Febbraio 17th, 2019 Riccardo Fucile
L’ASSEMBLEA INTERNA PER DECIDERE IL CANDIDATO SINDACO FINISCE A CAZZOTTI… UN DIRIGENTE FINISCE ALL’OSPEDALE
Finisce a cazzotti una riunione politica della Lega a San Severo, nel foggiano.
Ieri sera i vertici sanseveresi del partito di Salvini si erano incontrati per decidere il nome del candidato sindaco alle prossime amministrative.
Parte della Lega locale spingeva per Rosa Caposiena. Sul suo nome però sarebbero nate delle discussioni: in pochi minuti gli animi si sono accesi e dalle parole si è passati alle mani. Sono volati schiaffi e pugni.
Ad avere la peggio un noto esponente della Lega di San Severo, finito in ospedale con un occhio tumefatto.
“La riunione era quasi terminata e, fino a quel momento, era stata decisamente pacifica — ha raccontato Antonio Potenza, delegato provinciale della Lega che era presente — La discussione politica, però, ha scaldato gli animi e i toni si sono esasperati. Sono cose che non dovrebbero mai accadere in un partito”.
Intanto i due protagonisti del litigio sono stati espulsi dal partito. La decisione è resa nota dalla segreteria regionale pugliese della Lega-Salvini Premier.
“Quanto accaduto ieri sera nel corso di una riunione di partito a San Severo è intollerabile: nella Lega non c’è spazio nè per provocatori nè per violenti — scrive il segretario regionale Andrea Caroppo — Per questo motivo entrambi i protagonisti dell’incredibile episodio sono espulsi e dichiarati non graditi al partito. Contestualmente si nomina Marcello De Filippis commissario cittadino di San Severo”.
Fino al prossimo round
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 17th, 2019 Riccardo Fucile
DOPO AVER SALVATO SALVINI, IL RISCHIO DI ESSERE PROCESSATI LORO E’ CONCRETO
Ieri il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro ha ricevuto dal Senato le memorie con cui i tre
rappresentanti del governo hanno scritto di aver condiviso le scelte del ministro dell’Interno Matteo Salvini nella gestione del «caso Diciotti», con la conseguente necessità di iscrivere i loro nomi nel registro degli indagati.
Ed entro il termine di due settimane previsto dalla legge trasmetterà i documenti al Tribunale dei ministri (avvisando gli interessati) con le proprie richieste.
Zuccaro quindi indaga Conte, Di Maio e Toninelli per gli stessi fatti per cui ha chiesto l’archiviazione per Salvini.
Coerenza vuole che anche per i tre che hanno deciso di fare da scudo umano al Capitano il procuratore chieda l’archiviazione.
Dopodichè per il collegio di tre giudici che ha già chiesto al Senato l ‘autorizzazione a procedere contro il responsabile del Viminale, cominceranno a decorrerei 90 giorni entro cui potranno svolgere indagini e dovranno decidere se mandare tutto in archivio o sollecitare il Parlamento a poter processare anche i nuovi indagati.
Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera ricostruisce i possibili scenari in attesa della pronuncia della giunta e di quella di Palazzo Madama entro il 24 marzo:
Se dunque il Senato negasse l’autorizzazione a procedere per Salvini, è possibile che questa scelta politica incida sulla decisione dei giudici, nella previsione che il «no» del Parlamento si replicherebbe per gli eventuali correi. Tuttavia non sarebbe una strada obbligata nè scontata, giacchè le decisioni giudiziarie restano autonome rispetto a quelle politiche
Del resto non è nemmeno certo che i giudici – sia pure convinti che il reato di sequestro di persona dei 177 migranti lasciati per cinque giorni a bordo della Diciotti sia stato commesso – optino per la corresponsabilità penale del premier, del suo vice e del ministro dei Trasporti.
Nelle memorie mandate a Catania (come chiesto subito dall’ex magistrato ed ex presidente del Senato Pietro Grasso), nessuno dei tre ha scritto di aver deciso insieme a Salvini di non concedere il permesso di sbarco,cioè l’atto concreto con cui si è consumato il presunto sequestro.
