Destra di Popolo.net

CENTINAIA DI MIGLIAIA DI STUDENTI IN PIAZZA IN ITALIA PER SALVARE IL PIANETA

Marzo 15th, 2019 Riccardo Fucile

IN 2052 CITTA’ DEL MONDO MANIFESTAZIONI CONTRO IL RISCALDAMENTO GLOBALE… 235 LE CITTA’ ITALIANE COINVOLTE

La giornata di oggi passerà  nella storia della lotta per il clima, con una sedicenne protagonista: Greta Thunberg, proposta per il Nobel per la pace. Da settimane il nuovo movimento degli studenti, trainato da Greta – che è in piazza con gli altri studenti svedesi di fronte al Parlamento di Stoccolma – e da altri giovani leader ambientalisti, chiede a gran voce ai governi dei rispettivi Paesi politiche più incisive contro il riscaldamento globale, in particolare per ridurre le emissioni di anidride carbonica, tra i principali gas serra.
Lo sciopero salva-pianeta è un evento record: all’ultimo appello lanciato da Greta su Twitter quattro giorni fa (“Il 15 marzo lo sciopero nelle scuole continua. Abbiamo bisogno di tutti. Passa parola!”), hanno aderito movimenti di studenti in 123 Paesi diversi, con manifestazioni previste in 2052 città  ai quattro angoli del pianeta.
Il “FridaysForFuture”, lo sciopero degli studenti contro i cambiamenti climatici, vede in Italia e Francia il maggior numero di raduni.
L’Italia, con 235 raduni organizzati, è il Paese più attivo, prima di Francia (216), Germania (199), Stati Uniti (168), Svezia (129) e Gran Bretagna (111).
In Europa la manifestazione del 15 marzo coinvolgerà  gli studenti anche in Spagna (65), Portogallo (36), Belgio (31), Irlanda (31) e Finlandia (26).
Gli studenti sono oggi in piazza. Per il loro venerdì che guarda al futuro. Sono in piazza alcuni presidi e diversi professori. Il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti martedì scorso aveva detto, di sfuggita: “Si va regolarmente a scuola”. Intendeva appunto nel giorno di strike ambientale. Ma di fronte a queste posizioni cresce la disobbedienza civile.
“Scendiamo in piazza, manifestiamo, oggi a scuola non ci andiamo”: è il grido degli studenti che da Largo Cairoli, a Milano, hanno dato il via alla mobilitazione milanese. Il corteo ha cambiato percorso perchè “siamo troppi, siamo più di centomila, chiudiamo il corteo in piazza Duomo perchè in piazza Scala non ci stiamo”, spiegano gli organizzatori. ‘No time left’ recita il cartello appeso ad un ecologico risciò che apre il corteo di giovani, mentre i tamburi sembrano proprio scandire lo scadere del tempo di quel futuro che le nuove generazione si vedono “rubato”
Un enorme striscione con scritto “Siamo ancora in tempo” è stato appeso al Ponte degli Scalzi a Venezia dove sfila la manifestazione più importante di tutto il Veneto.
Partito dalla stazione ferroviaria di Santa Lucia il corteo è sfilato per le calli del centro storico. “Abbiamo abitato questo pianeta per pochi anni, troppo pochi perchè qualcuno possa rimproverarci o addossarci le colpe dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua, della terra – hanno spiegato gli organizzatori – Vogliamo che multinazionali, compagnie miliardarie fermino la devastazione ambientale che i loro sistemi di produzione provoca. E mentre loro saranno impegnati su questo fronte a noi, che lottiamo e combattiamo per il qui e ora, spetterà  la costruzione di un’alternativa, di un mondo realmente vivibile, sano, giusto”.
“Pazienza niente, studenti per l’ambiente”. Con questo slogan, da Piazza Maggiore a Bologna poco dopo le 9.10 è partito il corteo degli studenti che hanno aderito allo sciopero per il clima ‘Global Strike for Future’. A sfilare oltre un migliaio di persone. Non solo giovani ma anche tanti bambini con genitori, insegnanti, anziani. “Grazie Greta, salviamo il pianeta”, l’omaggio degli studenti bolognesi alla giovane attivista svedese Greta Thunberg che ha dato il via agli scioperi per il clima. Manifestazioni, iniziative e incontri oggi si svolgono in tutta l’Emilia-Romagna. A Rimini prima di sfilare si pulirà  anche una spiaggia.
Sono almeno 10 mila i giovani scesi in piazza a Torino stamattina per partecipare allo “sciopero per il clima” promosso da #Fridaysforfuture! In testa al corteo uno striscione con la scritta verde su fondo bianco “Non si e’ mai troppo piccoli per fare la differenza”
A Palermo diverse centinaia di studenti hanno raccolto l’appello degli ‘amici del pianeta’ partecipando alla marcia contro il cambiamento climatico. Alla manifestazione, con il concentramento in piazza Verdi, davanti al Teatro Massimo, una folla colorata e festosa di giovani che scandendo slogan come “Se non cambierà , lotta dura sarà “, hanno esposto cartelli e striscioni con le scritte “Sciopero mondiale per il futuro”, “Ci siamo rotti i polmoni”, “E’ inutile conquistare la luna per poi perdere la terra”, e ancora “Altro che treni ad alta velocità , siamo al capolinea”. Cori e flash mob: i ragazzi si sono disposti in circolo e hanno letto pensieri e riflessioni. Stessa azione simbolica a Palazzo dei Normanni, sede dell’Ars, con sit-in e messaggi ai deputati per chiedere al governo nazionale, tramite quello regionale, di dare seguito all’Accordo di Parigi.
All’estero. Fuori dall’Ue e dagli Stati Uniti, i Paesi in prima linea sono Canada (54 raduni) e Australia (51). Molto significativa la partecipazione di diverse nazioni dell’America latina, tra cui Messico (28 raduni), Brasile (21), Argentina (18) e Cile (12).In Asia gli studenti più coinvolti sono quelli dell’India, con 29 proteste domani, mentre negli altri Paesi (Giappone, Nepal, Cina, Corea del Sud) la causa per il clima è risulta finora meno partecipata.

