Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
MICHAEL COHEN SVELA GLI AFFARI RUSSI DEL PRESIDENTE, L’USO DI WIKILEAKS, I PAGAMENTI ALLA PORNOSTAR PER TACITARLA
Donald Trump è un “razzista”, un “truffatore”, un “imbroglione”.
Sono alcuni degli attributi che l’ex avvocato personale e tuttofare del presidente, Michael Cohen, utilizzerà per definire il presidente degli Stati Uniti davanti alla Commissione investigativa della Camera.
Tre giorni di fila, a partire da oggi, con un’udienza a porte aperte. Michael Cohen accuserà Donald Trump per WikiLeaks, per i progetti con Mosca, per i pagamenti a Stormy Daniels.
Cohen, condannato a tre anni e in procinto di andare in carcere (il 6 maggio) per uso illecito di fondi elettorali, potrebbe raccontare anche storie personali dei suoi dieci anni al servizio di Trump.
Il New York Times ha anticipato il testo del discorso di apertura della testimonianza, da cui emerge che, secondo Cohen, Trump sapeva che un suo ex consulente, Roger Stone, avesse avuto contatti con WikiLeaks prima che quest’ultima diffondesse le mail della Convenzione Elettorale Democratica che rivelarono l’orientamento dell’organismo, sulla carta neutrale, a favore della campagna di Hillary Clinton e ai danni di Bernie Sanders.
Cohen testimonierà di essere stato a conoscenza di un progetto immobiliare in Russia che Donald Trump, al tempo candidato repubblicano alle presidenziali, stava portando avanti nonostante fosse già in campagna elettorale.
“Nelle conversazioni che avemmo durante la campagna, mentre ero occupato a negoziare con la Russia per suo conto, mi guardò negli occhi e mi disse che non c’era nessun affare in corso con la Russia e di andare a mentire al popolo americano ripetendo la stessa cosa”, è la versione di Cohen, “in questo modo, mi stava chiedendo di mentire. Trump non mi disse in modo esplicito di mentire al Congresso. Questo è il suo modo di operare”.
Altra accusa riguarda i rapporti con l’ex pornostar Stormy Daniels.
Cohen dirà che Trump gli ordinò di pagare 130 mila dollari alla donna per mettere a tacere la relazione sessuale subito dopo la nascita di Barron, l’unico figlio di Melania.
I documenti che Cohen consegnerà alla commissione comprendono un assegno che Trump firmò dopo essere divenuto presidente, per rimborsare Cohen della somma pagata all’attrice porno Stormy Daniels che sosteneva di avere avuto una relazione con Trump. Secondo Cohen, il denaro proveniva direttamente dal conto bancario dell’ex tycoon.
(da agenzie)
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Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
HANNO 10 E 13 ANNI: “SCUSACI, NON SIAMO UNA BABY GANG”… IL COMMOVENTE INCONTRO NELLA CHIESA DI SAN SEVERO
Incredibile e commovente epilogo dell’aggressione ad un mediatore culturale di colore, avvenuta
qualche giorno fa al rione Sanità .
I ragazzini che avevano spruzzato spray urticante negli occhi di Yacoubou Ibrahim, facendolo cadere rovinosamente, sono stati rintracciati dalle forze dell’ordine.
Ma l’uomo li ha voluti incontrare e perdonare. Si tratta di due bambini di 10 e 13 anni che si sono presentati con un disegno: “Scusaci, non siamo una baby gang”.
Yacoubou Ibrahim quando era stato aggredito con uno spray urticante, nel pieno del rione Sanità a Napoli, era stato molto chiaro: aveva detto che non credeva ad una aggressione di stampo razzista.
Oggi, di questa storia, c’è stato un epilogo che riafferma anche un altro principio: che c’è bisogno più di ascolto che di rabbia, più di reciproca comprensione che di ostilità .
Cos’è accaduto? Qualche giorno dopo l’aggressione dell’uomo, le forze dell’ordine si sono messe sulle tracce dei ragazzini. E li hanno trovati senza grande sforzo.
Ma la storia è andata diversamente da un epilogo teoricamente già scritto. Yacoubou Ibrahim, che di mestiere fa il mediatore culturale e ha contatti con educatori del territorio e parroci, ha chiesto di incontrarli, i ragazzini.
