Agosto 8th, 2020 Riccardo Fucile
“CI SEGNALANO NUMEROSI CASI DI VENETI CHE TORNANO CONTAGIATI DA VARI PAESI”
Qualche tempo fa Luca Zaia aveva dichiarato durante una conferenza stampa sul Coronavirus che “se non avessimo avuto i centri d’accoglienza non avremmo avuto importanti focolai”.
Le sue affermazioni erano state celebrate sulla pagina facebook di Matteo Salvini, e il governatore aveva anche aggiunto che quelli che si trovano alla caserma Serena non hanno titolo a stare lì “perchè nove su dieci non sono scappati dal morbo della fame” e “devono tornarsene a casa loro, punto”.
Ieri però, come riferisce il Gazzettino, il governatore del Veneto ha corretto il tiro parlando di una miriade di micro-focolai, causati essenzialmente dal virus di ritorno, portato da italiani e stranieri che rientrano da viaggi di lavoro e per ferie.
«Tutti i direttori generali delle Ulss — riferisce il presidente della Regione — segnalano veneti che tornano contagiati dai Paesi più vari: abbiamo casi da Spagna, Perù, Malta, isola di Pag in Croazia, Corfù in Grecia… Le vacanze sono un elemento di rischio: non faccio campagna contro i nostri concorrenti, perchè tutti hanno il diritto di lavorare e ognuno può andare dove vuole, però è fuor di dubbio che gli ultimi pazienti si sono infettati quando erano in ferie. Per questo il mio appello, soprattutto ai giovani, è a non abbassare la guardia, a fare molta attenzione, a usare la mascherina, perchè altri sono ancora nel tunnel come lo siamo stati noi».
«Dobbiamo attrezzarci per la diagnosi differenziale — sottolinea il governatore Zaia — perciò un tampone non sarà negato a nessuno. Chi accuserà febbre o disturbi respiratori, sovrapponibili fra le varie malattie, si rivolgerà al proprio medico di base e quest’ultimo disporrà l’accertamento. Avremo 500.000 malati di influenza? Inevitabile che faremo 500.000 tamponi in andata e altri 500.000 in ritorno».
Domanda: la sanità sarà in grado di reggere? Risposta: «Bisogna, non abbiamo alternative. Vorrà dire che metteremo le tende alla sede della Protezione civile regionale e resteremo qui finchè non passa l’emergenza».
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 8th, 2020 Riccardo Fucile
DELLA SUA COMITIVA 29 RAGAZZI SONO IN ISOLAMENTO, 8 SONO I POSITIVI
Andare in vacanza nell’estate della pandemia Coronavirus richiede massima attenzione. Come ha
specificato di recente anche il capo della task force del Veneto, Andrea Crisanti. Ed è proprio in Veneto che è scoppiato un focolaio tra giovanissimi, al ritorno dal viaggio di maturità in Croazia sono risultati positivi in 8, su una comitiva di 13 persone.
Tra i contagiati anche una 18enne che ha deciso di raccontare la sua esperienza. I giovani erano partiti con un pacchetto proposto da un’agenzia di Brescia. Ora più di 20 persone che hanno preso parte a quel viaggio sono in isolamento
«Nessuno indossava la mascherina»
«La situazione sembrava così tranquilla, nessuno indossava la mascherina nè gli animatori sul posto nè il conducente del pullman che ci ha portato sull’isola di Pag. Ci siamo fatte condizionare», ha detto al Corriere della Sera.
I primi sintomi, poi la diagnosi
Ogni giorno andavano in spiaggia e la sera tutti in discoteca, a ballare all’aperto, senza mascherina. Poi il ritorno in Italia in pullman, i primi sintomi e la diagnosi. «Ho sentito mal di gola e avevo la febbre ma credevo fosse colpa dell’aria condizionata, non era la prima volta che mi succedeva. Poi è arrivato il mal di testa e la difficoltà a respirare. All’inizio non ho pensato subito al Covid, poi ho visto l’esito e mi sono sentita malissimo». A lei, adesso, «dispiace più per la sua famiglia e per gli amici visti al rientro»: si sente in colpa «per averli messi in questa situazione».
