Febbraio 20th, 2019 Riccardo Fucile
HA ANNUNCIATO CHE SI CANDIDERA’ ALLE EUROPEE E LASCERA’ LA CARICA DI SINDACO
Il sindaco del MoVimento 5 Stelle di Livorno Filippo Nogarin ha annunciato ufficialmente che si candiderà a europarlamentare in una conferenza stampa che si è tenuta questa mattina in municipio.
E ha voluto anche precisare che respinge l’accusa di fuga: “Chi dice che scappo dalla città dice una falsità che rispedisco al mittente — ha chiarito Nogarin — Il Movimento 5 stelle prevede il vincolo dei due mandati per svolgere la propria azione politica. Io, da sindaco, ho dato il sangue Livorno per cinque anni. Ho sacrificato la mia vita, ho compiuto scelte dirompenti che mi hanno anche portato ad essere indagato, non mi sono mai risparmiato e credo di aver agito sempre nell’interesse della mia città ”.
“Ora voglio fare di più: andare a Bruxelles, il luogo da cui transitano tutti i più importanti finanziamenti per le aree di crisi complessa, per i trasporti e per la portualità e lavorare per portarli a Livorno in modo da cambiare e rilanciare realmente questo territorio che per troppo tempo è stato abbandonato”, ha spiegato Nogarin.
Insomma, Nogarin non scappa, dice.
Ma forse è il caso di confrontare quello che ha detto oggi con quello che ha detto un anno e un mese fa a Pescara durante la kermesse del M5S in cui sono stati annunciati i candidati alle parlamentarie.
All’epoca, parlando con Ilario Lombardo della Stampa, aveva esordito così per spiegare il motivo della sua intenzione di andarsene a Strasburgo: «Quaranta cause civili e 5 penali. O sono un criminale alla Al Capone o…». E ancora: «Accanimento? Nei miei confronti è nei fatti. Ci sono accuse assurde, come chiamarle altrimenti?». «Non mi ricandido. Sì, ne sono sicuro e penso che non ci ripenserò».
Infine, il problema delle inchieste:
«Tre per l’Aamps (azienda dei rifiuti) e una per concorso in bancarotta fraudolenta. Sono indagato per una partecipata del Comune in cui non sono nemmeno membro».
Nogarin confessa tutta la solitudine del ruolo di sindaco, esposto alle querele di chi non gli permette di tagliare nemmeno un albero. «Un sindaco può vivere tranquillo se non fa nulla».
Insomma, un anno e un mese fa Nogarin diceva che aveva deciso di scappare dalle troppe responsabilità e dai troppi pericoli per fare il sindaco.
Adesso si arrabbia se gli dicono che scappa.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 20th, 2019 Riccardo Fucile
PRELEVATA DA AGENTI SEGRETI DEL REGIME IN VIOLAZIONE DELLE LEGGI ITALIANE: LA VERGOGNA DI UN MINISTRO DEGLI INTERNI CHE NON HA FATTO UNA MAZZA PER GARANTIRE LA SUA SICUREZZA
Una studentessa nordcoreana è stata rimpatriata a novembre con la forza dall’Italia a
Pyongyang: si tratta della figlia di Jo Song-gil, ex ambasciatore reggente a Roma, “scomparso” nello stesso mese in quello che è visto come un tentativo di diserzione.
Sono gli ultimi aggiornamenti sulla vicenda forniti da Thae Yong-ho, ex numero due dell’ambasciata del Nord a Londra, rifugiatosi a Seul nel 2016.
Il blitz, riporta l’agenzia Yonhap, sarebbe avvenuto prima del tentativo della ragazza di riunirsi ai genitori.
“Non sono sicuro di quanti figli avesse Jo, ma quella che era in Italia è stata rimandata in Corea del Nord. Jo è attualmente con la moglie”, ha affermato Thae.
