Destra di Popolo.net

IL SONDAGGIO A RATE DI EMG SVELA CHE IL REALE DISTACCO TRA GIANI E CECCARDI E’ DI 6 PUNTI, NON DI 4

Agosto 4th, 2020 Riccardo Fucile

REGIONALI TOSCANA, LA CECCARDI PRENDE MENO VOTI DELLA COALIZIONE DI CENTRODESTRA

Sei punti avanti. Dopo un fine settimana vissuto pericolosamente c’è un nuovo dato sul tavolo del Pd toscano.
È un altro pezzo del sondaggio di Masia, Emg Aqua,   reso noto nel weekend.
Di quella rilevazione datata 30 luglio solo la somma dei partiti delle due coalizioni di centrosinistra e centrodestra era stata resa nota e l’effetto è stato quello di una scossa: 4 punti avanti il Pd, 45,5% contro 41,5%, ma con l’incognita di un 2% attribuito a 2020 a Sinistra da cui però si è sfilata Sinistra Italiana, quanto basta per un weekend thriller.
Ora salta fuori che nel lavoro di Masia esiste anche un confronto tra i candidati che vede Giani al 46,5% contro Ceccardi 40,5%, con la candidata M5S Irene Galletti all’8%.
Sei punti avanti, segno che la candidata del centrodestra potrebbe valere meno della somma dei partiti che la sostengono, epifania di un possibile, sebbene marginale, voto disgiunto.
Eppure, per Giani e i Dem, è appena un’ebbrezza. Solo la conferma che un po’ di vantaggio esiste sempre, ma niente di rassicurante.

(da agenzie).

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LEGGE CONTRO L’OMOFOBIA: COME FUNZIONA E PERCHE’ L’ITALIA SI METTEREBBE AL PASSO CON GLI ALTRI PAESI

