Marzo 13th, 2019 Riccardo Fucile
E’ UN INGANNO CHE SI TRADUCE IN RIDUZIONE DEGLI ADDETTI, DELLE ORE DI LAVORO E DEI SALARI E IN UN AUMENTO DEI PREZZI
È notizia recente l’annuncio del M5S di promuovere una legge sul “salario minimo” per i lavoratori italiani. Bello, diranno in molti. E invece no, questo può essere il tipico esempio di una proposta che parte da “buone” intenzioni, ma può finire in tragedia.
Se chiedessimo a un cittadino per strada cosa pensa del salario minimo, probabilmente ci direbbe che si trova d’accordo. Dopotutto chi potrebbe essere contrario a una proposta che sembra andare nell’interesse del lavoratore? Ma è qui il vero inganno.
Il salario minimo è una proposta che non sostiene nè il lavoro, nè l’occupazione nè, tantomeno, il benessere dei lavoratori.
Proviamo a semplificare con un esempio, immaginando che, dal 1 aprile 2019, il salario minimo per i lavoratori italiani diventi 20 euro all’ora, per qualunque tipologia di mansione.
Le conseguenze sarebbero facili da individuare: lavoratori in piazza a festeggiare, in una prima fase, e in strada a protestare in una seconda perchè si accorgerebbero — ben presto — che il salario minimo riduce il lavoro.
Un costo imposto a un’azienda, in maniera artificiale, da un ente superiore (in questo caso, lo Stato), deve essere in qualche maniera armonizzato sulla produzione.
In una fase — per altro — di decrescita produttiva, di elevata pressione fiscale e di incertezza dei mercati.
Se aumentano i costi del personale, in maniera non regolata dal mercato della domanda/offerta di lavoro, le aziende avranno una sola possibilità : aumentare i prezzi dei prodotti o dei servizi, ridurre le ore di lavoro dei lavoratori, ridurre il numero dei lavoratori o, ancora, sostituire i lavoratori meno qualificati con macchine automatizzate (pensiamo alle casse robot).
Insomma, non uno scenario che possiamo considerare favorevole ai lavoratori. Questo è il tipico esempio di una proposta di politiche pubbliche basata più sull’emotività e sul facile ottenimento di un consenso nel breve periodo, che sul metodo scientifico di analisi costi/benefici sul medio-lungo periodo.
Un esempio di conseguenze post introduzione del salario minimo arriva dagli Stati Uniti. In questo caso, non è stata una legge, ma un’azienda privata a decidere liberamente di incrementare il salario minimo dei dipendenti, la famosa Whole Foods, catena di 479 supermercati orientati al consumo di alimenti particolarmente sostenibili e sani.
Whole Foods ha infatti deciso, spontaneamente, di aumentare il salario di tutti i dipendenti a 15 dollari l’ora. A poche settimane dall’introduzione, però, i dipendenti hanno visto i propri turni calare: meno ore di lavoro, meno soldi e più proteste.
In un contesto di forte automatizzazione dei processi, di ingente calo della produzione e di sostanziale irrigidimento del mondo del lavoro, una proposta come questa rischia quindi di rappresentare un autogol.
Per sostenere il mercato del lavoro, l’occupazione e il benessere dei cittadini, non può quindi essere il salario minimo la soluzione, o rischieremmo, ancora una volta, di far pagare agli stessi cittadini gli errori enormi della politica.
(da TPI)
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Marzo 13th, 2019 Riccardo Fucile
LA DONNA COSTRETTA ANCHE AD ABORTIRE, LE PERSECUZIONI INIZIATE QUANDO ERA APPENA MAGGIORENNE
Per costringerla a subire in silenzio ogni tipo di abuso e violenza, sessuale, fisica e psicologica, le
aveva fatto credere di essere un potentissimo massone e di avere per questo amicizie e coperture istituzionali, contatti e relazioni con le forze dell’ordine e il clero.
E le sue angherie, regolari, continuate, sono durate più di 20 anni. È per questo che R.R., 70 anni, di Cittanova, piccolo paese della Piana di Gioia Tauro, è stato arrestato questa mattina per riduzione in schiavitù.
