Destra di Popolo.net

RIVELAZIONE SHOCK DEL “GUARDIAN”: “OLTRE 6.500 LAVORATORI IMMIGRATI MORTI IN QATAR PER I MONDIALI”

Marzo 23rd, 2021 Riccardo Fucile

PARE UN BOLLETTINO DI GUERRA; A FARNE LE SPESE GLI “ULTIMI”, NEL SILENZIO IMBARAZZANTE DELLA POLITICA

L’hanno già  ribattezzata “la strage silenziosa”, quella dei 6.500 lavoratori migranti che — stando alla rivelazione dell’autorevole quotidiano inglese “Guardian” — sarebbero morti dal 2010 ad oggi durante i lavori di preparazione per i Mondiali di calcio in Qatar, in programma nel 2022.
“Più di 6.500 lavoratori migranti provenienti da India, Pakistan, Nepal, Bangladesh e Sri Lanka sono morti in Qatar” da quando ha vinto la gara per l’assegnazione della Coppa del Mondo 10 anni fa, rivela il “Guardian”.
La strage silenziosa
“I risultati, raccolti da fonti governative, indicano -scrive il quotidiano britannico- che una media di 12 lavoratori migranti provenienti da queste cinque nazioni dell’Asia meridionale sono morti ogni settimana dalla notte di dicembre 2010, quando le strade di Doha erano piene di folle” che festeggiavano la scelta del Qatar.
“I dati provenienti da India, Bangladesh , Nepal e Sri Lanka hanno rivelato che ci sono state 5.927 morti di lavoratori migranti nel periodo 2011-2020. Separatamente, i dati dell’ambasciata pakistana in Qatar hanno riportato ulteriori 824 morti di lavoratori pakistani, tra il 2010 e il 2020. Il bilancio totale delle vittime è significativamente più alto, poichè queste cifre non includono i decessi di un certo numero di paesi che inviano un gran numero di lavoratori in Qatar, comprese le Filippine e il Kenya. Non sono inclusi anche i decessi avvenuti negli ultimi mesi del 2020”.
Numeri sconvolgenti
Numeri sconvolgenti quelli riportati dal “Guardian” e rilanciati dall’Adnkronos. Ma non è tutto:
“Ci sono stati 37 decessi tra i lavoratori direttamente legati alla costruzione degli stadi dei Mondiali, di cui 34 classificati come “non legati al lavoro” dal comitato organizzatore dell’evento. Gli esperti hanno messo in dubbio l’uso del termine perchè in alcuni casi è stato usato per descrivere i decessi avvenuti sul lavoro, tra cui un certo numero di lavoratori che sono crollati e sono morti nei cantieri degli stadi”.
Più che il bilancio di un campionato del mondo di calcio, sembra il bollettino di una guerra, nel silenzio imbarazzato e imbarazzante delle principali federazioni calcistiche mondiali.
L’Italia prenderà  posizione?

(da NextQuotidiano”)

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TOFALO (M5S) MANTIENE L’ALLOGGIO DELL’AERONAUTICA, MA NON E’ PIU’ SOTTOSEGRETARIO

Marzo 23rd, 2021 Riccardo Fucile

IL MINISTERO DELLA DIFESA: “DEVE LASCIARLO”