Agosto 4th, 2020 Riccardo Fucile

IL PROVVEDIMENTO VERRA’ ESAMINATO A SETTEMBRE

Se uso parole poco gentili verso una donna in quanto donna dalla mia pagina Facebook, se faccio lo stesso con un uomo in quanto gay, dicendo che ‘non mi piacciono’ i matrimoni omosessuali, le miei restano mere opinioni.
Se sono un prete e dissento sulle unioni dello stesso sesso e lo dico in una predica, se capita che durante una cena critichi aspramente una persona trans o lesbica e le sue condotte di vita, le mie restano idee personali espresse e nulla di più.
Se però alle mie parole aggiungo l’invito a prendere a schiaffi quella donna, quella persona gay, trans, bisessuale o lesbica, a farle una ‘faccia così’, a ‘levarla dal mondo’, o a diffamarla, a molestarla o quant’altro, a quel punto compio un reato, rischiando fino a quattro anni di carcere.
È più o meno questo lo scenario che si presenterà  se la legge contro l’omofobia, contro gli atti discriminatori fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità  di genere, sbarcata ieri alla Camera, dovesse diventare legge.
Inoltre, questi atti diventano un’aggravante di altri reati, come già  accade per discriminazioni di odio etnico, razziale, religioso e nazionale
Cosa contiene il testo della legge contro la transomofobia
La proposta di legge Zan, dal nome del relatore di maggioranza, Alessandro Zan del Pd, a proposito dei cosiddetti delitti contro l’uguaglianza, già  previsti dagli articoli 604-bis e ter del codice penale, alle discriminazioni per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, aggiunge, riallacciandosi alla legge Mancino, aggiunge, come abbiamo detto, quelli legati ai caratteri sessuali.
La differenza, però, è che mentre se per la Shoah, per i crimini di genocidio, così come per quelli contro l’umanità  e di guerra, per l’odio razziale e religioso, è reato anche la sola propaganda, per quelli compresi nella proposta di legge sarebbe reato solo l’istigazione (e non la propaganda).
Oltre a questo, la nuova legge mira a diffondere una cultura della tolleranza, con l’istituzione della giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, fissa il giorno 17 maggio.
Cosa vuol dire istigare per il codice penale
Istigare è un incitamento concreto a commettere reati, non è quindi qualunque manifestazione di opinione, ma un’esortazione “che abbia una efficacia determinante nei confronti delle persone a commettere un reato”, come spiega ad HuffPost il costituzionalista Davide De Lungo.
Ci deve dunque essere la reale capacità  dell’istigazione a suscitare odio e potenzialmente a determinare un concreto rischio di commissione di condotte delittuose.
L’aspetto delicato è che, ad esempio, una determinata frase molto sgradevole e offensiva rivolta a una donna — perchè il provvedimento è anche contro la misoginia — potrebbe sì essere un incitamento alla violenza e contenere una forma di istigazione, però sarà  il giudice che, per condannare o meno il sospettato, dovrà  “valutare in concreto la situazione alla luce di chi è l’autore, delle modalità  la concreta attitudine della condotta a determinare la commissione del reato”.
Il rischio è di penalizzare le mere opinioni
La Carta all’articolo 21, primo comma, fissa il principio costituzionale secondo cui tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
Stante questa base, come dicevamo, già  esistono le fattispecie di reato che riguardano la propaganda e l’istigazione per discriminazioni razziali, etniche e religiose. “I reati d’odio — prosegue De Lungo — nel nostro ordinamento esistono dal 1975, con la normativa ONU sulle discriminazioni, e poi l’abbiamo attuata nel ’93”.
Quando però si creano nuove fattispecie di reato, il problema è questo: “c’è il rischio che possa aprirsi un’indagine o avviarsi un processo per accertare che la condotta rientri o meno all’interno dei casi puniti”.
Per quanto la norma della nuova legge possa essere chiara, “potrà  sempre esserci un pubblico ministero, un giudice o anche una persona offesa che possano ritenere diversamente e che quindi ci siano i presupposti per procedere”.
A che punto è l’iter legislativo