La ragazza, che in base a quanto appreso dall’ANSA avrebbe 17 anni, era una studentessa delle superiori. “Non posso più dire pubblicamente a Jo di venire in Corea del Sud”, ha aggiunto Thae, ricordando che il Nord è solito procedere ad aspre punizioni e ritorsioni nei confronti dei familiari delle persone che decidono di disertare a Seul piuttosto che in Paesi terzi.
L’ex diplomatico aveva più volte sollecitato Jo a puntare sul Sud come destinazione finale, sollecitando il governo di Seul a promuovere sforzi in tal senso, favorendone la fuga. Jo era tornato in Italia con un nuovo mandato diplomatico a maggio del 2015, divenendo incaricato d’affari e quindi reggente della sede fino a novembre 2018, a seguito dell’espulsione dell’ ambasciatore Mun Jong-nam a ottobre 2017 in risposta al sesto test nucleare fatto dal Nord appena un mese prima.
Sulla questione interviene il sottosegretario agli Esteri grillino, Manlio Di Stefano: “La storia di Jo Song-gil e di sua figlia, rapita dall’intelligence nordcoreana in Italia, se confermata, sarebbe un caso di una gravità inaudita – scrive su Facebook -. Quando avvenne una cosa simile, il caso Shalabayeva, andai direttamente in Kazakistan per incontrarla e capire cosa fosse accaduto e appurammo responsabilità dirette dell’allora Ministro dell’Interno Alfano. Chi ha responsabilità pagherà , statene certi”
Anche la vicepresidente della Camera, la pentastellata Edera Spadoni, scrive su Twitter: “L’intelligence nordcoreana ha sequestrato su suolo italiano la figlia dell’ambasciatore Jo Song-Gil? Episodio gravissimo. Matteo Salvini venga a riferire in aula quanto prima”.
Sulla vicenda interviene anche Il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni: “Il governo, il ministro degli Affari Esteri, il Ministro dell’Interno, che capisco impegnato nel denunciare tutti i giorni il pericolosissimo rischio dell’arrivo di qualche Ong sulle nostre coste, vengano a riferire senza indugio in Aula su cosa sia effettivamente accaduto” con la questione della figlia dell’ambasciatore della Corea del Nord”.
“In questi minuti i principali organi di stampa riportano una notizia che se confermata costituirebbe quanto meno questione di grande imbarazzo per il nostro Paese: uomini dei servizi di sicurezza della Corea del Nord avrebbero prelevato, cioè rapito, sul suolo italiano la figlia dell’ex ambasciatore a Roma di quel Paese. Ripeto: prelevata, rapita e riportata contro la sua volontà in Corea del Nord.Se questa notizia venisse confermata costituirebbe un fatto imbarazzante e anche grave per il nostro Paese: servizi di sicurezza di Paesi stranieri possono operare sul nostro territorio prelevando una persona, in questo caso una minorenne, e rimpatriarla contro la sua volontà ? Una situazione inaccettabile” afferma Fratoianni ricordando per altro che “il nostro Paese non è nuovo purtroppo a fatti di questo tipo. Nella legislatura scorsa ci trovammo di fronte all’imbarazzante caso Shalabajeva, non vorrei che ci dovessimo trovare di fronte ad un caso analogo per una seconda volta. Quindi per tempo chiedo che il governo riferisca in Aula – conclude Fratoianni- e di dare al Parlamento e al Paese notizie chiare su quello che sta accadendo sul nostro territorio nazionale”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 20th, 2019 Riccardo Fucile
MANCA UN COORDINAMENTO TRA GLI STATI, COSTI E NUMERO PASSEGGERI NON GIUSTIFICANO L’OPERA
La Tav non servirà come la stanno realizzando i Paesi dell’Unione europea.
E’ quanto emerge dall’audit di oltre 100 pagine realizzata dalla Corte dei Conti Ue e pubblicata la scorsa estate.
La magistratura contabile del Vecchio continente sottolinea come la Ue, dal 2000, abbia investito 23,7 miliardi di euro in infrastrutture ferroviarie ad alta velocità , ma nonostante lo sforzo finanziario “non esiste un piano realistico dell’Ue a lungo termine, bensì un sistema disomogeneo e inefficace di linee nazionali mal collegate fra loro, in quanto la Commissione europea non dispone di strumenti giuridici nè di poteri per obbligare gli Stati membri a costruire le linee convenute”.
