Agosto 8th, 2020 Riccardo Fucile
SI INTENSIFICANO LE RICERCHE DEL FIGLIO
Il corpo di Viviana Parisi è irriconoscibile, devastato, quando viene ritrovano nella boscaglia di
Caronia, in provincia di Messina. Ha ancora la fede al dito, all’interno c’è scritto il nome del marito, Daniele Mondello. È proprio lui a riconoscerla da questo il dettaglio che fuga ogni dubbio.
Da subito molti elementi inducono gli investigatori a ritenere che quel corpo sia proprio quello della dj Viviana Parisi, sparita nel nulla, non lontano da lì, lunedì mattina insieme al figlio Gioele di 4 anni. Il risvolto è drammatico. Nell’attesa che arrivino i risultati del dna, il marito riconosce alcuni gioielli della moglie ma anche i vestiti e le scarpe. Del figlio però non si hanno tracce e le ricerche del bambino continueranno per tutta la notte.
Viviana Parisi e il suo bambino sono scomparsi subito dopo un lieve incidente d’auto avvenuto sull’autostrada Messina-Palermo, all’altezza proprio di Caronia, cento chilometri lontano da Milazzo, dove la donna aveva detto al marito che si sarebbe recata per comprare le scarpe al figlio. Le ricerche sono andate avanti per giorni e si sono intrecciate anche con alcune segnalazioni arrivate da alcune parti della Sicilia, come da Giardini Naxos, che avevano lasciato ben sperare. E invece nulla.
Le ricerche del bambino sono riprese con un massiccio impegno di uomini, mezzi e cani molecolari. L’area divisa per reticoli è di oltre 300 ettari. Si stanno sviluppando a partire dal punto in cui è stato ritrovato il cadavere irriconoscibile della donna.
La scomparsa resta avvolta nel mistero. Si ipotizza una fuga volontaria. Era rimasta particolarmente scossa per la paura del Covid e le costrizioni del lockdown. Voleva vedere i parenti a Torino, ma non poteva raggiungerli. Scriveva sui social di sentirsi in una bara di cristallo, voleva uscirne per “riprendermi il mio passato, per andare avanti con il presente e il futuro se Dio vuole”. Sembra annunciare di voler ripartire da zero, ma le frasi su Facebook sono confuse: “Riprendere un po’ la mia vita lavorativa per vivere, per ritornare nella famiglia, per condividere di nuovo tutto, collaborare con il mio compagno di viaggio, che comunque da solo ha continuato a lottare per il lavoro e la quotidianità ”.
Il corpo è stato ritrovato in linea d’aria, a meno di un chilometro dalla galleria Pizzo Turda nel quale Viviana Parisi ha avuto il lieve incidente con un furgone operai di una ditta di manutenzione. Secondo la ricostruzione degli stessi operai, che si sono subito fermati per deviare il traffico, la donna avrebbe proseguito per un tratto e poi sarebbe scomparsa. I Vigili del fuoco hanno seguito le sue tracce per alcune centinaia di metri. La logica avrebbe voluto che Viviana imboccasse un varco sul lato destro della carreggiata. Invece, la posizione del cadavere indica che abbia lasciato a piedi l’autostrada scavalcando il guard rail a sinistra. Da qui si sarebbe allontanata per alcune centinaia di metri prima di trovare la morte nella boscaglia vicina.
Le ricostruzioni tuttavia sono molto confuse. Gli operai sostengono che era sola, altri dicono che fosse con il figlio. C’è anche chi sostiene di averla rivista a piedi in autostrada. L’unica cosa certa è che ora bisogna trovare il bambino Giole.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 8th, 2020 Riccardo Fucile
A VIADANA FAVA APPOGGIA UNA LISTA CIVICA CONTRO IL CENTRODESTRA SOVRANISTA… A SABBIONETA AVEVA GIA’ BATTUTO LA COALIZIONE DI CENTRODESTRA… LA VECCHIA GUARDIA VUOLE IL VECCHIO SIMBOLO, SALVINI NON LO MOLLA, LA QUESTIONE FINIRA’ IN TRIBUNALE
Prima o poi, direbbe il saggio, doveva accadere. Inevitabile come insanabile è la frattura interna alla Lega. O Lega Nord, e la differenza stavolta non è di poco conto. Per la verità non la è mai stata.
