Febbraio 13th, 2019 Riccardo Fucile
ORMAI E’ TUTTO DECISO, MERCOLEDI’ LA FORMALIZZAZIONE: IL SEQUESTRO DI PERSONA AGGRAVATO NON E’ PIU’ UN REATO SE LO COMMETTE SALVINI, CON I BASISTI CONTE, DI MAIO E TONINELLI… SE NE ACCORGERANNO ALLE EUROPEE QUANDO NON ARRIVERANNO NEANCHE AL 20%, MA LO STIPENDIO E’ ASSICURATO
“Prima si chiude meglio è”, dice Francesco Urraro alzando gli occhi alla magnifica cupola del Borromini di Sant’Ivo alla Sapienza, illuminata dal sole.
Sotto le ombre si sono già allungate, e un vento fresco spinge i senatori a varcare la Giunta per le immunità , dove si decide la sorte di Matteo Salvini.
Il senatore del Movimento 5 stelle aggiunge: “Lo sa quanto lavoro abbiamo da fare? Oggi e domani si discute, poi già martedì, al massimo mercoledì votiamo”.
Il dado per Luigi Di Maio e la sua war room è tratto, solo che al momento lo si tiene nascosto in tasca.
M5s voterà No all’autorizzazione a procedere per Matteo Salvini, e vuole archiviare la pratica al più presto possibile. Intorno alle 18 la riunione si scioglie, si aggiorna a giovedì, con in programma il voto per martedì o mercoledì prossimi.
Esce Mario Giarrusso, unico dei componenti stellati alla seconda legislatura, un passato intransigente, barricadero, sostanzialmente giustizialista. A chi gli domanda se la base del Movimento 5 stelle capirebbe un ‘No’ all’autorizzazione a procedere, replica serafico: “Gli attivisti sono con noi. E gli attivisti capiscono, capiscono…”.
Riecco Urraro: “Si sta dispiegando un interesse pubblico evidente”. C’è poco da aggiungere.
Se non che la decisione è tutt’altro che pacifica, e investe con violenza quella parte di gruppo (il pallottoliere oscilla tra i dieci e i quindici senatori) che non vuole sentir parlare di votare No a un’autorizzazione a procedere.
“Nemmeno se mi ricoprono d’oro lo faccio”, sbotta un senatore a due passi da Palazzo Madama. “E non sono il solo sai, ricordatelo bene”, aggiunge alterato.
Di Maio lo sa, lo ha messo in conto. E si muove con estrema prudenza.
Al punto che nella seduta pomeridiana della Giunta nessuno dei pentastellati proferisce verbo. Carte coperte, attesa totale. La costruzione della strada verso il No prevede che le carte non vengano scoperte fino all’ultimo.
E l’ultimo è fissato per metà della prossima settimana. Quando si è intravista all’orizzonte la possibilità di calciare il barattolo un po’ più in là , il Movimento ha chiuso subito la porta.
L’invio delle memorie del capo politico e di Giuseppe Conte alla procura di Catania ha per un attimo aperto alla possibilità di sospendere l’iter e aspettare nuove eventuali determinazioni del tribunale dei ministri.
Ma il rischio di vedersi recapitare un nuovo plico a ridosso delle Europee ha sconsigliato di imboccare quella strada, se pur fosse stato tecnicamente possibile.
Levarsi il dente al massimo il 22 marzo, con due mesi di rumore assordante da campagna elettorale a far dimenticare l’accaduto, è stata considerata come la miglior strategia di contenimento dei danni.
“Ma poi i nostri se se ne vanno si spostano a destra — dice un sostenitore fautore del No — non avremo grandi ripercussioni”. Anche per questo è probabile si proceda con un voto-ratifica sul blog, forse all’inizio della prossima settimana.
Contenere i danni da un lato, ristrutturare il Movimento dall’altro.
Lunedì sera il leader ha convocato un’assemblea congiunta dei parlamentari. All’ordine del giorno l’analisi del voto d’Abruzzo. E la nuova organizzazione territoriale dall’altro. In fase di gestazione, ma che prevede apertura ad alleanze con liste civiche e una gerarchia locale (Regioni, Province, Comuni) per governare le istanze che provengono dal territorio e che troppo spesso vengono scaricate su Roma, obbligandola a decisioni dall’alto mal digerite dagli uni e dagli altri.
Il primo passo di una strategia di rilancio che deve tenere conto di un’altra probabile debacle in Sardegna. E che sul tema dei temi di questo periodo, il Tav Torino-Lione, prevede di spostare il dibattito a dopo le europee. Sapendo che è difficile piegare la resistenza di Salvini.