In sostanza siamo di fronte a un sistema “creato senza un coordinamento adeguato a livello transfrontaliero” e di conseguenza “le linee ad alta velocità che attraversano le frontiere nazionali non rientrano tra le priorità nazionali in termini di costruzione, sebbene siano stati firmati accordi internazionali”.
Problemi che spiegano ritardi e indecisioni sulla tratta Torino-Lione, ma anche sulla Verona-Monaco di Baviera per la quale sono i tedeschi a non voler investire. In sostanza, gli Stati hanno definito un programma con la Commissione che poi non hanno rispettato, consapevoli che non ci sarebbero state ripercussioni di alcun tipo. Anche per questo la Corte rileva “dubbi circa l’efficienza in termini di costi: non sempre, infatti, le linee ad altissima velocità sono necessarie, dato che il costo per ogni minuto di tempo risparmiato è molto elevato, tanto da raggiungere anche i 369 milioni di euro e dato che le velocità medie raggiungono solo il 45 % della capacità massima, mentre gli sforamenti di costo e i ritardi di costruzione costituiscono la regola anzichè l’eccezione.
La sostenibilità è bassa e l’efficacia degli investimenti insufficiente; il valore aggiunto dell’Ue è a rischio poichè, considerato il basso numero di utenti registrato per tre linee completate su sette, il rischio che il cofinanziamento Ue di 2,7 miliardi di euro sia utilizzato in modo inefficace è elevato”.
A complicare il tutto ci sono 9 linee su 14 per le quali “il numero di passeggeri potenziali non è abbastanza elevato” — non si raggiunge il bacino dei 9 milioni di passeggeri — e, inoltre, “rimangono in vigore 11mila norme nazionali, benchè la Corte abbia già chiesto, nel 2010, di rimuovere queste barriere tecniche e amministrative”. D’altra parte la valutazione dei bisogni reali degli Stati membri “è scarsa e la soluzione alternativa, che consisterebbe nel potenziare le linee convenzionali esistenti, spesso non è stata debitamente considerata”.
Anche perchè in molti casi, i treni viaggiano su linee ad altissima velocità “a velocità medie di gran lunga inferiori alla velocità prevista per la linea” e una “velocità media di gran lunga inferiore alla velocità di progetto solleva dubbi circa la sana gestione finanziaria”.
Basti pensare che ogni minuto risparmiato costa oltre 100 milioni di euro con un picco di 369 milioni per la tratta Stoccarda-Monaco.
Per la Corte, quindi, “la decisione di costruire linee ad alta velocità si basa spesso su considerazioni politiche ed è raro che ci si avvalga di analisi costi-benefici per approdare a decisioni efficienti in termini di costi”.
(da “Business Insider”)
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Febbraio 20th, 2019 Riccardo Fucile
SALVINI (OVVERO SALVATO) E’ IL NUOVO NIPOTE DI MUBARAK
Tutti posseduti da Silvio Berlusconi. Nel suo editoriale sul Fatto Quotidiano, il direttore
Marco Travaglio dipinge tutti gli attuali leader politici, sia di maggioranza che di opposizione, come se fossero “posseduti” dal Cav.
“Il 18 febbraio è la classica data da segnare in nero sul calendario. Gli storici la ricorderanno come il primo giorno dell’ennesima resurrezione di B. Nel giro di un’ora, fra le 21 e le 22, tutto il fronte politico s’è mosso all’unisono come se il Caimano fosse ancora vivo, così vivo che tutti, dagli alleati agli avversari più strenui, parlavano con la sua voce, posseduti da Lui”, scrive Travaglio.
I 5 Stelle salvavano un ministro da un processo per sequestro di persona, sottraendolo ai giudici con scuse berlusconiane, tipo il reato “politico” nell'”interesse dello Stato”, e mancava poco che lo dichiarassero ufficialmente nipote di Mubarak.