(da agenzie)

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BRENTON TARRANT, CHI E’ UNO DEI KILLER DELLA STRAGE SOVRANISTA IN NUOVA ZELANDA

Marzo 15th, 2019 Riccardo Fucile

AUSTRALIANO, 28 ANNI, DICE DI ESSERSI ISPIRATO AD ANDERS BREIVIK, AUTORE NEL 2011 DELLA STRAGE DI UTOYA E A DYLANN ROOF, IL SUPREMATISTA CHE NEL 2015 ASSASSINO’ NOVE AFROAMERICANI A CHARLESTON

“Sono un uomo bianco qualunque”. Si descriveva così Brenton Tarrant, 28 anni, cittadino australiano originario dello Stato di New South Wales, sulla costa orientale del Paese.
Quasi certamente a capo del commando che ha fatto strage di fedeli in due moschee nella cittadina neozelandese di Christchurch, nei suoi deliri online: un manifesto di ottanta pagine pubblicato poco prima di entrare in azione e il Facebook Live della strage, prontamente rimosso dal social.
“Vengo da una famiglia di lavoratori, gente che ha sempre guadagnato poco” diceva di sè il killer. Mettendo poi insieme una sfilza di riferimenti che vanno da Anders Breivik autore nel 2011 della strage sull’isola norvegese di Utoya dove morirono 69 persone a Dylann Roof, il giovane suprematista bianco che nel 2015 assassinò nove fedeli afroamericani nella chiesa metodista di Charleston, in Carolina del Sud.
“Ho letto gli scritti di Roof e di molti altri. Ma il mio vero idolo, colui che mi ha ispirato è il cavaliere e giustiziere Breivik”.
La polizia ha anche deciso di non diffondere il “Manifesto” che l’australiano aveva pubblicato su un suo profilo social e dove fra l’altro racconta che l’attentato è stato preparato nell’arco degli ultimi due anni e che avrebbe dovuto essere messo in atto in Australia.
Poi la decisione di colpire la Nuova Zelanda per dimostrare che nessun paese può ritenersi al sicuro dal terrorismo.

