Agosto 9th, 2020 Riccardo Fucile
PARLA FABIO CICILIANO, MEMBRO DEL COMITATO TECNICO SCIENTIFICO
A spiegare la decisione del governo al Corriere della Sera, è Fabio Ciciliano, membro del Comitato
tecnico scientifico e redattore dei verbali
Da una parte l’opposizione che accusa il premier Giuseppe Conte di aver «sequestrato mezza Italia», dall’altra gli esponenti del governo — come il ministro Roberto Speranza e il viceministro Pierpaolo Sileri — che difendono la scelta dell’esecutivo di imporre il lockdown nei primi mesi dell’emergenza Coronavirus. Al centro del dibattito la desecretazione dei documenti del Comitato tecnico scientifico.
Fabio Ciciliano, dirigente della Protezione civile e membro del Comitato tecnico scientifico, prova a spiegare le indicazioni del Cts e le conseguenti decisioni dell’esecutivo.
«Noi siamo tecnici, il decisore politico ha il quadro completo e prende la strada che ritiene più opportuna», dice in un’intervista al Corriere della Sera.
Per gli scienziati andava istituita una zona rossa solo nelle regioni del nord, ma poi è arrivato un lockdown nazionale: «Le aree del nord erano le più colpite — dice Ciciliano — ma poi c’è stata la fuga verso Sud e il governo ha ritenuto che sarebbe stato troppo rischioso. In quel periodo avevamo circa mille vittime al giorno».
Altro tema spinoso è perchè il governo abbia deciso di secretare i documenti.
«Si è ritenuto di non diffonderli proprio per tutelare i cittadini che potevano lasciarsi influenzare da valutazioni cliniche che poi dovevano trasformasi in decisioni», afferma Ciciliano che ammette come spesso le opinioni degli scienziati non siano coincise con le scelte politiche: «Molte indicazioni non sono state seguite. Per esempio crediamo ancora che occupare tutti i posti sui trasporti pubblici sia molto rischioso, ma alcune Regioni hanno deciso di non seguire questo suggerimento».
Uno dei problemi più dibattuti rimane la scuola che il Cts aveva consigliato inizialmente di tenere aperta, ma poi è arrivata l’ondata di contagi e la curva si è impennata: «I problemi causati dall’epidemia si sono sovrapposti a quelli di un settore dove per decine di anni si è investito poco e male», dichiara Ciciliano che ora pensa solo ai prossimi mesi, con un obiettivo comune: «Ora bisogna impedire una seconda ondata».
(da agenzie)
argomento: emergenza | Commenta »
Agosto 9th, 2020 Riccardo Fucile
OTTO GIOVANI TRA I 17 E 19 ANNI POSITIVI DOPO UNA VACANZA A MALTA, UN ALTRO CASO DA IBIZA
Ancora positivi di ritorno dall’estero nel Lazio.
Stavolta ad aver contratto il coronavirus, un gruppo di giovani in vacanza: si tratta di otto ragazzi di età compresa tra i 17 e i 19 anni che sono tornati a Roma il 7 agosto dopo aver passato una settimana a Malta.
Secondo quanto dichiarato dall’Unità di crisi della Regione Lazio, i contatti stretti dei giovani al momento sarebbero molto circoscritti: attivato in ogni caso il contact tracing, si sta risalendo alle persone che sono entrate in contatto con loro e che saranno invitate a effettuare il test sierologico.
“Massima attenzione al rispetto delle misure di prevenzione — dichiarano dalla Regione Lazio — Non bisogna abbassare la guardia. Voglio Rivolgere un appello ai ragazzi a fare attenzione con il COVID non c’è da scherzare, si rischia di mettere a repentaglio voi e i vostri affetti più cari. Ci attendiamo un aumento dei casi”.
Tra i positivi, anche un ragazzo tornato da Ibiza il 31 luglio. Il giovane era stato in una villa con alcuni amici per passare le vacanze. Anche in questo caso è stato avviato il contact tracing internazionale.
Al momento sono 1017 i casi di coronavirus totali nel Lazio. 189 persone sono ricoverate nei vari nosocomi della regione, mentre sono 8 i pazienti più gravi ricoverati nei reparti di terapia intensiva. Nonostante la situazione sia sotto controllo e i numeri non siano alti come all’inizio della pandemia, c’è paura per un eventuale nuovo picco dovuto alla fine del lockdown e all’inizio della stagione estiva, con molte persone che hanno deciso di partire e mettersi in viaggio per l’estero.
E sono soprattutto i giovani le persone che in questo momento sono più esposte. Le autorità sanitarie hanno invitato più volte i ragazzi a fare attenzione, soprattutto ora che l’età dei contagi si è notevolmente abbassata. Ad appellarsi al buon senso dei ragazzi, anche il direttore sanitario dell’ospedale Spallanzani Francesco Vaia.
“Carissimi Giovani, dimostrate di essere la parte migliore di questa società , mai più assembramenti, vi prego! Guidate in primalinea questa ‘guerra’, che vinceremo sicuramente , anche e soprattutto dimostrando di saper applicare le regole con disciplina e senso del dovere. Fate attenzione a come si stanno formando i nuovi contagi , proteggete i vostri genitori ed i vostri nonni con un atteggiamento di responsabilità . Tenete alta la guardia! Usciremo da questa situazione anche grazie alla vostra forza e voglia di costruire insieme un mondo migliore. Da questa negatività tiriamo fuori il meglio di noi!”