Con lui in manette è finito anche F.R.D., 55 anni, del vicino centro di Polistena, il “compare” che lo ha aiutato a perseguitare la donna quando lei, stanca di abusi, aveva deciso di dire basta. Una storia sordida, di degrado, violenza e solitudine.
L’uomo — è emerso dalle indagini del commissariato di Gioia Tauro, guidato da Diego Trotta — si era avvicinato alla ragazza quando lei aveva poco più di 20 anni.
Si sono conosciuti casualmente nel 1998 in un centro anziani ed è lì che lui l’ha puntata. Giovane, proveniente da una famiglia semplice, costretta a barcamenarsi fra mille difficoltà anche economiche ed affetta da anoressia. Per lui, era la preda perfetta.
Si è presentato come sociologo, in grado di curarla e aiutarla. Ha iniziato a supportarla, anche con piccole somme di denaro, finendo per farsi benvolere anche dai genitori e dalla sorella della ragazza.
Poi sono iniziati abusi e violenze. Per anni, l’uomo l’ha costretta a soddisfare tutti i suoi desideri, voglie, ordini. Quando a causa delle violenze è rimasta incinta, l’ha costretta ad un rischiosissimo aborto clandestino. E lei ha subito. In silenzio. Perchè in paese si parla e sarebbe stata lei la “disonorata”.
Perchè tutti sapevano quanto lui avesse aiutato la famiglia della giovane e anche quei pochi spiccioli erano fondamentali. Perchè grazie ai millantati contatti con istituzioni e forze dell’ordine — le diceva — nessuno le avrebbe creduto. Così lei per più di 20 anni ha sopportato in silenzio.
Nel 2017 ha deciso di dire basta, a tenerlo lontano, a negarsi quando lui la cercava. Ed è iniziata una vera e propria persecuzione. L’uomo la pedinava, si appostava sotto casa sua, la tempestava di messaggi e chiamate, con l’aiuto di un complice le faceva intendere di essere perennemente seguita e controllata.
Pur di continuare a disporre di lei in ogni modo, le aveva fatto pensare che tutti fossero contro di lei. La svolta è arrivata qualche mese fa. Alla procura di Palmi e al commissariato di Gioia Tauro erano arrivati diversi esposti anonimi contro di lei, accusata di custodire droga e svolgere tutta una serie di attività illecite all’interno della propria casa. Troppi e troppo dettagliati per non verificare secondo gli uomini del commissariato di Gioia Tauro, che sono andati a bussare a casa sua con un decreto di perquisizione. È lì che la donna ha rotto la diga.
Convinta di un “complotto istituzionale” ordito dal suo aguzzino grazie ai suoi contatti massonici, ha iniziato a parlare. Alle sue indicazioni, le indagini hanno puntualmente trovato riscontri. E lei, poco a poco, quando ha capito di non essere sola, ha iniziato a fornire dettagli, fare nomi e indicazioni precise.
Ha ripercorso passo passo una vita da schiava, sopportata per decenni in silenzio, per vergogna, bisogno e paura. Un racconto dettagliato, lucido, che ha permesso agli investigatori del commissariato di raccogliere elementi sufficienti per accusare il suo aguzzino di “riduzione in schiavitù”. Un’impostazione condivisa dal giudice distrettuale, che ha ordinato l’arresto dell’aguzzino della donna e del suo complice.
(da agenzie)
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Marzo 13th, 2019 Riccardo Fucile
IL PADRE COMMENTA: “VALE DI PIU’ UNA BUONA REPUTAZIONE”
Alessandro Di Battista non vuole candidarsi alle elezioni europee con il MoVimento 5 Stelle. E ha lasciato cadere nel vuoto l’offerta di Luigi Di Maio per guidare la lista in Italia centrale e andare a battagliare sulle preferenze con Matteo Salvini.
Lo racconta oggi Annalisa Cuzzocrea su Repubblica:
Luigi Di Maio – secondo fonti di governo – ha proposto all’ex deputato non solo di essere il volto delle europee. Non solo di candidarsi in Italia centrale e cercare di portar su preferenze che si prevedono scarse in confronto a quelle della Lega, almeno stando ai sondaggi.
