Agosto 22nd, 2020 Riccardo Fucile
E MORTO SANDRO MAZZINGHI, STORICA LA SUA RIVALITA’ CON NINO BENVENUTI
Sono stati 81 anni in cui dolore, vittorie, rabbia e riscatto si sono costantemente rincorsi, come avversari in una battaglia sul ring di quelle senza appello, come piacevano a lui. Sono stati ottantuno anni di rara intensità quelli vissuti da Sandro Mazzinghi, uno dei più grandi pugili italiani di tutti i tempi. Mazzinghi se ne è andato a Pontedera, in punta di piedi, senza quei riflettori che non aveva mai amato troppo.
Riportare la sua figura pugilistica solo alla rivalità con Nino Benvenuti, sarebbe non rendere merito ad una vita ed una carriera che ha vissuto molto, molto altro. Però nell’immaginario collettivo di un’Italia amante dei dualismi, quei due erano perfetti. Sandro l’antidivo, schivo, toscanaccio, sempre pronto alla polemica. Nino il divo. Bello, mediatico, insieme a Gigi Riva probabilmente il massimo sex simbol dello sport italiano degli anni sessanta. Sandro e Nino: lontani che più lontano non si può.
Era da poco finita l’era dei Coppi e Bartali, Mazzola e Rivera erano due giovani già affermati ma in nazionale non facevano ancora la staffetta. Toccava alla boxe colmare il vuoto. Mazzinghi era il campione del mondo dei superwelter, aveva dato due lezioni di boxe a Ralph Dupas: la prima al Vigorelli di Milano, la seconda allo stadio di Sydney. Benvenuti era il predestinato, l’oro olimpico che aveva messo in serie il titolo italiano ed europeo ed aspettava solo di arrivare in cima al mondo.
Nessun punto di contatto? Sbagliato, ce ne sono almeno due. La passione per la musica: Mazzinghi scrive due brani di buon successo, Benvenuti si esibisce in tv con un altro grande avversario come Emil Griffith. E poi i libri: sia l’uno che l’altro ne scrivono, e con vite del genere gli spunti non gli mancano…
Nel primo match, un montante destro di assoluta bellezza di Nino chiuse i giochi al sesto round. Niente però in confronto al colpo da ko che la vita aveva assestato a Mazzinghi: la prima moglie era morta in un incidente nel quale anch’egli era rimasto gravemente ferito. La rivincita si disputò a Roma a pochi giorni dal Natale del 1965. Intorno al ring, un po’ come succede ancora oggi negli Stati Uniti, c’era tutto il mondo dello spettacolo. Walter Chiari, Mina, Delia Scala, Aldo Fabrizi e tanti altri.
Vinse di nuovo Benvenuti, soffrendo, ai punti. Mazzinghi però quel verdetto non lo accetterà mai. Cinquanta anni di polemiche, poi la riappacificazione. Benvenuti a dire il vero più volte era stato ‘tenero’, con tanti messaggi di pace, ed alla fine, proprio quando Nino era ricoverato dopo un malore, arrivò la telefonata di Mazzighi.
Prossimamente i due dovevano essere protagonisti di un documentario sulla loro rivalità , ma il destino non ha voluto. “Sul ring Sandro era un guerriero – dice ancora -, ti metteva paura, lo guardavi negli occhi e capivi che per lui c’era solo il volerti sopraffare, voleva vincere a tutti i costi. E per batterlo dovevi dare veramente qualcosa in più”, ricorda Benvenuti.
“Per parlare di Sandro Mazzinghi bisogna trovare le parole migliori. Ci siamo battuti, sono sempre state battaglie dure, ma l’ho sempre rispettato e ora lo ricordo con affetto. La nostra è stata una rivalità come quella fra Coppi e Bartali, abbiamo diviso l’Italia dello sport”.
Ma come abbiamo detto, Mazzinghi va oltre questo dualismo. La sofferenza in una infanzia in cui la guerra aveva minato fisico e coscienza, la capacità di reagire che ormai faceva parte del suo Dna, gli servirono per ricostruirsi una carriera.
Dopo le due sconfitte ci mise tre anni, ma riuscìa tornare campione del mondo. Allo stadio San Siro, battendo davanti a quarantamila spettatori il coreano Ki Soo Kim, uno che in precedenza aveva battuto proprio Benvenuti.