(da agenzie)

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QUALCUNO AVVISI PALAZZO CHIGI DELLA STRAGE

Marzo 15th, 2019 Riccardo Fucile

SILENZIO TOMBALE DEL GOVERNO SULL’ATTENTATO SOVRANISTA IN NUOVA ZELANDA… MENTRE I LEADER MONDIALI ESPRIMONO CONDANNA E CORDOGLIO IL GOVERNO DEI SELFIE NON DICE CON CHI STA

Diversi leader mondiali stanno affidando a Twitter i loro messaggi di condanna e di cordoglio dopo la strage terroristica nelle due moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda.
Nella notte il terribile attentato, di matrice suprematista, ha causato almeno 49 morti, suscitando un’ondata di indignazione in tutto il mondo. Silenzio invece da Palazzo Chigi: nè Giuseppe Conte, nè i vice premier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, nè il ministro degli Esteri Enzo Moavero commentano, e sono davvero sporadici gli interventi personali nei due partiti di maggioranza.
Spezza il silenzio istituzionale italiano dopo le 11 Roberto Fico, presidente della Camera: “Lascia sgomenti il terribile attacco terroristico alle due moschee in Nuova Zelanda. Atti di violenza inaudita e di odio che vanno condannati fermamente. Tutta la mia vicinanza e quella della Camera dei deputati alle famiglie delle vittime e a tutta la comunità  neozelandese sconvolta in questo momento di profondo dolore”.
“Un attacco terrificante” lo ha definito la premier britannica Theresa May che ha voluto estendere le condoglianze del popolo inglese “a tutti coloro che sono stati colpiti da questo disgustoso atto di violenza”.
Anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, citato tra i nemici nel Manifesto del killer, esprime in un tweet il suo “sdegno per quest’atto deplorevole”: “L’ultimo esempio di un crescente razzismo e islamofobia”, scrive Erdogan…
“Dobbiamo resistere contro l’islamofobia e tutto questo odio lodando i musulmani come parte preziosa della nostra società  multiculturale”, osserva il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon stringendosi al dolore dei famigliari delle vittime della strage.
“Sono profondamente rattristata dalle notizie che vengono dalla Christchurch” ha detto la cancelliera Angela Merkel nel commentare l’ “atto di terrore” in Nuova Zelanda. “Mi unisco al dolore dei neozelandesi per i loro concittadini attaccati e uccisi dall’odio razziale mentre pregavano pacificamente nelle loro moschee. Stiamo vicini di fronte a questi atti di terrore”…
“Tutti i nostri pensieri vanno alle vittime dei crimini odiosi contro le moschee di Christchurch in Nuova Zelanda e ai loro cari. La Francia insorge contro ogni forma di estremismo e agisce con i suoi partner contro il terrorismo nel mondo” twitta il presidente francese, Emmanuel Macron…
“È stato con orrore e profonda tristezza che ho appreso dell’attacco terroristico alla moschea a Christchurch. L’Unione europea starà  sempre dalla parte della Nuova Zelanda e contro coloro che vogliono annientare le nostre società  e il nostro stile di vita” scrive sui social il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker… “Condanno fermamente l’orribile attentato terroristico contro le moschee di Christchurch. I miei pensieri vanno a tutti coloro che hanno perso i loro cari o sono stati feriti. La Nato sta dalla parte della Nuova Zelanda, nostro amico e partner, a difesa delle nostre società  aperte e dei valori condivisi” scrive su Twitter il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg…
“Condanniamo l’orrendo attacco e esprimiamo la nostra tristezza e solidarietà  alla Nuova Zelanda” scrive Thorbjorn Jagland, segretario generale del Consiglio d’Europa, sul suo account twitter. “Il razzismo, l’odio religioso e l’islamofobia minacciano la pace e la stabilità  nel mondo” aggiunge Jagland.