Ieri è finita la discussione generale, adesso si passa all’esame del provvedimento, preceduto da due pregiudiziali di costituzionalità  presentate da Fratelli d’Italia e Lega. La Camera quindi esamina queste pregiudiziali e le vota. Se vengono bocciate, l’iter procede, se per caso viene approvata anche una delle due, allora il provvedimento è morto, perchè viene ritenuto dall’Aula non costituzionale. “E’ all’ordine del giorno oggi, ma tutto depone perchè, per forza di inerzia, avvenga a settembre”, spiega una fonte parlamentare vicina al dossier.
Si tenta di fare questa legge da vent’anni
La legge contro l’omofobia l’Italia la rincorre da più di vent’anni, prima con i militanti del mondo gay, poi nel 1999 con il primo tentativo di diversa matrice, questa volta cattolica, con il deputato del Ppi Paolo Palma.
Il problema, anche degli ultimi tentativi, come quello di Ivan Scalfarotto del Pd, è che naufragano sempre perchè “sia i radicali del mondo arcobaleno che gli oltranzisti cattolici alla fine non accettano la minima mediazione”, dice la fonte.
“Quando Scalfarotto nella scorsa ha provato a trovare un punto di caduta, sulla Rete se lo sono mangiato dicendo che aveva ceduto, che si trattava di un compromesso al ribasso”.
In questi giorni nei palazzi della politica circolava la domanda ‘Ma come mai con tutte le emergenze che abbiamo ci occupiamo dell’omofobia?’. Tra le risposte in Aula, è arrivata quella del dem Walter Verini, che ha riportato alcuni numeri: “Nel 2017 sono state 324 le segnalazioni che non si siano tradotte in denunce di atti discriminatori o di atti di violenza per motivi di orientamento sessuale o di identità  di genere”.
Nel 2018 “sono state 284 e nel 2019, 219”. E poi la sua stoccata ai contrari: “Alcuni sono nipoti di coloro che nei primi anni Settanta si opposero con tutti i mezzi alla legge che introdusse il divorzio”
L’Italia è in ritardo rispetto agli altri Stati europei
L’Onu il 13 maggio scorso ha sollecitato con una lettera il nostro Paese a muoversi con più leggi contro le discriminazioni, perchè siamo considerati indietro rispetto alle altre nazioni dell’Europa occidentale.
Anche il Parlamento europeo è intervenuto più volte con delle risoluzioni per chiedere ma a tutti gli stati membri, non solo a noi, di legiferare in materia antidiscriminatoria. L’omofobia, intesa come atto violento o incitamento all’odio, è esplicitamente punita come reato con sanzioni in Danimarca, Francia, Islanda, Norvegia, Paesi Bassi e Svezia. In quest’ultimo paese, la normativa è molto stringente: il colpevole di minacce o dell’espressione di disprezzo verso gli omosessuali può essere condannato da 6 mesi a 4 anni di carcere.
Lì, sullo stesso tema, nel 2005 è entrata in vigore la legislazione anche in materia di sicurezza sociale.
Quanto alla Norvegia, è stato il primo paese al mondo a includere gli omosessuali nella sua legislazione anti-discriminazione del 1981, rendendo penalmente perseguibile chi rifiuta beni o servizi a una persona per la sua “disposizione, stile di vita o tendenza all’omosessualità ”. Qui si rischia il carcere fino a sei mesi.
Il codice penale danese dal 1971 punisce l’incitamento all’odio nei confronti degli omosessuali, quello sloveno dal 1994, lo spagnolo già  dal 1995, l’islandese dal 1996, mentre in Ungheria è in vigore dal 1997 la legge sulla salute pubblica, che inquadra la stessa fattispecie.
Serbia, Montenegro e Repubblica Ceca, invecem ci sono arrivati nel 2000. In Francia dal 2004 chi insulta gay e lesbiche rischia un anno di carcere e fino a 45.000 euro di multa.
Nei Paesi Bassi non esiste una legge antidiscriminatoria per gli omosessuali, ma chi diffama pubblicamente un gruppo per la sua razza, religione, credenze personali o il suo orientamento sessuale è punito con il carcere fino ad un anno o con una multa fino a 4500 euro.
In Germania, diversamente, non esiste a livello federale una legge antidiscriminatoria di questo tipo. Per il resto, Finlandia, Cipro, Belgio, Austria, Irlanda, Lussemburgo e Gran Bretagna hanno norme più legate alla sfera lavorativa e al gap occupazionale. L’avvocato Matteo Bonini Baraldi, infine, ricorda ad HuffPost che “già  dal 2015 quattordici Stati dell’Ue, tra cui Belgio, Francia, Spagna e Grecia considerano la finalità  omofobica come circostanza aggravante o un elemento da prendere in considerazione nella determinazione della pena prevista per il reato”.
L’Italia, in sostanza, non farebbe altro che mettersi la passo con la realtà  di oggi, ma la differenza con la maggior parte delle altre nazioni è che il nostro ordinamento è caratterizzato da un eccesso normativo che complica di molto l’interpretazione delle leggi.