(da Fanpage)
argomento: emergenza | Commenta »
Agosto 9th, 2020 Riccardo Fucile
NONOSTANTE L’INDENNITA’ DA DEPUTATI HANNO RICHIESTO E AVUTO ANCHE L’AGEVOLAZIONE PER IL COVID…. LA SEGNALAZIONE DELL’INPS … TRA I BENEFICIARI ANCHE UN CONDUTTORE TV
Giovanna Vitale racconta oggi su Repubblica che cinque deputati hanno chiesto e ottenuto il bonus
Partite IVA da 600 e 1000 euro previsto dai decreti Cura Italia e Rilancio per sostenere il reddito di autonomi e partite Iva. Attualmente un deputato della Repubblica italiana guadagna 12439 euro al mese. La stessa cosa ha fatto un conduttore televisivo:
Preda di una sorta di sdoppiamento della personalità , con una mano hanno votato alla Camera lo scostamento di bilancio necessario a finanziarie le misure di protezione, con l’altra ne hanno intascato quota parte i proventi.
Di cui, a giudicare dal 730, potevano fare a meno. Come poteva farne a meno l noto conduttore televisivo, scoperto a esercitarsi nella medesima pratica. Ad accorgersene è stata la Direzione centrale Antifrode, Anticorruzione e Trasparenza dell’Inps.
Una struttura creata ad hoc dal presidente Pasquale Tridico con l’obiettivo di individuare, e in prospettiva scoraggiare, truffe e magheggi.
Dal reddito di cittadinanza alle pensioni di invalidità non passa giorno senza che gli 007 previdenziali non scovino (e denuncino) decine di “percettori” privi di qualsiasi titolo. Anche se, va detto, nel caso dei cinque deputati non c’è alcuna illegalità : in virtù del lavoro dichiarato, a prescindere dall’incarico parlamentare, avevano tutti i requisiti per richiedere il bonus. E, in barba a ogni decenza, li hanno fatti valere.
Tanto paga Pantalone. Cioè lo Stato. Che pure dovrebbero rappresentare, in ossequio all’articolo 54 della Costituzione, con disciplina e onore.
A norma di legge, tutti i possessori di partita Iva, liberi professionisti e co.co.co, oltre ad alcune categorie di autonomi, avevano diritto di accedere all’indennità : erogata a pioggia, sull’onda dell’urgenza, per i mesi di marzo e aprile (che poi a maggio è stato almeno introdotto il limite della perdita di fatturato).
Per ottenerla era sufficiente inviare una domanda telematica: dimostrare cioè d’essere in possesso del numeretto da 11 cifre utile a identificare il contribuente, società o persona fisica che fosse, oppure la cessazione del rapporto di lavoro a una certa data.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Agosto 9th, 2020 Riccardo Fucile
AVEVA APPENA COMPIUTO 100 ANNI… “LA COMICITA’ NON E’ UN DONO DI NATURA, E’ UN LAVORO DI CERVELLO”
È morta Franca Valeri, una delle più grandi attrici italiane di teatro e televisione. L’attrice è deceduta nella sua casa romana: aveva 100 anni. Lunedì 10 agosto, dalle 17, la camera ardente al Teatro Argentina di Roma. Mentre i funerali si svolgeranno in forma privata.
“La morte non ci deve impressionare. È una componente della vita, e se ne può sorridere, a costo di accentuarne le conseguenze, le paranoie e i riti. E poi io ho avuto sempre la fortuna d’avere il teatro che mi parlava in tasca, e quando ho perso per strada gli affetti, ho potuto far affidamento su nuovi giovani amici, e sui miei amati animali”.
È così che Franca Valeri s’esprimeva, un tempo, riservando ad alcuni il privilegio della confidenza, dell’astrazione, e di un certo quieto e surreale distacco. Associando il compensarsi umano dei cicli della vita a un’armonica staffetta di partner, di personaggi, di colleghi, di adorate creature domestiche.
Ora che non c’è più, abbiamo perso un’infinità di cose: la portavoce acuta di prototipi, l’osservatrice di fenomeni di costume, la ritrattista storica di generazioni, l’autrice che ha declinato sorti individuali in contesti politici, l’attrice anticonformista produttrice di risate dedicandosi solo all’opacità dei destini conformisti, la letterata con raffinata padronanza della lingua al servizio di spettacoli e libri di gran diffusione, la professionista il cui motto era “La comicità non è un dono di natura, è un lavoro del cervello”.
Abbiamo perso la sua voce, che s’era formata con Sergio Tofano e con Giorgio Strehler, voce che era più indipendentemente nata nella gavetta favolosa e libertaria del Teatro dei Gobbi, la pratica di cabaret intellettuale anche francese condivisa negli anni Cinquanta col futuro marito Vittorio Caprioli e con Alberto Bonucci poi sostituito da Luciano Salce, ai tempi del “Carnet de Notes 1”.