E che un ulteriore cedimento potrebbe infliggere un altro duro colpo alla credibilità del leader. Senza contare che il voto per l’Europarlamento coinciderà con quello per il Piemonte. E il No-Tav rimane pur sempre un ottimo argomento da campagna elettorale.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 13th, 2019 Riccardo Fucile
UN LIBRO E UN TOUR LUNGO TUTTA L’ITALIA PER SANCIRE LA SUA SEPARAZIONE CON IL PD
Rieccolo. Torna Renzi, eternamente uguale a se stesso, incapace di ammettere limiti e
errori, perchè “a differenza dei comunisti, penso che se uno si deve pentire si pente davanti a un confessore”.
Anche l’autocritica diventa sfoggio narcisistico su una grande rimozione di ciò che è stato che, in fondo, era tutto giusto e poteva solo essere comunicato meglio: “Non ho investito su una comunicazione social, ho solo lavorato su twitter. E intanto twitter è morto”.
Poco importa che, nel frattempo, sia morta — o quasi — la sinistra.
Rieccolo, con un libro che sarà presentato a Roma, poi a Firenze, dove stanno organizzando i pullman per l’iniziativa, poi in un tour in tutta Italia, anche a Sasso Marconi e nei piccoli comuni, proprio come si fa quando si deve “lanciare” un nuovo movimento.
In un sms che gira tra i suoi amici fiorentini scrive: “Dieci anni fa le primarie di Firenze segnarono l’inizio di una storia incredibile. Una storia ricca di successi e di cadute, ma una storia bellissima. Esattamente dieci anni dopo ci ritroviamo nella Sala Rossa del Palazzo dei Congressi”. Per un nuovo inizio, per un Un’altra strada. Matteo”
Ecco. Nuovo inizio e altra strada, rispetto al cosiddetto populismo altrui, inteso come governo ma, evidentemente, in un gioco — per ora – di non detti e allusioni, anche rispetto al Pd, partito di cui ha perso il controllo e rispetto al quale si sente, e non da oggi, altra cosa.
Perchè, prima ancora della politica, della razionalità , prima ancora del pensiero stesso, c’è l’indole che condiziona politica, logica e pensiero.
L’Io di chi preferisce sentirsi capo di una casa più piccola, piuttosto che costruttore, assieme agli altri, di una casa più grande.
In fondo, anche Berlusconi, che del suo partito è padrone, pensa che il suo partito morirà con lui.
L’Io, prima ancora del progetto, di chi al momento non sta nè fuori nè dentro, ma è pronto a uscire al momento opportuno, magari dopo le Europee: “Gli conviene aspettare il risultato delle europee — dice Giachetti — e lì decide”.
È proprio il “quando” si consumerà la rottura ad alimentare incredulità , congetture, ipotesi.
Non il “che cosa” farà , che in molti considerano annunciato da tempo. Ci sarà un momento in cui la scelta di Marco Minniti di ritirarsi dalla primarie sembrerà meno incomprensibile di come è stata raccontata.
Perchè è avvenuta proprio su questo. Nell’ultima riunione prima dell’annuncio, con Lotti e Guerini, l’ex ministro dell’Interno vincolò la sua decisione a una frase da inserire nel documento che si sarebbe presentato.
Questa: “Il Pd è e resterà sempre casa nostra”.
I due che intimamente la ritenevano giusta, dopo qualche telefonata, dissero che non c’erano le condizioni per inserirla. E a quel punto vennero meno anche le condizioni della candidatura per Minniti, perchè è complicato candidarsi se il tuo principale sostenitore pensa di sfasciare il suo partito e di fare un’altra cosa.
Il libro segna una separazione politica, emotiva, umana, tra Renzi e il Pd, col primo che scommette su di sè chiamando a raccolta il quel che resta del suo popolo.
Lo chiama a raccolta, con lo spirito reducista di chi confonde l’elaborazione critica con l’abiura, prigioniero di un lutto mai elaborato, in pieno stile, anch’esso populista: disintermediazione, personalizzazione, visione degli anni di governo come mito fondativo di un “nuovo inizio” perchè “il tempo è galantuomo”.
Ovviamente, dirà , “con amore e senza rancore”, e ovviamente “guardando al futuro” anche se nel libro sono annunciati vari passaggi polemici sul “fuoco amico” di questi anni.
Nella convinzione che il tempo sia “galantuomo” e il fallimento che prima o poi arriverà del governo gialloverde, farà risorgere ciò era giusto ed è stato incompreso. Che è un po’ come dire, parafrasando Brecht, che “ha sbagliato il popolo” interpretando il pericolo come cambiamento.
Basta fare due chiacchere alla Camera per percepire che, anche chi lo ha sostenuto con grande convinzione, non nasconde un certo sarcastico fastidio.
Perchè è evidente che l’operazione è tutta contro il Pd.
