERESI: “VACCA”, “PUTTANA”… QUESTO E’ IL MONDO DEGLI AMICI DI SALVINI
George Soros non è piຠil solo nemico pubblico numero uno della maggioranza sovranista eletta
ungherese. Adesso il bersaglio privilegiato dei media filogovernativi è una studentessa liceale 19enne, capelli rossobruni e occhi verdi, alla soglia della maturità , da tempo impegnata nei movimenti giovanili di protesta contro il carismatico leader magiaro Viktor Orbà¡n.
Si chiama Blanka Nagy, dopo la maturità vuole studiare da regista. Da quando ha attaccato Orbà¡n, il presidente Jà¡nos Ader e la Fidesz, il partito al potere, in un durissimo e coraggioso discorso pubblico di sette minuti durante una manifestazione di protesta contro la cosiddetta legge-schiavitຠnella sua città Kecskemèt, è lei il primo bersaglio di volgarissimi attacchi di columnist e reporter del la costellazione mediatica controllata da fondazioni di oligarchi vicine a Orbà¡n.
“Stupida vacca”, “miserabile puttana di strada”, “spregevole donna arrivista”.
Cosà la definiscono ogni giorno, la diffamano in pubblico nel paese magiaro dove gli oligarchi e le loro fondazioni controllano ben 432 testate e i media critici sono al minimo possibile.
Blanka non si spaventa, e non demorde. “Al liceo mi hanno ammonito, qualcuno dice che le università mi rifiuteranno, ma allora tanto peggio, farò la cuoca. Amo cucinare, e non mi lascerò tappare la bocca”, ha detto intervistata dal reporter di Der Spiegel Kenà¶ Verseck.
Blanka è sotto tiro dal 20 dicembre scorso, quando – appunto da tempo attivista delle proteste giovanili, senza tessere in tasca – ha pronunciato un j’accuse di sette minuti contro Orbà¡n e il suo sistema di potere.
“Un’epidemia chiamata Fidesz ha infettato l’Ungheria”, ha detto acclamata dalla folla, “sono una banda di ladri che si arricchische col denaro dei contribuenti mentre la gente normale vive nella paura di non farcela ad arrivare a fine mese. Ho un messaggio per questa gente: dimettetevi e andate a fottervi!”.
“L’ultima frase mi è scappata per rabbia, ma non la ritiro”, ha spiegato Blanka al collega di Der Spiegel. La protesta cui partecipava era contro la contestata legge che autorizza fino a 400 ore annue di lavoro straordinario.
La campagna contro di lei l’ha cominciata Zsolt Bayer, giornalista amico di Orbà¡n e noto per attacchi antisemiti e contro i rom, “bestie che non dovrebbero esistere”.
Ha definito Blanka “vacca deficiente, miserabile penosa donna a buon mercato dominata da ambizioni”.
Poi si è unito al coro Andrà¡s Bencsik, direttore della testata governativa Demokrata: ha definito Blanka “Puttana di strada”.
Il preside del liceo dove Blanka, che vive nella cittadina di Kiskunfèlegyhà¡za, si prepara alla maturità l’ha ammonita, non l’ha mai difesa nè a scuola nè in pubblico.
“Non mi fanno paura, una vita dura mi ha forgiato”, ha narrato la ragazza al settimanale tedesco. “Mamma lavora alla vicina fabbrica Mercedes, papà¡ era da tempo malato di cancro e io l’ho assistito. Accompagnandolo in ospedale, ho visto coi miei occhi lo stato catastrofico della Sanità nel mio paese. Poi ho cresciuto io le mie cinque sorelle minori”. Attacchi e insulti non la preoccupano: “la questione non sono io o il mio futuro, ma il disastro cui quella gente ha portato il mio paese e la vita quotidiana della gente normale. Continuerò a parlarne in pubblico”.
(da agenzie)
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Gennaio 30th, 2019 Riccardo Fucile
IL SEQUESTRATORE DI PERSONE NON POTEVA NEANCHE PERMETTERSI CHE I PROFUGHI SCENDESSERO TRA GLI APPLAUSI DEL POPOLO SIRACUSANO, NE SAREBBE STATA LESA LA SUA NOBILE IMMAGINE
Fonti del Viminale rivelano che la Sea Watch 3 ha avuto indicazione di dirigersi verso il porto di Catania.
La scelta viene giustificata dalla presenza di centri ministeriali per l’accoglienza di minori. Una volta sbarcati, i maggiorenni saranno immediatamente trasferiti all’hotspot di Messina.
