Aprile 16th, 2019 Riccardo Fucile
GRAZIE AGLI ISTIGATORI ISTITUZIONALI ALL’ODIO ORMAI IL RAZZISMO DILAGA
“Quando saremo grandi faremo riaprire Auschwitz e vi ficcheremo tutti nei forni, ebrei di…».
Bullismo e razzismo in una scuola media di Ferrara contro un bambino ebreo, aggredito fisicamente e verbalmente nella palestra dell’istituto da un gruppo di compagni di classe.
L’episodio – riportato dall’edizione locale de il Resto del Carlino – è stato denunciato dalla rappresentante di classe. «E’ inaccettabile — dice al quotidiano la portavoce, mamma di una bambina che frequenta lo stesso istituto — che accadano simili episodi. Non si può far passare sotto silenzio questo chiaro segnale di antisemitismo strisciante».
Oggi la dirigente scolastica riceverà la rappresentante e la madre del bambino oggetto di aggressione per decidere quali provvedimenti adottare nei confronti dei ‘bulli’.
La rappresentante ha avvertito Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Andrea Pesaro, guida della comunità ebraica ferrarese, e Luciano Meir Caro, rabbino capo della comunità ebraica estense. «Questa aggressione — prosegue — è una preoccupante cartina di tornasole del clima di latente antisemitismo che aleggia anche nelle scuole. Un abisso verso cui ci stiamo calando tutti. Mi spaventa ancora di più perchè questo sentimento di odio evidentemente alberga anche tra i bambini».
Betti Guetta, direttrice dell’Osservatorio sull’antisemitismo di Milano, parla di «un episodio allucinante».
«So che la questione era già stata affrontata all’interno della classe – dice la preside al Carlino – tra docenti e studenti. Peraltro, il ragazzino responsabile dell’aggressione, una volta scoperto, si è scusato e ha promesso che non farà mai più cose simili. Comunque ho in programma di convocare un consiglio di classe straordinario per capire meglio, anche con i professori, quello che è accaduto».
(da agenzie)
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Aprile 16th, 2019 Riccardo Fucile
“UNA INTERCETTAZIONE E’ STATA PASSATA AI BOSS”
L’indagine sul superlatitante Matteo Messina Denaro è a una svolta. La più drammatica.
Questa mattina, la procura di Palermo ha fatto scattare le manette per due investigatori, sono accusati di aver passato notizie riservate su alcuni mafiosi trapanesi dell’entourage del padrino ricercato. Contestazioni pesanti per il tenente colonnello Marco Zappalà , un ufficiale dei carabinieri in servizio alla Direzione investigativa antimafia di Caltanissetta, e per Giuseppe Barcellona, un appuntato dell’Arma che lavora alla Compagnia di Castelvetrano, la città della primula rossa di Cosa nostra.
Con loro è stato arrestato anche l’ex sindaco di Castelvetrano, Antonio Vaccarino, già condannato per traffico di droga e poi diventato un confidente dei servizi segreti:è accusato di aver fatto da tramite e passato al boss Vincenzo Santangelo la trascrizione di un’intercettazione fra due mafiosi trapanesi.
Una catena delle talpe che è stata scoperta dai carabinieri del Ros: il procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi e l’aggiunto Paolo Guido contestano adesso le accuse di rivelazione di notizie riservate e accesso abusivo a un sistema informatico. Vaccarino risponde invece di favoreggiamento aggravato, dall’aver favorito l’organizzazione mafiosa.
Ricostruzione accolta dal giudice delle indagini preliminari Piergiorgio Morosini, che ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare, accogliendo la ricostruzione dei sostituti procuratori Pierangelo Padova e Francesca Dessì.
E ora si apre uno scenario inquietante: quante altre informazioni riservate sull’indagine Messina Denaro erano già filtrate? E cosa si nasconde dietro gli uomini delle istituzioni accusati oggi di essere delle talpe? Zappalà faceva intendere di voler infiltrare Vaccarino in Cosa nostra, per avere informazioni. Ma era davvero così?