(da “Huffingtonpost”)

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L’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE SOVRANISTA ISPIRA LA STRAGE: ATTACCO A DUE MOSCHEE IN NUOVA ZELANDA, 49 MORTI

Marzo 15th, 2019 Riccardo Fucile

ALL’OPERA UN COMMANDO DI SUPREMATISTI BIANCHI DI QUATTRO PERSONE, SUI CARICATORI DELLE ARMI ANCHE IL NOME DI LUCA TRAINI… COSA SUCCEDE QUANDO LE DEMOCRAZIE TOLLERANO GLI ISTIGATORI ALL’ODIO INVECE CHE ELIMINARLI CON UNA CORDA AL COLLO IN DIRETTA TV A RETI UNIFICATE

“Sentivo le urla strazianti dei tanti colpiti a morte. Sono rimasto immobile, pregando Dio di essere risparmiato. I killer hanno ucciso alla mia destra e alla mia sinistra. Poi si sono spostati nella stanza dove pregavano le donne e da lì sono arrivate altre urla che non riesco a dimenticare. Siamo fuggiti in massa, coperti di sangue…”.
E’ la drammatica testimonianza raccolta dalla Afp da uno dei sopravvissuti alla strage della moschea di Al Noor, una delle due colpite nella città  neozelandese di Christchurch.
Un uomo che non vuole dire il suo nome: “Sono ancora terrorizzato”. Al Noor è una delle due moschee colpite ieri in Nuova Zelanda durante la preghiera del Venerdì da un commando di quattro persone guidate da un ventottenne australiano, Brenton Tarrant che nell’orribile live della strage si descrive come: “un normale uomo bianco”. Spiegando: “mi sono ispirato alla strage compiuta ad Utoya, in Norvegia, da Anders Breivik nel 2011. Voglio uccidere gli stranieri invasori”.
Gli attacchi sono avvenuti intorno alle 13.40 ora locale – l’1.40 del mattino in Italia – è il bilancio delle vittime è di almeno quarantanove morti. Tanto che la premier della Nuova Zelanda Jacinta Arden ha subito affermato in diretta televisiva: “E’ uno dei giorni più bui della Nuova Zelanda. Siamo davanti a un atto di violenza senza precedenti”.
Il primo allarme è arrivato dalla moschea di Al Noor, dove c’erano almeno 300 persone raccolte nella preghiera del venerdì. I killer hanno prima attaccato la sezione maschile e poi si sono spostati nella sala preghiere femminile.
Poco dopo il secondo assalto alla moschea di Masjid nel sobborgo di Linwood. La dinamica del secondo attacco non è ancora chiara, ma comporterebbe delle auto cariche di esplosivi. A sparare invece sarebbe stato un commando formato da 3 uomini e una donna, che la polizia è successivamente riuscita a fermare. Ma si teme che ci siano altri complici, parte di una rete molto più larga.
“Il ritrovamento di esplosivi” ha detto il commissario di polizia neozelandese, Mike Bush, durante la prima concitata conferenza stampa “sottolinea la serietà  dell’attacco”. Tanto più che nelle stesse ore il centro della città  era pieno di giovani diretti alla loclale manifestazione per il clima degli studenti, che per ragioni di sicurezza è stata poi cancellata.
Fra gli scampati ci sono anche gli atleti della nazionale di cricket del Bangladesh che stavano aspettando dei compagni di squadra in ritardo in un parco, proprio per recarsi alla preghiera nella moschee sotto attacco. Sono riusciti a fuggire tutti illesi: ma il match di sabato con la nazionale neozelandese è stato comunque cancellato.
Non sembrano esserci dubbi sul fatto che matrice dell’attacco è il razzismo anti islamico.
Poco prima della strage sui social era infatti apparso un manifesto di 87 pagine “anti-immigrati e anti-musulmani” che è stato poi cancellato.
Secondo le prime ricostruzioni uno dei killer è di nazionalità  australiana: lo ha confermato anche il premier di quel paese, Scott Morrison. Si tratta di un uomo bianco, tra i 30 e i 40 anni che indossava un’uniforme militare quando ha aperto il fuoco.
A rendere ancora più odioso l’episodio, è la comparsa, in un tweet postato da uno terrorirsti di una lista di eventi storici e di nomi di assassini di migranti scritti su alcuni caricatori di armi automatiche, dove compare anche quello dell’italiano Luca Traini, che nel 2018 tentò una strage di migranti a Macerata ferendo sei persone.
“Sono sconcertato” ha detto Giancarlo Giulianielli, il legale di Traini. “Sono certo che anche Luca condannerà  la strage. Ha rivisto il suo gesto e lo ha stigmatizzato in pubblico”.
Il live della strage trasmesso su Facebook, subito ritirato dalla rete, sta purtroppo ancora circolando. Al punto che la polizia della Nuova Zelanda ha “esortato con forza” media e popolazione a non condividere quei 17 minuti di sangue girati e postati da uno dei killer.
Anche molti utenti hanno esortato i social a rimuovere le terribili immagini. E infatti si è subito mossa anche Facebook, con il portavoce locale, Mia Garlick, che poche ore dopo ha confermato che il video della strage è stato rimosso.
Per ragioni di sicurezza tutte le moschee del Paese sono state chiuse. Evacuate anche molte scuole.
“La polizia della Nuova Zelanda ci aveva allertato relativamente al video su Facebook poco dopo l’inizio dello streaming live e noi abbiamo velocemente rimosso sia il video e sia gli account Facebook e Instagram dell’attentatore”, ha precisato la Garlik.