A un mese dalla caduta del governo guidato da Giuseppe Conte, il deputato M5S Angelo Tofalo non ha ancora lasciato il   monolocale ristrutturato e arredato nel palazzo dell’Aeronautica in viale Castro Pretorio, a Roma, che gli era stato fornito come alloggio di servizio quando era sottosegretario alla Difesa, nonostante non abbia più alcun incarico al ministero.
A riportarlo è il Corriere della Sera.
La legge concede 90 giorni per lasciare l’alloggio di servizio, dunque Tofalo avrebbe tempo fino al 16 maggio. Tuttavia, dal momento che l’assegnazione era stata un’eccezione, ci si aspettava che nel giro di pochi giorni sarebbe stato organizzato il trasloco. Questo invece non è accaduto, così la Difesa ha deciso di avviare la procedura sottolineando le “cessate esigenze” e comunicando in una lettera i termini per la riconsegna dell’appartamento.
Il parlamentare del M5S, scrive Fiorenza Sarzanini, non risulta aver effettuato il trasloco, nonostante abbia un’altra casa nella Capitale e dunque non ci sia alcun motivo concreto per mantenere la titolarità  del contratto. L’alloggio è disponibile a 300 euro (cui vanno aggiunti circa 100 euro per le utenze), ma la cifra che dovrebbe essere stata “ritoccata” visto che Tofalo lo occupa come “ospite”.
La vicenda ricorda il caso scoppiato a novembre 2019 intorno a Elisabetta Trenta (M5S), che aveva mantenuto l’alloggio di servizio dopo essersi dimessa da ministra della Difesa. In quell’occasione, Trenta spiegò che ne aveva diritto perchè il marito è un militare, ma poi aveva dovuto lasciare la casa perchè la coppia aveva un’abitazione di proprietà  a Roma.
L’ appartamento assegnato a Tofalo ha camera da letto, bagno, soggiorno e cucina. Si trova nello stabile di via Castro Pretorio, di fronte al palazzo che ospita lo Stato Maggiore dell’ Arma azzurra, dove lo stesso Tofalo aveva l’ ufficio.
Il prezzo dichiarato come alloggio di servizio era 300 euro, cifra che adesso dovrebbe essere stata «ritoccata» visto che lui lo occupa come «ospite». A questa somma vanno aggiunti circa 100 euro per le utenze. Sembra scontato che debba andare via, rimane da capire perchè non l’ abbia fatto appena ha smesso di essere sottosegretario. Perchè abbia ritenuto di continuare a utilizzarlo pur non avendo più alcun incarico di governo e soprattutto alla Difesa.
Nel gennaio 2020 era stato proprio Tofalo, nel pieno delle polemiche sugli alloggi occupati dai «sine titulo», a sostenere che «la Difesa deve accelerare nella riacquisizione dei propri beni». Buona intenzione che nel suo caso deve aver trovato eccezione
La scelta di ristrutturare l’ appartamento è comunque apparsa eccessiva visto che nello stesso palazzo per nessun altro alloggio si è deciso di fare altrettanto e tanto è bastato per scatenare le ironie sul «Movimento 5 stanze». Ma nulla è stato eccepito.
Ora sono però cambiate le condizioni e proprio perchè si trattava di un’ eccezione ci si aspettava che nel giro di pochi giorni sarebbe stato organizzato il trasloco. Non è accaduto e lo Stato maggiore ha deciso di avviare la procedura comunicando con una lettera i termini per la riconsegna dell’ appartamento. I 90 giorni dopo i quali scatta lo «sfratto» scadono il 16 maggio.
Alla Difesa giurano che Tofalo farà  i bagagli al più presto.

(da agenzie)

argomento: Costume | Commenta »

SONDAGGIO DEMOS: IL 70% DEGI ELETTORI M5S VUOLE CONTE COME NUOVO LEADER

Marzo 23rd, 2021 Riccardo Fucile

DI MAIO RACCOGLIE SOLO IL 6%, PEGGIO DI BATTISTA E CRIMI AL 3%

Il Movimento 5 Stelle deve ripartire da Giuseppe Conte.
Ne sono convinti gli elettori pentastellati, secondo cui deve essere affidata all’ex presidente del Consiglio la leadership del partito e non un a organo collegiale. Il sondaggio realizzato da Demos per Repubblica, e illustrato da Ilvo Diamanti, evidenzia l’unità  del M5s sulla figura di Conte.
La base del Movimento non vuole più un direttorio, un organo collegiale, ma preferisce un nuovo leader: a pensarla così sono sei elettori su 10. Il 37%, invece, privilegia l’ipotesi dell’istituzione di un organo collegiale formato da cinque componenti.
Secondo Diamanti la figura di Conte è riuscita a ricostruire, con la sua annunciata discesa in campo, un clima di fiducia intorno al partito. Tanto che oltre il 70% del campione si dice certo che Conte sia il miglior capo politico per il Movimento.
I consensi per gli altri leader sono invece minimi: Luigi Di Maio è al 6%, addirittura Alessandro Di Battista, Vito Crimi e il garante Beppe Grillo si fermano al 3%.
I 5 Stelle, quindi, diventano sempre più un partito personale nell’intenzione degli elettori, quasi un partito di Conte. Tanto che l’arrivo di Conte alla guida del Movimento ha fatto risalire i pentastellati nei sondaggi, in alcuni casi fino ad arrivare a essere il secondo partito.
Altro tema è quello del rapporto tra Movimento 5 Stelle e Pd. Un terzo degli elettori pentastellati ritiene che sia giusto costruire un rapporto solido e stabile con il Pd in vista delle prossime elezioni, mentre il 40% preferisce un’alleanza senza vincoli. Gli elettori del Pd, invece, la pensano al contrario: il 40% vuole una coalizione, mentre il 30% preferisce un’intesa senza rinunciare ognuno alla propria autonomia. Fatto sta che circa il 70% degli elettori sia di una parte che dell’altra vuole un percorso comune per Pd e M5s, mantenendo sempre una certa autonomia e non arrivando a un partito unico.