Per certo, è stato Zappalà a passare notizie riservate: il 7 marzo 2017, ha incontrato Vaccarino nel cinema che gestisce a Castelvetrano e gli ha spedito per mail la fotografia dell’intercettazione ricevuta da Barcellona. Una mail che è stata intercettata.
Il giorno dopo, Vaccarino ha incontrato Santangelo e passandogli il documento gli ha detto: “Con l’uso che sai di doverne fare e con la motivazione che la tua intelligenza sai che mi spinge”. Parole tutte da interpretare, sono state intercettate anche queste grazie alla microspia piazzata nell’auto dell’ex sindaco di Castelvetrano.
Il sottufficiale dei carabinieri di Castelvetrano aveva una lunga esperienza di indagini antimafia, era incaricato di seguire alcune delicate intercettazioni disposte dalla procura di Palermo, proprio una di queste è stata svelata in tempo reale ai clan.
E poi c’è il mistero Vaccarino: nel 2007, l’ex sindaco di Castelvetrano era stato ingaggiato dal Sisde allora diretto dal generale Mario Mori per la più riservata delle operazioni. Per qualche tempo, aveva intrattenuto una corrispondenza fatta di pizzini con Messina Denaro. “Per provare a giungere alla sua cattura”, disse lui ai magistrati di Palermo quando lo indagarono per concorso esterno in associazione mafiosa dopo averlo intercettato causalmente nel corso delle indagini sul latitante. E i servizi segreti confermarono. “E’ un nostro infiltrato”. Così l’inchiesta venne archiviata.
Ma davvero nel 2007 Antonio Vaccarino aveva lavorato per lo Stato? Oppure faceva il doppiogioco,
ancora una volta per alimentare i suoi contatti con Messina Denaro?
Ripercorrendo nuovamente questi eventi, va ricordato un dato di cronaca intervenuto più di recente su quel direttore del Sisde che allora curò l’operazione Vaccarino-Messina Denaro: Mario Mori, oggi generale del Ros in pensione, è stato condannato in primo grado a 12 anni nel processo Trattativa Stato-mafia. La trattativa che dopo la strage Falcone, tre ufficiali del Ros (Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno, tutti condannati) avrebbero messo in campo con l’ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino: “Per fermare le stragi”, hanno sempre sostenuto loro. “Invece — è la tesi dell’accusa — fecero da tramite fra le richieste di Riina e lo Stato”. Il processo d’appello inizierà il 29 aprile.
Intanto, continuano ad essere tante le domande che avvolgono la latitanza del capomafia di Castelvetrano che conosce i segreti delle stragi e della trattativa, perchè all’epoca era il “figlioccio” di Salvatore Riina, il capo dei capi: dal 1993 delle bombe di Roma, Firenze e Milano, Matteo Messina Denaro – condannato all’ergastolo – è diventato imprendibile. Probabilmente, per le protezioni di cui gode ancora all’interno di alcuni ambienti delle istituzioni.
Due anni fa, un altro uomo con un distintivo in tasca — l’agente dei servizi segreti Marco Lazzari — venne arrestato per l’ennesima fuga di notizie: aveva soffiato al boss di Gela Salvatore Rinzivillo di essere finito nel mirino delle indagini su Messina Denaro, L’ennesimo spiffero pesante arrivato dal cuore della Sicilia.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 16th, 2019 Riccardo Fucile
A REGGIO CALABRIA TRE ITALIANI HANNO VIOLENTATO LA GIOVANE ALL’USCITA DELLA DISCOTECA
Tre ragazzi, due di 20 e uno di 21 anni, sono stati arrestati dalla squadra mobile di Reggio Calabria
per violenza sessuale di gruppo ai danni di una ragazza poco più che 18enne.
La violenza, secondo quanto emerso dalle indagini, è avvenuta la notte di San Lorenzo quando i tre, approfittando dello stato di ebbrezza della ragazza, l’hanno condotta fuori dalla discoteca in cui si trovavano e hanno abusato di lei sulla spiaggia.
