Marzo 13th, 2019 Riccardo Fucile
“LA POVERTA’ ASSOLUTA E’ FATTA DI MOLTE COSE: IL LAVORO SPESSO E’ L’ULTIMO ANELLO DELLA CATENA”
Il reddito di cittadinanza “esclude le persone più povere e più fragili”, mentre i rimpatri sono “uno
spot elettorale” che può “accontentare qualche persona che ce l’ha con gli immigrati o che pensa che ci sia un’invasione”, non un vero cambiamento.
Sono alcune delle riflessioni aperte da Marco Impagliazzo, presidente della comunità di Sant’Egidio, associazione, in prima linea per la solidarietà a poveri e migranti, nata in Italia 50 anni fa.
In un’intervista a TPI, Impagliazzo parla del decreto sicurezza e del disastro dell’Ethiopian Airlines, ma anche di razzismo e integrazione, in un momento in cui questi temi nel nostro paese sono più caldi che mai.
Presidente, a bordo del volo Ethiopian Airlines precipitato c’erano anche italiani che credevano in un futuro migliore per l’Africa.
La comunità di Sant’Egidio è molto addolorata per questa scomparsa, si tratta di persone che generosamente spendevano la loro vita per l’Africa e per gli africani, mostrando che c’è ancora da parte di noi europei il bisogno di stare dalla loro parte e fare qualcosa per lo sviluppo di questo continente. Erano persone un po’ in controtendenza rispetto alla cultura prevalente oggi in Europa, di chiusura, ripiegamento su sè. Loro invece hanno continuato a tenere alta la bandiera della solidarietà e della collaborazione con il popolo africano, che sono la vera soluzione a uno dei più grandi problemi che il mondo occidentale sta affrontando: l’immigrazione internazionale.
È un dolore in più per noi la perdita di Carlo Spini e della moglie Gabriella Vigiani, e di Paolo Dieci, con cui abbiamo collaborato per anni per un progetto in Malawi, dove abbiamo lavorato per una cura dei malati di Aids, una cura gratuita che ha permesso a migliaia di bambini di nascere sani da madri sieropositive. Erano persone care alla nostra comunità , eravamo amici: un’amicizia non nata in un bar, ma sorta intorno all’aiuto allo sviluppo e alla cura dei malati.
La loro attività verrà portata avanti dai loro collaboratori?
Sì, naturalmente c’è una grande collaborazione, soprattutto dalla onlus di Bergamo da cui vengono Carlo Spini e la moglie, ma anche da tutto il mondo della cooperazione, che conosce benissimo Paolo Dieci, che ne è stato portavoce per anni. È un mondo che sembra sommerso, ma è molto più vasto di quello che crediamo e avrebbe bisogno di essere meglio conosciuto nel nostro paese. Spesso sostituisce il lavoro che dovrebbero fare le nostre politiche internazionali, che invece talvolta si fermano ai confini dei nostri paesi. Vorrei cogliere quest’occasione per ricordare anche le persone che appartengono a questo mondo e sono state rapite, come Silvia Romano in Kenya e il padre missionario Pierluigi Maccalli, rapito in Niger a settembre 2018. Purtroppo su di loro non si hanno notizie da mesi.
Una delle attività della comunità di Sant’Egidio è quella dei corridoi umanitari, che hanno consentito finora l’arrivo in Italia di 1.432 rifugiati, in gran parte siriani provenienti dai campi profughi libanesi, più quasi 500 persone del Corno d’Africa. È questo il modo giusto per affrontare la questione dell’immigrazione?
È uno dei modi, finora l’unico esistente, per venire incontro alle necessità di persone che hanno bisogno di protezione umanitaria. Al di là di coloro che sono riconosciuti rifugiati in loco dall’UNHCR, tutte le persone che necessitano di protezione umanitaria non hanno un modo per salvarsi da guerra, violenza, fame e problemi climatici. Non hanno un modo legale per venire nel continente europeo. Non c’è una politica di visti per loro. Il corridoio umanitario è stato pensato proprio per loro, ma ci sarebbe bisogno di altri sistemi legali che possano affiancarlo, per venire incontro alle vittime di queste sofferenze. Se da una parte siamo molto contenti di aver avuto quest’idea e che sia stata approvata dal governo italiano, francese e da quello belga, dall’altra siamo preoccupati per le migliaia di persone ancora in attesa di essere accolte.
