Destra di Popolo.net

DUE MILITARI ITALIANI FERITI NELL’ESPLOSIONE DI BEIRUT, ALTRI SOTTO CHOC

Agosto 4th, 2020 Riccardo Fucile

LE CONDIZIONI NON SONO GRAVI

Due militari italiani sono rimasti feriti in modo non grave in seguito alle esplosioni avvenute a Beirut, mentre altri sono sotto osservazione perchè in stato di choc.
Lo apprende l’ANSA da fonti qualificate, secondo cui i militari fanno parte di un’unità  del contingente italiano in Libano.
A quanto si apprende, quasi tutti i militari italiani coinvolti, feriti e non, nelle esplosioni appartengono all’unità  Joint Multimodal Operations Unit (Jmou di Beirut, inquadrata nel Comando Contingente Italiano (IT-NCC) di Naqoura, con il principale scopo di favorire la cooperazione internazionale e l’integrazione sociale tra i militari italiani e la popolazione libanese.
Il percorso, focalizzato sull’apprendimento delle principali nozioni della lingua italiana, ha visto, tra l’altro, la partecipazione di alcune donne, perlopiù vedove di militari libanesi, spiega il sito della Difesa.

(da agenzie)

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INFERNO A BEIRUT: DUE ESPLOSIONI IN ZONA PORTO

Agosto 4th, 2020 Riccardo Fucile

ALMENO DIECI MORTI E 400 FERITI   TRA CUI DUE MILITARI ITALIANI

Ci sarebbero almeno 10 morti e oltre 400 persone ricoverate all’ospedale Hotel Dieu, a Beirut, secondo la Cnn, dopo le violente esplosioni nel porto della capitale libanese.
Lo riferiscono i media locali. Intanto la Croce Rossa Libanese ha rivolto un appello urgente per chiedere sangue. Alcuni testimoni riferiscono inoltre di cadaveri in strada, ma al momento non sono state fornite cifre ufficiali sulle vittime.
Tra i feriti ci sarebbe anche un militare italiano che non è grave, mentre altri sono sotto osservazione in stato di choc. Lo apprende l’Ansa da fonti qualificate, secondo cui i militari fanno parte di un’unità  del contingente italiano in Libano. La Farnesina, attraverso l’Unità  di Crisi e l’Ambasciata in Libano, si è attivata per “prestare ogni possibile assistenza ai connazionali presenti nel Paese e continua a monitorare la situazione”. Lo riferiscono fonti del ministero degli Esteri.
Ancora non è chiara la dinamica degli eventi, ma secondo quanto riporta una fonte locale, la prima esplosione accidentale sarebbe partita da una nave che trasportava un carico di fuochi d’artificio. Da qui si sarebbe innescata una seconda esplosione più grande in un deposito chimico.
Ora una nuvola tossica sovrasta la città  e gli abitanti sarebbero in fuga.   Secondo il canale televisivo panarabo Al Mayadeen l’esplosione che è stata sentita anche a Cipro, a 200 chilometri di distanza, sarebbe stata provocata da nitrato di ammonio.
Dai video che giungono dalla zona è possibile costatare la totale devastazione dell’area. In un video si notano numerose deflagrazioni minori prima dell’enorme esplosione sopra la quale si è diffusa una gigante nube a fungo che domina gli edifici della città .
Secondo l’agenzia turca Andalu, un palazzo di tre piani nelle vicinanze è crollato   e vi sono persone bloccate sotto le macerie.   Fonti libanese riportano che poco prima dell’esplosione e non lontano dal porto, l’ex primo ministro Saad Hariri stava tenendo una serie di incontri con alti ufficiali, tra cui il Capo di stato maggiore. La seconda esplosione, sarebbe avvenuta nei pressi dell’abitazione dell’ex premier, che non è stato coinvolto dall’esplosione e sta bene, secondo quanto riportato da Lbci.
Fonti israeliani qualificate, citate da Reuters, hanno sottolineato che Israele non ha alcun legame con le esplosioni avvenute al porto di Beirut
Anche Hezbollah ha dichiarato che la deflagrazione non è stata causata da missili.
Nel Paese vi è tensione in vista della pubblicazione venerdì del verdetto del Tribunale speciale per il Libano sull’omicidio dell’ex premier libanese Rafiq Hariri, padre di Saad, ucciso a Beirut il 14 febbraio del 2005 assieme ad altre 21 persone.   Il processo vede imputati quattro membri di Hezbollah con l’accusa di “complotto a fini terroristici e omicidio preterintenzionale”. Ieri era stato annunciato che mercoledì sera Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah, avrebbe tenuto un discorso dal suo bunker nella Dahiyeh, la roccaforte del Partito di Dio a Beirut, probabilmente per commentare gli avvenimenti dell’ultimo periodo, tra cui anche l’alta tensione al confine con Israele per un tentativo di attentato sventato dall’esercito israeliano la settimana scorsa, ma negato da Hezbollah.
Nel porto di Beirut, sono ancorate anche unità  navali dell’Unifil, la forza dell’Onu di interposizione al confine tra il Libano e Israele. L’accesso all’area è al momento molto difficile e l’Unifil cerca di raggiungere lo scalo con l’ausilio di elicotteri. Non si hanno per ora notizie sulla situazione degli equipaggi. Lo apprende l’ANSA da fonti informate

