Marzo 14th, 2019 Riccardo Fucile
L’INCHIESTA SULLA DISCARICA DI GROTTAGLIE SCOPERCHIA TANGENTI PER CENTINAIA DI MIGLIAIA DI EURO
Sette persone, tra cui l’ex presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano (Forza Italia), sono state arrestate dalla Guardia di finanza nell’ambito di una inchiesta della Procura sull’iter amministrativo per la concessione dell’autorizzazione all’ampliamento della discarica di Grottaglie-contrada Torre Caprarica.
I reati contestati sono, a vario titolo, quelli di corruzione e turbata libertà degli incanti.
I militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Taranto hanno eseguito sette ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip Vilma Gilli su richiesta del pubblico ministero Enrico Bruschi.
Quattro in carcere, nei confronti dell’ex presidente della Provincia Tamburrano, del dirigente della Provincia Lorenzo Natile, dell’imprenditore di San Marzano di San Giuseppe, Pasquale Lonoce (titolare di una società attiva nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti), e del procuratore speciale della società -gestore della discarica di Grottaglie Roberto Venuti.
Ai domiciliari sono finiti Rosalba Lonoce (figlia di Pasquale), l’ex presidente Amiu Federico Cangialosi, e l’ex dirigente Amiu Mimmo Natuzzi (presidente e membro della Commissione di gara per la Raccolta di Rifiuti Solidi Urbani).
Il gruppo, costituito dall’ex presidente della Provincia, da un dirigente dello stesso Ente e dagli imprenditori operanti tra l’altro nel settore dello smaltimento e gestione rifiuti, secondo l’accusa ha tratto vantaggi in denaro e beni attraverso atti corruttivi che hanno consentito notevoli indebiti guadagni.
Nell’agosto del 2017 la Provincia di Taranto, dopo i pareri negativi degli organi preposti, aveva respinto la richiesta di ampliamento della discarica di Grottaglie.
Il procuratore legale della società , sfruttando i buoni uffici dell’imprenditore sammarzanese, avrebbe iniziato a tessere stretti rapporti illeciti con il presidente della Provincia Tamburrano, finalizzati a valutare nuovamente la richiesta rigettata di rilascio dell’autorizzazione per il sopraelevamento della discarica di ulteriori 15 metri rispetto al livello di colmata.
Tamburrano avrebbe ottenuto anche contributi per finanziare la campagna elettorale della moglie alle ultime elezioni politiche per il Senato.
È stato accertato, anche attraverso l’ausilio di attività tecniche, che la società proprietaria della discarica aveva terminato la sua attività di raccolta in quanto il sito era ormai colmo, senza possibilità di poter conferire ulteriori rifiuti solidi urbani.
La Provincia di Taranto respinse la richiesta di ampliamento e il procuratore legale della società , attraverso l’imprenditore Pasquale Lonoce, avrebbe stretto accordi illeciti con il presidente Tamburrano per valutare nuovamente la richiesta rigettata.
L’allora presidente della Provincia, sempre secondo l’accusa, si adoperò per nominare un nuovo comitato tecnico e un dirigente del settore Ambiente, figura fino ad allora ricoperta dal segretario provinciale.
I pubblici ufficiali, a fronte di tale impegno e dell’affidamento dei lavori di sanificazione della discarica alle società riconducibili all’imprenditore sammarzanese, avrebbero ricevuto denaro e altre utilità . I pagamenti, risultati sovrafatturati, erano in buona parte destinati a corrispondere il prezzo dell’accordo corruttivo.
Il rappresentante legale della discarica, attraverso l’intermediazione del titolare di un autosalone, avrebbe inoltre donato a Tamburrano, quale ulteriore compenso illecito, una autovettura di lusso del valore commerciale di circa 50mila euro.
L’ex presidente della Provincia si sarebbe prodigato per pilotare anche la gara di appalto per il servizio integrato di igiene urbana ed ambientale di Sava (Taranto), del valore di due milioni e 800mila euro, indetta dal Comune attraverso la Stazione unica di Montedoro.