(da agenzie)

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LA FARSA SARTI ARRIVA AL VIMINALE, ORA CI PENSA LO SCERIFFO SALVINI

Marzo 14th, 2019 Riccardo Fucile

LA STORIA DI DUE VECCHIE FOTO HARD DIVENTA AFFARE DI STATO, PECCATO CHE QUANDO LA VITTIMA E’ UNA RAGAZZA NORMALE TUTTI SE NE FOTTANO… QUALCUNO SPIEGHI PERCHE’ LA DEPUTATA HA FATTO METTERE TELECAMERE OVUNQUE A CASA SUA E CHI LA FREQUENTAVA, MAGARI SI CAPISCE PERCHE’ TANTA PREOCCUPAZIONE

L’affare Sarti arriva al Viminale: “Una vicenda disgustosa”. La torbida questione dello squallido sciacallaggio intorno alla deputata 5 stelle fa un salto di qualità  quando entra nel cuore dello Stato.
Interviene Matteo Salvini: “È nostro dovere proteggere la libertà  e la privacy di Giulia Sarti e delle altre persone, spesso giovani, che subiscono e/o hanno subito lo stesso vergognoso trattamento”.
A stretto giro, poi, fonti del Viminale fanno sapere che la Polizia postale era già  entrata in azione, e, dopo accertamenti, ha appurato che le foto della deputata non sono presenti sul web, ma girerebbero solamente sui sistemi di messaggistica telefonica.
Interviene anche Di Maio: “È uno schifo. Il fatto che trasmissioni commentino le foto, di cui non ce ne frega niente, è un episodio assurdo e sono episodi che si verificano sempre a danno di persone che non possono difendersi”.
Le opacità  in una storia assai torbida continuano ad affastellarsi.
Perchè è un fatto che la Sarti fosse soggetta a videosorveglianza, almeno a quanto dichiarato dal suo ex fidanzato e factotum, Bogdan Tribusche: “Lei ha le schede e io le copie di backup”.
Ed è un fatto che, al netto degli stracci volati sulla vicenda degli stipendi non restituiti, appena è stato accennato a possibili filmati compromettenti (di natura politica o intima che fossero), le foto risalenti a una vecchia storia del 2013 sono iniziate nuovamente a circolare.
Ed è praticamente impossibile appurare se per il cattivo gusto di qualche perverso onanista o per una precisa volontà  di demolire ulteriormente la persona (prima ancora che la credibilità ) della sfortunata onorevole.
Si tratta pur sempre di un parlamentare della repubblica sottoposto a controllo continuo e ad allusioni, nelle carte processuali, ad altri soggetti coinvolti e a schermi che potrebbero essere stati collegati.
Un quadro fosco. Che lascia sul campo alcune domande sottese.
È normale che un deputato si filmi 24 ore su 24 nella sua abitazione? A che scopo? E si tratta di una vicenda prettamente personale sfuggita di mano o c’è altro? Un fatto privato o sono in atto ricatti politici? O, peggio, sono coinvolti apparati dello Stato?
E chi sono le altre persone coinvolte nella vicenda che emergono dalle chat agli atti del processo? Che ruolo hanno avuto?
Domande pesanti, perchè risposte affermative sarebbero la dimostrazione di pratiche inquietanti dentro il cuore della nostra Repubblica.
Nel Movimento c’è un certo imbarazzo per il fatto che — in un’altra epoca e sotto un’altra gestione — Tribusche collaborava saltuariamente con i 5 stelle. E per il ruolo ancora non chiarito del tutto di Rocco Casalino, che avrebbe consigliato alla Sarti di denunciarlo.
Da Matera, dove si trovava per la campagna elettorale, Di Maio è sembrato piuttosto freddo per la vicenda politica della deputata.
“Espulsione inevitabile”, aveva commentato dopo che il tribunale ha archiviato proprio quella denuncia. “I probiviri – ha ribadito oggi – seguiranno tutta la procedura sulla deputata Sarti”. Ma nel Movimento si sparge prudenza.
Al netto di ulteriori colpi di scena.