(da agenzie)

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L’ADDIO DI PRANDELLI ALLA FIORENTINA: “QUESTO CALCIO NON FA PIU’ PER ME, MI FERMO PER RITROVARE ME STESSO”

Marzo 23rd, 2021 Riccardo Fucile

UNA PERSONA PERBENE CHE SI FA DA PARTE A CAUSA DI STRESS E TENSIONI, UN GESTO D’AMORE PER EVITARE CHE IL SUO MALESSERE POSSA CONDIZIONARE LA SQUADRA

Il vuoto all’improvviso. Magari all’inizio non ci fai caso, ma poi un giorno ti accorgi che dentro di te qualcosa si è rotto. Forse per sempre. E capisci che è arrivato il momento di fermarsi. Di dire basta. Di chiudere dentro di te i ricordi e lasciare tutto il resto fuori. Cesare Prandelli non si è licenziato, si è solo fatto da parte per lasciare andare via la Fiorentina. Un gesto d’amore per evitare che il suo malessere potesse condizionare la squadra in un momento così complicato della stagione. Una fuga da se stesso. Un dribbling disperato a quella cosa che gli sta succhiando la vita. “È la seconda volta che lascio la Fiorentina. La prima per volere di altri, oggi per una mia decisione. Nella vita di ciascuno, oltre alle cose belle, si accumulano scorie, veleni che talvolta ti presentano il conto tutto assieme. In questo momento della mia vita mi trovo in un assurdo disagio che non mi permette di essere ciò che sono”.
Un attacco di panico e il tuo mondo si capovolge. Rimani senza fiato, stordito, impaurito. Dopo la sconfitta con il Milan Prandelli ha capito che non aveva altra scelta. Il suo addio alla Fiorentina (“So che Firenze sarà  capace di capire”) è, probabilmente, anche il suo addio al calcio. Era successo a Sacchi prima di lui. Un peso che diventa angoscia. E che, forse, nel caso di Prandelli ha radici profonde e lontane.
Dopo l’addio alla Nazionale nella sua testa è cambiato qualcosa. Turchia, Spagna, di nuovo in Italia ma sempre prigioniero di se stesso e di quel male oscuro che lentamente si stava prendendo tutto. Un morso alla volta. E il ritorno alla Fiorentina non lo ha certo aiutato.
Cesare è rimasto da solo a gestire le difficoltà . C’era sempre lui al centro di tutto. Delle scelte di mercato, di quelle tecniche, dei successi e, soprattutto, delle sconfitte. Se la società  avesse capito, se lo avesse aiutato, forse sarebbe andata diversamente. Invece lo hanno lasciato lì, seduto da solo in panchina, a fare i conti con lo stress e la fatica. Con una squadra costruita male a cui aveva faticosamente provato a dare un senso, con alcuni giocatori scontenti da cui non è mai stato protetto, con le voci di un addio a fine stagione.
“Ho intrapreso questa nuova esperienza con gioia e amore, trascinato anche dall’entusiasmo della nuova proprietà  – scrive ancora Prandelli nella sua lettera di addio -. Ed è probabilmente il troppo amore per la città , per il ricordo dei bei momenti di sport che ci ho vissuto che sono stato cieco davanti ai primi segnali che qualcosa non andava, qualcosa non era esattamente al suo posto dentro di me. La mia decisione è dettata dalla responsabilità  enorme che prima di tutto ho per i calciatori e per la società , ma non ultimo per il rispetto che devo ai tifosi della Fiorentina. Chi va in campo a questo livello, ha senza dubbio un talento specifico, chi ha talento è sensibile e mai vorrei che il mio disagio fosse percepito e condizionasse le prestazioni della squadra”.
E’ un addio. Doloroso, sofferto, forse inevitabile. Un passo indietro per non intralciare, per non essere di troppo. Per fermarsi e provare ad azzerare tutto. Per cercare se stesso dentro l’angoscia di quel vuoto interiore. “In questi mesi è cresciuta dentro di me un’ombra che ha cambiato anche il mio modo di vedere le cose. Sono consapevole che la mia carriera di allenatore possa finire qui, ma non ho rimpianti e non voglio averne. Probabilmente questo mondo di cui ho fatto parte per tutta la mia vita, non fa più per me e non mi ci riconosco più. Sicuramente sarò cambiato io e il mondo va più veloce di quanto pensassi. Per questo credo che adesso sia arrivato il momento di non farmi più trascinare da questa velocità  e di fermarmi per ritrovare chi veramente sono”.