Ora che Matteo Salvini, leader della Lega, sembra avere perso molti punti in percentuale rispetto all’anno scorso quando veleggiava oltre il 30%, ecco che la minoranza — che mai è stata silenziosa ed è incarnata da un uomo del comprensorio Oglio Po come Gianni Fava — fa un passo (con annessa richiesta) in più.
Nei fatti, e nel locale, Fava si era già opposto alla Lega ufficiale, vincendo peraltro a Sabbioneta, ad esempio, dove ha sostenuto apertamente la candidatura di Marco Pasquali contro quella proposta dal centro-destra ufficiale.
E lo stesso fa a Viadana, sostenendo Alessia Minotti contro Nicola Cavatorta, espressione della giunta uscente.
La novità ha un rilievo nazionale, in ogni caso. Gli ex deputati Gianluca Pini e Gianni Fava — quest’ultimo ex sfidante di Matteo Salvini al congresso del 2017 — si fanno portavoce della richiesta di poter utilizzare il simbolo elettorale della Lega Nord alle prossime amministrative nei Comuni romagnoli, a Mantova e a Viadana.
“Siamo ancora iscritti a un partito, la Lega Nord per l’indipendenza della Padania, e uno degli obiettivi di ogni partito è partecipare alle tornate elettorali — spiega Fava -. Da più parti mi è giunta la richiesta di poter correre sotto l’egida della Lega Nord per l’indipendenza della Padania. Non si capisce perchè un Movimento che ha un tesseramento non possa partecipare alle elezioni. La Lega Salvini premier è un altro partito, è libera di correre con altri candidati”.
Per questo, sia Fava che Pini hanno inviato una richiesta al commissario federale della Lega Nord Igor Iezzi di poter utilizzare il simbolo con il guerriero Alberto da Giussano.
“A Viadana — spiega Fava — per esempio sosterremmo la candidata sindaca di area civica Alessia Minotti, contro l’esponente di Fratelli d’Italia Nicola Cavatorta”.
Le battaglie per la Lega di Salvini non sono più le stesse di un tempo, sostiene da sempre Fava, quando cioè la questione settentrionale era stata il motore fondante della Lega Nord di Umberto Bossi.
Ora la Lega ufficiale, quella di Salvini, ha scordato quelle mozioni per provare a diventare un partito più forte in tutta Italia, dimenticando però — l’accusa di Fava — le proprie origini. Le stesse origini che col vecchio — ma nemmeno troppo, dato che fino a un anno e mezzo fa era ancora in voga — simbolo Lega Nord proverebbero a tornare, sostenute da radici forti soprattutto nel locale.
(da “OglioPo”)
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Agosto 8th, 2020 Riccardo Fucile
LASCIA FRATELLI D’ITALIA E PASSA AL MISTO LA DEPUTATA MEDICO CHE FU LA PRIMA A INDOSSARE LA MASCHERINA ALLA CAMERA
Seppure i sondaggi le siano in questa fase amici, e la si ritenga sempre più lanciata verso la
leadership di un centrodestra meno truce di quello a guida salviniana, anche Giorgia Meloni deve fare i conti con le prime diserzioni all’interno dell’apparentemente monolitico gruppo parlamentare di Fratelli d’Italia.
La notizia infatti è che Maria Teresa Baldini, deputata lucchese, ha deciso di lasciare il partito della Meloni per iscriversi al Gruppo Misto.
La Baldini è la stessa che, alle prime avvisaglie di emergenza sanitaria alla fine di febbraio, si era presentata in parlamento con tanto di mascherina chirurgica, all’epoca oggetto a tal punto esoterico da scatenare le ironie di giornalisti e commentatori.