Per il fondatore della vostra comunità , Andrea Riccardi, questi numeri mostrano che c’è “un’Italia disponibile a integrare i migranti con le proprie energie e a costo zero per lo Stato”. Questo dimostra che il clima è diverso da quello di ostilità e indifferenza che viene descritto nel nostro paese?
Sì, perchè in Italia ci sono forze e energie di solidarietà e accoglienza che si sono volute esprimere con i corridoi umanitari. Quando dai alle persone la possibilità di fare del bene, molte rispondono di sì. Hanno capito che tante volte la vita di una persona vulnerabile dipende da un nostro “sì” o da un nostro “no”. Tutti i “no” che stiamo dicendo sono porte in faccia che chiudiamo violentemente davanti a persone soffrono, in primo luogo per la guerra. Papa Francesco parla di “terza guerra mondiale a pezzi”.
Anche i “no” dei governi?
Certo, assolutamente, mi riferisco proprio a loro, che spesso influenzano anche le persone con campagne sbagliate dal punto di vista della propaganda politica, a mezzo stampa o dei social media. Anzi, mi rallegro che il vostro lavoro sia veramente controcorrente, di vera informazione. Dobbiamo dare alla gente la possibilità di dire “sì”. I corridoi umanitari sono stati questo: la possibilità di tante persone che si ribellano pacificamente a questo clima di chiusura. Ci sono famiglie, persone, associazioni, parrocchie, che attraverso l’accoglienza hanno risposto a un altro grande problema, quello dell’integrazione.
Può dirci qualcosa in più sui nuovi corridoi umanitari col Corno d’Africa?
Analogamente a quelli con il Libano, è stato proposto al governo italiano da parte della comunità di Sant’Egidio insieme alla Conferenza episcopale italiana (Cei) un corridoio dall’Etiopia per persone provenienti dai paesi del Corno d’Africa che vivono particolari sofferenza. Questo primo corridoio, previsto per 500 persone, è stato esaurito e ora abbiamo discusso un secondo protocollo per altre 500 persone. Il criterio è sempre lo stesso: vengono privilegiate le persone più vulnerabili, mamme sole con bambini, anziani, persone malate o con disabilità . Questo evita che finiscano nelle mani dei trafficanti di esseri umani.
Anche il governo ha disposto dei corridoi umanitari, definiti un flop perchè gran parte dei rifugiati giunti in Italia sono fuggiti all’estero.
Questi non sono veri e propri corridoi umanitari, perchè non garantiscono integrazione come fanno quelli organizzati dalla comunità di Sant’Egidio insieme alla Chiesa Valdese e alla Cei. Queste persone sono collocate in centri di accoglienza dello Stato, non c’è un progetto dietro che ne garantisca l’integrazione.
Se da una parte ci sono misure come i corridoi umanitari, che favoriscono l’immigrazione regolare, dall’altra c’è il decreto sicurezza che farà aumentare il numero di irregolari in Italia. Voi cosa ne pensate?
Noi abbiamo già espresso sia in sede istituzionale al parlamento nelle audizioni, sia a Palazzo Chigi sia al ministero dell’Interno le nostre perplessità su alcuni punti del decreto sicurezza, dando anche dei suggerimenti su cosa si sarebbe potuto migliorare. Quello che ci colpisce è soprattutto l’idea di una penalizzazione di queste persone, perchè uscire dalla protezione umanitaria comporta un indebolimento del percorso di integrazione nel nostro paese, che spesso è molto lento perchè non ci sono buone pratiche o leggi che lo favoriscano. Molte persone finiscono nell’irregolarità per i motivi più diversi, anche indipendenti dalla loro volontà . Per noi il tema è lavorare meglio sull’integrazione, e questo decreto non lo fa.