Una voce che radiofonicamente, e in seguito alla tv, avrebbe poi partorito le signorine della borghesia e della gente comune, piacendo a Missiroli, Patroni Griffi e a De Lullo che l’abbinò ai toni robusti di Paolo Stoppa in un indimenticabile “Gin Game”.
Ora ha preso il commiato da noi l’autrice che all’inizio era nata, diremmo, con gli stili suggeriti dalle tecniche di Irene Brin e Camilla Cederna, ma che presto avrebbe svelato somiglianze di forza parodistica affine (con eleganza tutta sua, ben inteso) ai profili di un Paolo Poli o di una Franca Rame, mentre dagli anni Novanta, a cominciare da Tosca e altre due in tandem con Adriana Asti, subentra un racconto di Franca Valeri più attento all’intimità dei soggetti, come dimostreranno poi i testi più maturi imperniati su una vecchia signora come Non tutto è risolto del 2011 e Il cambio dei cavalli del 2014, sempre concepiti per riservare un bel ruolo filiale a Urbano Barberini.
Verrebbe voglia di dire, a proposito della coscienza d’artista in età che in palcoscenico si misura con figure molto vissute, che uno dei confronti seriamente ispiratori di questa nostra amata autrice-interprete risale al suo calarsi, nel 2001, nei panni di un’anziana genitrice che prima della casa di riposo pensa a come ripartire i suoi oggetti non smarribili, in “Possesso” di Yehoshua. “I miei averi? Quadri, libri, una coperta, un tavolo Impero” confessò Franca, parlandomi di sè.
Ci ha lasciati un genio della dissertazione, dello humour di gran classe, dell’apologo, del cammeo metafisico, del sarcasmo platonico.
Si divertì da pazzi a fare la sorella Solange, accanto ad Anna Maria Guarnieri, e a Patrizia Zappa Mulas, ne Le serve di Genet diretto da Giuseppe Marini. “Io molti anni fa ho mangiato assieme a Genet e al suo fidanzato in un ristorante di Roma: era cordiale, polemico e ironico”.
Tantissimi hanno voluto conoscerla, nei suoi cent’anni: Luchino Visconti la sbirciava da dietro le quinte, e già ai tempi dei Gobbi quando era in scena a Parigi si trovava in platea Sartre, Piaf, de Beauvoir, Claudel.
Ha preso commiato da noi un talento assoluto dell’arte divagatoria, che andava a sei anni alla Scala con la madre: “Lei era attentissima, e a insegnarmi fin da piccola l’amore per la lirica fu un amico di famiglia che mi educò suonandomi le arie al pianoforte”.
La vocazione fruttò anche la responsabilità d’un concorso per giovani cantanti d’opera, il Premio Mattia Battistini, che Franca condivise dal 1980 al 1995 col secondo compagno (dopo il marito Vittorio Caprioli) della sua vita, il direttore d’orchestra Maurizio Rinaldi.
“Quando coi Gobbi demmo vita a un inedito varietà da camera – le piaceva ricordare – s’è costituito un precedente: da lì ho ripreso la traccia per Carnet de Notes 2008 inserendo una tessitura di Verdi, Mozart, Rossini, Donizetti e Puccini”.
Il vuoto che ora s’è creato ci priva anche d’una protagonista di tanto cinema clamoroso, adorato dal pubblico italiano, e qui, citando un solo film dei suoi oltre 50, la pellicola che più resta impressa per l’apporto di cui lei è stata capace è sicuramente Il vedovo di Risi, con favolosa intesa tra Valeri e Alberto Sordi.
Non ammessa all’Accademia, valorizzata ma mai premiata dai produttori del grande schermo, lei è stata d’altronde un impeccabile mostro sacro del palcoscenico. “Il teatro è più forte dell’amore” amava sostenere.
Dovremmo anche dire che oggi non possiamo più contare su certa letteratura di Franca Valeri, sulle sue squisite pagine autobiografiche che ci regalò, per i tipi di Einaudi, in Bugiarda no, reticente del 2010, e nel libricino La stanza dei gatti del 2017, quest’ultimo con la meravigliosa quarta di copertina che recita “Ogni volta che mi illudo d’incontrare quel signore che ritengo sia il teatro, mi rendo conto di vivere la più bella illusione della mia vita”.
Ma come non avere anche nostalgia di quel volume intitolato Animali e altri attori. Storie di cani, gatti e altri personaggi? E come non collezionare, freschi d’uscita, l’attuale (inedito) La Ferrarina – Taverna sempre di Einaudi, e Tutte le commedie di Baldini+Castoldi – La nave di Teseo?
Leggiamola, questa drammaturga-scrittrice, la cui donna di servizio Renata fu, tanto tempo fa, la figura-tipo da cui nacque la Sora Cecioni, “Una che quando entrava in casa, per me entrava il teatro”. E quando diciamo ‘francamente’, d’ora in poi facciamo omaggio anche a Franca.
(da “La Repubblica”)
argomento: arte | Commenta »
Agosto 9th, 2020 Riccardo Fucile
IL PROVVEDIMENTO NEL DECRETO AGOSTO LO PREVEDE GIA’ DAI 18 ANNI
Nel DL Agosto varato ieri dal governo Conte (salvo intese) è previsto l’aumento delle pensioni di
invalidità già dai 18 anni, che arriveranno “fino a 648 euro al mese per 13 mensilità ”.