(da agenzie)

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ZAIA LASCIA SALVINI? I SONDAGGI CHE FANNO TREMARE LA LEGA: IN VENETO LA LISTA ZAIA AL 40% STRACCIA LA LEGA AL 10%

Agosto 4th, 2020 Riccardo Fucile

IL GOVERNATORE DEL VENETO DOPO LE REGIONALI POTREBBE SCALARE IL PARTITO LEGA NORD IN ASSE CON GIORGETTI

La Lega rischia una scissione al suo interno. Da oggi, infatti, non esiste più il vecchio Carroccio di Umberto Bossi, che non viene eliminato ma resta una scatola vuota, ma ora il partito ufficiale è “Lega per Salvini Premier” e questo porta con sè delle conseguenze.
La diffidenza è una caratteristica storica dei leghisti. veneti e lombardi sono da sempre avversari interni. Quel dualismo si sta replicando. In questo caso, però, non si tratta solo rivalità . C’è dell’altro. Qualcosa di più profondo. E per Salvini di molto più pericoloso.
Il presidente della Regione Veneto nelle ultime settimane ha fatto testare in alcuni sondaggi il potenziale di una sua eventuale lista personale, la Lista Zaia.
Risultato: nella sua regione conquisterebbe quasi il 40 per cento. E la Lega scenderebbe al 10. Una prospettiva che fa letteralmente impazzire l’ex ministro dell’Interno (con Fdi che potrebbe operare il sorpasso)
Sarebbe uno smacco e una sfida. Il prossimo anno, sarà  davvero la cartina tornasole per capire se Salvini rimarrà  al comando o meno del partito.
Non è un mistero che la svolta voluta da Matteo Salvini non è piaciuta a tutti. Al Nord infatti la Lega per Salvini Premier avrebbe fatto registrare un 30% di tessere in meno rispetto allo scorso anno
Tra i big del partito, capofila degli scontenti sarebbe Luca Zaia che, poco avrebbe apprezzato questo cambiamento nella Lega.
La distanza tra i due di recente si è palesata anche sul tema delle mascherine. Mentre Salvini si rifiutava di indossarla in Senato, Zaia a stretto giro invece ribadiva l’importanza di questo sistema di protezione al Covid.
Sono così tornate a circolare le voci che parlano di una possibile scissione nella Lega, con i salviniani nel nuovo partito voluto dal Capitano e i veneti invece a raccogliere l’eredità  del Carroccio delle origini.
In vista delle elezioni regionali del 20 e 21 settembre, per il governatore poi si preannuncia un vero e proprio plebiscito.
L’appuntamento fondamentale sarà  di conseguenza quello delle regionali: se Zaia in Veneto dovesse vincere con percentuali bulgare e se Salvini dovesse uscire ridimensionato nelle altre Regioni, a quel punto sarebbe inevitabile una sorta di resa dei conti all’interno della Lega dagli esiti imprevedibili.