Chiamata al banco della presidenza Baldini spiegò di essere un medico e di saper bene che l’unica prevenzione possibile era quella di non trasmettere il virus agli altri e di non infettarsi a sua volta, e che quindi la mascherina, gli occhiali e i guanti erano gli unici presidi che le persone comuni potevano avere a disposizione.
Adesso in quelle stesse aule il suo look antesignano è diventato la regola.
Dopo le prime fuoriuscite dagli alleati che compongono la coalizione (qualche giorno fa Enrico Costa di Fi è confluito in Azione di Calenda, dando adito alle teorie secondo cui le due forze politiche vorrebbero dare vita a un unico gruppo), adesso anche alla Meloni tocca fare i conti con gli scricchiolii che provengono dall’interno del suo partito.
(da agenzie)
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Agosto 8th, 2020 Riccardo Fucile
DOPO LA SCELTA DEI VERTICI DEL M5S DI ANDARE PER CONTO PROPRIO, L’ADDIO ANNUNCIATO
Si allunga di giorno in giorno la lista di parlamentari che hanno cambiato casacca nel corso della 18esima legislatura.
Gli ultimi in ordine di tempo sono stati Nunzio Angiola, che ha abbandonato il Movimento 5 stelle per Azione di Carlo Calenda, Enrico Costa (pure lui ora calendiano) e la senatrice Sandra Lonardo, in fuga da Forza Italia al Senato.
Oggi tocca invece all’ormai ex pentastellato Paolo Lattanzio e alla deputata di Fratelli d’Italia Maria Teresa Baldini.
Lei, che ha deciso di passare al Misto, nei mesi scorsi si è fatta notare per aver indossato la mascherina in Aula molto prima che diventasse obbligatoria (attirandosi pure le ironie dei colleghi e del web quando ancora la pandemia non era scoppiata).
Lattanzio, invece, è noto per le sue posizioni vicine al governatore Emiliano in Puglia. Tanto che sta proprio nel “mancato posizionamento in uno schieramento largo di centrosinistra per le elezioni regionali pugliesi” la sua decisione di lasciare i 5 stelle. In sostanza non gli è andato giù che il Movimento nazionale non sia riuscito a trovare un accordo per sostenere il presidente uscente alle prossime elezioni locali.
“Ho consegnato alla presidenza della Camera la lettera con cui comunico la mia uscita dal gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle”, ha reso noto il deputato, esplicitando il suo dissenso nei confronti della linea politica adottata sul territorio. Una rottura che però non avrà ripercussioni sulla fiducia all’esecutivo, assicura. “Il mio supporto alla linea politica del presidente Conte e del governo rimane fermo e convinto. Nelle prossime ore illustrerò nel dettaglio tutte le motivazioni”. Lattanzio, stando alle prime indiscrezioni, andrà nel gruppo Misto.
Un addio che in realtà era nell’aria da settimane. A metà luglio, in un’intervista al Messaggero, il parlamentare pentastellato aveva promesso: “Sono pronto a lasciare il Movimento se non si troverà un accordo con il Pd in Puglia”. Il motivo? “Per me bisogna trovare un’intesa con l’intera coalizione di sinistra. Dunque compresi Leu e i Verdi. Va ripetuto lo schema del governo nazionale presieduto dal premier Conte”. A suo parere, Emiliano “è stato sicuramente il governatore verso il quale il Movimento era all’opposizione, ma è stato anche il primo a raccogliere le istanze grilline. Sicuramente è uno di quei politici con i quali si deve dialogare, come lo era, e lo è, Stefano Bonaccini in Emilia Romagna”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 8th, 2020 Riccardo Fucile
IL CAPO DI GABINETTO DI SALVINI CHE HA CONDIVISO LE MISURE ANTI-IMMIGRATI FINENDO DUE VOLTE INDAGATO E ARCHIVIATO ORA SBARCA A PALAZZO VALENTINI… SICURAMENTE PROCEDERA’ CELERMENTE ALLO SGOMBERO DI CASAPOUND
L’attuale capo di gabinetto del Viminale e ex numero due della Polizia, Matteo Piantedosi, è stato
nominato nuovo Prefetto di Roma su proposta del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese.