“Consideriamo una misura di civiltà aver previsto nel decreto di Agosto un sostanziale e altrettanto significativo aumento delle pensioni di invalidità civile al 100% a partire dai 18 anni, che passano dagli attuali 285 euro fino a 648 euro al mese per tredici mensilità ”. “Parliamo di una categoria di cittadini che per troppi anni non ha avuto il giusto sostegno da parte dello Stato. Al governo e al ministero del Lavoro va riconosciuto un lavoro egregio a tutela delle categorie più fragili e spesso lasciate i margini”.
Lo scorso 24 giugno, la Corte Costituzionale aveva stabilito l’aumento delle pensioni di invalidità civile al 100%, cioè delle persone che non possono in nessun modo lavorare.
Una sentenza storica che porterà ad innalzare l’importo mensile di 285,66 euro, giudicato dalla Corte “non sufficiente a soddisfare i bisogni primari della vita”.
È stato quindi affermato che il cosiddetto “incremento al milione” (516,46 euro) — da tempo riconosciuto per vari trattamenti pensionistici — vada assicurato anche agli invalidi civili totali senza attendere il raggiungimento del 60° anno di età , attualmente previsto dalla legge. Non c’è un effetto retroattivo.
La sentenza della Corte non è stata però ancora pubblicata. Successivamente però le associazioni avevano fatto notare che restava esclusa la maggior parte degli invalidi civili censita dall’INPS.
(da agenzie)
argomento: governo | Commenta »
Agosto 8th, 2020 Riccardo Fucile
FURONO 230.000 GLI ITALIANI “DEPORTATI ECONOMICI” NELLE MINIERE DI CARBONE DEL BELGIO … 8 AGOSTO 1956 LA TRAGEDIA IN CUI MORIRONO 136 LAVORATORI ITALIANI, IL PIU’ GIOVANE AVEVA 14 ANNI
Se avrete l`opportunità `, e la fortuna, di scambiare due chiacchiere con qualcuno degli ex-minatori che ancora si incontrano visitando il bellissimo museo della Memoria del Bois du Cazier in Belgio, vi racconteranno del loro viaggio iniziato probabilmente lasciando un piccolo paesino del Molise, della Sicilia o del Friuli e finito a Namur, stazione dove venivano poi smistati e mandati a lavorare nelle miniere di carbone sparse nel Belgio, da Charleroi a Genk, da Mons a Liegi.
Urbano Ciacci o Sergio Aliboni vi diranno che pioveva o nevicava al loro arrivo, che faceva freddo, che venivano ammassati nelle baracche in lamiera a ridosso delle miniere servite per mettere i prigionieri di guerra e dove avrebbero dovuto passare, senza alcuna possibilità di muoversi (pena l` arresto e il confino) almeno 5 anni.
Dal 1947, anno dello scellerato protocollo tra Italia e Belgio per lo scambio manodopera-carbone, e l’inizio degli anni 60, gli italiani che hanno lavorato nelle miniere di carbone in Belgio, sono arrivati a 230000.
“Deportati economici” [Franzina 2002, 168] venduti dall` Italia per qualche sacco di carbone, che con condizioni di lavoro durissime e di sicurezza pressochè inesistenti hanno posto le basi dello sviluppo economico non solo del Belgio, ma di tutta quell` Europa nata dalla cooperazione e dallo scambio di carbone e acciaio. Non a caso, nel 1951 su iniziativa di Robert Schuman nasce la Comunità apposita.
Ma se è vero come diceva Jean Monnet che gli uomini passano e le istituzioni restano, riconoscendo al politico francese il ruolo di grande Padre dell’Europa odierna, pochi riconoscono che le sue fondamenta risiedono nel sudore, nel lavoro e nel sacrificio di questi minatori, di questi migranti. E delle loro famiglie.
Mogli, madri con bambini che si sono spostate per seguirli, pagando il prezzo, altissimo, non solo dell` abbandono del paese di origine ma anche quello di un` integrazione mancata, fatta di insulti e soprusi subiti nel paese di arrivo. Si leggeva nei bar e nei ristoranti di molte città del Benelux “vietato l` ingresso ai cani e agli italiani”.
Ma tutto cambiò una mattina di agosto del 1956.
A Marcinelle, precisamente nella miniera del Bois du Cazier si è consumata la più grande tragedia dell` immigrazione italiana in Europa. Un incendio causato dalla combustione d’olio ad alta pressione innescata da una scintilla elettrica scoppia a quasi 1000 metri sotto terra provocando una strage. Perdono la vita 262 minatori, provenienti da 12 paesi diversi dell’Europa e del Nord Africa. 136 di questi italiani, 22 venivano dal paesino abruzzese di Manopello.
Il più giovane di 14 anni e il più anziano di 53 anni. La tragedia fu immane e per la prima volta fu seguita da vicino dalla televisione, media in ascesa in quegli anni.
Il lutto colpì 248 famiglie e lasciò 417 orfani. Il sentimento di gelosia, diffidenza, per non dire razzismo, che aveva accompagnato gli italiani in Belgio tramutò drasticamente.