(da agenzie)

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ORA SALVINI HA INIZIATO A REGALARE LE SUE MASCHERINE USATE AI FAN: IL MASSIMO DELL’IGIENE

Agosto 4th, 2020 Riccardo Fucile

E’ SUCCESSO A SESTO SAN GIOVANNI: “ERA TUTTA SUDATA”… AUGURI AL BENEFICIATO

Come un giocatore al termine di una partita trionfante che va sotto la curva avversaria a omaggiare i suoi tifosi con la maglietta sudata, così anche Matteo Salvini regala mascherine ai suoi fan.
In modo particolare, è quello che è successo a Sesto San Giovanni questa mattina, dove il leader della Lega ha fatto il consueto bagno di folla, in mezzo ai suoi fan e ai suoi elettori. Addirittura è arrivato a regalare una mascherina a un uomo di mezza età , orgoglioso del cimelio conquistato.
La sua mascherina nera con una striscia tricolore sottile sul lato è stata gentilmente concessa a una persona che si trovava lì in quel momento. Fino a quel punto, Matteo Salvini aveva indossato la mascherina, ma in occasione dei selfie non copriva naso e bocca, ma la teneva abbassata sul collo.
Prima di iniziare il suo intervento in pubblico, Salvini aveva invitato le persone arrivate lì per lui (circa 200) a indossare la mascherina «altrimenti ci arrestano».
Poi, in presenza dei giornalisti, ha spiegato il motivo del suo gesto: «Me l’ha chiesta e gliel’ho regalata volentieri».
L’agenzia LaPresse ha anche ripreso il momento esatto in cui Salvini ha regalato la sua mascherina con le sue iniziali (MS) e ha intervistato la persona che ha ricevuto il gentile omaggio dal leader   della Lega: «Eccola qua, era tutta sudata — ha detto di fronte alle telecamere -. Se ho paura del contagio? No, no: io ogni tanto le igienizzo e le lavo. Poi Salvini lo conosco bene e conosco anche il sindaco di Sesto San Giovanni».
Vale appena la pena ricordare che le mascherine sono strettamente personali e — se non sono lavabili — dovrebbero essere monouso.
Le mascherine lavabili, invece, vanno igienizzate per bene prima di un nuovo impiego. Di certo, però, non è saggio nè prudente scambiare le mascherine con persone estranee.
Sul tema, Salvini ha fatto registrare un cambio di passo nell’ultima settimana: si è passati dalla mascherina non indossata volutamente al Senato, all’incontro con un bambino sul palco della Lega a Cervia che — nonostante l’invito del leader della Lega a toglierla — gli ha detto che preferiva tenerla, fino ad arrivare all’intervista a Sky Tg 24 in cui Matteo Salvini ha affermato l’importanza di indossare la mascherina nei luoghi chiusi, facendo appello ai suoi elettori e non solo affinchè potessero portarla sempre con sè.
Oggi, però, il nuovo scivolone.

(da agenzie)

argomento: denuncia | Commenta »

COMO: I CARABINIERI IN 17 CASE DI RIPOSO, SEQUESTRATE LE CARTELLE DI 363 PAZIENTI DECEDUTI

Agosto 4th, 2020 Riccardo Fucile

L’IPOTESI DI REATO E’ EPIDEMIA COLPOSA… L’ESPOSTO DELLE FAMIGLIE DI 26 VITTIME

Arriva da Como la notizia di un blitz dei Nas in 17 case di riposo e in un ospedale in provincia. L’indagine è cominciata in seguito agli esposti presentati dalle famiglie di 26 vittime e dal personale sanitario delle strutture.
I militari dell’Arma hanno sequestrato le cartelle cliniche di 363 pazienti che hanno perso la vita a causa del coronavirus. L’ipotesi di reato nell’ambito dell’inchiesta è quella di omicidio ed epidemia colposi.
Anche Rsa e ospedali della provincia di Como si aggiungono alla lista di realtà  perquisite dal Nucleo antisofisticazione e sanità  per accertamenti in merito alla gestione dei casi di coronavirus e ai conseguenti decessi nel periodo più acuto della pandemia.
L’inchiesta è stata avviata qualche giorno fa dalla procura della Repubblica di Como ed ha portato, nella giornata di oggi, al sequestro di 363 cartelle cliniche di altrettanti pazienti deceduti. L’inchiesta — attualmente — è a carico di ignoti e l’esame delle cartelle cliniche insieme alle testimonianze degli inquirenti dovranno stabilire se tutti i protocolli di prevenzione sono stati rispettati adeguatamente o se ci siano stati errori e disattenzioni che hanno favorito l’ingresso del virus all’interno delle strutture sanitarie.
Le indagini sulle Rsa
Sono parecchie le inchieste aperte in questo senso per capire se l’ingresso del Covid in tante Rsa e la conseguente morte di pazienti fragili ospitati al loro interno sia imputabile a qualcuno.
Dal viceministro della Salute Sileri arriva un commento positivo per le operazioni che si stanno svolgendo: «Bene gli accertamenti nelle Rsa, serve fare luce per una sanità  migliore. Le indagini e i controlli sono essenziali alla comprensione dei fatti, della responsabilità  e soprattutto della giustizia e della verità  che si devono ai parenti delle vittime». Sileri ha definito «straordinario il lavoro di magistratura e carabinieri del Nas in tutta Italia» sottolineando come «debbano essere loro il nostro riferimento per l’acquisizione di informazioni utili alla ricostruzione dei giorni più duri della pandemia».