(da “La Repubblica”)

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LA BRUTTA STORIA DELL’ARTISTA DI STRADA DI COLORE AGGREDITO NEL CENTRO STORICO DI NAPOLI: UN UOMO GLI HA DISTRUTTO LA CHITARRA

Marzo 23rd, 2021 Riccardo Fucile

SCATTA LA SOLIDARIETA’ DEL POPOLO NAPOLETANO, UN ANONIMO GLIENE REGALA UNA NUOVA… PER UN INFAME CI SONO MILLE PERSONE ONESTE E SOLIDALI, NON VINCERETE MAI

Ne usciremo migliori, dicevano. Evidentemente le previsioni erano fin troppo ottimistiche, viste le diverse storie arrivate da tutta Italia nelle ultime settimane.
L’ultima triste vicenda, sintomo di una società  che non è più in grado di usare la razionalità  dando libertà  alle proprie mani come se nulla fosse, arriva da Napoli.
Dal centro storico della città  partenopea. Il video del giovane artista di strada aggredito in pieno giorno: la sua chitarra fatta a pezzi da un passante che, evidentemente, non gradiva quelle note suonate all’angolo di una strada. O, più tristemente, non gradiva il colore della pelle delle mani che pizzicavano quelle corde.
A dare voce a questa triste storia dell’Italia del 2021 è stato il consigliere Regionale della Campania Francesco Emilio Borrelli, sempre in prima linea nel denunciare quanto di brutto accade non solo a Napoli e dintorni.
Un video che parla da sè: un uomo si avvicina all’artista di strada, prende la sua chitarra e la distrugge. Lo strumento, con cui il giovane riesce a tirare su qualche soldo, è spezzato in due e non più utilizzabile.
Per fortuna, però, il folle gesto del passante non rimane inosservato. C’è chi gira un video con il proprio smartphone pubblicando il filmato in rete per denunciare quanto accaduto e chi attacca verbalmente — per segnare la differenza tra chi usa la ragione e chi no — il folle aggressore.
Il lieto fine
La triste storia dell’artista di strada aggredito nel centro storico di Napoli, per fortuna, ha anche un lieto fine. Nel giro di pochi minuti, infatti, il filmato diventato virale in rete ha dato vita a un a campagna di solidarietà : decine di persone si stavano organizzando per fare una colletta e comprare una chitarra nuova al giovane.
Ma qui un altro colpo di scena: una persona, che è voluta rimanere anonima, ha deciso di regalare un nuovo strumento al giovane aggredito. Perchè per ogni gesto insano che infanga la società , ci sono mille altri comportamenti che restituiscono un barlume di giustizia.

(da agenzie)