Ma soprattutto, iniziarono a migliorare le condizioni di sicurezza del lavoro, furono consentite protezioni maggiori ai minatori (l` uso di lanterne elettriche) e il legno fu sostituito con altri materiali ignifughi e vennero ridotti i turni. La silicosi, malattia alle vie respiratorie che avevano colpito moltissimi minatori, venne finalmente riconosciuta come malattia legata al lavoro.
Passi avanti, diritti acquisiti che oggi diamo scontati. Ma non possiamo dimenticare il prezzo pagato.
Le immagini di molti documentari, filmati, i successi di Rocco Granata o di Salvatore Adamo, figli di minatori, nati in Calabria o in Sicilia ma cresciuti in Belgio a pane e carbone, e che sono poi diventati vere e proprie star grazie a pezzi come Marina o Tu somigli all` amore sono pezzi importanti per tenere viva la memoria.
Ma non basta. Bisogna tenere viva la memoria e fare conoscere che cosa è successo a Marcinelle, “quando la vita valeva meno del carbone” come titola il bel libro che il Professore di storia della migrazioni Toni Ricciardi ha dedicato alla catastrofe e che consiglio vivamente di leggere.
Marcinelle è una storia di migrazione, di lavoro, di sacrificio. Ma anche di solidarietà `.
E sono tematiche sempre più drammaticamente attuali e interconnesse fra loro. L` importante che questa interrelazione non debba mai più portare alla morte. Alle morti bianche.
Anche se in questo caso si trattò di morte nera, perchè neri erano i “musi” dei minatori. “Tutti uguali lì sotto eravamo. Eravamo tuti musi neri, tutti fratelli”. Mi raccontava Mario Ziccardi, altro grande uomo, amico, e sopravvissuto solo perchè si andava a sposare in Molise quell`8 agosto. Ma Mario, come Urbano e come Sergio, piangeva ogni volta al ricordo dei suoi amici, fratelli persi quella maledetta mattina.
Quest` anno, per ovvi motivi, non si terranno le commemorazioni al Bois du cazier.
La campana che alle 8e11 scandisce i suoi lugubri mortali 262 rintocchi non suonerà .
Ciò non toglie che i nostri pensieri saranno li`. La “ Catastrofa” come la chiama Paolo di Stefano ha segnato un` epoca ma il suo monito e` ancora vivo e presente oggi.
L` 8 agosto è diventata la giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo per celebrare, ricordare e onorare i tanti lavoratori italiani e il contributo economico, sociale e culturale delle loro opere. Sarebbe bello che diventasse la giornata internazionale del sacrificio del lavoro, visto che sono morti anche olandesi, belgi, francesi, maghrebini, russi, polacchi. E perchè Marcinelle non appartiene a un popolo, anche se scalda il cuore di molti emigrati italiani in Belgio il solo parlarne. Ma rappresenta tutti noi. Perchè siamo migranti e lavoratori, perchè abbiamo lasciato affetti e fatto sacrifici.
E soprattutto perchè crediamo che non si debba mai più morire per un lavoro. Nè sotto terra, nè in fondo al mare. Nè tantomeno ucciso facendo uno stage a Strasburgo, volontariato in Colombia o una ricerca in Egitto.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: denuncia | Commenta »
Agosto 8th, 2020 Riccardo Fucile
UNA STRATEGIA PERDENTE CHE TROVA CONFERMA NEI SONDAGGI; SALVINI CONTINUA A PERDERE CONSENSI, CONTE VIVE IL MOMENTO DI MAGGIORE POPOLARITA’… SALVINI FERMO ALLA FERMATA DEL BUS CHE HA SEMPRE PRESO SENZA ACCORGERSI CHE IL MEZZO HA CAMBIATO PERCORSO
Mai erano stati così divisi, nello stile e nella comunicazione: nel giorno in cui Matteo Salvini
definisce Giuseppe Conte “Criminale” il presidente del Consiglio appare nella conferenza stampa del suo terzo decreto era-Covid, più accattivante composto e piacione che mai, in una comunicazione tutta giocata sulla prima persona plurale: “Dobbiamo essere attenti, accorti e intelligenti”. Noi, ovvio, nessuno si senta escluso, direbbe il sommo poeta Francesco De Gregori.
Mai la forbice tra i due leader era stata così divaricata e confliggente: Salvini cattivista chiama alla guerra, e celebra la cerimonia finale dei selfie ribelli negli stabilimenti balneari, mentre Conte buonista alla doppia panna, esorta gli italiani a godersi l’estate, anche se senza sottovalutare il virus, dagli schermi televisivi.
La conferenza stampa di Conte è il trionfo di questa prima persona plurale: “attenzione, dobbiamo muoverci in modo responsabile e preoccuparci della salute delle persone care e di quelle più fragili”. Salvini invece è in modalità western, cerca l’avversario e lo sfida apertamente come in un duello da saloon: “Quello che emerge dai verbali del Comitato Tecnico scientifico è gravissimo!”.
Ma forse è proprio in questa divaricazione così netta la spiegazione del perchè Salvini è in caduta libera nei sondaggi mentre Conte sta vivendo uno dei suoi momenti di maggiore popolarità .