(da agenzie)

argomento: Giustizia | Commenta »

LA LEGA RISCHIA LA SCISSIONE: STORICI MILITANTI DELLA LEGA NORD CONTRO LA LEGA DI SALVINI

Agosto 4th, 2020 Riccardo Fucile

PINI E ALTRI 20 LEGHISTI DELLA VECCHIA GUARDIA HANNO INVIATO UNA DIFFIDA AL COMMISSARIO DELLA LEGA NORD SULLE PROCEDURE DI TESSERAMENTO: PRONTI A PRENDERSI IL SIMBOLO, IL NOME E IL   LOGO DI ALBERTO DA GIUSSANO

Vecchi militanti della Lega “Nord” contro la Lega di Salvini. Carmelo Lopapa e Claudio Tito su Repubblica raccontano una disfida interna al Carroccio che vede la Vecchia Guardia contro il Capitano. E la possibilità  di adire le vie legali:
I nostalgici di Bossi hanno chiesto un parere ad alcuni avvocati. La scelta di “regalare” e di non far pagare l’iscrizione alla Lega Nord che viene mantenuta in vita solo formalmente, potrebbe invalidare l’intero percorso che conduce alla Lega per Salvini Premier e al sistema del doppio tesseramento.
Alcuni dirigente fedeli al Senatur sono pronti a far valere l’illegittimità  e a riprendersi il simbolo, il nome e l’immagine di Alberto da Giussano.
Tutto si fonda su un interrogativo presente nei pareri legali: «E’ possibile non pagare le quote associative per un partito che avrebbe ancora 49 milioni di debito con lo Stato?».
Gianluca Pini, ex deputato leghista e sfidante di Salvini all’ultimo Congresso, insieme ad una ventina di esponenti della vecchia guardia ha inviato una diffida a Igor Iezzi, il Commissario federale della Lega Nord (Salvini si è dimesso dalla segreteria per incompatibilità  rispetto al nuovo partito), richiamando proprio le procedure del tesseramento.
«In attesa di ricevere un celere e puntuale riscontro, significando sin d’ora che in caso di palesi violazioni delle norme interne, saranno espletati tutti gli atti necessari al rispetto dello statuto e del regolamento».
L’universo leghista, dunque, sta entrando in fibrillazione. Se non supererà  lo stress test del 2021, allora partirà  la caccia a Salvini o si aprirà  la ricerca del nuovo segretario della Lega Nord scissionista.
E il prescelto sarà  cercato in quello che un tempo era il cerchio magico di Bossi, a partire da Maroni. Il progetto sovranista, insomma, non corre più lungo i binari della certezza ma della precarietà . Gli spazi in politica non restano mai vuoti troppo a lungo.

(da agenzie)

argomento: LegaNord | Commenta »

SALVINI VUOL FARE FUORI GALLERA PER FAR DIMENTICARE CHE FONTANA E’ PURE PEGGIO

Agosto 4th, 2020 Riccardo Fucile

IL RISCHIO DELL’OPERAZIONE E’ QUELLO DI AMMETTERE L’INEFFICIENZA DELLA GIUNTA SULL’EMERGENZA CORONAVIRUS… E SE POI FONTANA FINISCE IMPUTATO, LA LEGA COME NE ESCE?