Disincentiva la partecipazione alle primarie, indebolisce il partito nell’immediato e nella prospettiva, contribuisce a rendere plastico che a sinistra, più che un’alternativa, c’è l’ennesima guerra civile.
Antonello Giacomelli, ad esempio, dice: “Che cosa farà Renzi? Fa in modo che tu scriva pezzi come quello che vuoi scrivere, che se ne parli insomma. Sei esecutore inconsapevole di uno dei suoi obiettivi, ma non vedo un suo progetto”.
Debora Serracchiani, impegnata nel congresso del Pd, è visibilmente infastidita: “Non farmi dichiarare che il momento è delicato, ma lo vedi anche tu. Sta dentro ma fuori, sostiene Giachetti ma pensa a un suo partito. Insomma, è fatto così, qualcosa deve sfasciare. C’è un problema di accettazione del principio di realtà “.
Principio di realtà . L’ultimo sondaggio dell’infallibile Alessandra Ghisleri attribuiva a un partito di Renzi un non entusiasmante 4 per cento sulla carta.
Voti tutti presi al Pd che precipiterebbe al 13 per cento.
I comunisti, gente semplice, avrebbero detto che un’operazione siffatta non è la costruzione di una alternativa, ma un’avventura velleitaria che divide la sinistra e, dunque, favorisce l’avversario.
Ma nel confessionale renziano, i peccati non esistono.
Esistono solo le autoassoluzioni.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 13th, 2019 Riccardo Fucile
LA REGISTRAZIONE, DESTINATA AD UNA CHAT PRIVATA DELLA LEGA, E’ STATA PUBBLICATA DA UN SITO WEB ALTOATESINO IN LINGUA TEDESCA.. LUI PROVA A SMENTIRE MA C’E’ CHI NE CHIEDE LE DIMISSIONI
“Vieni allo Juwel, c’è una dj figa da violentare. Adesso ti mando una foto, p***o dio”. Un audio lungo appena 7 secondi, ma pesante abbastanza da mettere nei guai Kevin Masocco, da poco più di un mese consigliere comunale per la Lega a Bolzano.
La registrazione, che da qualche giorno girava sulle chat private altoatesine, è stata pubblicata dal quotidiano online in lingua tedesca Tageszeitung, che lo presenta come un messaggio vocale di WhatsApp destinato ad una chat privata della Lega locale.
A stretto giro è arrivata la smentita di Masocco, con un post Facebook in cui nega la paternità dell’audio e annunciando azioni legali: “A breve mi recherò a sporgere denuncia e diffido Tageszeitung a continuare a diffondere questa fake news”.
Ma la smentita non ha convinto il comitato pari opportunità del capoluogo, che adesso chiede le dimissioni del neo-consigliere per voce della sua presidente, Ulrike Oberhammer, e si spinge a chiedere una perizia tecnica.
Non è la prima volta che la sezione bolzanina della Lega finisce nel fuoco incrociato delle polemiche.
Durante una recente seduta del consiglio comunale, il capogruppo del Carroccio Kurt Pancheri aveva utilizzato l’epiteto “finocchi” per riferirsi alle locali associazioni Lgbt, giustificando la scelta linguistica con l’appartenenza alla minoranza linguistica tedesca.
(da agenzie)
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Febbraio 13th, 2019 Riccardo Fucile
IL CAMBIAMENTO NON DECOLLA… I CONTRATTI SENZA GARA DI PALAZZO CHIGI… INDICATE 25 MISSIONI QUANDO INVECE SONO 105
Il 24 dicembre, la vigilia di Natale, Palazzo Chigi ha firmato un contratto da 120mila euro —
“affidamento in economia” — per il catering sugli aerei di Stato.
Il 31 dicembre, il giorno del veglione, la stessa struttura ha ordinato 1.482 euro in vini per i passeggeri.
La propaganda contro la casta ha un limite invalicabile, un muro che spesso la respinge: la realtà .
Pure il governo gialloverde di Cinque Stelle e Lega — che propugna una politica francescana, essenziale, mezzi pubblici e felpe sdrucite — perpetua la solita gestione dei famigerati voli blu, fastidioso emblema del potere.
Più che il cambiamento, si manifesta la perfetta continuità : ogni dicembre — e il governo di Conte non ha ribaltato la tradizione — Palazzo Chigi pianifica le spese per il ristoro a bordo e stanzia sempre all’incirca 120mila euro.
Il vino è una simbolica eccezione, tra l’altro un calice di rosso è salutare, e dunque si sopperisce semmai a una mancanza del passato.
Qui la vicenda, e non la morale, va oltre qualche euro in più che di certo non infierisce sul bilancio italiano.