Nella sala dei Galeoni il premier arriva stanco, ma felice per il varo del “nuovo importante decreto Agosto“. Con questi ultimi 25 miliardi di investimenti, il governo tocca quota cento miliardi di finanziamento, una cifra venduta con grande entusiasmo propagandistico come l’unico rimedio possibile per rilanciare l’economia e sollevare famiglie, lavoratori, imprese: “Tuteliamo l’occupazione, alleggeriamo le scadenze fiscali e aiutiamo gli enti locali”.
E, ovviamente, complice la mano di Rocco Casalino, la conferenza stampa arriva in diretta (ieri sera) proprio nell’intervallo della partitissima tra Juventus e Lione: tifo sincronizzato.
È una comunicazione efficace, un po’ ruffiana e prime time, perfetta per le famiglie, attenta ad ogni dettaglio, quella di Palazzo Chigi.
Mentre Salvini reitera il suo modello dello scorso anno: leader itinerante tra piazze, spiagge, comizi e selfie, in una continua rincorsa del nemico.
Conte cerca di prendersi sulle spalle una nazione: “Siamo il Paese che ha il numero più basso di contagi — dice solleticando un orgoglio da bollettino Covid — non vanifichiamo gli sforzi fatti. Siamo stati il primo Paese occidentale colpito, ma siamo usciti prima degli altri dalla fase acuta”.
Salvini cerca il muro contro muro: “Stiamo andando allo sfascio. Sento la rabbia che sale”. Da un lato — quello della Lega — una mobilitazione di guerra permanente, dall’altro — quello del premier — l’ottimismo rassicurante, quasi come maniera.
Salvini batte sui “migranti infetti”, Conte ripete anche stavolta il suo mantra, come un cantante di successo in tournèe: “Non lasceremo indietro nessuno”.
Vorrei fermarmi qui per fare una sorta di esegesi comparata. Sia il cattivismo salviniano che il buonismo contiano sono due lingue retoriche, due narrazioni che lasciano scoperti ampi margini di realtà .
Ma il tema è: quale di questi due racconti è più in sintonia con il Paese reale e con il suo umore? Salvini scommette “sull’agosto caldo” e sulla protesta, Conte sul consenso e sulla rassicurazione.
E il tema interessante è che gli italiani apparentemente avrebbero molti motivi per protestare, ma non lo fanno. Anzi.
Ed è di queste ore un’altra notizia clamorosa, quella che persino in Puglia Michele Emiliano, malgrado la rottura dell’alleanza giallorossa (a livello regionale) sarebbe di nuovo in testa su Raffaele Fitto, addirittura di quattro punti.
Tutti errori degli istituti demoscopici? Tutta brace che cova sotto la cenere?
Io ho un’altra idea: ho come l’impressione che il Covid sia stato uno spartiacque nella comunicazione politica, non solo in Italia ma in tutto il mondo, e che Salvini non ne voglia prendere atto.
Ho l’idea, molto netta, che la pandemia abbia infranto “il racconto belligerante” della Lega, soprattutto nel profondo Nord, soprattutto in Lombardia e Piemonte (forse persino in Liguria) mentre il governo del buonismo corale è riuscito a mettere simbolicamente il suo timbro sull’unica operazione-miracolo di questi anni, l’edificazione del Ponte sul Polcevera a tempo di record.
La Lega “di lotta” ha separato il suo racconto belligerante da quello del Nord che si lecca le ferite. Attenzione: non dappertutto, perchè in Veneto Luca Zaia ha capito questo cambio di Stato d’animo, e si è calato lui nel ruolo che Conte gioca a livello nazionale.
Al punto che mentre Salvini nega la mascherina, si fa i selfie baciando i bambini e — addirittura — beve platealmente dal bicchiere con il cocktail che gli porge una signora, “Zaia il buono” diventa il leader delle tracciature, delle misure difensive, il padre buono e severo dei veneti.
Trovo incredibile che Salvini non abbia sentito il bisogno — Umberto Bossi lo avrebbe di certo fatto — di un rito pubblico e laico per le vittime di Bergamo: che non abbia sostituito alla mobilitazione belligerante una requiem leghista per le vittime del suo popolo.
Salvini sembra non vedere che il Covid ha cambiato lo stato d’animo dei lombardi, i loro consumi, le loro priorità , il loro rapporto con la Paura e con la sicurezza, l’estetica degli aperitivi, dei fine settimana, del weekend, della fiera.
Il virus ha fatto sparire la criminalità dall’agenda. Ha smussato la retorica dei barconi e degli immigrati, e oggi sembra persino divertente e clownesca la campagna “xenocinofoba” di Libero, con cui Pietro Senaldi e Vittorio Feltri, maghi del sensazionalismo da prima pagina, provano a gonfiare i titoli come ai bei tempi, con il dittico cubitale immigrati-cani.
Un giorno per dire che “arrivano sui barconi con i barboncini” (uno su seimila!) il giorno dopo (ieri) per titolare una intera apertura di pagina sul grido di dolore di una fantomatica “imprenditrice agricola” di Lampedusa: “Gli immigrati mi hanno mangiato quattro cani”.
Ed ecco il punto: Libero può sconfinare nell’eccesso senza temere il grottesco: il suo allarmismo diventa satira, e forse un po’ lo sa.