(da “Huffingtonpost”)

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SVELATO CHI ERA L’INVIATO DELLA LEGA ALL’INCONTRO CON IL COMMERCIALISTA DELLA LOMBARDIA FILM COMMISSION: E’ IL SENATORE BORGHESI, DEL CERCHIO MAGICO DI SALVINI

Agosto 4th, 2020 Riccardo Fucile

BRESCIANO DI LUMEZZANE, E’ COMMERCIALISTA COME MANZONI

Domenica Repubblica ha parlato di un incontro tra un politico di primo piano del Carroccio e uno dei tre commercialisti Scillieri, Di Rubba e Manzoni comparsi nel caso Lombardia Film Commission.
Oggi Il Fatto sostiene in un articolo a firma di Stefano Vergine che il politico sia Stefano Borghesi,   bresciano di Lumezzane, commercialista come Manzoni, ma soprattutto uomo del cerchio magico di Matteo Salvini, vice del Capitano ai tempi della segretaria della Lega Lombarda, senatore e presidente della commissione permanente Affari costituzionali. L’incontro, dice il Fatto, è con Manzoni:
Cosa si dicevano Manzoni e Borghesi? Lo abbiamo chiesto a Borghesi, ma nel momento in cui il giornale va in stampa il senatore non ci ha ancora risposto.
Borghesi non è indagato per la vicenda della Lombardia Film Commission. Il suo legame con i commercialisti leghisti finiti sotto il faro della Procura è però un fatto documentato. Quarantatrè anni, laurea in Economia e commercio, un paio di nomine nei consigli di revisione contabile di società  a controllo pubblico (Agea e gruppo Poste Italiane), Borghesi è in affari con Manzoni e Di Rubba. E anche con Giulio Centemero, l’ex assistente personale di Salvini diventato tesoriere del partito. I quattro condividono infatti le quote azionarie della Mdr Stp Srl.
È la piccola società  che, fra il 2018 e il 2019, ha ricevuto 39 bonifici da Lega per Salvini Premier, Lega Nord e Radio Padania. Un totale di quasi mezzo milione di euro bonificato dalle casse del partito — gravato dal debito dei 49 milioni di euro frutto della truffa sui rimborsi elettorali ottenuti presentando bilanci falsi — e arrivato a quelle dell’i mpresa privata dei suoi esponenti. Motivo? Servizi contabili: questo almeno è l’oggetto sociale della società  dei commercialisti di fede salviniana.
Borghesi, con Manzoni, Di Rubba e il tesoriere Centemero, è socio della Mdr Stp che ha ricevuto mezzo milione di euro dalla Lega:
Le quote della Mdr Stp peraltro non sono distribuite in modo equo: Di Rubba e Manzoni detengono il 96% dell’a zi end a, mentre Borghesi e Centemero sono titolari del 2% ciascuno.
Insomma, degli eventuali utili aziendali i due parlamentari beneficerebbero in minima parte. Una spiegazione potrebbe trovarsi fra le norme che regolano le perquisizioni.
Che succede se la polizia giudiziaria deve perquisire gli uffici di una società  privata tra i cui soci ci sono dei parlamentari? Succede che non basta presentarsi con un decreto firmato da un giudice. SE INFATTI un parlamentare (e qui sono due) ha il suo ufficio personale all’interno dell’azienda, la faccenda si è molto più complicata. Serve il voto della giunta per le autorizzazioni, cioè l’ok da parte degli stessi colleghi in Parlamento.

(da “NextQuotidiano”)

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I VERGOGNOSI COMMENTI ALLA NOTIZIA DEL RAGAZZO DI COLORE PICCHIATO SULLA SPIAGGIA DI GROSSETO: “HANNO FATTO BENE A PICCHIARLO”

Agosto 4th, 2020 Riccardo Fucile

SIAMO ALL’APOLOGIA DI REATO E ALL’ISTIGAZIONE ALL’ODIO RAZZIALE… CON QUESTA TEPPAGLIA I TEMPI DELLA DISCUSSIONE SONO FINITI

In merito all’aggressione subita da un ragazzo di colore di 25 anni sulla spiaggia di Castiglione della Pescaia, vi documentiamo alcuni commenti che fanno davvero rabbrividire. A cura della redazione di “Adotta anche tu un analfabeta funzionale”
Mamady Dabakh Mankara, un ragazzo di colore di 25 anni, è stato pestato sulla spiaggia di Castiglione della Pescaia, in provincia di Grosseto, per il colore della sua pelle, da parte di un uomo che dapprima ha iniziato ad apostrofarlo con insulti razzisti e successivamente è passato alle mani.
Un uomo che, oltretutto, si trovava in spiaggia con la sua famiglia, tra cui il figlio di 7 anni che avrebbe chiesto al padre di smetterla.
La vittima risiede in Italia da un anno e lavora presso una Onlus che si occupa di giovani disabili.