Tamburrano avrebbe influito sul giudizio tecnico di due professionisti, l’ex presidente Amiu Federico Cangialosi, e l’attuale dirigente tecnico dell’Amiu di Taranto Mimmo Natuzzi (presidente e membro della Commissione di gara per la raccolta di rifiuti solidi urbani nominata dal Comune di Sava), permettendo di far vincere l’appalto allo stesso imprenditore amico, Pasquale Lonoce, che lo aveva contattato per l’ampliamento della discarica di Grottaglie. Quest’ultimo è ritenuto amministratore di fatto della Universal Service, che si aggiudicò il servizio.
La gestione degli affari illeciti da parte dell’ex presidente della Provincia di Taranto, stando alla tesi dell’accusa, si è spinta fino all’affidamento diretto all’imprenditore di San Marzano, di lavori per somma urgenza e necessità per il ripristino della viabilità in sicurezza, a seguito di eventi atmosferici dell’estate 2018 su strade provinciali, alle imprese Ecologistica Servizi srl e Universal Service, di fatto amministrate da Pasquale Lonoce, facendo fruttare compensi per ulteriori 95mila euro.
In base a questi accordi corruttivi, Tamburrano avrebbe ricevuto dall’imprenditore 250mila euro per finanziare la campagna elettorale di sua moglie, Maria Francavilla, candidata al Senato (ma non eletta) nelle elezioni politiche del 4 marzo 2018.
Lonoce avrebbe anche provveduto all’organizzazione di incontri elettorali oltre al pagamento di cene e all’acquisto di telefonini e computer e alla promessa di assunzione di terze persone nelle imprese da lui amministrate.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2019 Riccardo Fucile
ALBA: CONDANNATO A SEI ANNI DI CARCERE CON RITO ABBREVIATO IL PROFESSIONISTA AUTORE DI QUATTRO VIOLENZE SESSUALI
Sei anni e quattro mesi di carcere è la condanna in primo grado, con rito abbreviato, inflitta a
Marco Vito Surdo, medico di 56 anni di Alba accusato di violenza sessuale su quattro sue pazienti, una delle quali era stata ipnotizzata.
Lo ha stabilito il giudice del tribunale di Asti, Giorgio Morando. Confermata la richiesta del pm Gabriele Fitz: il medico non potrà , inseguito, esercitare la professione per altri tre anni.
Le donne, tre delle quali si erano costituite parte civile, avevano raccontato di aver subito atti sessuali contro la loro volontà e di essere state toccate nelle parti intime dal medico durante alcune visite. Le indagini, durate due anni e guidate dalla Procura di Asti, erano state condotte dai carabinieri di Alba.
Per il medico erano stati disposti gli arresti domiciliari, poi revocati.
I legali di parte civile Silvia Calzolaro, Paola Coppa e Stefano Tizzani si sono detti soddisfatti della disposizione del giudice.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2019 Riccardo Fucile
I GAMBINO SONO UNA DELLE CINQUE STORICHE FAMIGLIE MAFIOSE ITALO-AMERICANE DI NEW YORK
L’italoamericano Francesco ‘Frank’ Calì, 53 anni, noto boss della famiglia criminale dei Gambino, è stato vittima di un agguato ieri sera davanti alla sua residenza di Staten Island, a New York: è morto in ospedale a causa delle ferite riportate da colpi di arma da fuoco.
Secondo i media americani si tratta del primo assassinio di rilievo negli ambienti della criminalità organizzata di New York da oltre 30 anni.
L’agguato è avvenuto alle 21:00 ora locale, le 2 della notte in Italia: Cali è stato raggiunto da almeno sei colpi di arma da fuoco, hanno riferito alcuni testimoni, ed è stato poi investito con l’auto dall’assassino – non identificato – che è riuscito a fuggire.
I Gambino sono una delle cinque storiche famiglie mafiose italoamericane di New York insieme ai Genovese, i Lucchese, i Colombo e i Bonanno.
