Marzo 14th, 2019 Riccardo Fucile
SUCCEDE A RIMINI… IL GESTORE: “IL RAZZISMO E’ INACCETTABILE”
Riccardo Lanzafame, da due anni gestore della locanda Malatesta a Montescudo una frazione di
Rimini, ha appeso fuori dal ristorante un cartello: “In questo locale abbiamo assunto un ragazzino africano, se sei razzista non entrare”.
L’iniziativa è nata da una serie di insulti razzisti per il giovane aiutocuoco, un ragazzo di 20 anni originario del Gambia. “C’è stato chi ha scritto che potevo fare a meno di assumere un africano. Domenica scorsa sono partite le telefonate: mi ordinavano pizze e poi non le venivano a prendere. Dovevo mettere quel cartello, è una questione di dignità , non si può attaccare un ragazzo di colore. È razzismo, e per me è inaccetabile”.
Il giovane era stato assunto da poco, con le referenze della scuola alberghiera che frequentava, per aiutare in cucina. “Tanti quando cerco personale, anche italiani, mi dicono di no, rifiutano perchè preferiscono la disoccupazione”, spiega Riccardo Lanzafame.
“Lui è un ragazzo bravissimo, sa fare le pizze. Quando gli ho detto dei commenti si è messo a piangere, non voleva più venire a lavorare, l’abbiamo convinto a restare. Perchè questo razzismo? Mi hanno detto: hai un africano? Io non vengo più. Le persone devono farsi un esame di coscienza”.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2019 Riccardo Fucile
“ABBIAMO PAURA PER IL NOSTRO FUTURO, NON CI FERMIAMO”
“Questa volta si sciopera di venerdì” annuncia sul suo profilo Instagram la diciassettenne Anuna Dewever, leader belga della rete “Youth for climate” con più di 32mila follower. La studentessa della Royal Athenaeum di Mortsel è riuscita a mobilitare tramite i social media migliaia di coetanei che hanno manifestato a Bruxelles per la causa climatica per più di undici giovedì consecutivi.
Adesso, col motto “Global strike for future”, scocca però l’ora di uno sciopero internazionale in tutti i continenti, in più di 95 paesi, Italia compresa.
“Come una grande onda, il movimento ha trovato la sua forza fra gli attivisti di stati differenti, dall’Olanda fino all’Australia”, racconta entusiasta a TPI Bakou Mertens, leader del movimento “Students for Climate“.
I giovani attivisti scendono in piazza sulla scia dell’appello lanciato dalla sedicenne svedese Greta Thunberg, con l’obiettivo di agire urgentemente per salvare il pianeta dal surriscaldamento globale.
E proprio in Belgio, che è stato uno dei paesi pionieri del movimento, l’adesione è cresciuta in maniera esponenziale. Agli studenti liceali sono seguiti quelli universitari, fino ad arrivare a chi siede dall’altra parte della cattedra.
“Mi sono stupita positivamente delle azioni degli studenti, quindi mi sono detta che questo movimento andava sostenuto da subito”, ci spiega Sara El Jari, insegnante di una scuola primaria nel quartiere di Molenbeek.
Sara fa parte della rete “Teachers for climate”, che riunisce tutti i professionisti del campo dell’istruzione che si sono uniti agli studenti nella causa climatica. Fra questi anche Elisa Groppi, che insegna invece nel quartiere di Scharbeek: “Si tratta di ragazzi esemplari che sanno prendersi le loro responsabilità ”, puntualizza.
Se gran parte degli insegnanti capisce il perchè dello sciopero infrasettimanale, per un’altra fetta di popolazione sono semplicemente degli adolescenti che voglio saltare le lezioni.
“Abbiamo paura per il nostro futuro” è la loro risposta alla generazione che li accusa e li precede. “È una questione troppo urgente. Si tratta delle nostre vite. Sui banchi di scuola abbiamo iniziato il cambiamento e non intendiamo fermarci” ci dice Dries Cornelissens, studente al conservatorio di Anversa, che è stato uno fra i primi a rispondere all’appello di Anuna.
“L’unico mezzo che abbiamo per far capire ai politici e alle multinazionali che devono agire è quello di continuare a scendere in piazza e scioperare” gli fa eco Mathilde Thoreau, della rete “Students for Climate”. “Parlano, parlano — continua la studentessa — i politici dicono tante cose, ma non ci accontentiamo dei piccoli passi fatti finora”.
