Destra di Popolo.net

ANCORA RAZZISMO A MARSALA: IL BRANCO DI CRIMINALI CHE CACCIA I RAGAZZI NERI DAL CENTRO STORICO AL GRIDO DI “PRIMA GLI ITALIANI”

Agosto 12th, 2020 Riccardo Fucile

DEGNI FIGLI DELLA FOGNA SOVRANISTA AGGREDISCONO I GIOVANI DI COLORE… SUI MURI SVASTICHE E FRASI RAZZISTE

Vivere a Marsala, nel Trapanese, in Sicilia, se hai la pelle nera, deve essere diventato un incubo. L’ultimo episodio di razzismo, l’ennesimo, è stato registrato tra sabato e domenica, intorno alle 4 di notte.
Un ragazzo africano, stando a una prima ricostruzione, sarebbe stato accerchiato da un gruppo di giovani italiani: uno di loro lo avrebbe preso a calci e pugni, lasciandolo a terra in una pozza di sangue. Un pestaggio violentissimo che la vittima non ha trovato il coraggio di denunciare: attorno a lui si sarebbe formato persino un “cordone” di sicurezza per evitare che qualcuno potesse intervenire a sua difesa. «Così imparate a rispettare gli italiani», gli avrebbero detto.
Un clima di terrore e razzismo — ci confidano più fonti — che adesso la presidente provinciale del Pd di Trapani, Valentina Villabuona, ha deciso di denunciare pubblicamente insieme all’avvocato penalista Marco Campagna.
Anche perchè di episodi di razzismo, nel Trapanese, ce ne sono già  stati parecchi. E il clima che si respira non è dei migliori. «C’è un gruppo organizzato di estrema destra che prova ad allontanare i ragazzi neri dal centro storico, soprattutto durante le serate della movida», ci dice Valentina Villabuona. «Ci hanno raccontato che vengono spesso provocati e infastiditi. “Ve ne dovete andare, prima gli italiani” hanno detto loro in più occasioni. C’è paura».
E, come denunciato da Open, non è la prima volta che accade.
Succede all’Antico mercato di Marsala, quando è stato negato l’accesso a un gruppo di ragazzi africani con un “no, non potete entrare in discoteca” nonostante i giovani avessero già  pagato il ticket.
Si passa poi dalle svastiche alle croci celtiche, dalle scritte sui muri “No Floyd, no party” (il 46enne afroamericano ucciso dalla polizia negli Usa) a quelle inneggianti Luca Traini, l’estremista di destra che ha sparato contro un gruppo di immigrati a Macerata.
Ma ci sono anche le frasi sui muri contro la ministra Teresa Bellanova e persino gli insulti pubblicati su Facebook: «Caccia ai neg*i di merda, recuperiamoli, diamogli una zattera e abbandoniamoli nel canale di Sicilia».
«Ci sono delle responsabilità  politiche precise. I mandanti dei tanti, troppi, episodi di razzismo che si ripetono quotidianamente in Italia hanno nomi e cognomi precisi, ha scritto l’europarlamentare Pietro Bartolo, meglio conosciuto come il medico di Lampedusa che ha soccorso migliaia di migranti sbarcati sulla piccola isola siciliana. «Bisogna fermare questa semina di odio che porta solo acqua a certi mulini elettorali».

(da Open)

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LA “POLIZIOTTA” CHE SFIDA LE BANCHE