Il Messaggero racconta oggi che Matteo Salvini ha deciso di prendere in mano il caso Lombardia per correre in soccorso del “suo” presidente di Regione Attilio Fontana.
L’idea del Capitano è quella di far fuori Giulio Gallera, l’assessore alla Salute tanto chiacchierato per le sue performance durante l’emergenza Coronavirus:
Salvini ha deciso: «Serve un segnale sulla Lombardia», ha detto ai suoi nel week end. E dunque a inizio settembre si andrà  verso un rimpasto della Giunta. A rischio è soprattutto l’assessore Gallera che era già  stato frenato nelle ultime settimane.
L’obiettivo del Capitano è quello di rafforzare qualche assessorato, rilanciare la Regione alle prese, tra l’altro, con un ‘piano Marshall’ per le grandi opere che ritarda per la lentezza nei passaggi amministrativi. Nel mirino soprattutto la Sanità . Anche se pubblicamente la difesa è a spada tratta («averne come quella lombarda in giro per l’Italia…»), è ormai parere unanime nel partito di via Bellerio che sono stati commessi errori grossolani.
E allora è necessario intervenire, salvaguardando allo stesso tempo il governatore Fontana. Perchè su Attilio il leader lumbard continua a mettere la mano sul fuoco.
Ingenuità  e leggerezze ma nessun dolo
Una tesi di parte ovviamente, saranno i giudici a stabilire la verità .
Creare magari una sorta di ‘task force’, una rete di protezione con dei manager competenti che affianchino il lavoro della Giunta. Le pressioni per una svolta arrivano da più parti, anche all’interno del partito di via Bellerio e dalle altre regioni.
Il rischio è che un calo di consensi in Lombardia possa pregiudicare l’immagine di buon governo degli amministratori leghisti. Ma ovviamente c’è anche l’altra faccia della medaglia. La preoccupazione di molti dirigenti è che un’operazione di rimpasto possa non essere compresa, che possa essere interpretata come una ammissione di colpa.
Inoltre — l’invito arrivato a Matteo — occorrerà  trovare le figure giuste. In ogni caso si dovrebbe procedere prima delle elezioni Regionali. Perchè anche se non si vota in Lombardia («Fontana per noi è un modello, potrà  ricandidarsi, se lo vorrà », ha detto ieri l’ex responsabile del Viminale) il timore è che possa esserci un contraccolpo negli altri territori.

(da “NextQuotidiano”)

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ENRICO COSTA LASCIA FORZA ITALIA E PASSA CON CALENDA: “FAREMO UN’AREA LIBERALE”

Agosto 4th, 2020 Riccardo Fucile

“TANTI ELETTORI MODERATI SCELGONO I SOVRANISTI PERCHE’ NON C’E’ UN’AREA LIBERALE E MODERATA”

Campagna acquisti: Enrico Costa, deputato di Forza Italia e responsabile Giustizia del partito di Berlusconi, lascia gli azzurri e aderisce ad Azione, il movimento di Carlo Calenda e Matteo Richetti.
L’annuncio è stato dato durante una conferenza stampa alla Camera alla quale era presente anche Andrea Mazziotti, uno dei componenti del comitato promotore di Azione. Costa rivestirà  il ruolo di responsabile Giustizia nel Movimento di Calenda.
”Faccio una scelta controcorrente, da responsabile Giustizia di un partito con un Gruppo di 150 parlamentari a capogruppo di me stesso, ma c’è l’ambizione di costruire la grande casa dei liberali”.
Lo ha detto Enrico Costa, annunciando il suo passaggio a Azione con Carlo Calenda alla Camera.
”Tanti elettori moderati e liberali oggi scelgono Salvini e la Meloni perchè vedono spento lo spirito propulsivo dell’area liberale -ha spiegato Costa-. Calenda è la persona giusta per interpretare queste idee, per approfondire i problemi, una forza politica che fa questo può solo crescere”.