Una buona notizia per Matteo Salvini, che scelse Piantedosi come suo numero due al Viminale pochi giorni dopo l’insediamento del governo “Conte uno”, a giugno 2018, e beneficiò della sua esperienza prefettizia mentre trascorreva le ore da ministro fuori dall’Ufficio.
Mentre Salvini presenziava a sagre e convention della Lega, Piantedosi — ex prefetto di Lodi e di Bologna — emanava ordini e firmava circolari seguendo la linea, permetteva al leader del Carroccio di assentarsi e nello stesso tempo attestarsi le vittorie politiche. Prima tra tutte, quella sui decreti sicurezza.
Braccio operativo del ministero, Piantedosi firmò e difese il decreto-legge bandiera dei 17 mesi di Salvini al Viminale sin dalla prima versione, quella emanata a ottobre del 2018 dopo la prima estate calda dei porti chiusi.
E nelle battaglie contro le navi Ong ormeggiate davanti ai porti della Sicilia fu sempre al suo fianco: appoggiò Salvini sul caso Diciotti — quando la nave restò ferma dal 20 al 26 agosto davanti al porto di Lampedusa con circa 177 migranti a bordo — e anche su quello della Open Arms. Tanto che è stato inizialmente indagato insieme all’ex ministro in entrambi i processi.
Prima che sul caso Open Arms la posizione di Piantedosi fosse archiviata, per le tre giudici del Tribunale dei Ministri di Palermo anche da parte del capo di gabinetto di Salvini al Viminale ci fu una “condotta omissiva” nella vicenda della nave Ong, che nell’agosto 2019 rimase in mare per più di due settimane con oltre cento naufraghi a bordo in attesa dell’indicazione di un porto sicuro. Fu Piantedosi a rapportarsi con il Comando generale delle Capitanerie di porto, che richiedeva di far sbarcare i migranti a bordo della nave a Lampedusa.
“Non è vero che con il decreto sicurezza aumenteranno gli immigrati per strada a Bologna. Stimiamo che aumenteranno i migranti assistiti negli SPRAR, e saranno solo coloro che ne hanno bisogno”, dichiarava Pantedosi a pochi giorni dall’approvazione dei decreti sicurezza bis sulla situazione nella città di cui è stato prefetto dal 2017 al 2018.
Infatti abbiamo visto…
Ad agosto 2019 il Movimento 5 stelle rendeva nota parte di una lettera inviata da Piantedosi al ministero della Difesa a luglio dello stesso anno, nella quale si pregava di non incrementare il pattugliamento della Marina militare in acque internazionali per evitare che potesse fungere da fattore di attrazione per le partenze dalla Libia.
Con questo curriculum, la nomina a prefetto di Roma di Piantedosi potrebbe far storcere il naso agli esponenti del Partito Democratico che lo considerano “l’amico di Salvini”
La ministra Luciana Lamorgese adesso vorrebbe nominare nuovo capo di gabinetto Franca Triestino, attuale responsabile del personale della Dis e già suo vice quando nel 2016 il Viminale era guidato da Angelo Alfano.
Intanto Matteo Salvini saluta così la nomina della sua “vecchia ombra”: “Buon lavoro a Matteo Piantedosi, che in tutta la sua carriera ha dimostrato grande serietà e competenza oltre a doti umane fuori dal comune. Farà certamente benissimo”, ha dichiarato il leader del Carroccio.