E’ ancora oggo celebrati uno dei match più duri mai combattuti in Italia. Il titolo, una nuova famiglia, la testardaggine di voler tornare sul ring a quasi 40 anni tra il ’77 e il ’78 per tre match senza troppo valore tecnico che però lui vinse. Restava solo quel cruccio, quel Nino, quella sconfitta mai accettata. Poi una telefonata a chiudere il cerchio. Addio grande guerriero.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 22nd, 2020 Riccardo Fucile
A GIUGNO L’ETA’ MEDIA ERA 65 ANNI… L’EPIDEMIOLOGO: “TROPPI COMPORTAMENTI RISCHIOSI NELLE VACANZE”
L’abbassamento è di 22 anni in due mesi. Una differenza notevole che emerge subito se si fa
il confronto tra giugno ed agosto. E che spinge l’Ats di Milano a lanciare l’allarme, “perchè i dati sono indicativi di un cambio di comportamento da parte dei più giovani – ragiona l’epidemiologo Vittorio Demicheli, direttore sanitario dell’Ats e membro della cabina di monitoraggio nazionale – che è rischioso. Tanto che è molto difficile riuscire a dire cosa accadrà di qui alle prossime tre settimane, quando si arriverà a metà settembre
Sicuramente, da tre settimane stiamo assistendo a un peggioramento della situazione, con un aumento dei casi”.
È in calo l’età media dei contagiati di Sars-Cov-2 a Milano: secondo i dati elaborati da corso Italia, relativamente ai 300 casi che sono stati registrati in città dall’1 al 20 agosto, l’età media dei positivi al virus è di 42 anni. Ben più bassa di quella dei contagiati individuati lo scorso luglio in ambito urbano – 56 anni – e a giugno quando, in media, i pazienti positivi al nuovo coronavirus a Milano avevano 64 anni. Non solo: “Oltre un terzo dei casi che stiamo registrando in città – spiega Marino Faccini, che in corso Italia guida il servizio di Malattie infettive – sono giovani che hanno meno di 30 anni”.
Ieri in tutta la regione sono stati registrati sei nuovi decessi e 174 nuovi positivi al virus, di cui 54 nella provincia di Milano (31 in città ). Nel Milanese, tre dei contagiati hanno meno di 18 anni, e altri 20 tra 18 e 24 anni: in pratica, gli under 24 trovati Covid-positivi in un giorno sono quasi la metà di tutte le nuove diagnosi avvenute nel territorio metropolitano. Discorso simile a livello regionale: 64 su 174 delle diagnosi di ieri sono under 24, il 36,7 per cento. Altri 58 dei contagiati hanno tra 24 e 49 anni, mentre gli anziani over 65, finora la fascia d’età più colpita, ieri erano solo 23.
“L’infezione avviene spesso in vacanza, all’estero ma non solo: abbiamo registrato diversi casi di positività al virus tra milanesi appena rientrati da località italiane, come la Sardegna – dice Faccini – . Abbiamo anche individuato dei contagi “di gruppo”, con intere famiglie o comitive. L’impressione è che, in città , si tenda ad avere dei comportamenti rispettosi delle norme anti-contagio, anche grazie all’attenzione della collettività . Ma che poi questi comportamenti prudenti non siano più adottati quando si è in vacanza”.
Di qui i nuovi contagi, soprattutto dei giovani. Con una sorta di “salto generazionale” del virus che si riflette anche nei ricoveri in Terapia intensiva: ieri erano 17 in Lombardia, uno in più del giorno prima. Di questi, 15 hanno gravi polmoniti, con un’età media di 57 anni, contro gli oltre 60 di sette giorni fa: il più giovane è il 17enne della Bergamasca che è intubato al Policlinico.
Che la situazione sia da tenere sotto controllo, lo ha sottolineato lo stesso report dell’Iss, che per la Lombardia ha fissato l’Rt – il parametro che indica con che velocità “corrono” i contagi – a 1.17, sopra la soglia limite di 1. L’incidenza è di 4.96 casi ogni 100 mila persone. “La Lombardia, purtroppo, dimostra di non fare eccezione rispetto alla situazione italiana – nota allora Demicheli – . Tra i 501 casi che abbiamo analizzato nel report relativo alla settimana dal 10 al 16 agosto, una buona quota è legata a contagi avvenuti all’estero. Il fenomeno è problematico perchè determina molte nuove infezioni sul territorio nazionale: spesso chi va in vacanza e torna a casa positivo al virus è asintomatico. Quindi, senza saperlo, dopo essere rientrato infetta chi gli sta vicino, dando vita a nuovi focolai”. Al momento, in Lombardia i focolai attivi sono 492, di cui 42 “accesi” tra il 10 e il 16 agosto: sono quasi la metà dei 1.070 focolai attivi attualmente in tutta Italia.