Il vicepremier ha chiesto al frontman in disarmo di tornare in campo con una strategia completamente nuova.
Presentandosi alle elezioni del prossimo 26 maggio come capolista in tutte le circoscrizioni. Facendo di lui l’anti-Berlusconi, l’anti-Salvini, l’anti-Calenda o Pisapia che sia.
Secondo gli amici, Di Battista è stato tentato. Il fuoco della campagna elettorale gli manca, nonostante il disastro dell’Abruzzo e del tentato accordo con i gilet gialli in Francia.
Gli manca la politica e a un certo punto, alla fine del viaggio in America, fremeva per tornare. Troppe cose, però, non sono andate per il verso giusto.
Ovvero il tour elettorale che doveva partire ma alla fine si è fermato dopo la mancata tappa a Melendugno, dove la TAP ancora brucia, e le comparsate televisive come l’ultima a DiMartedì con lo show sugli applausi.
L’inner circle di Di Maio fa ragionamenti diversi: se questo governo durasse, sarebbe difficile restare “Dibba” a lungo. Il viaggio in America è già stato un errore, secondo gli strateghi della comunicazione. E tale rischia di rivelarsi il prossimo in India: troppo lontano dall’Italia, dai problemi che gli elettori affrontano ogni giorno.
Meglio passare subito all’incasso con una candidatura importante, con la possibilità di fare il miracolo. Mettendosi di nuovo alla prova.
L’ex deputato però — finora — ha detto no. Nonostante la settimana scorsa il capo politico desse la cosa quasi per fatta. Il padre Vittorio, su Facebook, senza una spiegazione, ieri proponeva un proverbio romanesco: «Vale ppiù la bbona riputazione».
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 13th, 2019 Riccardo Fucile
IL MINISTRO DELLA CULTURA CHE OLTRAGGIA IL MAESTRO MUTI: “HA UNA CERTA ETA'”… IN UN PAESE CIVILE SAREBBE GIA’ STATO COSTRETTO A DIMETTERSI
«Il maestro ha una certa età , gli voglio bene ed è una grande figura della musica italiana»: Alberto
Bonisoli, ministro della Cultura del governo gialloverde, ha risposto così a chi gli chiedeva conto della polemica sul divieto di spostamento di «Sette opere della Misericordia» dal Pio Monte alla reggia borbonica, dove il dipinto avrebbe dovuto fare parte della mostra «Caravaggio a Napoli» voluta dal direttore Sylvain Bellenger.
Riccardo Muti aveva difeso il direttore e criticato la scelta del ministero.
Bonisoli ha risposto insultando uno degli esponenti più importanti della cultura italiana, che si è già guadagnato da vivo l’immortalità per chi apprezza la musica.
Il ministro ieri è stato protagonista di una riunione privata nella cappella dove è custodito il quadro e ha spiegato che il veto è stato emanato dal direttore generale Gino Famiglietti: «Una decisione della direzione generale che non si può ignorare. A volte si può spostare un’opera, altre no. Se il rischio c’è tanto meglio essere cautelativi, dare retta alla valutazione tecnica».
Ma la soprintendenza locale si era espressa in modo diverso, ricorda il Mattino: «Non è un’anomalia: i bracci locali e centrali sono esposti a una dialettica non scontata, che il ministero ha il compito di armonizzare. Il concetto di rischio non prevede algoritmi ma buonsenso». Insomma, quello tra il «signor no» Famiglietti e il sovrintendente a Napoli Garella non sarebbe stato uno strappo, ma normale dialettica interna.
(da agenzie)
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Marzo 13th, 2019 Riccardo Fucile
ABUSATA QUANDO AVEVA SEI ANNI, HA CONTINUATO PER CINQUE ANNI, ORA E’ FINALMENTE IN GALERA, MA I PAESANI FANNO PURE UNA PETIZIONE A FAVORE DEL DELINQUENTE
Serina è un paese di duemila abitanti che si trova in Val Brembana.