Il nuovo funzionario di palazzo Valentini dovrà affrontare numerose sfide e dossier caldi sul versante della gestione delle politiche di sicurezza, dalla questione degli insediamenti rom agli immobili occupati a scopo abitativo, in una città dove il Campidoglio recentemente ha censito 57mila famiglie con disagio abitativo, 15mila delle quali classificate in emergenza.
Senza dimenticare le occupazioni con connotazioni politiche, tra cui lo stabile di via Napoleone III dove ha sede CasaPound, e i movimenti della malavita organizzata attiva sul litorale e nelle periferie della capitale.
(da TPI)
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Agosto 8th, 2020 Riccardo Fucile
“FRUTTO DI UNA ELABORATA STRATEGIA DI AGGRESSIONE”… PERQUISIZIONE IN CASA E DENUNCIA… BASTEREBBERO MILLE CONTROLLI AL GIORNO PER UN MESE E SI SPURGHEREBBERO LE FOGNE
I carabinieri del Ros hanno eseguito un decreto di perquisizione, emesso dalla Procura di Roma, nei confronti di una persona, ritenuta responsabile dei reati di offesa all’onore e al prestigio del Presidente della Repubblica.
Il provvedimento – si legge in una nota- rientra in un più ampio contesto investigativo. Nel più recente periodo, infatti, “sono state rilevate nel web un crescendo di condotte offensive nei confronti del Capo dello Stato, che appaiono frutto di una elaborata strategia di aggressione alle più importanti Istituzioni del Paese”.
Destinatario della perquisizione un 46enne residente nella provincia di Lecce, molto attivo su Twitter, che è stato individuato attraverso accurati accertamenti svolti dalla componente investigativa telematica del Ros.
“Numerosi i post e i contenuti multimediali rilevati, riferibili sia a fatti inerenti all’esercizio delle funzioni del Presidente della Repubblica, più volte offeso, sia a fatti che riguardano la sua individualità privata”. La perquisizione è stata estesa anche agli account telematici e ai profili social. Al termine delle operazioni sono stati sequestrati, al fine di ulteriori accertamenti, gli apparati informatici utilizzati dall’uomo.
(da agenzie)
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Agosto 8th, 2020 Riccardo Fucile
IMPRENDITORE EDILE DENUNCIATO PER AVER TENTATO DI NASCONDERE L’INFORTUNIO DI UN LAVORATORE IN NERO, SIMULANDO UN INCIDENTE STRADALE… POI SONO QUELLI CHE CHIEDONO SOLDI ALLO STATO
Un imprenditore edile di 40 anni, insieme con lo zio medico 68enne e un parente di 47 anni, sono
stati denunciati dai carabinieri per avere tentato di nascondere l’infortunio di un lavoratore in nero simulando un incidente stradale: è successo lo scorso 6 agosto a Somma Vesuviana, in provincia di Napoli.
La vittima dell’incidente, un operaio di 60 anni, ricoverato in prognosi riservata nell’ospedale Santa Maria della Pietà di Nola, era invece caduto da un’impalcatura mentre lavorava nel cantiere in cui prestava servizio “in nero” per conto del 40enne. Il cantiere, che si trova a Marigliano (Napoli), è stato sequestrato
Come testimone dell’incidente era stato convocato un parente dell’imprenditore, il 47enne. L’operaio, però, che ha riportato gravi traumi, dopo l’iniziale complicità ha deciso di vuotare il sacco.
(da agenzie)
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Agosto 8th, 2020 Riccardo Fucile
IL 3 GIUGNO LA REGIONE BLOCCA LA FORNITURA DI ALTRI 6.600 CAMICI DA PARTE DELLA DITTA DEL COGNATO DI FONTANA DOPO CHE REPORT LO AVEVA INTERVISTATO PER I PRIMI 75.000
Dama SPA voleva rifornire di camici anche il Pio Albergo Trivulzio: 6600 pezzi per 48mila euro. Ma l’appalto venne revocato. Il Fatto Quotidiano racconta oggi che il documento dell’affidamento in regime di urgenza a Dama è firmato dal dottor Ugo Ammannati Responsabile dell’Area Alberghiero-Economale e Provveditorato e porta la data del 30 aprile, esattamente due settimane dopo che Andrea Dini titolare della Dama spa firmasse il contratto con la centrale acquisti della Regione (Aria) per la fornitura mancata di 75mila camici e per la quale risultano indagati a vario titolo per turbata libertà del contraente e per frode in pubbliche forniture lo stesso Dini, il presidente Fontana e l’ex dg di Aria, Filippo Bongiovanni.