(da agenzia)

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IL VIDEO DELLA LEGA CHE DILEGGIA I RAGAZZI AUTISTICI E LE ISTITUZIONI

Agosto 4th, 2020 Riccardo Fucile

“L’ITALIA AFFONDA E LORO SUONANO IL TAMBURO”: LA FOGNA SOVRANISTA NON HA PIU’ CONFINI

Il 30 luglio scorso Alessandro Morelli e altri hanno pubblicato un video di dileggio nei confronti di Giuseppe Conte, Roberto Fico e altri rappresentanti delle cariche istituzionali dal titolo “L’Italia affonda e loro suonano i tamburi”.
Oggi su La Stampa Chiara Francini spiega il contesto del video e segnala che il webfango della Lega ormai non ha più confini:
Hanno mangiato e hanno suonato i tamburi tutti insieme.   Giuseppe Conte, i due Roberti, Fico e Gualtieri, Teresa Bellanova e poi Marco, Giulia, Chiara, Federico e tanti ragazzi disabili. È stato un momento di inclusione importante quello che si è svolto in Piazza Montecitorio a Roma. Gli strumenti erano realizzati con materiale riciclato da ragazzi disabili e “PizzAut”, dove poi, si è mangiato tutti insieme, lo spazio sociale gestito da ragazzi affetti da autismo. Quei tamburi suonati tutti insieme erano battiti. Di cuore. Erano vita.
Queste immagini di cristallo sono state lordate da mani callose, sfregiate con parole d’acido.
Sopra quelle foto il deputato leghista Alessandro Morelli ha scritto: «Mentre l’Italia affonda, loro (I rappresentati dello Stato) suonano il tamburo».
E quella foto abusata, decontestualizzata, bugiarda e vile è diventata vessillo. È stata condivisa, urlata da gente come noi. È diventata santino. Come è possibile, ci si chiede? Come è possibile che   l’immagine di una festa che canta d’integrazione, abbracci, verità  e bellezza, sia stata abbandonata e vomitata da tante bocche che, invece, avrebbero solo dovuto sorridere vedendo uno Stato che ama e balla con quei ragazzi appassionati e vivi?

(da “NextQuotidiano”)

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L’OPERAIO DELLA FORESTALE CHE HA SALVATO QUATTRO BAMBINI DA UN INCENDIO

Agosto 4th, 2020 Riccardo Fucile

SI E’ ARRAMPICATO SUL BALCONE DELLA CASA IN FIAMME CALANDOLI UNO A UNO: E’ RIMASTO FERITO A UNA GAMBA

Si è arrampicato su un balcone in una casa in fiamme e ha salvato quattro bambini intrappolati nell’incendio. È accaduto a Isnello, piccolo paese delle Madonie.
Protagonista del salvataggio è stato Nunzio Mogavero, un operaio di 49 anni, richiamato dalle grida provenienti da un appartamento del centro storico vicino a una chiesa dove si stava celebrando un funerale.
Mogavero è un Forestale. Dopo l’intervento è stato portato in ospedale per una ferita alla gamba. Le fiamme sono divampate al piano terra e si sono propagate al primo piano dove si trovavano tre sorelline e un loro cuginetto. La madre delle bambine si era allontanata per fare la spesa poco prima che divampasse un incendio provocato, a quanto pare, da un corto circuito all’impianto elettrico.
Mogavero ha tentato di entrare nell’edificio ma il portone d’ingresso era bloccato. Con l’aiuto di due carabinieri che stavano partecipando al funerale è riuscito a raggiungere, inerpicandosi sulla parete, il balcone al primo piano.
Ha quindi afferrato i piccoli e a uno a uno li ha calati dall’alto porgendoli alle persone che si erano radunate sulla strada. Ne aveva salvati tre quando da un angolo della casa ha sentito il richiamo di una bambina di tre anni.
L’uomo è tornato indietro e ha strappato la piccola alle fiamme che già  la stavano raggiungendo. A mettere in sicurezza l’edificio dichiarato inagibile sono stati i vigili del fuoco arrivati per completare le fasi di spegnimento del rogo.