Per ora non ci sono stati arresti, le indagini sono ancora in corso, ha fatto sapere la polizia. Cali avrebbe assunto la direzione dell’organizzazione da Domenico Cefalu nel 2015. Nel 2008 aveva scontato 16 mesi di prigione per estorsione.
Il capo più noto della famiglia dei Gambino è stato John Gotti, che fu condannato nel 1992 per 13 omicidi e una serie di altri reati. È morto nel 2002.
Il ricco quartiere di Todt Hill di Staten Island è famoso per i suoi collegamenti con ambienti criminali, fu usato come location anche nel film Il Padrino. Anche Paul Castellano, ucciso nel 1985 a colpi di arma da fuoco fuori da un ristorante della famiglia Gambino, possedeva una casa lì.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2019 Riccardo Fucile
LETTERA DI SCUSE AL PPE DOVE CHIEDE DI NON ESSERE ESPULSO DOPO AVERLI DEFINITI “UTILI IDIOTI”
Il premier ungherese e leader di Fidesz, Viktor Orban, ha scritto ai partiti che fanno parte del
partito popolare europeo e che hanno chiesto l’espulsione di Fidesz, chiedendo scusa per gli insulti loro rivolti (“utili idioti”, li aveva chiamati) e pregandoli di riconsiderare la richiesta di espulsione, innescata dalla campagna di affissioni con cui il governo magiaro ha attaccato il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, anch’egli membro del Ppe.
“Non è un segreto – scrive Orban in una missiva inviata a Wouter Beke, presidente dei Cristiano Democratici Fiamminghi (Cd&V), uno dei partiti che hanno chiesto di cacciare Fidesz dal Ppe, diffusa da un giornalista di Vrt – che ci sono seri disaccordi tra Fidesz e il Cd&V sul tema delle migrazioni, sulla protezione della cultura cristiana e sul futuro dell’Europa. E non è un segreto che non desideriamo cambiare posizione su questi temi. Tuttavia, non considero ragionevole risolvere questi disaccordi espellendo un partito dalla nostra famiglia politica. Vorrei pertanto chiederle rispettosamente di riconsiderare la sua richiesta di espulsione, se possibile”.
“Nello stesso tempo il presidente del Ppe Joseph Daul e il presidente del gruppo del Ppe nell’Europarlamento Manfred Weber hanno sollevato obiezioni nei miei confronti per essermi riferito ai partiti che chiedono la nostra espulsione come ‘utili idioti’. Si tratta di fatto di una citazione di Lenin, con la quale intendevo criticare una determinata politica, e non determinati politici. Vorrei pertanto porgerle le mie scuse, se ha trovato la mia dichiarazione offensiva”, conclude Orban.
Dopo la diffusione della lettera, Zoltan Kovacs, il portavoce del governo ungherese, ha precisato su Twitter che “nè il governo ungherese nè Fidesz faranno compromessi sui temi della migrazione e della cultura cristiana in Europa. Sono temi fondamentali e insisteremo su questi”.
(da agenzie)
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Marzo 13th, 2019 Riccardo Fucile
IL GIP DI TORINO GIUSTAMENTE ARCHIVIA: “NESSUN VILIPENDIO, IL GESTO ERA RIVOLTO ALL’UOMO E NON AL RUOLO”
Sputare contro un manifesto di Matteo Salvini non è reato. Il gip del tribunale di Torino ha accolto la richiesta di archiviazione formulata dalla procura che ha indagato su un episodio accaduto il 9 febbraio quando il giovane, 26 anni, residente a Villastellone, aveva sputato su un manifesto che ritraeva il ministro dell’Interno, esposto a un banchetto della Lega durante una raccolta firme.
Il ragazzo era stato denunciato da uno dei militanti della Lega che aveva chiamato i carabinieri. Il giovane era stato indagato per vilipendio a un organo dello stato.