Un’altra misura del governo che avete in parte criticato è il reddito di cittadinanza, che esclude secondo voi i poveri assoluti perchè richiede 10 anni di residenza in Italia, di cui almeno due continuativi, lasciando fuori le persone senza fissa dimora.
Non siamo contrari al reddito di cittadinanza, ma siamo favorevoli che raggiunga anche le parti più povere della nostra società . Il reddito di cittadinanza infatti non raggiunge le persone che non hanno una residenza — pensi a tutte le persone senza fissa dimora che ci sono in Italia, sono migliaia. Il problema non è solo non avere un lavoro, ma anche non avere una casa, una residenza. La povertà assoluta è fatta di molte cose: il lavoro spesso è l’ultimo anello della catena. Per questo abbiamo proposto delle modifiche parlamentari al disegno di legge. I requisiti andrebbero allargati: chi non ha il lavoro ma ha la casa è già più fortunato di chi non ha il lavoro ma vive per strada.
Di recente sono stati pubblicati dati che evidenziano episodi di razzismo in crescita in Italia. La vostra comunità ha percepito questo aumento?
Possiamo confermare che in Italia c’è un indurimento del clima verso le persone più povere in generale, ma particolarmente verso le persone straniere, coloro che vengono dall’Africa ma anche dall’Asia. Questo non è solo un portato di certe politiche o messaggi che vengono dati — certamente questi aggravano la situazione — ma è un portato del mondo globalizzato. Ci troviamo di fronte a un cambiamento d’epoca, che se affrontato con la chiusura e il sospetto verso gli altri alla fine non favorisce la fiducia della gente nel futuro. Il rischio è quello di chiudersi dietro dei muri o un discorso identitario che secondo noi ha poco senso. Cosa significa oggi essere italiani? Bisognerebbe capirlo meglio, se ne sta discutendo dall’unità d’Italia. E oggi cosa significa chiudersi in un’identità mentre siamo al centro di venti gelidi che vengono da nord, sud, est e ovest? Viviamo in un mondo molto più grande di quello in cui siamo nati. Il problema è anche capire cosa significa vivere nella globalizzazione, convivere con persone che vengono da altre culture, religioni e storie. Bisogna guardare l’incontro con l’altro in maniera positiva, se lo guardi in modo negativo o con paura avrai delle reazioni scomposte e quindi l’aumento di episodi di razzismo o mancanza di civiltà . È un tema che ci accomuna, le politiche sovraniste stanno crescendo in tutta Europa perchè fanno leva su queste paure, che vanno anche capite, ma non giustificate, e a cui bisogna dare secondo noi un altro tipo di risposta.
Possiamo dire che alle prossime elezioni europee una vittoria dei sovranisti sarebbe una sconfitta di civiltà ?
Sono fiducioso che non sarà un’elezione a cambiare il nostro continente, che ha un fondamento nei grandi temi della pace, della solidarietà , dei diritti. Queste basi, sperimentate da più di 70 anni, credo potranno resistere ai venti del sovranismo.
Andando invece al tema dei rimpatri, da dati recenti risulta che il ministro Salvini nei primi sei mesi di governo ne ha eseguiti meno di Minniti, e si tratta comunque di una cifra molto più bassa di quanto promesso. Possiamo dire che è stato un fallimento?
Più che un fallimento i rimpatri non sono una misura adeguata a rispondere al grande tema migratorio. Possono accontentare qualche persona che ce l’ha con gli immigrati o che pensa che ci sia un’invasione, ma è uno spot elettorale più che una vera realtà di cambiamento.
I rimpatri sono solo un piccolissimo aspetto, il tema della migrazione va affrontato con politiche di integrazione e politiche condivise tra tutti i paesi europei.
Voi quindi siete a favore della regolarizzazione dei migranti irregolari?
Per noi la proposta più valida sarebbe creare dei visti europei di lavoro, aprendo un dialogo con i paesi africani da cui più emigrano queste persone. Si potrebbero creare dei flussi a livello europeo, che soddisfino il bisogno di manodopera dei nostri paesi, ma chiedendo anche l’impegno di fissare delle quote, per impedire immigrazioni troppo massicce.