Il tema è il rapporto “normale” — nè populista nè sovranista — tra i gialloverdi e i voli di Stato. Il portale del governo ha una pagina, aggiornata con estrema puntualità , che enumera i voli blu per ragioni di governo, umanitarie o di Stato.
Questa pagina è soprattutto un cimelio che rammenta ai politici il controverso passaggio dei tecnici al governo: è la legge n. 98 del 2011, all’epoca di Mario Monti, che impone la trasparenza.
Forse trasparenza è una parola eccessiva, un impegno esagerato, perchè la legge scherma i viaggi del presidente della Repubblica, del presidente del Consiglio, dei presidenti di Camera e Senato e di quelli che restano segreti per ragioni di sicurezza nazionale. In sostanza: la trasparenza è una promessa che non si può mantenere.
Dal 1° luglio al 29 ottobre 2018, per esempio, il servizio voli di Stato riferisce che il 31esimo Stormo dell’Aeronautica militare ha svolto 25 missioni.
E l’elenco propone i viaggi ampiamente raccontati dai media dei ministri, di Giovanni Tria o di Elisabetta Trenta o di Matteo Salvini.
Con una richiesta d’accesso agli atti, però, il Fatto ha scoperto che il 31esimo Stormo ha completato 105 missioni nel periodo citato. E la discrepanza non si giustifica con le visite istituzionali delle più alte cariche dello Stato.
Anche la dotazione per il catering da 120mila euro è superflua: l’esborso è più consistente, ma diluito nel tempo. Sempre dal 1° luglio al 29 ottobre 2018, come già documentato dal Fatto, le carte di credito di Chigi hanno acquistato 26.540 euro di catering in Italia, 14.851 all’estero, 3.720 per corredo al catering, cioè porcellane dell’azienda Manifattura di Venezia.
Allora è impossibile ricostruire il costo annuo dei voli di Stato: Palazzo Chigi li autorizza con l’ufficio del tenente colonnello Filideo De Benedictis e copre le spese impreviste (catering a parte); il 31esimo Stormo li controlla e si occupa di manutenzione, carburante, equipaggio. Nei prospetti finanziari del ministero della Difesa ci sono le previsioni di un triennio di “trasporto aereo di Stato” (non è incluso il personale): 25,1 milioni di euro per il 2018; 26,1 per il 2019; 26,1 per il 2020. I Cinque Stelle hanno celebrato più volte la rottamazione dell’Airbus A340 — il famoso Air Force Renzi da più di 150 milioni di euro per sette anni — e l’interruzione del contratto di leasing con Etihad (ex azionista di Alitalia), ma l’enorme quadrimotore è ancora parcheggiato a Fiumicino, il contenzioso legale con la compagnia emiratina è appena cominciato e il risparmio — ormai il danno è fatto — sarà di poche decine di milioni di euro.
Al contrario, il 31esimo Stormo ha una flotta di almeno due elicotteri per ricerche e soccorso, tre modelli di Falcon, tre Airbus A319CJ. Il più capiente ha 50 posti.
Il governo di Enrico Letta voleva vendere una coppia di Airbus: uno è andato all’asta e non ha ricevuto offerte, l’altro è di nuovo operativo. Perchè per governare occorre volare. Non solo con la fantasia.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 13th, 2019 Riccardo Fucile
E PERCHE’ VERHOFSTADT CHE LO HA ATTACCATO TECNICAMENTE CI RAPPRESENTA DI PIU’
Sì. Tecnicamente Giuseppe Conte è un burattino. Un burattino nel suo senso figurativo ben scritto dalla Treccani di “persona che opera per impulso altrui”.
E spiace per i sovranisti de’ noialtri o per gli ultimi innamorati del rispetto istituzionale (quelli secondo cui Mattarella era meglio che morisse al posto del fratello oppure quelli che con la bandiera italiana ci si pulivano il culo e tutta quell’altra masnada di disperati che hanno contribuito a questo odore fecale del dibattito politico negli ultimi vent’anni sdoganando l’offesa personale come arma di stillicidio per inferocire le stesse folle da cui finiranno divorati).
Giuseppe Conte è un burattino perchè è stato preso dal nulla, estratto da un cilindro di cui ancora adesso non si conosce bene l’appartenenza (una presunta conoscenza con Di Maio è l’unico dato a nostra disposizione), perchè ha pompato il proprio curriculum evidentemente cosciente di non avere i numeri e la storia per provocare da solo un buon impatto istituzionale, e poi è stato un “non scelto”.
Giuseppe Conte, vale la pena ricordarlo, è presidente del Consiglio perchè nè Luigi Di Maio nè Matteo Salvini hanno voluto che l’altro facesse il premier. Vi è chiaro?