(da “Huffingtonpost”)

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SBLOCCA-CANTIERI, LEGA E M5S DIVISI, IL DECRETO ANCORA NON C’E’

Marzo 14th, 2019 Riccardo Fucile

LA LOBBIE DEI COSTRUTTORI E I SINDACATI PREMONO, IL GOVERNO LITIGA SULLA POLTRONA DI SUPER-COMMISSARIO

Venerdì, a mezzogiorno, Gabriele Buia varcherà  il portone di palazzo Chigi con un’intenzione che può apparire elementare ma che tale non è. Gabriele Buia è il presidente dell’Ance, l’associazione che riunisce i costruttori edili, e dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte si aspetta di vedere il testo del decreto sblocca cantieri. Annunciato, pubblicizzato nelle visite che gli esponenti del governo stanno tenendo in tutta Italia, quel testo ancora non c’è.
Incompleto, in preda anche a una mancata intesa politica: arriverà , promettono dall’esecutivo, al Consiglio dei ministri della settimana prossima. Martedì, forse mercoledì. Sbloccare con lentezza.
Fino ad oggi, come spiegano fonti vicine al dossier, in giro si sono viste solamente bozze, tra l’altro diverse: una scritta dai 5 stelle, un’altra dalla Lega.
Matteo Salvini spinge per un’approvazione rapida, i pentastellati sono più cauti, con Luigi Di Maio che prova a dare sostanza alla svolta con i sindacati, convocati anche loro a Chigi.
Il premier, sulla cui scrivania è finito il fascicolo del decreto, media. Perchè tra i due partiti di governo, come avvenuto recentemente con la Tav, ci sono ancora punti discordanti.
Uno su tutti: il super commissario che piace al Carroccio e che invece ai grillini non va giù.
Mentre Buia incontrerà  Conte a palazzo Chigi, a poche centinaia di metri, a piazza del Popolo, i lavoratori del settore edile si faranno sentire.
Convocata dai sindacati – i cui leader andranno poi a chiedere spiegazioni al governo – la base è calda e chiede risposte. C’è sintonia e unità  di intenti con i datori di lavoro perchè i cantieri bloccati si traducono in meno posti e profitti in calo. Tutti vogliono vedere il decreto. Anche Confindustria. E anche l’Anac, con Raffaele Cantone, non le ha mandate a dire: “Si sente parlare di un provvedimento sblocca cantieri da prima dell’estate e già  siamo alla prossima estate. Prima ancora era lo Sblocca Italia o sblocca qualcos’altro, credo che si dovrebbe smettere di annunciarlo e provare a farlo”.
Al decreto hanno lavorato il ministero delle Infrastrutture, palazzo Chigi e il ministero dello Sviluppo economico.
Ma il marchio 5 stelle tale non è perchè la Lega non è voluta restare alla finestra. Salvini rivendica lo sblocco dei cantieri come una priorità  e tra le ultime idee che circolano nel Carroccio c’è quella di prevedere un super commissario per le infrastrutture.
Lo stesso segretario della Lega ha voluto precisare che non si tratta di un commissariamento di Toninelli, ma scendendo tra politica e norme il rischio c’è.
Il modello a cui pensano è leghisti è quello Expo, ma i penstastellati dicono no.
Ecco come fonti del Mit parlano a Huffpost: “A Genova era necessario, ma un commissario straordinario rappresenta pur sempre una torsione e una compressione di principi, procedure e garanzie, figuriamoci una figura unica a livello nazionale”. E ancora: “Ci sarebbe poi da riflettere sulla struttura elefantiaca di cui avrebbe bisogno. Si appoggia alle burocrazie esistenti? Riesce a coordinarle? E soprattutto: un commissario deve conoscere bene le opere di cui si occupa, non può stare a Roma e curare contemporaneamente una diga in Friuli e le strade provinciali in Sicilia”.
È un discorso di efficienza, spiegano le stesse fonti. Il dato politico è che anche su questo punto Conte dovrà  trovare una quadra tra due visioni discordanti. Per non rischiare di trasformare lo sblocco con lentezza nell’immobilismo. Di cantieri e di rapporti tra i due coinquilini di governo.