(da agenzie)
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Agosto 22nd, 2020 Riccardo Fucile
IN FRANCIA E IN SPAGNA MASCHERINE, DISTANZIAMENTO DI UN METRO E MISURAZIONE TEMPERATURA A CASA, IN PRATICA COME IN ITALIA
Oltre 4.500 nuovi casi in Francia, quasi 3.350 in Spagna. La curva dei contagi da Coronavirus sta impennando in diverse aree dell’Unione Europea. La stessa Italia, con i suoi +947 casi di Covid-19 registrati ieri, 21 agosto, sta toccando vette che non si vedevano dai primi momenti della Fase 2.
A rendere il tutto più allarmante c’è l’ingombrante scadenza di fine estate: il rientro a scuola. Studenti, docenti e personale scolastico si preparano a tornare in aula in condizioni epidemiche non propriamente incoraggianti.
Che da noi la situazione sia agitata non è un mistero per nessuno. A partire da luglio, quando la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha dato la data indicativa di riapertura (il 14 settembre), la corsa a settembre procede in affanno.
A differenza della maggior parte dei casi europei, quella italiana sarà una vera e propria riapertura alla cieca. Francia, Belgio, Olanda, Portogallo, Inghilterra, Polonia, Finlandia e Grecia, invece, avevano fatto esperimenti di riapertura già tra maggio e giugno.
Certo, con tutti i crismi del caso: come fa notare Azzolina a Open, “la Francia ha portato solo il 10% bambini a scuola, perchè i genitori non si sono fidati”.
Parallelamente, in Germania, gli istituti hanno iniziato a riaprire a scaglioni nelle varie regioni già il 10 agosto. In Spagna e in Inghilterra, invece, si attende come in Italia la metà di settembre.
Come detto, in Francia l’esperimento del rientro è già stato fatto a maggio, quando, con la fine della quarantena, si era entrati a gamba tesa nel post-lockdown. Una zona alla volta, le diverse scuole nelle diverse regioni avevano ricominciato ad aprire a partire dall’11 del mese. Il risultato, all’inizio, era stato particolarmente scoraggiante.
Erano bastati sette giorni per far richiudere buona parte degli edifici (70 in una sola settimana) a causa della presenza di numerosi casi positivi al Covid-19 e relativi focolai.
Il governo aveva comunque deciso di andare avanti e di non fare troppi passi indietro. Nonostante le rigidità di partenza, si è presto abdicato al distanziamento di 4 metri quadri tra studenti, docenti e personale, per preferire un più “agile” metro quadro. Le classi sono state suddivise in tre gruppi, le ore di studio sono state ridotte. Una prova generale, insomma, che ha lasciato dietro di sè molte ombre ma che ha buttato luce sull’orizzonte di settembre.
Ora mancano nove giorni alla prima campanella del nuovo anno scolastico (fissata per il primo settembre), e la situazione Coronavirus non pare delle migliori (anzi).
Lo stesso Emmanuel Macron aveva dichiarato a luglio che, qualora ci fosse stata un’accelerazione del virus ad agosto, la data sarebbe stata rivista. Ieri, 21 agosto, il ministro dell’Istruzione ha confermato che si tornerà comunque a scuola, ma che il ritorno avrà inevitabilmente una «dimensione sanitaria»: mascherine a tutti sopra gli 11 anni, gel igienizzante negli istituti, distanziamento minimo di un metro.
Anche in Francia il nodo temperatura sarà delegato alle famiglie, che dovranno monitorare che i propri figli non vadano a scuola con una temperatura superiore ai 38°C o con altri sintomi della Covid-19. E se dovessero esserci dei contagi, si vedrà caso per caso se chiudere l’istituto e tornare per un periodo alla didattica a distanza — ma fornendo a
Rientro a settembre, temperatura misurata a casa, mascherine obbligatorie sotto il metro di distanza, ingressi scaglionati per orario.
