LA CAMPAGNA POLITICA PER IL 2027 E’ GIA’ INIZIATA E HA UNA PAROLA D’ORDINE
LA REMIGRAZIONE DA UN LATO RAFFORZA VANNACCI PRESSO UNA PARTE DELL’ELETTORATO, MA DALL’ALTRO OFFRE AL CENTROSINISTRA LA POSSIBILITA’ DI MOBILITARSI CONTRO UNA MISURA PALESEMENTE INCOSTITUZIONALE IN QUANTO NEGA I PRINCIPI DI UGUAGLIANZA E IL DIVIETO DI DISCRIMINAZIONE
La pre-campagna elettorale è già cominciata, e fino ad ora ha avuto un protagonista e una parola
d’ordine: Roberto Vannacci e la sua proposta sulla remigrazione.
Negli ultimi mesi la remigrazione si è imposta nel dibattito pubblico per una serie di ragioni.
La prima: non è chiaro a nessuno cosa significhi davvero, ciascuno la interpreta come ritiene, e ciò aiuta a lanciare messaggi differenziati a pubblici diversi. Molti parlano di remigrazione per intendere il semplice rimpatrio di chi delinque, per altri è un rimpatrio generalizzato di clandestini, mentre la proposta presentata settimane fa includeva anche immigrati perfettamente regolari e addirittura le seconde generazioni, cittadini nati e cresciuti in questo Paese, che andrebbero convinti a “remigrare volontariamente”, a fronte di una (modestissima) offerta economica.
È una proposta semplice, dai contorni quanto meno non definiti, che difficilmente supererebbe il vaglio della Corte Costituzionale, difficilmente attuabile, a cui ciascuno può assegnare il significato che ritiene. Per questo, però, ha una certa efficacia sulle fasce elettorali più xenofobe e attente ai temi dell’immigrazione.
Inoltre, “remigrazione” è una singola parola, che trasmette un messaggio e una proposta con estrema semplicità. Non servono troppi giri di parole, non serve una declinazione articolata del concetto. Come “flat tax”, “quota 100” o “ius soli”, è una parola che contiene un intero universo politico. Chi la pronuncia non è costretto ogni volta a spiegare il contenuto della proposta. Basta evocarla per trasmettere un’intenzione chiara, persino una visione del mondo, pur reazionaria. Non è soltanto una proposta sull’immigrazione: è un’idea di comunità fondata sull’esclusione, che rappresenta una sfida diretta all’impianto costituzionale della Repubblica.
È una iniziativa divisiva, molto polarizzante, ma la polarizzazione che determina è utile a Vannacci. Il consenso che genera, infatti, supera di gran lunga le intenzioni di voto per Futuro Nazionale: in questo modo, permette al Generale di intercettare elettori prevalentemente di Lega e Fratelli d’Italia, ma non solo.
Tuttavia, la polarizzazione costruita attorno a questo frame può produrre effetti anche nella direzione opposta. Se da un lato rafforza Vannacci presso una parte dell’elettorato, dall’altro offre al centrosinistra l’opportunità di riattivare una mobilitazione progressista contro una misura che collide frontalmente con i principi costituzionali di uguaglianza e con il divieto di discriminazione. In particolare, qualora Vannacci si presentasse in alleanza con il centrodestra di governo e continuasse a dettare l’agenda politica sui temi dell’immigrazione, il Campo largo avrebbe una doppia occasione: da un lato, evidenziare l’imbarazzo delle forze liberali e centriste della coalizione avversaria, in primis Forza Italia e Noi Moderati, che difficilmente sosterranno la proposta; dall’altro, potrà richiamare alle urne segmenti di elettori oggi disaffezionati ai partiti, ma ancora sensibili alle grandi questioni di principio e ai valori costituzionali e repubblicani.Resta ad ogni modo un’arma prevalentemente elettorale, propagandistica, di difficile compatibilità con il quadro costituzionale e con il diritto europeo. Perfetta, per i partiti di destra populista, negli anni di chiusura della legislatura, per posizionarsi in vista del voto politico, ma destinata a scontrarsi poi, alla prova dei fatti, con il muro della realtà. Il centrosinistra farebbe un errore a limitarsi a denunciare l’irrealizzabilità della proposta. La sfida è politica e valoriale: trasformare una polarizzazione costruita dall’avversario in una mobilitazione a difesa dei principi costituzionali e dell’idea stessa di cittadinanza.
(da Repubblica)
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