Uno dei due ventenni dovrà rispondere anche di violenza o minacce per costringere a commettere un reato. In quanto, poche ore dopo la violenza, avrebbe minacciato una testimone oculare perchè non riferisse agli inquirenti quanto visto.
Alla stessa avrebbe anche suggerito cosa dire qualora fosse stata contattata dalle forze dell’ordine.
Dalle indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni e dal pm Paolo Petrolo della Procura di Reggio Calabria diretta da Giovanni Bombardieri, è emerso che la diciottenne aveva subito violenza da almeno tre giovani sulla spiaggia libera, all’esterno di una discoteca dove stavano trascorrendo la notte di San Lorenzo.
L’allarme era stato dato da alcuni passanti al personale della Polizia di Stato in servizio di ordine pubblico fuori dal locale. La giovane è stata quindi condotta in ospedale da un’ambulanza per le cure del caso e per essere sottoposta al protocollo sanitario previsto per le vittime di violenza sessuale.
Le indagini della Squadra mobile di Reggio Calabria, sono state portate avanti con intercettazioni telefoniche ed ambientali, attività di videosorveglianza, raccolta di testimonianze e l’analisi, effettuata da personale medico specializzato, del Dna degli indagati comparati con quelli prelevati alla vittima in occasione del protocollo eseguito in Ospedale dopo la violenza.
Sulla base dei risultati raccolti dagli investigatori della Mobile, i magistrati hanno chiesto ed ottenuto dal gip la custodia cautelare in carcere dei tre presunti autori della violenza.
(da agenzie)
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Aprile 16th, 2019 Riccardo Fucile
IL DELIRO CRIMINALE: FANS DI SALVINI CHE ESULTANO SUL WEB INSIEME AI SOSTENITORI DELL’ISIS
Ieri mentre la cattedrale di Notre-Dame bruciava un nutrito numero di fans di Matteo Salvini esultava e sosteneva che Macron se lo meritava per ciò che stava facendo in Libia (cioè, secondo loro, mandarci i profughi per far perdere le elezioni al Capitano).
Anche i fans di Giorgia Meloni hanno deciso di dare un discreto spettacolo di sè, parlando del “presidente che sta distruggendo la Francia come la sinistra ha distrutto l’Italia” e di “Punizione divina” che “si è abbattuta subito. Questo per i problemi che stanno creando in Libia”.
Ma siccome al peggio non c’è mai fine, ecco a voi Simone Di Stefano di Casapound che cerca subito di approfittare della tragedia per inventare inesistenti “globalisti” che esclamerebbe la loro “finta costernazione” perchè invece dovrebbero “stappare lo spumante” perchè crollano “i simboli della nostra identità ”.
Un discreto successo ha avuto anche un delirante tweet che dà la colpa dell’incendio alla “Francia liberal-libertaria di Macron”.
Poi c’è Matteo Salvini, che a una certa ora ha ritenuto che fosse necessario farci sapere che stava guardando il Grande Fratello in tv
D’altro canto i fans di Salvini ieri hanno dato un discreto spettacolo di sè.
Ma nulla rispetto a Cesare Sacchetti, che di fronte al grande spiegamento di forze di sicurezza intorno a Notre-Dame ha detto che “non si vede nemmeno un pompiere”, aggiungendo che “Stiamo assistendo alla nuova evoluzione della strategia della tensione pro-Ue. Colpire il cuore dell’Europa”
Infine, la pagina Facebook La Fenice ha pubblicato una serie di traduzioni (automatiche) di commenti sotto il post di Al Jazeera che raccontava dell’incendio a Notre-Dame.
D’altro canto anche il sito di intelligence Site ha fatto sapere che i sostenitori dell’ISIS hanno festeggiato per l’incendio a Notre-Dame.
Le celebrazioni sarebbero per quello che viene definito un colpo “ai cuori dei leader crociati”. Simili manifestazioni erano avvenute per catastrofici eventi naturali come uragani o roghi.