Qui l’ex curato (e maestro di religione e amico di famiglia) don Marco Ghilardi, 44 anni – condannato in via definitiva e ora in cella — ha violentato una bambina di sei anni che si chiama Valentina Cavagna e ha continuato ad abusare di lei per cinque anni, finchè non è entrata alle scuole medie.
Lei ha denunciato tutto non appena ha compiuto diciotto anni, ma il paese si è schierato con l’ex parroco:
Perchè ha aspettato fino ai 18 anni per denunciare?
«Era amico dei miei, era il mio maestro, facevo la chierichetta… Avevo paura di non essere creduta o di fare un casino. Anche se le mie amiche mi dicevano di denunciarlo… Però dicevo sempre a me stessa: quando avrò 18 anni lo farò».
Lei va dai carabinieri di Serina con l’ex fidanzata di suo fratello. Esce la notizia e la storia finisce sulla bocca di tutti.
«I carabinieri convocano i miei compagni, le mie amiche. Raccolgono prove, testimonianze, particolari. Inizia il processo e capisco subito che sarebbe stata dura. La mia vita era comunque rovinata. Dopo la sentenza di primo grado avevo l’umore sotto i piedi. Ma al mio avvocato che è subentrato dopo, Francesca Longhi, ho detto: non mi fermo qua. Vado avanti a lottare perchè voglio giustizia. Voglio che quell’uomo paghi per quello che ha fatto».
Come ha accolto la sentenza definitiva della Cassazione?
«Sono scoppiata a piangere coi miei genitori e i miei due fratelli. Loro soffrono come me. Alla fine ho vinto io. Spero che il prete sconti tutta la pena che gli è stata inflitta».
Il suo paese non gliel’ha perdonata. Perchè, secondo lei?
«Non so. Rispetto il pensiero di tutti. Forse la gente segue l’onda: basta che un gruppo di persone dica “povero prete” e…».
Se tornasse indietro lo rifarebbe?
«Tutta la vita. Denuncerei prima. Anche se dirlo adesso è facile».
Un ricordo del processo?
«L’ex sindaco. Veniva in aula. Diceva che lui era per la verità e che non parteggiava per nessuno dei due. Che era lì in rappresentanza della comunità di Serina. Però alle udienze stava sempre vicino al prete e al suo legale».
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 12th, 2019 Riccardo Fucile
TRADUCE IN “GRAZIE MATTEO” UNA SCRITTA IN ARABO CHE INVITA A NON GETTARE IMMONDIZIA PER STRADA… L’IRONIA SUI SOCIAL
Il leader della Lega ha presidiato la riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica
della città alla presenza del prefetto Elisabetta Margiacchi, del questore Girolamo Fabiano e dei vertici dei carabinieri e della Guardia di finanza.
Ha generato particolare ironia, soprattutto in rete, una battuta di Matteo Salvini sul significato di una scritta in arabo letta dal ministro nel complesso delle Torri.
“Questi erano i palazzi dello spaccio, della prostituzione e del caos Guardate che roba”, è il commento del ministro, che ha visitato il quartiere accompagnato dalla stampa.
“Ora i grattacieli saranno rasi al suolo, lo faremo entro quest’anno, entro la primavera, questi spazi torneranno a nuova vita, a disposizione di persone normali”.
Ad un certo punto del tour, l’attenzione del ministro dell’Interno è catturata da una scritta in arabo sul muro di uno dei palazzi del quartiere.
“Credo che dica ‘benvenuto Matteo’ o ‘grazie ministro’”: questo il commento del leader della Lega, che interpreta a modo suo la scritta in arabo.
Il significato delle parole scritte sul muro è in realtà tutt’altro.
Il testo infatti è un motto che spesso si legge nelle città arabe e che dice che “la pulizia viene dalla fede, e la sporcizia viene dal diavolo”.
Si tratta quindi di un invito a non lasciare per strada l’immondizia, un concetto spiazzante per chi accusa gli stranieri di non essere sensibili al degrado delle città . Un comportamento civico, insomma che rappresenta l’opposto delle accuse dei predicatori di odio contro gli stranieri che non vogliono “integrarsi”.