Non è quindi difficile immaginare che il nemico prediletto degli attivisti è la classe politica, specie quella che esibisce nei programmi elettorali provvedimenti in materia climatica “per poi tradirli senza fare nulla”.
Eppure la questione ambientale scalda i banchi delle istituzioni europee da molto tempo. Proprio nell’ultimo consiglio “Ambiente” di inizio marzo i ministri degli stati membri dell’Ue si sono confrontati sui diversi scenari per la riduzione a lungo termine delle emissioni di gas a effetto serra, entro il 2050, in linea con l’accordo di Parigi.
“Un obiettivo difficile, che però offrirà anche grandi opportunità alle nostre economie e ai nostri cittadini”, ha affermato GraÅ£iela Leocadia Gavrilescu, ministra dell’ambiente della Romania, a capo della presidenza del semestre europeo.
Per i manifestanti però non è abbastanza, o meglio l’approccio politico fa parte di una dialettica che per loro va cambiata e rinnovata. “È una retorica che mira colpevolizzare le persone per gesti individuali che fanno o non fanno” continua Elisa.
“Dobbiamo invece spostare l’attenzione su una responsabilità collettiva: i governi devono far diminuire le emissioni di CO2, le grandi imprese devono investire in nuove tecnologie per lasciare il carbone e il petrolio”.
Sulla stessa lunghezza d’onda tutta la rete degli studenti: “Oggi consumiamo ogni giorno 100 milioni di barili di petrolio. I combustibili fossili devono rimanere sottoterra e i nostri governi devono fare di tutto per raggiungere questo obiettivo”.
Ma la questione del cambiamento climatico, soprattutto in prossimità della campagna elettorale per le elezioni europee, è spesso oggetto di disinformazione. “È vero che molti movimenti politici negano il cambiamento climatico nei propri programmi, ma per noi giovani è evidente”.
A questo, però, la rete cerca di rispondere con dei fatti, con quello che dicono gli scienziati e con evidenze che sono sotto gli occhi di tutti. Per questo fanno volantinaggio, sono coordinati in comitati locali in ogni città belga, incontrano i cittadini e nel mondo offline organizzano incontri e dibattiti.
Proprio nei giorni di preparazione alla marcia internazionale, uno studio pubblicato sull’European Heart Journal dell’università di Oxford indica che il numero di morti premature causate dall’inquinamento atmosferico è il doppio delle stime precedenti, con quasi 800mila persone che muoiono prematuramente ogni anno in Europa, proprio a causa dell’aria sporca.
Stando a questi dati, si comprende l’urgenza di cui si fanno portavoce migliaia di giovani, insieme agli altri sostenitori, perchè come ricorda Sara “le cose non si cambiano da soli, ma insieme”
Da quando, qualche settimana fa, il “Train de Noe” — la più lunga opera d’arte mobile al mondo mai realizzata, 10 vagoni per 167 metri totali — ha raggiunto il capolinea alla Gare de Schaerbeek, a nord di Bruxelles, proprio mentre migliaia di studenti erano in piazza insieme a Greta Thunberg, il movimento sembra crescere ancora.
Organizzato in differenti sezioni e coeso nella causa da seguire, è sempre più sostenuto dalla popolazione. Non per ultime si sono unite alcune sigle sindacali belghe.
Se il treno che aveva lasciato Katowice, in Polonia, dopo la COP24, rappresentando l’impegno delle imprese del trasporto ferroviarie per ridurre il consumo di CO2, adesso è fermo, al contrario le idee dei giovani attivisti sono invece in continuo fermento.
Superano qualsiasi confine e parlano la stessa lingua: “È solo questione di poche settimane, poi ci seguiranno tutti i paesi”, commenta soddisfatta Mathilde.
(da TPI)
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Marzo 14th, 2019 Riccardo Fucile
LA SOCIETA’ CONTESTA LA SUA ESCLUSIONE ALLA GARA PER LA RICOSTRUZIONE, UDIENZA IL 22 MAGGIO… NON SI PUO’ SANZIONARE UNA AZIENDA PRIMA CHE LA GIUSTIZIA PENALE SI SIA ESPRESSA
Autostrade per l’Italia «potrebbe chiedere un risarcimento dei danni e risultare vittoriosa» in
relazione alla sua esclusione dalla gara per la ricostruzione del Ponte Morandi.