Agosto 12th, 2020 Riccardo Fucile

COSI’ KAMALA HARRIS PUO’ DARE IL COLPO DI GRAZIA A TRUMP

“Ho il grande onore di annunciare che ho scelto Kamala Harris — una combattente senza paura e uno dei migliori funzionari pubblici del Paese — come mia compagna di corsa”: con un messaggio su Twitter, il candidato alle prossime elezioni presidenziali Usa Joe Biden ha ufficializzato la scelta di aver individuato in Kamala Harris la vicepresidente in caso di vittoria.
La senatrice della California dal 2017 rappresenta già  un primato: è la prima candidata afroamericana alla vicepresidenza nella storia degli Stati Uniti.
Madre indiana, padre giamaicano, californiana, ex procuratore distrettuale a San Francisco, era la candidata nera più conosciuta dagli americani, tra le “finaliste” della selezione di Biden. Più famosa di Karen Bass, di Susan Rice, di Val Demings, nomi forti dei democratici ma non con un impatto mediatico a livello nazionale come lei, che conta su più di 4 milioni di follower su Twitter.
Harris ha 55 anni ed è nata a Oakland, vicino a San Francisco. Sua madre era un’endocrinologa emigrata dall’India negli anni Sessanta, mentre suo padre era un professore di economia emigrato nello stesso periodo dalla Giamaica. Le sue origini non sono quindi strettamente afroamericane, anche se è così che viene normalmente definita.
“Ai tempi in cui Kamala era procuratore generale, lavorava a stretto contatto con Beau. Li ho visti sfidare le grandi banche, sollevare i lavoratori e proteggere donne e bambini dagli abusi. Allora ero orgoglioso e ora sono orgoglioso di averla come mia partner in questa campagna”, ha aggiunto lo sfidante di Trump.
“Joe Biden può unire il popolo americano perchè ha passato la vita a combattere per noi. E come presidente, costruirà  un’America all’altezza dei nostri ideali. Sono onorata di unirmi a lui come candidato vicepresidente del nostro partito e di fare quello che serve per farlo diventare il nostro comandante in capo”, la risposta della senatrice californiana.
Harris, che prima di essere senatrice era stata procuratrice distrettuale di San Francisco e poi procuratrice generale della California, è una delle persone più note e popolari del Partito Democratico, e aveva sfidato Biden nelle primarie.
Nonostante avesse tenuto posizioni progressiste su temi come il matrimonio gay e la pena di morte, l’ala più a sinistra del Partito Democratico l’ha spesso accusata di aver ostacolato o di non aver sostenuto a sufficienza riforme su temi come la polizia e le pene per lo spaccio di droga. à 
La sua candidatura era partita molto bene, ed era stata considerata per un po’ una delle favorite: ma col tempo si era sgonfiata, principalmente per alcuni grossi errori organizzativi e di strategia. Harris si era ritirata lo scorso dicembre, dando poi il proprio sostegno a Biden a marzo.
Nonostante le tensioni di inizio primarie con Biden, quando contestò all’ex vicepresidente la sua freddezza nell’appoggiare iniziative che combattevano la discriminazione razziale, Harris ha mantenuto buoni rapporti con lui. È amica di casa da tempo, essendo stata procuratrice federale, come il figlio Beau: lei in California, lui nel Delaware. La senatrice è rimasta in contatto con Beau fino agli ultimi giorni di vita del figlio di Biden, morto nel 2015 per un cancro al cervello.
“Lo ha sempre sostenuto”, disse Biden quando fece l’endorsement della senatrice per le elezioni del 2016. E quattro anni dopo, ha chiuso il cerchio, chiamandola al suo fianco nella sfida a Donald Trump, che sul suo account ha dedicato un video alla fresca candidata vicepresidente, in cui la descrive come “radicale”, la donna delle “migliaia di miliardi di dollari di tasse”.
Kamala è cresciuta a Berkeley, ma dopo il divorzio dei suoi genitori si è trasferita a Montreal, in Canada, dove ha completato gli studi alla Westmount High School. Poi si è laureata in Economia e in Scienze Politiche alla Howard University e ha preso un dottorato in Giurisprudenza presso l’Hastings College of the Law, a San Francisco.
Per quanto riguarda la sua carriera, Kamala ha lavorato per anni come viceprocuratore distrettuale della Contea di Alameda e poi a San Francisco. Qui è stata eletta procuratore distrettuale, rimanendo in carica fino al 2011.
Da quell’anno al 2017 è stata la prima donna e la prima persona asioamericana a ricoprire l’incarico di procuratore generale della California. Kamala si è poi candidata come senatrice, e nel 2019 ha annunciato la sua candidatura per le primarie democratiche — che ha poi ritirato alcuni mesi dopo. Ha però deciso di appoggiare il candidato Joe Biden.
Da tempo sentimentalmente legata all’avvocato Douglas Emhoff, con il quale è convolata a nozze nel 2014. Sul suo profilo Instagram ci sono diverse foto che la ritraggono in compagnia dell’uomo.
La Harris non ha figli, ma ha un buon rapporto con Cole ed Ella, i ragazzi nati dal precedente matrimonio di suo marito. Oggi vive con la sua famiglia a San Francisco, anche se per lavoro si sposta spesso a Washington. Secondo Forbes, nel 2019 lei e suo marito avevano un patrimonio netto stimato di circa 5,8 milioni di dollari