La Spagna si prepara al rientro sulla linea italiana. E anche lì, come da noi, ci sono ancora molti dubbi nell’aria su quanto siano definitivi i provvedimenti. Molto dipenderà dalle scelte che faranno le regioni autonome, che hanno stilato tre diversi piani per tre diversi scenari (uno senza emergenza, uno con una situazione pandemica sotto controllo e un altro qualora la pandemia dovesse ricolpire forte).
In questi giorni, la curva dei contagi in salita sta mettendo a serio rischio il piano di riapertura: la Galizia e la Catalogna hanno già fatto sapere che le scuole d’infanzia e primarie non si terranno al 100% in presenza.
Intanto, il ministero dell’Istruzione ha fatto sapere che le linea è quella di creare classi da un massimo di 15 alunni, così da evitare gli assembramenti e mantenere le distanze. Ora Madrid cercherà di disegnare un quadro definitivo il 27 agosto, quando il governo ha convocato un consiglio dei ministri per fare il punto della situazione.
(da Open)
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Agosto 22nd, 2020 Riccardo Fucile
NEL PAESE OLTRE 2.000 CONTAGI IN UN GIORNO… NEGLI ISTITUTI C’E’ L’OBBLIGO DELLA MASCHERINA E NESSUNO GENITORE O POLITICO ROMPE LE PALLE COME IN ITALIA
L’anno scolastico in Germania è ricominciato tre settimane fa, anche se il ritorno in classe
degli studenti è stato deciso solo da 9 Lander su 16. In questo breve lasso di tempo sono già oltre 100 gli istituti che sono stati chiusi completamente o parzialmente.
A scriverlo è il Corriere della Sera, che spiega che le chiusure sono state necessarie in particolare in Nord Reno Vestfalia, la regione con più contagi, a Berlino (41 istituti in quarantena su 825), ad Amburgo e Francoforte.
Le scuole hanno l’obbligo di avvertire le autorità sanitarie quando riscontrano casi e sono poi queste a decidere, di volta in volta, quale misure applicare.
Possono decidere di tenere in quarantena anche soltanto alcune classi. Tutti gli alunni e il personale delle scuole tedesche hanno normalmente l’obbligo di mantenere la distanza di sicurezza di un metro e mezzo e di portare le mascherine all’interno degli istituti, ma non durante le lezioni (in Nord Reno Vestfalia obbligatorio anche durante le lezioni).
“Lo so che è faticoso. lo è per tutti, ma al momento non c’è alternativa alla mascherina” ha detto la ministra dell’Istruzione Anja Karliczek, che, secondo cui “il funzionamento ordinario è partito bene”.
In generale le autorità tedesche, nonostante le chiusure, al momento non mostrano particolare preoccupazione. Secondo il primo rapporto dell’Amministrazione scolastica di Berlino i casi di positività al coronavirus registrati finora nelle scuole della capitale tedesca “non rappresentano una minaccia per la loro piena operatività ”.
Nella maggior parte dei casi rilevati, sono state trovate solo singole persone infette, tra alunni, insegnanti o personale scolastico, e sono state disposte quarantene cautelative. “Le scuole non sono focolai. Le infezioni di solito vengono portate negli istituti dall’esterno”, ha confermato Sandra Scheeres, responsabile berlinese per l’Istruzione.
Giovedì Merkel farà il punto sull’epidemia, anche i relazione ai nuovi casi – oltre 2.000 in un giorno – che fanno temere la seconda ondata.
(da agenzie)
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Agosto 22nd, 2020 Riccardo Fucile
LA BARCA “EL PASADOR” ERA STATA POSTA DAI FRATI MINORI DEL CONVENTO SANT’ANTONIO NEL 2015
Un incendio, quasi certamente doloso, ha distrutto l’imbarcazione “El Peskador”, simbolo dell’accoglienza e della fraternità , installata nel belvedere del quartiere San Francesco, a Favara.
Il barchino era stato posto dai Frati Minori del convento Sant’Antonio nel dicembre del 2015, come emblema dell’accoglienza, ma di questo luogo oggi non rimane nulla.
Ignoti, in piena notte, avrebbero appiccato alle fiamme alla piccola barca, distrutta in pochi minuti. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri della tenenza di Favara che adesso sono sulle tracce di coloro che avrebbero distrutto l’imbarcazione su cui era scritto “Ero forestiero e mi avete accolto”.