(da TPI)
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Marzo 13th, 2019 Riccardo Fucile
L’INTEGRAZIONE PASSA ANCHE PER IL VOLONTARIATO… SOLO IN TOSCANA SONO 50 I GIOVANI CHE PRESTANO SERVIZIO, OSPITI NEI CENTRI DI ACCOGLIENZA
Non possono guidare, ma aiutano i soccorritori e i pazienti, spesso disabili o anziani, nel trasporto, nell’accompagnamento e nella riabilitazione.
Mentre li accompagnano li assistono, a volte li accarezzano, ci parlano, per cercare di alleviare le loro sofferenze.
Si chiamano Jennifer, Dieudonne, Ojo, Isaac, Sekou. E tanti altri ancora. Sono i circa cento giovani volontari profughi delle Misericordie d’Italia
Martedì mattina, una trentina di loro, si è ritrovato a Firenze per l’annuale incontro nazionale dei giovani in servizio civile degli enti aderenti al TESC (Tavolo Ecclesiale sul Servizio Civile), che riunisce 18 organismi, associazioni ed enti cattolici impegnati su questo ambito, un’iniziativa coordinata dalla Caritas.
Ognuno di questi giovani profughi, tutti di un’età compresa tra i 19 e i 29 anni e ospiti nei centri di accoglienza del territorio, hanno svolto il corso per soccorritore di 72 ore.
Soltanto in Toscana, sono circa 50 i migranti volontari.
“Sono ragazzi molto volenterosi — ha spiegato Claudia Barsanti, responsabile servizio civile delle Misericordie — Spesso la loro attività di volontariato va oltre le ore stabilite. Questa attività è importante per la loro integrazione, una ventina dei nostri profughi volontari è stato assunto, trovando lavoro in ambito socio sanitario”.
Ma non sempre è facile: i migranti volontari, pur indossando la divisa delle Misericordie, sono talvolta vittime dei pregiudizi delle persone. “Capita a volte che i cittadini, vedendo scendere dalle nostre ambulanze un ragazzo di colore, abbiano qualcosa da ridire”.
I migranti attivi nelle Misericordie, sono in Italia da meno di due anni. Hanno ancora difficoltà con la lingua italiana, ma imparano a poco a poco
Molti non hanno ancora la patente, motivo per cui non possono guidare i mezzi di soccorso. Il lavoro, per tutti loro, è l’obiettivo principale, ma spesso non è semplice trovarlo
“Gli operatori delle Misericordie cercano di aiutare questi ragazzi a trovare lavoro, cerchiamo di intercettare le offerte del territori — ha detto Barsanti — e alcuni di questi ragazzi hanno trovato un’occupazione nei vivai, come a Pistoia, o nei ristoranti, come in Versilia”
(da “Redattore Sociale”)
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Marzo 13th, 2019 Riccardo Fucile
FAVOREVOLI AL RITORNO AL CENTRODESTRA CLASSICO IL 37,8%, A UNA ALLEANZA SOVRANISTA LEGA-FDI IL 23,6%, A RIMANERE CON IL M5S IL 12,4%
Non è da trascurare il sondaggio di Euromedia che, alla domanda: “nel caso si tornasse a votare
per le elezioni politiche entro la fine dell’anno preferirebbe che la Lega si alleasse con ?”
La maggioranza auspica un alleanza della tradizionale coalizione: infatti per il 37.8% si dovrebbe procedere in combinata con Forza Italia e Fratelli d’Italia; un percorso in solitaria per il 26.2%; portare al vaglio degli elettori un accordo continuativo dell’esecutivo, quindi assieme con i pentastellati, solo per il 12.4% .
Il 23.6% promuove la rivoluzione sovranista tra la Lega, movimenti che si rifanno a questa impostazione di “autonomia” europeista e Fratelli d’Italia con esclusione di Forza Italia.
La necessità di non continuare il percorso con i grillini anche il dato scaturito dall’apprezzamento italico per l’esecutivo Conte.