(da agenzie)

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PERCHE’ L’EUROPA ALL’ITALIA CONVIENE

Agosto 3rd, 2020 Riccardo Fucile

SMONTATA LA BUFALA CHE DIAMO PIU’ SOLDI DI QUANTI NE RICEVIAMO: IL SALDO PARZIALE NEGATIVO DI 3-5 MILIARDI E’ RIBALTATO DAGLI 80 MILIARDI DI BENEFICIO ANNUALE E DI ALTRI 10 MILIARDI PER AGRICOLTURA E LAVORO

Indipendentemente dall’enorme impatto che avrà  su Italia e Europa il Next Generation EU, perchè non ha senso dire che l’Italia (cosi’ come altri Paesi) è stata sinora un “contributore netto” al bilancio dell’Unione europea?
E’ vero che l’Italia versa al bilancio UE tra i 12 e i 15 miliardi € all’anno, ricevendone indietro soltanto 9 o 10 (prima del Next Generation/Recovery Fund ovviamente, che cambierà  tutte le carte in tavola)?
E’ vero, ma solo da un punto di vista contabile e di breve periodo. Perchè se i costi dell’Europa si possono facilmente quantificare (meno di una tazzina di caffè al giorno per ciascuno di noi, secondo una metafora facile e veritiera), i suoi benefici non si misurano soltanto con i fondi attribuiti direttamente al proprio paese, sotto forma di “fondi strutturali” o sovvenzioni agli agricoltori. Si misurano in benefici spesso non quantificabili.
E’ come quando si pagano le tasse allo Stato: lo si fa per avere in cambio dei servizi e dei benefici, scuole di qualità , ospedali efficienti e accessibili, pensioni adeguate, strade sicure. Non chiediamo allo Stato di restituirci le cifre da noi versate. Gli chiediamo soprattutto servizi e benefici. La stessa cosa succede al bilancio UE.
I 27 governi, cioè i “contribuenti” al bilancio europeo, versano alle casse   dell’Unione una quota (pari a circa l’ 1% del PIL) per avere in cambio benefici o “beni pubblici europei”, come il poter aderire a un mercato unico da 450 milioni di persone, come le opportunità  di muoverci senza ostacoli all’interno di questo spazio comune come turisti, lavoratori o studenti, come la possibilità  di affrontare uniti sfide come il clima, l’intelligenza artificiale o il terrorismo, o come le direttive europee che permettono all’aria di essere più pulita, ai giocattoli e agli elettrodomestici di essere più sicuri, al nostro patrimonio culturale di essere più protetto, etcetera etcetera.
L’Italia, versando la sua “quota d’iscrizione” annuale di 12-15 miliardi di euro (a seconda degli anni), riceve dal club europeo tutti questi benefici e opportunità  (si calcola un beneficio annuale per l’Italia di 80 miliardi di € solo per la sua partecipazione al mercato unico!), e oltre a tutto ciò, anche 9-11 miliardi di euro che le autorità  nazionali o regionali italiane possono spendere a fondo perduto a sostegno degli agricoltori, di progetti di sviluppo locale, corsi di formazione professionale, lotta alla disoccupazione o inclusione sociale.
Sommando il tutto, si tratta di un beneficio netto per qualunque paese partecipi all’Unione europea, sia per quelli che, da un punto di vista puramente contabile, contribuiscono più di quanto ricevano direttamente, sia per gli altri.
Ancora due esempi per chiarire ulteriormente: se un progetto di ricerca europeo coordinato, poniamo, in Svezia, sviluppa un nuovo farmaco o una nuova fonte di energia, grazie al lavoro congiunto di scienziati di paesi diversi, come si può calcolare il beneficio? Dal punto di vita contabile questi fondi vanno attribuiti alla Svezia, paese in cui il progetto è coordinato, ma il beneficio andrà  a tutti i cittadini europei (e non solo) che un giorno potranno beneficiare di quel farmaco o di quella invenzione. Che probabilmente non sarebbero stati scoperti se non ci fossero stati il partenariato e il finanziamento europei.
Secondo esempio: con fondi UE attribuiti a un paese X, una ditta italiana si aggiudica un appalto per un nuovo aeroporto in quel paese. Sotto il profilo contabile, questi fondi vanno al Paese X. Nella realtà , il beneficio va anche all’impresa italiana e, soprattutto, a tutti i viaggiatori che utilizzeranno quell’aeroporto, che siano cittadini di quel paese oppure no.
Per rispondere alla domanda iniziale: la definizione di paesi “contributori netti” è miope e fuorviante.
Investire nell’Europa non significa cercare di trarre il massimo ritorno nei nostri confini: significa investire nel nostro orizzonte comune, nello spazio economico, politico, sociale, scientifico, di cui l’Italia fa parte. Un’Europa prospera e dinamica è nell’interesse nazionale di qualunque paese europeo. Nel breve e nel lungo periodo.
Anche a prescindere dai piani d’emergenza come il Recovery Fund.