(da “Huffingtonpost”)

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DIMISSIONI IN MASSA DI CONSIGLIERI M5S A GENZANO DI ROMA, SINDACO MESSO IN MINORANZA VERSO L’ADDIO

Marzo 14th, 2019 Riccardo Fucile

TRE ANNI FA I GRILLINI AVEVANO SCARDINATO LA STORICA ROCCAFORTE “ROSSA”

Dopo nemmeno tre anni l’amministrazione a guida Movimento cinque stelle di Genzano di Roma, in provincia della capitale, è già  al capolinea.
Si sono dimessi infatti oggi quattro consiglieri di maggioranza (il capogruppo Mauro Fermanti, Maurilio Silvestri, Claudio Mariani e Alessandro Scoppoletti), seguendo a distanza di pochi giorni l’esempio di altri due colleghi M5s (Dario D’amico e Silvia Bongianni), rendendo impossibile la surroga da parte dei non eletti della lista pentastellata, numericamente insufficienti.
Questo vuol dire che da regolamento dovranno essere surrogati ‘pescando’ dalle liste dell’opposizione, con il risultato che il giovane sindaco Daniele Lorenzon si trova ormai in minoranza in consiglio comunale.
La prossima riunione dell’aula, che da regolamento va convocata entro dieci giorni dalle dimissioni di un consigliere (quindi entro il 21 marzo, visto che D’amico e Bongianni le avevano rassegnate l’11), potrebbe quindi essere l’ultima dell’attuale consiliatura: se il primo cittadino non dovesse fare un passo indietro spontaneamente, infatti, le opposizioni avrebbero ampiamente i numeri per approvare una mozione di sfiducia nei suoi confronti.

(da “Huffingtonpost”)

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L’AQUILA. IL SINDACO BIONDI (FDI) RASSEGNA LE PROPRIE DIMISSIONI

Marzo 14th, 2019 Riccardo Fucile

ALL’ORIGINE LE BEGHE NEL CENTRODESTRA, CON LA LEGA CHE RECLAMA POLTRONE E IL SUO STESSO PARTITO CHE LO CRITICA… DIMISSIONI CHE VANNO CONFERMATE ENTRO 20 GIORNI