Sono stati emessi dal Tribunale per i minorenni di Catania, presieduto da Maria Francesca Pricoco, su ricorso della Procura minorile etnea, “provvedimenti di nomina di tutore per ciascuno dei minori presenti sulla Sea Watch al fine delle attività di tutela previste dalla disciplina interna e dalla normativa internazionale”.
L’atto è propedeutico allo tutela e allo sbarco dei minorenni non accompagnati che sono sulla nave della Ong tedesca battente bandiera olandese alla fonda al largo di Siracusa.
Ma non si comprende come non potessero essere sbarcati a Siracusa e poi trasferiti via terra.
Se la mossa è del Viminale, gatta ci cova: magari qualche magistrato amico è già pronto a tentare di sequestrare la nave, rimediamo l’ennesima brutta figura.
Poi non si poteva permettere che i profughi scendessero a Siracusa tra gli applausi dei cittadini, ne sarebbe stata lesa l’immagine del sequestratore di persone che pretende l’immunità .
Non a caso Salvini ha auspicato che “venga aperta un’indagine per fare chiarezza sul comportamento della Ong”. Non su di lui, che ha reiterato un reato, ovvio.
Il presidente dell’ong, Johannes Bayer, ha accusato l’Unione europea: “Siamo felici per i nostri ospiti, che il loro calvario ora giunga al termine, ma rimane un giorno vergognoso per l’Europa. I diritti umani non dovrebbero essere negoziati, e gli esseri umani non dovrebbero essere contrattati”, si legge sul profilo Twitter di Sea Watch.
Udo Bullmann, presidente del gruppo dei socialisti al Parlamento europeo, che si trova a Siracusa, replica a Salvini: “Parla di missione compiuta? Ha compiuto solo l’ennesimo attacco alla dignità umana tenendo per giorni prigionieri 47 migranti già fortemente debilitati. Sono i governi proeuropei a dimostrare solidarietà e aiuto concreto all’Italia. Dove sono gli amici di Salvini? Orban, Kaczynski, Kurz nessuno dei suoi amici è intervenuto ad aiutare l’Italia. Sono loro ad impedire la nascita di un sistema europeo consolidato che impedisca ogni volta si verifichi questa situazione. il vicepremier Salvini sta giocando sulla pelle dei migranti. È una situazione vergognosa”.
(da agenzie)
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Gennaio 30th, 2019 Riccardo Fucile
SI STA PREPARANDO LA STRADA: TRASFORMARE LA NATURA DEL VOTO IN UN VOTO DI FIDUCIA AL GOVERNO E SOTTRARRE UN IMPUTATO PER UN DELITTO EFFERATO AL GIUDIZIO DELLA LEGGE… RINNEGATI ANNI DI BATTAGLIE
Eccola, la mossa. Cercare di trasformare quello che è proceduralmente un voto
sull’autorizzazione a procedere per Matteo Salvini come una richiesta di consenso alla linea politica dell’intero governo.
È questa la prima mediazione raggiunta in un vertice notturno a tre tra Giuseppe Conte, Matteo Salvini e Luigi Di Maio.
Tirare fuori i 5 stelle dall’imbarazzo di dover votare Sì all’immunità per il vicepremier leghista costruendo una narrazione che ribalti il tavolo, e dia una connotazione tutta politica alla questione.
Attraverso un documento formale che il presidente del Consiglio depositerà agli atti del Senato e nel quale si assumerà la responsabilità di quanto successo intorno alla nave della Guardia costiera Diciotti.
Nessuno nel Movimento 5 stelle scopre la carta finale. Nessuno dice voteremo No. Ma una fonte di governo spiega: “Non possiamo fare fughe in avanti, è una strada da costruire pazientemente, c’è tempo”.
Almeno fino al 22 febbraio, deadline fissata per il voto della relazione.
Ma qualcosa è cambiato. La linea non è più quella del “Salvini vada a processo, noi staremo con lui” avanzata ieri da Alessandro Di Battista.
Ma un più paludato “dobbiamo studiare le carte”. Mario Giarrusso, unico senatore M5s alla seconda legislatura presente in Giunta ammette: “La situazione è cambiata alla luce della retromarcia del ministro dell’Interno”.
Poi il passaggio chiave: “Per noi saranno atti estremamente rilevanti ai fini della decisione”, spiega in relazione sia alla difesa del leader del Carroccio sia al documento atteso da Palazzo Chigi.
Eccolo il primo sampietrino del selciato che dovrebbe portare il Movimento a votare No in aula. Una strada complicata; è presto per dire se il cantiere reggerà fino alla meta.