Forse Salvini farebbe meglio a farsi accompagnare da un traduttore invece che da decine di agenti a sua protezione.
(da agenzie)
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Marzo 12th, 2019 Riccardo Fucile
“NON SI PUO’ FIRMARE UN DOCUMENTO DEL GENERE COME SE SI TRATTASSE DI BUSINESS”
L’Italia primo vero tassello di un progetto geoeconomico così rilevante per il presidente Xi Jinping da essere stato inserito nella Costituzione del Partito Comunista Cinese.
Proprio tra la costituzione del PCC come modificata meno di due anni fa e il memorandum per aprire all’Italia la Via della Seta emergono somiglianze che rendono più che motivate le preoccupazioni espresse dagli alleati occidentali nei confronti dell’Italia.
Ed è per questo motivo che la Via della Seta “non può essere considerata una intesa puramente commerciale, ma ha invece un peso politico enorme”.
È di questa opinione la professoressa Alessia Amighini, condirettrice del dipartimento per l’Asia Centrale dell’Ispi, esperta di economia cinese e relazioni Ue-Asia.
Cosa emerge dalla lettura della bozza del memorandum d’intesa tra Italia e Cina per l’adesione alla Belt&Road Initiative?
Premessa: siamo ufficialmente nella fase di esecuzione dell’iniziativa, nota come Via della Seta, del mandato di Xi che prevede esplicitamente la realizzazione della Belt and Road Initiative (Bri). Abbiamo confrontato le espressioni tra il memorandum e la costituzione cinese, che poi è la costituzione del partito dal momento che non c’è differenza alcuna. A ottobre 2017 la costituzione del partito è stata modificata, com’è noto: in essa è stato inserito il pensiero di Xi, con il chiaro intento di unificare il pensiero intorno al suo. Come ultima aggiunta, però, viene previsto il perseguimento dell’iniziativa Belt and Road.
Quella che l’Italia si appresta a firmare.
Esatto. Nella costituzione del partito sono richiamati cinque deliverables: coordinamento delle politiche, infrastrutture e connettività , libero scambio, integrazione finanziaria e scambi culturali, e ambiente. E sono gli stessi inseriti nella bozza del memorandum. Sorprende quindi che il sottosegretario Geraci dica che si tratta di un accordo puramente commerciale. È un’adesione neanche troppo indiretta a un obiettivo dichiarato e inserito nella Costituzione del partito Comunista cinese. Quindi c’è un effetto politico, eccome se c’è.
Cos’altro si evince dall’analisi della bozza del memorandum?
Un altro punto, ad esempio, prevede che le due parti, ovvero Italia e Cina, nel perseguire i benefici condivisi della Bri avanzeranno in maniera attiva nelle relazioni politiche. Che poi porti con sè anche dei benefici economici appare ovvio altrimenti non se ne capirebbe il senso. Ma il memorandum non è solo questo, è un documento di intesa ad ampio spettro con Pechino che include infrastrutture, logistica, trasporti, reti, finanza e ambiente. Non è solo un accordo commerciale, ma anche scientifico, tecnologico e culturale. E anche politico, dal momento che non solo è messo nero su bianco ma anche perchè lo si può evincere da altri passaggi.
Ovvero?
Si evince, per esempio, dal fatto che le controversie sull’interpretazione del memorandum non sono soggette ad arbitrato internazionale, ma vengono affrontate in modo “amichevole” e saranno oggetto di “consultazioni dirette”. E qui c’è una differenza sostanziale tra il nostro documento e quello degli altri Paesi. Negli altri mediamente si parla di ‘consultazioni amichevoli’ per l’interpretazione del memorandum stesso, nel nostro si legge invece che in un “contesto” amichevole verranno affrontati eventuali divergenze attraverso consultazioni dirette. Che è diverso. Quindi attenzione massima a questi termini apparentemente innocui e ingenui, non sono sostituti o sinonimi. Il memorandum ha un valore legale, anche se non è un accordo. Ogni parola pesa, le differenze ci sono.
Un’eventuale firma da parte dell’Italia ha quindi un peso specifico rispetto ad altri Paesi?