Attenzione, quindi: Conte, Di Maio e Toninelli parlano di “condivisione” delle scelte di Salvini in termini generici, parlando di una linea politica sull’immigrazione condivisa con tutti i ministri competenti; gli altri due che le scelte erano collegiali: il tribunale dei ministri potrebbe decidere che non ci sono gli estremi del concorso penale e chiuderla lì salutando gli indagati volontari per necessità politica e lasciandoli al loro destino.
C’è però da fare un altro ragionamento sulla questione dell’indagine nei confronti di Conte, Toninelli e Di Maio e sui tempi delle decisione.
Un ragionamento che potrebbe portare a una situazione paradossale ma anche abbastanza divertente nei risvolti involontariamente comici del bel gesto dei tre.
Salvini infatti (e di rimbalzo il governo tutto) potrebbe usare il parere di Zuccaro come una clava contro il Tribunale dei Ministri e come un valido alibi nel dibattito interno al M5s.
Ma Marco Lillo sul Fatto racconta un nuovo scenario:
Il tempo però può svolgere un ruolo beffardo. Lunedì gli attivisti del M5S dovranno votare sulla piattaforma Rousseau per decidere la posizione del Movimento su Salvini. Martedì poi la Giunta (con il voto del M5s, immaginiamo coerente alla deliberazione del voto online) potrebbe salvare il ministro dell’Interno ovvero concedere il via libera all’autorizzazione a procedere
Se Zuccaro trasmettesse la sua richiesta di archiviazione su Conte, Di Maio e Toninelli dopo il voto contrario al processo per Salvini si potrebbe realizzare uno scenario da incubo per il Movimento: Salvini potrebbe salvarsi grazie al voto dei grillini mentre Conte, Di Maio e Toninelli potrebbero essere assoggettati al medesimo giudizio con un esito non del tutto scontato.
Non si tratta di un’ipotesi di scuola: il tribunale dei ministri dopo il salvataggio di Salvini potrebbe ostinarsi a chiedere a questo punto solo per i restanti membri del governo autodenunciatisi l’autorizzazione a procedere.
L’esito del voto in Giunta qui potrebbe essere opposto:
Se Salvini non ha difficoltà politiche ad accettare il salvataggio infatti Conte, Di Maio e Toninelli non potrebbero farlo. Tutti gli esponenti di vertice del M5S, in testa Alessandro Di Battista, hanno sempre sostenuto che, se al posto di Salvini ci fosse stato Di Maio, lui sì che si sarebbe fatto processare senza tante storie.
Dopo tante affermazioni di diversità e superiorità morale, il M5S non potrebbe incassare l’immunità come un leghista qualunque.
Non si potrebbe escludere quindi lo scenario assurdo di un’autorizzazione a procedere concessa con il voto favorevole delle sinistre e del M5S contro Conte, Di Maio e Toninelli.
Si arriverebbe così al paradosso di un processo separato ai membri del governo del M5S mentre Salvini si godrebbe lo spettacolo in tv forte dello scudo dell’immunità .
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 17th, 2019 Riccardo Fucile
“NON POTRANNO NEANCHE PIU’ PASSEGGIARE A VOLTO SCOPERTO”… “COME CONQUISTARE IL GOVERNO E PERDERE TUTTO IN UN GIORNO: MISSIONE COMPIUTA”
Marco Travaglio sul Fatto di oggi divide in due parti il suo editoriale: nella prima spiega quali siano i pro del votare sì su Rousseau all’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Salvini, nella seconda spiega quali saranno le conseguenze se gli iscritti al MoVimento 5 Stelle diranno no al processo per Salvini
Ingannata dall’orazione pro Salvini di Giarrusso e del fronte del no ai giudici, la maggioranza degli iscritti vota contro l’autorizzazione a procedere. Così i senatori M5S salvano,in combutta con quelli di Lega, FdI e Forza Italia (sic!) , l’alleato-competitore. Il Pd, unico a votare per l’autorizzazione a procedere dopo aver salvato i peggiori delinquenti dall’arresto e dalle intercettazioni, risorge e fa la morale ai 5Stelle, sventolando la bandiera della legalità . Dario Fo e Gianroberto Casaleggio si rivoltano nelle rispettive tombe.