Il mood è tuttavia cambiato. Uno dei componenti pentastellati della Giunta ragiona mettendo nel cassetto il Non-statuto e le battaglie di una vita e sfoderando l’armamentario giuridico: “Siamo davanti a un caso del tutto particolare. Perchè è una situazione rara, in cui il nostro organo non ha una funzione accusatoria, ma deve fare una valutazione concernente l’interesse pubblico dell’atto e la conformità ai dettami istituzionali. Dobbiamo studiare i faldoni”.
Il senatore 5 stelle Francesco Urraro spiega: “Sicuramente ci rivedremo con Di Maio sempre sulla scorta dei documenti, degli atti. Sarà una scelta tecnica prima ancora che politica”.
Parole che suonano come il miele per l’alleato leghista: “Abbiamo apprezzato le parole di ieri di Conte — dice ad Huffpost Riccardo Molinari, capogruppo del Carroccio alla Camera — ci auguriamo che la direzione di tutti sia quella”.
E mentre un uomo di governo in camicia verde ribadisce che “se voteranno Sì avremo un grossissimo problema”, la Lega si prepara a cavalcare l’onda.
E per il weekend ha organizzato una raccolta firme a sostegno del proprio leader: “Sostieni il capitano — si legge nel volantino preparato ad hoc – Sabato e domenica in tutte le piazze vieni a firmare la petizione”.
Ma l’unico voto che conta per Salvini è quello che i suoi alleati in giacca gialla esprimeranno entro il 22 febbraio in Giunta. E poi, entro un mese, nell’aula del Senato.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 30th, 2019 Riccardo Fucile
DI QUESTO PASSO SARANNO META’ DI QUELLI DELL’ANNO SCORSO (OVVERO 3672 CONTRO I 6.833 DEL 2018)… PENSI A LAVORARE INVECE CHE FARE POST
Gli immigrati occupati regolari sono 2,4 milioni e producono un valore aggiunto pari a 130 miliardi di euro, equivalente all’8,9% del nostro Pil.
Contribuiscono, con un saldo nettamente positivo, anche ai numeri dell’Inps, versando contributi pari a 11,5 miliardi di euro.
Le stime più attendibili ci dicono che attualmente gli immigrati senza permesso di soggiorno dovrebbero essere 491mila, meno comunque dei 600mila annunciati
L’anno scorso sono stati 6.833 i lavoratori rimpatriati, contro gli oltre 22.000 arrivati
I rimpatri, rispetto a Minniti, sono diminuiti.
Salvini ha riferito i dati di questo gennaio: sono 306 i migranti rimpatriati. Un numero miserello che proiettato sull’intero 2019 darebbe un numero altrettanto incredibile: 3.672. La metà dei rimpatri del 2018!
Salvini fa flop, ma perchè non lo dice?
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 30th, 2019 Riccardo Fucile
IL GOVERNO ITALIANO FIRMA IMPEGNI E POI NON LI RISPETTA… PRETENDE L’INTERVENTO EUROPEO SOLO QUANDO GLI FA COMODO
L’Italia chiede a gran voce che i partner europei rispettino la loro parola sulle quote per i
migranti, ma poi le rispetta.
Un elemento per capire quanto la situazione dalle nostre parti sia disperata ma non seria l’ha fornito il premier di Malta Joseph Muscat in una dichiarazione all’agenzia di stampa AGI.
Stiamo parlando dei 49 naufraghi che Sea Watch e Sea Eye hanno portato a Malta il 9 gennaio scorso dopo averli lasciati in mare tra Natale e Capodanno: all’epoca, dopo un interessamento della Chiesa, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte dichiarò pubblicamente che l’Italia ne avrebbe accolti 15, impegnandosi insieme a Germania, Francia, Portogallo, Irlanda, Romania, Lussemburgo e Olanda.
Conte aveva detto di avere l’intenzione di far sbarcare 15 persone dalla SeaWatch, senza spezzare i nuclei familiari e correggendo la “generosa offerta” di Di Maio su donne e bambini.
“Il governo italiano accetterà una parte di questi migranti, il numero approssimativo è stato indicato ma non spetta a me renderlo noto”, aveva detto all’epoca proprio Muscat.
All’epoca Salvini si ribellò apertamente dopo gli annunci di Conte lamentandosi di non essere stato consultato e sostenendo che non avrebbe dato l’autorizzazione all’entrata dei 15. Poi della vicenda non si parlò più per molto tempo, anche perchè altre emergenze erano in agguato.