E cosi i due sono presentati in chiesa, alla San Severo, e si sono mostrati per quelli che sono: birbanti che avevano fatto un pessimo gesto. Hanno portato un disegno. E lui li ha abbracciati. “Assieme agli educatori del territorio e ai parroci ci siamo messi alla ricerca di questi ragazzini, ci abbiano parlato, abbiamo ascoltato le loro famiglie, abbiamo coinvolto carabinieri e polizia. Oggi li abbiamo fatti incontrare, tutti attorno ad un tavolo — scrive Ivo Poggiani, presidente della Terza Municipalità , quella in cui ricade il rione Sanità — Vittima e ‘carnefici’. Si sono scusati con Yacoubou, lo hanno abbracciato.
E chi sono questi carnefici? 10 e 13 anni, scugnizzi del quartiere, ragazzi che hanno bisogno solo di un po’ di affetto e di una chance, che hanno bisogno di modelli positivi, di scuola, di spazi di aggregazione. Iniziamo noi a non chiamarli baby gang, magari poi non ci diventano”.
(da “Fanpage”)
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Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DI CIVATI: “GOVERNO ASSENTE”… IL CORTOCIRCUITO DELLA RETORICA POPULISTA DELL’ “AIUTIAMOLI A CASA LORO”
Novanta lunghi giorni senza Silvia Romano. La giovane cooperante milanese è stata rapita lo scorso 20 novembre in Kenya, dove si trovava per aiutare le popolazioni più in difficoltà in un luogo che ogni giorno deve combattere tra la povertà e le bande di criminali che continuano a devastare quel fazzoletto di terra dell’Africa Centrale.
Poche e frammentarie le notizie che arrivano da lì, per un caso che sembra esser finito nel dimenticatoio, fagocitato da questioni interne ed esterne che hanno messo il silenziatore sulle sorti della giovane partita dall’Italia per aiutare le persone più bisognose.
Le ultime notizie risalgono al 21 gennaio, quando le forze dell’ordine di Nairobi, capitale del Kenya raccontavano di come la giovane — probabilmente — si trovasse ancora nelle mani dei rapitori nella boscaglia del Tana river.
Indicazioni frammentarie, così come sembra essere frammentario l’interesse per le sorti di Silvia Romano, sparita dai radar dell’attenzione anche della politica che si è dedicata alle esternazioni pubbliche — al netto di un auspicabile lavoro sotterraneo — solo nelle prime ore del suo sequestro.
Un silenzio quasi assordante. «Silvia Romano è stata rapita due volte — spiega Giuseppe Civati, fondatore di Possibile, a Giornalettismo -. La prima volta dai criminali che l’hanno sequestrata; la seconda dalla nostra attenzione».
La critica è mossa al disinteresse attorno alle sorti della 23enne cooperante, così come per quelle di tanti altri connazionali di cui non si hanno notizie da diverso tempo.
La Farnesina ha deciso di optare, fin dalle prime ore, per un profilo basso.
La famiglia di Silvia Romano tiene a mantenere uno stretto riserbo sul destino della giovane. La cosa che appare evidente, però, è l’atteggiamento che si è avuto attorno a questa vicenda fin dall’inizio. «Vorremmo sapere se c’è una strategia del governo — prosegue Giuseppe Civati -. Per altri casi internazionali l’attenzione è stata più alta. Ma, forse, è il continuo ricorso alla propaganda a ottundere le menti».
Non si vuole buttare il rapimento di Silvia Romano nel più classico Colosseo della contesa e dei proclami. «Non bisogna cadere nella tentazione di gettare le sorti delle giovane cooperante nella polemica tra le varie fazioni politiche — spiega Civati -. Dobbiamo uscire da questo contesto per rispetto della ragazza e della famiglia che da mesi non ha notizie della loro Silvia. Io ricordo quotidianamente l’assenza di notizie e informazioni ufficiali a riguardo come valore simbolico e per fare una pressione affinchè ci siano date delle risposte».
Giuseppe Civati poi sostiene come, dal giorno del suo rapimento, la storia sia stata contornata da fake news e insulti liberi, senza che nessuno facesse nulla per bloccare tutto questo.