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VINCE LETTA, TROVATA UN’INTESA SUI CAPIGRUPPO: SI’ A UNA DONNA

Marzo 23rd, 2021 Riccardo Fucile

“DOBBIAMO ESSERE ALL’ALTEZZA E PARLARE IL LINGUAGGIO DELLA VERITA'”: IL PD HA RITROVATO UN LEADER

Sì a una donna a capo del gruppo parlamentare del Pd alla Camera. Questa volta il Partito democratico non litiga e trova l’intesa durante l’assemblea tra deputati e segretario. Graziano Delrio, attuale capogruppo dem a Montecitorio, sulla parità  di genere si è detto pronto a farsi di parte, disponibile a rinunciare al suo incarico per venire incontro alla richiesta di Enrico Letta.
La votazione non avverrà  oggi, ma nei prossimi giorni. In ogni caso sarà  scelta una donna. Letta ha premesso di rispettare l’autonomia del gruppo, ha invitato a una consultazione interna per scegliere alcuni profili su cui poi eventualmente votare.
“La divisione non è un pericolo. Le votazioni possono essere una ricchezza”, è stato il ragionamento dell’ex premier che ha ringraziato “Graziano per come sta gestendo questo passaggio. Dimostra che siamo un grande partito. Siamo qui perchè abbiamo una responsabilità , verso il partito e il Paese. Voglio parlare il linguaggio della verità . Troverete in me un interlocutore aperto a tutti ma chiedo solo trasparenza e correttezza nei comportamenti   -ha spiegato il segretario dem – Datemi la possibilità  di dimostrarlo. C’è un popolo, non siamo o siamo stati parlamentari per diritto divino, ma perchè abbiamo un popolo dietro che ci chiede di andare avanti seri e determinati. Di essere all’altezza”.
E prima dell’assemblea Letta ha avuto un colloquio proprio con Delrio che ha rivendicato il lavoro fatto in questi anni, anche nel passaggio dal Conte I al Conte II.
Il Gruppo del Pd alla Camera ha sempre rispettato le scelte del segretario Nicola Zingaretti e il segretario ha rispettato l’autonomia del Gruppo, ha osservato Delrio. Letta ha ribadito la necessità  di “fare del Pd il partito guida di una nuova idea di progresso in Europa. Se condividiamo questa ambizione di giocare una simile partita in Europa non possiamo accettare di avere tutti uomini ai nostri vertici. In Europa la questione di genere è cruciale, la diversità  rende più credibili, moderne, innovative le classi dirigenti”.
Per l’ex premier, quindi, il Pd deve mettersi a capo di un’idea nuova di progresso in Europa e in quanto tale deve farsi interprete di un modo nuovo di vivere la parità  di genere. Il segretario dem parlando al gruppo parlamentare della Camera dei Deputati, è tornato a chiedere che le donne siano messe in grado di svolgere una funzione di guida. Nei giorni scorsi, infatti, era arrivata la sua richiesta di eleggere due donne come capigruppo alla Camera e Senato. Un cambio che ha colto molti di sorpresa, in primis gli attuali presidenti Marcucci a Montecitorio e Delrio a Palazzo Madama, che ora è pronto però al passo indietro.
Perchè, dopo l’assemblea, il passaggio di consegne tra il presidente di gruppo uscente alla Camera e la futura nuova capogruppo, da scegliere al termine di una consultazione interna, avviene con la “massima disponibilità ” dello stesso Delrio. “Il mio ringraziamento a Graziano non è formale, ma sostanziale. Un dirigente politico si comporta così nel bene della comunità . Siamo qui – ha ricordato il segretario – perchè abbiamo una responsabilita, verso il partito e il paese. Da Graziano viene un esempio di dignità  e di attaccamento alla nostra comunità “.
Ma per votare le due donne aspettare ancora qualche giorno. Ma non troppo, come ha chiesto lo stesso Letta a Delrio “di farsi carico di questo lavoro di ascolto e di individuazione delle soluzioni per poi arrivare a votare nell’arco di pochi giorni”. “Sono disponibilissimo ad accompagnare, a fare questo lavoro di istruttoria e di aiuto alla soluzione, per una competizione sana”, la risposta di Delrio.
“L’arrivo di Draghi dentro il Consiglio europeo, con tutta la stima che abbiamo per Giuseppe Conte che vedrò domani, è un segnale di un’Italia che può giocare lì un ruolo chiave, mentre la Germania è sotto elezioni a settembre e la Francia a maggio 2022”, ha detto il segretario del Pd. Proprio in riferimento all’elezione del nuovo capogruppo a Montecitorio, Letta ha spiegato: “L’unità  con cui siamo usciti dall’Assemblea ha creato un’attesa. L’unità  non è unanimità . Qualunque scelta farà  sulla donna da eleggere – ha ribadito Letta – sarà  per me la migliore, perchè il rispetto dell’autonomia del gruppo è per me fondamentale”.
Durante il suo discorso, il segretario democratico ha riservato un passaggio anche all’elezione del nuovo capo dello Stato. “Avremo di fronte passaggi delicatissimi, l’elezione del presidente della Repubblica è un momento cerniera per il Paese, abbiamo bisogno anche per questo di gruppi ben coordinati, non possiamo sbagliare”, ha sottolineato.
“Se l’Italia oggi è in piedi è perchè in passato non abbiamo mai sbagliato sull’elezione del presidente della Repubblica”. Non è poi mancata una stoccata a Matteo Salvini, dopo le tensioni tra i due in occasione dell’approvazione in Consiglio dei ministri del decreto Sostegni. “È Salvini che deve spiegare perchè sostiene un governo con questo programma. Un grande partito com’è la Lega deve motivare non davanti a un caffè al bar perchè passa da anti Ue a pro Ue, altrimenti può cambiare di nuovo così in senso opposto”, ha voluto rimarcare Letta.