Mancava insomma un finale a questa storia, e oggi Muscat l’ha raccontato all’agenzia AGI: l’Italia è l’unico Paese che non ha ancora avviato l’iter con Malta per il trasferimento della quote di migranti salvati a bordo della Sea Watch il 9 gennaio scorso.
“Ancora non abbiamo avuto alcun contatto col Viminale”, ha detto Muscat ricordando che l’Italia si sarebbe dovuta far carico di 15 persone.”Spero sia solo una questione tecnica da parte del governo italiano — ha auspicato Muscat — perchè gli altri Stati membri che avevano preso l’impegno lo hanno mantenuto. Di sicuro la Francia, che è stato il primo Paese che ha adempiuto: il processo è iniziato dopo tre giorni con un sistema quasi automatico per la gestione di questi casi. Poi l’Olanda, il Lussemburgo e negli ultimi giorni la Germania. Anche altri Paesi stanno prendendo i migranti o hanno avviato il processo”.
“Spero che il governo italiano abbia solo problemi tecnici e che non sia una questione politica — ha ribadito il premier maltese — perchè da parte nostra si sta da tempo lavorando con gli altri Paesi”.
A una domanda sui tempi di soluzione del problema, Joseph Muscat ha risposto: “Non mettiamo la pistola alla tempia di nessuno, non è questione di tempistica ma di impegni assunti e di credibilità . Noi gli impegni che abbiamo preso li manteniamo. Ognuno si fa carico delle proprie responsabilità ”.
Già , responsabilità . Infatti Conte si era impegnato e Di Maio aveva avallato. Ma Muscat è maltese: non ha ancora capito chi comanda in Italia.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 30th, 2019 Riccardo Fucile
DAL PORTO SICURO ALLA RESPONSABILITA’ DELLA SCELTA, SCORRENDO LE CARTE DEL CASO DICIOTTI VENGONO FUORI I PUNTI CRITICI DELLA DIFESA DEL MINISTRO E IL CORTO CIRCUITO NEL GOVERNO
È un nuovo cortocircuito politico-giudiziario, completamente inedito rispetto al passato.
Scorrendo le 50 pagine dell’ordinanza del tribunale dei ministri di Catania trasmessi alla Giunta per l’immunità del Senato, emergono tutte le “trappole” che teme Salvini e che mettono sotto pressione il governo.
Non a caso il titolare dell’Interno ha scelto di difendersi “dal” processo e non “nel” processo, dopo la baldanza di qualche mese fa, quando dichiarò il 27 agosto scorso, appena indagato per il sequestro dei 177 migranti: “Se il Tribunale dei ministri dirà che devo essere processato andrò davanti ai magistrati a spiegare che non sono un sequestratore”.
Oggi la sua linea difensiva, messa a punto con l’avvocato Giulia Bongiorno e gli esperti del Viminale, è ribaltata, col ministro dell’Interno che si presenterà in Giunta chiedendo di non essere processato perchè ha agito “nell’interesse pubblico”, appellandosi cioè a quella “causa di giustificazione” prevista nel procedimento di autorizzazione a procedere.
In mezzo ci sono le 50 pagine di un processo che fa paura davvero perchè è vero che la Severino scatta solo dopo il terzo grado di giudizio, ma una condanna in primo grado per sequestro di persona (da tre a quindici anni) è una la spada di Damocle con cui è difficile convivere.
La verità è che ci sono diversi punti potenzialmente “a rischio”, nell’intreccio tra ipotesi accusatoria e tesi difensiva, a partire da un dato che, nei fuochi d’artificio verbali del ministro, è passato sottotraccia.
A differenza della Sea Watch, ad esempio, la Diciotti è una nave militare italiana — ripetiamo: militare, non una Ong battente bandiera di un altro paese — che, si legge nella relazione “svolge operazioni di soccorso e salvataggio dei migranti, in acque Sar maltesi, atteso l’imminente pericolo di affondamento dell’imbarcazione su cui viaggiavano”.
Effettuato il salvataggio, 13 di quei migranti vengono fatti sbarcare a Lampedusa perchè “in precarie condizioni di salute”.
Gli altri, tenuti a bordo a causa della “controversia tra autorità italiani e maltesi su chi avrebbe dovuto indicare il porto dove sbarcare”, arrivano nel porto di Catania il 20 agosto, ma potranno scendere solo il 25, nonostante reiterate richieste di Pos (Place of safety) “al competente dipartimento del ministero dell’Interno”.