Poi il silenzio, utile per mettere a tacere i leoni da tastiera e i diffusori di bufale della prima ora. «In Italia si tende sempre a buttarla in caciara e a portare l’attenzione solamente su temi che poi hanno dei riverberi elettorali — prosegue il fondatore di Possibile -. Da come è vissuta la vicenda di Silvia Romano è evidente che il tutto sia stato vissuto come un cortocircuito della retorica nazionalista e populista. Il concetto ‘Aiutiamoli a casa loro’ è svanito con gli insulti rivolti all’unica vera vittima di questo rapimento».
(da “Giornalettismo”)
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Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
“CASALINO ERA A CONOSCENZA DI TUTTO, ANCHE SE ORA NEGA. MA IO TENGO COPIA DI TUTTO”… E A DI MAIO DICE: “UN GIORNO TI DOVRAI RIMANGIARE TUTTO QUANDO USCIRA’ LA VERITA'”
Casalino sì, Casalino no. La questione dei mancati rimborsi da parte della deputata M5S —
autosospesasi martedì pomeriggio dal MoVimento — assume contorni sempre più netti.
Alla chat che metterebbe in evidenza il coinvolgimento dei capi della comunicazione a Cinque Stelle, si aggiunge il nuovo appunto fatto da Bogdan Andrea Tibusche (che su Facebook risponde al nome di Andrea De Girolamo), l’ex fidanzato di Giulia Sarti, che conferma le responsabilità — o almeno la conoscenza dei fatti — da parte di Rocco Casalino e Ilaria Loquenzi.
«Ho letto sui giornali che Casalino fa lo gnorri e scarica la Sarti — scrive su Facebook l’ex fidanzato della deputata M5S ed ex presidente della Commissione Giustizia alla Camera -. Sapete qual è il bello? Il messaggio con il quale mi si informava che sarebbero stati lui e Ilaria (Loquenzi, ndr) a spingere la querela, Casalino lo ha avuto (screeshots), da me, il 15 febbraio del 2018. Ho sempre lo stesso vizio: salvo e registro tutto. Non sapeva nulla fino ad oggi? Lo sapeva eccome».
Il post è stato cancellato, ma lo screenshot ha già fatto il giro della rete.
Oltre all’invito ai giornalisti a non contattarlo perchè non ha alcuna intenzione di rilasciare alcuna intervista in merito, l’ex fidanzato di Giulia Sarti ha rincarato la dose scrivendo un altro post (anche questo cancellato poco meno di un’ora dopo la pubblicazione).
Una dichiarazione rivolta al capo politico del Movimento 5 Stelle che dovrebbe prendere provvedimenti nei confronti di Rocco Casalino.
«Caro Luigi Di Maio (taggando il profilo ufficiale del leader M5S, ndr) se proprio muori dalla voglia di espellere qualcuno per ‘salvare la ditta’ espelli ‘Rocco e Ilaria’. Non vorrei un giorno dovessi rimangiarti le tue parole/azioni quando si scoprirà la verità . ‘Uomo avvisato mezzo salvato’».
Un avviso, poi rimosso, che ha il sapore di una storia che è destinata a non finire qui.
(da agenzie)
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Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
UN ANNO FA: “LA REGOLA DEI DUE MANDATI NON E’ MAI STATA MESSA IN DISCUSSIONE E NON SI TOCCA. NE’ QUEST’ANNO, NE’ IL PROSSIMO, NE’ MAI”… INFATTI HA CAMBIATO IDEA
Era il 31 dicembre 2018 quando molti giornali parlarono della pensione per la regola del doppio mandato nel MoVimento 5 Stelle.
L’occasione fu un fatto che riguardava all’epoca Roberta Lombardi: la Faraona, ex favorita di Grillo a Roma, aveva titubanze a votare una sfiducia a Nicola Zingaretti in Regione Lazio perchè la caduta della giunta avrebbe portato a nuove elezioni e lei all’addio al M5S visto che avrebbe così completato i due mandati.
All’epoca dovette intervenire Beppe Grillo (pubblicamente) con Di Maio (in privato) per convincere Lombardi.
Come? Assicurandole che la regola del doppio mandato sarebbe caduta:
I 5 stelle sono nel panico. Alcuni di loro sono al secondo mandato, come l’ex deputata Roberta Lombardi. Di Maio ordina di votare la sfiducia. Come spiegano fonti del M5S regionale, assicura: ”Verrete ricandidati con liste uguali”. Il divieto sarebbe derogato. “Diremo che sono passati solo sette mesi dal voto, non è un mandato completo, Beppe è d’accordo”.