Lo ha dichiarato il presidente del Tar della Liguria Giuseppe Daniele intervistata da una emittente privata di Genova.
Daniele è stato interpellato in proposito a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario; il magistrato non ha voluto esprimere cifre precise ma ha dichiarato che il risarcimento potrebbe essere «notevole».
Il presidente del Tar ha poi ricordato che non ci saranno effetti sulla ricostruzione in quanto «la ricorrente non ha avanzato istanza di sospensiva: mi sento di rassicurare i genovesi che non ci saranno problemi nel caso in cui il ricorso dovesse essere accolto. I lavori del ponte non si interromperanno perchè la società ha scelto di tutelare i suoi diritti senza bloccare i lavori».
Il consiglio di amministrazione di Autostrade (Aspi) aveva deliberato di presentare ricorso alla giustizia amministrativa il 13 dicembre scorso, dopo aver appreso che il ministero delle infrastrutture l’avrebbe esclusa dagli appalti per la ricostruzione del viadotto sul Polcevera crollato il 14 agosto scorso provocando la morte di 43 persone.
Fin dall’inizio i più alti rappresentanti del governo (a cominciare dal premier Conte e dai vice Salvini e Di Maio) avevano promesso che Aspi non avrebbe «toccato un sasso» nella fase di ricostruzione del ponte.
La prima udienza si è tenuta davanti al Tar ligure il 27 febbraio scorso ma su richiesta dei legali di Autostrade è stata aggiornata al 22 maggio.
Aspi contesta anche la nomina del sindaco di Genova Marco Bucci a commissario straordinario per la ricostruzione ma soprattutto chiede che sia riconosciuto un fatto: non è possibile sanzionare preventivamente la società per la tragedia del ponte senza che la giustizia penale ne abbia riconosciute le colpe.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2019 Riccardo Fucile
I POCHI GIOVANI CHE SCELGONO CHIRURGIA SPESSO VANNO ALL’ESTERO… IN ITALIA SONO 7500, IL 55% E’ TRA I 50 E I 59 ANNI
A lanciare l’allarme ci pensa Pierluigi Marini, professore di chirurgia mini-invasiva alla Sapienza di Roma, direttore dell’Uoc di chirurgia al San Camillo e presidente dell’Acoi, associazione dei chirurghi ospedalieri, che, in un’intervista al Mattino, annuncia che ci sarà il deserto nelle sale operatorie.
“Il 55% degli specialisti si trova in una fascia di età fra i 50 e i 59 anni. Sa quanti sono i chirurghi in attività oggi in Italia? Sono 7.500 e già viviamo una serie di criticità negli ospedali. Ora di questi circa 1.700 stanno per lasciare perchè a fine carriera e altri 1500 potrebbero optare per l’uscita con la finestra di quota 100. C’è un salto di due generazioni: è semplicemente drammatico”.
Diventano conclamate una serie di criticità che si osservavano da tempo, spiega Marini: blocco del turnover, riduzione dell’attività ambulatoriale, taglio dei posti letto. Sui motivi per cui mancano i chirurghi, il professore spiega: “Su una platea media di 17 mila neolaureati solo 90, dico 90, scelgono come prima opzione la specializzazione in chirurgia. Non è solo questione di fatica. Oggi un giovane medico è preoccupato per i rischi professionali legati a eventuali azioni giudiziarie per colpa medica. Poi ci sono le difficoltà di accesso alla professione e il problema della formazione”
Il presidente dell’Acoi assiste con “rabbia” a questo declino, quando “noi in Italia abbiamo inventato la grande tradizione chirurgica europea”.
Oltre a questo l’Italia “non è attrattiva” per i giovani “perchè il sistema non premia il merito, perchè gli stipendi sono bassi e perchè il chirurgo opera con la spada di Damocle”.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2019 Riccardo Fucile
“CARATTERISTICHE ANTROPOLOGICHE, ESPRESSIONI, TRATTI CARATTERIALI, METODI OPERATIVI”: SIAMO AL DELIRIO RAZZISTA
I frutti avvelenati dei nuovi sovranisti che cavalcano il razzismo e vedono come nemici principali
nemici gli ebrei e i neri, seguiti da omosessuali e musulmani.