Salvini brinda allo scampato pericolo con Berlusconi e la sua fairy bande fa il gesto dell’ombrello ai giudici, aumentando imbarazzo del M5S e affermando coram populo quello che molti dicono di lui da otto mesi (finora a torto, visto il quasi nulla che ha prodotto la Lega): il padrone del governo, della Costituzione, delle leggi, della magistratura e dell’Italia intera è lui.
Legibus solutus col voto determinante del fu partito dell’onestà , convertito al motto in “Uno vale tutti”.
A quel punto i 5Stelle si ritirano dal dibattito pubblico e vanno a nascondersi: niente più social network, talk show, comizi in piazza, neppure una passeggiata a volto scoperto, onde evitare il rischio concreto di vedersi rinfacciare il salvacondotto a un ministro imputato per sequestro di persona.
Come conquistare il governo in dieci anni e perdere tutto in un giorno. Missione compiuta.
(da agenzie)
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Febbraio 17th, 2019 Riccardo Fucile
“GIOCHETTO DEGLI EQUIVOCI, ORA STATE ESAGERANDO” … ANCHE GRILLO NE HA LE SCATOLE PIENE
Il post sul blog – che annuncia il voto online sul processo a Salvini – appare alle dieci del mattino. E
la polemica, nei commenti degli attivisti, monta immediatamente. Sulla formula usata per il quesito. In qualche caso, sulla linea politica generale.
Perchè c’è chi parla di un appiattimento sulla Lega. E questo già ben prima dell’intervento di Beppe Grillo, che contesta il quesito con ironia: “Se voti Sì vuol dire No. Se voti No vuol dire Sì. Siamo tra il comma 22 e la sindrome di Procuste!”.
Beppe Grillo sceglie la strada dell’ironia per contestare il quesito: “Se voti Si vuol dire No. Se voti No vuol dire Si. Siamo tra il comma 22 e la sindrome di Procuste!”, scrive su Facebook. Grillo cita dal romanzo “Comma 22” dell’americano Joseph Heller il noto paradosso della regola per cui “chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo”. E fa riferimento alla sindrome che indica, in una persona, il disprezzo per chi è considerato di maggior successo.
Scrive Sergio Sperotto: “Stiamo diventando come loro. Sì per dire no e si capisce nettamente che la domanda vuole convincere a negare l’autorizzazione a procedere votando sì. Non mi piace la piega che sta prendendo il Movimento. Sto tollerando il contratto di governo con la Lega ma non esageriamo”.
E Francesco Scipione: “Chiedere agli iscritti è solo un mezzuccio indegno gente, che cavolo vi è preso? Neanche dovevate farla sta domanda, mi deludete moltissimo e credetemi sta cosa avrà un’eco più deflagrante di quanto possiate immaginare, ora dateci un taglio e rimettetevi in carreggiata. Non capisco il giochetto degli equivoci con SI ed il NO, a che vi serve?”.
Simone Alecci scrive: “Avete stravolto il quesito in modo da condizionare il voto”. E Antonio Petruzziello: “Chi è l’artefice di questo quesito al contrario”?. Carla Gobbi: “Abbiamo contestato sempre il modo poco trasparente in cui si votava per imbrogliare e adesso anche voi fate lo stesso? Volete proprio fare incazzare la base?”. Linguaggio esplicito, l’insofferenza che monta.
Stavolta forse il Movimento rischia più del previsto.
Tra i militanti che si ribellano per il modo in cui è posto il quesito anche Andrea Severini, marito della sindaca di Roma Virginia Raggi: “La domanda è mal posta. La domanda andava posta sull’immunità e non sull’interesse nazionale. Non si deroga sui nostri principi, i processi si affrontano come hanno fatto Chiara, Filippo e Virginia (ndr, Appendino, Nogarin, Raggi). Sono convinto che non esista reato e Salvini non può nascondersi dietro di noi”, scrive su Facebook.