La maggiore preoccupazione del popolo risiede nella capacità di affrontare la situazione dell’economia nazionale.
Infatti alla domanda : secondo lei, sui temi economici reputa l’attuale Governo capace o no? Le risposte non lasciano dubbi: il 31.3% lo ritengono all’altezza della situazione (quindi un italiano su tre) e ben il 56.7% lo boccia senza appello ritenendolo “inadeguato di fronte all’attuale scenario economico”.
Altra spaccato è fotografato dalla speranza o dalla certezza (o volontà ) di vederlo giungere a scadenza naturale.
“Secondo lei, il governo Conte durerà cinque anni, cioè giungerà a fine legislatura?”, convinti o fiduciosi di ciò solo il 29.6%, solo l’8.6% ritiene possa rimanere “in piedi” sino al 2021/2022 e ben il 51.6% è convinto di una fine tra il prossimo mese e non oltre il 2020.
Questo dato scaturisce da un valore netto del 23.7% di coloro che intravedono, o sperano, che termini subito dopo le elezioni europee; il 6.6% (ipotesi quasi impossibile) fino massimo al prossimo mese di aprile; l’8.6% in carica sino al 2021/2022 ed un 12.7% fino al 2020.
Di fatto, tra le polemiche grillino/salviniane e la fiducia verso l’esecutivo giamaicano, la maggioranza (il 51,6%) spera che vada a casa.
(da agenzie)
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Marzo 13th, 2019 Riccardo Fucile
POCHI GIORNI 40 PROFUGHI DALLA LIBIA, ALTRI DALLA TUNISIA, MA ARRIVANDO DIRETTAMENTE SENZA SALVATAGGIO DA PARTE DELLE ONG NON FANNO GIOCO AI RAZZISTI… E ALMENO 500 AL MESE ARRIVANO SENZA CHE NESSUNO SE NE ACCORGA
Forse non tutti sanno che in questi giorni dalla Libia sono partiti almeno due barconi in legno diretti a nord e che entrambi sono giunti a destinazione: in Europa. Uno è stato soccorso dalla Marina Maltese mentre una barca è arrivata a Lampedusa nella notte tra il 6 e il 7. A bordo 40 persone da un barchino in legno arrivato in autonomia a 2,6 miglia dall’isola (praticamente erano quasi arrivati) . 21 Uomini, 3 Donne e 16 Minori tra cui 2 molto piccoli.
Una notizia uscita solo perchè alcuni di noi continuano giornalmente a monitorare il traffico aereo e marittimo in zona soccorsi mentre altri contattano o vengono contattati da personali fonti.
Un lavoro certosino di controlli incrociati per arrivare a notizie che dovrebbero uscire da comunicati ufficiali.
Ma da mesi ormai le autorità preposta, Guardia Costiera per prima, non comunicano più con i media su tutto ciò che riguarda i flussi migratori.
Ma le persone, le barche, le navi e gli aerei militari non sono trasparenti: perciò anche se a fatica, le notizie infine si trovano.
Così seguendo il tracciato di un 1 elicottero militare maltese e facendo verifiche incrociate con le fonti, scopriamo che il barcone arrivato a Lampedusa era partito da Sabratha (Libia) che era ben messo, aveva addirittura 2 motori e presumibilmente parecchio carburante a disposizione visto che i 40 hanno potuto viaggiare per 2 giorni per 150 miglia
La stessa notte, sempre a Lampedusa, sono arrivati 8 tunisini su un barchino partito dalla Tunisia trainato da nave madre
E sembra che altri barconi nel momento in cui scrivo siano tra Malta e Lampedusa. Ma avere notizie sui nuovi ingressi di migranti via mare dall’Africa è come cercare si sfondare un muro di acciaio. Per non parlare delle immagini. Nemmeno una foto di questi due ultimi eventi comunque verificati e documentati.
Ma c’è qualcosa di più inquietante dell’omertà degli uffici stampa preposti.
Il silenzio della maggior parte dei media. La notizia di uno sbarco senza neanche una sola nave ONG in mare, nell’ era dei porti chiusi viene quasi ignorata.