Ad un anno e mezzo dalla sua elezione sembrerebbe essere andata in crisi la giunta Biondi. Infatti è notizia di oggi che il sindaco dell’Aquila avrebbe rassegnato le proprie dimissioni dalla carica di primo cittadino.
Da ambienti politici provenienti dal capoluogo le dimissioni di Biondi sembrano avere le classiche sembianze del bluff, atto a pungolare il governo centrale, stando a quanto trapela da Palazzo Fibbioni, sui 10 milioni di euro in ballo promessi, ma non ancora trasferiti nelle casse comunali, al fine di salvaguardare il bilancio comunale che, ricordiamo, per legge deve essere approvato entro il 31 marzo.
Il rischio del commissariamento sembra essere concreto, se non fosse che Biondi ha venti giorni di tempo per ritirare le dimissioni e far approvare il bilancio comunale. Anche perchè immaginiamo che lo stesso Biondi non voglia essere ricordato come il sindaco che ha portato al commissariamento il Comune dell’Aquila nell’anno del decennale del sisma.
La vera gatta da pelare per il sindaco resta comunque il rimpasto della giunta.
La Lega punta i piedi e dopo gli addii di Liris e Imprudente, eletti al consiglio regionale, il defenestramento della Di Cosimo e le dimissioni del deputato D’Eramo, il carroccio abruzzese chiede posti di comando.
La spaccatura è diventata ufficiale ieri quando tutti i consiglieri della coalizione, eccezion fatta del consigliere di Forza Italia, Maria Luisa Ianni, hanno disertato la seduta del Consiglio comunale in aperta polemica con il primo cittadino che il giorno prima ha nominato nel ruolo di vicesindaco il consigliere comunale dell’Udc, Raffaele Daniele, senza coinvolgere la maggioranza. Ora Biondi ha venti giorni di tempo per ritirare le dimissioni.
Il sindaco ha nominato il solo vicesindaco, nonostante dallo scorso mese di dicembre siano stati 5 gli assessori non più presenti tra sue revoche e dimissioni di amministratori eletti in Regione, come l’ex vice sindaco Guido Liris, di Fratelli d’Italia, ora assessore regionale, e dell’ex assessore all’Ambiente, Emanuele Imprudente, della Lega, ora vice presidente della Giunta regionale. Oggi il sindaco è stato attaccato dal capogruppo di FdI, Giorgio De Matteis, che ha chiesto l’azzeramento della giunta e un rimpasto di uomini e deleghe.

(da agenzie)

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IL DELIRIO DELL’ASSESSORE SOVRANISTA ALLA CULTURA DI CASTIGLIONE DELLO STIVIERE: “SI NASCE DONNA FERTILE O SI NASCE DONNA INUTILE”

Marzo 14th, 2019 Riccardo Fucile

RITORNO AL MEDIOEVO: IL RUOLO DELLA DONNA NELLA SOCIETA’ SAREBBE SOLO QUELLO DI FARE FIGLI

Manlio Paganella, l’assessore alla cultura di Castiglione delle Stiviere, comune in provincia di Mantova, si è lasciato andare a dichiarazioni davvero terrificanti sul ruolo della donna in società . L’uomo — un insegnante in pensione che è stato eletto con una lista di centrodestra — nel corso di un convegno che si è svolto nell’aula consiliare del comune del Mantovano ha pronunciato questa frase choc: «Il coraggio se uno non ce l’ha nessuno glielo può dare» — ha debuttato l’assessore, citando una frase dei Promessi Sposi di Manzoni.
Poi, ha continuato con la frase contestata: «Si nasce codardi, si nasce coraggiosi, si nasce uomini, si nasce eunuchi, si nasce donna fertile, si nasce donna inutile».
Le proteste, com’è logico immaginare, sono arrivate numerose al suo indirizzo e sono partite in un primo momento dai banchi dell’opposizione in consiglio comunale, salvo poi coinvolgere anche politici nazionali come Ivan Scalfarotto.
Oggi, il video del discorso dell’assessore alla cultura di Castiglione delle Stiviere Manlio Paganella è diventato virale sui social network, diffuso da diversi account, dopo la denuncia della pagina Facebook ‘Adesso ti informo’.
L’incontro a cui l’assessore ha partecipato si è tenuto alla vigilia dell’8 marzo. Una data emblematica per i diritti delle donne che, però, a quanto pare ancora deve insegnare tanto. Anche a chi fa parte del mondo delle istituzioni.

(da agenzie)

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