(da agenzie)
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Febbraio 17th, 2019 Riccardo Fucile
UNA PATACCA PER ORIENTARE IN VOTO IN MANIERA INDEGNA… PERSINO GRILLO E IL MARITO DELLA RAGGI INSORGONO
L’assurdo sbarca su Rousseau. Il quesito, per come è posto, potrà portare a fraintendimenti, perchè per dire No all’autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini devi votare Sì, per dire Sì al processo al ministro devi votare No.
E sul blog delle Stelle, nel racconto dei fatti, viene orientato l’iscritto a pronunciarsi per salvare l’alleato leghista.
Anche perchè fonti di governo lato M5S “preoccupate” fanno trapelare all’Ansa che se dovesse passare l’autorizzazione a procedere nei confronti del vicepremier Matteo Salvini è molto probabile una crisi di governo.
Gli iscritti del M5S potranno votare sulla piattaforma Rousseau per il caso Diciotti lunedì 18 febbraio dalle 10 alle 19.
IL QUESITO. “Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti, per redistribuire i migranti nei vari paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato?
– Sì, quindi si nega l’autorizzazione a procedere.
– No, quindi si concede l’autorizzazione a procedere.
Sul blog delle Stelle viene brevemente riassunto lo svolgimenti dei fatti del caso Diciotti. Si afferma che “il ministro dell’Interno Salvini, d’accordo con il ministro dei Trasporti Toninelli, il Vice Presidente del Consiglio Di Maio e con il presidente Conte, negò lo sbarco”.
Si parla di una decisione presa “per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo”.
Si chiarisce che “questo non è il solito voto sull’immunità dei parlamentari. Di quei casi si occupa l’articolo 68 della Costituzione, e su quelli il MoVimento 5 Stelle è sempre stato ed è inamovibile: niente immunità , niente insindacabilità . Nessuna protezione per i politici che devono rispondere delle loro azioni individuali. Noi mandammo a processo i nostri portavoce Paola Taverna e Mario Giarrusso e entrambi votarono per farsi processare. Questo è un caso diverso: stiamo parlando infatti dell’articolo 96 della Costituzione. Nello specifico questo è un caso senza precedenti perchè mai in passato si era verificato che la magistratura chiedesse al Parlamento di autorizzare un processo per un ministro che aveva agito nell’esercizio delle sue funzioni e non per azioni fatte per tornaconto privato e personale (tangenti, truffa, appalti, etc): in questo caso non ci porremmo neppure il problema e lo spediremmo in tribunale”.
La formulazione del quesito viene criticata dalla senatrice M5S Paola Nugnes: “Dobbiamo votare NO per sostenere il SI?”. E’ questa la scritta in grande su sfondo rosso accompagnata da un emoticon che imita l’urlo di Munch.
Ma anche molti militanti di base si ribellano al modo in cui il M5S ha impostato il quesito.
Tra questi Andrea Severini, marito della sindaca Virginia Raggi: “Voto No, ma la domanda è mal posta. La domanda andava posta sull’immunità e non sull’interesse nazionale. Non si deroga sui nostri principi, i processi si affrontano come hanno fatto Chiara, Filippo e Virginia. Sono convinto che non esista reato e Salvini non può nascondersi dietro di noi”, scrive Severini su Facebook.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 17th, 2019 Riccardo Fucile
AIUTAVA LE PERSONE A PORTARE LA SPESA IN AUTO, ORA E’ DIVENTATO UN EROE E IL PROPRIETARIO LO ASSUME
Un nigeriano di 33 anni ha sventato una rapina in un supermercato bloccando e facendo arrestare
il rapinatore, che era armato con una pistola poi rivelatasi un giocattolo, e il titolare del negozio, per gratitudine, ha deciso di assumerlo.
Questo quanto accaduto a Gallipoli, nel supermercato Sisa di via Alfieri ieri, 16 febbraio, nel pomeriggio.