Al peggio non c’è mai fine.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 16th, 2019 Riccardo Fucile
IL VIDEO DELL’UOMO SULLA TORRE SPACCIATO PER ISLAMICO, E’ IN REALTA’ UN VIGILE DEL FUOCO
La notte è passata e l’incendio è stato domato. Il Presidente francese Emmanuel Macron ha
promesso che la Cattedrale di Notre-Dame verrà ricostruita.
La struttura della Cattedrale dovrebbe essere salva, ma sono ancora in corso gli accertamenti tecnici per valutare quanto l’incendio possa aver compromesso la stabilità dell’edificio.
Si attende ancora invece per poter iniziare gli accertamenti tecnici sulle cause dello spaventoso rogo che durante la notte ha consumato completamente la parte superiore della basilica distruggendone il tetto e la famosa guglia.
Sul fronte delle indagini nel frattempo la procura di Parigi ha aperto un’inchiesta per “danneggiamento colposo” causato dall’incendio e secondo Le Figaro gli investigatori stanno concentrando la loro attenzione sulla possibilità che l’incendio che ha devastato Notre-Dame si sia sviluppato accidentalmente dalle impalcature sul tetto della cattedrale.
Gli operai che lavoravano al cantiere di restauro — ha rivelato l’ufficio del pubblico ministero — sono stati “ascoltati dagli investigatori” questa notte. Al momento quindi la procura esclude un movente criminale sia esso un atto vandalico o terroristico.
Con buona pace di coloro che oggi scrivono delle “coincidenze” con i casi di incendi a chiese francesi e parigine o che collegano il rogo di ieri con la condanna a 8 anni per Ines Madani, una “jihadista” ventiduenne a processo con l’accusa di fare parte di una rete di reclutamento di combattenti per la guerra in Siria. La Madani è anche coinvolta nell’inchiesta sul tentativo fallito di dare fuoco alla Cattedrale con una Peugeout 607 riempita con sei bombole di metano avvenuto nel 2016.
Il processo per quell’attentato fallito inizierà a settembre. L’ipotesi che l’incendio possa essere una vendetta per la condanna (per un altro reato) nei confronti della Madani non viene però nemmeno preso in considerazione dagli inquirenti.
Dai primi elementi dell’indagine — il rogo che parte dal tetto poco prima delle 19.00 di ieri — i pm francesi ipotizzano si sia trattato di un incendio accidentale scoppiato proprio all’interno del cantiere del restauro.
Le indagini si preannunciano difficili e delicate, perchè a causa della durata e dell’estensione dell’incendio sarà molto complicato risalire all’origine del rogo. Va da sè che se l’ipotesi iniziale venisse confermata cadrebbe la teoria complottista secondo cui ad appiccare le fiamme sarebbe stato un attentatore.
Il tetto della basilica, oggetto di un complesso lavoro di restauro, non era un luogo immediatamente o facilmente raggiungibile da chiunque ma solo dagli addetti ai lavori. Il portavoce di Notre-Dame ha detto comunque che, al momento dello scoppio delle fiamme, intorno alle 18:30, tutti gli operai avevano lasciato il sito.
Ed è proprio su quest’ultimo aspetto che si concentrano le attenzioni di un altro tipo di investigatori: quelli del Web. In molti ieri sera erano incollati davanti alle edizioni speciali dei canali televisivi. In una delle inquadrature si vede un uomo camminare lungo il colonnato che collega la torre Nord con la torre Sud sulla facciata di Notre-Dame.
Le due torri non sono state fortunatamente coinvolte dall’incendio ma secondo alcuni complottisti la
persona sta indossando una tunica e un tipico copricapo islamico. Insomma sarebbe la prova provata che dei “terroristi islamici” erano all’opera proprio durante l’incendio.
In quel momento infatti le fiamme avevano già completamente avvolto il tetto dell’edificio. E, cosa ancora più importante, i vigili del fuoco di Parigi erano già al lavoro per domare le fiamme.