Quella sarebbe stata l’eccezione alla regola dei due mandati?
Beh, era Gianroberto Casaleggio a dire che ogni volta che deroghi a una regola praticamente la annulli.
Fatto sta che nel pomeriggio Di Maio si sentì in dovere di intervenire: “La regola dei due mandati non è mai stata messa in discussione e non si tocca. Nè quest’anno, nè il prossimo, nè mai. Questo è certo come l’alternanza delle stagioni e come il fatto che certi giornalisti, come oggi, continueranno a mentire scrivendo il contrario”.
Chiaro, no?
Tanto che, prendendo spunto dalle frasi di Di Maio, anche alcuni siti di quelli fatti apposta per portare l’acqua con le orecchie al MoVimento 5 Stelle guadagnandoci su presero a insultare i giornalisti che avevano riportato la notizia.
Il resto è storia: il M5S di Di Maio si prepara a toccare la regola dei due mandati nei prossimi giorni o mesi (“nè domani nè mai“, cit.): è un fatto certo, così come è certo il fatto che Di Maio continuerà a mentire negando l’evidenza e scrivendo il contrario della verità anche quando sa benissimo che quello che è stato raccontato è tutto vero.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
DALLA FLAT TAX ALL’AUTONOMIA PER FINIRE ALLA TAV
Il Giornale ha puntato Matteo Salvini. E oggi il quotidiano di Sallusti si scaglia come un corpo
contundente verso il leader della Lega, accusato di aver tradito i patti “con gli elettori” dopo che ieri lui ha detto che non tornerà mai “con il vecchio centrodestra”, ovvero con Silvio Berlusconi, e che il governo è solido nonostante i consigli del Cavaliere di porre fine all’esperimento della maggioranza con il MoVimento 5 Stelle.
Gian Maria de Francesco accusa il Capitano di aver tradito, a partire dalla flat tax:
Ma in nome di che cosa sta combattendo il Capitano? Non certo per la flat tax, vero caposaldo del centrodestra, che nella legge di Bilancio è stata rivisitata sotto forma di estensione del regime dei minimi per partite Iva e professionisti sotto i 65mila euro di reddito.
«La tassa unica, la tassa piatta, ridotta al 15%,ovunque sia stata applicata, ha ridotto il pagamento delle tasse di tutti e nel giro di tre anni ha garantito allo Stato maggiori introiti», proclamava Salvini a febbraio 2018 sostenendo che «se abbassi le tasse a tutti, evidentemente tornano in circolo dei soldi che poi si trasformano in posti di lavoro».
La Lega sta provando a inserire una flat tax sui redditi incrementali nel 2020 (oltre al previsto rialzo della soglia dei minimi a 100mila), ma con 23 miliardi di clausole di salvaguardia da sterilizzare, abbassare la pressione fiscale è solo una pia illusione visto che bisognerà rifinanziare quota 100 e,soprattutto, il reddito di cittadinanza, una misura che con il centrodestra non ha nulla a che fare.
Non solo: secondo il Giornale Salvini ha tradito anche sull’autonomia:
Oggi la Lega è ancor più forte nei numeri e negli eletti, eppure quelle intese non hanno ancora trovato spazio in un ddl delega da far approvare al Parlamento perchè l’alleato M5s che alle politiche ha fatto il pieno nel Mezzogiorno non vuol saperne del «progetto di una Italia federale». Eppure Matteo solo 365 giorni fa spergiurava che il federalismo «è scritto nero su bianco, e io conto di metterlo in atto: a me interessano i risultati».
Risultati che però non arrivano, come sulla TAV.
Salvini sta tradendo i suoi elettori, dice il Giornale.
In realtà intende Berlusconi, ma è una bella testa di cavallo nel letto del Capitano.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
UNIONE CAMERE PENALI: “PURA PROPAGANDA LEGHISTA, SI INGANNA L’OPINIONE PUBBLICA, NON E’ UN’EMERGENZA SOCIALE”
“Le decisioni sulla durata delle pena spettano solo alla magistratura. Il rinvio? Una buona notizia, speriamo che sia sine die“. “Parole gravi, non spetta a un magistrato dire quale legge bisogna fare e non fare. Altrimenti si candidi”. Il rinvio della discussione in Parlamento della riforma sulla legittima difesa accende lo scontro
La scintilla è la decisione della maggioranza di temporeggiare sui lavori in Aula, arrivata martedì, ma l’humus nel quale cresce è la decisione del capo del Viminale di visitare in carcere Angelo Peveri, l’imprenditore condannato per tentato omicidio di un ladro.