Secondo il giudice per le indagini preliminari di Torino, però, quel fatto, non esiste alcuna ipotesi di reato. “Il gesto è rivolto all’uomo e non al ruolo che in quel momento ricopre Matteo Salvini, e dunque non all’incarico di ministro dell’Interno”, spiega il giudice nel documento che motiva la sua decisione.
“Condividiamo pienamente le argomentazioni giuridiche alla base della decisione del Tribunale. Il punto, però, è che non si può utilizzare la via del processo penale a fini di propaganda e confronto politico, anche perchè questo comporta oneri e costi per l’amministrazione della giustizia”, dicono gli avvocati Andrea Castelnuovo e Frediano Sanneris, che hanno assistito il giovane.
La vicenda era finita anche su Facebook perchè la scena era stata filmata.
Nel pubblicare il filmato, sostengono i difensori, l’esponente aveva fatto un commento “a tinte forti”
(da agenzie)
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Marzo 13th, 2019 Riccardo Fucile
COME SE FACENDO VOTARE UN EMENDAMENTO AL PARLAMENTO EUROPEO IL NICARAGUA CAMBIASSE IDEA DOPO AVER GIA’ RESPINTO DUE VOLTE LA RICHIESTA DELL’ITALIA NEGLI ANNI PASSATI… L’EX TERRORISTA DELLE BR GESTISCE UN RISTORANTE DI LUSSO, E’ AMICO DEL GOVERNO, E’ CITTADINO DEL NICARAGUA E SI FARA’ DUE RISATE
La Lega ha presentato all’Europarlamento un emendamento alla risoluzione sul Nicaragua per
chiedere l’immediata estradizione dell’ex brigatista Alessio Casimirri, domani sarà ai voti di Strasburgo. L’auspicio di Matteo Salvini è che “tutta Europa dia ragione” al Carroccio e “condivida la battaglia” del Governo.
Cosa rappresenterà questo spottone? Il nulla, solo prepaganda, visto che il governo del Nicaragua ha già respinto due volte in passato la richiesta.
Casimirri, nome di battaglia “Camillo”, nato a Roma il 2 agosto 1951 e brigatista rosso, condannato tra le altre cose per aver partecipato al sequestro Moro, da anni vive a Managua e gode di protezioni eccellenti.
Oltre il caso Moro e l’omicidio della sua scorta, ha partecipato agli attentati mortali dei giudici Palma e Tartaglione e all’assalto alla sede della Dc di piazza Nicosia a Roma. Condannato all’ergastolo, ora è titolare di un ristorante in Nicaragua, La Cueva del Buzo a Managua.
Alessio Casimirri, 67 anni ottimamente portati è blindato da un intreccio di poteri che, di fatto, lo rendono un intoccabile.
Figlio di un alto funzionario del Vaticano, Casimirri sarà il solo brigatista, tra quelli identificati del commando di via Fani, a sottrarsi all’arresto: con l’aiuto dei servizi segreti, espatriò in Nicaragua, da dove non verrà mai estradato.
Il combattente “Camillo”, infatti, ha radici saldamente piantate nel microuniverso della Santa Sede: la madre era una cittadina vaticana, il padre, Luciano Casimirri, diresse la Sala stampa vaticana sotto tre pontefici: Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI (che battezzò e comunicò il piccolo Alessio).
Il giovane Alessio, ex militante di Potere operaio, segnalato nel 1975 in un rapporto dei carabinieri come soggetto «fazioso e violento», confluisce nelle Br nel 1976 e vi resta almeno fino 1980 prendendo parte all’azione più eclatante, quella in cui viene annientata la scorta del presidente Dc Aldo Moro, prigioniero senza ritorno.
Subito la sua figura risulta al centro di parecchie stranezze, come una immediata perquisizione ancora nel pieno del sequestro di Moro, il 3 aprile 1978, nella sua casa di via del Cenacolo, 56 a La Storta, con contestuale perquisizione anche dell’abitazione dei genitori in via Germanico, 42, a ridosso del Vaticano: segno che gli inquirenti avevano già un quadro piuttosto chiaro della sua rilevanza in seno alle Br.