Senza contare quanto sia importante analizzarla proprio per il fatto che i trafficanti non hanno mai smesso di trafficare e che si riorganizzano come ai vecchi tempi.
I tunisini sempre con le solite modalità , dalla Libia ora si torna a partire — sfondando i controlli che abbiamo delegato (pagando) alla Marina libica di Serraj — con le barche in legno.
Oggi in buone condizioni domani forse sgarrupate come all’epoca dei grandi naufragi.
Perchè il pull factor non sono le Ong ma per chi scappa, è la sopravvivenza.
(da agenzie)
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Marzo 13th, 2019 Riccardo Fucile
“SE ORA LA GENTE SPARA INNEGGIANDO A SALVINI E’ GRAZIE ANCHE A CHI HA CRIMINALIZZATO PROFUGHI E ONG”
L’ex ministro degli Interni Marco Minniti all’uscita dalla London School of Economics è stato
contestato da decine di studenti dopo una conferenza su “situazione del Mediterraneo, migrazioni e sicurezza”.
In un comunicato dei giovani si legge: “Se ora la gente spara urlando ‘Salvini, Salvini!’ e l’odio è ufficialmente sdoganato, è anche perchè c’è una lunga storia di criminalizzazione delle migrazioni che affonda le sue radici nei governi di centro destra e centro sinistra, e assume infine il suo volto più feroce con le politiche di Minniti sotto il governo Gentiloni prima e Salvini e Toninelli ora”.
I contestatori imputano a Minniti di avere sollevato “il supposto rischio per la democrazia posto dai flussi migratori, il codice di condotta per le Ong che ha innescato la loro criminalizzazione, il diritto etnico che ora regola il diritto d’asilo, il Daspo urbano e i sindaci-sceriffi contro i senza tetto”.
Gli studenti hanno chiesto a Minniti “perchè morire in mare dovrebbe essere meno grave che essere torturati o violentati in Libia o morire nel deserto”. Lui ha risposto che “entrambe sono morti inaccettabili”.
All’uscita ha trovato fuori dall’istituto una cinquantina di attiviste ed attivisti con cartelli e mani tinte di rosso
(da agenzie)
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Marzo 13th, 2019 Riccardo Fucile
AL VIMINALE CI STA SOLO 5 GIORNI AL MESE… IN PARLAMENTO PRESENTE SOLO A 57 SEDUTE SU 3.286 PARI ALL’1,73%… UNA SERIE DI GITE DI PIACERE TRA VENEZIA, MOSCA E PARTITE DI CALCIO
Milena Gabanelli sul Corriere della Sera oggi riepiloga tutte le assenze di Matteo Salvini: il ministro sempre presente nei media non ha la stessa assiduità negli incarichi di governo.
Dal giorno del suo insediamento fino a fine febbraio 2019, è stato presente al Viminale sì e no una decina di giorni al mese (a luglio e ottobre), calando fino a cinque in dicembre.
Persino ad agosto, storicamente presidiato dal ministro dell’Interno non per una antica tradizione rituale tipo la cerimonia della consegna del Ventaglio a Montecitorio, ma perchè lo Stato vuole affermare la sua presenza sul territorio anche quando gli italiani sono in ferie, l’instancabile Matteo risulta essere stato sul ponte di comando non più di cinque giorni.
Quanto al Parlamento, il sito Openpolis.it, che compie un meritorio monitoraggio quotidiano sull’attività di deputati e senatori,dice che ci va ancor meno.
Alla voce Salvini Matteo, le presenze alle votazioni in Aula (57 su 3286) sono ridotte all’1,73%.
Produttività ? In 9 mesi di governo ha promosso come primo firmatario 2 leggi (il decreto Sicurezza e la cessione unità navali alla Libia), ha risposto a 4 question time, fatto una comunicazione al Parlamento ed è intervenuto in tre commissioni. E il resto? Uno sproposito di missioni: 97,75%.
Salvini quindi è sempre in missione. Per conto di chi?