È stato scelto per togliere il posto a qualcuno, come funziona negli screzi tra fidanzati che si stanno per mollarsi, come si usa tra bambini che non vogliono mollare in qualche disputa durante l’intervallo. Conte è stato partorito così.
E poi è un burattino per il ruolo che gli hanno affidato e che in realtà non esiste: dovrebbe essere garante di un contratto di governo che non ha nulla a che vedere con il governare un Paese, dove le situazioni si evolvono, la scala delle emergenze e l’agenda delle priorità si capovolgono.
E, volendo bene vedere, la sua opera di garanzia su Quota 100 e reddito di cittadinanza non sembra che stia dando grandi frutti.
Per non parlare della Tav, quello è un disastro annunciato in cui l’avvocato del popolo Giuseppe Conte potrà al massimo ramazzare i cocci fingendo che gli vada bene così.
Giuseppe Conte è un burattino perchè dovrebbe essere la rappresentazione plastica del “in medio stat virtus” e invece in mezzo a Lega e Movimento 5 Stelle ora c’è il vuoto, al massimo un rigagnolo di veleno e quindi il nostro benamato presidente del Consiglio sta facendo la fine di un Caronte che finge di portarci in crociera.
Giuseppe Conte è un burattino dal momento in cui ha deciso di farsi commissariare da un addetto stampa, uomo diretto da Casaleggio, come se fosse un ebete che è stato buttato nel mucchio.
Giuseppe Conte è un burattino ogni volta che convoca un Consiglio dei ministri (sì, quello di cui dovrebbe essere autorevole presidente) e il suo vicepremier gli dice che preferisce vedersi la partita del Milan oppure l’altro non si presenta perchè è rimasto abbattuto dal risultato di qualche elezione regionale.
Giuseppe Conte è un burattino perchè a livello internazionale viene usato come tappabuchi, spende la stragrande maggioranza delle proprie energie a incerottare le cagate dette da Salvini e compagnia e insiste ancora nel vedere “l’Italia non isolata in Europa” quando siamo diventati lo zimbello del continente.
E poi, a ben vedere, come ha giustamente fatto notare Luca Sofri, Verhofstadt è più “rappresentante” di Giuseppe Conte, essendo politico eletto in Parlamento europeo. Quindi in un nostro Parlamento.
E non attacca la storia “anche Renzi non lo ha eletto nessuno”: dirci che lo facevano anche gli altri non annulla gli errori riproposti pari pari. Non siamo all’asilo.
In conclusione, per tutti quelli che si scoprono improvvisamente nazionalisti vale la pena riprendere un tweet del solito smemorato Salvini che il 19 marzo del 2017 scriveva “I burattini che sfileranno a Roma” riferendosi a Merkel, Hollande e Gentiloni.
Direi che basta, no?
(da Globalist)
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Febbraio 13th, 2019 Riccardo Fucile
VIAGGIO NELLE FABBRICHE GENOVESI CHE AVEVANO PREMIATO I PARTITI DI GOVERNO… CHI NON LI RIVOTERA’ SI RIFUGIERA’ NELL’ASTENSIONISMO
Delusione sì, certo, ma soprattutto indifferenza. 
Anche a Genova la classe operaia – esiste ancora… – aveva dato una timida apertura di credito ai 5 Stelle (e in minor parte alla Lega) e il voto delle Politiche dello scorso anno lo aveva dimostrato plasticamente.
Perchè la mappa elettorale limitata al territorio comunale era praticamente un monocolore, con il giallo del M5S dilagante nelle vallate del Polcevera e del Bisagno, ma anche a ponente, in quartieri operai come Voltri o Sestri; e poi in contemporanea c’era stato l’exploit leghista, col record per il Carroccio a Genova e in Liguria, attestata sul 20 per cento.
Avvenne anche perchè, seppur confusamente, i due futuri alleati di governo sembravano mostrare una loro sensibilità rispetto al tema del lavoro.
Criticando ad esempio il jobs act varato dal Pd, oppure pensando a norme per evitare le delocalizzazioni delle imprese italiane all’estero, dove il costo del lavoro è minore.
E ora? Bruno Manganaro è il segretario della Fiom Cgil, i metalmeccanici del sindacato di Corso Italia a Roma.
È un uomo di sinistra ma non irreggimentato: racconta le cose per come stanno (per dire, alle scorse elezioni disse che probabilmente si sarebbe astenuto).
Qual è il clima in fabbrica?
“I lavoratori si aspettavano sicuramente di più – spiega Manganaro – si sono sentite tantissime chiacchiere e pochi risultati concreti. Il famoso cambiamento, per il mondo del lavoro, non c’è stato » .