Salvini a mio parere non può permetterselo: giusto o sbagliato è proprio il suo nord Lombardo che non capisce la “disobbedienza civile” contro il distanziamento sociale, che non capisce il suo muro contro muro, che non considera “criminale” il lockdown imposto da Conte.
È come se Salvini, reiterando “ad infinitum” lo schema che lo ha favorito nell’ascesa, non si rendesse conto che adesso quel ritornello suona come una nota sgraziata.
E questo diventa assolutamente plateale sulle presunte scelte “criminali” di Conte: possibile che Salvini non si renda conto che se davvero il premier potendo chiudere “solo” la Lombardia (come dicono le carte del Cts e come lui denuncia) ha deciso di fermare tutta l’Italia, questo gesto crea consenso subliminale nello zoccolo duro nordista produttivo della Lega?
Possibile che Salvini dopo aver cercato per mesi di raccontare un Conte anti-Lombardo, (seguendo la sua narrativa cattivista) oggi non capisca che lo sta inconsapevolmente esaltando agli occhi del suo popolo?
Adesso che il Superomismo nordista è messo in crisi dal Covid, la prima persona plurale e la retorica della comunità nazionale prevalgono sul tema delle piccole patrie: la retorica della protezione cancella quella della contestazione.
Adesso che il Nord mette in discussione il suo stile di vita frenetico e rivede i suoi consumi, l’Italia diventa tutta “meridione” nazionale, tutta Paese-famiglia, tutta noi-uniti, e non settentrione secessionista e loro-contro.
Forse non per sempre: forse solo per questa stagione sospesa tra un lockdown e un non so che. Questo Salvini cattivista ribelle, oggi, mi pare come uno che sta in attesa alla fermata dell’autobus che ha preso tutti per tutta la sua vita, ogni giorno, sempre alla stessa ora, sempre con puntualità impeccabile, sempre arrivando in orario. E questo deja vu lo inganna.
Purtroppo (per lui) non si accorge che sopra il palo della fermata oggi c’è una etichetta: l’autobus ha cambiato percorso, causa epidemia.
Lo sta guidando Conte, e quella fermata non la fa più.
(da TPI)
argomento: denuncia | Commenta »
Agosto 8th, 2020 Riccardo Fucile
ORDINANZA DEL 23 FEBBRAIO: “IL PRESIDENTE DELLA LOMBARDIA, SENTITO IL MINISTRO DELLA SALUTE, PUO’ MODIFICARE LE DISPOSIZIONI IN RAGIONE DELL’EVOLUZIONE DELLA PANDEMIA”… MA NON LO FECE MAI
Difficile poter fare le vittime e difficile che Capitan Nutella ora ne chiesta le dimissioni e l’arresto. Perchè è noto che alla Lega sono garantisti o forcaioli solo a targhe alterne.
“Il presidente della Regione Lombardia, sentito il ministro della Salute, può modificare le disposizioni di cui alla presente ordinanza in ragione dell’evoluzione epidemiologica”.
Si legge così nel documento pubblicato stamani da ‘Il Fatto quotidiano’ che sulla mancata istituzione delle zone rosse nella Val Seriana pubblica un’ordinanza datata 23 febbraio 2020 e firmata, oltre che dal ministro della Salute, Roberto Speranza, anche dal governatore lombardo, Attilio Fontana.
Il documento, riferisce il quotidiano, “è di due pagine dove vengono elencate tutte le restrizioni, a partire dai check point attorno ai dieci comuni del Basso lodigiano”. Prosegue il giornale: “Il governatore leghista la sera del 23 febbraio quindi, firmò di suo pugno un atto che gli avrebbe permesso fin da subito di allargare la zona rossa di Lodi e di istituire quella in Valseriana. E questo ben prima di scoprire l’esistenza di una legge vecchia di 42 anni (la 833 del 1978) che dà pieni poteri alle regioni ‘in materia di igiene e sanità pubblica’”
L’ordinanza del 23 febbraio, grazie al Comitato per le vittime del coronavirus di Bergamo ‘Noi denunceremo’, è stata recentemente acquisita agli atti della procura di Bergamo che indaga sulla mancata zona rossa di Alzano e Nembro.
E, ricorda il giornale, “è anche alla base di un’interrogazione al ministero della Salute firmata dall’onorevole del M5S Valentina Barzotti, in cui si chiede se il governo fosse ‘a conoscenza delle ragioni per cui Regione Lombardia dopo l’emanazione dell’ordinanza del 23 febbraio scelse di non estendere la zona rossa a Lodi’.