(da agenzie)

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ORA CHI PORTA LA MASCHERINA È UN PATRIOTA: ORMAI TRUMP E’ UN CASO PSICHIATRICO

Agosto 4th, 2020 Riccardo Fucile

IL VIRUS E LA COMUNICAZIONE IMPAZZITA: “SIAMO I MIGLIORI AL MONDO”

Ormai è sempre più evidente: i nervi di Donald Trump vacillano sotto i colpi che il coronavirus continua a infliggere agli Stati Uniti, dove l’epidemia prosegue la sua corsa diffondendosi anche nelle aree rurali.
Quando si tratta di Covid-19, la comunicazione del presidente si fa schizofrenica, con un una email in cui si invoca l’utilizzo da “patrioti” della mascherina e un tweet a caratteri cubitali in cui si intima di “aprire le scuole!!!”, come se tenerle chiuse fosse un capriccio di alcuni governatori anzichè una misura per contenere i contagi.
Dopo aver apostrofato come “patetica” l’allerta lanciata da Deborah Birx, coordinatrice della risposta della Casa Bianca all’emergenza coronavirus, sulla “nuova fase” della pandemia negli Usa, il presidente ha cercato di glissare, limitandosi a rimarcare quelli che secondo lui sono i risultati ottenuti dal Paese nella lotta alla pandemia.
“Credo che stiamo andando molto bene e credo che abbiamo fatto quanto ogni altra nazione”, ha detto, rispondendo a chi gli chiedeva di tornare sul tweet di poche ore prima con cui lamentava il fatto che Birx avesse ‘abboccato all’amo’ nella sua risposta alle critiche della Speaker della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi.
“Credo che stiamo facendo benissimo. Ho detto alla dottoressa Birx che ritengo stiamo andando molto bene. È stata da me nel mio ufficio poco fa. È una persona nei confronti della quale nutro grande rispetto. Credo che Nancy Pelosi l’abbia trattata molto male, molto molto male. Molto cattiva”, ha osservato.
Per Trump, riporta The Hill citando le parole del presidente, la gente dovrebbe concentrarsi maggiormente sul modo in cui gli Stati Uniti hanno aumentato la produzione di ventilatori o sul volume dei test effettuati.
Trump aveva detto di essersi sentito ferito dalle dichiarazioni con cui Birx in un’intervista televisiva del fine settimana aveva parlato di una pandemia diffusa negli Stati Uniti. “Dunque la folle Nancy Pelosi ha dichiarato cose orribili su Deborah Birx, accusandola di essere troppo positiva sull’ottimo lavoro che stiamo facendo nella lotta al virus cinese. Per contestare Pelosi, Deborah ha abboccato e ci ha colpiti. Patetico”, aveva scritto l’ex tycoon. Birx aveva parlato di una “nuova fase” della lotta al virus nel Paese, virus “eccezionalmente diffuso”, aveva detto alla Cnn, esprimendo al contempo il proprio “profondo rispetto per Nancy Pelosi e per il suo impegno di lunga data nei confronti del popolo americano”.
Ma The Donald — quando si tratta di Covid e comunicazione — non fa in tempo a mettere una pezza da un lato che una crepa si apre dall’altro. È il caso dell’intervista, diventata virale, concessa dal presidente a Jonathan Swan, giornalista di Axios. L’intervista è stata effettuata il 28 luglio, ma è andata in onda su HBO lunedì sera. “Siamo più bassi del resto del mondo”, afferma il presidente sventolando dei grafici e tabelle sulle statistiche dell’epidemia in America. Il giornalista rimane esterrefatto: “Cosa??”. Poi, quando The Donald gli passa le carte, capisce: i grafici evidenziano il numero di vittime americane in rapporto ai contagi, non in proporzione alla popolazione.
“Qua, nel rapporto con la popolazione, gli Stati Uniti stanno andando malissimo, peggio della Corea del Sud, della Germania…”.
Al che Trump si irrigidisce e poi si impalla: “Non puoi farlo, devi guardare al rapporto con i contagi…”. “Perchè non posso farlo?”, ribatte Swan.
Ma non c’è niente da fare: il presidente prosegue per la sua strada agitando altri fogli. “Non stai riportando la situazione correttamente Jonathan — accusa il giornalista – Guarda quest’altra tabella: siccome facciamo più test, abbiamo più casi. Siamo i migliori, Jonathan, i migliori”.
Soltanto su Twitter, la clip condivisa dal profilo di Axios è stata visualizzata più di 10 milioni di volte. Un gran risultato, questo sicuramente sì.

(da “Huffingtonpost”)

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