Certo. Questo è un memorandum completo, non è relativo solo ad aspetti commerciali, ma c’è dentro tutto. E l’Italia ha una posizione leggermente diversa rispetto ad altri Paesi. E certamente come membro fondatore della Nato abbiamo un peso non solo storico, ma anche concreto. È questo che ha fatto inalberare gli Stati Uniti. Non si può firmare un memorandum del genere come se si trattasse di un documento di business. I motivi per stare in guardia, da parte di Washington, ci sono eccome. Noi siamo il primo tassello sulla mappa agli occhi di Pechino. E siamo molto diversi dagli altri tredici Paesi Ue che hanno firmato documenti analoghi.
Quali rischi corre l’Italia, nell’immediato?
Il rischio già concreto è un isolamento in Europa. E in questo caso ce lo siamo andati a cercare. In Europa, per dire, abbiamo votato contro lo schema per lo screening degli investimenti esteri nell’Unione, di cui siamo stati promotori. Questo è enormemente distruttivo nei confronti del progetto dell’Ue. Tecnicamente, siamo come una serpe in seno, come lo è stata la Grecia. I prossimi siamo noi. I risultati negativi sono già stati prodotti.
(da “Huffingtonpost“)
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Marzo 12th, 2019 Riccardo Fucile
IL SEGRETARIO DEL PD COSTRETTO A ISTITUIRE UNO STAFF AD HOC PER DIFENDERSI DAGLI ATTACCHI SULLA RETE… I SOLITI MAZZIERI IN AZIONE, MANOVALANZA RAZZISTI E MANDANTI STRANIERI BEN NOTI
Uno staff per monitorare gli attacchi sul web. E’ stato uno dei primi dossier che Nicola
Zingaretti ha dovuto affrontare, perchè da una settimana – da quando è stato eletto nei gazebo delle primarie segretario del Pd con il 66,5% di voti – gli attacchi social sono diventati una marea montante.
Un esempio? Il faccione di Zingaretti in primo piano, accanto il simbolo del Pd e la notizia della deposizione del governatore del Lazio su Mafia Capitale, Salvatore Buzzi e compagnia.
Vecchia è vecchia. E non occorre dirlo.
L’archiviazione è stata chiesta dal procuratore Pignatone un anno fa. Però vale la pena rilanciarla per screditare il neo segretario, come è stato fatto nelle scorse ore da siti sovranisti e influencer della destra filo leghista. La non notizia è stata sviluppata anche dal quotidiano il Giornale.
E’ appunto cartina di tornasole di un effetto a catena. Sono centinaia gli attacchi fake, il rimpallo di notizie false che riguardano tre filoni principali: i rapporti con Mafia capitale, il titolo di studio di Zingaretti, la gestione della Regione.
Tre aree su cui scatenarsi per creare un effetto onda sul web, in modo da raggiungere il maggior numero di persone e da rendere credibile la propaganda contro.
Ecco che siti come Imola Oggi, Sputnik News legato all’universo putiniano in Italia, Primato nazionale si prendono cura del leader del Pd facendo da grancassa alle trovate sovraniste e grilline sui social.
Lo staff social del segretario dem ha scoperto non solo troll, ma anche personalità come Alessandro Meluzzi, lo psichiatra e criminologo che fu forzista e ora è molto vicino alle posizioni di estrema destra, il quale ha rilanciato notizie non vere anti Zingaretti.
La stessa cosa fa Francesca Totolo, legata a CasaPound e ponte con la Lega di Salvini.
Poi c’è Mario Adinolfi, leader dei cattolici conservatori e del Popolo della Famiglia, che ha messo in rete, abboccando alla bufala del tiolo di studio di Zingaretti, un tweet: “ Nicola Zingaretti ha la terza media e se ne vergogna un po’…”.
A smascherarlo subito il sito Bufale.net , che fa sua la pratica di debunking, di smentire o mettere in dubbio notizie false e create ad arte.
Nello staff social di Zingaretti fanno notare che l’attacco sul titolo di studio del segretario è una opera di discredito come quella dei tea party americani, che sostenevano Obama non fosse nato negli Usa e di conseguenza la sua elezione non fosse legittima.