(da agenzie)

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ZAIA HA GIA’ CAMBIATO IDEA SUL NON RICANDIDARE I TRE CONSIGLIERI DELLA LEGA CHE HANNO PRESO I 600 EURO

Agosto 12th, 2020 Riccardo Fucile

“CI SONO CASI E CASI, DEVO PARLARE CON LORO”… PERFETTO, VUOLE SALVARE IL SUO VICE

Dopo aver ostentato sicurezza e pugno duro, oggi Luca Zaia ha fatto un mezzo passo indietro sul caso dei consiglieri leghisti in Veneto che hanno chiesto e ottenuto il bonus Covid da 600 euro riservato ai lavoratori autonomi e alle Partite Iva.
Lunedì e martedì, infatti, il Presidente veneto aveva annunciato la non candidatura — alle elezioni Regionali in programma il prossimo 20 e 21 settembre — degli esponenti coinvolti in questa vicenda che ha indignato l’Italia intera, seguendo la linea definita anche dal Carroccio a livello nazionale.
Oggi spiega che prima di prendere una decisione definitiva vorrà  confrontarsi con le tre persone in questione, spiegando che ci sono «casi e casi».
Quel vecchio ‘celodurismo’ leghista appare, oggi, ammorbidito rispetto agli scorsi giorni. Nelle prossime ore, prima di una decisione ufficiale, Luca Zaia incontrerà  i consiglieri veneti Riccardo Barbisan ed Alessandro Montagnoli per ascoltare le loro giustificazioni (già  rese pubbliche nei giorni scorsi attraverso interviste e post social). Stesso discorso, ma con una delicatezza ben differente, vale per il suo vice Gianluca Forcolin.
E l’indicazione dei «casi e casi» viene fornita dallo stesso Luca Zaia, a margine di un evento con la Protezione Civile a Marghera: “Stiamo parlando di scelte che non sono state illegali, ma il tema è quello dell’opportunità . Noi abbiamo tre casi molto differenti tra loro: due consiglieri hanno chiesto il bonus e lo hanno ottenuto, prima di documentare la loro beneficenza; poi c’è quello del vice presidente, che è socio di minoranza di uno studio associato che ha presentato domande per i soci e i clienti».
Basta credere alla versione e il gioco è fatto.
Abbiamo capito.

(da agenzie)

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IL RAS DI FRATELLI D’ITALIA IN VENETO CANDIDA IL GENERO: PIU’ CHE DIO E PATRIA CONTA LA FAMIGLIA

Agosto 12th, 2020 Riccardo Fucile

SERGIO BERLATO GIRA AL CONGIUNTO I VOTI DEI CACCIATORI: “AVENDO SPOSATO MIA FIGLIA, E’ ANCORA PIU’ AFFIDABILE”… BERLATO COME EUROPARLAMENTARE AVEVA GIA’ FATTO ASSUMERE COME ASSISTENTE SIA LA MOGLIE CHE IL GENERO

Mentre un sindaco ed ex candidato di Fratelli d’Italia viene indagato per il centro migranti e per le strane assunzioni effettuate, Sergio Berlato, europarlamentare, ieri ha candidato il genero al consiglio regionale del Veneto:
Dio, Patria e famiglia. Anzi, quando si parla dell’eurodeputato Sergio Berlato, plenipotenziario di Fratelli d’Italia in Veneto, nonchè da anni riferimento delle migliaia di cacciatori della zona (è presidente della Confederazione delle associazioni venatorie italiane), bisognerebbe precisare: soprattutto famiglia.
Nel 2017 si seppe che aveva fatto assumere dal Parlamento europeo, per poi assegnarli al suo staff come local assistant, sia la moglie Nicoletta Brigato, sia il genero, Vincenzo Forte. Stipendio: 2.700 euro lordi per dodici mensilità  (tutto secondo il protocollo di Bruxelles, sia chiaro).
Oggi, invece, eccolo muoversi di nuovo a fianco dello stesso genero, candidato di FdI alle prossime regionali.
Per sostenerlo, e garantirgli un bel pacchetto di voti, Berlato nei giorni scorsi ha inviato una lettera ai 7mila cacciatori vicentini della sua associazione: «Vincenzo Forte – ha scritto – oltre che essere un nostro iscritto ed un dirigente di partito è anche marito di mia figlia Sara, la qual cosa lo rende ancora più affidabile rispetto ad altri possibili candidati». Irrituale?
«Assolutamente no – dice lui –. sappiamo come va in politica. Io di Vincenzo, che ha sposato mia figlia 13 anni fa, invece conosco anche il numero di scarpe»