Con “El Peskador” erano arrivati sulle coste siciliane, dopo la grande tragedia del 2013, diversi migranti: nel 2015 Fra’ Giuseppe Maggiore decise di erigerla a simbolo di fraternità e accoglienza del prossimo, lasciandola sulla piazza del belvedere San Francesco
(da agenzie)
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Agosto 22nd, 2020 Riccardo Fucile
I VECCHI METODI DEL KGB PER ELIMINARE GLI OPPOSITORI NON CAMBIANO MAI
Alexei Navalny, il dissidente russo in gravi condizioni dopo un sospetto avvelenamento, è
atterrato all’aeroporto Tegel di Berlino nel primo mattino di oggi, sabato 22 agosto, con un volo speciale partito nella notte da Omsk, in Russia.
Lo ha riferito la sua portavoce, Kira Jarmysh. Secondo quanto riferisce l’Ong tedesca Cinema for Peace, che ha organizzato il volo, Navalny sarà ricoverato all’ospedale berlinese della Charitè.
L’oppositore 44enne del leader russo Vladimir Putin è in coma e respira attraverso un ventilatore, dopo essersi sentito male mentre si trovava a bordo di un areo che da Tomsk, in Siberia, lo stava riportando a Mosca.
I suoi sostenitori sospettino che sia stato avvelenato, ma i medici dell’ospedale di Omsk — dove è stato ricoverato — hanno affermato di non aver trovato nessuna traccia di veleno nel suo organismo.
Gli stessi medici ieri avevano inizialmente negato l’autorizzazione al volo per la Germania, ritenendo troppo gravi le condizioni di Navalny. In serata poi — dopo un braccio di ferro internazionale — è arrivato il via libera: “Sta migliorando”, hanno spiegato i sanitari.
“Dopo tutto questo tempo, non saranno più rimaste tracce di veleno e sarà impossibile stabilire la sostanza tossica usata” per avvelenarlo, ha affermato Anastasija Vasilieva, dottoressa personale del dissidente russo, intervistata dal quotidiano italiano La Repubblica.
A suo giudizio il ritardato via libera al trasferimento puntava proprio a “nascondere la causa delle sue gravi condizioni”. “I medici di Omsk non volevano lasciar andare Navalnyj. Sostenevano che non fosse trasportabile, ma era una menzogna palese”, ha detto Vasilieva.
“È illegale e criminale trattenere un paziente in un ospedale che non ha le attrezzature necessarie a garantirgli le cure di cui ha bisogno”, ha aggiunto. In Russia anche se “trovassero la causa, la nasconderebbero, nessuno vuole uno scandalo internazionale”.
(da agenzie)
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Agosto 22nd, 2020 Riccardo Fucile
MENTRE IL TURISTA SCHERNIVA IL CAPITANO E UN MARINAIO CHE LO INVITAVANO A INDOSSARE LA MASCHERINA, SCOPPIA LA RIVOLTA DEI PASSEGGERI
È scattata la rissa a Venezia tra alcuni passeggeri a bordo di un vaporetto affollato, dopo che un turista si era rifiutato di indossare la mascherina.
Come riporta La nuova Venezia, alla fermata San Zaccaria, l’uomo si è presentato a volto scoperto e a poco sono serviti gli inviti del capitano e di un marinaio perchè indossasse la mascherina, non solo perchè obbligatoria per le misure di contenimento dei contagi di Coronavirus, ma anche perchè il vaporetto era strapieno.
L’uomo dal canto suo ha cominciato a insultarli, al che sono intervenuti gli altri passeggeri, in particolare un uomo che ha spintonato il turista, ha provato a sferrare qualche pugno e calcio e lo ha spinto sulla banchina fuori dalla nave.
(da Open)
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Agosto 22nd, 2020 Riccardo Fucile
IL 27 GIUGNO E’ ANDATA IN OSPEDALE, DOPO DUE ORE ERA GIA’ FUORI E IL GIORNO DOPO AL MARE CON LA FAMIGLIA
«Viviana Parisi non ha tentato il suicidio a giugno, ma ha soltanto ripreso dei medicinali che
le avevano dato a marzo all’ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto, forse però ha esagerato con un sovradosaggio. Spero che nessuno voglia speculare anche su questo». È quanto ha detto l’avvocato Pietro Venuti, legale della famiglia Mondello, in collegamento con la trasmissione ‘In Onda’, su La7.