L’allarme che circola nella segretaria dem fotografa una galassia di siti, account, troll e relative interazioni, una vera e propria mappa organizzata.
(da agenzie)
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Marzo 12th, 2019 Riccardo Fucile
DEPOSITATA LA RICHIESTA PER UN ELECTION DAY… SALVINI E DI MAIO SAREBBERO COSTRETTI A SCHIERARSI, MA A LORO SERVE CONTINUARE A ILLUDERE I RISPETTIVI ELETTORATI
Sia che si tratti di un referendum sia che si parli di una consultazione popolare sulla Tav, di certo la richiesta depositata oggi dal presidente del Piemonte Sergio Chiamparino ha tutta l’aria di essere respinta.
Il motivo è politico. Nei giorni scorsi il premier Giuseppe Conte ha scongiurato la crisi di governo trovando un cavillo giuridico che ha permesso di avviare i bandi della Tav rinviando nello stesso tempo la decisione di sei mesi.
E a questo punto Lega e M5s non hanno alcuna intenzione di misurarsi con una consultazione popolare che li costringerebbe a prendere una posizione chiara in un momento in cui i due partiti di maggioranza vorrebbero parlarne il meno possibile rinviando il dossier a dopo le elezioni Europee.
E soprattutto, per quanto riguarda la Lega, a dopo il voto in Piemonte poichè il Carroccio, che punta alla conquista della regione, finirebbe sotto l’attacco di tutto il fronte ‘Sì Tav’ che accusa Matteo Salvini di voler bloccare l’opera per restare al governo con Luigi Di Maio.
Elezioni europee e voto regionale saranno a fine maggio, nei giorni in cui, inevitabilmente, Conte dovrà dialogare con l’Europa e con la Francia e trovare una sintesi tra le due opposte visioni di Lega e M5s.
La situazione è talmente complicata che, per adesso, il premier preferisce non nominare un commissario per la Tav.
Intanto il dossier è tutto in mano a lui che smentisce anche l’idea di una mini-Tav mentre il paese di Emmanuel Macron ribadisce “l’impegno ad attuare il trattato bilaterale”.
Tuttavia il giorno è arrivato. Nel day after dell’avvio dei bandi, Chiamparino mette alla prova il governo depositando al ministro dell’Interno la richiesta di accorpare la consultazione popolare sulla Torino-Lione alle elezioni Regionali ed Europee.
Un election day che, secondo il presidente del Piemonte, permetterebbe “di ottenere la necessaria garanzia di regolarità e nel contempo di conseguire un significativo risparmio di risorse”.
Se ieri il ‘no’ al referendum era arrivato dal viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi, oggi arriva da tutto il governo e dai due partiti.
Anche il premier Giuseppe Conte ha escluso l’idea spiegando che un referendum non è previsto. In effetti per indire un referendum regionale è necessario modificare lo statuto regionale e per farlo occorrono almeno sei mesi.
Anche il vicepremier leghista replica a Chiamparino: “Il referendum? Magari… ma Chiamparino ignora che non si può perchè manca la legge della Regione”. I 5Stelle piemontesi alzano un muro: “La consultazione popolare è una farsa”.
In questo caso, come per i “bandi” diventati “avvisi”, il nodo della questione però è semantico.
Chiamparino, come ha avuto modo di chiarire, non parla di referendum, ma di consultazione popolare per indire la quale non serve modificare lo statuto regionale, ma semplicemente il via libera del Viminale.
Negli uffici del ministero dell’Interno si sta ragionando su questo caso che sarebbe il primo nella storia.
Sono state rilevate già parecchie difficoltà che porterebbero a respingere la richiesta. Per esempio, viene fatto notare, bisogna vedere in che modo va fatto e soprattutto se può avvenire contestualmente al voto delle elezioni Europee, se si possono o meno utilizzare i seggi statali pagati dallo Stato per svolgere una consultazione regionale.
Per ora quindi appare difficile che passi la proposta di Chiamparino che potrebbe rubare alla Lega, finita in questa ambiguità di governo, i voti dei favorevoli alla Tav.
(da “Huffingtonpost”)
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