In missione per conto sia dello Stato sia del personale diletto, come al Festival del cinema di Venezia con l’allora First Sciura Elisa Isoardi o in occasione del viaggio del 16 luglio a Mosca dove, già che era lì per colloqui con il ministro degli Interni russo Vladimir Kolokoltsev, ne approfittò per vedersi la finale della Coppa del mondo in programma (coincidenza!) la sera prima.
Il tutto senza l’invito Fifa. In missione per conto sia dello delle battaglie di partito alla fiera internazionale delle armi in Qatar, dove postò orgoglioso una foto mentre imbraccia una mitraglietta.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 13th, 2019 Riccardo Fucile
UN UOMO SOLO AL MICROFONO: TRE VOLTE CONTE, QUATTRO VOLTE DI MAIO, CINQUE VOLTE MATTARELLA
Oggi Milena Gabanelli sul Corriere riepiloga tutte le assenze di Salvini come ministro e senatore;
il Fatto Quotidiano le fa idealmente il controcanto contando invece tutte le presenze del Capitano in televisione.
Nel suo articolo Carlo Tecce spiega che Salvini è il politico che parla di più nei tg, il più loquace, il più presente, batte il socio Luigi Di Maio e il premier Giuseppe Conte.
Genny Sangiuliano, prolifico saggista, gioventù missina, consacrato col Carroccio nazionale, è l’amplificatore del vangelo di Matteo: 20,5 per cento dello spazio concesso ai politici, quasi mezz’ora in trentuno giorni per gli interventi del ministro dell’Interno contro gli otto minuti di Conte e i sei di Di Maio.
Al quarto posto, ecco Sergio Mattarella, ma soltanto perchè gennaio parte col discorso di fine anno al Quirinale.
Nel gruppo di testa, però, troviamo Berlusconi e il fido Tajani, a testimonianza di una speranza (o un’illusione) di un centrodestra unito. Salvini ha lottizzato con successo, Sangiuliano non ha deluso. Il Tg1 di Giuseppe Carboni, direttore indicato dai Cinque Stelle, di formazione socialista e con una carriera di pochi acuti, non è immune al vento del Carroccio: Salvini svetta su alleati e rivali pure nel telegiornale istituzionale per eccellenza. Ex ridotta di sinistra, il Tg3 di Giuseppina Paterniti premia Salvini per un’inezia e dunque riafferma l’importanza perlomeno costituzionale dell’avvocato Conte. Equilibrio simile per Rainews di Antonio Di Bella.
Salvini vince anche su Sky, mentre è interessante che Zingaretti e Martina abbiano ricevuto dal Tg2 un totale di 4 minuti a gennaio. E c’erano anche le primarie.
(da “NextQuotidiano“)
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Marzo 13th, 2019 Riccardo Fucile
DECRETO INAPPLICABILE ALLE DOMANDE DI ASILO PRESENTATE PRIMA DEL 18 OTTOBRE 2018… LE DOMANDE PASSANO DA 150 DI GENNAIO A 1821 DI FEBBRAIO
Bentornata protezione umanitaria. Nonostante il decreto Salvini l’abbia cancellata, le commissioni per l’asilo riprendono a concederla.
Clamoroso il dato dell’ultimo mese: i rifugiati che ottengono un permesso umanitario passano dal 2% di gennaio al 28% di febbraio 2019.
Tradotto in numeri: erano solo 150 a gennaio sono schizzati a 1.821 il mese dopo. Tutto merito della recente pronuncia della Cassazione in base alla quale il decreto Salvini non ha efficacia retroattiva.
Decreto sicurezza. Un passo indietro. Il 5 ottobre 2018 è entrato in vigore il decreto sicurezza che tra l’altro abolisce il permesso di soggiorno per motivi umanitari.
Da quel momento le commissioni per l’asilo hanno cominciato a stringere sulle concessioni, di fatto azzerandole. Due esempi: a dicembre solo il 3% dei richiedenti asilo ha ottenuto la protezione umanitaria, il 2% il mese dopo. Poi è successo qualcosa.