Nel paesi dell’est questo fenomeno è preoccupante: così un settimanale sovranista ha aperto la sua prima pagina con il titolo: “Come riconoscere gli ebrei”
La pubblicazione, “Tylko Poska”, fa parte della mazzetta in dote ai parlamentari di Varsavia.
L’articolo antisemita è stato segnalato da un deputato dell’opposizione, Michal Kaminski, che ha subito chiesto di aprire un’indagine.
La cancelleria del Parlamento chiederà la rimozione della rivista dal press kit.
Il settimanale in lingua polacca, con distribuzione nazionale, elenca in prima pagina “nomi, caratteristiche antropologiche, espressioni, aspetti, tratti caratteriali, metodi operativi” e “attività di disinformazione”.
Nel testo si legge anche: “Come sconfiggerli? Così non si può andare avanti!”.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2019 Riccardo Fucile
IL DEPUTATO, PASSATO A FORZA ITALIA, AVEVA ACCUSATO I VERTICI DI AVER TRADITO LA BATTAGLIA A SOSTEGNO DEI DISABILI, FACENDO BOCCIARE UN SUO EMENDAMENTO
Dopo migliaia di insulti e minacce, Matteo Dall’Osso non ce l’ha fatta più: tramite i suoi avvocati ha denunciato alla Procura di Roma quasi duecento attivisti del Movimento 5 Stelle.
Sui suoi profili social e su pagine pubbliche vicine al partito di proprietà della Casaleggio Associati è stato riempito di ingiurie a causa del suo passaggio a Forza Italia, avvenuto nel dicembre scorso dopo che il Governo aveva bocciato un suo emendamento in sostegno alle persone affette da disabilità .
Dall’Osso, affetto da sclerosi multipla, ha deciso di cambiare partito perchè si è sentito tradito e abbandonato dai suoi ex compagni, “colpevoli” di averlo utilizzato in quanto disabile per attrarre i voti, per poi scaricare lui e le sue istanze.
Tra i tanti che il deputato adesso vuole portare in tribunale, spiccano i nomi eccellenti di Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Marco Travaglio, il deputato Massimo Baroni e la senatrice Sara Paglini.
Nelle ore in cui si consuma la rottura tra Dall’Osso e il Movimento 5 Stelle, il vicepremier Luigi Di Maio gli invia dei messaggi Whatsapp per chiedere con una certa insistenza un incontro chiarificatore: l’uscita di un volto storico evidentemente preoccupa i vertici, si teme l’ennesimo colpo all’immagine del partito già logorato dall’alleanza con la Lega di Salvini.
Il tono cambia quando il capo politico dei grillini apprende del passaggio di Dall’Osso a Forza Italia: “Non fare caxxate”, “Credimi non fare caxxate”, “Ne uscirai a pezzi da sta storia”, “Fidati”, “Ritira quella lettera”.
Dall’Osso non risponde ai messaggi del capo, la decisione ormai è presa.
Sono ore convulse, il caso attraversa tutti i canali interni del Movimento e sui social network parte la gogna mediatica contro il “traditore”: “Chiedi la scorta, brutto infame”, “spero che muori presto fetente”, “stai contando il gruzzoletto….brutto str…?”, “Se poi vorranno realizzare un film sulla mia storia personale…. sì, chiedilo al fondate del tuo attuale partito politico, di diritti cinematografici ne ha molti, vedrai che sarai accontentato”, “Ti sei venduto come Giuda per 30 denari”, “Il tuo handicap non è negli arti superiori ed inferiori, ma solo nel tuo cervello bacato… Spero solo che la SLA non ti porti via presto come ha fatto con mia suocera, ma spero che camperai per molti anni navigando tra villa Arcore e le Olgettine che potranno solo cambiarti il pannolone”, “Quanto ti hanno dato?”, “sei un traditore che si è venduto a un mafioso”; questi alcuni dei messaggi e dei commenti che compaiono nel fascicolo depositato in procura.