(da agenzie)

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ADDIO MOVIMENTO, NASCE IL PARTITO CINQUESTELLE

Agosto 12th, 2020 Riccardo Fucile

IL POPOLO DI ROUSSEAU DOMANI AL VOTO PER ABBATTERE GLI ULTIMI DUE BASTIONI DEL GRILLISMO: DOPPIO MANDATO E ALLEANZE

La trasformazione di Ferragosto. Nella settimana più calda dell’estate, quando gli italiani si concedono quei pochi giorni di vacanza nonostante il Covid e la crisi economica, ecco che il Blog delle Stelle pubblica il post dei post.
Quello che cambia la natura del Movimento 5 Stelle e che lo rende definitivamente partito. Si voterà  giovedì e venerdì. Il responso arriverà  il 14 sera.
Nell’afa agostana, quasi di soppiatto, il capo politico Vito Crimi chiede agli iscritti non solo di votare per derogare al limite dei due mandati per quanto riguarda i consiglieri comunali ma autorizza un consigliere anche a dimettersi per candidarsi altrove.
Inoltre si chiede di dare il via libera alle alleanze con i partiti tradizionali nelle elezioni amministrative. In pratica accanto al simbolo M5s ci sarà  a tutti gli effetti quello di altri partiti, si inizia con la Liguria e con il Pd. Si tratta ancora sulla regione Marche per trovare un’intesa con i dem.
Le regole cardine su cui il grillismo si è basato in tutti questi anni potrebbero essere spazzate via con un clic. Le battaglie contro la cosiddetta “casta che vive di politica” si infrangono contro il muro della tradizione partitica per eccellenza. Chi doveva cambiare il Parlamento alla fine è stato cambiato nel profondo.
Per quando il capo politico si sforzi a dire che “un eventuale cambiamento non è da intendersi come una deroga o passo indietro sui nostri principi (per noi la politica sarà  sempre essere al servizio dei cittadini e del Paese e non per se stessi), ma il riconoscimento di una realtà  di fatto, che può aiutarci a crescere, maturare e migliorarci”, il Movimento è comunque in subbuglio.
La deroga studiata ad hoc per Virginia Raggi, all’indomani del ‘Daje’ di Beppe Grillo alla ricandidatura del sindaco di Roma, viene visto come un escamotage. E questo spiega il malcontento diffuso di queste ore.
“Mandato zero? Pura ipocrisia. Il limite del secondo mandato muore con la ricandidatura di Virginia Raggi”, lo sfogo affidato all’Adnkronos da fonti pentastellate, che attaccano: “La si smetta con queste prese in giro degli elettori: dopo il mandato zero, si inventeranno il mandato meno uno?”.
Molto più diretto Stefano Buffagni. “Ogni volta che deroghi ad una regola praticamente la cancelli”. Così il vice ministro M5s allo Sviluppo economico ha commentato la vicenda su Facebook, citando una frase di Gianroberto Casaleggio (di cui allega un vecchia foto insieme all’altro fondatore del Movimento 5 stelle Beppe Grillo).
Crimi la spiega così: “Il limite dei due mandati era stato introdotto per evitare che la politica diventasse una professione, ma con il tempo ci si è resi conto di quanto fosse difficile paragonare l’attività  politica che si svolge in Parlamento e nei consigli regionali, a quella che si realizza in un consiglio comunale: qui il professionismo della politica è quasi inesistente e senza un puro, sincero, spirito di servizio, è difficile andare avanti”. Perchè il malcontento dei parlamentari? Perchè sperano nei fatti che la deroga arrivi presto anche per loro.
E poi ancora: “Il Comitato di Garanzia — scrive Crimi – audito in merito, ha valutato le richieste provenienti dai territori e le ha ritenute meritevoli di attenzione, sia per il complesso e articolato percorso intrapreso che per la modalità  partecipata con cui è stato realizzato. Tuttavia, il Comitato ritiene necessario sottoporre questa scelta al voto degli iscritti. Pertanto gli iscritti saranno chiamati a decidere sulla proposta di autorizzare il Capo Politico, sentito il Comitato di Garanzia, a valutare la possibilità  di alleanze per le elezioni amministrative oltre che con le liste civiche anche con i partiti tradizionali”.
Le urla “fuori i partiti dai Palazzi” sono solo un lontano ricordo. Ora i partiti sono gli alleati in campagna elettorale. Stessa coalizione, stesso palco.