La promessa abrogazione della legge Fornero alla fine ha partorito la molto più modestra ” quota 100″ « e le persone che verranno coinvolte da questa possibilità sono davvero poche”.
Quanto al reddito di cittadinanza, “va a dare giustamente un sostegno a chi un lavoro non ce l’ha. Ma per chi invece lo ha?”.
Le crisi aziendali c’erano prima e ci sono oggi, ai cassintegrati di Ilva le spettanze sono arrivate in ritardo, magari senza assegni familiari, con le integrazioni a fine anno che alla fine hanno fatto aumentare la tassazione: “E dai lavoratori chi viene considerato responsabile se non Luigi Di Maio e il suo ministero?” , ragiona Manganaro. Va detto – continua il sindacalista – che è difficile che questa delusione si trasformi in nuovo consenso per la sinistra: “È considerata l’altra faccia della medaglia. Al salario di chi lavora non sembrano pensarci neanche loro. Da qui la disillusione generale. Perchè anche se qualcuno ha scelto M5S o Lega, bisogna ricordare che gli indici di astensione sono stati altissimi”.
Anche Domenico Saguato, una delle anime di Lotta comunista, formazione con solide base nella working class genovese, è sicuro: “Il consenso per questo governo è basso ma non ci sono travasi in corso, da 5 Stelle a Lega per intenderci. Il punto è che ad oggi non c’è una alternativa, il Pd non sembra capace di approfittarne. Ma rimane una forte incertezza per quanto riguarda le condizioni del lavoro. Quindi finisce che l’astensionismo beneficerà di questa situazione”.
Secondo Alessandro Vella, segretario generale della Fim Cisl, “se non si riparte dal lavoro si va poco lontano e sulle infrastrutture siamo fermi. Non vediamo alcun sviluppo e i dati preoccupanti. Per dire, da ben due mesi aspettavamo un incontro per Piaggio, poi è arrivato fissato per il 26 febbraio ma al di là dei proclami bisogna passare dalle parole ai fatti».
Le fabbriche – commenta – sono luoghi reali, «fatti di persone in carne e ossa con le quali ci raffrontiamo ogni giorno. Il governo farebbe bene a relazionarsi meglio con i corpi intermedi”.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 13th, 2019 Riccardo Fucile
“SANREMO E’ UN GIOCO, SI DEVE ACCETTARE IL REGOLAMENTO”
Simone Cristicchi ha il garbo e l’umiltà dei grandi. La voce felice di chi si stupisce ancora che l’emozione che ha trasmesso cantando “Abbi cura di me” sul palco dell’Ariston sia arrivata a così tante persone, che il testo del brano sia studiato nelle scuole, che tutti lo osannino come il “vincitore” morale della 69°edizione del Festival di Sanremo.
Classe 1977, tradisce anche la lecita delusione di chi ha creduto di vincere. Ma lo fa in un modo molto lontano da quello di Ultimo.
“Sono stato contentissimo di come è andata, al di là dei risultati delle Giurie. Venerdì, incrociando i dati, mi davano per vincitore, poi è successo qualcosa di diverso da quello che ci si aspettava ed è andata a finire così. Sono stato penalizzato dalla giuria di qualità che mi ha sbattuto al 12esimo posto ribaltando completamente le votazioni del pubblico e della sala stampa. Ma d’altronde, se si accetta di partecipare a un gioco, perchè Sanremo è un gioco, si deve accettare anche il regolamento. Per me è già un miracolo tutto quello che sta accadendo”.
Un miracolo.
“Si perchè le notizie che mi arrivano sono che il disco è nei primi posti nelle classifiche, il testo è studiato nelle scuole di tutta Italia. La mia vera vittoria è che il brano sia arrivato al cuore delle persone e sta facendo del bene”.
La tua canzone parla di perdono, di amore, di ricerca della felicità nelle piccole cose. Come si fa ad insegnare la bellezza e l’accoglienza ai bambini, immersi in sproloqui di odio, di razzismo, di bullismo che affollano i social network?
“I bambini nascono puri e disposti alla bellezza: convivono già con bambini di altre etnie e culture. Il problema sono i grandi, le persone inquinate da idee sbagliate, da un indottrinamento per certi versi criminale perchè crea un malessere e una tensione sociale che nella realtà della fanciullezza dei bambini non esiste. La speranza è che i più piccoli sappiano cogliere la diversità come una ricchezza come è giusto che sia”.
E cosa mi dici del tema dell’accoglienza ai migranti?
“È un tema difficile, che divide e che non deve essere oggetto di “gioco” sui social. Devono essere il Governo, lo Stato, le istituzioni a dare una risposta. Sia ai cittadini italiani, sia alle persone che vengono accolte e poi abbandonate a loro stesse. Non si può accogliere persone disperate e poi lasciarle in balia della noia, senza uno sbocco per il loro futuro. Altrimenti è un cane che si morde la coda. L’aggressività che stiamo vedendo è frutto di una società che è andata in corto circuito. Eventi come questi esodi rimettono in discussione la nostra umanità “.