Dovranno stare in isolamento per 14 giorni «e non potranno fare le vacanze»
«Riconosco la troppa leggerezza»
Lei, intanto, rimane nella sua camera, da sola, dove trascorre il tempo guardando serie tv e studiando per i test d’ingresso all’università . «Riconosco la troppa leggerezza. Da oggi in poi indosserò sempre la mascherina», conclude.
(da Open)
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Agosto 8th, 2020 Riccardo Fucile
ITALIA ACCERCHIATA: DALLA SPAGNA AI BALCANI, I CASI TORNANO AD AUMENTARE ANCHE NEL REGNO UNITO E IN GERMANIA
Uno spettro si aggira per l’Europa: la seconda ondata dell’epidemia di Coronavirus. Dopo i picchi raggiunti a marzo e aprile, a maggio il Vecchio continente aveva tirato un sospiro di sollievo: il peggio sembrava essere alle spalle, il lockdown aveva funzionato, i casi erano tornati a scendere sotto una soglia gestibile, le terapie intensive si erano svuotate. Eppure, nel mese di luglio in diversi Paesi europei — dalla Spagna al Regno Unito, dalla Francia alla Romania — i casi sono tornati ad aumentare.
Anche in Italia è andata così: stando all’ultimo bollettino della Protezione civile, da ieri ci sono stati 522 nuovi casi. Il 6 agosto erano stati 402, il 5 agosto 384. Un aumento significativo rispetto a un mese fa.
I dati del Centro europeo di prevenzione e controllo delle malattie (Ecdc) ci dicono che negli ultimi 14 giorni il tasso d’incidenza del virus in Italia è inferiore rispetto agli altri Paesi europei: con 5,7 casi per 100mila abitanti, l’Italia fa molto meglio di Regno Unito (12,6), Francia (19), Spagna (53,6), Germania (8,4) e Romania (75,1).
Si sta delineando, insomma, un nuovo scenario dove l’Italia è affiancata da Paesi in cui l’emergenza Covid è in uno stato più critico.
La (possibile) seconda ondata spagnola
In tutta Europa, la Spagna è il Paese che ha vissuto l’incremento più grande di casi dalla fine del lockdown. Secondo il conteggio della John Hopkins University, la Spagna ha superato il Regno Unito, diventando lo Stato con il maggior numero di casi di Coronavirus in Europa: 314.362 contro 310.667. Un sorpasso cominciato verso inizio luglio. Eppure, il governo di Pedro Sanchez aveva decretato il lockdown il 14 marzo, introducendo alcune delle misure più dure di contenimento in Europa.
Parlando giovedì durante una conferenza stampa del governo, Fernando Simà³n, direttore del Centro di coordinamento del ministero della Sanità , ha affermato che un numero crescente di focolai è legato ad assembramenti: un totale di 46 focolai, con oltre 1.500 casi, sono stati rilevati soltanto nei locali notturni. Come scrive El Pais, altri focolai significativi sono stati registrati tra i lavoratori del settore dell’orticoltura e presso le aziende dell’agroalimentare. Il ministero della Sanità ha registrato circa 30 focolai in questi luoghi di lavoro, con 500 casi correlati. Come in Italia, una gran parte dei nuovi casi sono asintomatici — circa il 50% in Spagna -, molti di più rispetto a marzo, quando erano circa il 10% del totale. L’aumento è dovuto anche a una maggiore capacità di rilevazione e di sorveglianza da parte della sanità spagnola.