Si legge nel documento inviato a Dama: “Facendo seguito alla vostra offerta del 30 aprile 2020 si provvede ad affidarvi, in regime di urgenza, la fornitura di 6.600 camici al prezzo unitario di 6 euro”. Per un totale di 48.312 euro.
L’affidamento così descritto si è reso necessario per anticipare “l’espletamento”di una procedura negoziata la cui scadenza sarebbe stata il 12 maggio. Troppo in là col tempo, visto che il Pat aveva bisogna di mille camici al giorno. La procedura con scadenza alla metà di maggio nasce con un atto firmato il 27 aprile sempre dal dottor Ammannati. Nel documento si legge della necessità del Pat di reperire fino a 224mila camici. A questa gara si presentano prima 21 operatori. Successivamente se ne presentano altri cinque “che hanno manifestato interesse”.
Tra questi c’è anche Dama. Ma se i primi 21 sono stati scelti “sulla base di informazioni riguardanti la qualificazione economica, tecnica e professionale”, la società del cognato di Fontana si presenta “attraverso i contatti con l’Area Alberghiero Economale e Provveditorato”.
Il 12 maggio saranno solo quattro gli operatori a fornire le offerte. Tra questi c’è anche Dama che però nel frattempo si è già aggiudicata una fornitura per quasi 50mila euro. Il 3 giugno una seconda determina sempre dello stesso responsabile revoca la procedura avviata il 27 aprile perchè “la Protezione civile garantisce il fabbisogno di camici”.
La data del 3 giugno lascia qualche dubbio, perchè è il periodo in cui i giornalisti di Report intervistano Dini chiedendogli della fornitura dei 75mila camici al centro dell ‘indagine.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 8th, 2020 Riccardo Fucile
“DEVONO MUOVERSI PER FARLO SE NON LO FA IL GOVERNO”: QUINDI SAPEVA CHE SINDACI E GOVERNATORI POSSONO IMPORRE ZONE ROSSE
In un video del 20 marzo scorso possiamo ammirare il leader della Lega Matteo Salvini, che oggi
accusa il governo di aver chiuso “troppo” l’Italia, mentre dice che bisogna chiudere tutto per fermare l’epidemia di Coronavirus: “Quando c’è di mezzo la vita e la salute degli italiani non si può scherzare, non ci sono mezze misure, non si può perdere tempo. Se il governo lo impone bene, altrimenti come Lega chiediamo che sindaci e governatori applichino in tutta Italia la chiusura per tutto il tempo necessario di tutto ciò che non essenziale, per tornare a vivere più sani e più forti di prima”.
Ma la parte più interessante del messaggio è quella finale, in cui il Capitano dice che sindaci e governatori devono muoversi per farlo se non lo fa il governo: questo significa che anche lui era consapevole del fatto che le autorità comunali e regionali, secondo la legge, possono imporre zone rosse quando non lo fa l’esecutivo, come del resto dice l’articolo 32 della legge 883/1978, che stabilisce al comma 1 la possibilità per il ministero della Sanità di emettere ordinanze di carattere contingibile e urgente in materia di igiene, sanità pubblica e polizia veterinaria; al comma 3 si stabilisce che il presidente della Giunta Regionale o il sindaco hanno le stesse facoltà .
Ma allora perchè Salvini incolpa soltanto il governo per le mancate zone rosse ad Alzano Lombardo e a Nembro?
(da “NextQuotidiano”)
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