(da “Huffingtonpost”)

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PER SALVINI ANCHE LA LUNA HA UNA NAZIONALITA’ (INDOVINATE QUALE)

Agosto 3rd, 2020 Riccardo Fucile

E SUI SOCIAL SI SCATENA L’IRONIA

Anche la luna ha una nazionalità  per Matteo Salvini e — nemmeno a specificarlo — si tratta di una luna italiana.
Il post con cui ieri sera Matteo Salvini ha augurato la buonanotte ai suoi “Amici” dei social è la fotografia di una splendida luna sul mare. La nazionalità  affibbiata alla luna ha scatenato l’ilarità  do chi ha commentato, non solo le parole di chi gli ha risposto seriamente.
«Luna italiana dedicata a voi, Amici. Serena notte»: mare calmo, luna piena in cielo. Quella che, ieri sera, abbiamo visto tutti quanti. Anche la luna ha una nazionalità , per Matteo Salvini, che probabilmente intendeva dire che il paesaggio mostrato in foto era italiano (il leader del Carroccio si trova in riviera romagnola per partecipare all’evento della Lega che si svolgeva questo weekend e al quale Fontana, governatore della Lombardia, è mancato per un piccolo malore).
La frase risulta alquanto bizzarra, però, considerato quanto sia strano dire che la luna ha una nazionalità .
Al di là  dei commenti dei fan di Salvini ci sono tante persone che hanno cominciato a fare battute sulla singolare affermazione del leghista.
«Chissà  come è la Luna tedesca, francese, spagnola ecc.», si chiede una persona tra i commenti facendo ironia.
Rimanendo sullo stesso tono troviamo anche «Prima la “Luna Italiana”. Le altre sono inutili » e anche «Luna italiana Qualcuno glielo spiega che è la stessa luna visibile dall’Africa o ci rimarrebbe troppo male?».
C’è chi parla senza mezzi termini: «Luna italiana fa piangere solo a sentirlo».
C’è anche chi assume torni più seri: «È la stessa luna che protegge chi sta per affogare in mare… unica salvezza e unica luce nel buio delle acqua fredde del nostro Mediterraneo».