Salvini (detto d’ora in poi Salvato) ringraziava Di Maio per “averci messo la faccia”, cioè per averla persa.
Intanto Renzi apprendeva dell’arresto dei genitori e strillava al complotto a orologeria dei magistrati per eliminarlo per via giudiziaria (come se non ci avessero pensato più volte gli italiani per via elettorale) e impedirgli di “cambiare l’Italia” senza neppure pagare il copyright al titolare di quelle parole d’ordine.
Travaglio parla poi del gesto delle manette fatto dal grillino Giarrusso nei confronti dei parlamentari del Pd mentre questi ultimi gridavano “onestà “:
Lo spettacolo dei 5 Stelle che votano l’impunità a Salvini come e con FI, mentre il prode Giarrusso mima le manette e dà dei giustizialisti ai pidini che gridano “onestà onestà “, è devastante. Ma viene subito oscurato e annullato dalla raffica di insulti anti-giudici di capi e capetti Pd che, posseduti dal demone di B., scambiano il partito per la famiglia Renzi.
Poi il direttore del Fatto parla degli arresti domiciliari per i genitori dell’ex premier Matteo Renzi e della reazione politica di quest’ultimo:
Frattanto Renzi berlusconeggia: “I domiciliari per i miei genitori sono abnormi” (e ha ragione: due persone normali con quelle accuse, sarebbero in galera). E B., commosso alle lacrime, annuncia che vuole “chiamare Matteo”, nel senso di Renzi, forse per adottarlo come nuovo padre momentaneamente a piede libero. Anche stavolta ha vinto Lui. E continuerà a vincere, anche da morto
(da agenzie)
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Febbraio 20th, 2019 Riccardo Fucile
LA FRASE PRONUNCIATA IN UN COMIZIO STA FACENDO IL GIRO DEI SOCIAL
L’onorevole della Lega Anna Rita Tateo, durante un comizio sul palco a Bari, è caduta in una gaffe imbarazzante e divertente.
L’onorevole, infatti, stava attaccando la maggioranza della città e della Regione, entrambe governate dal Partito Democratico con il sindaco Antonio Decaro e il presidente della regione Michele Emiliano.
In particolare, Anna Rita Tateo ha puntato il dito contro la piaga delle prostituzione minorile nella zona dello stadio San Nicola.
Ed ecco che, nell’enfasi del momento, l’onorevole pronuncia una frase che suscita imbarazzo: “Il Pd non ha fatto nulla per aiutare quei poveri ragazzi minori a prostituirsi, hanno fatto solo fiaccolate”.
La Tateo avrebbe voluto dire l’esatto opposto, cioè che la maggioranza che governa Bari e la Puglia non ha fatto nulla per impedire a dei minorenni a prostituirsi, ma la frase ha detto l’esatto opposto.
Una gaffe che è subito rimbalzata sui social e che è arrivata sino al governatore della Puglia Michele Emiliano, il quale non si è fatto sfuggire l’occasione per rispondere a tono all’onorevole leghista: “Non capisco perchè questa gentile signora neo-leghista avrebbe voluto che Decaro ed io aiutassimo la prostituzione minorile. In Italia è un reato il favoreggiamento della prostituzione. Per questo vuole mandarci a casa, ma noi siamo già a casa a Bari e in Puglia, siamo nati qui. Non può mandarci via”.
(da agenzie)
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Febbraio 20th, 2019 Riccardo Fucile
SALVINI E’ UN CASO PATOLOGICO: UN COMUNISTA FREQUENTATORE DEL LEONCAVALLO CHE ORA VUOLE SGOMBERARE I POSTI DOVE LUI PASSAVA LE SERATE… LA NOSTRA POSIZIONE: SE NON SI COMMETTONO REATI, I CENTRI SOCIALI DI QUALSIASI ORIENTAMENTO NON VANNO SGOMBERATI, SENZA PRIMA OFFRIRE LORO UNA SEDE ALTERNATIVA, LE MINORANZA VANNO TUTELATE
Il ministero dell’Economia e delle Finanze non ha alcuna fretta di rientrare in possesso dello
stabile in via Napoleone III che attualmente è occupato da Casapound.