Sono i cinque giorni in cui, secondo la procura, si configura il reato di sequestro di persona da parte del ministro dell’Interno, perchè dai verbali emerge che il ministro, in quei cinque giorni, non ha mai indicato il Pos nonostante le richieste, ovvero il posto più sicuro per i migranti sbarcati in mare: “La necessità di dotarsi di un piano operativo — si legge nelle carte — per l’individuazione di un place of safety previsto dalle linee guida Imo discende dal fatto che l’operazione Sar può dirsi conclusa con l’arrivo dei naufraghi nel luogo sicuro designato, per cui la raccomandazione Imo rivolta agli Stati di dotarsi di piani operativi che prevedono accordi per le amministrazioni interessate risponde all’esigenza di minimizzare i tempi di trasporto delle persone soccorse in un luogo sicuro per evitare indebiti ritardi nelle operazioni di sbarco”.
Dunque il Pos è un luogo sicuro, dove le operazioni di soccorso si considerano concluse e garantita l’assistenza primaria.
Il prefetto Piantedosi, capo di gabinetto di Salvini, ha sostenuto che la Diciotti già era un “approdo sicuro” garantito ai profughi, ma per i giudici esistono risoluzioni e direttive condivise che non consentono questa valutazione.
E a nulla vale che fosse in corso la trattativa con l’Unione europea perchè si trattava di “meri auspici politici” che “non legittimavano il ministro a disattendere le Convenzioni internazionali ancora vigenti”.
Detta in modo un po’ brutale, qui la contraddizione del Viminale è stridente.
Se la Diciotti, nave che batte bandiera italiana, è già un Pos italiano, a quel punto non si capisce perchè è stato tenuto aperto il negoziato e si è impedito ai migranti di sbarcare su suolo italiano.
A quel punto logica vorrebbe che prima avviene lo sbarco poi si apre la questione della relocation.
E infatti, scrivono i giudici, a Catania tutto era pronto per far scendere gli extracomunitari e applicare le normali procedure, e questo particolare “manifesta il carattere illegittimo della conseguente condizione di coercizione a bordo patita dai migranti”.
C’è poi la questione della collegialità della scelta, che Salvini rivendica oggi dopo aver mesi rivendicato l’opposto. E cioè che del dossier immigrazione è l’unico titolare. Come ha detto, in modo sbrigativo, qualche settimana fa, in una delle tante prove di forza: “Porti chiusi, sbarrati. Giusto che Di Maio parli e che dica il suo pensiero. E va benissimo che parlino pure Fico e Di Battista e che si discuta tra di noi e con il premier Conte, ma in materia di migranti quello che decide sono io”.
Collegialità , altro paradosso, rivendicata anche dai Cinque Stelle, che hanno depositato una memoria in Giunta a firma Conte, Di Maio, Toninelli per mettere agli atti che “la responsabilità , sulla Diciotti, è di tutto il governo”, nel funambolico tentativo di non contrastare i giudici e dare copertura politica a Salvini.
Che sulla Diciotti, a monte, ci sia stata una scelta politica lo scrivono anche i giudici del Tribunale dei ministri: “Le ragioni che hanno determinato il trattenimento a bordo dei migranti esulano da valutazioni di tipo tecnico ed investono invece profili di indirizzo prettamente politico connessi al controllo dei flussi migratori attesa la volontà del ministro di investire della problematica dei migranti sbarcati in Italia le istituzioni europee”.
La responsabilità dell’atto, però, è individuale.
E qui il cortocircuito politico, giuridico e logico è al suo climax perchè, al tempo stesso, i Cinque Stelle annunciano che voteranno sì alla richiesta di autorizzazione, pur condividendo le responsabilità con Salvini.
Cioè i Cinque Stelle, politicamente parlando, sostengono che Salvini ha agito in modo collegiale rispetto al governo, e dunque sulla base di un interesse nazionale, ma lo spediscono col loro voto davanti ai giudici per sequestro di persona.
Rischiando poi di finirci anche loro, perchè potrebbero essere chiamati in correità ai sensi dell’articolo 100 del codice penale Di Maio, Toninelli e Conte, se hanno avuto una responsabilità nel verificarsi dell’evento.
Magari a Catania o forse a Roma perchè l’eventuale reato si sarebbe commesso a palazzo Chigi.
Prima ancora che a una eventuale crisi di governo, siamo di fronte a una crisi della logica perchè se Salvini ha agito, a nome del governo, in nome di un “interesse nazionale”, non puoi dire che condividi e poi votare dicendo che va verificato il reato di sequestro, nel quale sei pure complice.
(da “Huffingtonpost”)
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