L’uomo “con la tunica” in realtà indossa una giacca e un gilet catarifrangente (non è, ovviamente, uno dei “gilet gialli”).
Sebbene a quell’ora non ci fossero operai nel cantiere le varie televisioni e telegiornali hanno più spesso ricordato come — soprattutto durante le prime fasi dell’incendio — all’interno della Cattedrale si stesse cercando di mettere in salvo le opere d’arte custodite nella chiesa.
Il video qui sotto è stato girato proprio molto vicino ad una delle due torri, a dimostrazione che durante l’incendio diverse persone erano all’opera nella Cattedrale.
Inoltre — come si evince anche dal reportage di Libèration — durante l’incendio numerosi pompieri erano al lavoro all’interno della basilica, soprattutto per verificare le possibilità di intervento e per verificare che le due torri campanarie non fossero state già aggredite dalle fiamme.
Molto probabilmente quell’uomo è proprio uno degli oltre quattrocento pompieri che hanno partecipato alle operazioni di spegnimento dell’incendio.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 16th, 2019 Riccardo Fucile
“VETRATE DEL 1967, GUGLIA GIA’ RICOSTRUITA NELL’800”
“L’incendio non è irreparabile, non dobbiamo essere troppo tristi”: Notre Dame brucia e Vittorio Sgarbi dice la sua. Il critico d’arte – intervenuto nel corso del TG1 delle ore 20 per commentare a caldo i danni subiti dalla cattedrale a causa dell’incendio divampato nel pomeriggio del 15 aprile – ha voluto smorzare le preoccupazioni per le sorti del monumento architettonico.
“L’incendio della cattedrale di Notre Dame è preoccupante, ma dobbiamo stare attenti quando parliamo dei suoi danni. Parigi ha vissuto la rivoluzione francese e, nel corso di questo periodo, la cattedrale è andata completamente distrutta una prima volta”, ha affermato Sgarbi.
Il critico d’arte ha proseguito ricordando parlato dei danni riportati dal tetto della cattedrale: “La ricostruzione è recente, ottocentesca. La guglia che è crollata è una guglia moderna, in stile neogotico. Nulla che non sia riparabile. Nella parte superiore della chiesa ci sono delle opere che, se si trovassero all’interno di un museo, non guarderemmo nemmeno. Ripeto, il danno è grave, ma non dobbiamo essere troppo tristi per quello che è accaduto”.
Vittorio Sgarbi ha poi fatto un paragone tra i danni riportati da Notre Dame a causa dell’incendio e quelli che si verificano e si sono verificati in Italia a causa di eventi naturali, come i terremoti. Il critico ha sottolineato come, anche in quei casi, una ricostruzione sia sempre possibile.
Vittorio Sgarbi ha ribadito la sua opinione nel corso del programma Quarta Repubblica su Rete 4, scontrandosi con lo psichiatra Alessandro Meluzzi. Il critico d’arte ha detto: “Le cose irreparabili sono quelle dove perdi delle opere centrali per la cultura dell’Occidente. Lì non c’è nulla, le vetrate sono state finite nel 1967 e sono opere triviali di nessuna importanza e se dovremo ricostruire ricostruiremo”.
Punto di vista non condiviso da Meluzzi che ha replicato: “Io mi vergognerei di queste dichiarazioni”. “Quella di Meluzzi è pure retorica di una mente ottenebrata che non sa distinguere tra le opere d’arte e le cartoline. Ignorante come una capra!”, ha aggiunto Sgarbi prima che lo scontro venisse placato dal conduttore Nicola Porro.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 16th, 2019 Riccardo Fucile
UN LUNGO APPLAUSO DEI CITTADINI FRANCESI AI VIGILI DEL FUOCO CHE HANNO OPERATO IN CONDIZIONI DI RISCHIO ESTREMO
Parigi ha visto in fiamme il Notre-Dame, il simbolo della città , ma ha anche riscoperto i suoi eroi: i
vigili del fuoco. La cattedrale francese è salva e preservata nella sua totalità grazie al lavoro di centinaia di uomini che senza sosta hanno domato le fiamme di una tragedia che poteva avere conseguenze più gravi.