E ieri lo ha fatto sapere a Virginia Raggi, che aveva chiesto lumi a Giovanni Tria sullo stabile dopo una mozione approvata in Campidoglio.
Scrive oggi Lorenzo D’Albergo su Repubblica:
Arrivata ieri sulla scrivania della sindaca Virginia Raggi, la nota del dicastero guidato da Giovanni Tria imbriglia una delle (poche) battaglie sostenute assieme da M5S e Pd in consiglio comunale: la sede di CasaPound in via Napoleone III, pieno Esquilino, non verrà sgomberata. Non subito, come si legge nella missiva, perchè il palazzo di proprietà del Demanio occupato dai “fascisti del terzo millennio” non è a rischio crollo e non presenta nemmeno particolari problemi sotto il profilo igienico.
Così la vede il Mef, che di fatto fa propria la linea del vicepremier leghista e ministro dell’Interno Matteo Salvini sul caso dell’immobile preso dalle tartarughe frecciate dal 27 dicembre 2003 e da quel momento in poi mai liberato.
Prima di rispondere alla prima cittadina grillina, che si era messa in moto su richiesta dell’Assemblea capitolina, il ministero ha bussato prima all’Agenzia del Demanio e poi in prefettura.
E da entrambi gli enti ha ricevuto la medesima risposta: la sede di CasaPound non è tra le priorità , non è tra i primi palazzi da sgomberare nella lunghissima lista di quelli occupati nella capitale. Prima ci sono i 22 per cui ci sono sentenze o ordinanze del tribunale che impongono il rilascio e minacciano di costare condanne milionarie al Viminale in caso di mancata esecuzione.
Su via Napoleone III, invece, la giustizia si è dovuta arrendere davanti alla trasandatezza della pubblica amministrazione: nel 2003 nessuno dirigente del Miur, il ministero a cui il Demanio aveva affidato il palazzo, firmò la querela necessaria per avviare il processo per occupazione abusiva.
Nessuno denunciò i quattro responsabili del blitz e il processo morì sul nascere. Ora il bis con il «no» del Mef al Comune: i militanti di CasaPound restino al loro posto.
Anche se abusivi.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 20th, 2019 Riccardo Fucile
SOTTO CASA DELLA FAMIGLIA POZZI A MELEGNANO ALTRI INSULTI DELLA FOGNA RAZZISTA
L’ennesima scritta razzista, sempre a Melegnano e sempre contro la famiglia che ha adottato un ragazzo senegalese, che già una settimana fa aveva denunciato la comparsa di frasi offensive nell’androne del suo palazzo.
Lo racconta su Repubblica Mauro Rancati. Lunedì mattina i coniugi Paolo Pozzi e Angela Bedoni hanno trovato sul muro di casa un’altra frase: ‘Ammazza al negar’ (espressione dialettale che significa ‘Ammazza il negro’) con sotto il disegno di una svastica, esattamente nello stesso punto dove era stata fatta la settimana precedente (era stato scritto in pennarello nero ‘Pagate per questi negri di merda’ e ‘Italiani=merda’).
Le vecchie scritte erano state cancellate, nella notte tra domenica e lunedì è comparsa quella nuova.
L’ostilità verso i due coniugi è data dal fatto che da due anni ospitano un ragazzo senegalese, Bakary Dandio, 22 anni, che a ottobre hanno ufficialmente adottato. L’episodio della settimana scorsa era stato condannato da tutte le istituzioni.
Lunedì sera il Consiglio comunale di Melegnano ha ospitato i due coniugi e condannato ufficialmente i fatti, cosa fatta anche dal prefetto Renato Saccone.
Il sindaco Rodolfo Bertoli ha annunciato la volontà di fare una grande manifestazione anti-razzista a Melegnano. La casa dei coniugi è in una zona senza telecamere. I carabinieri, lunedì in Consiglio c’era anche il comandante Domenico Faugiana, hanno annunciato di aver intensificato i controlli.