(da “Huffingtonpost”)

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I DATI DEL SOLE 24 ORE: QUOTA 100 E’ UN FLOP, CROLLATE LE DOMANDE

Agosto 12th, 2020 Riccardo Fucile

LA PATACCA DI SALVINI E’ SERVITA SOLO A SPUTTANARE 6 MILIONI… A POCHI INTERESSA ANDARE IN PENSIONE PRIMA PERDENDO 200 EURO AL MESE

Secondo dati raccolti dal Sole 24ore la riformetta che tanto piaceva a Matteo Salvini, ovvero la possibilità  di andare in pensione anticipata con la cosiddetta quota 100, non piace più agli italiani. A giugno, secondo il giornale di Confindustria, meno di un terzo delle domande rispetto all’anno scorso.
Si tratta del minimo assoluto. La somma di 62 anni di età  e 38 di contributi, quota 100, con relative decurtazione però sull’ammontare complessivo dell’assegno pensionistico a fronte di una quiescenza anticipata, potrebbe oggi generare incertezze, percezione di un calo di reddito a fronte di una fase in ci si naviga a vista.
Le domande sono state 47.810. Le minori richieste farebbero risparmiare all’Inps circa tre miliardi, secondo le proiezioni dell’ufficio studi della Cgil.
Le uscite con un’anzianità  contributiva di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne sono ferme a 79.093 in giugno (-17%).
Quel che rileva il Sole è anche un calo di quelle uscite anticipate comode ma costose per le tasche dei cittadini che vedono grosse riduzioni sull’assegno pensionistico. Tra queste Opzione donna scelta appena da 8.842 persone nei primi due trimestri dell’anno, meno della metà  delle domande presentate a giugno 2019. Frenata anche sull’Ape.

(da agenzie)

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IL CONSIGLIERE REGIONALE DELLA LEGA IN LIGURIA CHE HA INCASSATO IL BONUS: “HO FATTO UNA CAVOLATA, MI AUTOSOSPENDO E NON MI RICANDIDO”

Agosto 12th, 2020 Riccardo Fucile

ALMENO UNO CHE AMMETTE DI AVERLO CHIESTO PERSONALMENTE SENZA DARE COLPA AL SUO COMMERCIALISTA

Saltano fuori i nomi dei politici che hanno ottenuto il bonus Inps di 600 euro per autonomi e partite Iva in difficoltà  per il Covid 19. La saga dei “ furbetti di Montecitorio” non ha confini e raggiunge anche la Liguria, dove il caso del sussidio del governo richiesto dal consigliere del Carroccio, Alessandro Puggioni, provoca un terremoto: « Ho fatto una cavolata, mi auto-sospendo ».
Il partito conferma tutto e annuncia che il nome di Puggioni è stato eliminato dalle liste dei candidati, mentre ancora non è stata definita la questione della sospensione da parte del segretario regionale Edoardo Rixi. Puggioni, imprenditore edile di Rapallo, da 25 anni nella Lega, ha preso due volte il bonus. « Sono soggetto a partita Iva, perchè ho una ditta con un socio. Durante l’emergenza Covid siamo stati costretti a smettere di lavorare. Quando è stato pubblicato il decreto per il bonus da 600 euro ho telefonato al mio commercialista per verificare se ero nelle condizioni per richiederlo. Rientravo, ho quindi inoltrato io stesso la richiesta all’Inps. Quel giorno, senza rendermene conto ho fatto un autogol. Nulla di illegittimo, ma una grandissima stupidaggine, una cavolata. E voglio chiedere scusa » .
Puggioni ha dichiarato di avere preso il primo e il secondo bonus, non il terzo, in totale 1.200 euro. «Se sapessi come fare, avrei già  restituito quei soldi all’Inps; lo farò nei tempi e modi stabiliti. Se me li chiederanno pagherò anche gli interessi. «Ho fatto una cavolata e sarei meschino a dire che è colpa del governo che non ha messo paletti o del mio commercialista. La colpa è esclusivamente mia. E chiedo scusa a tutti. Il partito non c’entra nulla e non voglio che debba pagare per una leggerezza. Non esistono più le condizioni per cui il partito mi candidi ».