Per la Regione Lombardia, è stato invece il consigliere pentastellato Marco Degli Angeli a invitare l’assessore al Welfare, Giulio Gallera a riferire in commissione, facendo richiesta di accesso agli atti “per verificare eventuali responsabilità “, lamentando una certa “inerzia del governatore Fontana e dell’assessore Gallera nel rispondere a mia legittima richiesta”
Il documento riportato dal ‘Fatto’ “è il risultato di una serie di riunioni istituzionali che si tengono quel 23 febbraio (…) – sottolinea il quotidiano -. La giunta lombarda non si attiverà mai. Nè a Lodi nè a Bergamo, dove sempre il 23 febbraio prima si tiene una riunione in Prefettura con i dirigenti dell’Ats locale e il sindaco Giorgio Gori, e poi, in serata, oltre 200 sindaci si collegano con i vertici della Regione. Bisognerà attendere l’8 marzo, quando, con uno dei famosi Dpcm, sarà a quel punto chiusa tutta la Lombardia”.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Agosto 8th, 2020 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DEL DIRETTORE DELLE MALATTIE INFETTIVE DEL “GARIBALDI” DI CATANIA
Mentre il governatore Musumeci minaccia di chiudere tutto, il direttore delle Malattie infettive del
Garibaldi di Catania denuncia la totale mancanza di rispetto delle regole da parte dei cittadini
Da regione virtuosa a regione con l’indice Rt (indice di trasmissibilità della malattia, ndr) più alto d’Italia.
La Sicilia riesce nell’impresa impossibile di far peggio di Lombardia e Veneto: un indice di 1,62 a fronte di una media nazionale di 1,01.
Cosa sta succedendo? Come mai i casi sono schizzati così in alto in poche settimane (ieri +27 contagiati)?
«Si è passati da un’osservanza rigida delle regole a un clima di totale menefreghismo dove il Coronavirus viene considerato meno di una banale influenza. Mi aspettavo un azzeramento dei casi in estate, le condizioni c’erano tutte. E, invece, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Le colpe? Diffuse. Dai tecnici, secondo cui la carica virale del virus sarebbe inferiore (il riferimento, nemmeno troppo velato, è al professor Alberto Zangrillo, ndr), alla stanchezza post lockdown dei cittadini, specialmente dei giovani, fino all’arrivo di turisti da aree geografiche a rischio».
A parlare a Open è Bruno Cacopardo, direttore dell’Unità operativa Malattie infettive del Garibaldi di Catania e (ormai ex) membro del Comitato tecnico scientifico istituito dalla Regione Siciliana.
«Chiudere le discoteche, controlli a tappeto sulle spiagge»
«Io, ad esempio, vengo etichettato come “esagerato” solo perchè non voglio dare la mano o baciare le persone che incontro. Mi creda, c’è stato un crollo del rispetto delle misure, e questo mi preoccupa. Noi medici, per mesi, siamo stati in trincea, abbiamo subito uno stress pesantissimo e ora l’idea di tornare sul campo di battaglia per la strafottenza di qualcuno, mi irrita non poco». E il riferimento è anche a un’intervista diventata virale, in cui una donna, in spiaggia a Mondello, dice «Non ce n’è Covid»: «Ecco, queste parole mi fanno irritare. Il virus circola ancora, eccome. E sa perchè abbiamo meno ricoverati? Semplicemente perchè il Covid-19 si sta trasmettendo tra i giovani che si ammalano meno rispetto agli anziani o alle categorie più a rischio. Adesso, però, bisognerebbe chiudere quei locali, quelle strutture dove gli assembramenti sono incorreggibili, penso alle discoteche. Sulle spiagge, invece, servirebbero controlli a tappeto. Ma resto contrario a una chiusura totale».
I focolai in Sicilia
Alcuni siciliani sembrano aver dimenticato le buone abitudini: altro che distanziamento sociale, altro che mascherine e gel per le mani.
«Qui sembra che tutto sia finito, che in Sicilia il problema non ci sia mai stato e che non c’è motivo di preoccuparsi. C’è un vero e proprio clima di rilassatezza, specialmente in alcune zone della Sicilia» spiega riferendosi a Ragusa e Catania, meno a Palermo che si è dimostrata «più attenta». Dal focolaio della comunità evangelica a quello di Sampieri (nel Ragusano) fino al giovane che aveva preso parte a una serata in discoteca alla Playa di Catania.
Insomma, «per il 50% è colpa degli autoctoni»: «I giovani, invece, hanno rispettato alla perfezione le misure imposte dal governo durante il lockdown, poi dopo se ne sono fregati, complice forse la stanchezza».
E i migranti? «Vengono tutti sottoposti a tampone, sono tracciati negli spostamenti e non entrano a contatto con la popolazione locale. Dunque c’è un’incidenza di rischio dieci volte più bassa di quella degli autoctoni».
«C’è un numero crescente di casi»
Nell’ospedale in cui lavora, però, sono 18 i ricoverati di cui 5 severi e 3 in rianimazione: «C’è un numero crescente di casi, non possiamo negarlo, ma al momento è tutto sotto controllo. Abbiamo anche un soggetto giovane con una polmonite interstiziale. Insomma guai ad abbassare la guardia». Nei prossimi mesi — conclude — «mi aspetto una circolazione lenta e graduale del virus con pochi casi gravi e tanti asintomatici in isolamento domiciliare».
Secondo i dati dell’ultimo bollettino, in Sicilia si registrano +27 casi: 37 sono ricoverati con sintomi e 4 in terapia intensiva. In 328 si trovano ancora in isolamento domiciliare, 369 sono gli attualmente positivi, 284 i deceduti e 3.396 i casi totali. La Sicilia, dunque, è la sesta regione d’Italia per incremento di casi in 24 ore.
(da agenzie)
argomento: emergenza | Commenta »