Il rapinatore, con il volto coperto e armato con la pistola finta, ha fatto irruzione nell’esercizio commerciale minacciando gli impiegati e gli altri presenti per farsi consegnare i soldi, fuggendo poi con un bottino di circa 500 euro.
Il nigeriano che abitualmente si ferma all’ingresso del supermercato per racimolare qualche soldo aiutando gli acquirenti a portare la spesa in auto, lo ha visto e lo ha bloccato dopo una colluttazione.
Subito dopo è arrivata la polizia che ha fermato il rapinatore, un gallipolino di 54 anni, già noto alle forze dell’ordine.
(da agenzie)
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Febbraio 17th, 2019 Riccardo Fucile
ERA LA FIGLIA DELLA COMPAGNA, LA DENUNCIA PARTITA DALLA SCUOLA… NESSUN POST DI INDIGNAZIONE DEI SOVRANISTI
Un giorno la bambina, 11 anni, con la forza della disperazione ha trovato il coraggio di raccontare tutto all’insegnante.
Il compagno della madre la violentava, in casa. Aveva provato a ribellarsi, l’aveva raccontato alla mamma, ma la donna non «sentiva».
Lui, 60 anni, pensionato, monregalese, è stato arrestato in primavera (denuncia della scuola a marzo 2018) ed è in carcere: il giudice del tribunale di Cuneo l’ha condannato a 4 anni e 4 mesi con rito abbreviato.
L’indagine è dei carabinieri, coordinata dal sostituto procuratore Chiara Canepa. Hanno sequestrato un diario, in cui la ragazzina annotava: «Quando finisce con me, inizia con la mamma»
Assistenti sociali, psicologi e neuropsichiatri hanno partecipato a udienze protette, alla presenza degli inquirenti che, nel modo più delicato, hanno ricostruito i fatti.
Il pm ha chiesto l’allontanamento da casa. E quando sono arrivati i referti medici che certificavano sulla bambina una malattia venerea a trasmissione sessuale, è scattato l’arresto.
Sul tablet dell’uomo i militari hanno trovato foto pedopornografiche, tra cui quelle del fratellino della bimba, 5 anni.
L’accusa era di violenze anche nei suoi confronti, ma non c’erano prove ed è stato assolto, Nel conteggio della pena, invece, c’è la condanna per maltrattamenti: picchiava entrambi. A casa della madre trovati 200 grammi di hashish: è stata denunciata.
Ora i figli, che sono in comunità , l’incontrano in ambiente protetto, con l’assistente sociale.
(da “La Stampa”)
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Febbraio 17th, 2019 Riccardo Fucile
ARRESTATO MILITARE ITALIANO DI 45 ANNI PER VIOLENZA SESSUALE AGGRAVATA NEI CONFRONTI DELLA FIGLIA OGGI 16ENNE … NESSUN POST DI INDIGNAZIONE DEI SOVRANISTI
L’incubo di Maria (nome di fantasia), durato 5 lunghi anni, è finito quando suo padre, un militare
di 45 anni, è finito in manette.
L’accusa nei confronti del sottufficiale è pesante: violenza sessuale aggravata su minore. E questa sera – dopo l’arresto portato a termine dalla polizia Locale di Anzio – la vita della ragazzina di 16 anni potrà ricominciare, anche se le ferite inevitabilmente rimarranno.
La storia e gli abus
La vicenda è avvenuta ad Anzio, litorale sud della Capitale. La vittima, figlia del suo carnefice, ha trovato la forza per denunciare gli abusi subiti solamente qualche mese fa. È a quel punto che gli assistenti sociali si sono messi in contatto con la polizia Locale che, coordinata dalla procura di Velletri, ha fatto partire gli accertamenti. «È stato un compito non facile, ma alla fine siamo riusciti a intervenire», hanno spiegato fonti inquirenti.
L’arresto è stato eseguito nel primo pomeriggio di oggi quando il militare, separato dalla moglie, è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Velletri. Al momento del fermo – arrivato sul posto di lavoro – non si è difeso, come se si aspettasse l’arrivo degli agenti. Ora l’uomo si trova nel carcere di Velletri e presto sarà interrogato.
(da agenzie)
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