(da agenzie).

argomento: denuncia | Commenta »

FIRENZE, CASO BONUS: IL LEGHISTA BOCCI SI DIMETTE, MA SOLO DA COORDINATORE DEL CENTRODESTRA

Agosto 12th, 2020 Riccardo Fucile

MA NON MOLLA LA POLTRONA DI CONSIGLIERE COMUNALE A PALAZZO VECCHIO

Ubaldo Bocci non è più il coordinatore del centrodestra in Palazzo Vecchio. Dopo 48 ore vissute pericolosamente per la storia del bonus Inps percepito e poi dato in beneficenza, sotto attacco da mezza Italia sui social e dai partiti, ha deciso di rassegnare le dimissioni dal ruolo di speaker dell’opposizione di destra in Consiglio comunale.
Non lascia il consiglio comunale ma smette di rappresentare Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, i partiti col cui sostegno si era candidato a sindaco nel 2019.
Il manager, che ha dichiarato 277 mila euro nel 2019, ha chiesto e riscosso le due tranche del bonus da 600 euro – ha spiegato – per “provocazione”, per far capire che la legge era sbagliata, e poi ha girato quei soldi in beneficenza a due associazioni che si occupano di disabili e poveri.
In pochi lo hanno però capito, anzi la notizia ha indignato migliaia di persone e spinto i partiti del centrodestra a sfiduciarlo. E alla fine Bocci ha ceduto. Anche per non danneggiare la campagna elettorale della destra per le regionali.
“Condvido e apprezzo la scelta compiuta da Bocci, necessaria del resto; resto convinto della onestà  e buonafede di Ubaldo; purtroppo per la sua inesperienza politica , si è tirato la zappa sui piedi e con un atto fatto in maniera goffa ha fatto storcere il naso a molti che lo avevano sostenuto” già  commenta il capogruppo di Fratelli d’Italia Alessandro Draghi.
Dalla Lega, Federico Bussolin ed Emanuele Cocollini parlano di “atto dovuto”: “Abbiamo appreso con grande amarezza e sconcerto la questione legata alla richiesta del bonus di 600 euro da parte del consigliere Ubaldo Bocci, il cui reddito non ha certo bisogno di un modesto introito destinato per legge a chi soffre ed è in difficoltà  economiche”

(da agenzie)

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DOPO DUE GIORNI CAPITAN SCHETTINO RITROVA LA PAROLA PER DIRE CHE NESSUNO SARA’ ESPULSO ANCHE SE HA PRESO I 600 EURO

Agosto 12th, 2020 Riccardo Fucile

“O SOSPESI O NON RICANDIDATI” VUOL DIRE CHE LA SOSPENSIONE E’ SOLO TEMPORANEA E LA NON RICANDIDATURA RIGUARDA SOLO LE PROSSIME REGIONALI…. PASSATA LA FESTA GABBATO LO SANTO

A caldo, quando lo scandalo era scoppiato, Salvini chiedeva le dimissioni dei percettori del bonus (ma ancora non sapeva che c’entrava il suo partito).
“Ho dato indicazione che chiunque abbia chiesto o incassato il bonus venga sospeso e in caso di elezioni regionali imminenti non ricandidato”.
Ospite ad Agorà  stamattina, Matteo Salvini decide di intestarsi la decisione di Zaia di non ricandidare i consiglieri regionali veneti che hanno chiesto e ottenuto il bonus partite IVA e poi parla di ‘sospensione’ senza fare esplicito riferimento ai due parlamentari indicati come percettori:
“Spero che tutti siano altrettanto fermi anche nelle altre forze politiche” la esilarante chiosa finale. Ovvero una presa per i fondelli degli elettori.
A caldo, quando lo scandalo era scoppiato, Salvini aveva invece chiedeva le dimissioni dei percettori del bonus (ma ancora non sapeva che c’entrava il suo partito).
È un peccato che nessuno gli abbia chiesto dei due parlamentari che avrebbero incassato il bonus secondo quanto scritto da Corriere e Fatto e come mai ci sia un così imbarazzato del Carroccio sulla questione.
Sarà  per la prossima volta.

(da “NextQuotidiano”)

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