Ma siamo solo all’inizio. Casimirri, più volte segnalato, denunciato, perquisito, trova modo di recarsi nel 1980 in una stazione dei carabinieri ai quali consegna armi senza per questo destare giustificati sospetti; ancora due anni dopo, da ricercato, può ritirare quanto a lui dovuto dal datore di lavoro prima di darsi alla latitanza ed espatriare, verosimilmente con un passaporto rozzamente contraffatto a nome Guido Di Giambattista: entra in Francia, e, passando per Mosca, approda finalmente, e definitivamente, in Nicaragua.
Secondo plurime risultanze di indagine, tra le quali la già citata II Commissione Moro, Casimirri ha potuto usufruire di «costante e ripetuta protezione nel nostro Paese, di cui […] godere in molte fasi della sua vita con modalità e intensità diverse e in molteplici ambiti». Non solo, come è ovvio, grazie alla potente influenza dei familiari, ma anche «con analoghi percorsi, elementi di collaborazione, più o meno ufficiale, con strutture dello Stato».
L’ex compagno di militanza brigatista Raimondo Etro riferì alla Commissione una voce che voleva Luciano Casimirri, padre di Alessio, in rapporti di confidenza con il generale Giuseppe Santovito, capo del Sismi e affiliato alla loggia massonica coperta P2. Non è tutto.
Sempre circa le ambigue protezioni in grado di sottrarre Casimirri alla cattura, è ancora la stessa II Commissione Moro a ipotizzare «un quadro inquietante di protezioni… [che contemplano] l’esistenza di un rapporto tra il generale dei carabinieri Francesco Delfino e Casimirri, il quale sarebbe stato dunque una sorta di infiltrato dell’Arma nelle Brigate Rosse»; ipotesi «valorizzata [dal giudice Antonio Marini e che], trova fondamento nelle dichiarazioni rese da Bou Ghebi Ghassan», un cristiano maronita libanese implicato in traffici di droga, alle autorità giudiziarie prima di Brescia e poi di Roma.
Sta di fatto che l’ex bambino vaticano resta intoccato ed è l’unico fra tutti i suoi compagni di militanza.
In Nicaragua ha dapprima collaborato col regime sandinista di Ortega contro i Contras, addestrando le truppe speciali in attività militari subacquee, delle quali è sempre stato esperto fin da giovane (altra circostanza che ha indotto qualcuno a ricondurlo più ad un ruolo da militare infiltrato che da terrorista); quindi, ottenuta nel 1988 la cittadinanza nicaraguense e messa su famiglia, ha aperto un ristorante rinomato e assai frequentato, oltre che gravido di richiami, più o meno criptici, al suo torbido passato.
Ma per tutti egli è lo chef, un amico, uno che a tavola ti ridà la vita, seppure a prezzi non esattamente proletari.
Due richieste italiane di estradizione, nel 2004 e nel 2015, sono cadute come foglie morte.
La sua vicenda è a suo modo esemplare di quella zona grigia di connessioni e protezioni statali e poliziesche che ha avvolto tanti terroristi, di destra e di sinistra, lui più di ogni altro. Oggi i Contras hanno problemi in Nicaragua, forse passeranno anche loro, ma Casimirri resterà .
Alla luce del sole, senza doversi nascondere.