Un corto circuito è anche il fatto che siano gli stessi rappresentanti del Governo, a volte, ad utilizzare i social per parlare di questi argomenti, facendone spesso un uso quasi propagandistico. Sei d’accordo?
“Assolutamente sì, non bisogna fomentare la rabbia o gli istinti più bassi dell’essere umano. Bisogna avere il buon senso di capire che questa ondata di migrazioni, che poi dati alla mano così grande non mi sembra, non mette in pericolo il nostro benessere, il nostro equilibrio. Un’interpretazione sbagliata del fenomeno genera un risentimento e una voglia di far valere le proprie posizioni e spinge la gente a difendere un orticello personale che molto spesso non viene neanche sfiorato da questi eventi”.
Torniamo alla musica. Nel 2005 dicevi: “Vorrei cantare come Biagio Antonacci”. Oggi è ancora così?
“Quella canzone aveva un significato preciso: non era un elogio o uno sfogo di un fan accanito di Biagio Antonacci. Nascondeva la frustrazione che prova un giovane artista davanti alle difficoltà ad avere un piccolo spazio di visibilità : era più un invito a mettersi in luce e ad esprimersi per quello che realmente si è. Non a clonare altri artisti come appunto Antonacci, Pausini, Tiziano Ferro, ma a cercare un proprio stile, nella musica come nella vita”.
E dunque, oggi c’è ancora questa difficoltà ad esprimere se stessi?
“L’attitudine a copiare e clonare altri artisti famosi per avere successo è rimasta. Ma ogni tanto esce fuori una nuova voce, una nuova personalità che si distingue perchè non ricalca niente di già sentito. A me piace tantissimo Motta, Le Luci della Centrale Elettrica: in particolare Vasco Brondi lo considero un grande poeta”.
Mahmood può essere considerato una novità ? Sei d’accordo con il suo primo posto o pensi anche tu che la Sala Stampa abbia voluto fare “un dispetto” a Salvini votando un italiano con origini egiziane?
“Mahmood è un genere molto lontano dal mio, non è dei miei preferiti, ma ha una freschezza e una voce molto nuova, riconoscibile, è un personaggio e un nuovo volto della musica, si è distinto rispetto ad altri anche più navigati di lui. Detto questo non ascolto il genere e quindi non so nemmeno dare un giudizio. Di una cosa però sono certo: non c’è dietrologia nella sua vittoria, nessun complotto. Vincere Sanremo è un incrocio di fenomenologie strane, particolari. È un incrocio astrale. Anche io nel 2007 non mi aspettavo di vincere, non ero nessuno. Come credo non si aspettasse di vincere Mahmood”.
Ad alcuni è sembrato di ravvisare nella canzone che hai presentato a Sanremo qualche influenza che ricorda Vecchioni. Ti rivedi in questa similitudine?
“Direi di no. Se devo cercare un’influenza la vedo in “Signor Tenente” di Faletti. Quando si presentò, quel pezzo creò uno spartiacque nella storia del Festival: portò il teatro nel tempio della musica, la trovai una scelta coraggiosa e vincente. Vecchioni è un grande maestro per tutti noi cantanti, l’emozione con cui ho cantato “Abbi Cura di Me”, forse però, è sovrapponibile a quella che Vecchioni mise in “Chiamami ancora Amore”.
Pensi che la denuncia portata a Sanremo dal brano di Daniele Silvestri sia reale? Le istituzioni scolastiche e gli educatori cercano di instradare alla “normalità ” bambini particolarmente vivaci, spegnendo la loro curiosità e reprimendo le loro inclinazioni caratteriali?
“Tempo fa quando studiai le malattie mentali feci una ricerca su uno psicofarmaco che si dà ai bambini in America che si chiama Ritalin, che serve per calmare i bambini troppo vivaci. Lo trovai agghiacciante perchè una cosa è soffrire di alcune sindromi particolari che hanno bisogno di cure anche psichiatriche e una cosa è divulgare una visione medico-scientifica di terapia a bambini che sono semplicemente più agitati rispetto agli altri. Ci faranno finire tutti al manicomio perchè giochiamo troppo”.
Che musica ascoltano i tuoi figli?
“I miei figli non ascoltano molta musica: ultimamente a mia figlia piace Giusy Ferreri e Lo Stato Sociale, mio figlio invece, che è un po’ più grandicello, impazzisce per Ultimo e infatti a Sanremo era indeciso se tifare me o lui”.
Programmi futuri?