L’episodio ha particolarmente scosso la famiglia di Bakary.
(da agenzie)
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Febbraio 20th, 2019 Riccardo Fucile
IL VOTO SU SALVINI PUO’ ANCHE ESSERE STATO TAROCCATO PERCHE’ NESSUN ENTE TERZO NE HA CERTIFICATO LA REGOLARITA’ … SOLO IN OCCASIONE DELLE QUIRINARIE E DELLO STATUTO E’ STATO AFFIDATO A ENTE SUPER PARTES, QUINDI TONINELLI E’ UN BUGIARDO
Il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli ripete spesso che il voto su Rousseau è certificato. 
Lo ha fatto anche in occasione del salvaSalvini: «Tutte le votazioni di Rousseau sono certificate da un ente esterno».
Ma chi è? Si può contattare? «Il nome non lo so ma è sempre stato così».
È evidente, anche se ci scommettiamo che qualcuno avrà la faccia tosta di sostenere il contrario, che Toninelli si riferisce alla certificazione di sicurezza informatica del voto. Ed è evidente che si tratta di una balla, visto quello che ha detto Erika Sabatini, socia dell’Associazione Rousseau, a Simone Canettieri del Messaggero: «Ci avvaliamo anche della verifica notarile dei risultati del voto e che stiamo lavorando per utilizzare in futuro il sistema blockchain che permetterà di avere una certificazione distribuita».
La verifica notarile, che in altre occasioni è stata appannaggio di Valerio Tacchini, già notaio dell’Isola dei Famosi e nel frattempo diventato consulente del ministro Bonisoli ai Beni Culturali, non c’entra assolutamente nulla con la certificazione sulla regolarità del voto che la Casaleggio fece in due occasioni: per le Quirinarie del 2013 e per la votazione sul “Non Statuto” nel 2016.
Tutti e due i post sul blog di Beppe Grillo che raccontavano della certificazione sono nel frattempo spariti.
Si trovano invece sul Blog delle Stelle, dove si specifica che l’azienda responsabile della certificazione era la DNV GL Business Assurance e la lettera di verifica non risulta più allegata sia sul blog di Grillo che su quello del M5S.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 20th, 2019 Riccardo Fucile
INCALZATO DALL’EX MAGISTRATO FA CAPIRE CHE NON HA NEMMENO LETTO GLI ATTI DEL TRIBUNALE DEI MINISTRI E NON SA PIU’ CHE RISPONDERE
Ieri i senatori della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari hanno negato l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Salvini richiesta dal Tribunale dei Ministri di Catania.
Dopo il voto su Rousseau, condizionato da una palese distorsione delle informazioni date agli attivisti e da un modo assai curioso di porre la domanda, il MoVimento 5 Stelle ha deciso di negare l’autorizzazione a procedere affinchè il ministro potesse essere giudicato dinnanzi ad un tribunale del reato di sequestro di persona aggravato. Dopo aver difeso Salvini con il voto in Commissione ieri è toccato al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede andare a Otto e Mezzo per spiegare agli italiani perchè la decisione presa è stata quella giusta.
Le cose però non sono andate benissimo.
Non solo perchè il ministro ha continuato a parlare per tutta la puntata di un’inesistente giunta per le autorizzazioni a procedere, perchè evidentemente bisogna continuare a nascondere il fatto che la giunta si chiama “giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari“.
Bonafede ha ribadito che il ministro Salvini ha agito — così come tutto il governo — a difesa dei confini dell’Italia. Dimenticando però che i 177 naufraghi si trovavano a bordo di un’imbarcazione (Nave “Diciotti” della Guardia Costiera) e quindi già sul territorio italiano.
«Chiariamo: qui non si parla dell’immunità di un politico che si fa scudo del suo essere politico rispetto ad un atto che ha compiuto nel proprio interesse» dice Bonafede per spiegare che Salvini ha commesso un reato non per sè ma per gli altri.