(da agenzie)
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Marzo 13th, 2019 Riccardo Fucile
LA STRUTTURA E’ STATA CHIUSA PER “CARENZE STRUTTURALI”, COMMENTARE IL FATTO CON “LA PACCHIA E’ FINITA” COME SE QUALCUNO NE AVESSE TRATTO UN ILLECITO GUADAGNO E’ DA PIRLA… IL CENTRO: “ABBIAMO RICEVUTO CONTROLLI DAL SUO MINISTERO FIN DAL 2007 E COMPLIMENTI PER LA GESTIONE”
Gli attivisti del centro sociale Ex Canapificio di Caserta, ente gestore del progetto di accoglienza Sprar, presenteranno querela per diffamazione nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Salvini per le dichiarazioni di ieri del leader della Lega che hanno seguito il sequestro della struttura per carenze strutturali
In particolare, gli attivisti puntano il dito su quel “la pacchia è finita” rivolto ai gestori del centro sociale, che definiscono l’espressione “pura speculazione: il ministro – proseguono – sa fin troppo bene che i controlli svolti dal suo Ministero dal lontano 2007 hanno sempre constatato l’eccellenza della relativa gestione, e sa bene che quei fondi sono finalizzati all’assistenza dei titolari di protezione internazionale, per cui dovrebbe il signor ministro guardarsi bene dall’istigare alla commissione di un reato, quello di distrazione di fondi, che avremmo senza dubbio commesso seguendo il suo consiglio di utilizzarli impropriamente per la manutenzione, senza peraltro aver nessuno scudo immunitario come quello che evita a Salvini di andare a processo in quanto ministro e di restituire congruamente 49 milioni di euro di finanziamenti pubblici scomparsi nei conti della Lega, in quanto segretario di questo partito”.
Gli attivisti dell’Ex Canapificio annunciano una serie di manifestazioni a partire da un “presidio permanente in piazza della Prefettura” a Caserta domani, giovedì 14 marzo, dalle ore 10. Sabato 16 marzo alle ore 14 si terrà invece una “manifestazione nazionale”, sempre a Caserta, che ha già ricevuto decine di adesioni.
(da Globalist)
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Marzo 13th, 2019 Riccardo Fucile
I PROBIVIRI M5S PRENDONO TEMPO… NE DEVE AVERE DI SANTI IN PARADISO (O ARGOMENTI DISSUASIVI)
La vicenda è più complicata del previsto. Per la prima volta davanti ai probiviri del Movimento 5
Stelle non vi sono semplicemente parlamentari dissidenti. In questo caso invece si tratta di una storia che si intreccia con un piano giudiziario che potrebbe essere ancora in evoluzione.
Nonostante i vertici M5S, tra cui Luigi Di Maio, abbiano più volte ripetuto che l’espulsione della deputata Giulia Sarti sarebbe stata inevitabile per via del caso Rimborsopoli, oggi — secondo quanto riferisce l’Adnkronos – dal collegio dei probiviri chiamato a decidere sul futuro dell’ex presidente della commissione Giustizia emergono dubbi sul ‘cartellino rosso’ finora dato per scontato.
Ragion per cui ci vorrà anche più tempo del previsto.
La priorità dei ‘giudici’ grillini viene data a questo provvedimento disciplinare estremamente complesso poichè i probiviri sono chiamati a fare il punto su un dossier corposo, comprensivo anche delle carte processuali.
E i dubbi su Andrea Bogdan Tibusche, l’ex fidanzato di Giulia Sarti che ha visto il Tribunale di Rimini archiviare il fascicolo sul suo conto, si sarebbero fatti strada tra i probiviri: “un personaggio complicato – così viene descritto Tibusche – di sicuro estremamente complesso”.
Era stata Sarti ad accusarlo di aver sottratto i soldi dal suo conto ma il tribunale ha archiviato il caso e di conseguenza la deputata dovrà spiegare dove sono finiti i soldi non rendicontati.
Il verdetto sulla deputata riminese, viene dunque riferito, “non è così scontato” per i probiviri: “La vicenda è complessa, ci prenderemo tutto il tempo necessario per far luce e dare un giudizio che sia il più equilibrato possibile”.
Di fronte alla circolazione di vecchie foto private della deputata, la solidarietà dei gruppi parlamentari è stata massima ed è intervenuto anche il garante della privacy.
Il presidente della Camera Roberto Fico, in un tweet ha definito “vergognoso quello che sta subendo Giulia Sarti” e “vigliacco” l’atto di diffondere immagini private sulla Rete.