I casi di Regno Unito e Francia
Nel Regno Unito un primo picco era stato registrato ad aprile, quando i casi giornalieri avevano superato quota 5mila. A fine mese — il 22 aprile — il governo annunciava il superamento del picco, un successo attribuito al lockdown — più leggero rispetto all’Italia — introdotto il 23 marzo. A luglio i casi però sono tornati ad aumentare: a fine mese l’ufficio di statistica nazionale ha confermato che i positivi erano aumentati in una settimana di circa 1.000 unità (4.200 rispetto ai circa 3.200 della settimana precedente). Ma le autorità britanniche restano ottimiste. L’indice di trasmissibilità nel Paese (Rt) — stando agli ultimi dati disponibili — si attesta attorno allo 0,8-1. L’aumento può essere attribuito in parte all’incremento nei tamponi e al fatto che si concentrano sempre di più nelle zone focolaio del virus. Ad ogni modo, il governo guidato da Boris Johnson ha deciso a fine luglio di posticipare di due settimane l’allentamento delle misure restrittive.
Storia diversa in Francia, che giovedì ha riportato un nuovo picco in oltre due mesi con 2.288 nuovi casi in 24 ore. Come scrive Le Monde, nella settimana dal 27 luglio al 2 agosto, 7.565 persone sono risultate positive nella Francia metropolitana, ovvero +33% rispetto alla settimana precedente che aveva già visto un balzo del numero di casi (+57%, con 5.695).
In questo caso incide poco il numero di tamponi, visto che l’aumento è stato superiore rispetto alle rilevazioni. Non a caso, la mascherina è diventata obbligatoria anche all’aperto in città come Tolosa e Tours e presto lo sarà anche a Parigi. Nel frattempo, il 6 agosto il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato un nuovo consiglio di difesa sul Covid per la prossima settimana.
Anche in Germania l’autorità sanitaria pubblica, il Robert Koch Institute (Rki), il 6 agosto ha registrato il maggior numero di nuove infezioni da Coronavirus in tre mesi: 1.045 in 24 ore — prima volta dal 7 maggio che la cifra supera quota 1.000.
Certo, si tratta di numeri che sono ben lontani dai picchi di inizio aprile, quando venivano registrati più di 6mila casi al giorno, ma la situazione è preoccupante. Martedì l’unione dei medici tedesca (Marburger Bund) ha avvertito che il Paese sta già affrontando una seconda ondata e ha invitato i cittadini a un rigoroso rispetto delle regole di distanziamento fisico. Nel frattempo, per proteggersi da casi di importazione dall’estero, il ministro della Salute tedesco Jens Spahn ha deciso che da questo sabato tutti i passeggeri che arrivano da Paesi ad alto rischio verranno sottoposti a test obbligatori negli aeroporti.
Il miracolo mancato dei Balcani
E poi ci sono i Balcani, che hanno festeggiato con troppo anticipo la liberazione dal Covid. A maggio il primo ministro montenegrino esultava dicendo che il suo era il primo Paese senza Covid nel continente.
A fine luglio, però, il Montenegro contava il secondo tasso di infezione più alto in Europa. Ora, sui 10 Paesi europei con i tassi di infezione in più rapida crescita in Europa, otto si trovano nei Balcani. Non è chiaro se a far salire così rapidamente i contagi siano state le riaperture troppo affrettate o, forse, il problema vada ricercato nell’attendibilità delle statistiche ufficiali. Per esempio, i dati sul Coronavirus del governo serbo sono successivamente stati smentiti e le morti tra marzo e giugno si sono rivelate essere più del doppio rispetto a quelle ufficiali.
Preoccupata dalla situazione che si stava profilando, dal 16 luglio l’Italia ha chiuso le frontiere con Bosnia Erzegovina, Macedonia del Nord, Kosovo, Montenegro, Serbia, e ha successivamente imposto la quarantena per chi arriva dalla Romania e dalla Bulgaria. In Romania il 7 agosto è stato registrato un nuovo record assoluto di contagi giornalieri: 1.378 casi in 24 ore, per un totale di 59.273, mentre il numero delle vittime è attualmente 2.616. Il governo attribuisce i picchi al fatto che per circa due settimane le autorità non hanno potuto ricoverare obbligatoriamente i pazienti risultati positivi al Covid o imporre l’isolamento ai casi sospetti perchè una recente sentenza della Corte costituzionale glielo impedisce. Oltre 4mila persone contagiate dal Coronavirus hanno potuto quindi lasciare gli ospedali o rifiutare di essere ricoverate.
(da Open)
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