(da agenzie)

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BERTOLASO NON VUOLE FARE IL SINDACO DI ROMA

Marzo 23rd, 2021 Riccardo Fucile

“VOGLIO TORNARE A FARE IL NONNO”: OTTIMA IDEA

La campagna vaccinale in Lombardia lo sta portando allo stremo delle forze. Per questo motivo, nonostante l’entusiasmo per esser stato tirato in ballo dalla Lega e da Salvini per la candidatura a primo cittadino della capitale, Guido Bertolaso sindaco di Roma rimarrà  — per la seconda volta in pochi anni — un miraggio.
A confermarlo è lo stesso consulente di Attilio Fontan
a per l’emergenza Covid in Lombardia nella sua intervista a il Corriere della Sera. Ora, dunque, nella faretra del centrodestra — se mai si troverà  un accordo tra il Carroccio, Fratelli d’Italia e Forza Italia — resta solamente la freccia che risponde al nome di Andrea Abodi. A meno che non ci sia un outsider ancora non trapelato.
“Sarebbe un sogno, ma sono vecchio ed esausto per questo sforzo. Finito di vaccinare l’ultimo lombardo torno negli spogliatoi e ricomincio a fare il nonno”.
Queste le poche parole con cui Guido Bertolaso ha risposto alla domanda sulla sua candidatura a sindaco di Roma nel prossimi autunno.
Insomma, l’ex capo della Protezione Civile sarebbe entusiasta, ma l’età  e lo sforzo per la gestione della campagna vaccinale in Lombardia sembra avergli tolto tutte le forze. Quindi, il suo nome può essere depennato dal breve elenco del centrodestra per la capitale.
Ed è la seconda volta, nel giro di pochi anni, che il nome di Bertolaso sindaco di Roma si infrange sugli scogli. La prima, nel 2016, quando il centrodestra unito decise di puntare su di lui fino a poco prima del voto. Poi Giorgia Meloni decise di rompere il patto e di scendere in campo in prima persona.
L’epilogo: vinsero Virginia Raggi e il Movimento 5 Stelle. Ora la storia si ripete, ma con modalità  differenti. E proprio sul nome dell’ex Capo della Protezione Civile, solo la scorsa settimana, si era acceso uno scontro dialettico a distanza tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Adesso resta solo un nome, già  reso pubblico dai due leader dei due principali partiti di Centrodestra: quello dell’ex Presidente della Lega di B Andrea Abodi, ora Presidente dell’Istituto per il Credito Sportivo e del Comitato di Gestione Fondi Speciali.

(da agenzie)

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LA VENDETTA DI GALLERA: “NON ERO IO IL PROBLEMA, MA ARIA AMMINISTRATA DALLA LEGA”