Prima di Fico, attestati di solidarietà per Sarti e di condanna per gli autori della diffusione erano arrivati sia da destra che da sinistra
Il capogruppo dei senatori grillini, sul fronte politico, tuttavia tiene il punto:
La Sarti dovrebbe essere espulsa? “E’ evidente che quando fece alcune dichiarazioni, dopo che si era scoperto che aveva degli ammanchi rispetto alle restituzioni, non fu sincera rispetto al Movimento”.”dice a Rai Radio1 ‘Un Giorno da Pecora’ Stefano Patuanelli.
Gli altri provvedimenti all’esame dei probiviri slitteranno. Tra questi, nonostante siano scaduti i termini per decidere eventuali sanzioni, ci sono le carte che riguardano le senatrici ‘ribelli’ Elena Fattori e Paola Nugnes, in odore di espulsione.
Dare priorità al caso Sarti e mettere in stand by tutti gli altri evita al Movimento di dover avere a che fare con i numeri ‘risicati’ a Palazzo Madama. Espellere le due senatrici significherebbe avere solo due senatori in più per raggiungere la maggioranza. Quindi per ora priorità al caso Sarti.
(da agenzie)
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Marzo 13th, 2019 Riccardo Fucile
“I SOVRANISTI SONO LO STRUMENTO PER DISTRUGGERE L’EUROPA SU MANDATO DI PUTIN CHE NELL’INDEBOLIMENTO DELLA UE VEDE L’OCCASIONE PER L’ESPANSIONE DEL SUO POTERE ECONOMICO, MILITARE E POLITICO”
Dopo anni di denunce dei Radicali in merito ai contatti strettissimi tra la Russia di Putin e i partiti antieuropei, a cominciare da Lega e 5Stelle; dopo le evidenti intromissioni nelle principali vicende elettorali europee (e non solo) a colpi di propaganda e fake-news; dopo l’inchiesta recentissima de L’Espresso che, dati alla mano, fornisce informazioni su una supposta trattativa segreta tra emissari di Putin e leghisti nostrani per finanziare lautamente il Carroccio in vista delle prossime elezioni europee, Silvja Manzi, segretaria di Radicali Italiani, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
“La Russia inquina i pozzi della democrazia grazie al grimaldello della Lega. Si avvicinano le elezioni europee e non c’è la consapevolezza, nemmeno nel PD che dovrebbe fare opposizione, della gravità di quanto accade. Lo diciamo da anni, non perchè siamo capaci di leggere nella sfera di cristallo ma perchè sappiamo guardare ai fatti: la Lega rappresenta lo strumento per distruggere l’UE su mandato della Russia di Putin che vede nell’indebolimento dell’Europa e nel ritorno dei nazionalismi europei l’occasione per un ulteriore espansione del suo potere economico, militare, diplomatico, politico. La Lega non è sola in questa operazione ma certamente rappresenta lo strumento più pericoloso a livello dell’intera Europa.
È incredibile il silenzio assordante dopo l’inchiesta de L’Espresso che fornisce dati, fatti, ipotesi, su un accordo in fase di chiusura tra Lega e Russia di Putin, per finanziamenti faraonici al Partito di Salvini in vista delle Europee.
Stiamo vivendo un periodo buio senza precedenti nella storia recente. Un periodo nel quale Matteo Salvini può andare a Mosca a dire che si trova a casa lì più di quanto si senta a casa in alcuni paesi europei senza che accada nulla; un periodo nel quale il leader di un partito che ha sottratto 49 milioni di euro agli italiani vive il suo momento migliore dal punto di vista del potenziale elettorale; un periodo nel quale l’informazione è nelle mani del regime come mai accaduto prima dal dopoguerra a oggi.
Siamo di fronte al rischio del definitivo collasso dello Stato di diritto in Italia e in Europa e uno dei mandanti è proprio il regime russo. Propaganda finanziata con milioni di euro, uso militare delle fake-news e sostegno alle forze sovraniste sono le modalità attuate.
L’unico antidoto possibile è rafforzare l’Europa; andare avanti verso la federazione europea e conquistare una informazione libera che oggi è solo un lontano miraggio”.
(da agenzie)
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