In un articolo pubblicato sulle pagine de Il Corriere della Sera veniva tirata in ballo l’ipotesi del suicidio di Viviana Parisi. Una supposizione prontamente smentita dal legale: «Ho avuto modo di parlare con Daniele Mondello di questa cosa. Il 27 giugno la signora aveva ripreso la terapia che aveva sospeso a fine marzo: prende alcune pillole, ma quel giorno ha assunto un sovradosaggio. Ha informato il marito, perchè non si sentiva bene, e il marito la accompagna immediatamente in ospedale, dove Viviana Parisi rimane per circa due ore, dopodichè la stessa lascia l’ospedale, le sue condizioni sono ottimali, altrimenti non avrebbe potuto lasciare l’ospedale, tanto è vero che il giorno dopo va al mare tutta la giornata insieme al marito e al figlio. Questo è un particolare di un episodio che è stato descritto come un tentativo di suicidio», ha detto il legale della famiglia Mondello.
In una nota congiunta, pubblicata insieme all’altro legale della famiglia Mondello, Claudio Mondello, gli avvocati mostrano parte del contenuto del ‘verbale di pronto soccorso’ di quel giorno, in cui Viviana Parisi è stata accolta in ‘codice giallo’ e descritta come ‘paziente in atto eupnoica (frequenza respiratoria normale), in atto vigile, orientata, collaborante, cute e mucose rosee’.
«Circa due ore dopo l’accesso Viviana era a casa. Il giorno seguente: a mare con la propria famiglia. Cosa era accaduto? Nel dubbio, Viviana non ne era certa, che avesse assunto un quantitativo leggermente maggiore del farmaco prescrittole ha parlato di questa circostanza ai familiari, i quali — come sempre solerti, attenti, amorevoli e premurosi — nel dubbio, preferivano accedere a un pubblico nosocomio per i dovuti accertamenti. Quindi nessun tentativo di suicidio», si legge nella nota.
(da agenzie)
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Agosto 21st, 2020 Riccardo Fucile
BRAVO, ALLORA COMINCIATE A DENUNCIARE CHI NON PORTA LA MASCHERINA E NON RISPETTA IL DISTANZIAMENTO COME DICE LA NORMA, A COMINCIARE DAI POLITICI
«Presto avremo gli stessi numeri della Germania con poco più di 1.000 casi al giorno. Dobbiamo essere prudenti e organizzarci come se ci dovessimo preparare a una seconda ondata. I cittadini devono essere ligi nel rispetto delle regole, altrimenti non fanno altro che ostacolare il lavoro di medici e infermieri».
A parlare a Open è Fabrizio Pregliasco, epidemiologo e direttore sanitario dell’istituto Galeazzi di Milano, alla luce dei +947 casi di oggi, in tutta Italia, segno che il virus circola ancora, eccome.
Un aumento che Pregliasco definisce «fisiologico». La regione maggiormente interessata dal virus resta la Lombardia anche se «via via il contagio sta andando scemando con un’omogenea diffusione su tutto il territorio nazionale». Proprio ieri il Veneto è stata la regione d’Italia con più contagi. «Il 30% dei casi sono di ritorno dalle vacanze e chiudere le frontiere sarebbe stato difficile. Certo, in alcune nazioni non c’è stata la nostra stessa attenzione al problema».
Perchè sono calati i decessi
I morti sono in netta diminuzione perchè gli anziani adesso sono più protetti. Adesso le Rsa sono pronte ad affrontare l’emergenza ma c’è anche un altro effetto «triste»: «Negli scorsi mesi molti anziani sono morti prima del tempo. Decessi che sarebbero stati “diluiti” nel tempo e che, a causa del Coronavirus, si sono concentrati tutti nello stesso periodo. Questo significa che abbiamo meno soggetti fragili a rischio. In realtà abbiamo sviluppato anche la capacità di intercettare soggetti che prima non vedevamo, ovvero gli asintomatici».
Il rientro a scuola
Infine, impossibile non affrontare uno degli argomenti più spinosi, la scuola. «Bisogna ripartire, non possiamo mettere a repentaglio la vita dei giovani. Inizialmente ci sarà confusione e preoccupazione, poi la situazione si assesterà . Immagino lo stress di una madre che, quando misurerà la febbre al figlio alle 7.30 del mattino, scoprendo che ha la febbre, non potrà più dargli una tachipirina. E ovviamente non potrà andare a lavoro» ha concluso. E si chiederà se ha una febbre da sindrome influenzale o se è affetto dalla Covid-19.
(da Open)
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