Marzo 23rd, 2021 Riccardo Fucile

L’EX ASSESSORE TIRA DIVERE STOCCATE

Le ultime 24 ore nel palazzo della Regione Lombardia hanno messo (finalmente) in evidenza alcune — non tutte — delle criticità  emerse negli ultimi mesi. Soprattutto per quel che riguarda la gestione del piano vaccinale lombardo e il sistema (fallimentare) di prenotazione online. I problemi erano evidenti e le denunce dei cittadini erano quotidiane.
Ma fino a ieri, Attilio Fontana e Letizia Moratti si erano limitati a puntare il dito nei confronti della società  Aria, senza prendere provvedimenti.
Poi, improvvisamente, la decisione di commissariare i vertici — ma non il direttore generale — chiedendo al cda di fare un passo indietro. Una toppa al lassismo dei primi mesi dell’anno e una parziale riabilitazione di Giulio Gallera. O, almeno, questo è quel che ritiene l’ex assessore stanco.
Gallera restituisce il benservito alla Lega: “Non ero io il problema, ma Aria”
Nella sua intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, Gallera sottolinea come lui sia stato solamente il capro espiatorio della situazione lombarda e, per questo, ha pagato anche per colpe non sue.
“Il tempo è galantuomo e mi ha restituito un po’ di giustizia. Aria che aveva sbagliato completamente il percorso di acquisizione, a febbraio proponendo una gara con un prezzo senza senso a cui non aveva partecipato nessuno. Ad aprile sbagliando di nuovo, poi strapagando i vaccini che comunque erano pochi e non si trovavano”.
Colpa di Aria, dunque. E stavolta l’ex assessore fa nomi e cognomi.
“C’è questa società , Aria, fortemente voluta dall’assessore Caparini e dalla Lega che si è dimostrata una realtà  non efficiente e al di sotto delle aspettative. Il management non si è dimostrato all’altezza. Il controllo e il coordinamento della società  Aria era in mano all’assessore al bilancio della Lega”.
Un macigno dalla scarpa. La Lega, in primis Matteo Salvini, all’inizio di gennaio spinse per le dimissioni dell’allora Assessore al Welfare e alla Salute. Eravamo proprio all’inizio della campagna vaccinale anti-Covid e Gallera aveva rilasciato alcune dichiarazione alquanto sorprendenti (come il fatto di non voler richiamare i medici in ferie per iniziare i vaccini, o l’attacco alle altre Regioni che “hanno fatto la corsa” per vaccinare le persone). Insomma, le perplessità  su tutto il sistema erano nell’aria. E non solo in quella con la “A” maiuscola.

(da “NextQuotidiano”)

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LA PAGLIACCIATA DI FONTANA NEL COMMISSARIAMENTO DI ARIA

Marzo 23rd, 2021 Riccardo Fucile

SALTANO LE TESTE DEL CDA, MA SALVA IL DIRETTORE GENERALE DELLA LEGA

Attilio Fontana voleva un’Aria nuova, ma la sua decisione è ricca di incoerenze e di decisione che appaiono stantie.
Ieri la decisione di chiedere — e pretendere — un passo indietro da parte del consiglio di amministrazione della Società  che, tra le tante cose, ha anche gestito (male) la piattaforma di prenotazione per la fase-1 e 2 della campagna vaccinale in Lombardia. A saltare, dunque, è stata la testa del presidente Francesco Ferri, uomo forte vicino a Silvio Berlusconi e di Forza Italia.
Un addio, coatto, che apre le porte al “leghista” Lorenzo Gubian, già  direttore generale da diversi mesi. Un rinnovamento dimezzato, con il Carroccio che si salva in corner, nonostante la società  sia stata fortemente voluta proprio dal partito guidato da Matteo Salvini.
Il Fatto Quotidiano ha messo in evidenza questa contraddizione che è alla base dell’incoerenza — tecnica — dietro la decisione di Attilio Fontana nei confronti di Aria SPA.
Che dovesse cadere qualche testa, nell’agenzia controllata dall’assessore leghista Davide Caparini, era chiaro, dopo le critiche e gli attacchi arrivati da medici e da esponenti dell’opposizione politica, ma anche dallo stesso assessore alla Sanità , Letizia Moratti, arrivata alla vicepresidenza della Regione per volere di Forza Italia. Così ieri Fontana — su input di Matteo Salvini — ha ordinato al consiglio d’amministrazione di Aria di dimettersi, a partire dal presidente Francesco Ferri, pupillo di Silvio Berlusconi e uomo del suo partito. Fontana ha poi stabilito che il controllo di Aria passi all’attuale direttore generale dell’agenzia, Lorenzo Gubian, l’uomo chiamato proprio da Caparini (dunque dalla Lega) solo pochi mesi fa per far uscire Aria da un altro fallimento, quello degli acquisti dei vaccini antinfluenzali.
Si salva la Lega, dunque. Anzi, passa dal via tagliando il traguardo da vincitrice di questa vicenda che ha paralizzato la campagna vaccinale in Lombardia a causa di scelte strategiche (e pratiche) che hanno rallentato il piano di immunizzazione dei cittadini. Perchè se è vero, come sottolinea la ministra Gelmini, che in Lombardia sono state somministrate più dosi rispetto alle altre Regioni, è altrettanto vero che la Lombardia sia stata la Regione ad aver ricevuto molte più dosi rispetto alle altre. E così il cambiamento, paventato con dichiarazioni al vetriolo, è solo fittizio.

(da “NextQuotidiano”)

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