(da agenzie)

argomento: Costume | Commenta »

NEW YORK TIMES: “LA PROCURA DI MANHATTAN INDAGA TRUMP PER FRODE BANCARIA”

Agosto 3rd, 2020 Riccardo Fucile

DUE IPOTESI DI REATO A CARICO DEL PRESIDENTE

Rinnovando la richiesta di acquisire le dichiarazioni fiscali personali e aziendali di Donald Trump negli ultimi otto anni, la procura di New York ha lasciato intendere che sta indagando il presidente per una possibile frode bancaria e assicurativa.
Per aver gonfiato il valore della sua ricchezza e dei suoi immobili, come riportano “indiscussi” articoli di stampa di un anno fa e che costituiscono la base legale delle indagini, ha spiegato il procuratore Cyrus Vance.
Per il tycoon sarà  un’altra battaglia contro il tempo, per evitare di consegnare i documenti prima delle elezioni.
Una battaglia in cui ha anche meno tempo del previsto per chiudere il gap con il suo rivale Joe Biden, che nella media dei sondaggi di RealClearPolitics lo supera di 7,4 punti a livello nazionale (49,4% a 42%) e ha un margine di sicurezza in quasi tutti gli Stati in bilico.
Se infatti all’Election day mancano ancora 92 giorni, al tycoon resta meno di un mese e mezzo per tentare la rimonta perchè gli elettori di alcuni ‘swing State’ chiave cominceranno a ricevere già  a settembre le schede per votare per corrispondenza o anticipatamente. E quest’anno si prevede un aumento del voto per corrispondenza a causa della pandemia, oltre ad un numero più basso di indecisi che decidono negli ultimi giorni di campagna. Il primo Stato a spedire le schede sarà  il North Carolina, il 4 settembre, cioè tra un mese.
Altri quattro “battleground statè – Pennsylvania, Michigan, Florida e Minnesota – inizieranno a votare per posta o anticipatamente entro la fine di settembre, ossia anteriormente al primo dibattito presidenziale fissato per il 29 di quel mese
Arizona, Ohio e Iowa avvieranno l”early voting’ subito dopo, nei primi sette giorni di ottobre.
Per questo nei giorni scorsi il presidente ha suggerito di rinviare la data delle elezioni, anche se non ha l’autorità  per farlo, e continua a twittare che il voto per posta – sempre più allargato dai governatori dem e tradizionalmente più favorevole al loro elettorato – equivale ai brogli.
Senza nessuna prova, certo, ma allarma il caos di New York, dove a sei settimane dalle primarie non si conosce ancora l’esito di due gare per i ritardi nel conteggio di 400 mila schede, complice pare anche l’inefficienza delle Poste americane.
Questo non impedisce alla campagna di Trump di lanciare una offensiva pubblicitaria concentrata proprio negli Stati col voto anticipato e di sollecitare i suoi sostenitori a chiedere le schede per votare per corrispondenza ed evitare che Biden ipotechi la vittoria: perchè anche una parte dell’ ‘early vote’ potrebbe far cambiare direzione alle elezioni negli Stati in bilico dove il successo è deciso da un esiguo numero di schede.
Finora, anche nelle primarie di quest’anno, i democratici hanno surclassato i repubblicani nella richiesta di schede via posta. Inoltre si prevede che gli incerti dell’ultima settimana, che quattro anni fa premiarono il tycoon con un vantaggio di 3 punti, scenderanno dal 13% del 2016 al 10%.
Danneggiato dalla gestione della pandemia e dal crollo dell’ economia, il presidente spera di risalire nei sondaggi con l’annuncio di un vaccino contro il coronavirus e brandendo l’arma di una controinchiesta parlamentare contro Biden sui suoi rapporti con l’Ucraina e la Cina.
Ma l’ex vicepresidente ha ancora un asso da giocarsi: la scelta della vice, in una shortlist ridotta ora a cinque nomi. La mossa è attesa nei prossimi giorni.

(da “Huffingtonpost”)

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