Secondo Bonafede il ministro dell’Interno nel commettere quel fatto — che per pudore non osa chiamare “sequestro di persona aggravato” — ha agito nell’interesse preminente nazionale.
Bonafede dimentica, forse perchè non ha letto le carte, che contestualmente allo “stallo” sulla Diciotti negli stessi giorni sono continuati gli sbarchi dei migranti. Quando Lilli Gruber dice che «il governo non si è neanche riunito per prendere quella decisione» il ministro della Giustizia risponde «vabbè ma la decisione è collegiale».
Ma come farà notare poco dopo Gianrico Carofiglio le decisioni del governo devono essere prese nelle sedi formali, ad esempio durante una riunione del Consiglio dei Ministri, Bonafede però non è stato in grado di indicare — perchè non c’è mai stato — durante quale CdM il governo abbia preso la decisione collegiale sul caso Diciotti.
Ma è nella seconda parte del programma che viene fuori la figuraccia di Bonafede.
Il ministro della Giustizia ha ripetuto una decina di volte che i parlamentari hanno letto le carte e che lo stesso hanno fatto gli attivisti, cui è stato presentato un riassunto sommario e un quesito con una struttura manipolatoria.
Chissà se il ministro stesso ha letto le famose carte. La risposta è no.
Perchè quando Carofiglio (che è un ex magistrato) gli chiede se ha letto le 51 pagine del provvedimento del Tribunale di Catania «cosa ne pensa delle considerazioni dei giudici sul concetto di atto politico» ed in particolare sui limiti del significato di atto politico il ministro non risponde.
Visto che quello di Salvini è stato giudicato — dai senatori e dagli attivisti pentastellati — un atto politico in difesa del preminente interesse nazionale è importante chiarire qual è il perimetro dell’azione politica.
Insomma cos’è che può essere definito atto politico e cosa no, in particolare in relazione alla compressione dei diritti e delle libertà individuali verificatasi sulla Diciotti.
«Allora dottor Carofiglio io non posso e non voglio commentare un atto dei magistrati» dice Bonafede, perchè «la magistratura non si interroga sulla legge costituzionale che dà la possibilità di dare l’autorizzazione a procedere o meno, giusto?».
Non è vero, perchè se il ministro avesse letto le carte saprebbe che il capo III del documento (pagine 8-14 nel testo trasmesso dalla Procura di Catania) si interroga proprio sulla competenza del tribunale dei ministri e sull’articolo 96 della Costituzione citato in lungo e in largo dagli esponenti del MoVimento.
Come lo studente che tenta di passare l’esame rispondendo alla domanda del docente ripetendo la domanda senza la forma interrogativa Bonafede dice che «il provvedimento si interroga sulla natura politica o meno di quell’atto e secondo il tribunale non c’è la natura politica». E fin qui ci siamo.
«Ma in base a quale argomento?» chiede Carofiglio. La risposta di Bonafede fa cadere le braccia: «su varie valutazioni, ora non sto a spiegare, spieghi lei».
Non si tratta di un tecnicismo, come vorrebbe far credere il Guardasigilli, perchè una possibile immunità dall’azione penale di un ministro e quindi «la possibilità di essere sottratti al principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge non vale quando siano stati aggrediti diritti fondamentali: non vale se viene colpita la vita, non vale se viene colpita la libertà personale, non vale se viene colpita l’integrità fisica».
In poche parole: c’è un limite — e per fortuna che c’è — a quello che un ministro può fare anche nell’interesse della Nazione.
Non sfuggirà nemmeno a Bonafede come il sequestro di persona, ovvero «una condotta che privi la vittima della libertà fisica e della locomozione, sia pure non in modo assoluto, per un tempo apprezzabile» sia proprio una lesione del diritto inviolabile della libertà personale garantito dall’articolo 2 della Costituzione.
Forse Bonafede ritiene che un ministro (o un governo) possa privare arbitrariamente una persona della libertà e far passare questa decisione — che nel nostro ordinamento è prerogativa del potere giudiziario — come atto politico.
Non vengono i brividi anche a voi?
(da “NextQuotidiano”)
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