La folla di fedeli, raccolta spontaneamente in preghiera nei pressi della cattedrale, ha riservato un lungo applauso ai vigili del fuoco francesi che si sono prodigati negli interventi. Sono intervenuti 500 vigili del fuoco di cui uno è rimasto ferito .
Il crollo della guglia, uno dei simboli per eccellenza della capitale francese, aveva fatto presagire delle conseguenze devastanti per la cattedrale gotica, ma i centinaia di vigili del fuoco impiegati sul posto hanno sventato la catastrofe.
Il vento e l’impossibilità dell’intervento aereo hanno complicato le condizioni di intervento ma ora i francesi, e tutto il mondo dell’arte, possono tirare un sospiro di sollievo.
I Canadair, con le bombe d’acqua, avrebbero potuto causare danni peggiori rispetto a quelli causati dalle fiamme. L’unica soluzione a disposizione è stata quella dell’intervento da terra.
L’operato dei vigili del fuoco è stato sottolineato dal Presidente francese Macron che, accompagnato dalla moglie Brigitte, ha dichiarato: “Abbiamo evitato il peggio grazie al coraggio dei pompieri, abbiamo salvato la struttura, la facciata”.
Macron ha poi fatto una promessa alla Francia: “La ricostruiremo, tutti insieme. È quello che i francesi si aspettano, che la nostra storia merita”.
“I vigili del fuoco di Parigi sono tra i migliori al mondo e stanno facendo un ottimo lavoro” ha dichiarato Robert Triozzi, ex comandante dei vigili del fuoco dell’Onu, in un’intervista HuffPost per difendere con decisione il lavoro dei colleghi francesi.
(da agenzie)
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Aprile 16th, 2019 Riccardo Fucile
LE OPERE D’ARTE AL RIPARO NELLA SEDE DEL COMUNE, ANCORA DUBBI SULLA STABILITA’ DELLA STRUTTURA… L’ATTO GENEROSO DAL GRUPPO KERING E DA LVMH
L’incendio che ha devastato il tetto della cattedrale di Notre-Dame è stato domato all’alba, intorno alle 5 del mattino: 400 uomini dei vigili del fuoco parigini, dopo ore di lavoro, sono riusciti a spegnere le fiamme e anche se ci sono ancora focolai residui il portavoce dei pompieri ha assicurato che la situazione è sotto controllo.
La grande guglia e il tetto sono andati distrutti e restano dubbi sulla stabilità della struttura: stamattina si riuniranno gli esperti per verificarne le condizioni. Un centinaio di vigili del fuoco sono ancora a lavoro per raffreddare la Cattadrale. “La struttura principale è salva ma resta una grossa instabilità , la situazione è ancora precaria”, ha detto il ministro della cultura del governo di Parigi, Franck Riester.
In salvo le opere d’art
Il lavoro incessante dei vigili del fuoco è riuscito comunque a mettere in salvo tutte le opere d’arte, anche quelle presenti nel tesoro della Cattedrale, che sono state trasferite nella notte all’Hotel de Ville, la sede del comune di Parigi. Saranno portate al Louvre già oggi o mercoledì: la Sacra Corona di Spine, quella che secondo la tradizione cattolica i soldati romani misero sul capo di Gesù per schernirlo poco prima della sua Crocifissione, un pezzo della Croce e un chiodo della Passione di Cristo.
“Le due torri e le opere sono state messe al sicuro, in particolare il Tesoro, grazie al coraggio dei vigili del fuoco di Parigi. La Corona di Spine, la tunica di San Luigi sono ora custoditi nel municipio della capitale. L’organo è stato chiaramente leso, i grandi dipinti teoricamente hanno subito danni a causa dell’acqua. Bisognerà restaurarli”, ha spiegato Riester.