“Noi abbiamo molto chiaro il perimetro della nostra azione e non lo vogliamo superare. Ma reagiamo se viene invaso. Le decisioni sulla modalità e sulla durata della pena spettano solo alla magistratura non al ministro dell’Interno”, ha detto il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Francesco Minisci.
“Quando il ministro dice farò di tutto perchè Angelo Peveri sia il meno possibile in carcere, è evidente che la durata e le modalità della pena deve deciderle la magistratura”, ha specificato a Radio anch’io.
“Questo significa — ha sottolineato — rispetto reciproco delle prerogative che la Costituzione assegna a ogni istituzione”. Poi il commento sul rinvio dei lavori in Aula: “È una buona notizia, speriamo che sia sine die“.
Per l’Unione delle Camere Penali la questione è “pura propaganda”.
Il presidente Gian Domenico Caiazza dà “ragione” a Minisci perchè “dovrà essere sempre un giudice che valuta” e aggiunge che “qualunque cosa scrivano nel testo della legge sulla legittima difesa, non può immaginarsi una norma che pretenda di sottrarre un fatto omicidiario alla valutazione di un giudice. Quindi stiamo parlando del nulla”.
Dicendo che con la riforma si possa sottrarre chi spara a un’indagine, aggiunge, “si inganna l’opinione pubblica” e invece questo “è impossibile”, ribadisce il presidente delle Camere Penali.
“La vera pretesa di fondo di questa campagna della Lega — chiarisce — è che chi spara difendendosi in casa o asserendo di essersi difeso in casa non debba essere nemmeno indagato. Qualunque cosa pensino di scrivere nel testo di questa legge questo non potrà accadere mai. Si possono restringere i criteri di proporzionalità ma si può fare entro limiti ragionevoli, quello che è irragionevole non può avvenire”.
“Salvini sceglie di dare valore simbolico a un fatto in un contesto in cui nemmeno i difensori hanno sostenuto la legittima difesa”.
Caiazza fa riferimento al caso Peveri. “Ecco perchè — ribadisce Caiazza — è pura propaganda che non ha nulla a che fare con la realtà giudiziaria”.
Inoltre, riflette il presidente dei penalisti, “il tema della legittima difesa non è una emergenza sociale. Sfido Salvini o il ministro Bongiorno a dirci quanti sarebbero i casi negli ultimi 10 anni di omicidio di un ladro in appartamento e quante le situazioni controverse di condanna di chi si è difeso in casa propria. Non si contano neppure sulle dita di una mano. Stiamo quindi parlando di una emergenza virtuale puramente ideologica e propagandistica”.
(da agenzie)
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Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
NON POTRANNO PIU’ TORNARE NELLA SCUOLA DI TORINO DOVE ERANO ISCRITTI, GRAZIE ALLA DEPORTAZIONE FISSATA PER LEGGE DAL “BUON PADRE DI FAMIGLIA”
“Non si possono trasferire così dei nuclei familiari: dopo qualche mese eravamo diventati il loro
punto di riferimento, avevano iscritto per l’anno prossimo anche gli altri due fratellini, uno in prima elementare e il più piccolo all’asilo”.
Queste sono le parole di una preside di un istituto scolastico di Torino che parla al Corriere della Sera di un episodio simbolo delle prime conseguenze del decreto sicurezza, che inizia a mostrare i suoi effetti anche nei piccoli casi di vita quotidiana.
Due ragazzi armeni iscritti alle medie dell’Istituto Comprensivo Nichelino IV di Torino non potranno più tornare nella scuola che li ha accolti a fine settembre 2018, al loro arrivo in Italia. Per la famiglia di richiedenti asilo, infatti, è stato disposto il trasferimento in un altro centro accoglienza distante dall’istituto scolastico.
La famiglia armena non è la sola ad aver lasciato Nichelino, altre 4 famiglie sono state trasferite. Da una parte il “decreto sicurezza” ha ridotto le tariffe a 21 euro, dall’altra i posti dei migranti devono essere ridistribuiti in base ai vincitori dei nuovi bandi prefettizi.