L’accusa che molti muovono a Dall’Osso è di aver cambiato casacca in cambio di soldi, tesi stimolata da un post di Beppe Grillo che, senza citare il nome del deputato, scrive: “Offro il doppio di qualunque cifra possa offrire Silvio Berlusconi per l’acquisto di parlamentari in saldo”.
Alessandro Di Battista, in quelle ore, contatta con insistenza il deputato con decine di messaggi whatsapp dai toni paternalistici: “Ciao Matteo, sono ale dibba, cosa è successo amico mio?”, “cioè nemmeno 5 anni di amicizia meritano una risposta?”.
Dall’Osso si lamenta con l’esponente di punta del Movimento per le accuse del comico leader, ma l’ormai “travel blogger” dei grillini non accetta spiegazioni e inizia a scrivergli messaggi a raffica: “Ha fatto strabene Beppe. Ti sei bevuto il cervello? Cioè rinneghi ogni cosa fatta e detta per tutta la tua vita?”, “Matteo sei ancora in tempo per tornare sui tuoi passi e dire ho fatto una caxxata”, “Ma chi devi colpire Matteo, rifletti, amico mio rifletti”, “Cioè stai rinnegando la tua vita. Rifletti amico mio. Un caro saluto”. E ancora: “Se non ti piace il movimento prendi e ti dimetti. E fai le battaglie da fuori. Non te ne vai con il partito fondato dai mafiosi. Rifletti amico mio. Così perdi tutta la tua lotta e non la recupererai più. Quel palazzo fa male. Fa impazzire. Sono davvero contento di non starci più dentro”.
Dall’Osso risponde che continuerà le sue battaglie e che la sua uscita ha fatto miracolosamente comparire i soldi per i disabili (che poi non verranno stanziati, ndr) e che continuerà le sue battaglie in Parlamento presentando emendamenti.
A quel punto Di Battista sbotta: “Ma falla finita Matteo. A me non mi prendere per il culo. Io per te ci sarò sempre. Ma devi tornare a prendere decisioni da uomo. La dignità non ha prezzo”. E ancora: “ne riparleremo tra qualche anno quando ti vedrai indietro e capirai che un conto in banca più corposo non vale ciò che hai perso. Buona vita Matteo”, “Stai sfidando solo la tua coscienza. Se ancora ne hai una. Quando uscirai da quel palazzo te ne renderai conto. Saluti amico mio. Che brutta cosa quel palazzo”.
Una querela per diffamazione è stata poi depositata contro il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, che nell’articolo dal titolo “MediaShopping” pubblicato l’11 dicembre 2018, lascia intendere che Dall’Osso sia passato a Forza Italia unicamente per un ritorno economico.
Con le denunce depositate, i legali del deputato sperano di ottenere delle condanne che facciano giurisprudenza: l’odio, quello che viaggia sui social network, verrebbe incitato e promosso in forme dirette e indirette dagli stessi esponenti di punta del partito della Casaleggio Associati, che diventerebbe — in questo modo — un vero e proprio vettore d’odio.
(da TPI)
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Marzo 14th, 2019 Riccardo Fucile
DA UNO CHE GESTISCE LA PAGINA “DIOIMPERATORESALVINI” NON C’ERA DA ASPETTARSI DI MEGLIO, IN EFFETTI
Augusto Casali si definisce su Twitter “Fondatore e capo admin di dioimperatoresalvini“.
Attualmente è social media manager della Lega Toscana.
E ieri ha deciso di dimostrare il suo clamoroso senso dell’umorismo pubblicando questo tweet di tre bambini probabilmente affetti da sindrome di down con la simpatica didascalia: “Facebook, Instagram e Whatsapp in questo momento”.
Inspiegabilmente, subito dopo il “simpatico” tweet qualcuno gli ha fatto notare che stava facendo una figura di merda e allora lui, altrettanto inspiegabilmente, ha dimostrato tutta la sua indole guerriera e l’adesione alle massime di Ezra Pound (“Se uno non ha il coraggio di difendere le sue idee o le sue idee non valgono niente o non vale niente lui”) lucchettando il profilo Twitter:
Il che, converrete, è un peccato. Perchè un così fine umorista non può certo chiudere i suoi spazi escludendoci da intuizioni comiche di questo livello.