“Bisognava tirarli fuori, in mezzo al fumo, tra pezzi di materiale incandescente che cadevano e proteggerli da tutto questo”, ha raccontato il generale Jean-Claude Gallet, comandante di brigata dei vigili del fuoco, spiegando le difficoltà aggiuntive che i pompieri si sono trovati ad affrontare. Le opere che non si è riusciti a portare fuori sono state messe al riparo dall’acqua che scendeva dall’alto.
Si indaga per disastro colpos
La procura di Parigi ha aperto un’indagine per disastro colposo, escludendo cioè il movente criminale, l’atto vandalico o quello terroristico. L’ipotesi su cui si lavora è che l’incendio sia divampato dal tetto di Notre-Dame, sottoposto a lavori di ristrutturazione, poco prima delle 19 di lunedì. Ma le indagini saranno lunghe e complesse, fanno sapere gli inquirenti: il tetto è difficile da raggiungere, circondato dalle impalcature che erano state impiantate per il progetto di ristrutturazione avviato nell’estate del 2018.
Il portavoce della Cattedrale ha raccontato che, al momento dello scoppio delle fiamme, intorno alle 18:30, tutti gli operai avevano lasciato il sito. Ai lavori partecipano oltre una decina di aziende che operano sotto la responsabilità della sovrintendenza architettonica dei monumenti storici e dello Stato, proprietario della cattedrale. Gli addetti saranno tutti interrogati per cercare di capire se un errore umano possa essere all’origine della tragedia.
Le donazioni e l’impegno per la ricostruzione
La “ricostruiremo”, ha promesso un emozionato Emmanuel Macron in un discorso tv ai francesi lunedì sera. E la riposta dei francesi non si è fatta attendere. Il gruppo del lusso Lvmh ha annunciato una “donazione” di 200 milioni di euro al fondo dedicato alla ricostruzione della Cattedrale. “La famiglia Arnault (proprietaria del gruppo che controlla tra gli altri Fendi e Bulgari, ndr) e il gruppo Lvmh, in solidarietà con questa tragedia nazionale, si uniscono alla ricostruzione di questa straordinaria cattedrale, simbolo della Francia, del suo patrimonio e della sua unità “, scrivono in una dichiarazione inviata all’Afp. La famiglia Pinault, a capo di Kering, il gigante del lusso che controlla tra gli altri Gucci e Balenciaga, ha risposto all’appello e ha annunciato la donazione di 100 milioni di euro.
L’Ile de France, la regione di Parigi, ha stanziato 10 milioni di euro. Ma la solidarietà arriva anche dagli Stati Uniti: la French Heritage Society, un’organizzazione che ha sede a New York, dedita proprio alla conservazione dei tesori architettonici e culturali francesi, ha lanciato una pagina web di raccolta fondi. E già lunedì sulla piattaforma di crowdfunding Go Fund Me sono state create in tutto il mondo più di 50 pagine ispirate dal terribile incendio.
Le reazioni politiche
La lista di Macron ha sospeso “fino a nuovo ordine” la campagna elettorale per le europee, ha annunciato la capolista, Nathalie Loiseau, a causa dell’incendio a Notre-Dame. “Viviamo un momento di profonda tristezza. La lista Renaissance si unisce naturalmente a questo momento di unione nazionale. Sospendiamo la campagna elettorale fino a nuovo ordine”, ha spiegato Loiseau su Twitter.
Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha chiesto a tutti i 28 Stati membri dell’Unione europea di contribuire alla ricostruzione, intervenendo alla sessione del Parlamento europeo a Strasburgo. “Anche voi ricostruirete la vostra cattedrale”, ha detto Tusk ricordando come la sua città natale, Danzica, venne ricostruita dopo la distruzione subita nella Seconda Guerra Mondiale.
L’incendio che ha devastato Notre-Dame rappresenta “un dolore nel cuore dei russi”, ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin.
(da “La Repubblica”)
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