Si ricomincia tutto d’accapo. Integrazione, alfabetizzazione, mediazione: tutto da rifare in un’altra scuola.
“La famiglia aveva fatto tappa in Austria e sono arrivati da noi alla fine di settembre, li abbiamo subito inseriti in prima e terza media, nessuno dei due parlava italiano. Hanno iniziato un percorso di inserimento con i compagni e anche di alfabetizzazione, la scuola ha dedicato loro del tempo per insegnare la lingua con risorse interne”, racconta la preside al Corriere.
Entrambi i ragazzini si sono inseriti bene, hanno trovato classi e insegnanti accoglienti. Fino a giovedì scorso, il loro ultimo giorno a Nichelino. Non c’è stato nemmeno il tempo di dire addio ai compagni di classe poichè il trasferimento — da Nichelino a Riva di Chieri (a 25 km di distanza)— è stato disposto in tempi brevissimi per non far saltare giorni di scuola.
“Venerdì pomeriggio sono stata contattata dal nuovo centro di accoglienza di Riva di Chieri — ricorda la preside Cannavò — Aveva ricevuto la famiglia la sera prima e cercava un modo per avere il nulla osta in fretta, per non far perdere giorni di scuola a questi bambini”.
La ragazzina armena più piccola, che frequentava la prima media, ha telefonato ad una compagna avvertendola che non sarebbero più andati a scuola.
Con sorpresa di insegnanti e amici che erano all’oscuro di tutto, inizia un nuovo giorno di scuola per i due bambini che dovranno ricominciare da zero.
(da TPI)
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Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
SEGNALE DI UNA RECESSIONE CHE POTREBBE PROLUNGARSI
Peggiora il clima di fiducia a febbraio.
L’Istat stima “un ampio calo” dell’indice di fiducia dei consumatori, che passa da 113,9 punti a 112,4. Ed è in “evidente flessione” anche l’indice composito delle imprese (da 99,1 a 98,3), che tocca il minimo da quattro anni, partire da febbraio 2015.
Continua così per le aziende “una evoluzione negativa in atto ormai dallo scorso luglio”. L’indice dei consumatori tocca il valore più basso da 18 mesi con un peggioramento per tutte le componenti del clima.
Il clima economico e quello corrente registrano le flessioni più consistenti mentre cali più moderati caratterizzano il clima personale e quello futuro. Più in dettaglio, il clima economico cala da 130,5 a 126,6, il clima personale passa da 108,9 a 108,2, il clima corrente scende da 112,4 a 109,4 e il clima futuro flette da 117,4 a 116,9.
Per le imprese, l’indice di fiducia diminuisce in gran parte dei settori, con la sola eccezione del commercio al dettaglio, dove l’indice aumenta da 102,9 a 105,4, il valore più alto da un anno. Invece l’indice di fiducia delle costruzioni, dopo l’aumento dello scorso mese, torna a diminuire (da 139,2 a 135,5), mantenendosi comunque su livelli storicamente elevati.
Nella manifattura l’indice passa da 102 punti a 101,7, il livello più basso a partire da agosto 2016 (quando era sempre di 101,7) e peggiorano, per il secondo mese consecutivo, le attese sulla produzione, unitamente a un aumento del saldo relativo alle scorte di magazzino. I giudizi sul livello degli ordini permangono sostanzialmente stabili rispetto allo scorso mese.
Nelle costruzioni,il deterioramento del clima di fiducia riflette un deciso ridimensionamento delle aspettative sull’occupazione presso l’impresa e una stabilità , rispetto allo scorso mese, dei giudizi sugli ordini.
Per quanto riguarda il settore dei servizi (dove l’indice cala 98,6 a 98,3), l’Istat segnala il deterioramento dei giudizi e delle aspettative sugli ordini, mentre i giudizi sull’andamento degli affari sono in miglioramento. L’indice rimane sotto quota 100 (il livello del 2010) da tre mesi.
Nel commercio al dettaglio, infine, il miglioramento del clima di fiducia è la sintesi di un’evoluzione positiva, tanto per i giudizi quanto per le attese sulle vendite, diffusa a entrambi i circuiti distributivi analizzati (grande distribuzione e distribuzione tradizionale); il saldo dei giudizi sul livello delle giacenze aumenta.
(da “Huffingtonpost”)
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