Casali, ritorna, Salvini aspetta a te. Per spiegarti cosa significa epic big fail.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2019 Riccardo Fucile
CRESCONO SOLO I CONTRATTI A TERMINE COME AI TEMPI DI RENZI, NULLA E’ CAMBIATO
I precari sono sempre più precari nonostante il Decreto Dignità .
I posti di lavoro aumentano ma all’interno dell’incremento a crescere di più sono i contratti a termine, come era chiaro anche qualche tempo fa e nonostante la propaganda ridicola di Di Maio.
Racconta oggi Repubblica:
Quanto ai dati sul lavoro, l’ Istat conferma la crescita degli occupati per il quinto anno consecutivo, sono 192.000 in più nel 2018, con il tasso di occupazione che ritorna ai livelli precrisi (58,6%). Si accentuano i divari, il tasso di disoccupazione del Mezzogiorno è il triplo di quello del Nord.
Scendono anche i disoccupati e gli inattivi, ma già il quarto trimestre risente del calo del prodotto interno lordo: ci sono 36.000 occupati in meno rispetto al trimestre precedente.
Soprattutto, il dato che emerge è quello della scarsa qualità dell’occupazione: nel confronto annuo nel quarto trimestre crescono solo i dipendenti a termine, la cui incidenza sale dell’1,1% sul 2017.
Rallenta inoltre la crescita degli occupati a tempo pieno, aumenta il part time involontario. I precari sono sempre più precari: l’Istat parla di «diminuzione di permanenza nell’occupazione», soprattutto per la fascia di età 15-24 anni.
Il tasso di disoccupazione dei giovani continua a rimanere un record negativo in Europa, ricorda, alla Bocconi, Benoit Coeurè, membro del consiglio esecutivo della Bce: «Il tasso di disoccupazione giovanile è due volte quello totale, e nei Paesi colpiti più duramente dalla crisi rimane intollerabile con tassi sopra il 30% in Italia e Spagna e vicini al 40% in Grecia».
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 14th, 2019 Riccardo Fucile
LA LOTTA AL CAMBIAMENTO CLIMATICO SARA’ IL TEMA POLITICO DEGLI ANNI FUTURI, SOLO GLI IMBECILLI NON LO COMPRENDONO… I GIOVANI IN TUTTO IL MONDO SI MOBILITANO, IN ITALIA I PARTITI STANNO A PENSARE ALLE CAZZATE (E LA SEDICENTE DESTRA VIVE NELL’IGNORANZA)
La voce della lotta al cambiamento climatico, la 16enne svedese diventata un simbolo e un
esempio per una intera generazione, è stata indicata per il prestigioso riconoscimento da un gruppo di deputati socialisti norveges
La proposta è partita, e ora rimbalza sui social. A testimoniare quanto una tenera ma lucida voce possa arrivare lontano, raggiungendo una portata mondiale.
L’adolescente svedese Greta Thunberg – una delle voci più forti, appunto, della lotta al cambiamento climatico – è stata indicata per il Premio Nobel per la Pace.
La proposta è stata fatta al Comitato dei Nobel – che ogni anno, in autunno assegna il prestigioso riconoscimento – da un gruppo di deputati socialisti norvegesi. Lei si dece “onorata e molto grata”. Lo scrive su Twitter.
“Abbiamo indicato Greta perchè la minaccia del clima è probabilmente una delle principali cause di guerre e conflitti. Il movimento di massa che Greta ha innescato è un contributo molto importante per la pace”, ha spiegato, presentando l’iniziativa, il deputato norvegese Andrè Ovstegard. Ovstegard è uno dei tre parlamentari del partito che ha indicato la giovane svedese, di appena 16 anni.
Thunberg ha iniziato la scorsa estate a protestare ogni venerdì di fronte al Parlamento svedese per chiedere misure più efficaci contro i cambiamenti climatici.
Dopo il suo discorso al vertice sul clima delle Nazioni Unite in Polonia e al forum di Davos, Greta è diventato un esempio per molti giovani in diversi Paesi, che hanno promosso iniziative simili.
Domani venerdì 15 marzo, in oltre 1300 diverse località di tutto il mondo, milioni di ragazzi scenderanno in piazza per sollecitare i governi ad agire contro il surriscaldamento climatico.
(da agenzie)
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