“Riparto giovedì con la mia tourneè teatrale che è stata felicemente interrotta da Sanremo e con i miei spettacoli: “Esodo”, “Manuale di volo per uomo”, “Mio nonno è morto in guerra”, girerò fino a fine aprile. Riprende la mia vita in teatro, dopo la parentesi di questa canzone che ha generato così tanta emozione”.
Un’ultima domanda. In uno dei tuoi ultimi post su Instagram hai scritto: “Chi ha bisogno di nemici non è in pace con se stesso”. Con chi ce l’avevi?
“Non ce l’avevo con nessuno in particolare. In questo momento storico sembra che la società abbia bisogno di un nemico, di qualcuno da additare perchè ci rovina la vita o perchè ci fa paura, semplicemente perchè non lo conosciamo. Penso che tutto questo abbia a che fare con la nostra interiorità , il nostro essere arrabbiati con noi stessi, frustrati. Bisogna recuperare equilibrio interiore. Mi viene in mente una frase del Dalai Lama: “Prima di cambiare il mondo, cerca di cambiare te stesso”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 13th, 2019 Riccardo Fucile
ORA I GIUDICI DOVRANNO DECIDERE SE INCRIMINARE ANCHE LORO O SE I FATTI ESCLUDONO UN LORO COINVOLGIMENTO DIRETTO, ALTRA COSA DALLA SOLIDARIETA’ POLITICA
Il presidente della Giunta per le immunità del Senato Maurizio Gasparri informerà la
presidente del Senato affinchè invii ai giudici di Catania gli atti firmati dal premier Giuseppe Conte e dai ministri Di Maio e Toninelli che sono stati allegati alla memoria difensiva del vicepremier Matteo Salvini, sotto esame della Giunta per l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti sul caso Diciotti.
Gasparri ha di fatto accolto, a sorpresa, la richiesta di Pietro Grasso su quei documenti. In questo modo si potrebbero allungare i tempi, ma i 5 stelle sono contrari alla sospensione e favorevoli a procedere su Salvini nei tempi previsti.
Il presidente della giunta — aveva detto Grasso — essendo un pubblico ufficiale, ha l’obbligo e il dovere di trasmetterle al Tribunale dei Ministri di Catania, tranne che non voglia commettere un’omissione di denuncia cioè il reato disciplinato dall’articolo 361 del Codice Penale”.
Una richiesta, quest’ultima, alla quale si è associato nelle ultime ore anche De Falco, altro componente della Giunta, eletto dal M5s ma poi espulso dal movimento. E approvata a sopresa dalla giunta dopo esplicita richiesta di Gasparri.
Questo vuol dire che l’invio degli atti non bloccherà l’iter interno alla giunta: “La procura può fare quello che vuole, noi decideremo entro i termini che la legge costituzionale del 1989 prevede. Dobbiamo agire entro quel termine, quello che fanno altri organi non mi compete”, spiega Gasparri.
(da agenzie)
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Febbraio 13th, 2019 Riccardo Fucile
LA PROCURA HA APERTO UN FASCICOLO PER VERIFICARE I FATTI DENUNCIATI
La procura di Genova ha aperto un fascicolo, al momento per atti relativi, dopo l’esposto presentato dal sindacato autonomo Csa, sul caso delle multe nel quartiere genovese di Carignano, dove vive il sindaco di Genova Bucci. Il procuratore aggiunto Vittorio Ranieri Miniati, che coordina il pool reati contro la pubblica amministrazione, ha assegnato il fascicolo al pm Gabriella Marino.
L’episodio è avvenuto sabato nel quartiere e nella via dove lo stesso sindaco risiede.
Secondo alcuni testimoni Bucci avrebbe criticato l’operato degli agenti che stavano multando le auto parcheggiate in divieto – perchè in quelle ore sarebbe dovuta scattare la pulizia delle strade – come indicato da alcuni cartelli.
Dopo qualche minuto e un giro di telefonate tra il sindaco e il comandante della polizia locale Gianluca Giurato, gli agenti hanno interrotto la loro attività .
Secondo l’esposto il sindaco di Genova Marco Bucci sarebbe intervenuto, nella via dove risiede, e avrebbe criticato l’operato degli agenti che stavano multando le auto parcheggiate in divieto.
In quelle ore sarebbe dovuta scattare una pulizia delle strade come indicato da alcuni cartelli, ma secondo il sindaco le comunicazioni non erano state abbastanza chiare.
Nell’esposto viene citata la telefonata tra Bucci e il comandante della polizia locale Gianluca Giurato.
Inoltre il Csa afferma che gli agenti hanno interrotto la loro attività dopo un ordine arrivato dal Coa, il centro operativo dei vigili urbani.
(da agenzie)
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