Sentenza della Cassazione. Il 19 febbraio è stata depositata la sentenza della Corte di Cassazione: i giudici hanno riconosciuto che l’abrogazione del permesso per motivi umanitari voluta dal governo riguarda solamente coloro che hanno fatto domanda di asilo dopo il 5 ottobre 2018, data di entrata in vigore del provvedimento.
Da qui l’immediata “capriola” delle commissioni territoriali.
Boom di permessi umanitari. Stando infatti agli ultimi dati pubblicati online dal Viminale, degli oltre seimila richiedenti asilo esaminati a febbraio, 425 hanno ottenuto lo status di rifugiati, 274 la protezione sussidiaria e ben 1.821 (il 28%) l’umanitaria. Un dato clamoroso.
“La partita sui diritti è ancora aperta”. «Se i dati sugli esiti delle domande d’asilo nel mese di febbraio, appena pubblicati dal Viminale, si confermano reali — commenta Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci — ancora una volta la magistratura con le sue sentenze si è incaricata di far rispettare la legge a un governo e a un ministro che in virtù dei sondaggi pensa di non essere soggetto alla legge. Sarebbe una buona notizia per il diritto d’asilo che rimane tutelato dall’articolo 10 della Costituzione e dalla convenzioni e trattati internazionali. Tenendo conto della condizione concreta dei richiedenti asilo presenti in Italia, quasi 90mila aspettano ancora di sapere che fine faranno (e molti aspettano da più di due anni), questo cambio avrà un effetto sul sistema d’accoglienza e sulla “produzione” di irregolari. Gran parte di quelli che aspettano di essere ascoltati dalle commissioni sono arrivati prima del 5 ottobre e questo dato confermerebbe che non quasi 9 su 10, ma poco più di 6 su 10 riceveranno un diniego.
Si alleggerisce il lavoro dei Tribunali. Si alleggerisce così il lavoro dei Tribunali e si evita a migliaia di persone, che magari hanno già fatto un percorso di integrazione, di diventare irregolari e quindi di gonfiare le fila di chi non può che lavorare in nero. A questo esito sui permessi di soggiorno si aggiunge la recente sentenza del Tar della Basilicata che dà ragione a chi dice che hanno ancora diritto all’accoglienza quelli arrivati prima del 5 ottobre e che quindi non possono essere allontanati dai centri dopo aver ottenuto l’umanitario. Insomma la partita sui diritti è ancora aperta e l’impronta del razzismo non è scontato che prevalga sullo stato di diritto».
(da agenzie)
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Marzo 13th, 2019 Riccardo Fucile
QUELLO CHE IL CANTANTE NON HA ANCORA COMPRESO: LIBERO DI ESSERE FANS DI PUTIN E DI SALVINI, LIBERI GLI ALTRI DI NON GRADIRE LA SUA PRESENZA, SI ACCOMPAGNI AI SUOI SIMILI E NON SI LAMENTI
“Sono disponibile sin da subito ad accogliere Al Bano Carrisi e spiegare meglio il motivo per cui è
pericoloso per gli artisti, soprattutto per quelli molto conosciuti, flirtare con i regimi dittatoriali sanguinari sia che si tratti del Cremlino, della Siria o di altri paesi”.
Lo ha affermato l’ambasciatore ucraino in Italia Yevhen Perelygin, dopo che il governo di Kiev ha inserito il cantante italiano nella lista degli individui che considera una minaccia alla sicurezza nazionale. Lo riferisce una nota dell’ambasciata.
“Vorrei fare un tentativo di convincerlo che la tesi propagandistica russa sul ‘ritorno della Crimea nella Russia’ di fatto legittima ed incoraggia l’invasione militare russa in Crimea ed in Donbass nonchè allontana la pace in Ucraina”, ha aggiunto il diplomatico in una nota, sottolineando che “gli artisti anno un potere di influenza sul pensiero altrui e devono saperlo usare con equilibrio”.
Perelygin ha ricordato che “tutto il mondo democratico, incluso il Governo italiano, nel 2014 ha riconosciuto l’aggressione armata della Russia contro il mio paese e il tentativo dell’annessione della parte del territorio dell’Ucraina, un paese sovrano e indipendente”.
(da agenzie)
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